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Test di ingresso a Medicina: 60 quesiti in 100 minuti. Non si fermano le proteste degli studenti #adessonews

Torna, per l’ultima volta, il «concorsone» per accedere alla facoltà di Medicina e Chirurgia. Negli atenei di tutta Italia sono attesi oggi, per le 13, 65.378 aspiranti medici, pronti a contendersi i 15.876 posti disponibili. A farcela sarà solo uno studente su quattro, in grado di rispondere correttamente ai 60 quesiti a risposta multipla che gli verranno sottoposti. Il tempo a disposizione è di 100 minuti e il punteggio massimo previsto è di 90 punti, con 1,5 punti per risposta corretta, -0,40 per errore e 0 per risposta non data.

Dopo la riforma del test di ingresso, attuata lo scorso febbraio, è cambiato il numero di domande per ciascuna materia. Il 15% del test sarà composto da quiz di ragionamento logico, numerico e discipline umanistiche, mentre la restante parte sarà formata da un blocco di domande di fisica, chimica, biologia e matematica. Nello specifico sono previsti 4 quesiti di competenze di lettura e conoscenze acquisite negli studi; 5 quesiti di ragionamento logico e problemi; 23 quesiti di biologia, 15 quesiti di chimica e 13 quesiti di fisica e matematica.

Gli studenti però non sono soddisfatti dei cambiamenti e manifestano il loro dissenso per la permanenza del numero chiuso – che sparirà solo dal 2023. L’Unione degli Universitari (Udu) ha organizzato per le 12 una manifestazione alla Sapienza. «Come Udu ci battiamo da sempre contro il numero chiuso, sia locale che nazionale. Si tratta di un sistema che non risponde alle esigenze del SSN e alla domanda formativa delle studentesse e degli studenti. A tale stortura si aggiunge l’ulteriore imbuto formativo dato dalla carenza di borse di specializzazione, che concorre a mandare in sofferenza i nostri ospedali. Tutto questo non era accettabile prima della pandemia, non lo è tanto meno adesso».

Anche a Torino e a Palermo non si fermano le proteste. Al Lingotto, dove questa mattina si terranno i test d’ammissione, i militanti del Fronte della Gioventù Comunista si sono schierati contro le politiche sanitarie degli ultimi anni. «Oggi non c’è promessa elettorale che tenga, perché tutti i principali partiti ne sono stati complici. Non sono bastati neanche due anni di pandemia e oltre 170 mila decessi per indurre un cambiamento di rotta. Con la retorica della meritocrazia, fittizia nei fatti, si sostiene un numero chiuso nei corsi di medicina e professioni sanitarie che, fin dalla sua istituzione, è stato uno degli strumenti con cui si è proceduto allo smantellamento della sanità pubblica».

Davanti l’Università di Palermo, invece, è stato organizzato dal Laboratorio studentesco autonomo un sit contro i test di ingresso alla facoltà di Medicina. «La pandemia non ha insegnato nulla. Stop ai test d’ingresso». È questa la scritta su uno degli striscioni appesi di fronte l’edificio 19 di viale delle Scienze. «Due anni di pandemia – spiega Giovanni Castronovo al megafono – dovrebbero aver dimostrato a tutti quanto il nostro sistema sanitario sia inadeguato: mancano i fondi, la strumentazione e soprattutto il personale sanitario. Eppure, invece di investire per garantire un sistema sanitario che sia davvero pubblico ed efficiente, in grado di aiutare chi sta male e non può permettersi di andare a curarsi nelle cliniche private, ci ritroviamo ancora con il numero chiuso che ogni anno impedisce a più di 50 mila aspiranti medici di esercitare il proprio diritto allo studio per poi garantire a tutti il diritto alla salute».

«Con strutture fatiscenti o che mancano del tutto, malati lasciati in barella nei corridoi per mancanza di spazio, file assurde nei pronto soccorso e liste d’attesa infinite, mentre i medici e il resto del personale sanitario sono stati costretti a fare i tripli turni, o a essere richiamati nonostante la pensione durante la pandemia, come si può pensare di mantenere il numero chiuso? Servono nuovi medici giovani in grado di tenere aperti i reparti e i presidi sanitari quartiere per quartiere, paese per paese», conclude Dario Palazzolo del Laboratorio studentesco autonomo.

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