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Gentiloni: «Gas ed energia, l’Unione europea è in ritardo: bisogna fare di più» #adessonews

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L’Europa e l’energia

di Federico Fubini04 set 2022

Gas, Gentiloni: «L'Unione europea è in ritardo, bisogna fare di più»Gas, Gentiloni: «L'Unione europea è in ritardo, bisogna fare di più»

Tutto si può dire di Paolo Gentiloni meno che cerchi disperatamente le contrapposizioni. Tutto si può dire, salvo che tenda a prendere posizioni pregiudiziali pur di calarsi alla cieca in qualche trincea. Quando dunque al Forum Ambrosetti l’ex premier prende le difese della Commissione europea accusata di aver reagito in ritardo all’emergenza energetica — con proposte sul tetto al prezzo del gas e di riforma del mercato elettrico — non lo fa solo perché lui stesso ne è uno degli esponenti di punta. In fondo l’accusa non investe lui, che è commissario per l’Economia, ma Ursula von der Leyen; e la presidente dell’esecutivo di Bruxelles sa da sola come difendersi.

Il prezzo del gas

Invece Gentiloni a Villa d’Este esce allo scoperto, perché la questione delle responsabilità del ritardo europeo nella guerra economica con la Russia — innegabile — ha molte implicazioni. Dice l’ex premier, riguardo all’esplosione dei prezzi del gas: «Come europei non abbiamo fatto abbastanza, obiettivamente. Non abbiamo fatto abbastanza sugli acquisti comuni di metano, per esempio: quando come Commissione lo abbiamo proposto, abbiamo ricevuto sorrisi dai governi e dalle grandi compagnie dell’energia. Non è andata come per i vaccini Covid» (su cui l’Ue ha un sistema di acquisti comuni).

I ritardi

Il messaggio è che per mesi l’istituzione di Bruxelles non è stata certo spinta a cercare soluzioni europee, perché molti Paesi speravano di cavarsela da sé. Gentiloni non lo dice, ma la Germania ha esitato a lungo a sostenere qualunque passo sul tetto al prezzo del gas nel timore di innescare una ritorsione di Mosca sulle forniture; il risultato è una sconfitta su tutta la linea: l’aumento della bolletta energetica è incontrastato e il Cremlino ha scelto comunque di lasciare l’Europa senza metano. Dopo le prime ondate di sanzioni in marzo, l’Italia è rimasta a lungo sola a proporre con insistenza un tetto al prezzo del gas e una riforma del mercato elettrico per ridurre le tariffe. A quel punto von der Leyen non avrà mostrato molto coraggio, ma deve aver fatto i suoi calcoli sulle probabilità di successo se si fosse mossa. E non lo ha fatto.

Proposte e accordi

Solo ora che resta poco da perdere, l’atteggiamento di Berlino sta cambiando e improvvisamente anche von der Leyen accelera. «Stanno maturando le condizioni per recuperare, vedo aprirsi brecce nel muro di divisione degli ultimi mesi — nota Gentiloni da Villa d’Este — In poche ore abbiamo avuto la proposta di von der Leyen di un tetto ai prezzi del gas e l’accordo del G7 su un tetto al prezzo del petrolio russo venduto in tutto il mondo». Sul secondo fronte, Australia e Corea del Sud potrebbero unirsi al G7. Resta comunque necessario l’accordo di tutti nell’Unione europea perché la misura decolli e ottenerlo non sarà né semplice, né immediato. Gentiloni non rinuncia all’idea di un’emissione comune di debito per prestare ai governi dell’Unione i fondi per gli interventi necessari nell’emergenza energetica: il modello è Sure, il fondo da 200 miliardi che il commissario stesso sviluppò all’inizio della pandemia per finanziare i vari modelli europei di cassa integrazione. «Forse i tempi non sono ancora maturi», concede il commissario.

Pnrr

Dove invece i tempi e i margini di manovra sono stretti è sul Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, a maggior ragione ora che il caro-energia rischia di portare Germania e Italia in recessione. Qui Gentiloni — senza citarli — manda segnali soprattutto a Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia che sembrano voler ridiscutere ampie parti del Pnrr. «Di fronte ai rischi di oggi per l’economia non possiamo perdere la bussola, non è vero che il Recovery sia roba vecchia perché pensata in un momento diverso — dice l’ex premier —. Chi lo conosce sa che è pensato esattamente per affrontare i ritardi di competitività che esistono». Il commissario non esclude l’opzione di «ritocchi correttivi», ma ricorda che il contesto è delicato. Anche per l’Italia. «Il rischio sullo sfondo nei Paesi ad alto debito è che la crisi economica abbia riflessi dal punto di vista finanziario. Per ora non è successo perché le banche sono più forti di dieci anni fa — concede il commissario — Ma non possiamo fermarci».

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© RIPRODUZIONE RISERVATA

di Paolo Manazza e Luca Zuccala

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