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Carlo Pontecorvo, bonus e shopping. La formula Ferrarelle #adessonews


Carlo Pontecorvo, bonus e shopping. La formula FerrarelleCarlo Pontecorvo, bonus e shopping. La formula Ferrarelle Carlo Pontecorvo, presidente e ceo di Ferrarelle

Tenere duro, dice testualmente Carlo Pontecorvo, il signor Ferrarelle. «Cercare di capire, concentrare le forze». Per superare la crisi, «lavoratori e azienda insieme», la formula è investire per espandersi e il dovere di un’impresa è sostenere i salari, anche con i bonus ai dipendenti. Un ragionamento limpido come l’acqua, che con il caldo crescente è sempre più richiesta. «Abbiamo un piano di crescita concreto — dice il presidente e amministratore delegato di Ferrarelle, che ha fra i marchi Vitasnella, Essenziale e Boario e distribuisce in Italia Evian — . Prevediamo un investimento di 30 milioni sugli impianti nel 2023-2024 per tre nuove linee di imbottigliamento tra Riardo, in provincia di Caserta, e Boario, in provincia di Brescia. Stiamo valutando alcune acquisizioni per una cinquantina di milioni, speriamo di chiuderne una entro l’anno. Ci sono opportunità sul mercato che possono essere colte».

Quanto ai bonus, «l’anno scorso ne abbiamo erogato uno di 500 euro, con un costo lordo di circa 400 mila euro per l’azienda. Quest’anno stiamo replicando con 200 euro in buoni carburante, un aiuto tangibile visto il caro combustibili». Ferrarelle è società benefit da un anno, la direzione è verso la BCorp. «Per statuto intendiamo il profitto a favore non solo degli azionisti, ma anche del territorio e dei lavoratori», dice Pontecorvo. Significa «erogazioni liberali ai dipendenti, stabilità occupazionale nell’area, iniziative per l’ambiente».

I conti del resto permettono generosità. Il gruppo Ferrarelle, 450 dipendenti, ha chiuso il 2021 con ricavi a 223 milioni, in aumento dell’8,5% dal 2020, e un utile netto di 12,2 milioni. Per quest’anno prevede una crescita del fatturato a 230 milioni circa, con un miliardo di litri di imbottigliato dai 980 milioni del 2021. Il margine operativo lordo atteso è del 10% e il risultato netto «poco più di 12 milioni», perché se i volumi crescono, trainati dai consumi d’acqua in aumento, salgono anche i costi, per i rincari delle materie prime che per Ferrarelle significano Pet, vetro, carta per le etichette, oltre a energia e trasporti. «Sosteniamo un costo delle materie prime del 30% superiore al 2021 — dice Pontecorvo —. Ma i consumi sono in aumento di circa il 5% quest’anno». E la carenza di Co2 da Ferrarelle sostanzialmente non è sentita: «La nostra acqua è effervescente naturale», salvo Boario.

Ora il piano di crescita prevede il lancio di nuovi prodotti sia internamente che con acquisizioni, in linea con la diversificazione avviata con l’acquisto della toscana Amedei, a Pontedera, nel 2017. «Abbiamo lavorato sul benessere con le linee salutistiche “Le Linfe” a marchio Vitasnella, Fonte Essenziale sta andando bene con oltre 60 milioni di litri prodotti l’anno, proseguiremo su questa strada — dice Pontecorvo, che con la famiglia rilevò l’azienda da Danone nel 2005, quando ancora si chiamava Italaquae, cambiandole nome in Ferrarelle spa — . Ma intendiamo anche lanciare altre bevande, con acquisizioni o internamente». Altro obiettivo è potenziare l’export che «ora vale il 6-7% dei ricavi». Una leva sarà proprio Danone che distribuisce Ferrarelle in 60 Paesi, il contratto è stato firmato nel 2018. Paesi leader, Israele e gli Stati Uniti».

Intanto è entrato a regime l’impianto di riciclo del Pet (la plastica delle bottiglie) a Presenzano (Caserta) inaugurato nel 2018, «il primo nel settore alimentare, qui possiamo riciclare fino a 24 mila tonnellate all’anno di plastica». Ed è stata lanciata nel 2021 la linea Infinita in R-Pet, il Pet riciclato. Lo stabilimento di Caserta «è costato circa 40 milioni», di cui «una quindicina dall’azienda», dice Pontecorvo. Il resto è venuto da Invitalia con i finanziamenti a fondo perduto per il Sud. «Nel primo semestre di quest’anno abbiamo una posizione finanziaria netta di 14 milioni che ci permette di fare acquisizioni anche con equity», dice il ceo.

Pontecorvo ha 72 anni, è un medico chirurgo. È nato a Napoli, si definisce «un uomo di mare» ed è stato armatore (navi cisterna). Oggi è consigliere del Fai e di Fondazione Telethon, è cavaliere del lavoro. «La nuova generazione incalza», dice. Possiede Ferrarelle attraverso la holding Lgr, di cui è socia la famiglia: la moglie Linda Ricciardi e i figli Michele, vicepresidente con delega anche alle attività benefit, Adriana e Carlotta. «Michele è laureato in Lettere ed è anche presidente del Fai Campania — dice —. Ho sempre detto ai figli di fare quello che vogliono, lui ha scelto di stare in azienda». La famiglia Ricciardi è quella dell’Avir, che fu leader in Italia nella produzione di bottiglie di vetro.

Pontecorvo con la Lgr ha quote nell’editoria con La nave di Teseo (5,61%) e nella finanza, con la Banca regionale di sviluppo (24,34%) e il club deal Hat (2,38%), fondo di partecipazioni industriali nel settore tecnologico, dov’è investitore di capitale a fianco di imprenditori come i Fumagalli (ex Candy) e Francesco Mutti. Pensa che le imprese di famiglia abbiano un vantaggio: «L’impegno su un arco temporale lungo». E se il problema è l’aggravio dei costi per le materie prime, «possono superare questo momento», dice. Ritiene inderogabili per il nuovo governo «una programmazione industriale seria e l’alleggerimento del carico fiscale a vantaggio dei dipendenti», perché «la riduzione del cuneo fiscale è fondamentale».
La linea però è far da sé, senza soci di capitale o debutti in Borsa. «Non vogliamo allargare il capitale ai fondi di private equity né quotarci — dice il ceo —. Per noi, come azienda familiare, la Borsa non è all’orizzonte, preferiamo lavorare senza l’onere delle trimestrali. Ci sono tante aziende grandi non quotate». Un modello? Ferrero.

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