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Alluvione. Marche, l’inferno in garage: la strage di Pianello e il piccolo Mattia #adessonews


I volti di quattro vittime dell'alluvione, tutte di Pianello di Ostra: in alto a sinistra Ferdinando Olivi, a destra Diego Chiappetti e sotto Andrea Tisba il giorno della sua laurea accanto al suo papà, Giuseppe

I volti di quattro vittime dell’alluvione, tutte di Pianello di Ostra: in alto a sinistra Ferdinando Olivi, a destra Diego Chiappetti e sotto Andrea Tisba il giorno della sua laurea accanto al suo papà, Giuseppe

La morte è arrivata dalla terra e dal cielo insieme, giovedì sera, a Pianello di Ostra. La minuscola frazione che sorge a circa 300 metri dal fiume Misa, alle spalle di Senigallia, e conta meno di 800 abitanti già alle nove era scomparsa dalla cartina geografica: «Mezz’ora per cancellare tutto». Il ponte che ha fatto tappo, l’acqua che ha cominciato ad alzarsi e a portare via le macchine come schegge impazzite. Alcune penzolano dagli argini, altre si arrampicano sulle pareti delle case. Luca, 51 anni, spala il fango fuori di casa. Sulla via principale della frazione lo scenario che si spalanca agli occhi è apocalittico. «È stato un inferno, pensavamo di morire tutti». E alla fine, delle undici vittime accertate finora dell’alluvione che ha travolto le Marche, questo paesino deve contarne ben cinque.

Ci sono padre e figlio, Giuseppe e Andrea Tisba, rispettivamente di 65 e 25 anni. Sono morti insieme, intrappolati nel garage di casa, dove il giovane era sceso per primo per recuperare l’automobile. Sembra che il padre gli sia corso dietro per aiutarlo, forse per dirgli che no, era meglio stare in alto, che la macchina poteva anche finire chissà dove. Sono stati sorpresi e sommersi da un’ondata di acqua e fango. Là sotto, per una macabra coincidenza, era sceso negli stessi minuti anche Diego Chiappetti, 51 anni, un vicino di casa. Faceva l’idraulico, anche il suo pensiero davanti al nubifragio e ai fiumi d’acqua che scorrevano in strada era stato mettere in salvo la macchina, con cui ogni giorno andava a lavorare. Lascia la compagna Romina e due figli di 16 e 20 anni. E ancora, sempre a Pianello, la fine tragica dell’ottantenne Ferdinando Olivi, per tutti – perché in questo paesino sotto choc tutti si conoscono e tutti si vogliono bene – “nonno Nando”. Nella notte di giovedì era stato il nipote a lanciare su Facebook un messaggio disperato: «Aiutate mio nonno, vi prego, è al piano terra e siamo intrappolati in casa». Per lui non c’è stato nulla da fare, come per un altro abitante del paese, Ennaji Mohamed, 41 anni di origini nordafricane.

A una manciata di chilometri, stavolta nella frazione di Trecastelli, ha perso la vita una donna di 72 anni, Maria Luisa Sereni: lei è rimasta intrappolata nello scantinato di casa, completamente invaso dall’acqua che probabilmente era scesa a tentare di arginare, a mani nude. Nella vicina Barbara è stata ritrovata morta anche Erina Febbi, 75 anni, che viveva al piano terra di una villetta familiare: lei stava tentando di chiudere una finestra per fermare il fango. Drammatico il racconto della fidanzata del nipote della coppia: «Eravamo di sopra e l’ho sentita urlare. Noi abbiamo detto di andare subito di sopra, il nonno è tornato indietro a prendere Rina ma…». L’orrore s’è consumato in una manciata di secondi. Sempre a Barbara sono morte madre e figlia 17enne, Brunella e Noemi Chiù, mentre il fratello Simone Bartolucci, 21 anni, trascinato dalla furia della corrente, si è salvato attaccandosi a un ramo e lì è rimasto per ore: «L’acqua me le ha portate via davanti agli occhi». Solo la giovane, per il momento è stata ritrovata, mentra la mamma è ancora dispersa. A Brugnetto di Senigallia, i vigili del fuoco hanno recuperato dalla sua auto Gino Petrolati, 89 anni: non respirava già più. E ancora un uomo di 47 anni, Michele Bomprezzi, di Arcevia. .

C’è un secondo disperso: un bimbo di 8 anni, Mattia, che stringeva forte la sua mamma, Silvia Mereu: lo aveva portato fuori anche lei dall’auto, per cercare salvezza. Lei è stata ritrovata nella notte, aggrappata a un albero, sotto choc: «Il mio bambino – urlava -, cercate il mio bambino», ma di lui non c’è traccia.

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