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Fs, prezzi (per ora) fermi ma il caro energia morde. Internet anche in galleria entro il 2023 #adessonews


Fs, prezzi per ora fermi ma il caro energia morde: internet a bordo entro il 2023Fs, prezzi per ora fermi ma il caro energia morde: internet a bordo entro il 2023

Non si tratta solo di una politica commerciale, semmai è un ragionamento che ha connotati ambientali e sociali. L’obiettivo della transizione ecologica — con l’emergenza climatica totalmente dimenticata dal dibattito elettorale — assume per Ferrovie dello Stato la stella polare degli investimenti da qui ai prossimi anni. Certo, sfrutta la considerazione cara a chi ha un azionista pubblico di riferimento come il ministero del Tesoro: gli obiettivi non sono solo di mercato, ma hanno anche e soprattutto risvolti di pubblica utilità. Dice Luigi Ferraris, che guida Fs da oltre un anno, che sull’alta velocità e sul trasporto regionale i margini per aumentare la domanda di passeggeri ci sono ancora.

Treno alla portata di tutti

Basta renderlo più invitante anche nella logica dell’ultimo miglio: quello che chiunque di noi fa per tornare a casa. Se la stazione è lontana da dove viviamo preferire il treno all’auto si scontra col pessimismo della ragione. Se però i 160 miliardi a disposizione di Ferrovie da qui al 2030 si tramuteranno in un ampliamento della rete ferroviaria anche sfruttando il volano dei fondi del Pnrr allora lo shift modale verso il treno, a minor impatto di emissioni di Co2, diventerà più coraggioso. Perché laddove il treno è alla portata vince su qualunque altro mezzo: compreso ovviamente l’aereo. E allora, con l’estate appena finita, che ha riportato i volumi del trasporto passeggeri ai livelli pre Covid (40 milioni di passeggeri in tre mesi, oltre 12,5 sui Frecciarossa) Ferraris ritiene che si possa fare ancora meglio.

Opere progettate e finanziamenti

«Possiamo aumentare la domanda di un altro 20% — dice il top manager — ma occorre spingere gli investimenti. Terminando i lavori sulla Genova-Milano col primo treno sulla nuova linea del Valico dei Giovi entro il 2025, la nuova Bari-Napoli completata nel 2027 e la Catania-Messina-Palermo a seguire». È chiaro che bisogna spingere sulle gare. Abbandonando la logica dello spacchettamento dei lotti e invece avere una visione d’insieme con opere progettate e coperte dai finanziamenti per tutta la durata dei lavori. L’orizzonte del 2026, termine entro il quale i fondi europei del Recovery devono essere spesi e le opere completate, è a un passo. E certo non semplifica quello che sta avvenendo col caro materiali. «I costi sono saliti del 40%, per questo stiamo rivedendo i prezziari delle gare altrimenti chi partecipa non è in grado di rientrare dalle spese». Il tema si lega a quello dell’energia. Ferrovie dello Stato è il più grande energivoro d’Italia. Consuma 6 terawattora all’anno, dice Ferraris. Al momento non sono previsti piano di razionamento dell’elettricità. «Fermare i treni significherebbe fermare il Paese, nessuno lo ha chiesto, ma vedremo quello che accadrà. Quel che è certo è che Fs entro il 2028 si autoprodurrà il 40% dell’energia che consuma con investimenti che ci porteranno a produrre due gigawatt di energia da fonte solare e minieolica».

Pesa il caro energia

La bolletta energetica d’altronde incide per il 10% del costo di circolazione di un treno. Abbassare i consumi spingendo sulle rinnovabili ha anche ricadute per il sistema-Paese. Per questo diventa inevitabile spingere sul trasporto regionale. «Mantenendo i prezzi dei biglietti inalterati, seppur all’interno di una dinamica di confronto con le regioni». Sono loro d’altronde a poter rivedere i listini perché sono i committenti di Trenitalia come recitano i contratti di servizio. Ferrovie da piano industriale ha destinato 8 miliardi di euro sulla corta e media percorrenza. E ha lanciato a Berlino, alla fiera internazionale dell’innovazione ferroviaria, il nuovo treno Blues. Colori blu, verde e bianco. Entrerà in funzione entro fine anno in Sicilia. Poi a seguire Sardegna, Lazio, Toscana. Si tratta di un treno ibrido a tripla alimentazione: pantografo con la normale linea elettrica, diesel e ora anche a batteria. Con una modulazione alternativa che permette l’ingresso dei convogli nei centri abitati solo sfruttando le batterie che si autoalimentano quando il convoglio poi viene agganciato al pantografo. Oltre 130 treni prenotati ad Hitachi, 110 già opzionati, 86 in produzione negli stabilimenti Hitachi di Pistoia e Reggio Calabria.

Internet a bordo dell’alta velocità

Valore della commessa: un miliardo considerando il pacchetto servizi e manutenzioni. Treni già in fase di sperimentazione in Sicilia che ha un parco rotabile davvero vetusto. Entro fine anno sulla linea storica Palermo-Catania cominceranno a circolare. Ma è la sfida tecnologica. Rfi, il gestore ferroviario della rete controllato da Fs, ha messo sul tavolo 2 miliardi per fare gli investimenti sulla banda larga nelle gallerie. Fibra ottica e ripetitori a bordo treno per portare il 4g sull’alta velocità, da Torino a Salerno, entro fine 2023. La connettività anche sui 15mila chilometri di rete regionale negli anni a seguire cablandola ovunque sia possibile e sfruttando la vicinanza con gli 11mila chilometri di rete stradale gestita dall’altra controllata Anas. Costruire l’Italia ad 1 giga passa inevitabilmente da Ferrovie.

Diluire i flussi di trasporto

A tendere si potrebbe persino fornire connettività a campi agricoli e case isolate. Al momento è un fantascenario, quello che sta avvenendo già da ora è la realizzazione di una piattaforma unica di biglietto in cui il turista straniero potrà comprare un ticket unico slittando dall’aereo acquistato con un partner skyTeam al treno acquistato con Trenitalia per fare Roma Fiumicino Firenze o Napoli senza passare da Roma Termini. «Stiamo dialogando con alcuni partner, l’obiettivo è partire entro qualche mese», dice Ferraris, mentre gli investimenti sulle tratte consentiranno di disintermediare il nodo di Termini estremamente congestionato. La saturazione della rete è l’altro tema. Ci sono troppi convogli e le principali stazioni sono dei colli di bottiglia. Servirebbero delle stazioni alternative dove separare i flussi del trasporto a lunga percorrenza da quello pendolare. Non è stato finora messo a terra. A Firenze la stazione Foster è ancora su carta eppure servirebbe a sganciare Santa Maria Novella dalla congestione. Ma servono autorizzazioni veloci, l’ok degli enti locali e una politica che rema da una parte sola. Utopia?

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“https://www.corriere.it/economia/aziende/22_settembre_21/fs-prezzi-ora-fermi-ma-caro-energia-morde-internet-bordo-entro-2023-32df1e00-39ac-11ed-88d4-6f9687a3379e.shtml”

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