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EROS ITALIA RACCONTI EROTICI N° 1

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Eros Italia: Il campeggio

Il campeggio Vi racconto ora come ho scoperto la verve esibizionista della mia attuale ragazza che mi sta dando qualche piccola gioia. Stiamo insieme dal capodanno ‘94 ma la nostra storia non è iniziata con una di quelle passioni travolgenti che fanno perdere la ragione, bensì con un interessamento graduale. Ragion per cui i primi mesi di relazione con M. passano tranquilli sia dal punto di vista sentimentale sia dal punto di vista sessuale. Passato l’ inverno e la primavera viene il momento di decidere per le ferie estive, noi nel frattempo continuavamo ad uscire con la precedente compagnia dove già ci frequentavamo come amici e da questi parte la proposta di andare tutti insieme in campeggio. Io non sono certo entusiasta dell’ idea, quello che mi preoccupa è che ci conosciamo ancora poco (io e lei) per affrontare le difficoltà e le insidie della vita di campeggio. Lei invece dice di non vedere l’ ora di sperimentare la novità. E così si parte armi e bagagli per un grosso campeggio del medio Adriatico. La scelta al risparmio è obbligata dalla presenza numerosa dei soliti studenti squattrinati e le mie preoccupazioni crescono ancor di più (conosco il mio spirito di adattamento ma quale saranno le sue reazioni ad un genere di vacanza lontano anni luce dalle vacanze praticate in passato coi genitori ?) Infine data la scarsa dotazione di materiale da campeggio (tende in particolare) del resto della compagnia, devo sopperire io che invece ho in cantina un vasto arsenale, eredità delle scorribande giovanili. Per la precisione riesumo un vecchio tendone di quelli a “casetta” che in passato aveva ospitato parecchie persone. Infatti eliminando le due camerette interne si viene a creare un unico ambiente dove abbiamo provato a dormire egregiamente in dodici persone ! E anche nelle previsioni di quell’ estate le proporzioni sono simili dato che, nei nostri calcoli, sono previsti dieci ospiti, tre coppie e quattro single e questo significa intimità zero e promiscuità a mille ! Questo, non vi sarà difficile immaginarlo, porterà invece una gradita sorpresa. Comunque le mie previsioni non tardarono a manifestarsi in tutta la loro tragicità, la prima giornata di campeggio, passata a montare tende e fornelli da campo in un campeggio che non brillava certo per l’ ordine e la pulizia portò un clima di teso nervosismo tra me e lei. Ma la notte le cose si capovolsero, come piccolo tratto d’ unione avevo comprato un

materassino gonfiabile matrimoniale, così da poter almeno stare sullo stesso piano e senza soluzione di continuità tra l’ uno e l’ altro. Lei allora abbassa un po’ la cerniera del sacco a pelo e comincia ad accarezzarmi il viso con una mano, il messaggio è chiaro, vuole più contatto, ma diamine siamo in mezzo ad altre persone senza nessuna divisione tra noi e loro. La prima notte passa così tra carezze furtive e baci rubati ma il giorno dopo lei mi chiede esplicitamente di fare qualcosa per aumentare la nostra intimità, dopotutto è la nostra prima vacanza. Già, ma non è mica colpa mia se non ha voluto darmi retta prima (io premevo per una vacanza noi due soli !), ora siamo qua e dobbiamo restarci. Però pensa e ripensa mi viene un idea (il bisogno aguzza l’ ingegno dicevano gli antichi), i nostri due sacchi a pelo (comprati nuovi ed uguali per l’ occasione perché mi vergognavo di portare il mio, ormai logoro) sono del tipo “a coperta” (se non avete pratica di queste cose significa che praticamente il sacco a pelo si riduce ad essere un rettangolo che va piegato in due, chiuso per due lati da una zip ed in cui ci si infila dall’ unico lato rimasto aperto. Questo genere di sacco a pelo, molto più turistico, si contrappone all’ altra grande categoria, quella dei sacchi a pelo detti “a mummia”, molto più “tecnici” ed indispensabili per l’ alta montagna. Questi ultimi hanno proprio la forma di una mummia con la cerniera sul davanti). Ebbene se io sovrappongo le due “coperte aperte” ne ottengo una sola che posso ancora chiudere con le due zip insieme. Detto fatto e la seconda sera, tra lo stupore di tutti, ci infiliamo nel nostro perfetto sacco a pelo matrimoniale. Lei si scatena ben presto e pretende da subito cose audaci. Come se il fatto di stare dentro lo stesso sacco ci desse la privacy necessaria mi sussurra all’ orecchio di spogliarmi che lei farà lo stesso. Sono sconcertato ma lei insiste e, per dimostrare che fa sul serio, mi infila una mano dentro i boxer che fanno da pigiama e comincia a toccarmi. E’ la molla che mi fa scattare l’eccitazione sufficiente a vincere le mie paure, piano piano mi sfilo i boxer e li lascio in fondo al sacco, la maglietta è più difficoltoso, impossibile non generare rumori, ma sono tanto preso che non ci bado troppo e poi la sensazione di stare completamente nudo dentro il sacco a pelo mi eccita ulteriormente. Allungo la mano destra nella sua direzione e scopro che non mi ha mentito, anche lei è completamente nuda, le tocco l’ anca e, subito dopo, il pelo del pube. E’ troppo, una scarica di adrenalina mi percorre tutto il corpo e mi fa rizzare il cazzo del tutto. Adesso siamo entrambi nudi e cominciamo a toccarci molto lentamente e cercando di fare meno rumore possibile, le mie orecchie sono tese per carpire il minimo rumore proveniente dagli altri otto occupanti la tenda e che faccia trasparire di essere osservati o spiati. Ma la voglia ha spesso il sopravvento ed i miei toccamenti si fanno via via più audaci, mi giro sul fianco in modo da poter adoperare entrambe le mani, con una le tocco il seno e con l’ altra la masturbo in piena regola, ormai è bagnatissima (le sue secrezioni sono sempre assai abbondanti). Poco dopo gode trattenendosi e mi sussurra di prepararmi che vuole ricambiare il favore. Prendo allora un fazzolettino di carta fingendo di soffiarci il naso ed invece lo porto in prossimità del mio arnese che intanto viene agitato sapientemente dalla mia ragazza. Duro poco, anzi pochissimo, una dozzina di colpi e devo correre con il fazzoletto per limitare i danni che comunque ci saranno, lei si ritrova la

mano tutta sporca ma ci ride sopra. Il sacco a pelo ci rimette qualche macchiolina (logicamente visto quello che successe in quella vacanza tutti e due i sacchi a pelo, appena tornati a casa, presero la via della lavanderia onde evitare di cadere nelle mani delle mamme). Il problema maggiore restano i mugolii che non riesco a trattenere, se ne sarà accorto qualcuno ? Chissenefrega mi dico tra me e me mentre mi gusto questo momento di relax. E questa fu solo la seconda notte, cui ne seguirono altre dodici in un crescendo erotico degno di essere raccontato. Di giorno irreprensibile coppia ben inserita nel resto della compagnia (i comportamenti di alcuni di loro però ci diedero conferma che “sapevano” o comunque qualcosa subodoravano), di notte coppia porcella gomito a gomito con altri ignari (?) occupanti (nel frattempo per casini con l’ organizzazione eravamo diventati tredici con notevoli restringimenti dello spazio vitale concesso ad ognuno). Si procedeva sempre spogliandoci nudi completamente, poi ci si toccava a lungo e ci si baciava ancora più a lungo, figuratevi che siamo riusciti anche, con notevoli contorsioni, a leccarci il sesso vicendevolmente. Poi, verso la metà della vacanza, ormai schiavi di questo vizio e senza più remore di sorte, abbiamo provato anche a fare l’amore. Con esasperante lentezza mi avvicinavo a M. e mi strusciavo contro il suo corpo (le tre notti precedenti mi ero procurato il piacere così, lordandole intere zone di pelle col mio liquido caldo), quindi mi sollevavo sopra di lei e mi ci adagiavo sopra, lei allora con la mano mi prendeva l’ uccello e se lo infilava tra le cosce. A quel punto cominciavamo a muoverci entrambi piano piano e, per colpa del silenzio impostoci dalle circostanze, il rapporto durava anche un intera mezz’ ora e l’ orgasmo finale era di notevole intensità. Quando arrivava separatamente chi non lo stava vivendo cercava di contenere l’ altro tappandogli la bocca con una mano, ma quando arrivava simultaneamente ognuno provava a soffocare i propri mugolii nella bocca dell’ altro con il risultato invece di amplificare il livello sonoro dei rumori. E ci fu pure una notte in cui appena raggiunto lo zenit, forse più rumorosamente del solito, notai l’ inconfondibile sagoma scura di una persona seduta sul materassino che guardava nella nostra direzione, dalla zona di provenienza decisi che si trattava di una ragazza, per la verità un po’ strana, aggiuntasi alla compagnia da poco. Era la più giovane del gruppo, appena maggiorenne ed ora ci stava guardando. Mi assilì il dubbio, ci osservava dall’ inizio ? Aveva capito cosa avevamo fatto oppure aveva solo sentito dei rumori e si era alzata a controllare ? Comunicai questi dubbi alla mia ragazza e decidemmo di rimanere immobili, uno dentro l’ altro, finche’ la tizia non fosse tornata a dormire. Invece ci addormentammo noi due, risvegliandoci molto più’ tardi. Ma ci successe anche di peggio, la notte aspettavamo che tutti si fossero addormentati prima di dare il via ai nostri “esercizi” così capitò anche che, spossati dalla fatica e dallo stress di fare tutto in silenzio ci addormentassimo completamente nudi per poi svegliarci a giorno fatto e dover aspettare che tutti quanti uscissero dalla tenda per poter rivestirci dentro il sacco a pelo senza dare nell’ occhio. In particolare ricordo una mattina in cui la solita tipa con la sua amica del cuore non ne volevano saper di uscire dalla tenda e indugiavano dentro raccontandosi le loro pene d’ amore mentre noi due fingevamo di dormire tutti coperti per non rivelare la nostra nudità. Ebbene fu solo verso mezzogiorno che potemmo aprire i sacchi a pelo e

farne uscire i nostri corpi nudi e grondanti di sudore in quanto la tenda era diventata un forno. Tutte queste complicazioni venivano prese con filosofia ed il fatto di riderci sopra contribuì non poco a rendere il nostro rapporto più profondo e robusto. Concludendo, quella vacanza non solo rafforzò la nostra relazione e ne arricchì la parte legata ai sentimenti (la complicità è per noi importantissima nella vita di coppia e cosa eravamo noi due in quella tenda se non due allegri complici dediti ad un innocente trasgressione ?) ma rivelò ai miei occhi una, diciamo così predisposizione, che mi compiacqui di notare nella mia ragazza. Perché d’ accordo che lei aveva voluto quello che successe per amore e per dimostrarmi quanto fosse importante anche per lei il sesso nella nostra relazione (in precedenza avevamo avuto discussioni a riguardo), d’ accordo che lei è ancora convinta che nessuno si accorse di niente (ci è o ci fa ?) ma tutto questo non è sufficiente a spingersi fin dove ci siamo spinti noi, ci vuole anche una sensibilità specifica, un attrazione particolare, una predisposizione appunto. Queste meditazioni mi porteranno in futuro ad ottenere nuovi risultati e nuove esperienze. Per ultimo vi voglio solo dire che anche adesso che facciamo vacanze molto più agiate, in albergo o casa in affitto, con tutte le comodità a portata di mano, ogni tanto ricordiamo quella famosa prima vacanza nel tendone promiscuo e i ricordi si fanno nostalgia quando, con un velo di vergogna e di pudore, ricordiamo quello che avveniva di notte, stupendoci sinceramente dell’ audacia dimostrata e che attualmente, forse, non riusciremmo più a ritrovare … Mr. Trekbus, autore di: Voyeur 1 – Il Campeggio Voyeur 2 – La Sauna Voyeur 3 – Il Mare della Grecia Voyeur 4 – Il Centro Commerciale ringrazia per l’attenzione prestata e ricorda che in rete è raggiungibile al seguente indirizzo di posta elettronica: [email protected]

Novembre 1977

Eros Italia: La sauna

La sauna Questo secondo episodio che vi voglio raccontare è accaduto dopo la vacanza in campeggio ma comunque precede la fase in cui io e lei abbiamo cominciato a praticare (nel nostro piccolo, molto piccolo) un po’ di esibizionismo. L’ inverno che seguì quella vacanza in campeggio fummo invitati a passare una settimana bianca nella casa che un mio amico possiede in multiproprietà sulle Dolomiti trentine. Zona stupenda, di giorno grandi sciate, la sera abbuffate di buon cibo, il tutto in un clima cordiale e di buona amicizia. La ragazza del mio amico è davvero carina ed ha un non so che di “intrinsecamente malizioso”.

Cioè, apparentemente senza volerlo, scatena spesso in noi maschietti istinti poco nobili e stimola facilmente in parecchi di noi l’eccitazione. Di questo fatto ho avuto conferma da quasi tutti i componenti maschi del nostro giro di amici, ma tale fenomeno sembra non indispettire più di tanto le altre ragazze proprio per la sua apparente naturalezza. (Sarà, però intanto la mia ragazza, dopo quella vacanza, ha sempre trovato una scusa per evitare di ripetere una settimana bianca con loro nei due anni seguenti e, attualmente, i nostri rapporti con quella coppia si sono molto raffreddati, purtroppo aggiungo io). Ad esempio in quella settimana di estremo rigore invernale mentre la mia ragazza aveva ripiegato su un comodo pigiamone felpato lei sfoggiava una civettuola camicia da notte corta sopra il ginocchio e si prodigava a spiegare con tutta l’ingenuità immaginabile che detestava la costrizione data dai pigiami preferendo le camicie da notte corte e larghe che sotto le coperte si sollevavano fin sopra al bacino lasciando le gambe nude e libere a contatto con le lenzuola. Bastava questo a rendermi la giornata elettrizzata. Ma non è tutto perché il vero spettacolo era vedergliela indossata, la sera dopo cena ci si tratteneva un po’ in salotto giocando a carte e bevendo un grappino già in tenuta “da notte” e l’ attrazione magnetica che esercitavano le sue belle gambe abbondantemente scoperte rappresentava per me un piacevole supplizio. E che dire della mattina presto quando, ancora intontito dal sonno faceva irruzione, dalla camera da letto dove dormivano loro, al salotto dove dormivano noi in un divano letto e si metteva a preparare la colazione ? (Il locale faceva anche da cucina) abbassati a prendere il latte dal frigorifero (e la camicia da notte si sposta lasciando intravedere metà coscia), sollevati in punta di piedi per prendere il caffè dalla mensola (e la camicia da notte si solleva fino quasi ai glutei), corri di qui, corri di la (e la camicia da notte svolazza che è un piacere) se poi c’è era da raccogliere qualcosa per terra, bingoo, voleva dire che probabilmente avrei addirittura intravisto le mutandine bianche in mezzo alle gambe. Insomma l’ erezione mattutina era garantita ed impossibile da nascondere persino alla mia ragazza che sopportava malvolentieri i miei sguardi indugianti da sotto le coperte ma poi, la sera, ne riscuoteva i frutti sotto forma di performance amatorie di insolita intensità. Ma il clou della vacanza doveva ancora venire. Accadde un episodio davvero notevole che ricordo ancora oggi con incredibile lucidità ed abbondanza di particolari. Il nostro appartamento faceva parte di un grande residence dotato di taverna, sala giochi, vasca idromassaggio e sauna. Fin dal primo giorno decidemmo che avremmo sperimentato sia la vasca che la sauna. Poi, complice la stanchezza e la pigrizia dopo le giornate di intenso sci avevamo sempre rimandato. Infine, quasi all’ultimo, decidemmo che almeno una delle due era da provare e la scelta cadde sulla sauna. Prenotato il locale per un paio d’ ore si trattava di organizzarsi su come usarla. A noi due maschi, con meno problemi, bastava un piccolo asciugamano da avvolgere in vita, per le ragazze la cosa fu più complicata. La ragazza del mio amico decise di usare un pareo di spugna che già adoperava per asciugarsi dopo la doccia. La mia ragazza era invece nel panico più completo, non poteva certo scendere in sauna con un pesante accappatoio e d’ altra parte non c’è erano asciugamani di dimensioni sufficienti a coprirle contemporaneamente il seno e la passerina. Questa volta il

bisogno aguzzò il suo di ingegno e provò ad adattare un lenzuolo di riserva che non avevamo usato. Uscì dal bagno con indosso questo strano indumento e sembrava una di quelle odalische che incantano gli orientali con la danza del ventre, il leggero tessuto fiorato le fasciava sapientemente il corpo coprendola dalle ascelle fino a quasi il ginocchio ma con una sorta di generoso spacco aperto sul davanti che lasciava liberamente vedere parte delle cosce. Orgoglioso di avere anch’ io una femmina da esibire diedi l’ ok, ci mettemmo tutti e quattro in tuta da ginnastica e scendemmo in sauna. Decisi a seguire alla lettera le istruzioni riportate su un cartello per ottenere i maggiori benefici dalla sauna dobbiamo per prima cosa farci una doccia e qui sorge il primo problema, ci sono due spogliatoi separati ma il locale delle docce è uno solo. Le docce sono due, separate solo da uno vetro smerigliato e con una porta anch’ essa di vetro. Allora entriamo nudi io ed il mio amico ognuno in una doccia, le ragazze si spogliano nell’altro locale, poi arrivano, io da dentro la doccia vedo i colori dei loro indumenti e riconosco il lenzuolo tendente al nocciola indossato dalla mia ragazza ed il pareo fucsia fosforescente indossato dalla ragazza del mio amico. Si sentono delle risa che coincidono con la caduta dell’ “ultimo velo”, poi della grida, quel furbone del mio amico ha socchiuso la porta di vetro della doccia per spiare le due donne nude, io mi accontento di guardare i profili dei loro corpi nudi attraverso il vetro che ne distorce i contorni, impedendo di cogliere i particolari. Quale sarà adesso la mia ragazza ? Si distinguono solo due masse di un rosa pallido, probabilmente stanno appendendo i loro indumenti agli attaccapanni, sono di spalle, lo noto dai tondi più pallidi del resto del corpo che sono i due culetti, me le immagino tutte e due in punta di piedi, i muscoli delle gambe tesi, il busto leggermente chinato in avanti con le tette che cascano in fuori, le braccia pure in avanti nel gesto di appendere qualcosa. Poi si girano, sotto lo scrosciare dell’ acqua le sento parlottare, vengono verso di noi, inizialmente distinguo solo la sagoma rosa poi, man mano che avanzano, noto altri particolari, i capelli ed una piccola zona scura a metà della loro altezza. Adesso si dividono, ognuna va verso la doccia “di sua competenza”, vedo una sola figura che si avvicina alla mia porta, penso tra me e me e se non fosse la mia ragazza ? Ormai è giunta praticamente contro la porta di vetro, distinguo abbastanza bene i capelli, l’ ovale del viso, le spalle, il turgore dei seni, i fianchi, le due gambe ed il triangolino peloso del pube, ma ancora non ho la certezza che si tratti di M., mi piace questo attimo di mistero, lo vivo col cuore che batte all’impazzata, la mia immaginazione galoppa e con essa anche il mio sesso, che presenta un erezione principesca dal preciso momento in cui ho messo piede dentro la doccia e che, sempre da quel momento, sto accarezzando con una mano. La porta si apre per una ventina di centimetri vedo il braccio nudo della persona che lo sta aprendo e … succede tutto troppo in fretta, ho solo il tempo di vedere con la coda dell’ occhio il fianco di una donna nuda che si sposta veloce di lato, un flash e poi, sempre in mezzo a risate femminili, un altra donna nuda, stavolta con calma, apre del tutto la porta ed entra tranquillamente in doccia con me. Questa è la mia ragazza, ciò vuol dire che prima, quel corpo nudo paratomisi davanti non era il suo cosiccome non è stata lei ad aprire di un pezzetto la porta prima di scomparire di lato. (Avrò modo in seguito di appurare che le due

ragazze si erano accordate di arrivare davanti alla porta “sbagliata”, fingere di aprirla ed infine scambiarsi le posizioni. Ma non mi sarà mai dato di sapere chi, delle due, partorì tale pericolosa idea). Ora siamo nudi sotto la doccia, rimando a dopo gli interrogativi che mi balenano alla mente (la ragazza del mio amico mi avrà visto nudo e con la mazza in tiro ? E la mia ragazza avrà visto il mio amico nelle mie stesse condizioni ? E lui avrà visto lei solo di striscio come è capitato a me oppure la mia ragazza si è lasciata guardare per bene ?) e mi do da fare con il corpo della mia ragazza, la tocco e la bacio con un ardore ed una passione che mi stupisco di avere. Sono momenti che immagino di grande eccitazione per tutti e quattro (per me lo sono di sicuro !) se guardo dietro di me, lo spesso vetro smerigliato non è sufficiente ad impedirmi la vista dei corpi dell’ altra coppia, l’ acqua della doccia ed il vapore contribuiscono a rendere difficoltoso il loro riconoscimento ma distinguo la sagoma più tozza e squadrata del maschio da quella più dolce e tondeggiante della femmina, un ultimo sguardo ai loro triangoli scuri e mi concentro con la mia ragazza, vinta ormai ogni inibizione e forte del fatto che anche per loro sarà difficile capire cosa stiamo facendo, le sollevo una gamba e, facendomi aiutare da una sua mano, gli infilo il cazzo nella fica con una certa decisione, l’ acqua della doccia complica le cose lavando via la lubrificazione naturale che facilita questa operazione. Ma vinta la resistenza iniziale trovo la via aperta e la penetro in profondità molto facilmente (dove non era giunta l’ acqua della doccia le abbondanti secrezioni, indice di sicura eccitazione, avevano svolto egregiamente il loro compito !). Sollevandomi in punta di piedi e tornando ad altezza normale provoco l’escursione necessaria per ottenere un rapporto in posizione verticale, per me la resa è buona, per la mia ragazza lo è molto meno, fatica a godere (in piedi non ci riesce proprio) ma si lascia strapazzare lo stesso (d’ altra parte in quelle condizioni deve essere difficile convincermi a smettere). Comunque è davvero questione di attimi, con tutto quanto è avvenuto poco prima godo subito estraendo all’ ultimo un uccello gonfio e duro come non mai (preferirei venire dentro la mia compagna ma, in un barlume di lucidità, realizzo che lei deve stare ancora parecchio tempo in giro senza mutandine e mi dispiacerebbe saperla seduta dentro la sauna con le cosce che grondano del mio succo e la impiastricciano tutta), con la sommità paonazza e le vene che percorrono l’ asta in pauroso rilievo e schizzo sperma in abbondanza contro la parete di vetro della doccia (chissà se di là capiranno oppure sono intenti in qualcosa di simile ?). Qualche minuto per risciacquarsi e riprendersi, poi spengo la doccia, controllo che non ci siano tracce del “mio passaggio” e mi rilasso guardando la mia ragazza che si asciuga meticolosamente (regola numero due del vademecum del perfetto saunista : dopo aver fatto la doccia, asciugarsi per bene, la pelle non deve avere tracce di umidità, prima di entrare nella sauna), quindi esce insieme all’ altra ragazza e vanno a prepararsi. anche noi due maschi ci asciughiamo, ci avvolgiamo l’ asciugamano ai fianchi ed usciamo dalla doccia. E’ un momento di tensione, dopotutto ci potrebbero essere reclami o domande su quanto appena successo, invece gli sguardi sono tutti distesi, o non si sono accorti di nulla o la cosa non li ha turbati più di tanto oppure non hanno pensato solo a lavarsi neppure loro. Sono passati già venti minuti della nostra prenotazione quindi entriamo subito in sauna. Si tratta di un

piccolo locale in legno con tre grossi gradini in legno dove sedersi che percorrono due pareti. La terza parete è occupata da un termometro, un barometro, un timer ed altri strumenti e, per terra, una specie di cesta con dentro dei massi arroventati ed un secchiello colmo d’ acqua aromatizzata con un mestolo per gettarla sopra ai sassi ed aumentare la percentuale di umidità del locale. L’ ultima parete è la porta, totalmente in vetro, scuro ma perfettamente trasparente da entrambi i versi. L’ impatto è micidiale, toglie il respiro, andiamo a sederci, io e la mia ragazza su un lato e gli altri due su l’ altro, ho così modo di osservare tutti gli altri. Gli asciugamani di noi due maschietti sono quelli da bidet per cui coprono appena le nostre intimità, li portiamo entrambi molto bassi, in alto sono al limitare dei peli del pube (che si vedono già un po’) per coprire con una certa abbondanza di sotto. Il pareo di spugna della ragazza del mio amico è molto ridotto (non ne ho visti altri quindi può darsi che siano tutti così), tirato su ben in alto fin sotto le ascelle per coprire il seno, è terribilmente corto in basso, pochi centimetri sotto la riga dei glutei. Penso che se apre appena un po’ le gambe le vedo in pieno il pelo e la fica. Penso anche alla fortuna di aver appena eiaculato perché altrimenti adesso sarei stato sul punto di commettere una fesseria. Finalmente guardo la mia ragazza, ma noto subito il suo sguardo fisso verso un punto ben preciso, io che mi auguravo che la nostra amica aprisse le gambe ed invece le ha aperte il mio amico. Involontariamente, forse per colpa del caldo insopportabile, si è lasciato andare, ora appoggia i gomiti al gradino superiore, il capo reclinato indietro e le gambe molto divaricate. E’ come se fosse nudo, lo scroto gli poggia sul legno della panca ed il membro, ne molle ne duro (noi usiamo dire barzotto) ma con il lande in bella vista (cioè scappellato) giace reclinato su un lato, la mia ragazza lo fissa incuriosita. A questo punto mi viene voglia di mostrarmi anche a me, di aprire le gambe e lasciare libero il mio sesso. E vorrei che la mia naturale interlocutrice fosse proprio la ragazza del mio amico. Purtroppo noto che, composta con le gambe serrate e le braccia in grembo sembra dormire e devo rinunciare al mio proposito. La campanella del timer risveglia tutti quanti indicandoci che è ora di uscire. La buona regola prevede ora di ripetere la doccia però fredda. Su consiglio del nostro amico, che ha qualche esperienza in più di noi in fatto di saune, partiamo con l’ acqua tiepida fino a graduarla sul freddo. L’ impatto, comunque micidiale, frena definitivamente i miei pruriti (le famose docce fredde di vittoriana memoria per sospiri gli istinti sessuali funzionano allora !) e così al ritorno in sauna sto buonino buonino. D’ altra parte il mio amico si è ricomposto e la sua ragazza è una vera delusione, seduta composta come una scolaretta di un collegio svizzero, attenta ad ogni movimento, forse conscia che ogni minimo movimento azzardato per lei si tramuterebbe in un esposizione degna di un gabinetto ginecologico, sta addirittura con gli occhi socchiusi. Così a me non resta che aspettare e guardarmi intorno. Con grande sorpresa noto che il tessuto leggero del lenzuolo che ricopre la mia ragazza ha cominciato ad aderire al suo corpo sudato. Già si intravedono distintamente le areole dei seni, splendidi medaglioni con in centro il capezzolo ben eretto. La stoffa scende poi verso il basso disegnando il profilo dei fianchi, tradendo la curvatura del ventre ed aderendo come una seconda pelle alle natiche, il cui pallore si intravede

in trasparenza sotto il tessuto, prosegue infine lungo le cosce arruffandosi a metà di esse. Da lì in poi la gamba è nuda. Sento rianimarsi il mio estro di voyeur, quello che sembrava un casto addobbo è diventata una mise mozzafiato, mi immagino davanti, sul pube, il tessuto a contatto con la folta peluria, impossibile da nascondere, oppure sul dietro, il tessuto che segue perfettamente le chiappe insinuandosi nel solco magico. Decido di favorire la cosa e comincio a bagnare i sassi bollenti con l’ acqua, un penetrante odore di pino e resina si diffonde nell’ aria e nuvolette di vapore acqueo ci circondano. Nessuno bada a me, sembrano tutti dormire e così dagli iniziali 83 % di umidità siamo passati agli attuali 98 %. Adesso la mia ragazza sembra che sia entrata in una vasca piena d’ acqua con addosso il lenzuolo ma sembra non accorgersene neanche lei. Finalmente suona il timer, resto seduto per vedermi passare davanti la mia ragazza, non ho occhi che per lei, proprio come immaginavo, la stoffa aderisce perfettamente al culo, entrando nella riga divisoria. Lei non si è accorta di nulla, esco anch’ io, le due ragazze sono un po’ frastornate e discutono tra di loro se ci sono ancora una o due sessioni. Il mio amico chiede se è possibile dividerci durante l’ ultima tornata in sauna per essere un po’ più liberi (forse ha notato l’ impaccio della sua ragazza e vuole metterla nelle condizioni di liberarsi e godersi meglio la sauna). Accetto subito e per permettere loro di sdocciarsi in tranquillità accompagno la mia ragazza nell’ altro localino dove si sono spogliate prima loro. E’ un piccolo spogliatoio con degli armadietti ed un lettino per i massaggi. Ha anche uno specchio a mezza persona, la porto davanti ad esso vincendo la sua ritrosia ed attendo la sua reazione, buffa, constatato che la metà alta del suo corpo è nuda sotto il lenzuolo trasparente, abbassa subito lo sguardo per sincerarsi di cosa sia successo alla metà bassa, idem, allora palleggia con lo sguardo un paio di volte dallo specchio al basso ed infine si gira verso di me incollerita per non averla avvisata prima. Mi libero dell’ asciugamano, rivelando la mia nuova erezione e mi stringo al suo corpo, baciandola forte in bocca. Ben presto si scioglie, si lascia condurre sul lettino, spogliare del lenzuolo, si stende e mi lascia adagiare sopra di lei. Facciamo l’ amore nella posizione canonica, stavolta gode solo lei, in fretta, vuoi per il clima di eccitazione generale, vuoi perché prima non era venuta, vuoi per l’ alto tasso di trasgressione ed erotismo che ha accompagnato l’ ultima ora passata lì dentro, fatto sta che la trovo già bagnata e pronta all’ orgasmo. Poi con calma torniamo di là rivestiti alla bell’e e meglio. fingendo di non vedere che i nostri due amici sono nudi dentro la sauna ci infiliamo in due docce separate e ci lasciamo stordire dall’ acqua fredda. Quando li vediamo passare per andare a loro volta nell’ altro spogliatoio entriamo noi due nella sauna e ci liberiamo degli indumenti. Stare nudi è tutta un altra cosa, ma stavolta non c’è è arrapamento, siamo entrambi riconciliati coi rispettivi corpi, ci guardiamo, mi pare, con dolcezza, con tenerezza. Scontato aggiungere che quella che seguì fu una notte di fuoco, talmente intensa ed appagante che la mattina dopo, per la prima volta, le evoluzioni in camicia da notte della nostra amica passarono quasi inosservate. Penso sia doveroso aggiungere un mio ultimo pensiero personale che giustifica la rarefazione dell’ amicizia avvenuta con questa coppia dopo

quella vacanza (reciproca), inspiegabile razionalmente, con la paura inconscia di intraprendere strade che portano ad approdi per i quali, forse, non eravamo ancora pronti. Mr. Trekbus, autore di: Voyeur 1 – Il Campeggio Voyeur 2 – La Sauna Voyeur 3 – Il Mare della Grecia Voyeur 4 – Il Centro Commerciale ringrazia per l’attenzione prestata e ricorda che in rete è raggiungibile al seguente indirizzo di posta elettronica: [email protected]

Novembre 1977

Eros Italia: Il mare di Grecia

Il mare di Grecia L’estate scorsa con altre due coppie di recenti amici siamo andati al mare in Grecia, tre settimane su tre isole diverse, proprio una bella vacanza. Anche durante quei giorni è accaduto un episodio che mi ha fatto riflettere e decidere definitivamente per una naturale predisposizione della mia ragazza all’esibizionismo, seppur velato, timido, assolutamente non sfacciato. Ecco i fatti. Di solito ogni giorno si cercava una spiaggia diversa da raggiungere nella tarda mattinata e dove sostavamo fino al tramonto. Con mio grande disappunto non ci siamo mai imbattuti in spiagge nudiste o comunque con la presenza di persone spogliate (non le abbiamo neanche mai cercate per la verità) ma verso la metà della vacanza giunti in una spiaggia assai famosa assistiamo alla seguente scena. Ci siamo appena disposti con teli ed ombrellone ed ecco che arrivano tre moto con altrettante coppie di giovani tedeschi (inconfondibili nella loro parlata) e si fermano proprio vicino a noi. Due coppie sono decisamente “oversize” e poco attraenti, ma la terza coppia è composta da due bei giovani. Io mi soffermo soprattutto su di lei (ovviamente), ha la pelle chiara, i capelli biondissimi, un bel sorriso ed un corpo perfetto. Sembra di capire che le loro intenzioni sono di affrontare una giornata “a cottimo”, cioè di girare più spiagge. Quindi decidono di fare subito un bel bagno in quell’acqua molto invitante. Noto che nessuno di loro ha il costume e la cosa mi incuriosisce, in effetti se l’idea è quella di girare in moto tutto il giorno il costume è una soluzione poco igienica e poco pratica (o si aspetta che si asciuga oppure ci si appiccica alla sella con tutte le spiacevoli conseguenze del caso). I tre maschi sono fulminei, cingendosi i fianchi con l’asciugamano si sfilano i leggeri bermuda, si infilano il costume e corrono verso il mare. Le tre femmine indugiano ridendo e parlando tra di loro. Le due ciccione si levano la t-shirt rivelando di non portare reggiseno, due grosse paia di bianchi seni, morbidi ed abbondanti fanno la loro breve apparizione, subito nascosti dentro due capaci costumi. Coprendosi come hanno fatto i loro ragazzi si

cambiano anche il pezzo in basso e scendono con calma a riva. Rimane solo la mia preferita, inspiegabilmente è rimasta l’ultima, e la osserviamo attentamente, io e la mia ragazza. Si toglie con naturalezza la spiritosa maglietta ed esibisce uno stupendo paio di tette, sode e puntute. Ma invece di mettersi il pezzo in alto del bikini che fa l’impunita ? Si toglie anche gli shorts di jeans strappati che le fasciavano magistralmente il fondoschiena e rimane con addosso solo un paio di mutandine di cotone bianco da scolaretta. La faccenda si fa decisamente interessante, infatti la tipa, con l’aria di chi si sta apprestando a compiere l’operazione più naturale di questo mondo, si toglie anche quelle e rimane completamente nuda in mezzo alla spiaggia ! Non mi perdo neanche un istante della scena, si china in avanti, poi quasi perde l’equilibrio nello sfilare l’indumento dai piedi ed infine si rialza in tutta la sua statuaria bellezza, esibendoci un bel triangolo di peli biondo scuri. E mentre i suoi amici le fischiano e le lanciano grida incomprensibili dall’acqua dove ormai stanno sguazzando da tempo, lei, senza nessuna fretta, si mette il bikini e li raggiunge. Tolgo lo sguardo, sapientemente nascosto dagli occhiali scuri, dal gruppo dei bagnanti e incrocio quello della mia ragazza. È un misto di collera ed eccitazione, vorrebbe sgridarmi per il mio scarso rispetto nei suoi confronti, manifestatosi con il mio interessamento estremo all’accaduto (succede sempre, ogniqualvolta vengo colto in flagrante a guardare altre donne che non siano lei) ma la scena ha evidentemente colpito anche lei che mi dice “Hai visto cosa ha fatto ? Ancora un po’ e ce la schiaffava in faccia, era proprio qui davanti a noi” e indica con la mano il tratto di spiaggia dove è appena avvenuto il fattaccio. Ci calmiamo entrambi ma la pausa dura poco. Il bagno dei tedeschi si sta già concludendo ed eccoli tornare tutti e sei, gocciolanti e chiassosi come non mai. La mia ragazza si prepara subito ad osservarli attentamente, io, temendo di dare troppo nell’occhio, resto defilato. Al solito i maschi sono più sbrigativi, si asciugano in fretta e poi, col solito sistema, si cambiano il costume rimettendosi i bermuda. Anche le due ciccione ripetono al contrario quanto fatto prima, via il pezzo alto del costume, fuori le tettone, asciugatura del petto, su la maglietta, asciugatura delle gambe, poi il telo da spiaggia cinge i fianchi delle due donne e nel frattempo le agili mani fanno cadere ai piedi il pezzo basso del costume. Quindi segue asciugatura delle chiappe e della passerona ed infine infilatura delle mutande e dei pantaloncini. Un classico accompagnato da fragorose risate. E lei ? La nostra fata che fa ? Quasi a sottolineare la sua diversità dal resto del gruppo è l’ultima anche in questa operazione e, con nostro sommo piacere ripeterà la show di poc’anzi, arricchendolo di un succoso particolare. Tutto questo mi verrà raccontato subito dopo, con dovizia di particolari, dalla mia ragazza attentissima a quanto successe, mentre io cercavo di osservare senza essere visto con il risultato di perdermi alcuni particolari. Dunque per prima cosa si spazzola per bene i lunghi capelli (che abbia un doppio senso la cosa ?), poi si toglie il pezzo in alto del costume e si asciuga con meticolosità la parte superiore del corpo. Quindi si toglie lo slip del costume due pezzi e comincia ad asciugarsi le gambe, dal basso verso l’alto, su su fino alle cosce per finire con la regione pubica ed il culetto. E qui viene il bello perché per ben due volte compie, davanti a tutti, l’operazione di togliersi un qualchecosa dalla passerina. Forse un

alga od un sassolino infilatosi durante il bagno (o forse solo un gesto gratuito per accentuare l’esibizionismo di questa bellezza nordica ?). Fatto sta che, chinandosi leggermente in avanti come per guardrsela, con due dita di una mano si apre le labbra della fica e con l’altra mano indugia proprio lì davanti. La scena è molto forte, anche se dura pochissimo, e si conclude con una vigorosa spazzolata ai peli portata con le mani. Poi la ragazza si riveste nell’indifferenza più completa dei suoi compagni che l’aspettano già in sella alle moto, li raggiunge e tutti quanti ripartono tra gli sguardi incuriositi di tutti noi. Adesso è la mia ragazza a sfogarsi, mi faccio raccontare più volte quello che ha appena visto e lei, tutta eccitata, non si fa pregare e abbonda nei particolari.” Figurati che si vedeva benissimo anche il rosa della carne quando ha fatto quella cosa lì con la mano” “Ma va, non ci credo” La stuzzico io che in effetti non avevo osservato la scena con l’attenzione con cui se l’era gustata lei “Ti giuro che è vero, era proprio qui a due metri da noi e poi so come è fatta quella cosa lì” Intanto ridendo e scherzando siamo eccitatissimi anche noi due, io sto girato a pancia in giù con una notevole erezione e noto che il costume intero della mia ragazza, che sta seduta all’indiana con le gambe incrociate proprio davanti a me, presenta una zona scura proprio intorno all’ inguine. Maliziosamente glielo faccio notare e tutta la sua baldanza si trasforma in evidente imbarazzo. Decidiamo di farci entrambi un bel bagno per sopire i nostri istinti e nascondere le tracce della nostra eccitazione (anche se sappiamo benissimo tutti e due che in acqua ci andiamo per poter andare oltre a quello che ci è permesso fare in spiaggia). Atteso il tempo necessario a far “defluire” la mia protuberanza ed avvisati gli altri che in tutta la storia non avevano dimostrato grande interesse ci precipitiamo in acqua con la mia ragazza terrorizzata che qualcuno possa vederle il triangolino bagnato (fosse la prima volta che succede !). Bagni porcelli come piace chiamarli a noi ne abbiamo fatti parecchi anche durante la prima vacanza in campeggio sull’Adriatico. In genere io mi sfilo il costume e sto nudo in acqua senza problemi e con molta soddisfazione. Lei però, che fino a quell’anno portava solo costumi interi, non era mai andata oltre ad estrarre dal costume un seno alla volta da farmi succhiare, oppure spostare di lato il costume per farsi toccare la figa e provare con delle improbabili penetrazioni che venivano ben presto abbandonate per le difficoltà che comportavano. Così la cosa si concludeva con una masturbazione reciproca e tanto petting. Ma quella volta successe ben di più, intanto ci lasciammo trascinare dalla corrente lungo la costa, allontanandoci di qualche centinaio di metri dal punto dove eravamo entrati in acqua. Raggiunta un tratto di mare poco frequentato dai nuotatori e prospiciente un tratto di spiaggia poco popolato cominciamo a pomiciare ed a toccarci con l’acqua che ci arriva circa al petto. I baci sono passionali ed intensi e ben presto le mani scendono a toccare il sesso dell’altro. Io mi abbasso il costume alle ginocchia, prendo M. per i fianchi e, aiutato dalla spinta dell’acqua, me la “carico” addosso, cosi da avere il mio cazzo durissimo che preme contro il suo inguine, le infilo le mani da dietro e comincio a palpargli con foga il culo. Lei non rifiuta le mie advances, anzi torna a baciarmi con ancora più foga mentre mi cinge la vita con le gambe favorendo così il contatto tra i nostri due sessi. Restiamo avvinghiati per un bel po’, in

equilibrio precario sulle mie sole gambe a strofinarci l’uno contro l’altro, fintanto che un onda più alta delle altre mi sbilancia e torniamo in piedi uno di fronte all’altro. Allora prendo con entrambe le mani le spalline del suo costume e gliele abbasso scoprendo entrambe le tette, non si oppone, le lascia tranquillamente uscire all’aperto, ora le guardiamo entrambi, quando arriva un onda si sollevano insieme ad essa, quando c’è risacca restano scoperte e visibili. Ci guardiamo intorno, in acqua non c’è nessuno nei paraggi ma sulla spiaggia davanti a noi ritengo che almeno una decina di persone siano ad una distanza sufficiente per scorgere i particolari di un corpo nudo e per comprendere che scopo abbiano certi movimenti ed allora, senza farla rivestire, la invito a seguirmi qualche metro più in là, giusto lo stretto necessario per ritenermi al sicuro. Qui mi metto a baciarle e succhiarle i capezzoli, duri e grossi come non glieli avevo mai visti. Io intanto mi sono sfilato del tutto il costume che tengo stretto in un pugno e lei allora cosa fa ? Se lo toglie anche lei, anzi me lo consegna, come a simboleggiare la resa incondizionata davanti al piacere sessuale che ci aspetta. Sono ulteriormente eccitato da questa mossa dalla valenza leggermente masochista, come a dire “Sono nuda, sono tua, fa di me quello che vuoi, non ho più barriere”. Torniamo ad abbracciarci e stavolta cerchiamo di penetrarci per davvero. Ci riusciamo facilmente, e così, nudi, uno dentro l’altro ci muoviamo seguendo il respiro del mare per cercare il coito. È davvero molto bello farlo e contemporaneamente toccarci a vicenda, il tocco sulla pelle dentro l’acqua da una sensazione particolare e molto bella. Ma le sorprese non sono finite, purtroppo lei in questa posizione non riesce a godere e così ci separiamo. Per tutta risposta la pazza si mette a fare una piroetta in acqua. Sì avete capito bene, una di quelle cose che in genere si fanno quando si gioca in acqua. Ci si punta coi piedi, si da una bella spinta in avanti e, coordinandosi ed aiutandosi con mani e braccia, si torna in posizione. Bisogna dire che M. è molto a suo agio in acqua e nuota molto bene, ma una cosa simile non me la aspettavo proprio. La prima volta che lo fa ho solo il tempo di intravedere il tondo bianco del sedere che emerge dall’acqua quando sotto c’è la testa, ma già alla seconda volta ho tutto il tempo di gustarmi l’apparizione della sua figa, rosa ed aperta benché stretta tra le cosce unite. Ed alla terza la blocco proprio quando il culo è al culmine, tutto fuori dall’acqua, lo tengo fermo con entrambe le mani che serrano le chiappe e, in preda alla foia più animalesca, ci tuffo dentro la faccia per leccargli figa e culo. Il salato misto al sapore del suo abbondante succo mi da una scarica di adrenalina, nulla al confronto di quello che provo quando mi accorgo che una vorace bocca ha ingoiato metà del mio cazzo, sott’acqua ! Ovviamente la cosa dura pochissimo ed il godimento sta più nell’idea che scatena la scena che non nel viverla veramente. Data la complessità della posizione decidiamo di non ripeterla più, però, sicuri di non essere visti, o incoscienti oltremodo, ci mettiamo a turno, uno a fare il morto e l’altro a leccargli il sesso infiammato. Basta poi una toccata di troppo ed io sborro senza ritegno. Riuscirò però a far godere la mia ragazza per la prima volta in acqua, masturbandola delicatamente con le mani e facendole sfregare il sesso aperto contro la mia coscia, si accascerà sopra di me a peso morto, rantolando di piacere. Infine un tocco di cattiveria, io mi rivesto subito e nuoto verso riva, lei mi segue nuda, cercando di stare il più possibile

sotto il pelo dell’acqua ed implorandomi di restituirle il maltolto. Cosa che io farò il più tardi possibile, cioè quando l’acqua, ormai pericolosamente bassa, la costringerà ad autentiche acrobazie per non svelare agli altri turisti la propria assoluta nudità. Inutile aggiungere che seguirono due o tre giorni di fuoco, sesso intenso e variegato. Parlammo anche dell’episodio e mia precisa convizione fu che alla mia ragazza fece tanto effetto quella scena (ben più di me) perchè desiderava ed allo stesso tempo temeva fortemente viverla in prima persona, combattuta tra il desiderio lascivo di essere lei nuda ed esposta in mezzo ad una spiaggia affollata e le normali inibizioni che farebbero vivere una tale situazione con una vergogna ed un senso di colpa colossali. Mr. Trekbus, autore di: Voyeur 1 – Il Campeggio Voyeur 2 – La Sauna Voyeur 3 – Il Mare della Grecia Voyeur 4 – Il Centro Commerciale ringrazia per l’attenzione prestata e ricorda che in rete è raggiungibile al seguente indirizzo di posta elettronica: [email protected]

Novembre 1977

Eros Italia: Il centro commerciale

Il centro commerciale Eccomi dunque qua per raccontarvi dei primi episodi capitatami circa l’ argomento che ormai tutti voi ben sapete. Dopo l’estate della Grecia, con relativa esperienza al seguito, il discorso esibizionismo venne affrontato più volte tra me e la mia ragazza e le conclusioni a cui giunsimo furono che entrambi eravamo tentati ed eccitati ad immaginare situazioni piccanti ma lei, cui era chiesto il ruolo non indifferente di esibirsi era oltremodo ritrosa e spaventata all’ idea di passare dalla teoria alla pratica. Non se ne parlò più fino ad una serata di primo autunno (metà ottobre circa) in cui successe la seguente cosa. Era un venerdì sera e decidemmo di passarlo in un grande centro commerciale appena aperto vicino casa mia. Comprende un centinaio e più di negozi ed un enorme ipermercato ed ogni tanto ci facciamo un giro quando non sappiamo cosa fare. Sai vivendo ancora separati quando si esce la sera o ci si apparta nel solito angolino oppure si va in qualche locale (con grave danno per il portafogli ed allora ci si ingegna per cercare soluzioni alternative, simpatiche e non costose. Io, pur non amando la ressa (ed il venerdì sera vi posso assicurare che in quel posto ce n’è sempre) ci vado volentieri perché è una vera manna per il voyeur, la nuova frontiera dell’ occhio indiscreto per me è finita lì. Altro che discoteche e club privee, tra i banconi del supermercato e tra i corridoi su cui si affacciano i negozi se ne vedono di tutti i colori. Minigonne e tacchi che

appena una si abbassa per raccogliere qualcosa da uno scaffale si scoscia fino al limite della decenza, ragazzine scatenate e giovani mamme con spacchi e grandi scollature che sembrano fare a gara a chi osa di più. Io naturalmente sono diventato un esperto osservatore e conoscitore di questi posti e potrei costruirci sopra almeno un paio di resoconti dettagliati, ma non è di questo che voglio parlare questa volta. Bensì di un esperienza personale capitatami quella sera. E’ la mia ragazza a venirmi a prendere e con la sua auto ci dirigiamo a questo centro commerciale. Mi chiede di guidare io da lì in poi e lei si sposta dalla parte del passeggero. Durante il quarto d’ ora di viaggio è insolitamente agitata e fa strane domande“ non noti niente di strano in me ?” La osservo attentamente, per prima cosa i capelli (è successo più di una volta che io non mi sono accorto della spuntatina che gli aveva dato e ci era anche rimasta male) ma mi sembrano intatti. Poi controllo che non abbia un nuovo capo di abbigliamento, neanche questo, indossa un paio di pantaloni di tela blu leggeri ed una camicia azzurrina con sopra una giacca di foggia maschile, tutto già visto. Scarpe basse di cuoio e non porta le calze (questa non è una grossa novità, malsopporta le collant e cerca di dilatare il più possibile il periodo in cui farne a meno senza dare troppo nell’ occhio e senza soffrire troppo il freddo)“ proprio niente ” Rispondo io distratto dalla guida. Lei sbuffa con fare da bambina capricciosa ma non è arrabbiata, si direbbe divertita. Poi dice una frase destinata a funzionare da campanello d’ allarme per me “ la novità c’è ma non si vede perché potrebbe non essere visibile ” “ hai comprato un nuovo completino intimo ? ”Ancora non ci arrivo“ diciamo di sì, si tratta di un nuovo completo che non ho mai messo in passato ma non ho dovuto comprarlo perché, come dire, l’ ho sempre avuto ” Bingoo, ho appena realizzato che la mia ragazza è nuda sotto i vestiti e scopro di essere pervaso da un misto di agitazione e senso di impotenza. (tali sensazioni, che solo adesso comincio a controllare, ritengo siano dovute allo smarrimento di trovarsi di fronte ad una situazione tanto attesa e sognata ed aver paura di non saperla sfruttare come si deve). Infatti l’ unica cosa che riesco a fare è manifestare timidamente il mio dubbio circa la verità delle sue affermazioni. Lei allora prende la borsetta posata sul sedile posteriore e ne estrae un paio di mutandine ed un reggiseno bianchi e me li sventola sotto il naso a mo’ di prova. Hanno su di me la funzione di potente afrodisiaco, la mia regione pubica, fino a questo momento estranea a tutto quanto, ha un violento sussulto che dimostra la sua presenza. Ora finalmente comincio ad eccitarmi, la molla è scattata, sento erigersi dentro le mutande il membro e ritorno padrone della situazione“ già e chi mi assicura che quello nella borsetta non sia un completo di scorta e che tu ne abbia addosso un altro ? ” La provocazione sortisce l’ effetto desiderato in quanto lei si allunga sul sedile, abbassa la zip dei pantaloni ed in tono di sfida dice “ controlla tu stesso ” Non me lo faccio ripetere ed il resto del breve viaggio lo passerò con la mano destra intenta ad accarezzare la folta peluria, umida che trovo sotto la patta aperta. Il palpeggiamento non è agevole, a malapena riesco ad insinuarmi tra le grandi labbra, quando ci riesco le apro con le dita e cerco la fessura da percorrere con la mano. Lei è visibilmente eccitata ma

si guarda in giro preoccupatissima. In realtà i rischi che dall’ esterno si capisca qualcosa sono nulli. Arrivati, parcheggiamo, ci diamo una riassettata ed entriamo nella bagarre del centro commerciale. Vedo tutto sotto un altra luce, penso in continuazione al fatto che lei non ha indosso biancheria e mi sforzo di pensare se la cosa può essere notata. Mi rendo conto che non è così, la giacca copre il sedere e, sul davanti, anche se portata aperta, nasconde il petto. Come prima uscita ‘naked’ la mia ragazza ha scelto un abbigliamento da ‘massima protezione’. Pazienza. Mi limito a pizzicargli le chiappe per provare l’ ebbrezza di sentire la pelle sotto il tessuto ed ogni volta la vedo sussultare arrossendo. Proprio una di queste mie palpeggiate un po’ più audace delle altre la convince a chiedermi di ritornare a casa. In macchina, sulla strada del rientro, ha luogo il secondo atto. La invito a guidare lei stavolta e le sfilo la giacca che poso sul sedile posteriore. Accetta di buon grado. Meno quando le chiedo di slacciare di nuovo zip e bottone in vita dei pantaloni. Però esegue ed io ricomincio a toccarla con maggiore libertà di movimento. Sono tutto proteso verso di lei ed ogni tanto le tocco anche i seni da sopra la camicetta. I capezzoli si sono induriti e fanno bella mostra di se attraverso il tessuto. Allora slaccio un paio di bottoni della camicia e praticamente ho libero accesso a tutto il suo contenuto che adesso maneggio a piene mani (la frase è proprio azzeccata perché di misura ha una terza che riempie alla perfezione il mio palmo). Le sue rimostranze sono blande ed oramai la sua unica preoccupazione è di non farsi vedere troppo da fuori. La tranquillizzo, innanzitutto siamo su strade poco frequentate e poi è buio e dagli abitacoli delle altre auto è difficile scorgere i particolari di ciò che avviene dentro la nostra auto, tutt’ al più si noterà la mia sagoma che ondeggia da un sedile all’ altro. Fermi ad un semaforo rosso butto lì la mia richiesta bomba “ con i pantaloni così non riesco a toccarti come vorrei, perché non te li abbassi fino a metà coscia ? se però temi di non riuscire a guidare con tranquillità lasciamo subito perdere” (la mia preoccupazione è reale ma non sarà giustificata) Con mia grande sorpresa, senza obiezione alcuna, come se fosse la domanda che ardentemente si aspettava che le facessi, esegue il compito. Con gli occhi puntati sullo specchietto retrovisore per controllare l’ auto ferma in coda dietro di noi, porta entrambe le mani sul bordo dei pantaloni, si punta coi piedi sul tappetino del pianale e si solleva col sedere dal sedile quel tanto che basta per abbassare i pantaloni. Ripartiamo e per un po’ mi limito a guardarla, il bianco delle cosce risalta con lo scuro dei sedili e della tappezzeria, la camicia slacciata lascia intravedere un seno anch’ esso bianco. La guida è regolare, priva di scossoni, se appoggio una mano sulle cosce sento i muscoli tendersi alternativamente quando i piedi delle rispettive gambe agiscono sui pedali di freno ed acceleratore o della frizione. Mi diverto a farlo. Decido di allungare la strada che ci porterà al solito parcheggio dove concludiamo in bellezza la serata. Ne scelgo una che contempla altri due semafori. Prima di raggiungerli mi accorgo che i lembi della camicia le coprono il pube nascondendo alla vista il pelo. Provvedo scostandoli e questa volta lei reagisce energicamente per dimostrare il proprio disappunto, ma sono irremovibile, ora anche tutta la figa è visibile e ricomincio ad accarezzarla con dolcezza. Lei apprezza tanto che al secondo semaforo (il primo per nostra sfortuna lo troviamo verde) allarga

sensibilmente le gambe per favorire il mio tocco. Arriviamo così al parcheggio che lei è praticamente mezza nuda e facciamo l’ amore con grande foga e grande passione. Due giorni dopo lei mi mostrerà i pantaloni di tela blu come inconfutabile prova dell’ eccitamento provato quella sera, constato che essi hanno una vistosa macchia intorno all’ inguine, più che una macchia una sorta di alone chiaro che, annusato, ha l’ inconfondibile odore della mia femmina. Non l’ ho mai ringraziata abbastanza per quella sera. Dopo quella sera parlammo spesso dell’ accaduto inserendolo nel discorso più ampio dell’ esibizionismo e lei si lasciò sfuggire che, cosiccome era riuscita a fare una cosa da entrambi ritenuta impensabile solo pochi mesi prima, allo stesso modo, più avanti e senza fretta, sarebbe riuscita ad osare di più, come ad esempio farmi vivere una serata simile con indosso un vestito invece dei pantoloni (per la cronaca quando la conobbi il suo guardaroba non conteneva nemmeno l’ ombra di un vestito ed invece ora ne possiede una mezza dozzina, i primi due dei quali acquistati l’ estate scorsa e sfoggiati per la prima volta proprio durante la vacanza in Grecia). Io non diedi molto peso a queste promesse che invece si rivelarono veritiere. Ma queste sono altre storie … Mr. Trekbus, autore di: Voyeur 1 – Il Campeggio Voyeur 2 – La Sauna Voyeur 3 – Il Mare della Grecia Voyeur 4 – Il Centro Commerciale ringrazia per l’attenzione prestata e ricorda che in rete è raggiungibile al seguente indirizzo di posta elettronica: [email protected]

Novembre 1977

Eros Italia: A casa di Anna (1° episodio)

A casa di Anna (1° episodio) Non faceva freddo quella sera, e mi trovai a camminare lungo il viale che da casa mia portava a casa di Anna, la mia ragazza da pochi giorni. La sua era una di quelle villette tipo inglese, con due piani ed un garage, e spesso in quel garage facevamo l’amore. l giorno prima l’avevamo fatto per un paio d’ore di seguito e lei sembrava impazzita. Tornavo li’ con l’intento di scoparla ancora, lei lo sapeva e voleva, anche perche’ mi aveva telefonato per dirmi che era sola e che i genitori stavano fuori per il week end. Erano le sei. Suonai al citofono e uno scatto secco apri’ il portone. Anna si precipito’ a venirmi in contro e nonostante i trent’anni pensai ancora una volta che avesse degli atteggiamenti da bimba. Mi salto’ addosso, e per poco non caddi.Tra un bacio e l’altro mi disse -Amore, voglio presentarti i miei amici-

Usci’ dalla porta di casa una ragazza mora, poi un ragazzo circa della mia eta’ e infine sopraggiunse la voce di una seconda donna. -E’ finita la serata- pensai, e cominciai a presentarmi a tutti. Qualcuno aveva fatto la spesa e le buste erano sopra il tavolo della cucina. Di fianco c’era una chitarra. -Chi suona…?- chiesi tanto per dire qualcosa – io!- rispose Maurizio e prese la chitarra in mano. Comincio’ a fare un arpeggio e le ragazze canticchiavano mentre preparavano la pancetta per l’ amatriciana. Una delle due sconosciute mi chiese -bevi?- e mi diede un bicchiere di vino, Anna me lo tolse dalle mani e bevve un sorso, si affianco’, poso’ le labbra sulle mie e mi passo il vino che aveva in bocca. Tutti batterono le mani. Io mi stavo eccitando ma avevo stampato sulla faccia il mio sorriso idiota di convenienza. Mangiammo e bevemmo, ansi, bevemmo e mangiammo qualcosa perche’ alla fine c’era solo il primo e tante bottiglie vuote. Paola prese dalla borsa un pezzo di fumo avvolto nella stagnola e preparo’ un paio di spinelli con incredibile abilita’. -Fumi tu?- mi chiese Maurizio -Si, non sempre e non tanto…ma se c’e’..Ci accendemmo la prima, la seconda , la terza. Ridevamo di tutto, ci fissavamo e ridevamo. Erano simpatici. Anna era da un’ora abbracciata a me e passava la mano, discretamente, sull’uccello. Avevo intuito che tra Maurizio e Paola c’era del tenero e ne ebbi la conferma quando cominciarono a baciarsi. A questo punto la terza si lamento’ -che facciamo io reggo il moccolo a voi?…Ridemmo, e Paola si avvicino’ ad Eleonora e gli disse con voce un po’ sbronza -che ti vuoi divertire anche te? …vieni con noi…e se la tiro’ sul divano dove era con Maurizio. Di nascosto Anna mi baciava i pantaloni, propro sul cazzo, e io non ce la facevo piu’. -Se non la pianti, amore mio, te lo metto in bocca davanti a tutti….gli sussurrai all’orecchio -Non hai il coraggio…-e rise -Di che?- chiese Maurizio -Di nulla, si sta ubriacando questa…-No, no, sentite, non sono ubriaca….gli stavo dando i bacini maiali…e lui ha detto che se non la piantavo mi si faceva davanti a voi…Si giro’ verso di me e mi abbraccio’ -questi sono i miei amichetti sai…loro mi difendono se tu mi scopi qui in mezzo a tutti.-Lascia stare- dsse -Maurizio – che mi sa che a te una bella cura …ora come ora ti farebbe solo bene e smaltiresti un po’..-E dai! -disse lei -sbatimelo in bocca!Io non mi muovevo, non avevo capito se scherzava o altro. Maurizio prese la testa di Anna con una mano e con l’altra si tiro fuori un cazzo gonfio e grosso. Io stavo per scattare in piedi ma qualcosa mi trattenne. La bocca di Anna affondo’ sul cazzo di Maurizio e comincio’ a pompare su e giu’ con la testa, Paola giro’ il viso di Maurizio verso di lei e inizio’ a baciarlo. Eleonora si alzo’ e venendo verso di me mi disse sorridendo

-cosi’ che fai, finisce una storia d’amore?Io ero teso come una frusta, ero eccitato ma incazzato nero con Anna. Eleonora si sedette accanto a me e tiro’su le gambe -Ti va di leccarmela?Tiro’ su la gonna a scacchi e le mani di lei aprirono le grandi labbra scansando le mutandine bianche di pizzo. Ebbi un attimo di esitazione, avevo come l’impressione che tutto fosse premeditato, ma ero eccitato, e le piantai la lingua in mezzo alle cosce. Il mio naso era perso fra i morbidi peli della sua fica e non vedevo piu’ nulla di quanto stava accadendo intorno a me. Sentii delle mani che tentavano di sbottonarmi i pantaloni, mi alzai per permettere l’operazione e subito una bocca prese il mio cazzo. Non ci capivo piu’ nulla. Leccavo quella figa e sentivo che il mio cazzo era succhiato da due persone diverse, ero in paradiso, stavo per sborrare ma a questo punto volevo farlo nel culo della mia donna quasi per dimostrarle la mia rabbia e il mio possesso. Sentii la voce di Anna che diceva -sbooorroo…- quasi in un sussurro, glielo avevo insegnato io a dirlo, al posto di ”vengo” che non e’ abbastanza efficace… Mi girai per vedere mentre veniva e vidi il peggio. Le bocche intorno al mio uccello, che oramai era gonfio e rosso(quando e’ cosi’ arriva a 24 centimetri) erano quelle di Paola e Maurizio, nella fattispece Maurizio era ancora attaccato e Paola, mentre aspettava il suo turno gli faceva una sega. Mi guardo’, e io lo fissai. Si sfilo l’uccello di bocca e mi chiese -ti da fastidio?…- Anna mi sorrise e venne verso di me. Aveva la mano fradicia, si stava masturbando, a lei piaceva molto, a volte quando eravamo soli lo faceva per ore e parlava….di qualunque cosa. Delicatamente Anna prese la testa di Maurizio e la spinse dinuovo sul mio cazzo, e lui affondo’. Dio come lo succhiava bene. Eleonora si tolse e ando’ verso Paola, Anna mi disse -straiati a terra,…- Scesi dal divano e Maurizio lascio’ il mio cazzo e cominco’ ad incularsi la sua donna che gemeva e masturbava l’amica. Anna mi comincio’ a baciare, poi con la sinistra prese il cazzo di Maurizio dal sedere di Paola e comincio’ a menarlo furiosamennte. Maurizio perdeva schizzi di sperma ad ogni colpo. -non possiamo buttare via tutto questo…ben di Dio- disse guardando Paola -no …eh…- gli fece eco la donna di Maurizio. Poi Anna si giro’ verso di me e mi disse -vieni amo’..- Lei si volto’ e comincio’ a succhiare dinuovo quell’enorme uccello bagnato. Io avevo il cazzo nel culo di Anna, ormai era cosi largo e lubrificato che sentivo poco. Mi tolsi, allargai le natiche di Paola e glielo piantai dentro, lei era piu’ piccola, piu’ stretta, mi faceva godere dippiu’. Mi avvicinai ad Anna mentre inculavo l’amica che nel frattempo era intenta a leccare e masturbare Eleonora con una di quelle candele rosse e ritorte che si accendono a Natale . La baciai sulla guancia gonfia della cappella di lui. Anna si sfilo’ l’enorme cazzo dalla bocca e lo mise difronte a me. Delicatamente con la mano mi spinse la testa su quell’ uccello e tutti si erano fermati e mi osservavano con una espressione interrogata e divertita. La cappella di Maurizio affondo” tra le mie labbra e io iniziai a succhiarlo tenendo il ritmo con la mano di anna cheancora mi spingeva. Succhiai, succhiai, succhiai. Non l’avevo mai fatto, ma mi piaceva, non mi vergognavo. Dopo un po’ io e la mia donna lo succhiavamo insieme e lei rideva

-non lo finire tutto he!..Qualcuna succhiava il mio cazzo e l’altra si era messa fra le cosce di Anna e le leccava la figa . La guardai, era Paola che succhiava disperatamente le grandi labbra della mia donna e Anna sfilandosi il cazzo di Maurizio dalla bocca lo giro’ verso di me e disse -ragazzi io sto per sborrare ancora……ahhhhhh- Prese la mia testa, la schiaccio’ sul cazzo di Maurizio e lo mosse un po’ per fargli una sega mentre io lo spompinavo… lui sborro’ nella mia bocca, fece un lago. Fiotti caldi mi riempivano il palato e Anna muoveva ancora la sua verga. – Anche io …- disse – e lo sfilo’ dalla mia bocca per passarlo nella sua. Io mi avvicinai, tolsi il cazzo di Maurizio e baciandola gli passai tutta la sborra che non avevo ingoiato. In quel momento venni. Eleonora e Paola videro il mio cazzo sborrare cosi’ tanto che si misero sotto a farsi bagnare la faccia… Anna si giro’ verso di loro -….che vi avevo detto…?- poi con ancora il cazzo di Maurizio in mano mi dice -…bravo Amo’-

Dicembre 1977

Eros Italia: A casa di Anna (2° episodio)

A casa di Anna (2° episodio) Telefonai a casa per dire che non sarei tornato a dormire, nonostante i miei trent’anni ancora mia madre aspettava il mio ritorno la sera, e continuava ad essere preoccupata finche’ non sentiva la porta di casa che si apriva. Erano tutti ancora li’, non era successo nulla. Paola davanti al fuoco del camino, Maurizio con la chitarra in mano Eleonora ed Anna che canticchiavano su quelle poche note che lui strimpellava. Non era successo niente. O meglio, sembrava che non fosse successo niente e a guardarli neanche si supponeva niente. Solo un paio d’ore prima eravamo tutti sul tappeto a masturbarci e ad incularci l’uno con l’altra, la mia donna, Anna, l’aveva succhiato ripetutamente a tutti e due e potevo scorgere ancora sul tappeto i segni della mia sborrata finale. Anna aveva pulito tutto con uno straccio umido ma io ne vedevo ancora le tracce, forse era solo una impressione mia. Paola venne verso di me. – cos’hai?- -nulla, pensavo- -a che pensavi, si puo’ sapere?- -a tutto questo…sono un po’ frastornato.- -ma ti e’ piaciuto?- -non lo so, li’ per li’ si…ma ora non posso fare a meno di pensare- -ti da fastidio che Anna fosse cosi’?- -non lo so, sai queste sono le cose che magari uno sogna per una vita e poi quando ti ci trovi in mezzo…- -io ho reagito nella stessa maniera quando lo fecero a me, stavo da poco con Maurizio, fu Anna a rompere il ghiaccio- ah si?- – mi fece delle avances, e nonostante io non abbia grossi problemi, mi sentii imbarazzata, soprattutto quando Maurizio entro’ in camera…che figura, stavo con il seno di fuori e Anna me lo succhiava, poi sono degli stronzi perche’ era Maurizio che aveva detto ad Anna di provarci, io una sera avevo detto a lui che mi sarebbe piaciuto provare

con una donna…e guardacaso provarci proprio cosi’.. All’inizio cercai anche di giustificarmi….-eravate voi tre?- -no c’era una festa a casa di una nostra amica, forse la conosci, Valentina.- -no, non la conosco- -non ti sei perso niente- – e insomma..?- -alla fine Maurizio mi ha portato fuori dalla stanza, io non sapevo che dire e lui mi chiese se era stato bello, non parlavo piu’ ma ero eccitata, pero’ non volevo darlo a vedere a lui, avevo paura che mi lasciasse. Siamo andati in bagno a parlare e incominciammo a fare l’amore, mi disse che secondo lui non c’era nulla di male in quel che avevo fatto, l’mportante era che io fossi certa di amare solo lui. Sinceramente a quel tempo piu’ che amare Maurizio avevo una grossa cotta ma non lo dissi, anzi mi sbilanciai molto sull’amore- -cioe’ gli hai detto che lo amavi alla follia?-piu’ o meno..- e rise. -e poi?- – e poi e poi, quante cose vuoi sapere…nulla e’ finita li’. Qualche giorno dopo lui mi disse che Anna voleva rivederci, io capii l’antifona e ero un po’ restia ma Maurizio mi convinse, mi disse che non dovevamo per forza fare qualcosa, e mi decisi ad andare, pero’ mi vergognavo un po’. Eleonora era fidanzata con uno, ed era a casa di Anna anche lei- -ah, vi siete conosciute li’- -si- -e insomma…?- – niente, eravamo li’ e Anna mi ha chiesto di accompagnarla di sopra, sono salita e abbiamo parlato, mi disse che Maurizio lo conosceva da tanto e che non c’erano problemi, se a me piaceva andava tutto bene, …insomma poi comincio’ a baciarmi, e poi e’ venuto anche Maurizio e facemmo l’amore in tre. – e gli altri due?- -quando siamo scesi stavano scopando, anzi no, il ragazzo di Eleonora se la stava inculando per l’esattezza, ma a me lui non piaceva tanto, era volgare, non lo so dove l’ha preso quello. Ci siamo rieccitati subito, e fu li che vidi per la prima volta Maurizio prendere il cazzo di un uomo in bocca, rimasi un po’ cosi’ ma non mi diede fastidio piu’ che tanto, avevo capito il tipo. In pratica Maurizio fece un bocchino a Paolo e Anna stette dinuovo con me.- -Eleonora ?- -non mi ricordo se anche con lei..- -La finite voi due- disse Anna fingendosi gelosa e venne verso di me – di che parlate?- -mi chiedeva come ci eravamo conoscute- -lunga storia- Anna mi accarezzo’ dolcemente e sorrise, Paola si alzo’ e si avvicino’ a Maurizio che ancora suonava -ti ha dato fastidio quello che e’ successo?- -non lo so, ne stavo appunto parlando- -sei deluso di me?-no, sono frastornato, e poi non avevo mai succhiato un…- -ma dai!-ma dai, sembra che per te sia naturale che un uomo lo succhi ad un altro!- -che hai provato?- -ero eccitato, mi e’ piaciuto…ma ora mi sento ancora il sapore in bocca- -mangiati un biscotto- -non mi va- -io ce l’ho un modo per toglierti il sapore dalla bocca- e mi bacio’, a lungo, profondamente, intensamente. -Ale, io mi sa che ti amo- -sei sicura- -mmh, mi sa di si- Dio come era bella, i capelli biondi, poco sopra la spalla e un sorriso perfetto, non era altissima ma per la mia statura, che e’ di 1.75 il suo metro e sessanta andava piu’ che bene. -Ale- mi sussurro’ all’orecchio – mi stanno tornando le voglie…- -anche a me- sussurrai a mia volta -andiamo su in camera- cosi’ dicendo si alzo’ e mi tiro’ su con lei. -dove andate?- chiese Maurizio -affari nostri…- Anna rideva contenta -Maiali!- fecero eco gli altri Entrammo nella camera di Anna, io ancora non ero abituato alla sua casa ma conoscevo il suo letto ad una

piazza e mezza. Si lascio’ cadere sul materasso e mi invito’ allargando gambe e bracchia a fare lo stesso. Mi straiai su di lei e abbassai la zip dei suoi jeans. Lei inarco’ il corpo quel tanto che basta per sollevare il sedere e mi aiuto’ a sfilarli, poi sentii che le mani andavano sulla mia cintura e che in un attimo avevo i pantaloni aperti. Cominciammo a baciarci e le nostre mani ci masturbavano a vicenda. -sbattimelo dentro…- mi disse finendo di togliersi i pantaloni. In un colpo solo anche le mutandine sparirono e lei si sporse verso il mio cazzo. Comincio’ a succhiare in maniera stupenda e io rimasi in piedi a guardarla. Rideva con gli occhi aveva il mio cazzo in bocca e i peli della fica fradici. La testa si muoveva avanti e indietro avidamente e ad ogni pompata faceva fuoriuscire la mia cappella dalla sua bocca. La mia sborra cominciava a sgorgarle dalle labbra e lei non faceva nulla per trattenerla, anzi sembrava le piacesse sentire quei rigoli che colavano sul mento. Le mie palle stavano per esplodere e Anna si accorse che da un momento all’altro le avrei allagato la bocca. Si stacco’ dal mio cazzo e prese dal bordo del letto una enorme matita di legno che era attaccata ad una cordicella con un cuore appeso. Non so come stacco’ la cordicella e si punto’ la testa arrotondata della matita fra le gambe, poi prese la mia mano e fissandomi negli occhi mi disse -spingila dentro come se fosse un cazzo- -ma ti faccio male- -Ale…, sono un lago…!- La spinsi e questa entro’ come un coltello caldo nel burro. La figa di Anna era enorme, quasi sproporzionata rispetto a lei, io muovevo la matita e questa affondava in quella voragine bagnata facendo quel classico rumore di quando si scopa una donna fradicia di umori. Notai che la mia compagna si era infilata l’indice della mano destra nel culo e lo muoveva come se fosse un piccolo cazzo. Io ero ancora in piedi davanti a lei con il cazzo duro e rosso da far spavento, era rimasto scappellato, e di tanto intanto uscivano delle gocce di sperma trasparente. -ma quanta sborra mi dai oggi…- disse Anna con una voce porca assatanata Si tolse il dito dal culo e afferro la matita piantandosela ancora piu’dentro -sfondamela sta fregna…dai…- Io sfilai la matita dalla fica e la puntai sul suo culo, lei si sposto’ un po’ per permettere l’operazione. Il suo sfintere era allargato e pulsava. -sbattimela nel culo prima che si asciughi senno’ me lo rompi…- Feci pressione e la testa dell’arnese di legno entro’, Anna gemette e si divarico’ ancora dappiu” -…spingi…piano…spingi…oddio..mi rompi il culo cosi’…si rompilo dai.. rompimi il..- Affondai di colpo e gli infilai la matita su nell’intestino, Anna sbarro’ gli occhi poi li richiuse e lascio cadere la testa all’indietro. Il buco del culo era allargato allo spasimo e la matita era entrata per circa quindici centimetri. La tirai un po’ fuori e la rispinsi dentro, entro’ ancora dippiu’ e lei gemette di dolore. La porta della camera si aprii e Maurizio, Paola ed Eleonora entrarono – E noi niente?- La mia donna aveva ancora la matita piantata nel culo e si stava facendo un ricco ditalini con la fregna semi allargata. -eh dai! lasciamoli soli – disse Paola quasi scocciata con Maurizio -non se ne parla- -Ale…dai..dai…- -la matitona!- disse Eleonora ridendo -dalla a me- – eh dai Ele, piantala! – Paola si stava scocciando -Ele, vieni quiintervenne Maurizio che nel frattempo si era spogliato del tutto Eleonora, un po’ scocciata si giro’ e si dedico’ a Maurizio mentre Paola finiva di spogliarsi. Sfilai la matita dal culo della mia donna e lei gemette di

nuovo. Immediatamente Eleonora che si era tolta le mutande, ma non la gonna, la prese e dopo essersi sdraiata perterra se la mise fra le cosce iniziando a pomparsela avanti e indietro. -Ragazzi…e’ stupendo…mmmhh…la voglio anche io una matita cosi’- Paola si mise a cavallo della faccia di Eleonora e questa comincio a leccargli la figa depilata. La lingua passava sul taglio di Paola e lei godeva dicendo parole senza senso. Maurizio si avvicino’ ad Anna e protese il cazzo vero la sua bocca. io ero in piedi e io ero in piedi e la inculavo. Anna non si fece pregare e inizio’ a succhiare il cazzo di Maurizio che ben presto divenne duro come il mio. Come faceva prima con me, la cappella di lui entrava e usciva completamente dalla bocca di Anna. Eleonora continuava a leccare la figa di Paola e con le mani spingeva la matita nel suo utero con colpi ritmati e secchi. Era talmente bagnata che stava colando umori sul pavimento di parquet. -oddio sborroooo…- disse all’ improvviso Anna allargandosi la figa con le mani Da Eleonora parti’ un fiotto di urina -ragazzi io piscio…- -e dai…non qui in camera…- la riprese Paola con un filo di voce -dai…dai…- diceva Eleonora mentre continuava e schizzare e a masturbarsi con l’arnese Da Paola usci’ un fiotto giallo che allago’ la facci della sua leccatrice la quale ne parve contenta perche’ tolse le mani dalla matita (ben attenta a lasciarla piantata nella figa) e afferro’ le natiche di Paola portandosele ancora dippiu’ sulla faccia. Si stava leccando tutto e nel frattempo schizzava anche lei. Anna non parlava e si stava godendo la sua sborrata. Si fece piu’ avanti con il bacino fino ad uscire dal bordo del letto -pisciami dentro Ale…- era quasi una supplica, e io pisciai nel suo intestino. Anna colava, di umori e di urina, Eleonora continuava a schizzare fiotti di pipi’ a terra, bagnando tra l’altro anche lo scendiletto. Maurizio imperterrito continuava a farsi spompinare dalla mia donna che ormai si comportava come una vacca al pari delle sue amiche. Anna venne. Il culo continuava a colare, e io non toglievo il cazzo da dentro, volevo pisciare ancora ma lei mi interruppe -Fammi alzare amo’ che vado a prendere uno straccio, abbiamo fatto un casino… inculati quella li’ – e indico’ Ele – guarda che sta’ a fa..Sfilai il cazzo dal culo di Anna. Il suo buco ere divenuto enorme e si vedeva chiaramente l’interno. Appena si mise in piedi dei rigoli scivolarono lungo le cosce ma lei non se ne curo’ e prima di uscire dalla camera mi bacio’ sulle labbra. Andai verso Eleonora. Lei capi’ che la dovevo inculare e senza togliersi la matita si mise su un fianco e allargo’ le natiche. Il suo buco di culo era enorme, scuro, largo e fradicio. Paola si tolse e rivolgendosi a Maurizio chiese di essere fottuta -…dai entrami…- si allargo’ la figa con le mani e lui la sfondo’. Lei caccio’ un piccolo urlo piu’ per godere che altro -sfondami, dai sfondami…-ripeteva convulsa mentre continuava a muoversi. – oddio che cazzo che hai , ….oddio mio che cazzo….si, spaccami la figa, dai spaccala ..dai..- un altro fiotto di urina scaturi’ dalla sua figa e bagno’ la pancia di Maurizio -non mi pisciare addosso- gli disse mentre puntava il cazzo sul culo di lei. Poco piu’ in la io inculavo Eleonora con colpi secchi. Lei teneva i denti serrati, e con le mani divaricava le natiche allo spasimo. -..dio quanto e’ grosso Ale…affonda dippiu’…Sentii le mani che mi allargavano le natiche e una lingua che mi leccava il buco del culo, era Anna che voleva farmi godere. Cominciai a pisciare nel culo di Eleonora e mentre pisciavo affondavo sempre piu’ dentro.

Maurizio si paro’ davanti a me con il cazzo teso come un’ asta. mi prese la testa fra le mani e mi disse -succhiamelo- sembrava un ordine e io non mi feci pregare. Allargai la bocca e permisi alla sua cappella di entrare. Sentivo il suo odore, un odore di cazzo, di sborra. Sentivo il suo sapore salato e la cappella sotto la mia lingua dura come un tamburo. Ero ormai senza ritegno e mentre continuavo ad inculare Eleonora, ormai il mio cazzo entrava fino ai coglioni, succhiavo avidamente Maurizio nell’intento di farlo sborrare. -succhi bene Ale…si…si..mi sa che sborro..sii…godevo talmente tanto, tra il colo della troia che avevo sotto e quel bellissimo cazzo che erra nella mia bocca che inizia a sborrare nell’intestino di Eleonoera. -ooddiooo…pisci o sborri Ale?…-chiese la troia che si sentiva allagata Mi sfilai il cazzo di Maurizio dalla bocca -sborro, piscio,…non lo so.- Sentii una mano sfilare il mio cazzo dalla culo dell’amica e metterselo in bocca -ecco la fidanzatina che vuole la sborrata del suo ometto..- disse Paola in tono sarcastico. Sentivo la mia donna che succhiava disperatamente la mia cappella, e io gli regalai una sborrata che per poco non la strozzo’. Ripresi in bocca il cazzo di Maurizio che aveva iniziato a farsi una sega schizzando sperma sui nostri corpi avvinghiati a terra. Appena le mie labbra circondarono la sua cappella un fiume di lava mi riempi’ la bocca e io affondai ancora dippiu sul suo cazzo. Un secondo schizzo. Un terzo. Iniziai a deglutire. -non ti fermare…dai muoviti- Mossi ancora la mia bocca sul suo cazzo e altra sborra usci dalla sua cappella che pulsava freneticamente. Lasciai fuoriuscire la sborra dalla mia bocca e la feci colare su Eleonora che era ancora li’, sotto a noi. -Vengo, vengo anche io…-si pianto’ la matita talmente dentro che io pensavo si facesse male, ma sborro’ anche lei. Il mio cazzo era ancora nella bocca della mia donna che lo stava ripulendo con la sua lingua esperta quando Maurizio si sfilo” dalla mia bocca e porse il cazzo ormai esausto a Paola. Lei gli afferro’ il cazzo con due mani e inizio’ a menarlo con colpi delicati e secchi, poi un attimo dopo lo prese in bocca anche lei. A terra era un lago, schizzi di sborra e di piscio erano dapertutto, l’asciugamano che Anna aveva preso era intriso e buttato li’ in un angolo. Mi alzai e mi poggiai con la schiena letto di Anna. Ero esausto, non sborravo cosi’ tanto e cosi’ bene da anni. La voce di Paola ruppe quell’istante di silenzio. -…io vorrei venire…sempre che non vi dispiaccia…- Qualcuno rise e le due ragazze si avventarono su di lei. Io e Maurizio ci guardammo e capimmo che non ci saremmo mossi. Anna inizio a leccare la figa di Paola con maestria. Passava dal taglio al buco del culo, e poi di nuovo al taglio. Stavolta fu Eleonora a sedersi sulla faccia di Paola e questa comincio’ a leccargli la sorca ormai fradicia e piena di sborra. La fica di Anna era ancora mezza allargata e rossa, forse un po’ di sangue gli usciva dal culo per via della matita di prima. Non distinguevo bene, ero appannato. Ad un tratto Paola presa la testa di Anna e la schiaccio’ ancora dippiu’ sulla figa. -…siii….siii..dio…siii- -sborra troia, sborra…- gli fece eco Eleonora che si era allargata la fica con le mani e aveva cominciato a pisciare sulla faccia di Paola che continuava a leccargli la fica in maniera concitata e ormai senza piu’ alcun ritmo. Ci placammo, tutti seduti a terra con la camera che odorava di sesso all’impazzata. Fissai la mia donna e capii che la serata doveva ancora finire.

Dicembre 1977

Eros Italia: A casa di Anna (3° episodio)

A casa di Anna (3° episodio) Saranno state le sei di mattina, forse prima, non riuscivo a leggere bene l’ora che segnava la sveglia sul comodino.Alessandro era accanto a me che dormiva come un bambino e io non volevo svegliarlo, aveva avuto decisamente una giornata impegnativa. Gli era uscita tanta di quella sborra dall’uccello che ne ero ancora impressionata al ricordo. Povero amore mio, quando si e’ messo a letto non stava in piedi dalla stanchezza. Io pero’ non riuscivo a dormire, mi bruciava il buchino del sedere per via di quella enorme matita che Ale mi aveva sbattuto dentro con tanta violenza, mi riproposi di comperare un benedetto cazzo di lattice lubrificato perche’ non potevo andare avanti cosi’, gira gira mi sarei fatta male sul serio visto poi che in quei momenti non capisco piu’ nulla. Decisi di andare in bagno a mettere un po’ di crema. Mi alzai con attenzione per non svegliare Ale e uscii dalla mia camera. Sul letto dei miei c’erano a dormire Maurizio, Paola ed Eleonora. Silenzio di tomba. Entrai in bagno e mi tolsi le mutandine, mi misi di schiena allo specchio e divaricai le natiche con le mani, era come prevedevo, avevo il culo rotto. Notai che le mutandine erano puntinate di sangue e il mio ano era tutto slabbrato e rosso. Presi un po’ di Nivea e la spalmai nel buco e subito una sensazione di fresco mi pervase. Dio mio, non mi potevo neanche sfiorare che mi eccitavo, mi si stava gia’ bagnando la fica al pensiero e comincio’ a dispiacermi di non poter riutilizzare quella matita per un po’, almeno non nel culo. -Chi c’e’ in bagno?- era la voce di Maurizio che si vede aveva sentito qualcosa -sono io- -posso entrare?- -si’- La porta si apri’. -Che stai facendo…?- chiese lui guardandomi davanti allo specchio con le mutandine abbassate. -Mi son fatta male ieri sera con quella cavolo di matita- -Ti brucia?-mmh…un po’- -fammi vedere- alla fine dei conti Maurizio era quasi un dottore, si stava laureando in Medicina e da quel punto di vista era molto professionale. Allargai le natiche davanti alla sua faccia e lui si chino’ per guardare meglio il mio buco di culo. -ci sono delle piccole abrasioni, cosa c’hai messo..- -la nivea- -non credo faccia effetto ma ti dara’ sollievo- -infatti gia’ va meglio. Come mai ti sei alzato?- -avevo sete..-ti piace Ale? – -Si molto, e’ simpatico, ma ancora non l’ho inquadrato bene- -in che senso?-cosi’, non lo so, a volte sembra perso nei suoi pensieri..- -guarda che mi sa che siamo noi a farglieli venire…per quello che ho capito lui non l’aveva mai fatto prima con altre persone- -Ah, si e’ possibile, l’avremo sconvolto…- -no, non credo, pero’ un po’ frastornato e’…tu oltretutto ti sei anche messo a succhiargli il coso..cosi’ la prima volta…- -Ma tu hai visto che cazzo che ha? come fai a resistere?- -tu mi sa che stai diventando un po’ frocio amore mio…- -ma che frocio, mo se uno succhia un cazzo diventa frocio, a me non piacciono gli uomini..- e sussurro – mi

piacciono i cazzi..- -poi da quanto ho visto anche all’amore tuo non fa schifo succhiarlo- -era la prima volta..l’ho quasi costretto..- -guarda che se non voleva non lo faceva- -si lo so. Vabbe’ io torno a letto- -a domani- -se vi svegliate prima di noi fate la colazione per tutti-ma non e’ che tornano i tuoi?- -vengono verso le sei di pomeriggio, a volte piu’ tardi. Comunque alle quattro tutti fuori, devo far cambiare aria alla casa, ci sono certi odori di sesso che se ne accorgerebbe chiunque di quello che e’ successo qui.- -notte- -ciao- Ritornai in camera e il sederino stava un po’ meglio. Ale si era scoperto e aveva il bozzo dell’uccello che si vedeva bene. Mi era venuta un po’ di voglia, ma dormiva cosi’ bene che non volevo svegliarlo per farmi fottere dinuovo. Forse Maurizio era ancora in cucina, forse avrei potuto chiedere a lui… E se Ale si incazzava? Mi misi sotto le coperte, decisi di farmela passare o al massimo mi sarei fatta un ricco ditalino. Non c’era verso. Mi ero messa su un fianco e la fica si stava scaldando, avevo il bisogno di cazzo iniziava ad aumentare e piu’ cercavo di non pensare piu’ la mia testa si fissava li’. Dovevo trovare il modo di calmarmi. Sentivo i capezzoli che si inturgidivano e da dentro la pancia dei strani rumorini mi facevano capire che mi stavo bagnando ancora. Mi girai supina, scansai le mutandine e lentamente mi infilai due dita nella figa. Ero umida. Le tirai fuori e le leccai. La figa ha un buon sapore, capisco gli uomini che amano cosi tanto leccarla. Mi rinfilai le dita e le leccai dinuovo. Se almeno si fosse alzata Paola o Ele, potevo leccare la loro di fica. Quella di Paola mi eccitava dippiu’ perche’ Maurizio l’aveva fatta depilare, e poi quando veniva si bagnava talmente tanto che sembrava pisciasse, decisi di depilarmi anche io, avrei fatto una sorpresa ad Ale domani mattina, nella speranza che abbia avuto ancora voglia di fottermi e che gli si sia ricreato un po’ di sperma…non mi piace quando non schizza…Dio se ci penso come mi ha riempito il culo ieri sera…Ale -pensai- Ti prego svegliati… Diedi due colpi ti tosse ma niente. Con la mano destra mi sfioravo le grandi labbra della figa e le sentivo che si bagnavano sempre dippiu’. -Voglio il cazzo, perche’ non ti giri e mi fotti tesoro? svegliati- pensai piu’ intensamente e cominciai a sditalinarmi lentamente. Le dita entravano e uscivano facendo quel caratteristico ‘clok, clok’ di quando sei bagnata. -Oddio datemi un cazzo…- Cercai con gli occhi la matitona che mi aveva sfondato il culo, non la trovai, Eleonora o Paola se la erano portata di la’. -Cazzo…che faccio? – pensai in preda all’angoscia Continuai a passare le dita sopra il clitoride, era gonfio, e mi dava sollievo farlo. Sapevo che pero’ non sarei venuta cosi’ e stavo peggiorando la situazione. Tolsi le dita e mi fermai. -Basta! Sono malata cazzo, possibile che io non riesca a fermarmi?- Abbracciai il cuscino e decisi di dormire. L’odore penetrante della mia fica sulle dita umide mi faceva diventare matta, misi la mano sotto il cuscino per non sentirlo. Ero sveglia. Il sonno era passato nonostante gli occhi fossero stanchi. Il sedere mi faceva meno male di prima e il pensiero mi sollevo’. -Pensa che bello se ora si gira e me lo sbatte dentro…- -Calmati Anna…-pesai dinuovo -Calmati…cosi’ e’ peggio- Credo di essere riuscita a prendere sonno per una mezz’ora, poi il bruciorino dietro torno’ a farsi sentire dinuovo e mi risvegliai. Saranno state le sette, sette e mezza al massimo. La luce fioca del giorno filtrava dalle persiane e sentivo distintamente le auto fuori in strada.

Cosa avevo sognato? Non me lo ricordavo ma ero ancora eccitata. Mi passai velocemente una mano sul taglio della figa e sentii che si era asciugata. Meno male voleva dire che mi stavo calmando. Guardai Ale, era su un fianco e mi dava le spalle. Credo di aver capito allora che lo amavo cosi’ tanto. Era solo un mese che eravamo insieme, ci siamo conosciuti il giorno della nostra laurea..lui era due persone prima di me e vedendomi nervosa mi disse – questo e’ l’unico esame dove non ti possono bocciare…e poi sei cosi’ bella che nessuno si azzarderebbe a farlo..- Mi sciolsi…Ora era il mio uomo ed ero felice di questo. Provai un’irrefrenabile voglia di abbracciarlo e di accoccolarmi a lui. Avrebbe potuto fare qualsiasi cosa di me e so che avrei acconsentito. Decisi che non me ne fregava niente e che mi sarei stretta a lui anche a costo di svegliarlo. Gli andai vicino e lo strinsi forte. Lui se ne accorse e mi mise un braccio sulle cosce. Iniziai a baciargli il collo. -Amore mio…sei sveglio?..- gli sussurrai sorridendo. La sua mano strinse leggermente la mia gamba nuda e lo interpretai come un si. Passai la mano destra sul suo uccello che continuava ad essere gonfio, lui la prese e la spinse leggermente dippiu’. Cominciai a leccargli l’orecchio e sentivo che stavo dinuovo bagnandomi. Infilai la mano nei pantaloncini del pigiama e afferrai il suo coso che si stava gonfiando. Anche se non era rigido era pur sempre un bell’arnese. Cominciai lentamente a menarglielo. Facevo scivolare la pelle sotto la cappella e poi lo richiudevo con delicatezza giu’ e su, giu’ e su. La sua mano ando’ sulla mia fica e inizio’ a stringerla leggermente, io divaricai un po’ piu’ le gambe per permettergli di arrivarci meglio. Continuavo a masturbarlo ma era ancora asciutto e non molto piu’ duro di prima. Ale aveva ancora gli occhi chiusi e non parlava. Tolsi la mia mano, la bagnai con la saliva e gli inumidii la cappella, era calda e un po’ gonfia per il lavoro della sera prima. La pelle inizio’ a scivolare meglio e aumentai un po’ il ritmo. Il suo dito si fece largo fra le grandi labbra e si infilo’ dentro di me. Non seppi trattenere un piccolo gemito. Ci stavamo masturbando, lentamente, dolcemente quasi che la violenza della sera prima fosse meno che un ricordo. La voglia di averlo dentro di me stava aumentando ma volevo che fosse lui a decidere quando impalarmi. Sentii il suo cazzo che finalmente si induriva e le sue dita che si muovevano piu’ velocemente. D’un tratto iniziai a sentire la mia mano piu’ umida e capii che si stava bagnando anche lui. Ripresi a masturbarlo con ancora piu foga, ora potevo sentire distintamente la cappella che mi passava sotto le dita e lo scatto dell’areola dal fusto del cazzo. Lo scappellavo completamente e lo rincappucciavo, giu’ e su, giu’ e su, giu’ e su. Si giro’ e mi bacio’ sulle labbra. Gli lasciai il cazzo e mi misi sileziosamente in posizione di 69, la figa a cavallo della sua faccia sul cuscino e la testa a pochi centimetri dalla sua asta. Lentissimamente gli tolsi i pantaloncini del pigiama e vidi quell’enorme nerchia del mio uomo. Un cazzo cosi’ poteva fare impazzire chiunque, perforza Maurizio non ha resistito e l’ha succhiato. Spero che abbia ancora la forza di fottermi.Circondai la nerchia di Ale con la bocca ben divaricata (senno’ non entra!) e iniziai un lento e dolce pompino quasi supplichevole. La sua cappella scivolava lenta sulla mia lingua e lentamente continuava a gonfiarsi . -questo un giorno o l’altro mi ci ammazza co sto coso…- pensai Iniziai a succhiarlo. Sentivo il netta’re sgorgare da lui ma nemmeno una parola. A

noi donne piace molto prenderlo in bocca perche’ il cazzo ha un gusto tutto suo, da soddisfazione sentire che ti si gonfia in bocca, che mano mano il sapore cambia, che la cappella si indurisce e poi ti allaga, e’il sapore dell’uomo, il suo gusto piu’ intimo. Ti senti importante quando lo succhi, dico davvero. Se solo stringessi i denti potresti staccarglielo…e invece sei li’ a fargli le coccole, a sentirlo tuo. Le su mani divaricarono la mia figa e la lingua comincio’ a passare sul clitoride, era un pennello, poi ad un tratto comincio’ anche lui a succhiarlo. Sentivo quasi che stesse succhiando dalla figa tutta me stessa e mi rilassai sopra la sua faccia senza cessare il mio bocchino. Le sue gocce continuavano ad uscire e io le gustavo con la lingua. Scesi con la testa piu’ che potevo e sentii il suo cazzo sfiorarmi la gola, risalii e dinuovo giu’ fino in gola, quasi a strozzarmi. La sua lingua si pianto’ alla base dell’utero e comincio’ a scoparmi, io iniziai a succhiare a ritmo sempre piu’ serrato. Se avesse continuato cosi’ gli avrei sborrato in faccia da un momento all’ altro. Credo che lui se ne accorse e con le mani spinse il mio sedere in modo da schiacciare ancora piu’ verso la sua bocca la mia figa. La lingua entrava e usciva velocemente, poi si fermava e mi succhiava, poi ricominciava a leccare e a scoparmi. Non ci capivo piu’ nulla, anche io un po’ lo succhiavo e un po’ gli facevo una violenta sega. Ora il suo cazzo era maestoso e quando lo tiravo fuori dalla bocca e lo sbattevo con la mano gli schizzi di liquido seminale mi inondavano la faccia. Iniziai una sega furibonda, quasi a fargli male, mentre lo muovevo gli posavo la lingua sul cazzo quasi nella speranza che lui venisse li’. Non c’era verso. Io ero allo spasimo, tra pochi istanti sarei venuta e lui, nonostante fosse bagnato sembrava non voler sborrare mai. Non mi trattenni e mentre lo masturbavo con violenza venni sopra di lui. Per un attimo sentii la mia figa bollente e quella caratteristica sensazione di calore per tutto l’utero. Pensai veramente che stavo sborrando, mi sentivo quasi come se gli schizzassi sperma in faccia. La sua lingua non si fermava e continuava a leccare quel mare di umori che mi stava uscendo. Mi fermai un attimo e mi rilassai. Anche la sua lingua si fermo’. Avevo ancora in mano il suo cazzo duro come un ariete e continuavo a menarlo, questa volta lentamente. Rigoli di sperma colavano dalla mia mano fradicia e io la osservavo. Che cazzo di uccello che aveva! -non sono riuscita a farti venire..- -non ti preoccupare, non credo sarei venuto- -vuoi provare dentro di me?- -non ho la forza di tirarmi su, mi faccio una sega…- -no, ti prego…- e iniziai a menarglielo dinuovo con piu’ violenza Non c’era verso, si stava smosciando. Non avevo pero’ nessuna intenzione di lasciarlo cosi’…doveva sborrare…diventava una questione di principio… e poi a me le voglie non erano passate del tutto.. -Aspettadissi e mi alzai -dove vai?- mi chiese lui mente si faceva una sega da solo Mi piegai verso di lui e lo baciai sulle labbra che ancora sapevano di me -vado a chiamare rinforzi, vedi di non venire..- -ma dai..- Uscii velocemente dalla camera e andai diretta nella camera dei miei. -Siete svegli?- sussurrai nel buio -cosi’ cosi’- rispose Paola -che c’e?- chiese Maurizio -non riesco a far venire Ale- -a quest’ora?- -ma che ore sono?domando’ la voce di Eleonora dall’ altro capo del lettone -saranno le otto- Paola sembro’ quasi scocciata -hufff lasciaci dormire..- e si abbraccio’a Maurizio che era a pancia in sotto tra le due. Ele si alzo’. Aveva un pigiama di raso bianco che metteva ben in mostra il suo fisico,

non proprio perfetto ma, agli occhi di un uomo, eccitante. Aveva le tette grosse, fianchi un po’ piu’ larghi della media e vita piccola. I capelli leggrmente ondulati e castani scendevano sotto la spalla. -vado in bagnodisse -divertiti-la riprese Paola che si sistemo’ -che c’e – chiese Ele Ale c’ha le voglie alle otto? non gli e’ bastato ieri?- -veramete le voglie sono venute a me…-risposi sorridendo – ma ora non riesco a farlo venireCi dirigemmo verso il bagno. -hai provato dietro? di solito vengono prima…- -non posso, ieri con la matita mi sono fatta male…approposito ce l’hai tu- -io? no, l’ho lasciata in camera tua.- -non c’e, pensavo l’avessi presa tu o Paola- Eleonora si tolse i calzoni e le mutandine e si mise a cavallo del bidet, era vero che aveva una figa enorme. Nonostante i peli si vedeva distintamente il taglio semidivaricato. -Ti lavo io- le dissi e cosi’ facendo mi avvicinai a lei. Forse Ele era la peggio di tutte e tre noi, tant’e’ che fu lei ad iniziare questa catena di sant’Antonio quando stava con Maurizio, prima che lui la mollase per Paola. Ma Ele era cosi’, si riprese dai suoi dolori il poco tempo, incontro’ un altro e alla fine divenne amica di Paola..Ora dormono insieme tutti e tre e si scopano lo stesso uomo. Misi in mano uno shcizzo di sapone intimo e iniziai a lavarle quell’enorme fica (che lei ama chiamare fregna). Passai la mano tra le labbra e con le dita cominciai ad esplorare l’utero. -Sii…lavami anche il culo…dai cosi’…- Ele era gia a duemila, era questo che la rendeva particolare. Passai la mano sull’ano di lei, e anche questo era larghissimo. -Ele, ma quanti ne hai presi per ridurlo cosi’?…-dissi ridendo sottovoce -Tanti…-rispose lei con gli occhi chiusi e l’espressione beata -Infilati…- Infilai il dito nel suo sedere e lei quasi non se ne acorse -metticene due…- -Ele, se andiamo di la in camera mia c’e’ Ale che vorrebbe venire, forse lui e’ meglio di un ditoTolsi la mano e lei quasi si risveglio’ -Andiamo a far venire l’amore tuo…- Pantaloni e mutandine rimasero li’, sil bordo della vasca. Eleonora con l’atteggiamento di una guerriera che aveva raccolto una sfida si avvio’, a figa di fuori, verso la mia camera. -Ciao- Disse piano entrando. Ale era ancora con il cazzo difuori e se lo menava. Aveva la mano bagnata ed era riuscito a farlo indurire dinuovo -ciao- rispose lui un po’ imbarazzato Eleonora senza dire nulla gli si mise a cavallo della faccia e prendendogli la testa fra le mani disse in tono perentorio -leccamela- Ale comincio’ a leccare quell’ enorme figa che si allargava al passaggio della sua lingua, io mi avventai sul cazzo che oramai colava liquido trasparente. Dopo pochi minuti Eleonora comincio’ a gemere e a reclamare il cazzo di Ale ad alta voce. -lo vuoi il mio culo tesoro…ti va di riempirmi? dai continua a leccare che poi me lo sbatti dentro..la senti la tua fidanzatina che pompa che ti sta facendo?- E shciacciando ancora dippiu’ la figa sulla sua bocca -dai amore, fammi vedere come sborri bene…allagagli la bocca a quella troia!- Sentivo che le parole di Eleonora stavano facendo effetto, il cazzo di Ale iniziava ad ingrossarsi sempre dippiu’.Ero in ginocchio su tappetino continuavo a succhiarlo come una dannata e con una mano mi masturbavo la figa che era dinuovo fradicia. Eleonora si scavallo’ dalla bocca di Ale e si mise alla pecorina sul letto cfon la testa tra i cuscini. Con le mani si divarico’ le natiche -Presto sbattimelo dentro…- Io mollai il cazzo di Ale che ormai era divenuto una nerchia duara e fradicia, lui si alzo e impalo’ la mia amica

con una facilita’ sorprendente. La sua nerchia entrava e usciva dall’ano di lei ed Ele emetteva dei sordi mugolii fra i cuscini. Io mi sedetti a terra e con la figa ben allargata cominciai a spararmi un rumororo ditalino godendomi la scena. Il cazzo di Ale entrava nel culo di lei e poi ne usciva per infilarsi nella figa. Dinuovo nel culo e poi nella figa, e ancora, ancora, ancora. Io mi masturbavo violentemete e mi pentivo di avere quel bruciore dietro perche avrei voluto essere al suo posto. -Anna..- Chiamo Eleonora Io montai sul letto e mi fu subito chiaro lo scopo del richiamo. Mi misi in posizione si sessantanove e mentre il cazzo di Ale faceva il suo dovere noi ci lecavamo le rispettive fighe. Eleonora era fradicia, completamente, gli umori colavano lentamente fra le sue cosce. L’odore della sua figa era intenso, piu’ forte del mio o dell’odore del cazzo di Ale, ma a me non dava fastidio, anzi mi eccitava dippiu’. Sentivo Eleonora che quasi voleva mangiarmi tanto ci stava sopra con avidita’ e io cercavo di fare altrettanto baciando, leccando, succhiando quanto piu’ potevo tra le sue grandi labbra umide. Vedevo da sotto il culo di lei i coglioni del mio uomo che sbattevano sulle natiche di Ele e la sua bellissima cappella gonfia, dura come un tamburo che entrava e usciva, ora dalla figa e ora dal culo. Eleonora gemeva come una vacca, lei aveva la caratteristica che quando godeva sembrava che piangesse, e con voce rotta ripeteva -si…si…che cazzo che hai..rompimi tutta..si..dai rompimi…- Una sborrata bollente mi allago’ il viso e io allargai la boca in modo da sentire il sapore del mio uomo dentro di me, lui affondo’ dinuovonel culo di lei e poi riemerse sborrando ancora e schizzando addosso alle sue cosce e a me, poi entro’ nella mia bocca e li’ rimase a darmi gli ultimi sgoccioli del suo amore.

Dicembre 1977

Eros Italia: Amore telematico (1° episodio)

Amore telematico (1° episodio) Ormai ci avevo fatto l’abitudine, in quella chat non trovavo mai nessuno che riuscisse ad interessarmi piu’ di cinque minuti, non appena mi addentravo in discorsi piu’ … intimi, tutte fuggivano immediatamente. Finche’ una sera incontro Maria: una donna sposata, con figli ma desiderosa di nuove ed eccitanti esperienze, era esattamente come me. Fin dal primo momento capii che non era una persona comune, dotata di buona cultura e di forte personalità, mi sorprese per la sua genuina e naturale trasgressivita’. Finalmente avevo trovato una persona con la quale parlare e discutere di sesso e dintorni. Le conversazioni diventarono sempre più piacevoli e soprattutto sempre più eccitanti, ognuno di noi due espresse chiaramente le sue preferenze sessuali ed i desideri piu’ reconditi, i nostri racconti erano sempre piu’ particolareggiati ed ogni volta l’eccitazione saliva a livelli parossistici.

Una sera ci scambiammo i numeri di telefono e decidemmo di sentirci dal vivo. Il giorno dopo ci telefonammo e udii una voce stupenda che rese ancora piu’ interessante tutta la faccenda. Ormai un forte legame ci univa, conoscevamo ogni curva ed ogni anfratto dei nostri corpi, ogni nostro singolo desiderio, come ci piaceva fare sesso e quello che avremmo voluto fare ma che per svariati motivi non potevamo fare. Decidemmo di incontrarci per vedere se anche nel reale eravamo come ci immaginavamo. Andai all’appuntamento con una certa apprensione, la paura di trovarmi davanti ad una persona non di mio gusto mi spaventava, ma forte era il desiderio ed affrontai l’ignoto. Lo stesso stava accadendo a Maria ma anche lei decise di affrontare l’incontro anche per vedere se le sue valutazioni erano esatte o meno. Ci incontrammo in un parcheggio di un supermercato e immediatamente ci piacemmo, fu un incontro molto formale, chiacchierammo a lungo seduti in un bar, ed io apprezzai moltissimo la sua corta gonna dalla quale si intravedevano le calze autoreggenti che lei con sicurezza ostentava piacevolmente. Quando fu il momento di lasciarci, l’abbracciai per salutarla e mentre l’avvicinavo a me, tentai di baciarla. Oppose solo una minima resistenza ed accetto’, ricambiando con passione, il mio lungo bacio, cosa che feci stringendola a me e facendole sentire sul ventre il mio cazzo gonfio di desiderio. Ci risentimmo il giorno dopo e fu allora che decidemmo che dovevamo incontrarci piu’ intimamente. Ci trovammo pochi giorni dopo ed andammo in un motel. Entrati nella stanza lei fu subito presa da un attacco di timidezza, accettava i miei baci ma non voleva che la spogliassi con la luce accesa. Insistei, anche perché volevo ammirarla, e riuscii a convincerla. Lentamente incominciai a spogliarla e così potei ammirare i suoi seni grossi e morbidi con bei capezzoli che svettavano gia’ eccitati. La distesi sul letto ed incominciai a baciarla accarezzandole i seni, poi scesi sempre più giu’ fino a che raggiunsi la sua figa che fremeva dall’eccitazione ed era completamente bagnata. La leccai a fondo succhiandole avidamente il clitoride mentre lei mi accarezzava la testa con le mani accompagnandomi nei movimenti, poi scesi ancora con la lingua fino a raggiungere il suo buchino più intimo e li presi a leccare sempre piu’ a fondo tentando di penetrarla con la lingua. Lei godeva sempre più e si agitava sotto di me mentre dalla sua figa continuavano a fuoriuscire copiosi i suoi umori. Continuai ancora spostandomi sul clitoride succhiando e mordicchiando fino a quando lei esplose in un violento orgasmo che continuo a lungo mentre io continuavo la mia opera ed il suo corpo era scosso da violenti fremiti di piacere. Mi fermai e risalii per baciarla, lei accolse la mia lingua con immenso piacere e rispose con inaudita passione al mio bacio. Poi si stacco’ e mi fece girare sulla schiena dicendomi: ” adesso tocca a me!” Incomincio’ a baciami su tutto il corpo, accarezzandomi e leccandomi con

volutta’, fino a quando scese tra le mie gambe dove l’attendeva il mio cazzo gonfio da scoppiare di piacere. Lei non si fece pregare ed immediatamente prese a baciarlo lungo tutta l’asta fino alla cappella ormai viola; poi scese ai coglioni e molto delicatamente uno ad uno li prese nella sua bocca succhiandoli dolcemente. Poi finalmente prese il mio cazzo nella sua bocca e lo spinse fino in fondo incominciando lentamente a succhiarlo mentre con la mano mi accarezzava i coglioni. Sentivo il mio cazzo sprofondare nella sua gola, la sua lingua compiva rapide evoluzioni sulla cappella, era una sensazione bellissima, ancora meglio di quanto mi fossi immaginato, era veramente molto abile e si capiva che lo faceva con immenso piacere. Anche lei scese poi a leccarmi il mio buchino facendomi provare brividi di piacere, poi un suo dito prese il posto della lingua mentre la sua bocca ritornava ad impossessarsi del mio cazzo ormai al limite dell’orgasmo. Non dovetti attendere molto il piacere ormai era alle stelle e non avrei potuto trattenermi ancora a lungo, difatti da li a poco venni scaricandomi nella sua bocca che avidamente continuava a succhiare e leccare tutto, golosamente non voleva perdere neppure una goccia di quel nettare divino. Maria continuo’ la sua piacevolissima opera, fino a quando il mio cazzo, ormai completamente pulito si sgonfiò. Allora lei riprese a baciarmi su tutto il corpo, poi passo’ alle gambe e scese fino ai piedi dove con incredibile perizia si soffermo’ a lungo, percorrendo dito per dito tutti gli anfratti e le pieghe. Fu una sensazione piacevolissima ed i risultati non tardarono a farsi vedere, da li’ a poco il mio cazzo era di nuovo pronto. Fu a quel punto che lei ritorno su e ricomincio’ a leccarlo con foga e passione fino a quando, completamente turgido fu ben inumidito dalla sua saliva. A quel punto la feci salire su di me e lei accovacciandosi sopra il mio cazzo con la mano se lo infilo’ dentro la sua figa calda ed abbondantemente bagnata. Incomincio’ lentamente a muoversi ed ad ogni movimento il suo godimento diventava sempre maggiore mentre io con la mano le accarezzavo il culo tornito e mi spingevo con le dita cercando di violare il suo buchino. Mi accorsi immediatamente che la cosa non le dispiaceva ma che anzi le procurava un piacere immenso, allora sfilai il cazzo dalla sua calda figa e lo appoggiai tra le sue chiappe. Maria allora lo prese con la sua mano e lentamente lo appoggio’ sul suo buchino e con il corpo lentamente scese autosodomizzandosi. Ebbe un piccolo sussulto di dolore ma non si lascio’ deviare dal suo intento, passati pochi istanti di adattamento incominciò ad andare su e giu’ sempre piu’ veloce mentre io le accarezzavo i seni e le pizzicavo i capezzoli turgidi. Eravamo eccitatissimi, la situazione era veramente carica di eros, lei messa a smorza candela sopra di me che si auto-inculava, neppure nelle nostre fantasie telematiche avevamo immaginato una cosa simile. Continuammo a lungo e lei venne copiosamente piu’ di una volta fino a quando anche la mia resistenza cedette e le riempii le viscere di sperma provando un violento ed intensissimo orgasmo. Giacemmo abbracciati a lungo fino a quando, vista l’ora ci ricomponemmo, ed uscimmo dal motel ripromettendoci di incontrarci ancora.

(Continua) L’autore: [email protected]

Novembre 1977

Eros Italia: Amore telematico (2° episodio)

Amore telematico (2° episodio) Dopo il primo incontro Maria mi era entrata nel sangue, il desiderio di lei era sempre altissimo, e lo stesso era per Maria. Decidemmo da li a pochi giorni di rincontrarci nuovamente, organizzando per l’incontro qualcosa di speciale. Questa volta cambiammo motel, questo era certamente più carino e confortevole del primo ma soprattutto la nostra confidenza ci concedeva una maggior spigliatezza. La stanza aveva una parete completa rivestita di specchi. Appena entrati ci abbracciammo e ci baciammo con passione ed impazienza mentre le nostre mani correvano come impazzite sui nostri corpi. Ci spogliammo in fretta e quando fummo completamente nudi il contatto dei nostri corpi ci eccitò ancora di più. Maria incominciò immediatamente a baciarmi su tutto il corpo, con la sua lingua disegnava arabeschi sulla mia pelle, dentro l’orecchio, sotto le ascelle, dietro le ginocchia fino ai piedi. Come sua abitudine prese a leccarmi i piedi leccando e succhiando le dita ad una ad una; poi sali seguendo tutta la mia gamba con la lingua fino ad arrivare al mio cazzo. Lo sfiorò solamente e si concentrò sui coglioni, sentirli nella sua bocca succhiati e leccati con estrema delicatezza mi dava una procurava una sensazione incredibile di piacere. Maria continuava a leccare e succhiare con lentezza e mentre continuava in questa sua opera piacevolissima si era accovacciata in modo tale che la sua figa era venuta a trovarsi in corrispondenza dei miei piedi. Con lenti movimenti sentii che lentamente si stava strusciando su di loro e già sentivo i suoi umori bagnarmi il piede, allora incominciai a muovere le dita per cercare di donarle ancora più piacere. Apprezzava molto i miei movimenti e lentamente la sua fessura sempre più morbida e bagnata accolse dentro di lei il mio alluce che incominciò a muoversi con dolcezza al suo interno. Maria era eccitatissima e dai suoi sospiri sentivo che ormai era prossima all’orgasmo, pure io avevo raggiunto un livello di eccitazione altissimo e lei lo aveva capito. Smise ciò che stava facendo e incominciò a risalire con la lingua sull’asta fino al glande dove prese a mulinare la lingua, poi lo imboccò, prima solo il glande, poi lo estrasse e subito dopo lo riprese spingendo le sue labbra fino a toccarmi i peli del pube. Cominciò a muovere la sua testa avanti ed indietro mentre con il suo inguine continuava a strusciarsi sul mio piede. Io potevo sentire il suo clitoride duro e turgido sul dorso del mio piede ormai madido dei suoi umori ed accompagnavo con la pressione del piede i suoi movimenti. Mi resi

conto che il suo respiro si faceva sempre più affannoso e che ormai era vicinissima all’orgasmo, difatti il suo corpo incominciò a fremere e Maria fu squassata da un violentissimo ed intensissimo orgasmo, nello stesso istante anch’io venni e sborrai copiosamente nella sua bocca a lunghi fiotti. Restammo in quella posizione per alcuni minuti, nessuno dei due aveva mollato ciò che teneva: lei con il mio cazzo in bocca ed io con il mio alluce nella sua figa. Dopo questo primo sfogo ed esserci fumata una sigaretta, tirai fuori della mia borsa un paio di forbici, un rasoio ed una bomboletta di schiuma da barba. Maria mi guardò piacevolmente sorpresa e capì immediatamente che avevo intenzione di rasarla. Non lo aveva mai fatto, la sua figa era ricoperta da una fitta peluria nera, ma io già pregustavo quello che sarebbe stato il risultato finale. La feci distendere sul letto a gambe larghe avendo l’accortezza di mettere sotto di lei un asciugamano per non sporcare le lenzuola. Con le forbici incominciai ad accorciare il pelo fino a che lo stesso divenne corto pochi millimetri, a quel punto presi a cospargere il suo pube di schiuma da barba massaggiando delicatamente la sua pelle per ammorbidirla e prepararla alla rasatura. L’operazione ci stava eccitando in modo eccezionale ed il mio cazzo nuovamente duro svettava come una torre. Presi il rasoio e lentamente incominciai a passarlo sulla schiuma, lentamente la pelle nuda incominciava a farsi vedere e con il passaggio in contropelo l’opera era quasi ultimata. Con estrema attenzione passai il rasoio anche sulle sue labbra e scesi fino al buco del sedere per eliminare quei pochi peletti che lo adornavano. Ancora alcuni piccoli ritocchi e l’opera poteva considerarsi conclusa. Non l’avevo rasata completamente, le avevo lasciato il ciuffetto sul ventre, ma sull’inguine non vi era più ombra di peli. La risciacquai con cura e l’asciugai, poi mi fermai a contemplare quella magnifica visione. Ho sempre amato la figa rasata, e non resistetti a lungo a limitarmi ad ammirarla, quindi non indugiai oltre e la bacia. La sensazione che si prova a baciare una figa rasata è indescrivibile, la morbidezza della pelle, la sua completa nudità è una delle cose più piacevoli per me. Con la lingua incominciai a leccarla, con delicatezza ma con decisione, leccavo le labbra, poi il clitoride, poi la penetravo con la lingua, poi percorrevo tutto il suo contorno fino a scendere al suo buchino più nascosto. La sentivo fremere sotto di me mentre continuava a ripetere che era bellissimo, che stava provando nuove intensissime sensazioni, che non credeva, insomma in poche parole stava impazzendo dal piacere. Da parte mia continuavo imperterrito a giocare con il suo clitoride durissimo succhiandolo e mordicchiandolo mentre mi riempivo la bocca dei suoi umori che continuavano a fuoriuscire dandomi il segnale che Maria stava apprezzando il mio impegno. Mi è sempre piaciuto leccare la figa, se rasata ancora di più, e Maria sembrava apprezzare moltissimo questa mia debolezza. Spostai la mia attenzione sul suo buchino ed incominciai e mulinargli attorno la mia lingua mentre con un dito prima e due dita poi la penetravo dolcemente nella figa. Forzai il suo sfintere con la mia lingua e riuscii a spingermi un poco all’interno dove la mucosa era più morbida. I suo fremiti aumentarono di intensità ed io continuai a leccare

ed a spingere sempre più forte e deciso. Poi mi spostai con la lingua sul suo clitoride, mentre estraevo le dita dalla sua figa spostandole sul suo sfintere e mentre incominciavo a spingere un dito dentro il suo culo infilai il pollice nella sua figa. Con la lingua continuavo a succhiarle il clitoride e quando il primo dito forzò il suo sfintere ne infilai un secondo, mentre il suo corpo era scosso da violenti fremiti di piacere. Potevo sentire le mie dita dentro di lei che si muovevano separate da una sottile parete di mucosa mentre continuavo a succhiare il suo durissimo clito mimando un pompino in miniatura. In quel momento non pensavo al mio piacere, volevo soltanto far godere Maria e non volevo distrarla dalla situazione. Continuai ancora per poco, Maria non resistette più a lungo così ebbi il piacere di poter bere un suo orgasmo direttamente alla fonte. Con le dita continuavo a muovermi dentro di lei, lei urlava il suo piacere sconvolta dal violento orgasmo ed io golosamente la sentivo come se stesse sborrando nella mia bocca, una cascata di umori che raccoglievo goloso con la lingua. Come il suo corpo si distese la baciai a lungo mentre il mio cazzo sempre durissimo svettava imperterrito e turgido. (Continua) L’autore: [email protected]

Novembre 1977

Eros Italia: Amore telematico (3° episodio)

Amore telematico (3° episodio) Restammo abbracciati a sussurrarci dolci parole mentre Maria continuava ad accarezzarsi la sua bellissima figa nuda più che mai. Continuava a ripetere quanto bella fosse così senza più peli, la sentiva morbida pronta e molto più sensibile e mentre mi diceva questo continuava imperterrita ad accarezzarsi sempre più intensamente. Continuavo ad essere eccitatissimo, il mio cazzo turgido era sempre più teso e vedere Maria che continuava a toccarsi, non mi semplificava le cose. Mi scostai da lei per poter meglio ammirare i suo toccamenti e rimasi affascinato dalla visione delle sue dita che con dolcezza sfioravano le grandi labbra e con leggeri e sapienti tocchi andavano a titillare il clitoride. Non ne potevo più, era troppo eccitante, ma le sorprese non erano ancora finite! Maria tra un sospiro e l’altro mi prego di porgerle la sua borsa, cosa che feci immediatamente. Con la mano libera la aprì ed estrasse un sacchetto oblungo dal quale tirò fuori un magnifico fallo di gomma dalle dimensioni ragguardevoli. Maria lo impugnò e se lo avvicino all’inguine, lo appoggiò ed incominciò a sfregarlo lentamente sulle labbra sfiorando il clitoride tesissimo. Poi con estrema dolcezza lo spinse dentro, fu immediatamente risucchiato dalle pareti lubrificate della sua figa fino a che scomparse dalla mia

vista. Io guardavo rapito la scena, vedevo il fallo riapparire per poi subito scomparire all’interno mentre Maria con l’altra mano continuava a titillare il suo clitoride. Lei era eccitatissima e forse la cosa che più la eccitava era vedere me che la guardavo mentre si stava masturbando con un fallo di gomma; non posso negare che la scena fosse veramente eccitantissima ma anch’io ardevo dal desiderio di godere del suo corpo. Maria aveva inteso perfettamente il mio desiderio e per rendere la situazione ancora più carica di eros e di eccitazione, estrasse il fallo di gomma dalla sua figa e lo appoggiò sullo sfintere, poi con lentezza e decisione lo spinse dentro; ebbe un lieve sussulto e provo una leggera fitta di dolore, ma poco dopo prese a muoverlo dolcemente avanti ed indietro, continuando a tormentarsi il clitoride. Fu a quel punto che mi disse: “Vieni amore mio, vieni da me ho bisogno di carne vera, prendimi!”. Non me lo feci ripetere mi distesi su di lei le appoggiai il mio cazzo turgido ed incominciai a spingere. Era fradicia di umori, stava godendo da impazzire, ma la penetrazione non mi fu facile, attraverso la sottile parete sentivo il fallo di gomma che, date le sue dimensioni, occupava buona parte dello spazio disponibile. Lei capì perfettamente la situazione quindi smise di muovere il fallo lasciandolo conficcato nelle sue viscere e con le dita si allargò la figa per facilitarmi la penetrazione. Con il suo aiuto riuscii nell’intento e la penetrai fino in fondo, Maria emise un grido di dolore, si sentiva squarciata e piena ma il dolore lascio immediatamente posto a ondate irrefrenabili di piacere che aumentarono con l’aumentare dei miei movimenti. Non contenta e vogliosa di provare ancora più piacere Maria scese con la mano a titillarsi il clitoride mentre io, le accarezzavo il seno baciandola sulla bocca con passione. Dopo pochissimo Maria fu sconvolta da un orgasmo travolgente, il suo corpo era scosso da violenti fremiti e le sue urla di piacere mi fecero temere che arrivasse qualcuno del motel a vedere cosa stesse succedendo. Continuai imperterrito a penetrarla sfondandola ad ogni colpo mentre lei si stava godendo gli ultimi istanti del suo orgasmo, che dopo breve diminuì di intensità. Ma tanta era la voglia e la carica erotica che immediatamente dopo, sotto la continua raffica di colpi che il mio cazzo rifilava nella sua figa, senti che Maria stava nuovamente per raggiungere un nuovo orgasmo. Ormai anch’io facevo fatica a trattenermi e sentirla godere così non faceva che aumentare la voglia di scaricare il mio piacere dentro di lei. Continuammo ancora per poco e poi insieme raggiungemmo l’apice del piacere, scaricai dentro di lei la mia sborra ed ad ogni fiotto lei ebbe un sussulto di piacere aggiuntivo mentre il suo corpo sobbalzava dal godimento. Giacemmo così per alcuni minuti rilassandoci e commentando la prestazione fino a quando il mio cazzo, ormai moscio, scivolò fuori dalla dolce tana dove fino a quel momento era stato rintanato, mentre il fallo di gomma continuava imperterrito a stare nel posto dove Maria l’aveva lasciato. Quando riprendemmo fiato mi spostai di lato, con la mano presi il fallo di gomma ed incominciai a muoverlo all’interno del suo culo e capii che la cosa a Maria non dispiaceva per niente. Lei allora allungò la mano ed incominciò ad accarezzare il mio cazzo che sotto le sue abili carezze non tardò a ripresentarsi nuovamente duro e pronto. Maria mi pregò di salirle

sopra in modo che potesse usare la sua bocca. Esaudii immediatamente il suo desiderio e lei se lo prese immediatamente in bocca facendoselo sparire fino in gola. Vista la posizione ne approfittai pure io ed incominciai a leccarla con passione. Dalla sua figa emanavano odori diversi, quello della mia sborra, dei suoi copiosi umori e l’odore di gomma del fallo piantato nel culo che si trovava a pochi centimetri dal mio naso. In quella posizione mi venne naturale non stare fermo e ne approfittai per scoparla in bocca. Lo feci violentemente spingendo con il bacino il mio cazzo fino in gola, la sentii emettere qualche suono strozzato indice che stavo effettivamente spingendo a fondo, d’altro canto sentivo il glande toccare il fondo del suo palato, ma non mi impietosii ad ogni suo sussulto affondavo con la mano il fallo di gomma più in fondo e con i denti mordevo il clitoride. Era diventata una cosa abbastanza violenta ma Maria dava segno di apprezzare moltissimo la cosa, sentivo la sua figa emettere una quantità di umori incredibile segno che si stava avvicinando un nuovo orgasmo. Anche per me stava succedendo la stessa cosa e da lì a poco venni contemporaneamente a lei e scaricai in bocca quella poca sborra che ancora mi rimaneva in corpo mentre Maria sussultava come non mai scossa da un orgasmo senza pari. Ci ricomponemmo e ormai esausti commentammo la giornata. Maria mi confessò che la cosa che più aveva apprezzato era stato quando l’avevo posseduta con violenza e con dolore, si era sentita sottomessa e la situazione le aveva provocato maggior piacere, aveva scoperto un nuovo lato di se stessa. Ci lasciammo col rimpianto di dover ritornare alle nostre rispettive famiglie ma con l’intesa che avremmo fatto il possibile per rivivere ancora i magici momenti trascorsi insieme L’autore: [email protected] Novembre 1977

Eros Italia: Chattando..

Chattando.. Era ormai un mese che “chattavo” su internet in un sito per omo e bisessuali. Li avevo “conosciuto” Mirko, 24 anni, biondo, dall’apparenza molto masculina, fidanzato con una bella ragazza (questo per lo meno mi ha detto), atletico… Abbiamo trascorso qualche sessione calda insieme, un paio di volte, eccitandoci descrivendo attivita’ erotiche senza freno…Il terzo giorno decidemmo di sentirci per telefono. Io ero solo a casa, mia moglie era fuori e Mirko, anche lui solo, decise di darmi il suo numero di telefono. A differenza di Mirko, io non avevo avuto mai nessuna esperienza omo, ma la sola idea di chiavare con un maschio con il cazzo eretto mi faceva impazzire. Chiamai Mirko a casa, era disteso sul letto mentre io ero in bagno,

completamente nudo. La conversazione fu subito molto esplicita e diretta.. Mirko disse che voleva che gli succhiassi il cazzo, che ce l’aveva durissimo e voleva che facessi il passivo per lui. Io stetti al gioco e in un attimo mi ritrovai a farmi una sega, nudo, sdraiato sulle mattonelle del bagno, con Mirko che mi “inculava” in tutte le posizioni ed io, per niente disgustato, che gli “ciucciavo” il cazzo… Sborrammo insieme sul telefono, urlando e spruzzando sborra dappertutto. Dopo un’altra settimana decidemmo di incontrarci. Ad un caffè, in centro. Mirko era come si era descritto. Non si poteva certo immaginare che fosse frocio; ma lo stesso si puo’ dire di me. Ero in pausa pranzo da lavoro…ma non c’era troppa fretta. Ci piacemmo subito e dopo aver scherzato per pochi minuti, Mirko mi sussurro’ che era meglio andare a casa sua subito, era urgente. Arrivati nel suo monolocale in una via del centro, Mirko mi disse subito che aveva voglia di me, che ce l’aveva duro e che voleva che glielo ciucciassi.. E allora: “Ohh Mirko, si.. te lo lecco e ciucco tutto…sai il primo maschio con cui faccio sesso.. e voglio che mi fai…” cosi’ dicendo si sbottono’ i pantaloni e tolse la camicia ed io feci altrettanto. Il suo torace era liscio ed il suo cazzo, di dimensioni davvero notevoli, spuntava dagli slip bianchi, macchiati del suo sperma. Non mi lascio’ finire di togliere i pantaloni… “cazzo muoviti, voglio che lo prendi in bocca” mi prese la testa con una mano, il suo cazzo con l’altra, lo sbuccio’ e me lo avvicino’ alle labbra. Lo odorai, sapeva di muschio ed il mio uccello in quel momento raggiunse tutti i suoi 19 centimetri. Ero eccitatissimo e spaventato; mia moglie non sapeva di questo mio lato omosessuale e assaggiare un maschio mi stava piacendo da morire. Glielo presi di mano e iniziai a strofinarmelo sulle labbra. Con la lingua iniziai a leccarlo come un professionista. Mi ricordavo come mia moglie faceva a malavoglia i pompini a me. Mirko era ipereccitato, le sue palle dure e spinte verso l’alto pulsavano. Si sdraio’ sul letto e io mi inchinai su di lui, girandomi e avvicinando il mio cazzo alla sua bocca. Inizio’ a pomparmi in bocca, mentre gemeva e sentii il suo dito farsi spazio tra le chiappe. Inizio’ a spingermelo dentro mentre si muoveva piu’ forte. Io avevo perso il controllo… “Mirko, trattami come una troia…voglio che mi sborri in bocca e che mi allarghi il culo”…. Si sollevo’ togliendomi il cazzo da bocca e mi giro’. Il culo era tutto bagnato di sudore ed eccitazione e le sue dita ora scorrevano senza fatica. Sentii un dolore lancinante quando mi infilo’ un altro dito.. ma mi accarezzo’ la schiena per rilassarmi. Fu allora che appoggio’ la sua cappella dentro, e mi venne spontaneo di

stringere il culo. “Calmati” mi disse…”Cazzo.. cosi’ mi fai male…” risposi… “Dai calmati.. vedrai che ti piacera’..” “Bagnamelo meglio” gli dissi…. Tolse il cazzo fuori, avvicino la bocca la mio ano e sentii la sua lingua spingere sullo sfintere. La sensazione fu fantastica ed ebbi un sussulto di eccitazione. Stavo per venire. Mirko se ne accorse e, quasi incazzato, mi rinfilo’ l’uccello in culo con forza. Inizio’ a sbattermi, dapprima piano, poi sempre piu’ velocemente. Sentivo le sue palle colpire le mie chiappe e la nostra immagine riflessa nello specchio mi faceva impazzire di gioia. Sollevai la testa dalla posizione a novanta gradi in cui ero e Mirko affondo’ il cazzo con forza una, due tre volte e.. “Vengo.. Cazzo vengo…Ohhhhhhhh Arghjhhh Ohhhhhh Cazzo che goduria.. Ahhhhh” Iniziai a urlare anch’io mentre Mirko mi afferro’ l’uccello e inizio a masturbarmi furiosamente. “Ahhhhhhhhh Mirko….Ahhhh Mirko.. pompami…Ahhhhhhhh” Sentii una pompata di sborra dentro le budella e Mirko rallentare il suo ritmo, ansante e preso quasi da convulsioni… Gli riempii la mano di sborra… continuo’ a masturbarmi finche non lo fermai per il dolore che ormai pulsava dentro il culo. Stramazzo’ su di me, esausto… “sei stata una troia fantastica” mi disse. Ma non fini’ qui. (continua). La’utore: [email protected]

Maggio 1998

Eros Italia: Chattando (2° episodio)

Chattando (2° episodio) L’esperienza con Mirko, per quanto sensazionale, mi aveva scioccato. Ricordo ancora che la sera dopo il nostro primo incontro tornai a casa spaventatissimo. Cosa sarebbe successo se mia moglie avesse scoperto che mi ero appena stato con un uomo? Se ne sarebbe accorta? Stavo per caso camminando come una checca? Abbracciai mia moglie e capii che non avrebbe mai potuto scoprirmi se fossi stato attento. Erano alcuni giorni che non facevamo l’amore e quella stessa notte, ancora eccitato al pensiero del solido membro di Mirko, svegliai mia moglie nel cuore della notte leccandole la fica come fossi un indemoniato… Aveva bisogno di dimostrare a me stesso che ero ancora un uomo e che l’odore di una donna in calore mi eccitava ancora.

Sebbene lei non avesse tanta voglia e trovo’ strano il mio desiderio di montarla nel cuore della notte, godette a lungo e, con mia grande sorprese, mi fece un pompino. Risentii Mirko dopo circa una settimana. Fui io a chiamarlo, dopo che era stato nei miei pensieri quotidiani. La sua voce profonda e incredibilmente masculina di eccito’ al solo “Pronto?” > > rispose > > incalzo’, >. Decidemmo di riincontrarci il giorno dopo a pranzo, direttamente a casa sua. La telefonata aveva richiamato alla nostra mentre le passioni dell’incontro precedente. Mirko era gia’ in casa quando arrivai. Entrambi eravamo in pausa pranzo. Era brillante con il suo abito blu; il suo viso brillava mettendo in luce le sue labbra carnose. Mi bacio’ appassionatamente, senza dire una parola. Non parlammo mentre mi sbottonava la camicia.. mi accarezzo’ il petto, sollevando la canottiera… feci altrettanto con lui… A lui eccitava il mio petto villoso e a me piaceva da morire la sua pelle liscia senza un solo pelo…. > mi disse… >. Nudi, ci infilammo a letto, ponendoci su un fianco, in posizione sessantanove. Mi afferro’ il membro con due mani, sentivo il suo respiro ansimante… Presi le sue palle in bocca, una alla volta. Mi riempivano la bocca. Il sapore era quello di maschio; trasudava sapore di sesso e di muschio… Apri’ le gambe affinche’ infilassi meglio la testa tra le sue gambe e inizio’ a gemere, senza pudore… Con una mano sollevai il suo pene. Era perfetto, solido, lievemente peloso e molto scuro…una scultura. Il mio succhiare gli piaceva molto, inizio’ a muoversi ed ansimare a ritmo piu’ elevato. Sentii la sua lingua penetrarmi il culo. Mi rilassai e lui mi mordicchio’ tra I testicoli e l’orifizio…accennai uno strillo di piacere, soffocato dalla sua lingua che ora si muoveva dentro di me… Presi il suo cazzo a due mani e me lo misi in bocca. > Mi giro’ su un lato, sollevai le gambe e le misi intorno al suo collo, appoggiandole sulle sue spalle. Lui mi prese la caviglia sinistra, la sollevo’ creandosi un canale per accedere al mio culo.

Io non capivo ormai piu’ nulla. Gemevo come una troia ed ero in un bagno di piacere… Mi sentivo l’ano sudatissimo e l’odore di preeiaculato riempiva la stanza. Si afferro’ il cazzo e lo appoggio’ alla mia apertura. Lo aiutai, divaricando meglio le gambe e toccandogli I coglioni. Erano solidi e il suo membro turgidissimo. > > Lo sentii dentro. Non ebbe troppa difficolta’ a penetrarmi, dopo la sua maestrale leccata. Mi afferro’ le cosce; strinsi appena I muscoli dell’ano per dargli piu’ piacere e lui prese il ritmo fantastico della montata… Mi sentivo come una cavalla che viene montata dal suo stallone.. Volevo che latri maschi fossero con me in quel momento.. avevo voglia di succhiare cazzi il piu’ possibile.. Tirai la testa indietro, al bordo del letto. Il sangue inizio’ a pulsarmi in testa dandomi un piacere incredibile. Mirko prese a sbattermi con piu’ forza, la sua cappella premeva ritmicamente contro la mia prostata… Ero in delirio. Mirko incalzo’ il ritmo, non voleva che io venissi prima di lui.. > gli presi la mano in bocca e gli succhiai le dita.. Lui mi teneva ora una chiappa e mi sbatteva con forza. > > sentii il culo allagato di sperma, il suo liquido arrivava a fiotti contro la mia prostata…alla sua terza pompata venni con gioia.. sborrai una quantita’ incredibile di liquido, sulla mia faccia, sul petto. Mirko si chiano’ su di me, distaccandosi lentamente… Mi provoco’ non poco piacere la sensazione del suo cazzo che si sfilava dal mio culo..lasciando pero’ un senso di vuoto. > e si chino’ tra le mie gambe, prendendo in bocca il mio membro ormai flaccido… La stanza odorava di sperma; I nostri corpi erano imperlati di sudore ed io non volevo che il suo corpo si distaccasse dal mio… (continua)

Giugno 1998

Eros Italia: Che coppia

Che coppia Avevo conosciuto lei al mio paese, era in trasferta per lavoro, viveva da sola, e si sentiva sola. Facemmo subito amicizia, uscimmo una sera un giro al mare di notte e… un paio d’ore dopo mi stava spompinando che era una bellezza. La relazione prosegui qualche mese, sapevo che era fidanzata da anni e si sarebbe sposata, un giorno. L’accordo era al paese durante la settimana con me e il week end con lui. Era una gran porca, succhiava che era una meraviglia, ingoiava lo sperma come se fosse nettare, finivo di lavorare e subito andavo da lei, non amava spogliarsi lentamente, era nuda in un attimo, il vello della sua figa era morbidissmo, ci affondavo la lingua mentre lei gemeva implorando poi risalivo su e come una lumaca la riempivo dei suoi umori sui capezzoli e in bocca, infilavo un dito nella fica fradicia e poi un altro direttamente nel culo, godeva come una maiala, voleva che le dicessi porcate ed io non mi tiravo indietro. mi veniva sempre una di quelle erezioni prepotenti che urgeva di saliva per essere placata, lei lo leccava dalla base alla punta e poi lo ingoiava tutto con una tale foga che a volte le venivo in bocca perche’ non riuscivo a fermarla. disse quel giorno io non me lo feci ripetere due volte, lo sognavo da tanto. Le leccai la fica tanto che la lingua mi faceva male, il suo buchetto era fradicio, lo esplorai con il dito, scivolava che era una bellezza. Presi il mio pene, congestionato da quanto era teso, e con lei a carponi provai ad avvicinarlo al buchetto dei miei sogni, scivolava via da quanto era umido spinsi ancora di piu’ e allargandoli le chiappe per bene inizio a entrare a quel punto successe quello che non pensavo, lei disse provai a convincerla, ma niente da fare. Presi a stantufarli la fica e le venni dentro, penso, un litro di sborra. Dopo mi spiego che il culo non voleva darlo perchè era destinato al suo fidanzato, pensai ma non lo dissi. Ci perdemmo di vista per parecchi anni sinchè non mi trovai nella città dove abitava per lavoro, e caso strano la incontrai con il suo ex fidanzato, attuale marito. le solite frasi di rito e ci salutammo, notavo nei suoi occhi un lampo di malizia che mi eccitava. L’incontro successivo lei mi invitò a cena a casa sua, ero indeciso se accettare ma … accettai. Mi presentai all’appuntamento con una bottiglia di vino e dei fiori. Ci accomodammo in salotto e inziammo a parlare del più e del meno, guardavo lei e poi lui e pensavo alle volte che le avevo sborrato in bocca, mi stavo eccitando! lui si allontanò e restammo soli, un breve imbarazzo poi mi chiese, risposi arrossii, non mi aspettavo un’uscita del genere aspettai un attimo e chiesi dissi e rise. Lui rientro poco dopo e notò il mio rossore perchè mi chiese probabilmente divenni fosforescente, allora intervenne lei ormai

la situazione era critica non sapevo che fare pensai lui invece rise e disse mi ripresi un poco e dissi e loro e lui dopo aver bevuto stavo meglio, ma la conversazione aveva preso una piega eccitante ma rischiosa. il vino ormai mi aveva allentato la tensione, e non solo a me, notai che i bottoni della camicetta di lei erano aperti, lui la accarezzava tra le cosce pensai Non ebbi tempo perchè lei ormai era a seno nudo e lui le carezzava la fica, iniziavo a realizzare che avrei visto uno spettacolo gradevole, e non mi dispiaceva affatto. Lei le tirò fuori il cazzo, gia in erezione e lo menò piano piano il respiro di entrambi era affannoso lui obbedì e inginocchiatosi sul pavimento inizio a leccarle la passera fradicia di umori, lei era nuda lui conservava i pantaloni a mezz’asta e io … facevo il guardone con il cazzo che esplodeva. adoro fare il finto tonto mi spogliai in un baleno e in un secondo ero sul divano con le sue labbra sul pisello. Il marito intanto leccava e guardava… ordinò e lui ubbidì, si sollevo con il cazzo mezzo in erezione, era un poco più lungo del mio, ma molto meno grosso. Lei lascio il mio e prese il suo uccello tra le labbra e scappellatolo iniziò a leccarlo e succhiarlo, in poco tempo si congestiono e divenne ancora più grosso. e fece sdraiare il marito sul divano e si impalò su di lui io rimasi a guardare la scena ormai avrei sborrato solo a guardare, ma lei mi prese il cazzo e lo succhio avidamente. chiese al marito ma l’eccitazione era al massimo, avrei fatto tutto. prima che cambiasse idea come l’altra volta ero gia’ dietro, con il cazzo che scoppiava poggiato sul buco umido degli umori, infilai il dito sentivo lo stantuffo nella fica di lei, mi accovacciai e allargando le chiappe e premendo iniziai a farmi strada, dio com’era bello disse allora spinsi con un colpo secco, lei urlo ero dentro ,yahoo! era difficile tenere il loro ritmo ma ormai non capivo più niente,sentivo stringere dalle contrazioni il suo ano e la fica, lei venne urlando come al solito il marito la seguì a breve e io finalmente la riempii di sperma nel culo. Mi staccai consapevole di quello che era successo, solo in quel momento. Lui mi guardava con un sorrisino strano ero un poco spaventato il mio uccello stava rattrappendosi, lei era sparita in bagno con lo sperma che gli colava dalla fica e dal culo, rientrò e disse rispose lui e lei mi sentivo un pò preso in giro, ma mi stavo eccitando di nuovo. Lei si avvicino e mi bacio sulle guance mi sedetti e lei partendo dalla mia pancia arrivò diritta all’uccello che iniziava a gonfiarsi, il marito si sedette a fianco e

iniziò a toccarmi la base del pene ed i testicoli, e si avventò sul mio pene con una dolcezza che non credevo, non mi aveva mai baciato un uomo… il cazzo era un missile! disse la moglie si draio sul divano, che caso strano era all’altezza! giusta e guido’ il marito verso lei, si impossesso del pene e lo mise nella fica, disse pensai afferrai il culo peloso e puntato il buchetto spinsi ed entrai senza resistenza, lui assecondo le mie spinte e la moglie gradì la rinnovata erezione del marito io ormai non capivo piu’ niente volevo venire dentro la bocca di lei, lo dissi e lei disse datevi il cambio… ero troppo eccitato per dire no e in breve ero dentro di lei, sentii qualcosa che si insinuava nel mio culo dissi mi dissero, la cosa mi eccitava e impauriva ma sentii la sua lingua sull’ano un dito che entrava, lasciai fare e poco dopo il cazzo di lui appuntito e lungo che si faceva strada… venni nella fica della moglie mentre il marito mi pentrava era come cagare al contrario, ma più bello dopo poco ven! ne anche lui, lo sentivo dentro, quando tolse il pene ci fu una mezza scorreggia che ci fece ridere, cazzo che goduta! Che coppia! mi chiesero? Settembre 1997

Eros Italia: Che quartetto

Che quartetto Erano passate due settimane dall’avventura con la coppia, il mio culo non bruciava più, la voglia di nuove sensazioni era tanta. La mia fidanzata era troppo ripetitiva, toccatina alla fica, pompinetto e via dentro, di darmi il culo neanche a parlarne. Li avevo sentiti la sera prima al telefono e ci avevano invitati entrambi a cena, non sapevo che fare, se la mia lei reagiva male era finita… Ci presentammo la sera in perfetto orario, e la serata andò avanti con ammicatine da parte dei miei amici e sguardi perplessi della mia donna, sinchè la padrona di casa disse alla mia fidanzata lei annui e si allontanarono… Restammo soli con il marito e parlammo di donne, mi fece i complimenti per la mia ragazza e disse feci aggiunse. Ci avvicinammo alla camera in silenzio e vidi una cosa incredibile, per me almeno, la mia donna con un vibratore taglia maxi in mano che chiedeva stupita nel dire queste cose le accarezzava il seno e incredibile lei non opponeva resistenza, poi allungando le mani arrivò alla fica, che carezzo

attraverso le mutandine e mentre il mio stupore cresceva vedevo la mia “verginella” che insinuava le sue mani tra i seni di lei. La situazione era talmente nuova ed eccitante che non riuscii a far altro che guardare la mia donna che sdraiata sul letto subiva un cunnilingus dalla nuova amica, chiese la porcona con il vibratore in mano, lei la mia ex santarellina disse roca vedere quell’aggeggio che spariva nella fica di lei mi aveva portato al parossismo, presi i! l mio pene e iniziai a masturbarmi… il mio amico anche lui a uccello nudo disse nel frattempo quel grosso fallo faceva godere la mia donna come una pazza mentre la padrona di casa le baciava i seni e stantuffava con veemenza, venne ripetutamente e stravolta disse a quel punto saltammo fuori con il pisello gonfio in mano, la sorpresa doveva essere stata troppa perchè lei si alzo indignata dicendo, dissi avvicinando il mio missile all’altezza del vello della fica. Lei lo prese in mano e inginocchiandosi lo prese in bocca e mi fece quello che credo sia stato il miglior pompino della mia vita. Venni immediatamente nella sua bocca e lei ingoiò tutto senza fiatare, cosa che non aveva mai fatto. Nel frattempo i nostri amici scopavano con foga lui sdraiato sul letto e lei sopra disse , io guardai la faccia un pò contrariata che però tradiva eccitazione della mia lei e andai a metterglielo nel culo, manovra che riuscì al primo colpo, chiese la mia donna non fini la frase perchè venne ululando. Ci staccammo da lei e la porca della mia lei si avvicino al pene del marito e iniziò a leccarlo, con una passione che mi stupì ancora si sollevo per dire stavo ! per impazzire il pene gonfio e lo sperma che premeva per uscire faceva quasi male. Si sedette sull’uccello del padrone di casa e se lo ficco nella passera. La moglie era uscita appena vista la situazione, rientro con un panetto di burro e inizio a leccare il buchetto stretto, ancora per poco di lei, infilò prima un dito con il burro e poi due, la vaccona della mia fidanzata gemette un pò poi gli dissi, e messo il mio pene in quel buco imburrato lo sentii scivolare dentro quasi fosse una fica dissi e gli godetti tutta la mia eccitazione sotto forma di litri di sperma. Il padrone di casa volle venire nella bocca della mia fidanzata e solo questa scena mi provocò un’altra erezione prepotente, lei succhiava e ingoiava, la vacca, e io sostituii il vibratore nella fica della moglie che disse e ridendo mi incitava a continuare… gli altri due erano per il momento fuori causa, ma da come si baciavano lo sarebbero stati per poco, lui gli leccava la fica e lei il pisello in un 69 furibondo. dichiaro al gruppo lasciando il pisello si mise a quattro zampe e lui la inculò di nuovo e mentre lui la inculava la

moglie godeva a più non posso nel vedere la scena. Estrassi il mio cazzo, mi avvicinai alla coppia e chiavai lei nella fica venni baciandola mentre il mio amico le riempiva l’intestino di sperma. Lei venne insieme a noi e dopo, mentre noi stremati assistevamo impotenti venne ancora grazie alla lingua della padrona di casa che a sua volta venne in un quel turbinoso 69. disse la nostra amica ridendo, e il marito aggiunse chiudemmo così la serata in allegria cenando dopo aver gustato il dolce. disse, e la mia donna pensai Settembre 1997

Eros Italia: Contro ogni inibizione (1° episodio)

Contro ogni inibizione (1° episodio) Giulio aveva avuto una settimana terribile. Molto lavoro e poco tempo per pensare a se’. Il sabato pomeriggio, appena libero, parti’. Destinazione mare. La giornata era fredda, grigia, ma su di lui questo tempo faceva sempre lo stesso effetto: gli diventava duro. Si guardo’ la patta dei pantaloni, era gonfia. Gli venne voglia di prenderselo in mano mentre guidava; si apri’ la cerniera, abbasso’ l’elastico delle mutande e tiro’ fuori il suo bel cazzo. Socchiuse gli occhi, apri’ leggermente le labbra. Aveva voglia di essere toccato da qualche bella ragazza. Immagino’ che due labbra calde si avvicinassero alla cappella rosea, che una lingua delicatamente cominciasse a leccargli le palle e che poi, lentamente salisse e gli prendesse in bocca tutto l’uccello, pronto ormai a sborrare. Era troppo; non ce la faceva piu’. Si fermo’ in un area di servizio, non c’erano altre macchine ferme. Spense il motore, si bagno’ di saliva la punta del cazzo, comincio’ a sfregarla lentamente contro il palmo della mano. Aveva bisogno, pero’, di una persona precisa, di una donna alla quale poter pensare per eccitarsi ancora di piu’. Cerco’ allora di ricordarsi cosa era successo esattamente due sere prima. Era andato in un locale per coppie con la voglia di nuove esperienze. L’aveva accompagnato elisa, la sua inseparabile amica di questi casi. Il locale, non molto grande, era poco illuminato grazie a luci soffuse. Si erano seduti ad un tavolino. A quello vicino c’era una coppia piuttosto giovane, sui 35 anni, parlavano fitto-fitto e ogni tanto guardavano nella loro direzione. Di colpo la donna parve rilassarsi, si appoggio’ mollemente allo schienale del divanetto, i lineamenti del volto si distesero, la testa si inclino’

all’indietro. Giulio abbasso’ lo sguardo: le gambe della donna erano aperte. La gonna, tirata su fino a mezza coscia, lasciava intravedere due gambe perfette, asciutte, sensuali. Si volto’ lentamente a guardare giulio e lui ricambio’ lo sguardo. Poi lo abbasso’ e vide che qualcosa si agitava sotto la gonna. Il braccio del compagno di tavolo della donna era teso verso di lei e la mano scompariva nelle mutandine ormai ben in vista. La stoffa della gonna si abbassava e si alzava; un mugolio di piacere usci’ dalle labbra della donna. L’uomo tolse la mano, se la porto’ alle narici, ne annuso’ l’odore e poi la lecco piano piano, delicatamente. Nessuno intorno a loro sembrava fare caso alla scena. Guardando in giro Giulio vide che, in fondo al locale, in un angolo ancora piu’ buio, una donna in ginocchio teneva la testa tra le gambe di un uomo, alzandola e abbassandola ritmicamente mentre, vicino, un altro uomo, completamente vestito, ma con il cazzo fuori, scopava una donna seduta su di lui. Nel guardare tutto questo Giulio si arrapo’. Era rimasto solo al tavolino, elisa si era allontanata dicendo che andava a fare un giro. Da dove era seduto non riusciva a vederla, ma era sicuro che non sentisse troppo la sua mancanza. Si volto’ di nuovo verso la coppia al tavolo vicino, anche loro lo stavano guardando e gli sorrisero. Fu la donna, sicura di avere di nuovo la sua completa attenzione, questa volta, a prendere l’iniziativa: mise la mano sul pacco del compagno e comincio’ a sfregargliela sopra. A Giulio sembro’ arrivato il momento di intervenire direttamente. Si alzo’ e si avvicino’ al loro tavolo; la donna gli fece posto accanto e, mentre con una mano tirava fuori il cazzo dell’amico gia’ in tiro, comincio’ con l’altra a toccare giulio in mezzo alle muscolose e villose gambe. Lo tiro’ fuori anche a lui e, prima lentamente poi con sempre maggiore rapidita’, glielo meno’. E mentre impugnava i due uccelloni, la donna guardava ora l’uno ora l’altro uomo, invitandoli silenziosamente a toccarla dove piu’ desiderava. La mano di Giulio si insinuo’ nelle mutandine, incontro’ quella dell’altro. E mentre quello toccava il clitoride, Giulio si fermo’ alla figa. Era umida e calda, da come era bagnata si accorse del livello di eccitazione che la sconosciuta aveva raggiunto. La penetro’ prima con un dito, poi con due. La donna si agitava sempre piu’ rapidamente e le sue mani impugnavano sempre piu’ saldamente i due cazzoni. E fu facile per tutti e tre venire uno dopo l’altro. … E mentre era in macchina, masturbandosi, Giulio sborro’ proprio pensando a quella donna, alla mano che gli stringeva sempre piu’ forte il cazzo pulsante. E in quel momento, mentre il dorso si tendeva contro lo schienale del sedile, la mano di giulio si riempi’ di sborra. Dicembre 1977

Eros Italia: Contro ogni inibizione (2° episodio)

Contro ogni inibizione (2° episodio) Quando riaccese il motore, era ormai quasi sera. Entro un’ora sarebbe arrivato al mare.. E li’ avrebbe cercato qualcosa ancor piu’ arrapante di quel ricordo. Voleva poter provare ancora sensazioni come quelle; toccare e essere toccato. Esplorare corpi nuovi e, perche’ no?, Essere esplorato da una bella femmina. Arrivo’ nel paesino scelto, piccolo, sul mare. Affitto’ una camera nel primo albergo che trovo’ libero, poi usci’ a prendere un po’ d’aria. Era quasi ora di cena; essendo fuori stagione,il posto era quasi vuoto, ma la gente che c’era si muoveva pigramente per le strade strette. Ogni occasione era buona per fermarsi a parlare, ogni persona incontrata, era un amico con cui fermarsi a fare quattro chiacchiere. L’ansia che Giulio sentiva dentro di se’, si placo’ come per incanto. Non poteva far altro che adattarsi a quella serenita’, e questo gli piaceva. Respiro’ profondamente, il sangue torno’ a circolargli nelle vene a velocita’ normale. Dopo aver mangiato, entro’ in un bar. Mentre era seduto ad un tavolo penso’ che tutta quella compostezza esteriore doveva pur nascondere sotto qualcosa di piu’ movimentato. Era una sensazione, niente di piu’, ma giulio era abituato a “sentire” i posti e le persone. Bisognava solo essere attenti ad eventuali segni esterni e soprattutto essere molto, molto disponibili. E ancora una volta, il sesto senso di giulio non falli’. Mentre fumava una sigaretta, la porta d’ingresso del bar si apri’… Entrarono due donne: una giovane, sui 25 anni, l’altra piu’ matura, aveva superato i 30. Avevano nell’aspetto qualcosa di particolare, difficile da definire, ma che attrasse l’attenzione di Giulio, che non riusci’ piu’ a staccare gli occhi da loro. Si sedettero nel bar anche loro. Il bar era piccolo e il loro tavolo era vicino al suo. Rimasero in silenzio guardandosi a lungo. A Giulio sembro’ evidente che tra loro c’era una fortissima tensione non paragonabile ad una semplice amicizia. Fu la giovane ad accorgersi per prima che lui le stava mangiando con gli occhi e ricambio’ di colpo lo sguardo. L’altra, accortasi della distrazione dell’amica, si volto’ anche lei ad ammirare quell’uomo, in particolare, quel grosso gonfiore che gli vedeva tra le gambe e che di certo non era il fazzoletto o le chiavi della macchina. Giulio vi senti’ dell’ostilita’ neanche troppo nascosta, il bisogno di annullare quella presenza insidiosa o, almeno, il bisogno di mettersi in competizione con questa. La donna comincio’ a parlare, quasi con ansia. Da dove era seduto, Giulio poteva sentirla bene. Era un parlare senza un filo nel discorso, ma solo per riportare le attenzioni dell’amica verso di se’. E questa sembrava ascoltarla piu’ per compiacerla che per vero interesse. Ogni tanto annuiva lentamente, spesso si voltava verso di lui, e fu lei, in una pausa del monologo dell’altra, ad alzarsi e ad andare verso giulio. -Non sei di qua, vero? – Gli chiese. -Infatti. Sono qui solo per il week-end

– rispose lui pacatamente. La ragazza, parlandogli, non abbassava mai lo sguardo. Giulio si sentiva piacevolmente provocato da questo atteggiamento. Forse aveva trovato qualcosa per cui emozionarsi. In ogni caso valeva la pena di tentare. Parlarono per qualche tempo mentre l’altra donna, seduta ancora al tavolo vicino, continuava a fissarli. Poi Sandra, cosi’ si chiamava la giovane, gliela presento’. Si chiamava Danila. Una volta riuniti tutti e tre, la conversazione ando’ avanti tra lunghe pause piene di imbarazzo. Era evidente che Danila si sentiva di troppo e che, per questo, soffriva molto. Fu ancora Sandra a risolvere la situazione decidendo che era arrivato il momento di darle una svolta: -se vuoi tornare in albergo, ti accompagno! – Gli disse con tono di invito a fare dell’altro. Poi si volse verso Danila e, sorridendole, le disse: -ci vediamo a casa. Torno subito. Ma tu vai a dormire! Mentre uscivano dal bar, giulio si volto’ verso danila. Era rimasta seduta al tavolino; si era accesa una sigaretta e con una mano si tirava indietro i capelli. Si guardarono, si sorrisero timidamente tutti e due imbarazzati dai possibili sviluppi di quell’incontro strano e al tempo stesso eccitante e peccaminoso. Poi Giulio segui’ Sandra in strada, ormai era molto tardi, non c’era nessuno in giro. Le strade del paese erano vuote, silenziose. Sandra gli propose di camminare un po’ prima di accompagnarlo in albergo. Lui accetto’. La giovane donna lo guido’ per il paese e in periferia. Si ritrovarono cosi’ in una stradicciola di campagna. Dopo un po’, sandra si fermo’ vicino al muro di una cascina abbandonata e vi si appoggio’. Giulio capi’ che era inutile continuare a parlare. Quella donna ora pensava solo al sesso, cioe’ a farsi penetrare, succhiare cazzi, facendosi schizzare in gola e tutto il resto. Le si avvicino’, la bacio’ prima delicatamente, poi con sempre piu’ forza. Il suo corpo aderi’ perfettamente a quello di Sandra. Le sue mani cominciarono a frugare il corpo della donna. Dicembre 1977

Eros Italia: Contro ogni inibizione (3° episodio)

Contro ogni inibizione (3° episodio) Prima i seni, piccoli e sodi. Poi scesero fino al ventre. Giulio infilo’ una mano in mezzo alle gambe di lei. Da sotto le sfioro’ il sedere. Torno’ indietro fermandosi di nuovo in mezzo alle cosce. Sandra, che fino a quel momento era rimasta passiva sotto le sue mani, gli apri’ il giubbotto, alzo’ il maglione e gli sbottono’ la camicia. Per un secondo si fermo’ a guardargli il torace, poi, comincio’ a leccargli i capezzoli. Intorno il silenzio era completo. Sandra esploro’ con la lingua tutto il bel petto di Giulio. E, a poco a poco, scese all’altezza dei pantaloni. Gli apri’ la cerniera, li abbasso’. Gli bacio’ i boxer gia’ gonfi da un pezzo per l’eccitazione, poi tiro’ giu’ anche questi. Il cazzo teso di

giulio punto’ diritto verso la sua bocca. Ne lecco’ la punta, con le labbra sfioro’ la parte inferiore fino alle palle pelose e gonfie di sperma caldo. Gliele prese in bocca completamente succhiandole. E mentre Sandra gli prendeva l’uccello in gola fino alla base del pube, a Giulio sembrava di impazzire. Con le mani le carezzava la testa, senza fare nessuna pressione. Gli piaceva quel ritmo lento. Non voleva accelerarlo, era bello che fosse lei a guidare la situazione. Poi la prese sotto le ascelle e la tiro’ su. Si baciarono ancora a lungo e profondamente. E fu Giulio a continuare il gioco. Dopo che le ebbe tirato giu’ i pantaloni, si abbasso’ e passo’ la lingua sulla figa, rimanendone all’esterno. Solo quando la senti’ bagnata, la esploro’ piu’ a fondo. Intanto le sue mani afferravano con forza le chiappe della donna. Poi con le dita passo’ e ripasso’ sul clitoride. Sandra, senza dir nulla, solo con la mano, fece pressione sulla sua perche’ la toccasse con piu’ forza. Giulio non si fece pregare. Mentre con le dita di una mano la penetrava nella figa, con l’indice dell’altra comincio’ a esplorare il buco del culo… Era stretto, ma con l’aiuto di un po’ di saliva glielo ammorbidi’. In tutti e due il desiderio era arrivato ai limiti di sopportazione. Giulio, rialzatosi, prese sandra e la alzo’ verso di se’. Lei cinse con le gambe i fianchi dell’uomo che finalmente le mise dentro il suo cazzo eretto e duro. Nessuno dei due pero’ voleva che finisse subito. Quando sentiva che per entrambi stava arrivando il momento iniziale dell’orgasmo, giulio rallentava il ritmo dei colpi, toglieva la verga, lasciando dentro solo la punta e poi di nuovo tutto dentro fino alla base. Sandra era completamente aperta dal desiderio. Con le mani lo toccava ovunque con una passione violenta. Basto’ accelerare i colpi sempre piu’ profondi, sempre piu’ intensi, perche’ Giulio sborrasse tutto il suo seme nell’interno delle cosce della donna. Ma Sandra non aveva ancora avuto l’orgasmo e allora lui continuo’ a toccarle con forza il clitoride finche’ anche lei non mugolo’ di piacere, chiudendo gli occhi e stringendosi piu’ forte a lui. Giulio tenne ancora il cazzo dentro di lei. Lo muoveva leggermente, mentre lentamente si afflosciava. Continuarono a baciarsi a lungo, fermi in questa posizione e ci volle ancora del tempo perche’ riprendessero la strada di casa. Mentre tornavano, sandra gli chiese di andare a dormire da lei. Giulio accetto’ di buon grado, ma il ricordo di Danila, lasciata sola in qualche angolo di quel bar, lo blocco’ di colpo. Fu solo allora che Sandra gli racconto’ la loro storia. Era il racconto di un amore totale tra due donne incontratesi qualche anno prima in una citta’ e rifugiatesi a vivere la loro passione in quel paese di mare. All’inizio quell’amore era stato vissuto da entrambe con pari intensita’, ma ora serviva a Sandra solo per soddisfare il suo bisogno di attenzioni. Giulio ascolto’ tutto questo racconto in silenzio. La storia non lo scandalizzava. Essendo un uomo con una fortissima sensualita’, poteva ben capire qualsiasi forma di desiderio umano. Intanto erano arrivati davanti alla casa, nella quale vivevano le due donne. Era un vecchio palazzo su due piani; tutte le finestre erano buie. Danila doveva essere gia’ andata a dormire. Entrarono nel grande atrio e salirono le scale. Mentre passavano davanti ad una porta chiusa, questa si apri’ e comparve Danila con il viso sfatto, chiaramente in stato di completa ebbrezza.

-Non riesco ad addormentarmi – disse con voce rauca e stanca. E da come parlava, sembrava quasi che si volesse scusare. Sandra le si avvicino’ e la bacio’ sulla bocca. Danila la prese con forza per le braccia e la attiro’ nuovamente a se’. Poi la spinse verso terra mentre anche lei si inginocchiava. Giulio rimase fermo in piedi mentre, in silenzio, le guardava, sentendo il “rinvigorimento” dell’arnese che teneva in mezzo alle gambe e che di certo non era stanco per la prima penetrazione con sandra. Ci voleva altro per spomparlo!! Sandra intanto lasciava fare alle mani esperte di Danila che le tolse, con rapidita’, i vestiti. Toltasi anche lei la camicia da notte, si butto’ sopra baciandola ovunque mentre le mani correvano dal seno alla figa, fino all’eretto clitoride rosso e bagnato. Dicembre 1977

Eros Italia: Contro ogni inibizione (4° episodio)

Contro ogni inibizione (4° episodio) Danila poi, abbasso’ la testa fino alle grandi labbra della giovane. Con la lingua si insinuo’ tra queste e la penetro’ per quanto le fu possibile. Intanto Sandra le aveva preso una mano in bocca, le morsicava le dita, gliele leccava mentre spingeva la testa di Danila perche’ andasse ancora piu’ a fondo. Le due donne non mostravano alcun imbarazzo per la presenza di un uomo, e Giulio ne fu estremamente felice. Era di nuovo eccitato, si tiro’ fuori l’uccello e lo accarezzo’, continuando a guardare la scena inaspettata e per questo ancora piu’ eccitante. La mano percorreva tutta l’asta e stringeva ogni tanto la punta mentre le due donne continuavano a lesbicare come delle ossesse, incuranti della presenza del maschio. Giulio dal canto suo, non sapeva se aveva diritto ad intervenire direttamente in quella situazione, ma per ora gli bastava osservare da spettatore. Intanto le due donne erano ormai attaccate l’una all’altra. Si sfregavano le fighe, facendole aderire e poi con le dita si penetravano reciprocamente. La lingua di una spariva nella bocca di quell’altra. Poi Danila si giro’ su se stessa, offrendo cosi’ la sua figa alla navigata bocca della compagna mentre lei stessa la penetrava nuovamente con la lingua. A Giulio si offri’ la vista del bel culo di Danila, che per meglio leccare e essere leccata, si era messa in ginocchio. L’uccello teso dell’uomo, di fronte a tale spettacolo, desiderava ardentemente un posto caldo dove poter entrare e muoversi… Mentre le donne continuavano i loro giochi, si inginocchio’ dietro Danila, si bagno’ la punta delle dita con la saliva e avvicino’ la mano al buchino del culo della donna. Non poteva sapere quali reazioni avrebbe avuto Danila ad essere toccata e si mosse quindi con estrema delicatezza. Con l’indice si apri’ un varco, prima infilando solo la punta, poi tutto il dito. Danila sembro’ eccitarsi ancora di piu’. Questo lo incoraggio’ a continuare. Con altra saliva, si bagno’ la punta dell’uccello e lo appoggio’ al buco. E quando il glande fu entrato completamente, Danila smise di leccare Sandra e lancio’ un grido soffocato.

Intanto il cazzo continuava a schiantarsi dentro, sempre piu’ a fondo, ma il buco era stretto e Giulio non voleva farsi male. Ritiro’ la nerchia verso l’esterno per dare un attimo di tregua alla donna e poi la penetro’ ancora, questa volta completamente. Le pareti del culo cominciavano a diventare sempre piu’ elastiche; Giulio vi si muoveva ormai con facilita’, sfregando il cazzo contro i lati, poi rispingendolo verso il fondo. Ad aumentare ancora di piu’ il suo piacere fu una mano che gli toccava le palle e una lingua che gliele leccava con ardore e passione. Era Sandra, che gli cerco’ il buco del sedere e comincio’ a stuzzicarglielo. Queste sensazioni, unite insieme, gli fecero perdere completamente il controllo di se’. Avrebbe voluto che Sandra lo penetrasse sempre piu’ a fondo. Gli piaceva da matti sentire quel dito della donna che frugava nei suoi piu’ intimi recessi e non se ne vergognava affatto, benche’ non fosse ne’ bisex ne’ tantomeno gay… E fu proprio grazie a questo pensiero che l’uccello, ancora dentro Danila, gli divenne tanto duro da fargli male e la densa sborra gli usci’ di getto senza poterla fermare. Intanto le mani delle donne continuavano a sfregare i clitoridi; i sospiri si facevano sempre piu’ corti, le labbra tese nel desiderio. E i loro gemiti quasi contemporanei, prolungati, segnalarono l’arrivo dell’orgasmo anche per entrambe le donne… Quella notte dormirono tutti e tre insieme. Non c’era piu’ bisogno di essere imbarazzati o magari prevenuti. E cosi’ le confidenze nacquero spontanee; l’alba li colse a gingillarsi ancora mentre le due donne giocavano con il cazzo, ancora in tiro, di Giulio e lui, a sua volta, le toccava ovunque loro volessero o dove il desiderio personale lo spingeva. Poi cambiavano posizione. Lui si sistemava sdraiato e le donne si mettevano a leccare a turno l’asta ritta verso l’alto e a lui pareva di impazzire. Poi, mentre lesbicavano, Giulio (avendo bene in vista i due fori delle donne) si intrufolava prima in quello della giovane e poi in quello di Danila, continuando ad accrescere il loro desiderio. Vi metteva dentro il cazzo ben duro e pompava a tutto spiano, come se volesse sancire il suo potere nei culi delle rispettive donne. Andarono avanti per molto tempo e alla fine lui venne in una sborrata tremenda: Giulio schizzo’ sulle tette di Danila, poi sulle gambe e in bocca a Sandra e le donne toccarono quella bianca “essenza”, si cosparsero la faccia con le mani e poi le portarono alla bocca per sentire che sapore avesse il maschio stupendo che aveva fatto tornare in loro il desiderio di farsi spupazzare dagli uomini. Danila inoltre fece uscire tutti i suoi umori dalla figa e Giulio lecco’ tutto, con la complicita’ dell’altra bellissima donna. Giulio poi, scopri’ quali piaceri potesse offrire un vibratore non solo usato tra le gambe di una donna, ma anche tra le sue. Mosso con abilita’ dalle due amiche, lo mise in maniera molto delicata nel buchino, facendogli conoscere nuove emozioni. E la loro amicizia, da questo momento, e’ diventata ancora piu’ solida. Da allora, si incontrano ogni estate e la loro vita, sessuale e non, e’ sempre in crescendo, indipendentemente da cio’ che la gente ne possa pensare. Dicembre 1977

Eros Italia: Desiderio (1° episodio)

Desiderio (1° episodio) Genova dall’alto è piacevole anche se un leggera foschia impedisce di ammirare il golfo . Due passi nel parco parlando con lei di tutto, il caldo mi fa sudare, il desiderio mi stimola ma anche il piacere di parlare con lei e poi il sottile gioco di non fare il passo finale restando tutti e due in attesa di una mossa, di un cenno. La passeggiata prosegue con calma . Decisamente non siamo vestiti per camminare nei boschi. Tutti e due tornati da riunioni di lavoro siamo formali nel vestire e buttarsi nell’erba non è un passo automatico. Liceali che hanno saltato le lezioni ci incrociano nel nostro camminare e continuiamo a parlare. E’ piacevole ma il mio sesso comincia a stancarsi di tutto questo parlare . La mia testa continua a immaginare il suo corpo e il desiderio di stringerla e assaporare il suo corpo. Una casupola mezza diroccata sulla curva della strada mi toglie ogni indugio. Lei entra e io la seguo. La mia giacca cade e le mie mani le cingono i fianchi portando il suo sedere contro il mio sesso. Un bacio sul collo e la mia bocca ricerca la sua per sentire l’umido piacere di un bacio. Mentre la bacio sento il suo corpo stringersi contro il mio e il mio sesso sente tutto il piacere del contatto. Le mie mani accarezzano i suoi seni mentre le nostre bocche non riescono a staccarsi. Si gira e ci guardiamo negli occhi. Il desiderio non riusciamo a nasconderlo e mentre le nostre bocche si riuniscono e i corpi si stringono, le mie mani si portano sotto il suo vestito per sentire il calore del suo corpo. Le mie mani le abbassano le calze e la sua intima biancheria, la mano si insinua tra le sue gambe alla ricerca del suo sesso. Sento l’umidità della sua vagina e il suo piacere mentre le mie dita accarezzano il clitoride e poi si insinuano nella sua dolce fessura. Mi abbasso e la mia bocca inizia a baciare la sua fessura. La lingua corre tra le sue labbra, gioca con il clitoride e poi entra a gustare i suoi sapori. Con lentezza passa sulle sue intimità , le sue gambe si allargano e la lingua affonda sempre di più . Poi mi porto dietro di lei e continuo a leccarla con frenesia, poi con lentezza godendo dei suoi sospiri di piacere. Mi slaccio i pantaloni e lascio libertà al mio sesso che stà per scoppiare. Mi alzo e appoggio il mio sesso tra le sue gambe e prendendola per i fianchi affondo il mio sesso nella sua vagina pronta a riceverlo. Il mio sesso entra con lentezza in lei e pi piano piano inizio i dolci movimenti dell’amore.

I suoi sospiri si fanno sempre più caldi e la sua voce ora chiede più forza ma non voglio. Piano piano e lei continua a chiedere più forza. Adesso anch’io voglio ora e la mia forza si fa sentire. I colpi più intensi e più veloci . Sempre più veloci e più intensi sino a sentire che il suo orgasmo è vicino. Le sue mani tentano di muovermi il bacino. Il suo corpo guida i miei movimenti e la sua voce mi chiede di venire e libero in lei tutto il mio piacere. Sento il suo piacere e continuiamo ancora sino a quando i nostri ardori si rilassano. Le nostre bocche si uniscono per un bacio di piacere e di dolcezza. Poi ci guardiamo e ridiamo. I miei capelli sudati hanno perso ogni forma e con i pantaloni abbassati sono certamente ridicolo. Ci rivestiamo e andiamo a pranzo. Un pranzo piacevole e tranquillo. Ritorniamo a Genova e prendiamo l’auto per rientrare a Milano. Averla vicino mi ristimola il desiderio e mentre si parla in auto sento il desiderio di lei. La sua voce mi dice di non correre ma vorrei arrivare presto a Milano per poter amare in un comodo letto. La sua mano mi accarezza una gamba e poi il sesso. Sente il mio desiderio e sorride. Mi abbassa la cerniera e la sua mano si impossessa del mio sesso. Guido e la guardo. La serravalle non è il pezzo di autostrada ideale ma la sua mano continua nella carezza e il mio sesso è di nuovo carico di desiderio. A Tortona mi dice che ora è facile guidare e prima che capisca il significato della sua frase, la sua bocca avvolge il mio sesso e sento la sua lingua giocare e la sua bocca succhiare . Poi smette e mi chiede di correre che Milano è ancora lontana. L’autore: (Danilo_57) [email protected] hotmail.com

Maggio 1998

Eros Italia: Desiderio (2° episodio)

Desiderio (2° episodio) Ecco Milano, la sua macchina, un bacio e poi verso casa sua. Entriamo e anche se la mattina ci ha fatto conoscere nei desideri, l’entrare nella sua casa ci provoca un pò di imbarazzo e curiosità. Come proseguirà il nostro incontro ? Solo desiderio prima ma ora c’è il tempo per esplorarci e capire chi siamo. Mi indica il secondo bagno, mi lavo e decido di uscire con solo un asciugamano alla vita. Inutile ripresentarsi vestiti , la desidero e non

mi va di nasconderlo. Esce dal bagno e vedo che siamo in sintonia. Solo l’accappatoio la veste. Occhi dolci e pieni di desiderio ma penso siano anche l’immagine dei miei. Tutto ricomincia dal bacio e il mio asciugamano cade, apro il suo accappatoio e i nostri corpi si uniscono. Il suo calore mi riempie di gioia e di desiderio. La prendo in braccio e lasciando che le nostre bocche dimostrino il desiderio, la porta nella sua camera e ci buttiamo sul letto. Mi alzo per poter ammirare tutto il suo corpo e poi lascio alla mia bocca il piacere di gustrare il sapore di quel corpo fresco di doccia. Riempio di baci ogni parte del suo corpo, sentire i suoi capezzoli inturgidirsi sotto l’azione della mia lingua, la mia lingua corre per la sua schiena e raggiunge i suoi glutei. Un bacio e poi passa sul suo secondo canale e poi nella sua dolce fessura. Poi scendo sulle sue coscie, le gambe sino a piedi e poi ritorno sino alla vagina e gioco con il clitoride e poi entro in lei per gustare i suoi gemiti d’amore. Esco e ricomincio a leccare e giocare col clitoride, lascio spazio alle dita e la lingua prepara il suo ano e poi entro con dolcezza mentre le dita lavorano la docle fessura. I suoi gemiti mi fanno godere e libero la mia voglia in lei. Siamo sdraiati e ci guardiamo e ci viene da ridere. Quante parole non dette e quanto ancora da fare. La fantasia galoppa su cosa fare , domande su come siamo, un interrogativo ci rimane nei pensieri. E’ solo sesso ? Diciamo di si altrimenti come ricominciare ? La sua mano corre sul mio sesso molle, lo accarezza con dolcezza e lui inizia a rispondere, la sua bocca ritorna con dolcezza su di lui. Dolci baci, ora prende forma e la sua bocca lo riceve, la sua lingua lo accarezza e poi di nuovo si riempie la bocca con il mio sesso ora pronto. Si alza e si mette a cavalcioni, alzo le gambe per farla appoggiare, il mio sesso entra in lei e ricominciamo ad amarci e….. Mi sveglio. Era solo un sogno ma tanto intenso che devo realizzarlo un dolce pensiero a lei. Un pensiero colmo di desiderio. Smack P.S. (e poi mi dicono che non sono poetico) L’autore: [email protected]

Maggio 1998

Eros Italia: Elena (1° episodio)

Elena (1° episodio) Salve, mi chiamo Paolo, e voglio raccontarvi una storia, la storia mia e di Elena. Elena è la più deliziosa creatura che mi sia capitato di vedere nella mia vita. Definirla bellissima, sarebbe sbagliato, ma lei è una di quelle donne, che senza possedere la bellezza irreale delle dive del cinema o delle modelle, ti entra nel sangue al primo sguardo. Premetto che non amo le donne altissime, anzi, mi piacciono piccoline, lei è una via di mezzo, poco sopra il metro e sessanta. Capelli a caschetto, nerissimi, occhi meravigliosi di un azzurro chiaro che ti strega al primo sguardo, incastonati in un viso rotondo ma non grasso, labbra carnose e morbide, seni di medie proporzioni, ma perfettamente modellati e sodi, incredibilmente sodi. Ma quello che fa sospirare, al solo pensarci, me e tanti altri maschietti, sta ancora più in basso, le sue gambe, ed il suo culo sono qualche cosa di semplicemente celestiale, lei lo sa, lo sa benissimo e, sia d’estate che d’inverno si diverte ad indossare minigonne mozzafiato, o pantaloni aderentissimi che le modellano le chiappe sode e polpose, in un modo tale che chiunque non può fare a meno di sospirare, sognare. Io e questa meravigliosa creatura, lavoriamo nella stessa ditta, e da anni oltre ad ammirarla, sono testimone dell’ammirazione generale e del desiderio che lei suscita in ogni maschio che abbia la fortuna d’incontrarla. La ragazza, ormai poco più che trentenne, è sposata, il marito lavora nella nostra stessa ditta, ma lei continua imperterrita le sue quotidiane passerelle, dispensando piaceri e dolori a tutti noi poveri mortali. Dopo anni di frustrazione, malgrado non fossi riuscito a trovare nessuno che ammettesse di averci nemmeno provato, mi decisi, dovevo averla, o almeno provarci. La nostra è una piccola ditta, meno di 300 persone, ci conosciamo un po tutti, abbordarla quindi non costituiva un problema. Incontrandola un giorno nei corridoi, scambiammo le solite quattro chiacchiere e la invitai a prendere un caffè. Non era la solita ora quindi alla macchinetta eravamo soli. Io la ammiravo apertamente, senza celare ciò che provavo, mentre parlavamo, il mio sguardo le accarezzava spesso le cosce o i seni. Lei come al solito si sottoponeva volentieri al gioco, “Posso farti una domanda un poco personale ?” domandai “Se non è troppo personale” rispose lei con un sorriso malizioso “Vorrei sapere solo perché da anni tu ti diverti a farci impazzire con i vestiti che indossi, come quello di oggi ad esempio che mostra quelle tue meravigliose gambe” le chiesi, e lei sorrise “Sai, in tanti anni sei il primo che ha il coraggio di farmi questa domanda, e questo è un buon inizio” mi disse assumendo una posa maliziosa “Però non mi hai risposto” la incalzai io “Semplice, lo faccio perché sono esibizionista. Mi piace mostrare, e godo nel vedere gli

sguardi eccitati posarsi su di me, gli sguardi come il tuo ad esempio” rispose lei tranquilla “Lo sospettavo, e tuo marito, non credo ne sarà contento” lei alzò le spalle “Lo sapeva quando mi ha sposato. Tu cosa sceglieresti, avermi alle mie condizioni o non avermi ?” mi domandò tra il serio ed il canzonatorio. Io ci pensai un’attimo, poi annuii “Certo, credo che anch’io accetterei le tue condizioni, soprattutto pensando che la sera, quando arrivi a casa eccitata, sarei io ad aiutarti ad allentare la tensione” risposi. Lei annuì e si leccò le labbra, provai una fitta d’eccitazione “Torniamo a noi” ripresi io ” “Ti piace solo essere guardata o posso coltivare qualche speranza di poter avere qualche cosa di più sostanzioso ?” le domandai, lei mi squadrò tutto “Non sei male, forse vi è una possibilità….” disse pensierosa “Ma dipende molto da te, sai io ho una fantasia molto fervida e mi piacciono le cose un poco fuori dal comune” aggiunse “Di nuovo le tue regole ?” le domandai io “Si proprio così” confermò lei “Potrei concederti una settimana, solo una settimana, poi dovresti tornare ad accontentarti degli sguardi, potresti accettare ?” io finsi di pensarci a lungo, percorrendo tutto il suo corpo con il mio sguardo, la vidi muoversi nervosamente, in preda ad una crescente eccitazione “Dipende” risposi tenendola sulle spine “Da cosa” incalzò lei “Dipende da cosa saresti disposta a darmi in questa settimana, se ne valesse la pena….” risposi con calma forzata . “Questo non è un problema, stai tranquillo, avresti molto più di quanto tu possa immaginare” ridacchiò divertita, ed io provai una nuova lancinante fitta di piacere. “Però, debbo avvisarti che ha me piacciono situazioni molto particolari, e perché no, rischiose. Te la sentiresti ?” riprese lei “E` difficile dire, dovrei capire meglio che cosa intendi per particolari e rischiose” risposi io un poco perplesso “A questo rimediamo subito, e vedrai che tra qualche minuto avrai capito perfettamente. Seguimi” ridacchiò lei. La seguii, e lei mi condusse al suo posto di lavoro, il suo ufficio aveva uno sportello per il pubblico, che ovviamente era sempre molto frequentato. Quando entrammo nell’ufficio era chiuso da una piccola tendina. Lei si avvicinò allo sportello, appoggiandosi con i gomiti sulla mensola. Per far ciò si chinò leggermente in avanti e la cortissima gonna salì ulteriormente, scoprendo il bordo delle mutandine. Vidi la sua mano infilarsi sotto la gonna e sfilarle, il mio cazzo si tese quasi istantaneamente e io deglutii a fatica. “Ho una gran voglia di sentire la tua lingua sulla mia fica, vorrei che tu mi leccassi sino a farmi godere. Lo faresti Paolo ?” mi disse sottovoce con un tono che mi fece fremere d’eccitazione. Chi avrebbe potuto resisterle, quale uomo si farebbe fatto fermare dai rischi ?. Non le risposi, ma mi stesi sotto di lei, che divaricò le gambe per facilitarmi il compito, affondai il viso tra le sue cosce, ed aspirai il suo delizioso profumo. Le mie labbra si appoggiarono al suo sesso, e la mia lingua si spinse a lambirla. Sentii il rumore della piccola persiana che si alzava, e subito dopo la sua voce argentina. Stava parlando con

qualcuno allo sportello. Spinsi la lingua sul suo clitoride, era già eccitato e gonfio, lo lambii delicatamente e la sentì fremere, per un attimo la sua voce s’incrinò, ma subito riprese a parlare tranquillamente. Iniziò tra me e lei, una lotta assai eccitante, io diedi fondo a tutti i trucchi che conoscevo nel tentativo di farle perdere il controllo. Lei si eccitava, lo sentivo, gli umori avevano preso a bagnarle copiosamente la vagina, mi colavano sul mento, avevo le narici piene del suo profumo di donna eccitata, la sentivo fremere, vedevo i muscoli del suo ventre contrarsi, ma lei continuava a parlare con le persone che si presentavano come se nulla fosse. Mi divertii a tenerla sul filo del rasoio il più a lungo possibile, tormentandola a lungo, poi mi decisi a farla godere, le mie labbra afferrarono dolcemente il clitoride gonfio di piacere ed iniziarono a succhiarlo dapprima lentamente poi con sempre maggiore decisione. Credetti fosse troppo anche per lei, quando la sentii abbassare la tendina. Ma subito dopo sentì che stava usando il telefono, mi domandai a chi stesse telefonando, ma continuai con spietata determinazione a cercare di farla godere. “Ciao amore, sono Elena” la sentii dire “niente, solo che ero sola e pensavo al mio maritino” disse lei “Che troia”, pensai io, “Sta per godermi in bocca e telefona al marito” “Sono tutta eccitata, penso che potrei godere da un momento all’altro, ma purtroppo dovrò attendere questa sera” disse, ma la sua voce si ruppe, e la sentì contrarsi negli spasimi dell’orgasmo. Fu un orgasmo lungo, interminabile, lei si contraeva tutta, e colava letteralmente i suoi umori sul mio viso. “Tesoro, credo che questa sera uscirò un poco prima, ci vedremo a casa” la sentii dire, mentre le fitte dell’orgasmo si allentavano e lei incominciava a rilassarsi. Poi riattaccò e si spostò facendomi rialzare. “Sei stato fantastico, meriti un premio, potresti accompagnarmi a casa diciamo verso le 17 ?” mi disse, mentre la sua mano si appoggiava deliberatamente sul mio sesso accarezzandolo attraverso i pantaloni Annuii incapace di parlare “Bene, non vedo l’ora di vederlo, ma adesso e meglio che tu vada, e, prima di uscire sarà meglio che tu ti pulisca il viso” ridacchiò. Poco prima delle 17 lei mi telefonò, e ci accordammo perché io la raggiungessi con la macchina in un posto lontano dalla ditta, non voleva che nessuno ci vedesse assieme. Quando salì in macchina, il mio cuore batteva forte, il cazzo si tese allo spasimo, quando lei prese a slacciarsi la camicetta, consentendo al mio sguardo di penetrare ed ammirare le sue stupende tettine, dai capezzoli scuri ed appuntiti per l’eccitazione. “Puoi andare a prendere la tangenziale ?” mi domandò, ed io annuii, poco dopo mi immettevo nella tangenziale, non ancora ingolfata dal traffico dell’ora di punta. Lei si sfilò le mutandine, io continuavo a guardare ora lei ora la strada, non capivo che intenzioni avesse. Lei si spostò dal sedile, sedendosi sul pavimento, si allungò verso di me e prese a slacciarmi i pantaloni “Ora ti ricambierò del favore di questa

mattina, te lo succhierò sino a farti godere nella mia bocca, stai tranquillo dalle macchine non possono vedermi” disse “Cristo dalle macchine no, ma dai camion si “dissi “Cerca di passar loro vicino molto velocemente” disse semplicemente lei e ridacchiò divertita. Il mio cazzo sgusciò fuori dai pantaloni e lei lo afferrò saldamente e mi estrasse anche i coglioni. Si allungò ulteriormente e finalmente sentii le sue morbide labbra cingermi la cappella, e la sua tumida lingua iniziare a giocare. Non so come riuscii a non venirmene subito, passato l’iniziale attimo di sbandamento, mi ripresi e lei condusse il gioco con straordinaria abilità. Mi succhiava in profondità, affondandosi la mia cappella sino in gola, lambendomi il pube e le palle con le morbide labbra, leccava ogni millimetro del mio sesso, sollecitando i punti più sensibili, leccava succhiava ed accarezzava i miei coglioni con incredibile slancio, mentre la sua mano accarezzava il nero pelo della vagina, tormentando il clitoride. Ogni tanto qualcuno da un camion riusciva a capire cosa stava accadendo e con il clacson si esibiva in rumorosi apprezzamenti, che la eccitavano, lei accentuava il ritmo del pompino, mi conduceva alle soglie dell’orgasmo, ma poi con grande abilità mi dominava ricacciandomi in acque più tranquille. La tangenziale stava per finire, ancora due chilometri e saremmo stati al casello “Elena, per favore, tra poco saremo al casello, fammi venire” la implorai, lei mi sorrise maliziosa, mentre mi leccava perversamente la cappella, ma non si decise, per un attimo credetti non si decidesse mai, poi, mi ingoiò nuovamente , la sua mano prese a masturbarmi violentemente, la sua lingua frullò impazzita sul mio glande, solleticandomi il punto più sensibile ed io alla fine scaricai un autentico torrente di sperma nella sua gola, nella sua bocca. Lei inghiottì tutto con gemiti d’approvazione, nemmeno una goccia sfuggì dalle sue morbide labbra. Rapida mi ricompose, e si risedette al mio fianco come se nulla fosse successo. Poco dopo rallentai e mi fermai al casello per pagare. Porsi al casellante il denaro, e notai che lui s’irrigidiva, fissando l’interno della vettura, comparve finalmente il verde e ripartii, voltandomi verso Elena. Si era alzata la gonna, ed il pelo pubico era chiaramente visibile, la fissai in volto e vidi che una grossa goccia di sperma le imperlava le labbra “Cristo sei tremenda” dissi”il poveretto avrà rischiato un’infarto” lei si leccò voluttuosamente le labbra “Mi piace il tuo sperma, mi mancherà tra una settimana” disse ridacchiando “Se ci ripensi io sono sempre disponibile” le dissi, ma lei mi fece cenno di no con il dito “Riaccompagnami a casa” disse e mi diede l’indirizzo. Il giorno dopo mi chiese di portarla al cinema e la sera, io passai a prenderla, lei mi attendeva sotto casa. Quando salì in macchina non riuscii a trattenermi e le domandai “Come hai fatto con tuo marito “Gli ho semplicemente detto che uscivo” disse con un candido sorriso, preferii non indagare “Che film vuoi vedere ?” le domandai “Non ha importanza il film, è il posto che conta stupidino, segui le mie istruzioni”.

Obbedii e lei mi condusse ad un cinema porno, doveva essersi informata sugli orari, perché entrammo nella sala semideserta, proprio quando le luci erano accese. Lo sguardo di tutti si concentrò su di lei che sculettava camminando sui tacchi altissimi, con la solita incredibile minigonna. Poco dopo che ci fummo seduti, le luci si spensero ed iniziò la proiezione, sentii strani movimenti alle nostre spalle. Lei mi mise una mano sui pantaloni accarezzandomi il cazzo, poi prese a slacciarmeli e lo estrasse. I movimenti vicino a noi crescevano. Lei mi baciò, poi si chinò ad imboccarmelo ed iniziò a succhiarlo con la solita tremenda abilità. Mi preparavo a subire lo stesso identico trattamento del giorno prima, quando, lei all’improvviso si rialzò e mi rimise il cazzo nei pantaloni, “Vieni” mi disse “Voglio sentirlo dentro” aggiunse, mi prese per mano e mi condusse nei bagni del cinema. Si appoggiò al muro, sollevando la gonna, non portava le mutandine “Presto, vieni qui e scopami” gemette, io la raggiunsi, mi abbassai i pantaloni, le appoggiai la turgida cappella alla vagina, era bagnata e colava copiosi umori, strofinai un poco la cappella per lubrificarla “Non perdere tempo, scopami” disse lei imperiosa, e le affondai violentemente il cazzo nel ventre. “Lei emise un suono strozzato dalla gola, ed iniziò a fremere in preda ad un’orgasmo. Mi passò le splendide cosce intorno alla vita, io le posi le mani sotto le stupende chiappe, palpandole, mentre la scopavo in fretta. Lei si era slacciata la camicetta, ed io affondai il volto tra le belle tette e presi a baciarle ed a succhiarle, concentrandomi poi su duri ed appuntiti capezzoli. La vidi voltare lo sguardo verso l’ingresso, la imitai, alcuni uomini ci fissavano accarezzandosi i cazzi attraverso i pantaloni. Rallentai il ritmo spaventato “Non ti fermare, continua, scopami” mi richiamò lei, affondai nuovamente il volto tra le sue tette e ripresi a scoparla con foga, e lei poco dopo venne per la seconda volta. “Adesso vieni, vieni presto, sborrami dentro, allagami tutta ” urlò lei scatenata, accompagnando i miei furiosi movimenti con quelli del suo bacino. Corsi veloce ed inarrestabile verso l’orgasmo che venne puntuale. Il mio cazzo si contrasse scaricandole nell’utero copiose bordate di caldissimo sperma, e lei venne ancora una volta insieme a me. Ci staccammo, e lei, si accosciò ai miei piedi succhiandomi e ripulendomi il cazzo che andava ammosciandosi, poi lo ripose nelle mutande, io sollevai i pantaloni mentre anche lei si ricomponeva, uscimmo dal locale, e la riaccompagnai a casa. Quella notte non dormii pensando a quanto accaduto, cercando d’immaginarmi cosa avrebbe inventato Elena per il giorno successivo. La mattina dopo, rimasi molto deluso non vedendola in ufficio, avrei voluto chiedere informazioni, ma non volevo dare nell’occhio. Così deluso rimasi in ufficio, ma verso mezzogiorno, il telefono squillò ed era lei “Ciao Paolo, come avrai notato, sono rimasta a casa oggi” disse “Già e come la mettiamo con il nostro accordo ?” le chiesi io ansioso “Non ti preoccupare, ieri sera quando sono rientrata, mio marito mi ha scopata

come un’ossesso, e questa mattina mi sono eccitata pensando di farlo con te, nello stesso letto” mi disse con voce maliziosa “Potresti venire a trovarmi nell’intervallo del pasto” continuò “A meno che tu non preferisca mangiare….” concluse “Il mangiare può attender, mi restano solamente 5 giorni, ed intendo sfruttarli al meglio” ridacchiai io “Sarò li alle 12,40” “Si puntuale o dovrò incominciare da sola” cinguettò lei. Fu di una puntualità cronometrica, e lei mi aprì in vestaglia, un’elegante vestaglia di seta, mi condusse in camera da letto e se la tolse, rimanendo completamente nuda, la guardai. Era la prima volta che la vedevo così, era ancor più bella di quanto avessi mai immaginato, mi concessi di ammirarla un po più del dovuto, poi presi a spogliarmi. Mentre mi toglievo i vestiti mi guardai intorno, e fu allora che notai la telecamera “Cos’è quella ?” le domandai ” Niente, un pensierino per mio marito, voglio che veda tutto quello che mi farai” cinguettò lei, assumendo un’aria innocente che mi fece rizzare ancor di più il cazzo. Ero nudo e la raggiunsi sul letto e lei si attaccò subito al mio cazzo succhiandomelo con foga, mentre le mie mani vagavano sul suo splendido corpo, accarezzandole ogni millimetro di pelle, soffermandomi a lungo sulle tette, stropicciandole delicatamente i capezzoli. Lei gemeva e si affondava completamente il cazzo in gola. Notai che quando lo faceva stava attenta a non coprire la visuale della telecamera. Ad un tratto, lo abbandonò e prese a lavorare freneticamente di lingua sulla cappella, mentre mi masturbava e fissava la telecamera. Si arrestò fissandomi “Come pensi starebbe la mia micina depilata ?” mi domandò, “Stupendamente” risposi con sicurezza “Facciamolo allora” ridacchiò lei e se ne andò velocemente, ritornando poco dopo con schiuma da barba e rasoio “E` la tua schiuma ed il tuo rasoio Richy” disse agitandoli all’indirizzo della telecamera. Si dispose oscenamente scosciata verso l’obiettivo. La insaponai e rasai con attenzione, a causa della mano che mi tremava, mentre lei perversamente mi mastrubava, poi Elena incominciò a guardarmi strano, e volle fare lo stesso a me. M’insaponò ed esperta mi rasò lo scroto, poi prese a succhiarmelo mentre mi rasava il pube. Appena terminato, si gettò sul letto gridando, “Adesso scopami,, voglio vedere che effetto fa”. Le fui sopra, era bagnatissima e la penetrai facilmente iniziando a palparla. La pelle appena rasata, ci regalava piacevoli fitte. Elena era più scatenata del solito, urlava, gemeva, m’incitava in continuazione. Mi rovesciò sul letto, senza staccarsi e prese a danzare liberamente sul mio cazzo, ondeggiando a favore della telecamera il suo splendido culo. M’immaginai che i nostri sessi uniti e perfettamente depilati dovessero essere perfettamente visibili dalla telecamera. Le mie mani si portarono sulle sue chiappe e le palparono freneticamente “Che troia, sei una grandissima troia” incominciai ad insultarla eccitato “Di a tuo marito quanto ti piace farti fottere nel suo letto” le dissi “Non c’è bisogno che glielo dica, voglio che lo veda” disse lei con voce roca. Si staccò da me e si mise carponi sul letto ondeggiando lo splendido culo

“Vieni, scopami così” io la presi alla pecorina, e lei si voltò verso la telecamera, gemendo a bocca spalancata ed incitandomi mentre io la sbattevo con foga. Le sue chiappe risuonavano ad ogni affondo del mio pube, le tettine ondeggiavano elastiche nell’aria, lei venne contorcendosi e gemendo, mentre io continuavo a scoparla. Sentii le contrazioni della sua vagina pomparmi letteralmente il cazzo, ma riuscii a resistere. Piano piano l’orgasmo di lei allentò, e lei riprese il controllo, la vidi voltarsi leccandosi le dita, mentre mi sorrideva. “Ti piace il mio culo Paolo ?” domandò riprendendo subito a leccare le dita, io annuì con forza, gemendo ed accelerando il ritmo. Lei accompagnava ogni affondo con un gemito soffocato “Bene, prima della fine della settimana, lascerò che tu mi fotta anche li, nel mio tenero ed indifeso buchino” disse, le sue dita si portarono nel solco delle natiche e lei, sotto il mio sguardo eccitato si infilò, prima un dito e poi due nello stretto ma elastico sfintere. Era troppo per me, sentì l’orgasmo montare inarrestabile, anche lei se ne accorse e si staccò rovesciandosi sul letto “Vieni Paolo, sborrami in faccia” m’ incitò, mentre io prendevo a masturbarmi freneticamente. La raggiunsi, lei attendeva a bocca spalancata e con la lingua voluttuosamente protesa, io venni ed un torrente di sperma si riversò su di lei inondandole il volto, imbrattandole i capelli, colandole in gola. Le gocce che la sua lingua vorace riuscivano a catturare venivano immediatamente ingoiate accompagnate da gemiti di piacere. Il diluvio finì, lei completamente ed oscenamente imbrattata di bianco sperma si sollevò e mi ripulì il cazzo con la lingua, poi si avvicinò alla telecamera concedendosi un lungo primo piano prima di spegnerla. La fantasia di Elena non conosceva limiti, ed io facevo ormai fatica a tenerle dietro. Ora capivo perché il marito, si era rassegnato a lasciarla libera, nessun uomo poteva tenerle testa a lungo. La sera successiva, quando passai a prenderla a casa sua era tutta eccitata, mi condusse in discoteca, a me non piaceva molto ballare, ma la accontentai, immaginando che si sarebbe eccitata moltissimo nell’essere al centro dell’attenzione. Avevo immaginato bene, ma la mia immaginazione non poteva rivaleggiare con la sua. Verso mezzanotte, Elena, si mise a ballare da sola su di un cubo, e come ovvio attirò l’attenzione di molti ragazzi. Mi avvicinai anch’io e notai che la porca non aveva indossato le mutandine, ed i ragazzi senza nemmeno doversi abbassare troppo, potevano agevolmente guardarle sotto la cortissima gonna ed ammirare la sua stupenda vagina perfettamente depilata. Mi allontanai un poco, cercando di cap[ire cosa avesse in mente. Più tardi, scesa dal cubo la vidi ballare con un giovane, erano strettamente avvinghiati e potevo vedere chiaramente la mano di lei accarezzare il pube del giovane. Smisero di ballare e lei mi raggiunse, trascinando per mano il giovane “Paolo, questo è Roberto, venite andiamo” disse lei e io la seguii. Salimmo tutti e tre in macchina “Ho chiesto a Roberto di farsi fare un

pompino mentre tu mi scopi, e lui ha accettato” mi disse squittendo eccitata “Presto, parti e raggiungiamo un posto più tranquillo” . Mentre guidavo, lei non resistette, e si stese su di me iniziando a spompinarmi, mentre il ragazzo sul sedile posteriore guardava eccitato masturbandosi attraverso i pantaloni. Per fortuna, raggiungemmo presto una zona buia del parcheggio, e fermai la macchina. Lei scese di corsa ed aprì lo sportello posteriore, vidi che faceva stendere sul sedile il giovane, gli abbassava i pantaloni e le mutande e si chinava accogliendo in gola il suo cazzo, iniziando le magie di bocca che io ormai conoscevo così bene. Lei stava inginocchiata sul sedile, il bel culo sollevato, lasciato ormai interamente scoperto dalla corta gonna, mi chinai e baciai quelle stupende chiappe mentre le palpavo, mi spinsi più in basso iniziando a leccarle lo sfintere, ma lei interruppe il pompino voltandosi “Non avere fretta, non oggi, questa sera voglio che mi scopi” disse, poi si voltò e riprese a lavorare di lingua sul cazzo del giovane. Mio malgrado scesi e presi a leccarle la vagina, già madida d’umori, poi mi rialzai e le affondai il cazzo nel ventre, iniziando a scoparla lentamente. Le mie mani dapprima vagarono sul culo perfetto, poi avanzarono, le slacciai la camicetta e presi a palparle le deliziose tettine, la sentii venire una prima volta. La sua figa prese a contrarsi involontariamente, ed assaporai le deliziose sensazioni di quel dolce massaggio, il ritmo incominciò a crescere. Ormai la scopavo con foga, e lei si faceva sbattere dai miei colpi, tenendo il cazzo di Roberto in bocca e lasciando che che fossi io a dettare il ritmo al pompino. Eccitatissimo le appoggiai una mano sulla nuca e la spinsi in basso godendo nel vedere il cazzo del giovane affondarle in gola. Lui gemette, incapace di resistere, io trattenni la testa di lei mentre lui le scaricava direttamente in gola tutto il suo piacere, la sentii godere nuovamente, questa volta le contrazioni della sua vagina furono ancora più violente ed anch’io mi lascia andare godendo a mia volta e riempendole il ventre col mio seme. L’indomani Elena mi telefonò invitandomi a prendere un caffè, naturalmente accettai. “Paolo, conosci la Franchetti ?” mi domandò ed io annuì “Cosa ne pensi ? domandò con aria maliziosa “Carina, molti stravedono per lei, ma secondo me è troppo mascolina, e soprattutto senza le necessarie curve” risposi io “Perché ?” domandai subito dopo. “La settimana sta per finire, e pensavo di organizzarti qualche cosa di particolare” disse, poi continuò “E` lesbica, e mi fa il filo da un sacco di tempo, pensavo di approfittarne per combinare un incontro a tre”. L’idea di fare all’amore con due donne, mi solleticava ovviamente, ma decisi di stuzzicarla “Naturalmente sei tu che decidi ma, come ti ho detto, non è che lei mi ispiri più di tanto” mentii. Lei mi guardò un poco contrariata “Peccato, da tempo mi solleticava l’idea di provare con una donna, e questa poteva essere l’occasione buona” disse

“Posso fare niente per renderti la cosa più interessante ?” disse con un lampo di malizia negli occhi “Be forse potresti, magari promettendomi che finalmente mi farai assaggiare il tuo bel culetto” buttai li io “Il furbacchione, ma no mio caro. Io mantengo sempre le mie promesse, ma al momento opportuno, però vista questa tua mania, la convinceremo a farsi sodomizzare da te, va bene lo stesso ?”, io sconfitto annui alzando le braccia in cenno di resa. Ottobre 1997

Eros Italia: Elena (2° episodio)

Elena (2° episodio) La sera andai a prenderla, lei saltò in macchina eccitata “Le ho parlato, ci sta e ci attende a casa sua, parti presto, non vedo l’ora” disse. Io avviai la macchina e dopo pochi minuti raggiungemmo la casa della Franchetti. La Franchetti, è una donna di circa 40 anni, per qualcuno decisamente piacente, alta e longilinea, con belle gambe affusolate, capelli castano scuri ,tendenti al rossiccio, tagliati corti, un viso piacevole leggermente allungato. Ci aprì visibilmente imbarazzata. “Ciao Fulvia, conosci Paolo vero” esordì Elena, entrando, e lei annuì, facendomi un cenno di saluto, ma senza parlare. Elena le si avvicinò, le prese il volto tra le mani e la baciò con passione. “Non ci hai ripensato vero ?” domandò, e senza darle il tempo di rispondere proseguì “Sarà bellissimo vedrai, sono eccitatissima pensa che pensando a te mi sono persino depilata la fichetta” disse mentendo e le prese una mano portandosela sotto la corta gonna. Fulvia chiuse gli occhi e gemette, immagino nel sentirla già bagnata. Precipitò in ginocchio ai pedi di Elena, abbracciandole e baciandole le belle coscie, Elena mi guardò sorridendo, poi si alzò la corta gonna e vidi Fulvia affondare il viso nel suo pube, aspirandone il profumo ed iniziando a leccarla avidamente. Elena mi fece cenno di avvicinarmi, io lo feci e lei prese a slacciarmi i pantaloni e ne estrasse il cazzo incominciando a masturbarlo. L’iper attività degli ultimi giorni aveva fiaccato un poco le mie energie, ma la sua abile mano, lo fece ergere in tutta la sua potenza in pochi istanti. Elena mi lasciò e prese tra le mani il volto di Fulvia “Adesso succhialo, mentre io ti lecco” le sussurrò, e la Franchetti fissò il mio cazzo con timore. La fece stendere sul divano, le sollevò la gonna ed io potei ammirare le sue splendide gambe, le tolse le mutandine, vidi il pelo del pube, elegantemente curato e rifinito. Elena si abbassò e Fulvia chiuse gli occhi gemendo a bocca aperta mentre la lingua di Elena iniziava a

tormentarla. Io mi avvicinai e spinsi il mio cazzo nella bocca spalancata di Fulvia, lei per un attimo aprì gli occhi spaventata, poi si lasciò andare, abbandonandosi agli abili tocchi di Elena e incominciò a succhiare. Fu un pompino, maldestro e ben presto io chiamai Elena “Elena, Fulvia non è capace di succhiare un cazzo come si deve, vieni ed insegnale prima di riprendere a leccarla” dissi, poco dopo mi ritrovai seduto sul divano con le due donne ai miei fianchi e Elena che mi succhiava, interrompendosi per spiegare a Fulvia per poi passarle il cazzo. Piano pianò la tecnica di Fulvia migliorò, le due presero ad intrecciare le loro lingue sul mio cazzo, a scambiarselo per rapidi affondo nelle calde bocche. Elena tornò a leccare Fulvia che rimase sola a spompinarmi, e questa volta riuscii a trarne piacere. Volevo scopare e chiamai Elena, che mi si sedette in grembo affondandosi il cazzo nel ventre, insieme slacciammo la camicetta di Fulvia scodellammo le piccole tettine dal reggiseno ed iniziammo entrambi a succhiarne i capezzoli, io mi alternavo in realtà tra le tette di Fulvia e le ben più belle tette di Elena. Cambiammo e presi Elena alla pecorina mentre lei tornava a leccare Fulvia, dopo un po, la vidi costringere Fulvia a sollevare le gambe e vidi la sua lingua perversa incominciare a tormentare l’ano della donna, poi iniziò a penetrarla con le dita lubrificandola internamente, Elena si voltò verso di me “E` pronta, il suo culo non aspetta altro che il tuo cazzo” mi disse scivolando via da me. Il mio cazzo già lubrificato dagli umori di Elena si appuntò allo sfintere di Fulvia, inizia a spingere mentre Elena tormentava con le abili dita il clitoride di Fulvia che affondò il volto tra le sue coscie soffocando un gemito, mentre il mio cazzo le penetrava nel culo. Era stretta, ma calda ed elastica, e con pochi colpi affondai tutto in lei, incominciando ad incularla con foga, Elena mi baciava freneticamente e mi accarezzava il torace mentre la lingua di Fulvia la faceva godere in continuazione, ero eccitatissimo e mi approssimavo velocemente all’orgasmo. Ad un tratto esterrefatto, vidi Elena sollevarsi, con le mani si dilatò oscenamente le grandi labbra fissando Fulvia . “Vuoi davvero che lo faccia ?” le domandò, lei annuì con foga “Si fallo, pisciami in bocca te ne prego” gemette Vidi i muscoli di Elena contrarsi ed il primo zampillo di liquido giallo uscire cadendo nella bocca spalancata e sulla lingua di Fulvia, il getto proseguì per qualche istante lavandole completamente il volto e bagnandole i capelli. Sotto di me, Fulvia si contorse sotto le spinte di un travolgente orgasmo. “Vieni Paolo, toglilo dal suo culo e mettiglielo in bocca, voglio che tu le sborri in gola” gemette Elena masturbandosi freneticamente, senza pensare la accontentai. Mi staccai da Fulvia e la raggiunsi, affondando il glande sporco di feci nella sua bocca, sentii la sua lingua iniziare a muoversi sulla cappella,

mentre le labbra mi stringevano l’asta. Elena ulrò scossa dall’orgasmo ed anch’io venni scaricando il mio sperma nella bocca di Fulvia, trattenendola e costringendola ad ingoiarlo, mentre nuove bordate si succedevano rapide. La sera successiva mi chiese di andarla prendere a casa molto tardi. Io non capivo, ma avevo imparato a non discutere con lei e feci quello che voleva. Quando passai a prenderla era da molto passata mezzanotte, guidai seguendo le sue istruzioni, e lei mi condusse fuori città e mi fece posteggiare la macchina in un largo spazio isolato, nascosto nel folto di un bosco. Quando fummo fermi mi voltai e le domandai “Perché hai voluto venire qui ? Che razza di posto è questo ?”. Lei mi sorrise “Questo è un posto che io amo moltissimo, ci sono un sacco di persone carine, ed io mi diverto a farmi guardare da loro mentre faccio all’amore””disse con aria angelica. Accese la luce dell’abitacolo ed iniziò a spogliarsi “Elena senti, questo è un po troppo anche per me ” iniziai a dire io, cercando d’ignorarla. “Vorresti rinunciare proprio questa sera che ho deciso di lasciarmelo mettere nel culetto ?” la sentii dire, e mi voltai, lei stava abbassando il sedile. Si stese sul sedile reclinato, e si scosciò oscenamente, era ormai completamente nuda, e prese ad accarezzarsi la rosea vagina. Cercai di resistere, ma il mio cazzo era ormai duro come l’acciaio, ed io volevo con tutto il mio essere quel delizioso culetto. “Tiralo fuori, fammelo vedere, masturbati mentre io faccio altrettanto” gemette lei affondandosi profondamente le dita nella vagina. Le mie mani si mossero da sole, , e poco dopo, mi stavo masturbando freneticamente davanti a lei. Ben presto mi accorsi che la macchina era stata circondata da 4 o cinque individui, tutti si stavano apertamente masturbando, mentre Elena ci fissava a turno, incitandoci con i gesti e con la voce. Ad un certo punto, la vidi prendere la borsetta, ne estrasse un tubetto che usò per cospargersi le dita di crema lubrificante. Davanti ai miei occhi eccitati, prese a lubrificarsi il tenero forellino anale, la mia mano accelerò istintivamente il ritmo, e dovetti frenarmi. Poi all’improvviso si mise carponi sul sedile “Presto Paolo, mettimelo nel culo” m’implorò , ed io non mi feci certo pregare. Le mie mani tremanti guidarono il glande paonazzo, tra le sode e rotonde chiappe, lo appoggiai allo sfintere, usando la crema in eccesso, che lei aveva lasciato, per lubrificarlo. Spinsi con decisione e lei mi assecondò spingendo a sua volta indietro il suo bel culetto. Fui sorpreso dalla facilità con cui il suo culo mi accolse, il cazzo scivolò profondamente in lei, avvolto dai suoi sodi ed elastici muscoli, lei gemette ma continuò a spingere ed io feci altrettanto sino a che il mio pube non fu a contatto con la serica pelle delle sue natiche. Mi fermai un attimo, incredulo, esitante, ma lei non mi lasciò tempo “Che fai, non ti fermare, inculami, Paolo, inculami” mi urlò, mentre si

accarezzava freneticamente le tette. La afferrai per i fianchi e presi a muovermi con foga, facendo scorrere il cazzo nel suo culo, veloce e potente. Lei prese a sditalinarsi furiosamente, poi la vidi allungare una mano, ed abbassare leggermente il finestrino, subito uno degli uomini in attesa si avvicinò spingendo il suo cazzo nella fessura, lei si sporse in avanti e glielo prese in bocca, succhiandolo avidamente. Pochi istanti dopo, l’uomo iniziò a gemere, ed io la sentì ingoiare lo sperma che lui le stava scaricando in gola. Non potevo credere ai miei occhi, uno dopo l’altro, i 5 maschi che attendevano fuori dalla macchina mastrubandosi, si avvicinarono al finestrino, e lei li succhiò, bevendo il loro seme o, come con gli ultimi due, facendosi sborrare in viso, Dopo aver rialzato il finestrino, si voltò verso di me, oscenamente imbrattata di sperma che le colava dal mento giù sino ai bei seni. Era stravolta dai continui orgasmi, ma ancora eccitata “Dai Paolo, è il tuo turno vieni, sborrami nel culo” mi disse con voce roca, iniziando a leccare lo sperma che le copriva il volto. Riprese ad assecondare i miei movimenti con quelli del suo bacino, ed il ritmo crebbe oltre il mio limite di sopportazione. Le mie mani si afferrarono alle sue chiappe, palpandole rudemente, mentre l’orgasmo mi attanagliava, mi contrassi iniziando a scaricare il mio sperma nel suo intestino, mentre lei a sua volta veniva travolta da un nuovo orgasmo, gemendo ed pronunciando oscenità. Credevo di non riuscire a fermarmi, il mio cazzo impazzito pompava senza sosta il mio caldo seme dentro di lei, mi sentivo lentamente svuotare di ogni energia, ma non accennavo a fermarmi. Finalmente la tensione si allentò ed io mi accasciai sulla sua perfetta schiena esausto, mentre lei crollava altrettanto sfinita sotto di me. Quando ci rialzammo non c’era più nessuno intorno alla macchina, ci ricomponemmo e la riaccompagnai a casa , prima di lasciarmi, lei mi disse velocemente “Domani sera sei invitato a cena a casa mia, alle 20, si puntuale “, e non mi lasciò nemmeno il tempo di rispondere, chiuse la porta e se ne andò a passi rapidi. Il giorno successivo, continuavo a pensare a quell’invito, e per tutta la giornata, oscillai tra l’accettare ed il rifiutare. Era l’ultima volta che lei mi concedeva, ma ormai avevo avuto tutto da lei, potevo anche rinunciare, mi dissi, e decisi che quella sera non sarei andato a cena a casa sua. Ma la volontà è debole ed il richiamo della carne forte, giunto il momento, senza quasi accorgermi, mi preparai ed andai da lei. Suonai alla porta e dopo qualche istante si aprii “Ciao Paolo, io sono Mirko, il marito di Elena” mi disse lui, e mi porse la mano con aria amichevole, un poco imbarazzato, gliela strinsi.

Lui mi condusse in salotto e mi offrì un aperitivo, io ero teso ed imbarazzato “Rilassati Paolo, non c’è nessuna ragione di essere teso. Sai, mi hai fatto un grosso favore questa settimana” mi disse, lo guardai stupito, lui sorrise “Credo tu ti sia accorto che Elena è una donna, molto calda, troppo calda perché un uomo solo riesca a soddisfarla senza suicidarsi” ridacchiò, io annuii. Mi fece sedere sul divano e si sedette a sua volta. “All’inizio, ero gelosissimo, non ti dico le scenate da fidanzati, poi ho dovuto arrendermi alla realtà, e sono stato io un paio di anni fa a escogitare questo piccolo gioco” mi raccontò. “L’unica possibile consolazione con lei è sapere” aggiunse “Ora almeno non sono più il marito da ingannare, ma un complice delle sue fantasie erotiche, e posso assicurarti che la cosa può essere molto eccitante”. Finalmente mi decisi a parlare “Ti ammiro Mirko, credo anch’io che sia l’unica possibile soluzione, ma francamente non so se potrei mai adattarmici come hai fatto tu” gli dissi e lui annuì “Perché mi avete invitato questa sera ?” domandai “Questa è una serata particolare, il cerimoniale conclusivo, una specie di riconsegna, l’hai avuta a tua disposizione per una settimana, ma da oggi lei ritorna mia” mi disse “Un’altra delle trovate di Elena” aggiunse sorridendo ed io sorrisi a mia volta. Nelle ore successive riuscii a rilassarmi, e gustai l’ottima cena, chiacchierando allegramente con Mirko e Elena. Dopo la cena, io e lui tornammo in salotto per un digestivo, mentre Elena rimetteva in ordine la cucina. Quando ebbe terminato, lei ci raggiunse, mi prese per mano, e senza dire nulla mi condusse in camera da letto. Ci baciammo e ci spogliammo a vicenda, lei mi succhiò a lungo, ci allacciammo in un fantastico 69 e io la leccai a mia volta sino a sentirla godere, lei poi si stese su di un fianco ed io portatomi alle sue spalle penetrandola ed iniziando a scoparla. Ad un tratto la porta si aprì e comparve Mirko, mi arrestai “Continuate” disse lui, ed io dopo un’attimo d’esitazione ripresi a muovermi, scopandola con rinnovata lena. Lui si spogliò davanti a noi, poi salì sul letto e porse alla moglie il cazzo eccitato “E` giunto il momento mia cara, tra non molto sarai nuovamente solo mia” le disse, accarezzandole dolcemente i capelli. La mano sulla nuca la attirò a se ed il cazzo le scomparve in bocca e poi giù sempre più profondamente in gola. Io la scopavo e le palpavo le natiche, lui si faceva succhiare e le palpava le tette, fu solo l’inizio. La scopammo assieme a lungo, mentre lei godeva in continuazione. Ora lei mi succhiava, mentre lui la penetrava alla pecorina, poco dopo ci succhiava avidamente entrambi, giungendo persino ad accogliere contemporaneamente i nostri cazzi nella capace bocca. Cambiammo mille posizioni sino a che non ci ritrovammo con lei che cavalcava Mirko ed io in piedi davanti a lei che la chiavavo in bocca. “Adesso è giunto il momento” disse Mirko, “Mettiglielo nel culo mentre io

la scopo e riempiamola di sborra” mi disse lui. Io non avevo mai fatto una cosa simile e rimasi un attimo esitante, ma quando lei si staccò dal mio cazzo, si stese sul marito baciandolo selvaggiamente mentre con la mani si dilatava oscenamente le sode chiappe non riuscii a resistere. Rapido mi portai alle sue spalle, e con foga glielo spinsi nel culo, smettendo di spingere solo dopo che il mio cazzo fu scomparso completamente in lei. Mi arrestai, mentre i suoi gemiti venivano soffocati dalla bocca di lui. Sentivo distintamente il cazzo di lui scorrere nella sua vagina, separato dal mio solo da una sottile parete di carne. Lentamente inizia a mia volta a scoparla nel culo. Piano piano, accordammo i nostri movimenti, riempendola all’unisono. Lei venne scossa da un’interminabile orgasmo e iniziò ad incitarci oscenamente. Il nostro ritmo divenne frenetico, sino a che non ci unimmo a lei, unendo i nostri gemiti, scaricandole il nostro seme nell’utero e nell’intestino. Alla fine giacemmo ancora congiunti ed ansimanti, sino a che io non mi ripresi, e mi staccai da lei. Mi rivestii e me ne andai. Da quel giorno sono trascorsi sei mesi, mi sono ormai rassegnato all’idea di non poterla più avere, non ho mai più provato nemmeno a parlarle. Questa mattina ho trovato uno strano bigliettino sulla scrivania “Non credevo fosse possibile, ma mi manchi”, non ha firma, ma……… Ottobre 1997

Eros Italia: Elena mia moglie in calore (1° episodio)

Elena mia moglie in calore (1° episodio) Mia moglie Elena si eccita solamente se viene guardata da altri uomini nelle parti intime. Per questo motivo usa solo gonne sempre cortissime e la sua biancheria è composta solamente da perizomi minuscoli e trasparenti (non trovandoli facilmente sul mercato se li costruisce con del pizzo). Usa solo reggicalze che costantemente escono dalla gonna ogni volta che si inchina o si siede, non porta reggiseno e le sue tette non grandi ma ben formate escono sempre da scollature o camice trasparenti. Ogni volta che ci muoviamo in macchina si masturba alzandosi la gonna e togliendosi la camicia in modo che i passanti le guardino le tette ed i camionisti, da più in alto, la figa sempre depilata ed umida. E’ specialista in pompini ne avrà fatti più di 10.000 è gli piace guardare film o foto porno e mentre mi succhia l’uccello si sditalina freneticamente. Quando si reca a comprare cassette pornografiche esce di casa completamente nuda (solo con reggicalze e tacchi a spillo) coperta solo da una piccola giacchetta, percorre a piedi tutto il tragitto inchinandosi ogni tanto a raccogliere qualcosa, arriva al negozio dove il prorietario

un lurido grassone non la fa mai pagare. Dopo alcuni mesi ho capito perchè. Mi sono appostato fuori dalla porta e ho visto mia moglie Elena che si toglieva la giacca davanti a tutti, rimaneva nuda, il grassone cominciava a toccarli le tette e la figa mentre gli altri uomini si liberavano l’uccello dai pantaloni. In un batter d’occhio mia moglie stava spompinando il proprietario e nello stesso momento uno la inculava violentemente mentre un altro la pistonava con foga in vagina. quando il grassone le sborrò in bocca subito un altro prese il suo posto e così via nel culo nella vagina ed in bocca per mezz’ora. Poi come se niente fosse prese la cassetta gratis ( si fa per dire ) e venne a casa per assaporare un altro cazzo, il mio. Adesso capisco tutta questa smania di comprare videocassette pornografiche, quello che non capisco, visto che a! Elena piace ingoiare la sborra che le schizza in gola durante un pompino, come faccia a non fare indigestione. L’autore: [email protected]

Febbraio 1998

Eros Italia: Elena la moglie in calore (2° episodio)

Elena la moglie in calore (2° episodio) La sera stessa Elena, mia moglie, torno a casa con la videocassetta porno tutta contenta di non averla pagata, io feci finta di niente e lei non accennò al fatto di essere stata appena sfondata da otto uomini contemporaneamente. Mise la casetta subito nel videoregistratore e cominciò a farmi un pompino. Mentre mi succhiava il cazzo le guardai l’ano, sanguinante e gonfio, e la fregna, rosso violacea ancora gocciolante di sperma. Le chiesi come mai fossero in quelle condizioni e lei rispose che uscendo mezza nuda si era tanto eccitata che si era masturbata dietro ad una macchina con un bastone trovato per strada. (niente di strano lo aveva fatto più volte)io però mi eccitai a tal punto che le venni in bocca, lei come sempre inghiottì tutto aggiungendo la mia sborra al quintale di sperma che aveva nello stomaco. Nelle settimane seguenti la frequenza con la quale usciva a prendere nuove videocassette aumentava progressivamente e lei tornava a casa sempre più tardi, sempre più sconvolta! ed io sapendo quello che andava a fare prima di uscire la guardavo prepararsi tutta nuda con solo il reggicalze i capezzoli eretti e la figa che gocciolava fino a terra (aveva tutte le gambe bagnate), cominciai a pensare di avere una moglie proprio troia. Un giorno allora andai a parlare con il titolare del negozio di videocassette, un lercio e grosso grassone (chissà che gusto provava mia moglie a succhiare il cazzo sporco di quel tipo pensai). Li spiegai che volevo assistere alle scopate di mia moglie ed anche filmarle di nascosto. Lui mi spiegò che vista la frequenza con la quale mia moglie veniva in

negozio aveva organizzato a pagamento (ma mia moglie non ha mai visto una lira)delle scopate collettive di dieci uomini alla volta e che c’era una fila di 43 uomini che aspettavano di sbattersi Elena. Mi fece vedere il tavolino che lui aveva costruito in modo da mettere Elena a pancia in giù per poter essere inculata e scopata contemporaneamente, mi raccontò come l’ultima volta mia moglie in quella posizione aveva una fila di uomini che le sborravano in gola e che lui ed un barbone raccattato per strada la sfondavano a turno sull’ano e sulla figa. Mi disse che se aspettavo alcuni giorni mi avrebbe preparato un specchio adatta dal qua! le avrei potuto assistere allo spettacolo. Tornai a casa tutto eccitato aspettando il giorno fatidico L’autore: [email protected]

Febbraio 1998

Eros Italia: Elena la moglie in calore (3° episodio)

Elena la moglie in calore (3° episodio) Ad Elena è sempre piaciuto farsi fotografare nuda o mentre si spompina un uccello, ero quindi sicuro di non farle un torto a filmarla mentre si sbatte una decina di uomini contemporaneamente. Mi ricordo ancora quando ha voluto farsi fotografare da sua sorella mentre mi succhiava l’uccello o si faceva inculare per vedere la faccia del fotografo quando avrebbe sviluppato le foto. Poi ogni tanto, mentre dietro ad una macchina si masturbava freneticamente, appoggiava qualcuna per terra quando passeggiava nel centro per vedere cosa facevano i passanti nel vederla in quelle condizioni. Quando vidi mia moglie prepararsi, si stava spogliando tutta rimanendo in reggicalze, capii che stava andando a prendere una videocassetta, aveva la fregna gocciolante di eccitazione, io allora uscii velocemente per precederla nel negozio dove il solito grassone aveva preparato uno stanzino con uno specchio dal quale avrei potuto riprendere mia moglie mentre si offriva a sconosciuti. Lei arrivò dieci minuti più tardi, non so come non l’avessero arrestata, era coperta solo da una giacca lasciata aperta, il reggicalze sbucava fuori dal bordo della giacca e quando camminava sbucavano fuori le tette ed i peli della figa. Entrò nel negozio e si tolse subito la giacca, tutti cominciarono a spogliarsi ed a toccarla dappertutto, uno le leccava i capezzoli, uno le mise un paio di dita nel culo un altro le accarezzava la figa e le tette freneticamente, lei aveva già due cazzi in mano quando arrivò il proprietario dicendo : “vedrai che sorprese ti riserviamo oggi”, le allargo le gambe, la sbattè sul tavolino e con forza le spinse tutta la grossa mano nella fregna, mia moglie urlò e lui guardandomi con soddisfazione (io non potevo reagire dovevo rimanere nascosto) cominciò a

stantuffare la figa di Elena con tutta la mano (io non avevo mai fatto una cosa simile, pensai) il bello era che dopo alcuni gemiti di dolore mia moglie cominciò a godere (diceva siii ancora!!) e lui incurante del sangue che veniva fuori le fece raggiungere l’orgasmo. Io intanto riprendevo tutta la scena, venne messa quindi a pancia in giù sul tavolino, uno le piazzò un cazzo enorme in bocca e lei cominciò a girare la lingua come sapeva fare, un altro per farle riposare la figa cominciò ad incularla; tutti mi guardavano compiaciuti, l’unica che non sapeva della mia presenza era Elena. Zoommai la cinepresa sulla faccia di mia moglie (Elena ha un modo particolare di fare i pompini, invece di andare su e giù, gira freneticamente la lingua sulla cappella perchè dice che così sente di più il gusto) con questo metodo ottiene velocemente l’orgasmo e dal cazzone del tipo cominciò a sgorgare una quantità enorme di sperma che mia moglie cominciò ad ingoiare, quel poco che si fecce sfuggire le imbrattò la faccia ma non fece in tempo a pulirsi che già un altro cazzo le venne piantato in bocca e lei cominciò di nuovo a succhiare. Intanto dall’altro versante gia due sporchi grassoni le avevano eiaculato nell’ano la loro sborra, ed un terzo si apprestava a cominciare. Intanto la figa si era riposata ed uno di loro si mise sotto il tavolino in un altro ripiano per fotterla nella fregna. In questo momento se ne stava facendo tre contemporaneamente, intanto il terzo guardandomi negli occhi orgoglioso le sborro nuovamente in bocca. Visto che quasi tutti avevano goduto su mia moglie il proprietario per non fare finire lo spettacolo chiamò altri uomini fuori dal negozio. Un film porno aveva appena finito le proiezioni e un cinquantina di maschi si riversarono nel negozio per abusare di mia moglie. Il proprietario mi guardava e rideva, io non sapevo cosa fare, mia moglie sfondata gemeva e con un cazzo in bocca non si capiva se godeva o se voleva smettere. Comunque cominciarono a sfondarla a turno, l’ano e la figa di mia moglie erano congesti e gonfi non c’era più spazio per lo sperma che colava fuori ogni volta che veniva penetrata, ma quegli energumeni non si fermavano e continuavano a chiavarla con sempre più foga in ogni buco. Elena era ormai stremata e non opponeva nessuna resistenza come ubriaca di orgasmi continuava ad ingoiare sperma da un ora e mezza, aveva la faccia imbrattata a tal punto di sborra che a malapena si intravedevano gli occhi. Verso il 30° pompino anche la proverbiale fama di ingoiatrice di sperma di mia moglie ebbe un limite dopo alcuni sussulti cominciò a vomitare la sborra ricevuta in una bacinella. Il prorietario incazzato le mollò una sberla dicendo che lei aveva promesso di saper ingoiare tutto lo sperma che sarebbe stato prodotto quella sera. La legò su una sedia e le disse che avrebbe dovuo riinghiottire tutta la sborra vomitata, ma non solo che per punizione sarebbe stata usata come una latrina e che avrebbe dovuto bere il piscio di chiunque avesse avuto bisogno di urinare. Io a questo punto tentai di uscire ma qello stronzo mi aveva chiuso a chiave la porta. Non mi rimase che vedere mia moglie umiliata fino all’inverosimile. Dapprima cominciò pian piano con un cucchiaio a riingoiare tutto lo sperma poi a turno cominciarono a pisciarle sulla faccia, la cosa incredibile e

che quella troia di Elena invece di schifarsi cominciò ad aprire la bocca, dapprima fece colare le urine fuori poi, cominciando a masturbarsi, cominciò ad inghiottirle con sempre più gusto. Allora tutti mi guardavano con espressioni interrogative, io non sapevo che dire certo che era da vergognarsi ad avere una moglie così porca. Dopo che tutti ebbero finito i loro bisogni le diedero la giacca e la videocassetta e le sbatterono fuori dal negozio senza permettersi di pulirsi. Erano ormai le 11 di sera e lei sporca di urine e di sborra dovunque, mezza nuda, barcollando, puzzando di piscio con i capelli tutti imbrattati, cominciò a camminare verso casa pensando a quali giustificazioni portarmi per essere tornata in quelle condizioni. Ma non sapeva che la protagonista della videocassetta che stava portando a casa era proprio lei. L’autore: [email protected]

Febbraio 1998

Eros Italia: Elena la moglie in calore (4° episodio)

Elena la moglie in calore (4° episodio) Io intanto tornai a casa per aspettare quella troia di mia moglie. Lei entrò dalla porta ed io feci finta di essere sorpreso ed incazzato. Lei tentava a malapena di coprirsi i genitali con quella minuscola giacchetta mentre io gli urlavo : “troia dove sei stata in quelle condizioni”. Lei farfugliando qualcosa cercò di giustificarsi come al solito di essersi masturbata in strada, io replicai urlando : “ma se sei piena di sperma dalla testa ai piedi e puzzi come una latrina, fammi vedere la figa!”. Lei si mise sul divano e spalancò le gambe, io le mollai una sberla e le dissi: “guarda in che condizioni ti sei fatta ridurre, hai una fregna viola e tumefatta nella quale ci passerebbe un treno, senza parlare del buco del culo che sta ancora grondando di sperma e sangue”. Ricordandomi allora quello che le aveva fatto il padrone del negozio gli infilai tutta la mia mano dentro la figa, ma per non essere da meno gli misi dentro anche l’altra e cominciai a stantuffare con tutte e due le mani, intanto feci partire la videocassetta che precedentemente avevo messo nel videoregistratore. “Guarda in che condizioni ti sei fatta sfondare puttana”, urlai a mia moglie; io continuavo ad andare su e giù mentre lei cominciava a godere e la fregna assumeva dimensioni enormi. Intanto il filmato partii proprio con la mano del proprietario del negozio tutta dentro la figa di mia moglie, le se ne accorse e tentò di bloccare la trasmissione io allora la fermai e senza pietà cominciai ad incularla violentemente. “E così ti sei masturbata in strada”,

urlai mentre nel video passavano le immagini di Elena chiavata in bocca e nell’ano. Lei era ammutolita non rispondeva e rivedendosi così troia ricominciava ad eccitarsi nuovamente. Quando io rividi i cinquanta uomini che entrarono per scoparsi mia moglie le venni violentemente nell’ano, mentre lei venne masturbandosi con il telecomando quando si rivide pisciata in faccia da tutti. Alla fine di tutta la rappresentazione lei si vergognava come una matta e io le dissi che se deve farsi scopare in quella maniera allora bisognava cercare di guadagnarci qualcosa. Il giorno dopo andammo da un produttore di film pornografici che mi aveva segnalato il proprietario del negozio di videocassette. Ci accolse subito nel suo studio, era un lercio grassone che disse: “così sua moglie vuole fare l’attrice porno?” Lei rispose subito: “Si”, “bene disse lui” alzandosi verso di lei , “spogliati che vediamo come sei fatta,” lei mi guardò io acconsentii e lei cominciò a togliersi i vestiti, rimase a seno nudo che il grassone cominciò subito a palpeggiare, si tolse la gonna e rimase in reggicalze, non si era messa il perizoma ed il tipo le mise la mano nella figa per vedere quanto grande fosse. “Bene”, disse “non sarà difficile farti scopare da tre o quattro uomini, ma all’inizio dovrai cominciare dal basso, inginocchiati e fammi un pompino!” Lei subito mi guardò e cominciò a succhiarli l’uccello. Intanto entrarono due uomini con un grosso cane alano, capìì subito cosa stava per succedere ma Elena non vedeva dietro le spalle. Il cane cominciò a leccarli la figa, aveva già il cazzo tutto in tiro, Elena si accorse di quello che accadeva e smise di spompinare il produttore dicendo che non voleva farsi penetrare da un cane, lui si sedette e li rimpiazzò la bocca sul suo cazzo dicendo che se voleva diventare un’attrice porno doveva cominciare dagli animali. Io ero viola di vergogna e di rabbia non sapevo dove mettermi , il produttore mi guardava ridendo mentre l’alano avvinghiò mia moglie messa alla pecorina con le zampe anteriori e cominciò a chiavarla. era una scena torrida mia moglie scopata da un cane che con foga la stantuffava mentre spompinava l’uccello del grassone, vennero tutti e tre contemporaneamente, il produttore sborrò in bocca a Elena che con compiacimento di tutti inghiotti tutto lo sperma. Il cane, che con il suo grosso cazzo rosso paonazzo entrava ed usciva freneticamente dalla figa enorme di mia moglie, con un mugolio le venne nella fregna ed Elena anche lei da schifosa maiala si fece venire l’orgasmo dalla penetrazione di un cane. Dopo che il cazzo del cane non senza difficoltà fu estratto da mia moglie il proprietario cominciò a tirare fuori i contratti, mentre gli altri due muscolosi buttafuori già nudi ed eccitati con due cazzi enormi si presero Elena, ancora frastornata, e se la scoparono a sandwich, uno la stantuffava nell’ano e l’altro in figa contemporaneamente. Era la prima volta che mia moglie si scopava degli sconosciuti con me

presente in sala e questo la eccitava ancora di più perchè nel mentre che firmavo le formalità lei mi urlava di guardarla come godeva. Finito di firmare i contratti presi il cane con il quale mia moglie avrebbe dovuto convivere per un mese prima del film ed andai a casa lasciando Elena a gambe spalancate e fregna gocciolante che non aveva ancora finito di essere sbattuta dai due energumeni, le sarebbe servito come allenamento. L’autore: [email protected]

Marzo 1998

Eros Italia: Helga (1° episodio)

Helga (1° episodio) Mi chiamo Maria, ho 23 anni, sono una colf e, normalmente, lavoro a tempo pieno presso una famiglia molto ricca di Roma. Pur essendo una ragazza molto carina (così dicono) non ho il tempo di frequentare ragazzi per cui sono libera. I miei datori di lavoro sono abbastanza giovani (lui 40 e lei 32) e molto affiatati. Lui, Roberto, è un grosso manager aziendale, un bel quarantenne alto 1.80 di carnagione mediterranea e bellissimi occhi neri; lei, Helga, una insegnante di scuola superiore di educazione fisica, anche lei alta, un bellissimo corpo, bionda e con gli occhi chiari. Helga è di origine tedesca, è arrivata in Italia circa 20 anni fa e non riesce ancora a parlare la nostra lingua perfettamente. In effetti io, ora, faccio parte della famiglia perchè sono stata quasi adottata da loro. Entro nei loro giochi amorosi che, inizialmente, mi erano sembrati molto strani, ma che ora gradisco molto, anzi spesso sono io a condurli. Ma non vi voglio togliere nulla e passo a raccontare la mia esperienza in questa casa. Quando arrivai rimasi molto colpita dalla durezza e crudezza del signor Roberto, un uomo molto autoritario, la moglie mi disse che il suo comportamento era condizionato dalla sua attività, lei, invece, era abbastanza gentile. Mi sembrava strano che una donna così dolce come Helga potesse sopportare un simile orso. Una sera verso le 23.00 mi alzai dal letto per recarmi in cucina: avavo un forte bruciore di stomaco e volevo prepararmi del bicarbonato. Passando vicino alla scala che porta al piano superiore sentii delle voci, come di forte discussione. Mi fermai ad ascoltare: Helga gridava, ma, stranamente, non sentivo la voce di Roberto. Piano piano salii al piano superiore e mi accorsi che la porta della loro camera da letto era socchiusa. Le voci si facevano più forti e sentivo anche dei colpi come di frusta. Mi avvicinai all’uscio e , stando attenta a non farmi notare, sbirciai. I miei occhi stavano per uscire fuori dalle orbite, la scena che mi si presentò era impressionante: Helga era in piedi vicino al letto vestita di un corpetto nero, slip, calze nere e scarpe con tacchi alti, con i seni solo retti dal corpetto, con una specie di spatola di gomma in mano che diceva delle cose a suo marito che invece era completamente nudo, inginocciato davanti al letto, con il tronco riversato sul letto e le ginocchia a terra, che mostrava il sedere rosso (forse dalle percosse)

alla voluttà della moglie. Roberto era legato con le mani verso le due sponde opposte del letto e non poteva muoversi. Notai pure che aveva la bocca tappata con un foular. Helga gridava e continuava a battere il culo del marito che emetteva solo dei gemiti. “Sporco schiavo, come ti sei permesso …” gridava Helga e batteva con forza. Era una cosa inimmaginabile. Non ci avrei mai creduto se non lo avessi visto con i miei occhi. Paurosa di essere scoperta scappai via con un grosso senso di nausea. Durante la notte non dormii, non potevo far a meno di pensare a quello che avevo visto. Era una cosa schifosa. Che strane persone ci sono al mondo! Il giorno dopo a colazione tutto era tornato normale: Roberto era in perfetta forma, allegro, ma duro, Helga sempre bella e pimpante. I due si scambiavano effusioni d’amore come se la notte prima non fosse successo nulla! Quando tornai in cucina mi fermai a pensare: “forse l’avevo sognato!”. Più tardi Roberto andò via e rimanemmo io ed Helga che quel giorno era libera da scuola. Lei era seduta in salotto a leggere mentre io spolveravo. “Maria” disse lei con accento tedesco “ieri sera abbiamo mangiato pesante, vero?”. “Si, signora, infatti io ho dovuto prendere il bicarbonato per digerire”. “Ti sei alzata stanotte?” chiese lei, “si, signora, sono andata in cucina” risposi io arrossendo. Lei sorrise, si alzò, mi prese per mano e mi disse di sedermi un attimo. “Hai sentito qualcosa, Maria?” chiese, ed io imbarazzata risposi di si. “Allora ti voglio spiegare, tu devi rimanere quì a lavorare e non voglio crearti problemi: Vedi mio marito ama farsi sottomettere dalle donne, ed io amo, invece, sottomettere gli uomini. La nostra unione è felice perchè noi ci completiamo” spiegò Helga. “Ma … veramente io… non avevo mai assistito a cose del genere”. “Cosa vuoi che sia” disse Helga “agli uomini piace farsi gingillare da una donna, tutti lo farebbero, è nel loro istinto. In Germania tutti fanno così. Le donne da noi sono molto forti e dure, proprio per questo. Vedi io sono la sua padroncina e lui il mio tenero cagnolino che, quando commette un errore, viene punito”. La discussione mi sembrava sciocca, ma mi affascinava molto ascoltare Helga che aveva una voce bellissima. “Sai che facciamo? ti voglio far provare il gusto della dominazione, stasera, durante la fustigazione ti farò provare”. Durante tutta la giornata pensai di scappare via. Non mi andava quella cosa, non volevo farla. A casa mia erano gli uomini che comandavano….o no? E se invece era diverso e nessuno me l’aveva mai detto. Alla fine decisi di provare. La sera Helga mi chiamò ed iniziò il rito di iniziazione. Mi fece segno di non fare rumore, probabilmente era una sorpresa per il marito che era legato ed imbavagliato, mi avvicinai al letto, avevo le mani sudate e mi tremavano le gambe, Helga mi diede un frustino e mi disse nell’orecchio “dai, colpisci forte sul culo, a lui piace” . Mi feci forza e diedi una forte sferzata sul culo di Roberto che emise un gemito. Quella situazione , stranamente, mi eccitò, vedevo quell’essere

totalmente sottoposto a me, potevo farne quello che volevo, stavo forse capendo la mia vera indole? Helga si accorse della mia eccitazione, si avvicinò a me, era bellissima, sui suoi seni bianchi spiccavano i capezzoli piccoli e dritti, il suo corpo era favoloso: era una vera dea! Mi alzò la gonna e la sua mano scivolò nei miei slip facendo arrivare il dito nella mia fessura che era grondante. “Ti piace, vero Maria” disse a voce alta. Roberto ebbe un gesto di stizza e tentò di divincolarsi. “Si, Roberto, quì c’è Maria, la nostra cameriera, la tua nuova padroncina. Dovrai sopportare anche questa umiliazione perchè lo voglio io.”. Da quella sera iniziarono tutta una serie di cose piccanti ed esaltanti per la mia personalità che vi racconterò nel tempo. L’autore: [email protected]

Gennaio 1998

Eros Italia: Helga (2° episodio)

Helga (2° episodio) La notte successiva non dormii: pensavo a quello che era successo. Tutta l’esperienza era talmente strana che mi lasciava veramente un grosso senso di eccitazione e di curiosità. Quel bellissimo uomo del sig. Roberto mi aveva adorato come una dea, io, la sua cameriera! Una cosa veramente eccitante. In effetti quella sera stessa , dopo la prova della fustigazione, Helga mi chiese di aiutarla a slegare il marito, gli ordinò di alzarsi in piedi. Così, in piedi, nudo era ancora più bello. Io non avevo mai visto un uomo nudo. Una volta, quando ancora vivevo al mio paese nella ciociaria, ero andata al cinema con un mio amichetto e lui, nel buio, aveva tirato fuori il suo uccellino e me lo aveva messo in mano. Faceva della cose strane, ma non riuscii a capire perchè si agitava tanto e che cos’era quella roba che, durante il movimento, mi era venuta in mano, era calda , bianca ed emanava uno strano odore. Prima di quella sera a casa dei miei padroni non avevo avuto altra esperienza sessuale e, non mi vergogno, ero ancora vergine. Roberto nudo era qualcosa da guardare. Spiccava il suo petto villoso su un fisico atletico, il suo cazzo era supremo. In effetti allora non lo capii, ma lui era veramente eccitato. La sua eccitazione cresceva sempre più man mano che Helga lo trattava male, era totalmente in balia della moglie ed eseguiva, proprio come un cagnolino, tutti i comandi che lei gli dava. Roberto era nudo al centro della stanza, Helga gli girava intorno nella sua splendida alterigia punzecchiandolo ed umiliandolo. “Vedi cara Maria, il nostro schiavo non attende che ordini” disse Helga mentre con il frustino giocava con il suo pene turgido. “Ora ti mostro come un uomo può sottomettersi al volere di una donna”. Nel dire questo mi indicò una sedia, io sedetti e rimasi in attesa. “Avanti, schiavo, mostra alla tua padrona Maria come la adori”. Roberto si inginocchiò davanti a me, mi tolse con estrema gentilezza le

pantofole che indossavo ai piedi ed iniziò a leccarmeli con grande amore. Io rimasi adulata del trattamento e tentai di sottrarlo a quella sua sottomissione, ma Helga mi guardò e, facendomi cenno con il capo, mi rassicurò “lascialo fare, Maria, devi ancora vedere cosa uno schiavo è costretto a fare per accontentare la sua padrona, lui ti sta solo adorando, il bello deve ancora venire. Mentre Roberto mi baciava e leccava i piedi, Helga, da dietro, riprese a frustarlo e diceva: “Così, dai, lecca, schiavo, dai… “. Helga era molto eccitata della mia presenza nei loro giochi, ed io non resistevo più, volevo avera qualcosa in più della sua lingua sui miei piedini. Helga disse: “Ora basta, mettiti sul letto che ho voglia di godere!”. Roberto eseguì, si distese sul letto e fu legato mani e piedi a pancia in sù. Spiccava il suo enorme cazzo, non riuscivo a distaccarne gli occhi, Helga lo afferrò e prese a mesturbarlo: “Vedi, Maria, questo pezzetto di carne è l’unica cosa che un uomo ha di buono. Io credo che gli uomini servono solo a far godere le proprie padrone con questo gingillo.” e lo strapazzava. Helga salì sul letto in piedi, poi, piano piano, iniziò a scendere fino a che tutto il membro di Roberto non fosse stato ingoiato dalla sua fessura. Iniziò a muoversi sul corpo martoriato del marito emettendo dei gridolini costanti, sembrava una danza, nel frattempo gli pizzicava i capezzoli e lo graffiava. Durante questo movimento i suoi seni, contenuti appena nelle coppe del corpetto, si muovevano con grazia e lei, li avvicinava alla bocca di Roberto senza, però, permettergli di toccarli, querto stuzzicava ed eccitava maggiormente il povero malcapitato. Questa scena mi eccitò molto tanto che scappai via nella mia stanza dove mi masturbai furiosamente. Passarono alcuni giorni da quella sera durante i quali, per gli impegni di lavoro di entrambi, non ci fù occasione neanche di scambiarci quattro chiacchiere per cui pensai che la cosa fosse finita lì. Un Sabato mattina Helga uscì presto per accompagnare i suoi alunni ad una gita, mi disse che sarebbe stata via anche il giorno dopo e si raccomandò con me di avere maggior attenzione per le faccende di casa vista la sua assenza. “Mi raccomando, Roberto dorme ancora, sveglialo verso le 11, lui ha bisogno di riposarsi, non fare rumore.” si raccomandò Helga salutandomi quando l’accompagnai all’uscio di casa. In effetti Roberto sarebbe rimasto solo a casa quei due giorni per cui strane cose mi passarono per la mente. Pensavo al suo bellissimo corpo, ai suoi occhi ed…al suo enorme cazzo che non avevo neanche avuto possibilità di toccare. Verso le undici meno cinque pensai di svegliarlo: mi recai verso la porta della sua camera e bussai, ma nessuno mi rispose, allora aprii piano e notai, nel buio, che Roberto dormiva ancora profondamente. Mi avvicinai al letto, sapevo che lui dormiva completamente nudo (l’avevo notato dalla biancheria intima che trovavo seminata intorno al letto ogni mattina) , in effetti era coperto da un lenzuolo, mostrando solo il suo torso nudo. La tentazione fu forte, dovevo toccare il suo membro, misi una mano sotto il lenzuolo ed arrivai a toccarlo: era molle, non come quella sera, ma mi stupì che al contatto con la mia mano iniziò subito ad irrigidirsi. Tirai, piano piano, via il lenzuolo ed ebbi la visione del suo corpo nudo. Ripresi a toccarlo, il suo membro stava raggiungendo la grandezza che

conoscevo, ero eccitatissima. Roberto, nel sonno, diceva: “Si, Helga, tesoro mio, toccami….” credendo che fosse la moglie a toccarlo, poi ad un tratto si svegliò, aprì gli occhi e…. “Cosa fai, come ti permetti!” disse lui con molta autorità. Io non sapevo cosa dire, ma pensando a quello che mi aveva detto Helga, giocai l’unica carta possibile: “Avevo voglia di toccarti, mio caro, oggi tua moglie non c’è e sono io a condurre il gioco”. Rimanemmo a guardarci per un istante che sembrò interminabile, pensai che avrebbe potuto cacciarmi via ed avrei perso il lavoro, ma , inspiegabilmente ed insperatamente, lui si ridistese offrendomi il suo corpo e mi disse “Si, signora, faccia quello che desidera”. Provai una sensazione strana, Roberto era alla mia mercè, potevo farne quello che volevo. Ripresi a toccarlo, sentii ben bene i suoi testicoli, li strinsi con forza e lui emise un gemito, poi ripresi il cazzo, quando fui soddisfatta gli dissi: “Voglio vestirmi come Helga, dove sono i suoi indumenti?”. Lui mi indicò l’armadio. Ne estrassi il corpetto, le calze e le scarpe e mi vestii. In effetti io ed Helga avevamo le stesse misure e quindi calzai tutto a perfezione. Dall’armadio estrassi anche un frustino. Roberto fu molto eccitato della visione, i miei seni non erano bianchi come quelli di Helga, ma altrettanto belli. “Avanti, schiavo, vieni ad adorarmi” gli dissi. Mi era molto piaciuto quando lui mi aveva baciato i piedi, era una sensazione che volevo riprovare. Lui si inginocchiò davanti a me, mi tolse le scarpe e prese a baciarmi i piedi. Presi il frustino ed iniziai con forza a batterglielo sulle spalle più volte. Avevo foglia di sentirmi dentro il suo cazzo, gli ordinai di alzarsi e di distendersi sul letto. In effetti ero ancora vergine, dovetti andare con molta calma, ma, alla fine, riuscii ad inserirlo dentro di me. Fu una sensazione bellissima. Furono due giorni di vera goduria durante i quali Roberto dovette sottostare a qualunque mio volere sessuale e non, compreso quallo di servirmi a tavola, nudo o di leccarmi tra le gambe mentre guardavo la televisione la sera. Avevo, comunque, capito la mia indole di donna dominante e volevo con ardore portare aventi questa esperienza. L’autore: [email protected]

Gennaio 1998

Eros Italia: Helga (3° episodio)

Helga (3° episodio) Helga tornò la Domenica sera stanchissima, fece una doccia, cenò insieme a Roberto ed andò a dormire. Durante la cena Roberto mi aveva costantemente

guardato con gli occhi voluttuosi: gli era piaciuto il trattamento che gli avevo offerto durante quei due giorni. In effetti io, senza farmi vedere dalla moglie, mentre servivo a tavola, più volte l’avevo stuzzicato o con un piede, o poggiandogli i seni sulle spalle o guardandolo con occhi ammiccanti. Appena Helga andò a dormire Roberto mi raggiunse in cucina e mi disse: “Maria, sono eccitatissimo, ho voglia di te”. Io feci finta di non sentirlo, ma lui continuò a parlarmi iniziandomi a toccare da dietro mentre io lavavo i piatti. Mi toccava i seni delicatamente, poi una mano scivolò tra le cosce dove sentì la mia vulva bagnatissima. Di scatto mi girai, lui quasi cadde, sbottonai il grembiule e mostrai la mia passera: “Vieni, leccala, non vedi come gronda!”. Roberto si inginocchiò davanti a me ed iniziò a leccarmi la passerina. La sua lingua era infuocata, con ardore mi lambiva le labbra del sesso, la sua lingua entrava ed usciva con ritmo incessante, io mi tenevo con le mani sul lavabo, poi vi appoggiai il sedere, alzai le gambe ed imprigionai la sua testa. Ebbi uno stupendo orgasmo e rimasi per qualche istante a stringergli la testa tra le mie gambe tanto che a lui quasi mancò il respiro. Poi lo lasciai libero, e continuai a mettere a posto i piatti. Roberto si alzò, mi venne vicino e mi disse “ma mi lasci così?”. In effetti al di sotto della patta si vedeva un gonfiore enorme, io gli tirai giù la cerniera, ne estrassi il membro pietrificato, lo ammirai per qualche istante, lo trastullai un poco, poi lo lasciai e con malizia gli dissi: “fai pure da solo, io non ho tempo”. Roberto divenne rosso di rabbia, tentò di distogliermi, ed allora io dissi : “smettila, sporco uomo, masturbati da solo, forza…e fai presto!”. Roberto iniziò in silenzio a masturbarsi davanti a me, io lo fissavo e lo incitavo, la scena era straordinaria “dai, schiavo, fai vedere alla tua padroncina come godi”. A questa frase corrispose il suo orgasmo: grossi fiotti di sperma vennero spruzzati sul pavimento intorno a lui e qualcuno colpì anche me. Presi uno straccio e dissi “ora pulisci …” lui mi guardò sbigottito, ma eseguì in silenzio. Il piacere di poterlo torturare ed umiliare cresceva in me sempre di più, mi piaceva vederlo in difficoltà come un povero e misero vermetto. Lo guardavo mentre in ginocchio ripuliva il pavimento e mi divertivo molto, lo scambio di ruoli stava avvenendo. Dopo qualche giorno Helga mi chiamò nella sua camera, Roberto era andato a lavoro e lei stava preparandosi per andare a scuola: “Maria” mi disse “stasera vado fuori con le amiche, siamo un gruppo di donne che amano divertirsi, vuoi venire con noi?”. “Signora, veramente io …” tentai di risponderle, ma lei riprese “ti faremo divertire, vedrai, andremo a goderci uno spettacolo di streep maschile…e poi…”. “Veramente, signora, preferirei rimanere in casa, sono stanca in questi giorni e vorrei riposare” risposi. “Come vuoi, ma ti perdi qualcosa” ribadì lei. Il mio pensiero, in effetti, era rivolto a Roberto, saremmo rimasti soli ed avrei potuto continuare il

mio piacevolissimo gioco. La sera Helga uscì verso le 20 e Roberto si apprestava a cenare, lo chiamai e gli dissi: “questa sera voglio proprio divertirmi, cena subito che devi farmi godere”. Dopo cena gli ordinai di spogliarsi nudo, lentamente, a ritmo di musica, mentre io ero distesa sul divano. Quando fu nudo gli ordinai di farmi godere e lui iniziò a leccarmi i piedi, le gambe, i seni e poi arrivò alla mia patatina infuocata, a tal punto, con un piede, lo spinsi a terra, dall’alto lo guardai disteso, era bellissimo, gli saltai addosso e ficcai il suo arnese dentro di me. Lui mi guardava con occhi rossi e lucenti, il piacere che entrambi sentivamo era immenso, nel punto cruciale del mio orgasmo un rumore… “E bravi i miei cari amanti!” era Helga . Cosa ci faceva quì? Perchè era tornata? Non riuscivo a darmi una spiegazione “Bravi, io esco e loro se la godono alle mie spalle”. Mi alzai e tentai di spiegare, il povero Roberto era rimasto seduto a terra terrorizzato. “Tu vai subito in camera, che devi fare i conti con me, in quanto a te, Maria, trovati un altro posto, domani vai via”. Durante la notte sentii solo colpi di frusta ed urla di Roberto. Poverino! Helga lo torturò ben bene, gli fece pagare bene quella scappatella. Io, poi, non sono andata via, ho trovato il modo di calmare Helga e di convincerla a farmi rimanere. Nelle prossime storie racconterò cosa è successo poi. L’autore: [email protected]

Febbraio 1998

Eros Italia: Il diario di Giovanna

Il diario di Giovanna Decido di fermarmi a comperare qualcosa per cena. Entro nel negozio di alimentari, che vista l’ora oramai tarda è deserto. Il Signor Roberto appena mi vede mi saluta “Ciao, cosa ti serve?” “Non ha niente di pronto per cena?” “Certo vuole che glielo porti a casa io? Fra poco chiudo e devo passare proprio davanti a casa sua” “Va bene mi fido di lei” Vedo il sorriso sul volto del signor Roberto, forse ha già in mente qualcosa ed io sono ben predisposta ad accettare tutto, In casa decido di non cambiarmi e di aspettare l’arrivo dell’uomo con indosso questo mini abito molto provocante. Sono seduta sul divano a guardare la televisione per ingannare l’attesa quando finalmente suona il campanello. Apro e torno a vedere la tv aspettando che Roberto entri “Ecco la tua cena” “Si accomodi” Entra ma non è solo, con lui ci sono anche il fioraio e il portiere “Ah siete venuti in tre per portarmi la cena” “No siamo venuti in tre per divertirci un po con te” “Avete sempre voglia di scherzare, sedetevi che vi prendo un aperitivo” mi alzo passando davanti a loro “Che minigonna che abbiamo stasera, è un vero spettacolo” “E come le piace farsi guardare, guardate

come muove quel culo” “E’ veramente una gran porca” “Che le piace farsi guardare oramai non è più un segreto vero Giovanna?” Con i bicchieri in mano tornando verso di loro “Si oramai lo sapete che amo il sesso e che questo ha il sopravvento su tutte le mie altre emozioni” Porgo loro l’aperitivo e mi siedo sulla poltrona davanti al divano occupato dai tre uomini “Scommetto che hai voglia di scopare vero?” “Se dicessi di no vi direi una bugia ma sapete anche che amo farlo con calma . Amo troppo i prelimininari, è quella la cosa che mi eccita maggiormente” “Lo sappiamo che ti piace essere trattata come una troia” Accavallo le gambe permettendo ai loro occhi di intravedere sino alla fine delle calze autoreggenti. “Stai a gambe aperte facci vedere bene quelle coscie” “Come volete” Allargo le gambe ” Che ne dici di andare a casa di un mio amico” “E la cena?” “Mangeremo dopo qualcosa , allora telefono subito” Lo vedo formare un numero di telefono e dopo poco iniziare a dialogare con suo amico ” Arriviamo fra dieci minuti, prepara tutto, puoi stare sicuro che ci divertiremo, ama tutto del sesso,…..come si eccola te la passo…….Vuol parlare con te” “Buonasera” “Buonasera” “Mi hanno detto che sei una gran fica e, cosa più importante, che sei molto troia, sei sicura di saper accettare tutto?” “Sinora ciò che mi è stato proposto mi è sempre piaciuto” “Bene vedremo se anche stasera ti divertirai” In macchina mi siedo fra il salumiere ed il portiere mentre il fioraio davanti da solo, è impegnato a portarci dal suo amico ” llarga le cosce voglio sentire se sei già bagnata” “Certo che lo sono” e prendendogli la mano la guido sino alle mutandine oramai zuppe dei miei umori. Il portiere prende l’altra mia mano e se la porta sui pantaloni all’altezza del cazzo che sento duro da scoppiare. Inizio a carezzarlo da sopra la stoffa dei pantaloni mentre il salumiere riserva lo stesso trattamento alla mia fica che sembra sciogliersi. Arriviamo di fronte ad un cancello che come d’incanto si apre per far passare la macchina. Ci ritroviamo in un parco ed in fondo ad un lungo viale illuminato una villa molto bella. Scendiamo un uomo ci aspetta sulla porta mi guarda “E’ questa la troia di cui mi avete parlato?” “Si è lei “Rivolgendosi a me “Come ti chiami?” “Giovanna” “Bene ora prima di entrare dammi le tue mutandine, è il prezzo che devi pagare per accedere alla villa” “Ma….””Niente ma toglile” Lentamente le mutandine scendono sino a scivolar via dai piedi, gliele porgo “Eccole” “Adesso puoi entrare” Appena entrata mi viene fatto cenno di seguire un uomo che deve essere il cameriere, questo mi fa accomodare in una stanza con un grande armadio e le pareti tutte di specchio “Deve cambiarsi, troverà l’occorrente nell’armadio, i signori l’attendono nel salone dietro quella porta” Inizio a spogliarmi in sua presenza. Apro l’armadio. Vi è un abbigliamento tutto in pelle di ogni foggia e taglia. Scelgo un corpetto di pelle nera, una gonna corta aperta completamente sui lati e degli stivali neri alla moschettiera dai tacchi vertiginosi. L’uomo mi aiuta ad indossare il corpetto stringendo in maniera molto forte i lacci, quasi togliendomi ogni possibilità di respirare. Mi guardo allo specchio sono terribilmente eccitante la mia figura ha assunto nuove forme, la vita come d’incanto snellita mette in risalto i seni sostenuti e lasciati liberi dal corpetto. Le gambe valorizzate dall’altezza dei tacchi sono completamente visibili grazie agli spacchi della gonna che arrivano sino alla vita. Sono pronta. Apro la porta, ad attendermi seduti su di un comodo divano ci sono i quattro uomini. Faccio il mio ingresso nella sala “Vieni avanti, cammina

davanti a noi, facci ammirare il tuo corpo” E’ il padrone della villa che parla Inizio ad ancheggiare per la stanza “Muovi di più quel culo troia, devi farci venire il cazzo duro solo camminando” Accentuo il mio ancheggiare, mi piace sentire gli sguardi di quegli uomini sul mio corpo. Passo vicina a loro, nessuno mi tocca ed io rimango un po’ delusa. L’uomo che mi ha aiutata a vestirmi entra nella sala con uno strano sgabello alla cui sommità è fissato un grosso vibratore. Mette lo sgabello al centro della sala di fronte al divano dove sono seduti i quattro. “Se sei stanca puoi riposarti” Guardo nuovamente lo sgabello il grosso vibratore è lubrificato lo vedo luccicare alla luce della sala, mi avvicino lentamente, inizio a carezzare il grosso fallo, mi fletto verso di esso per baciarlo e donare al tempo stesso la visione del mio culo nudo a quegli sguardi che non hanno smesso di seguirmi sino dal mio ingresso in questa stanza “Siediti” Mi volto e lentamente mi calo su quel palo di caucciù che penetra progressivamente nella mia intimità. Una volta seduta il servitore mi si avvicina e tramite una leva che non avevo visto inizia ad alzare lo sgabello sino a quando i miei piedi non hanno più appoggio in terra. Il vibratore è totalmente dentro di me “Sandro togli la gonna alla signorina, e tu allarga bene le cosce” Ci apprestiamo entrambi ad obbedire agli ordini perentori che ci sono stati impartiti. Sono offerta completamente alla loro vista, le mie gambe oscenamente divaricate ed il mio pube rasato facilitano notevolmente la visione della mia vagina dilatata al massimo per ricevere in se quel magnifico olisbo. “Giovanna, stai comoda?” “Mhh… siii gra…zie…” “Vorrei conoscerti meglio, ti va di parlarmi un po’ di te?” “Co…me vuo…le …….lei” “Vuoi che ti faccia delle domande o preferisci essere tu a raccontarmi tutto” “Pref…eri…rei ….delle……doma….nde” “Come mai delle domande?” “Non…. sono…..molto ….luci..daaaaaa in questo……mo…mentoooo” “Ok vada per le domande. E’ molto che pratichi il sesso estremo?” “No…. da quando ho conosciu….to il signor …..Pa…tri…zioooo” “Dimmi come è successo” “Ho…iniziato a …..fare la ….ca..meriera…..al suo servizio…lui …gradualmente mi ha ……fatto conoscere il sesso…..in tutte le sue …sfamature…..sino ad arrivare all’esibizionismo e ……ai rapporti….. con più uo…mi…niiiiiii” “E a te piace veramente esibirti, farti vedere da un gruppo di uomini” “Mooooltissssimoooooo” Nel frattempo l’uomo dietro a me aveva iniziato a solleticarmi la schiena, facendomi muovere su quel palo che era dentro di me e scatenando un progressivo piacere che mi stava prendendo completamente. “Vedo che ti piace questo tipo di penetrazione” “Da…..impa…ziii..reeeeeee””Sandro abbassa lo sgabello della signorina” I miei piedi toccano nuovamente terra “Adesso muoviti da sola su quel cazzo troia” Non mi faccio ripetere l’invito e inizio un movimento sfrenato impalandomi selvaggiamente “Ci stai dando un ottimo spettacolo, ma questo non è solo che l’inizio, d’accordo con il tuo padrone rimarrai ospite presso di me per una intera settimana e ti assicuro che dopo non vorrai più andartene. Il tuo padrone ha detto che se vorrai potrai rimanere anche per sempre qui, lui verrà a trovarti regolarmente, constatando i tuoi progressi” Le mani correvano sul mio corpo sentivo solo in parte ciò che l’uomo mi stava dicendo, ero in preda a violenti orgasmi che si succedevano uno dietro l’altro con rapidità impressionante. Mi stavo torcendo i capezzoli duri come il marmo dal piacere quando la voce dell’uomo perentoria mi blocca “Fermati e

scendi dallo sgabello”E’ un vero supplizio abbandonare la fonte di tanto piacere ma come trasportata dal tono della sua voce mi ritrovo in piedi di fronte al loro divano. “Allarga le gambe troia” Ancora una volta obbedisco. L’uomo dietro me mi fa flettere in avanti verso i quattro uomini sino a che le mie mani non vanno a toccare terra “Adesso girati col culo verso di noi” “Guardate come è bagnata” Infatti sento il piacere che sta scendendo fra le gambe. “Sandro vuoi portarmi i vibratori? Falli vedere alla signorina” L’uomo mi mette davanti agli occhi ben sei vibratori dalle dimensioni inverosimili “Decidi quale usare maiala” Con la mano indico un vibratore nero molto grosso “Que…llo” “Dammelo Sandro” L’uomo porge il vibratore al suo padrone “Avvicinati” Indetreggio verso il divano “Allargati con le mani” Prendo le mie natiche e le separo pregustando il piacere che proverò fra pochi istanti.Sono vicinissima al divano con la testa fra le gambe riesco a vedere i quattro uomini che si sorridono “Chi vuole essere a infilzare questa maiala?” Come temevo si fa avanti il salumiere: il più porco dei tre uomini come ho già avuto occasione di conoscere “Ci penso io, voglio vederla saltare” Prende il vibratore in mano e con un movimento deciso lo infila dentro di me “Ahggggggggggghhhhhhhhhh” Mi sento lacerare tutto l’interno della vagina, sono completamente piena di quel mostruoso oggetto fallico “Lo senti troia? Lo senti come ti riempie?” “Siiiiiiiiii” “Chiedimi di muoverlo””Lo muova…. mi faccia …..godere” Inizia a fottermi violentemente alternando in me piacere e dolore gioia e sofferenza Un violento schiaffo si abbatte sul mio sedere “Ahhhhhh” mentre il fioraio alzandosi viene a prendere fra le dita i capezzoli e inizia a stringerli ed a tirali roteandoli “Mhhhhhhh” Altro schiaffo mentre il vibratore continua a penetrarmi e i capezzoli vengono torturati con sadica sapienza.”Nooooooooooooooo” Due dita sono entrate violentemente nel mio ano e stanno rovistandovi dentro con un movimento circolatorio “Non ti piace?” “Pia….noooooo, vi preeegooooo” Incuranti delle ie parole continuano a farmi oggetto delle loro attenzioni, un’altro dito sta penetrando il mio ano adesso sono ben tre “Adesso scegli il vibratore per il tuo culo troia” Cerco con lo sguardo il più piccolo dei cinque rimasti ma tutti mi sembrano troppo grossi, decido per il più piccolo “Questo, ma….vi pregooo….fate piaaa…noooooo” “Dammelo Sandro” Vedo il vibratore passare di mano e piano piano avvicinarsi al mio sedere iniziare a carezzare il solco, la mia attenzione è concentrata su quel punto del mio corpo, sono quasi insensibile al godimento che sino a poco tempo fa mi donava l’altro vibratore dentro di me. Ecco inizia a forzare, l’uomo da un leggero movimento ondulatorio alla sua mano cercando di fare entrare la punta dentro di me ecco sento che sta facendosi spazio, è grosso il mio ano oppone resistenza ma l’uomo insiste “Baaaa.ssss…taaaaaaa” Un colpo secco spezza il mio grido alimentandone un’altro di estremo dolore “Aaaaaaghhhhhhh” “Adesso sei proprio piena bellezza” Mi sembra di svenire. Come d’incanto i tre uomini abbandonano il mio corpo rimettendosi seduti comodamente sul divano “Drizzati” Con uno sforzo sovrumano ritrovo la posizione eretta: sento i vibratori dentro di me che mi dilatano in maniera mostruosa. “Cammina maiala avanti cammina per la stanza” Con le gambe aperte al massimo inizio a camminare con un incedere incerto e senz’altro molto buffo. “Sembri una papera” “Guardate com’è buffa ahahah” “Perchè non provi ad andare a quattro zampe, la coda ce l’hai già” Li vedo

ridere divertiti, mi eccita terribilmente essere sottomessa in questa mia esibizione: stò provando un piacere immenso. Continuo a camminare per la stanza sinchè non mi dicono di togliere il vibratore che ho nel sedere e di mettermi sul tavolo a gambe aperte, devo masturbarmi con l’altro vibratore completamente aperta in modo che loro possano vedermi nel modo migliore. Ancora una volta mi sento travolta dall’ennesimo orgasmo. “Ora facci vedere come sei bagnata troia, togli quel vibratore, vogliamo vederti la fica completamente dilatata” “Siiii guardatemi maiali” e mi apro le grandi labbra con le mani. Si avvicinano ho sei mani che vagano sul mio corpo dispensandomi piacere.Mi prendono in braccio mi sollevano da terra portandomi verso l’uscita. Siamo in giardino, oramai fuori è completamente scuro solo una luna al suo ultimo quarto rischiara tenuamente la nascente notte. Mi legano ad un albero i miei seni sfregano con la dura corteccia. Sono completamente immobilizzata in una posizione che mi rende estremamente vulnerabile: le mie gambe sono aperte come pure le mie braccia. Da un salice lì vicino staccano dei rami, li vedo pulirli con dovizia. “Ora dovrai contare sino a cinquanta” Iniziano a fustigarmi con i rami del salice ed io fra mille singhiozzi per il dolore crescente continuo a contare i colpi che arrivano a far arrossare la schiena ed il sedere. “Sandro vai in casa a prendere l’alcool che dobbiamo disinfettare la signorina” Vedo l’uomo allontanarsi per far ritorno poco tempo dopo con una bottiglia di alcool e del cotone. Iniziano a massaggiarmi il corpo con il cotone imbevuto di alcool: sento un terribile bruciore invadere il mio corpo, non riesco a trattenere dei gemiti. “Ora ti scioglieremo e tu ci servirai la cena, naturalmente starai nuda” “Co…me vo…le…tee” Mi slegano, l’uomo che ha sempre seguito tutti i miei movimenti si prende cura di me e mentre i miei quattro padroni si dirigono verso la casa egli mi porta nella direzione della cucina. “Sei una grande troia e in cucina mi divertirò anche io con te, finalmente ti avrò anche alla mia portata, è tutta la sera che mi fai venire il cazzo duro e non posso fare niente ma da ora in poi avrò anche io il mio spazio con te” I miei aguzzini erano diventati cinque. Non appena in cucina l’uomo si abbassa la cerniera dei pantaloni: è il primo cazzo che vedo stasera e devo dire che sinceramente è di tutto rispetto. “Finchè non saranno pronti per la cena non suoneranno il campanello, hai tutto il tempo per farmi divertire un po. Inizia a baciarlo maiala” Mi inginocchio di fronte a lui e sento il suo odore forte invadermi le narici. Le sue mani pressano la testa verso il suo sesso eretto: apro la bocca che viene immediatamente riempita da quel palo di carne pulsante e rigido. “Sei una vera pompinara : Continua così troia leccalo tutto fammi sentire bene quella lingua sulla cappella” Non riesco a trattenere le mani: inizio a masturbarmi mentre continuo a donare le mie attenzioni a quel meraviglioso cazzo. “Gooodooooo” Mi sono staccata per comunicare a quell’uomo che sin’ora era rimasto passivo tutto il godimento che aveva generato in me. Lo vedo sorridere compiaciuto. “Hanno suonato, terminerai dopo il tuo pompino maiala va a sentire cosa vogliono” Entro in sala, la trovo inaspettatamente già apparecchiata per la cena con i commensali già ai loro posti “Vieni qui, mettiti questo” Mi porgono un vibratore “Mettitelo nel tuo sederino ahahaha” Mi fletto in avanti e dinanzi ai loro sguardi sempre più eccitati inizio a penetrarmi da sola. La dilatazione è grande e non fatico a ssolutamente ad introdurlo dentro. “Ci servirai così, vai pure in cucina a prendere la prima portata” Torno

in cucina i miei passi sono molto lenti a causa del vibratore. “Sono pronti per la cena” “Vedo che hanno preparato anche te” Sorrido. L’uomo mi stringe il seno sino a farmi male, ma la cosa come al solito ha il potere di piacermi “Prendi quella zuppiera è già pronta per servire in tavola” Dà un ultimo pizzicotto ai capezzoli prima di lasciarmi andare in sala. “Finalmente!!!!! Poggia la zuppiera” Obbedisco, nel centro della tavola vedo una enorma siringa e non riesco a capire cosa ci faccia in mezzo a tutta l’argenteria “Questo è il tuo primo piatto, il nostro lo porterai dopo. Togli il vibratore e mettiti a novanta gradi” Il fioraio prende la siringa e la riempie del liquido tiepido della zuppiera fatto questo si dirige verso di me e, infilato il beccuccio della siringa nel mio ano inizia a svuotarla nel mio intestino. La stessa operazione viene compiuta anche dagli altri tre uomini, alla fine della quarta siringa mi sento la pancia piena da scoppiare “Adesso rimettiti il vibratore e guai a te se sporchi in terra, vai a prenderci da mangiare” La mia camminata è sempre più difficoltosa, mi resta difficilissimo muovermi e, una volta entrata in cucina ecco che il servitore mi da finalmente la portata per i commensali; ancora una volta devo riattraversare la sala. Sento il liquido muoversi ad ogni mio passo e iniziare a cercare una via d’uscita generando dei rumorosi gorgoglii che suscitano l’ilarità dei commensali che abbondano nei commenti più sconci “Servici” Ogni volta che mi avvicino ad uno di loro il mio corpo viene gratificato da attenzioni più o meno porche. Il salumiere si diverte a muovere il vibratore facendomi temere di sporcare in terra ma al tempo stesso facendomi sentire un certo languore che ben conosco. Il fioraio invece sottopone i miei seni ad una autentica trazione obbligandomi ad avvicinare il mio volto al suo e, forzandomi ad aprire la bocca mi infila dentro la sua lingua in un bacio appassionato. Il portiere dedica la sua attenzione al mio clitoride divertendosi a prenderlo fra le dita stringendolo, sa bene quanto mi piaccia e ne approfitta per farmi gemere ancora una volta di fronte a tutti. Il padrone di casa invece rivolge il suo interesse al mio sedere ancora arrossato dalle precedenti frustate ricevute in giardino e lo colpisce con foga. “Adesso sotto al tavolo” Mi fletto con non poche difficoltà e una volta sotto la tovaglia vedo che i quattro uomini sono completamente nudi dalla cintola in giù. Inizio a carezzare le loro erezioni cosa che vedo è notevolmente gradita da tutti.Stò per iniziare a succhiare il primo quando mi ordinano di tornare in cucina per la seconda portata. “Credevo non tornassi più avanti assaggialo di nuovo” Riprendo quel cazzo in bocca è una continua eccitazione quella che mi stanno propinando senza mai farmi raggiungere il piacere di sentire l’uomo godere. Anche stavolta vengo allontanata “Ti staranno aspettando vai con la tua seconda portata” Non so cosa nasconda il vassoio, in questo momento so che mi è quasi impossibile continuare a ospitare il liquido nel mio intestino anche se sono consapevole che dovrò fare di tutto per resistere sino alla fine della cena. “Vediamo cosa mangerai per secondo” Aprono il vassoio ed ecco apparire una anguilla viva. Il padrone di casa sicuramente lo sapeva perchè presi dei guanti l’afferra in modo che non gli scivoli di mano “Mettiti di nuovo a novanta gradi troia” Riassumo nuovamente la posizione ordinatami mentre sento la testa dell’anguilla iniziare a entrare nella mia vagina. Il fioraio intanto si è alzato e con in mano delle mutandine in lattice si dirige verso di me. L’anguilla continua a entrare dentro la sento muoversi sempre

più affannosamente nella disperata ricerca di una uscita, stà per entrare completamente “Mettiti le mutande puttana” Mi fanno indossare quello strano indumento che oltre ad impedire all’anguilla di uscire fa si che il vibratore affondi maggiormente nel mio ano comprimendo ancor più il liquido. “Servici il secondo” Non riesco a muovermi “Cosa aspetti?””Non ce la faccio” Il salumiere si alza e tirandomi per i capezzoli mi obbliga ad arrivare sino alla cucina. Non so neppure come descrivere le sensazioni provate nel percorrere la sala. Il mio intestino che voleva liberarsi cosi come l’anguilla e inoltre il dolore dei capezzoli erano tre sensazioni talmente forti che una volta abbandonata dalle mani del salumiere sono caduta in terrra esausta. I quattro uomini sono intorno a me “E così non riesci neppure a finire di servirci la cena, questo ti costerà molto caro. Portiamola giù.” Il portiere mi prende in braccio e mi conducono per delle scale alla fine delle quali vi è un enorme salone “Questa sarà la tua dimora durante tutto il periodo che starai qua. Quello è il tuo bagno” Mi indica una parte della stanza con un lavandino una doccia e un buco nel pavimento, quello deve essere il cesso, non capisco come posso fare per assolvere ai miei bisogni in quanto è solo ed esclusivamente un buco e dalle parti il pavimento è fatto a scivolo privandomi quindi di ogni possibilità di di mettermi seduta “Puoi toglierti le mutande e cacare, troia”Mi libero immediatamente delle mutande poi, flettendomi sulle ginocchia avvicno il mio sedere al buco del pavimento finalmente libera di rilasciare i muscoli che mi imponevo di trattenere. Il vibratore cade sul pavimento subito seguito da una materia semiliquida che centra il buco Arrossisco so di essere indecente ma so anche che questo riempie di gioia gli sguardi maniacali dei quattro uomini che mi stanno fissando con un sorriso decisamente soddisfatto. Ho la conferma che tutto ciò è di loro gradimento ascoltando i commenti che mi obbligano a sentire “Era davvero piena” Il padrone di casa mi guarda fissa negli occhi “Va meglio adesso?” Ancora sotto l’effetto liberatore cerco di rispondere “Si…. grazie” “Quando hai finito vai verso il muro che ti laveremo” “Co…me desi..dera” Finisco di dare sfogo liberatorio al mio organismo e quindi mi dirigo verso il muro. Il fioraio raccoglie da terra un tubo di gomma mentre il portiere apre un rubinetto nella parete di fronte alla mia, dal tubo inizia ad uscire l’acqua vedo che regolano il flusso dell’acqua all’estremità del tubo per poi dirigerlo verso di me “Ahhhggggg” mi arriva addosso come una frustata una frustata gelida che mi viene a colpire sul seno “Girati dobbiamo lavarti il culo” “Pianooooo” “Girati!” Pochi attimi dopo è il mio sedere ad assaggiare la fredda carezza dell’acqua “Apri bene le chiappe” Mi apro le natiche con le mani Gli uomini dirigono il getto sul mio sfintere centrandolo “Ahgggggg” sento che quasi mi trafigge “Rimani ferma così” “Va……bbeneee” Il fioraio si avvicina puntando sempre l’estremità del tubo sul mio ano. Mi stò abituando a questa azione che anzi inizia a rinnovare in me il turbamento: rimango ferma gustandomi quel getto che cerca di penetrare nel mio intestino “Inizia a piacerle, continua” Il postino continua ad avvicinarsi ora anche gli altri tre uomini si fanno vicini Mi abbasso col capo verso il pavimento in modo da offrire ancora di più il mio ano al getto d’acqua che sento forzare sempre di più. “Bene adesso è pulita chiudi il getto” “Mhhhhh” “E tu vai verso quel tavolaccio e poggiaci sopra le tette” Obbedisco in silenzio seguita nel mio cammino dagli uomini. Mi metto a novanta gradi con il seno sul

tavolo “Allarga le gambe” Divarico le cosce mentre una mano inizia a separare le mie natiche “Sembra pulita” “Vediamo meglio” Le mani che frugano nel mio sedere sono divenute due ognuna sospinge da un lato una natica facendomi sentire completamente aperta ai loro sguardi “Ha proprio un bel buco questa porca, vediamo se sa usarlo” “Cosa devo fare?” “Vediamo quante dita riesci ad infilarti dentro maiala” Si mettono di fronte al mio sedere pronti a godersi lo spettacolo Inizio a penetrarmi con due dita masturbandomi il culo sempre più lubridicamente “Solo due dita? Ti facevo più brava” Esortata da quell’uomo così sicuro e dominante faccio uscire le due dita dal sedere per rientrare nel mio retto con ben quattro dita che faticano un po’ prima di avere libero accesso dentro il mio corpo “Brava vediamo cosa sei capace di fare” “Guardatemi guardate come mi tocco per voi porci mi avete eccitata mi piace essere la vostra troia farvi venire il cazzo duro guardando il mio corpo. Datemi quel tubo voglio incularmi con quello” Il fioraio mi porge il tubo dopo averlo raccolto da terra “Ecco guardate come entra” “Aspetta tiralo fuori Sandro chiudi il rubinetto e apri il tubo” L’uomo esegue “Giovanna riprendi a infilartelo dentro” Sento il freddo del metallo della fine del tubo penetrare in me con molta facilità, lo faccio affondare sempre di più “Sandro apri piano” Di nuovo mi sento riempire gli intestini dal liquido “Ohhhhh siiiiii” “Ti piace sentirti piena?””Siiiiiii” “Sandro chiudi e tu sfila il tubo” “Noooo ancoraaaa” “Sfilalo” Obbedisco mio malgrado “Ed ora spingi fuori l’acqua” Non devono attendere molto per veder sgorgare l’acqua dal mio ano “Abbiamo davvero una bella fontana” Mi sento spossata da questo continuo riempirmi e svuotarmi “Ancora dentro porca””Ohhhhh siiiiii graziiiieeee” “Sandro apri con tutta la forza” L’acqua invade il mio corpo con una veemenza torrenziale, facendomi contorcere dal piacere “Gooooooodooooooooo” “Sfila di nuovo il tubo sali sul tavolo mettiti distesa” Gli uomini si avvicinano al tavolo alzandomi le gambe mettendomi quasi in posizione verticale con i piedi puntati verso il soffitto “Liberati” Devo spingere ma alla fine ci riesco sentendo l’acqa oramai divenuta tiepida per la permanenza in me iniziare a ruscellarmi sul corpo. Una volta svuotata gli uomini mi rimettono distesa presentando vicini al mio corpo i loro cazzi eccitatissimi. Allungo le mani catturandone i due più vicini e iniziando a masturbarli mentre il salumiere si insinua fra le mie gambe ceracando lo spazio necessario per potermi penetrare, ecco sento il suo glande farsi spazio fra le grandi labbra “Siiiiiiiiiii” la grande eccitazione facilita il suo ingresso in me, lo sento muoversi violentemente. Il fioraio e sopra la mia testa vedo la borsa dei coglioni sospesa proprio sopra il mio viso mi allungo cercando di leccarla ci riesco, l’uomo si abbassa indirizzando la punta violacea del suo cazzo verso la mia bocca che lo carpisce famelica. Il salumiere si muove sempre più violentemente svuotandosi con un grido bestiale. Il suo posto viene subito preso dal padrone di casa mentre il portiere godendo cosparge del suo seme il mio seno. Sento il cazzo del fioraio ingrossarsi: i due uomini godono insieme nella bocca e nella fica. “Va a lavarti” “Mi.. potete reggere il tubo?” “Sandro aiuta Giovanna” L’uomo tiene il tubo gli indico di metterlo basso fra le mie gambe poi allargandole mi avvicino con la vagina come se dovessi farmi penetrare “Apra per favore” Di nuovo il getto d’acqua mi viene a colpire Pulisco l’inteno della vagina poi cerco di far colpire il clitoride dal getto godendomi la fredda carezza “Siiii aprilo di piùùùùùùù” Godo di

nuovo, mentre vengo circondata dai quattro che tenendo in mano i loro membri rilassati li puntano su di me facendomi bersaglio della loro orina che spalmo sul mio corpo. “Riposati che dopo torniamo” Mi lasciano con il piacere che ancora ha padronanza del mio corpo, sola in questo immenso salone. Vado sotto la doccia per rinfrescarmi dopo il grande piacere che ho provato in queste ultime ore.Ristorata mi distendo su un grande letto che si rivela sofficissimo per riposarmi. Sandro viene a sveglirmi “Buongiorno, mi hai fatto dormire col cazzo duro che ne dici di darmi il buongiorno troia” Capisco che cosa vuole da me e immediatamente alzandomi mi metto in ginocchio davanti a lui e inizio ad armeggiare con la cerniera dei suoi pantaloni trovando il suo pene già pronto ad essere ricevuto nella mia bocca, non si è neppure lavato il porco sento un odore molto forte raggiungere le mie narici ed anche il sapore che invade il mio palato sa di sperma. Lo succhio sento il piacere che si impossessa di lui sino a far aumentare notevolmente le dimensioni del suo cazzo. “Succhia troia che stò per goderti in bocca” Sono le ultime parole che sento prima che la mia gola venga investita da violenti getti di piacere. Ingoio il suo seme mentre lui col cazzo spelma sul mio viso il bianco liquido che mi è uscito di bocca. “Ti stanno aspettando per fare colazione. Mi accompagna al piano superiore. Gli uomini mi aspettano seduti al tavolo dove la sera prima ho servito la cena. Mi avvicino scorgendo che uno di loro ha delle molle per tenere in tensione i capezzoli. Infatti appena sono al suo fianco mi fa inginocchiare di fronte a lui e inizia ad applicare le molle ai capezzoli che vengono serrati in modo deciso ed anche un po doloroso. Altre due molle dello stesso tipo le ha un altro dei quattro, questo mi fa mettere a gambe larghe e stavolta le molle stringono le grandi labbra facendomi sentire una fitta molto forte. Il terzo uomo unisce le catenelle che pendono dalle molle dei seni con una sottile corda alla quale applica un peso. Sento i seni venire sollecitati verso il basso da una leggera trazione. Il quarto uomo compie lo stesso gesto del terzo applicando i pesi in modo che la trazione vada ad interessare la vagina. Sono nuovamente eccitata e pronta a trascorrere questa nuova emozionantre giornata. “Fuori c’è il mio vecchio giardiniere che ne dici di farlo divertire un po, affacciati al terrazzo e fatti vedere” Obbedisco al padrone di casa, una volta in terrazza vedo il vecchio che mi guarda facendomi cenno di scendere in giardino, faccio finta di non aver capito ed inizio a carezzarmi per eccitarlo “Allora che cosa fa il buon vecchio Carlo?” “Si sta eccitando guardandomi” “Vai da lui sei sua per due ore” “Come desidera” Scendo le scale che mi portano al giardino. Il vecchio sorride soddisfatto e una volta che sono vicina a lui inizia a divertirsi tirando le cordicelle che tengono i pesi strappandomi così dei gemiti di dolore-piacere. “Seguimi ti farò divertire e quando tornerai vedrai che sarai una autentica attrazione anche per i tuoi amici” Mi conduce nella stanza degli attrezzi e preso un badile si diverte a stuzzicare la mia vagina con il manico, a volte tocca il filo che tiene il peso facendomi sobbalzare dal dolore ma molto più spesso riesce a far sgorgare nuovo piacere mirando perfettamente al clitoride “Ti piace vero? Vediamo se riesce ad entrarti dentro” Mi distendo per terra aprendo al massimo le gambe “Prendimi vecchi porco, infilamelo dentro” Sento il legno forzarmi la vagina poi lentamente farsi strada in lei “Pia…noooo mi fai ma..leee” Incurante dei miei lamenti inizia a stantuffare quel manico dentro di me,

non contento mi lascia col manico infilzato e preso un vaso dalla forma allungata di una rispettabile circonferenza lo poggia in terra “Impalati da sola su quello troia, e intanto inizia a succhiarmi il cazzo che se riesci a farlo diventare duro te lo prendi dentro come premio” Detto questo mi sfila il manico dalla fica . Mi alzo e inizio a piegarmi sul vaso mentre il vecchio estrae dai pantaloni un cazzo molle e ripugnante, “Succhia troia” Mio malgrado inizio a baciarlo mentre il vaso viene a contatto con la mia fica oramai bagnata. “Sai usare bene la lingua continua” Eccitata dal vaso che sta lentamente entrando in me continuo a succhiare il vecchio cazzo che non risponde alle mie sollecitazioni. L’uomo s’arrabbia e presomi il viso fra le mani inizia a comandare lui il mio movimento di suzione facendomi andare a sbattere il viso contro la sua pancia. Ho tutto il suo cazzo in bocca ed ora sembra che inizi a reagire. L’uomo inizia a tendere il filo che mi pende dal seno e questo insieme alla penetrazione del vaso mi porta a non capire più niente mi stò eccitando veramente tanto ed anche il suo vecchio sesso inizia a piacermi anche se ambedue sappiamo che non potrà mai essere uno strumento di piacere e riverso tutta la mia voluttà verso il vaso fallico che mi stà penetrando. Il vecchio mi libera la bocca “Voglio sentirti urlare dal piacere godi troia lo vedo sai che ti stai impalando da sola fammi sentire come godi” “Siii miii piaceeeeee porco mi piace da impazzireeee guarda come si scopa da sola la tua maiala” Mentre continuo a procurarmi piacere da sola sento il vecchio armeggiare nella stanza. Solo pochi attimi dopo aver raggiunto l’orgasmo gridando come una matta vedo che ha preparato un carretto con dei piccoli vasi di fiori sopra. “Ora porterai il carretto vicino alla terrazza dove lavoravo Fa vedere ai signori come sei brava” Detto questo collega una fune proveniente dal carretto al filo che pende dai seni e un’altra fune al filo della vagina, legandomi infine le mani dietro la schiena “Avanti andiamo” Inizio a spingermi in avanti mentre sento la trazione aumentare “Ahhhhggg” “Su forza” Ecco il carretto si stà muovendo anche se mi sembra che sia i seni che lazzo scorgo i quattro uomini che i guardano divertiti e iniziano a incitarmi oscenamente. Faccio ricorso a tutta la mia forza di volontà e finalmente arrivo stremata sotto al terrazzo accolta da un caloroso applauso. Mi prendono in braccio sciogliendo le funi e mi portano in casa adagiandomi su di un divano “Allarga le gambe” Obbedisco frastornata. Sento le loro mani giocare con le mie grandi labbra che devono aver subito una notevole trazione rimanendone deturpate “Hai delle labbra lunghissime” Si divertono a tirarle a carezzarle. Questo contatto mi piace oltre a darmi sollievo. Due dita mi penetrano “E’ sempre bagnata questa puttana” “Fammi sentire” Altre due dita si uniscono alle prime e seguite da altre due altrettanto curiose. Quattro mani mantengono aperte le mie cosce mentre in me si intrecciano quattro dita carezzandomi, penetrandomi,dilatandomi,toccandosi fra di loro. “Sei un enorme buco, troia” “Siiiii riempitelooooooo ancora di piùùùùùù”Tolgono le dita, due mani mantengono dilatata la mia vagina mentre tutti e quattro gli uomini rimangono di fronte a guardarmi sempre più eccitati “Voglio infilarci tutta la mano” Alle parole seguono i fatti sento già la mano cercare di entrare dentro di me, forza leggermente ma entra con facilità iniziando a simulare il movimento di un grosso cazzo, qualcuno, deve essere Sandro è arrivato con una bottiglia che subito prende il posto della mano infilata dalla base “Guardate come si vede bene

tutta la fica di questa troia” Mi lasciano la bottiglia dentro e si mettono a guardarmi, qualcuno mi mette uno specchio davanti “Guardati puttana” “E’ belli…sssimooooo” Alla vista della mia fica così aperta non riesco a trattenere l’impulso di masturbarmi “Non ne ha mai abbastanza” Mentre continuo a toccare il mio clitoride quattro cazzi si ergono di fronte a me con i loro proprietari intenti a masturbarsi “Addosso godetemi addosso vi prego” Le mie preghiere non cadono inascoltate gli uomini si avvicinano ogniuno mirando ad una parte del mio corpo che sarà il bersaglio del proprio getto Il viso, la bocca, i seni, il ventre vengono colpiti mentre anche io provo l’ennesimo orgasmo. Dopo essermi riposata sul divano vedo gli uomini intorno al tavolo che parlano fra di loro “Giovanna vieni qua di fronte a noi sulla poltrona” Cambio di posto. Accavallo le gambe mentre sento lo sperma che i quattro uomini mi hanno regalato poco prima si stà solidificando sulla pelle “Sei bellissima, nonostante abbiamo appena goduto ci fai eccitare nuovamente sai?””Grazie siete molto gentili” “Sei libera, ti richiamerò presto” “Lo spero vivamente, la sua ospitalità è stata meravigliosa” Senza lavarmi rientro in possesso dei miei vestiti e accompagnata dai miei tre vecchi amici torno a casa. Settembre 1997

Eros Italia: 20 Giugno

20 Giugno Prendo la mia auto, ho voglia di fare un giro per la campagna. Esco dalla città finalmente un po di verde allieta la mia vista. Decido di fermarmi in riva ad un torrente. Scendo e mi metto a camminare lungo la riva guardando l’acqua scorrere mi piace vedere i salti che creano strani giochi fra i sassi. Mi rilasso a quel rumore naturale. Mi siedo su l’erba trascorrendo in compagnia dei miei pensieri l’intera mattinata. Decido di andare a pranzo in una trattoria che ho visto lungo la strada. Quando arrivo ci sono alcune macchine parcheggiate nel cortile, affianco la mia ad una di esse ed entro. Il locale è molto carino, non vi è molta gente e si sente un buon profumo di cose genuine provenire dalla cucina. Mi siedo vicina ad una finestra da cui posso continuare a bearmi della vista di questa bella campagna. Ordino al cameriere e mi metto in attesa del suo ritorno con le pietanze. Un uomo al tavolo di fronte al mio continua a fissarmi, gli sorrido obbedendo ai voleri del mio padrone che mi ha imposto di essere sempre disponibile. L’uomo continua a guardarmi avrà una cinquantina d’anni il suo aspetto è molto curato come anche il suo abbigliamento decisamente elegante, immagino sia un rappresentante o qualcosa del genere. Finalmente torna il cameriere con un piatto fumante di spaghetti alla boscaiola: un piccolo peccato di gola che mi sono concessa. Il profumo è ottimo e il sapore non è certo da meno. Gusto con piacere questa bontà e nel frattempo continuo a scambiare degli sguardi col mio dirimpettaio. Dopo aver mangiato anche il secondo mi dirigo verso la cassa per pagare, e infine uscire per tornarmene a casa. Nel cortile vengo raggiunta dall’uomo che mi stava di fronte “Devi avere tanti uomini”

“Scusi?” “Lo avevo capito che non mi hai riconusciuto” “Continuo a non capire” “Vediamo se il bar vicino a casa tua ti ricorda qualcosa” Mi torna in mente la serata in cui fui offrii la visione del mio corpo ad un gruppo di giocatori di biliardo ma non voglio correre il rischio di sbagliarmi “Può darsi ma più precisamente?” “Diciamo che ti piace giocare a biliardo” Sì era proprio uno dei presenti ai quali il mio padrone aveva permesso di avere piena libertà su di me ovunque mi trovassi e comunque volessero divertirsi con me. Quell’uomo era stato sin troppo gentile avrebbe potuto benissimo smascherarmi di fronte a tutti gli avventori del locale ma forse anche lui teneva alla sua figura. “Ho capito” e per dimostrargli la mia disponibilità gli porgo il braccio. Accetta il mio tacito invito e iniziamo a passeggiare nel cortile della trattoria. “Devo dire che in un primo momento ho dubitato che si trattasse della stessa persona, eri così composta quasi altera che credevo di sbagliarmi, ma ho deciso di tentare” Mi guarda intensamente. “Non voglio molto, anche perchè non ho tempo debbo tornare al mio lavoro, solo una cosa” “Mi dica” “Togliti le mutandine e dammele, qui, nel giardino” Arrossisco guardandomi in giro. Fortunatamente non c’è nessuno e quindi passo ad eseguire con fare veloce il suo ordine. Non appena ha in mano le mutandine l’uomo le porta al volto annusandole “Grazie, ma come mai non ti sei fatta più vedere al bar” “Sono molto impegnata””Ci credo” mi risponde sorridendo in modo allusivo mentre ripone in tasca il mio indumento “So che Piero il camionista ti ha rivisto già altre volte, dammi il tuo numero di telefono, organizzerò qualcosa” Prendo il mio biglietto da visita che va a tener compagnia alle mie mutandine nella tasca dell’uomo. “Ci sentiamo presto” “Arrivederci” Ci separiamo: salgo di nuovo sulla mia macchina dirigendomi verso casa. Sul cancello vedo John e Mo che mi aspettano “Ciao troia” “Cosa c’è?” “Niente di speciale, facci entrare” Seguono la mia auto nel garage. Mi guardano le gambe mentre scendo. Rallento la mia uscita per sentire il loro sguardo su di me. “Allora ti sei divertita ieri sera” “Appena siete usciti mi sono addormentata risvegliandomi solo stamani mattina” “Tira su quella gonna, vogliamo vederti le gambe” “Volentieri” Faccio risalire la gonna lungo le gambe scoprendole sin quasi all’orlo delle autoreggenti. “Ci fai salire?” “Certo venite” Arriviamo alla scala a chiocciola “Piano sali piano stiamo vedendo un bel panorama” Rallento la mia ascesa aumentando il mio ancheggiare. Arriviamo in sala ci accomodiamo loro sul divano io lasciando che la gonna salga sino a scoprirmi il pube , sulla mia poltrona. “Domani sera dovrai recarti a questo indirizzo, ci saremo anche noi: abbiamo organizzato una festa, ci divertiremo vedrai” “Va bene” Prendo il foglio su cui è scritto l’indirizzo “Ora dobbiamo andarcene” Rimango delusa avrei desiderato che rimanessero a dedicarmi le loro attenzioni. Li accompagno alla porta.Ci salutiamo dandoci appuntamento per la sera seguente. Ho ancora tutto il pomeriggio di fronte a me e non so cosa fare. Decido di prendermi un libro e finalmente dopo tanto tempo mi dedico alla lettura. Alle 20:00 sento suonare il camapanello vado ad aprire: è il salumiere. Lo faccio entrare “E’ arrivato il signor Luigi?” “No perchè?” “ci eravamo dati appuntamento qui” “Non mi aveva avvertita””Ti ha cercata tutta la mattina””Ero fuori” “Comunque abbiamo deciso di venir quà lo stesso” Penso che il mio sedere subirà un bel po di attenzioni visti i gusti dei due uomini. “Suonano, deve essere lui” “Vado ad aprire” Ecco infatti arrivare Luigi “Ciao porca è un bel pezzo che non ci vediamo vero?””Si è vero””Ero

impegnatissimo col lavoro ma non ho mai smesso di pensare al tuo culo, girati fammelo guardare è una vita che non faccio che immaginarlo” “Accomodatevi in salotto” Mi dirigo verso la stanza con i due uomini che mi seguono le mani incollate al mio sedere, entriamo in sala i due uomini entrano “Togli la gonna troia” Rimango col sedere nudo ancora non avevo indossato le mutandine dopo averle donate alla trattoria. “Sei già pronta” “Vieni qui vicina a noi” Iniziano a carezzarmi il sedere Luigi come al solito inizia a darmi delle sonore pacche “Ti piace sempre essere sculacciata?”” Moltissimo” Continua a colpirmi sulle natiche “Apriti le chiappe ” Un dito inizia a sondare il mio ano con un moto circolare facendolo dilatare “Vai aprendere ciò che hai preparato” Il salumiere si allontana uscendo di casa mentre Luigi continua a divertirsi “Piegati voglio vederti meglio”…..”Lo senti questo dito nel culo?” “Mhhhh sssiiii” “Magari ne vorresti ancora uno” “Si …..lo…vo…glioooo” “Chiedilo” “P…er favo…reeee mi me..tta un’…altro di…toooo.nel ….cu..loooo” “Eccoti accontentata” “Uhmmmmggg” “cammina con i diti nel culo, andiamo in cucina” Mentre mi muovo sento quelle eccitanti presenze dentro di me. Arriviamo in cucina mi appoggio al tavolo mentre Luigi continua a muovere le dita dentro di me alternando il moto circolare a quello di una forte penetrazione “eccomi sono tornato” E’ il salumiere “Vedo che non vi siete annoiati” “Hai preso tutto?” “Certamente” Il salumiere inizia a deporre gli oggetti da una sacca. Piano piano si allineano di fronte a me alcuni oggetti. Il primo un salame toscano seguito da una non meglio specificata scatola dal colore giallo, poi è la volta di due banane e un grosso cetriolo a trovar posto sul tavolo ma ancora non ha finito infatti deposita un sacchetto con delle biglie colorate e ancora una scatola questa volta dal colore rosso. “Ecco stasera hai il divertimento assicurato. Spero che domani mattina tu non abbia impegni, abbiamo intenzione di giocare a lungo con te” Luigi nel frattempo non ha mai smesso di giocare col mio ano alternando l’introduzione delle dita alle carezze delle mie chiappe a teneri baci e morsi tenaci. I miei sobbalzi durante questo tempo hanno testimoniato il mio gradimento che viene notato dagli uomini guardandomi fra le gambe ove il mio piacere stà scendendo sempre più copioso. “Prendi il primo regalino, iniziamo a riscaldare l’ambiente” Il salumiere prende la scatolina gialla e ne fa uscire il contenuto sul tavolo: delle puntine da disegno. “Credo che sarai stanca di stare in questa posizione così scomoda che ne dici di sederti?” “Grazie” Luigi sfilando le dita dal mio ano prende una sedia e, prima che mi ci possa sedere sopra dispone le puntine in modo che siano rivolte verso l’alto “Accomodati” I loro sguardi attendono il momento in cui il mio sedere verrà a contatto con le puntine “Posso togliere la gonna?” “Certo anzi apri un po’ di più anche la camicetta” Una volta pronta mi accingo a sedermi pregustando il momento in cui sentirò l’acciaio delle puntine entrare nella mia carne, dopo l’esperienza degli spilli fatta con i tre uomini l’altra volta credo di poter sopportare anche questa prova. “Uhmmmmm” Non è molto doloroso anzi sinceramente mi da una strana sensazione che direi piacevolmente stuzzicante “Vedo che ti piace, divertiti a eccitarci da sedere, stasera ti diamo l’ooportunità di essere protagonista attivamente, vediamo come riesci a farci eccitare standotene seduta” “Posso anche parlare o debbo solo muovermi” “La facciamo parlare Luigi?” “Si credo sia più divertente” Mi accomodo sulla sedia facendo

questo le puntine entrano ancor più profondamente nella carne facendomi fare una smorfia che è un misto fra piacere e dolore, accavallo le gambe lentamente mentre sento aumentare ancora di più la pressione delle puntine.”Vi piace sapere che sono sottomessa ai vostri voleri vero? Chissà cosa state provando sapendo che per obbedirvi sono qui di fronte a voi mezza nuda e sprattutto sopportando queste puntine da disegno che mi stanno trafiggendo le chiappe. Mi volete troia lo so ed io sarò la vostra troia stasera e ogni volta che vorrete onorarmi delle vostre attenzioni. Vi piacciono le mie gambe? Le ho accavallate per renderle ancora più desiderabili. Quando mi guardo allo specchio mi piaccio molto in questa posizione, la gamba che è accavallata si slancia i muscoli si distendono facendola apparire affusolatata al meglio del suo essere. Mi stò eccitando parlandovi, sento il piacere scendere arrivare a bagnare la sedia mentre i miei capezzoli sono diventati duri quasi sino a farmi male. E voi che cosa a spettate a farmi vedere i vostri cazzi. Ho voglia di vedervi toccare mentre continuo ad accarezzarmi. Su spogliatevi vi voglio nudi. La vostra troia vi vuol vedere nudi vuol vedere se è stata brava ad eccitarvi, vuol vedere se avete il cazzo duro anche se so che per averlo dentro di me dovrò prima sottostare a tutte le vostre perversioni. Ma io amo desiderare sino allo spasimo l’essere penetrata inoltre quello a cui mi sottoporrete non potrà far altro che aumentare il mio piacere” I due uomini iniziano a spogliarsi: scorgo la loro erezione “Ti vogliamo nuda troia” “Spogliatemi voi voglio sentire le vostre mani sul mio corpo” Mi tolgono la camicetta iniziano a carezzarmi coi loro cazzi turgidi facendomeli desiderare al punto tale da farmi aprire le gambe per dare inizio ad una frenetica serie di carezze sul mio clitoride “Continua porca noi ci sediamo di fronte a te vogliamo goderci questo spettacolo” Sento le puntine pizzicarmi ad ogni minimo movimento e ciò mi istiga a continuare con rinnovato desiderio il mio piacere solitario offrendo ai due l’immagine di una donna senza alcuna inibizione, eccitatissima, intenta alla ricerca del piacere assoluto “Guardatemi….. vi piaccio mentre…..muovo le mani sulla fi….ca…..mentre mi tocco….il ……clitoride. Ditemelo porci che vi piaccio””Si ci piaci, sei davvero una grandissima puttana””La vostra puttana! ” Alzati e girati tenendo le gambe aperte, continua a toccarti: vogliamo vedere quelle puntine sul tuo culo”I due uomini iniziano a spogliarsi: scorgo la loro erezione “Ti vogliamo nuda troia” “Spogliatemi voi voglio sentire le vostre mani sul mio corpo” Mi tolgono la camicetta iniziano a carezzarmi coi loro cazzi turgidi facendomeli desiderare al punto tale da farmi aprire le gambe per dare inizio ad una frenetica serie di carezze sul mio clitoride “Continua porca noi ci sediamo di fronte a te vogliamo goderci questo spettacolo” Sento le puntine pizzicarmi ad ogni minimo movimento e ciò mi istiga a continuare con rinnovato desiderio il mio piacere solitario offrendo ai due l’immagine di una donna senza alcuna inibizione, eccitatissima, intenta alla ricerca del piacere assoluto “Guardatemi….. vi piaccio mentre…..muovo le mani sulla fi….ca…..mentre mi tocco….il ……clitoride. Ditemelo porci che vi piaccio””Si ci piaci, sei davvero una grandissima puttana””La vostra puttana! ” Alzati e girati tenendo le gambe a perte, continua a toccarti: vogliamo vedere quelle puntine sul tuo culo” Il mio culo è sotto i loro sguardi. Luigi mi intima con tono autoritario di arretrare verso di loro. Sono quasi a cxontatto dei due uomini quando una mano inizia a premere una

ad una le puntine che ancore sono rimanste indfisse nella mia carne. Ogni tocco genera un sobbalzo accompagnato da un gemito. Ora si divertono a far saltare via quei pezzi d’acciaio dandogli dei colpi decisi con l’indice. “Te la stai godendo !” “Che ne disresti di farla sdraiare sul tavolo ?” “Ottima idea. Raccolgono le puntine che sono a terra e sulla sedia per disporlesul tavolo assieme ad altre che prendono dalla solita scatoletta. Mi accompagnano per mano di fronte al tavolo aiutandomi a salirci sopra distendendomi in modo che le puntine vengano a contatto con il ventre ed i seni. Iniziano a carezzarmi il culo la cui sensibilità stà raggiungendo livelli altissii. Le dolci carezze hanno il potere di rilassarmi anche se dopo poco il loro tocco si fa sempre più pesante sino a far di nuovo penetrare in me con studiata lentezza le puntine dentro la mia carne Mi piace e glielo dico “Siete fantastici mi state facendo provare un piacere indescrivibile” “Abbiamo ancora molto tempo a disposizione” “Adesso alzati ” Scendo dal tavalo guardo il mio corpo cosparso di quei piccoli cerchi argentati. “Guarda abbiamo ospiti” Vedo fuori dalla finestra della cucina il vecchio giardiniere “Chiamalo tanto sappiamo che ti sei già divertita anche con lui ed isuoi amici” “Vai fuori così troia ” Esco di cucina mentre i due uomini si stanno dirigendo verso la finestra per gustarsi la scena del mio incontro col giardiniere “Bounasera, come mai a quest’ora””Ho passato tutto il pomeriggio nella casa qui accanto e mi sono dimenticato di programmare il timer per domani,. Scommetto che ti stai divertendo vero porca?” “Si ho due miei amici in casa” “Bene facciamo loro uno spettacolino, fagli vedere come sai succhiare il cazzo” Si apre la patta dei pantaloni e mi sospinge la testa in quella direzione. “Noooo non vogliooo” Ho voglia che si divertano: inizio a correre nel buio del giardino “Vieni qui puttana non farmi perdere tempo o sarà peggio per te” Mi nascondo dietro ad un grosso abete mentre gli aghi mi pungono sulla pelle nuda. Vedo nell’oscurità profilarsi la figura dell’uomo mentre anche gli altri due sono arrivati alla porta finestra , vedo infatti le loro figure contro la luce della casa. Iniziano a cercarmi tutti e tre Inizio di nuovo a correre nuda per il giardino mentre qualcuno ha acceso le luci “Eccola la prendiamola” Iniziano a correre verso di me, sono circondata cerco di passare fra loro ma una volta vicina mi bloccano facendomi cadere “Questa me la paghi” è il giardiniere che parla mentre distesa in terra vengo presa per i capelli e costretta ad alzarmi “Andiamo in casa” fa il salumiere mettendosi alle mie spalle e divertendosi a pizzicare il mio sedere. Una volta in casa mi portano nel seminterrato e mi chiudono nella gogna mentre si allontanano confabulando fra di loro. Ho una voglia terribile di essere usata, sottomessa, scopata come la peggiore delle puttane e loro mi hanno lasciata qui da sola senza alcuna possibilità di toccarmi. Ma eccoli di ritorno sento i loro passi nella stanza “Stavi in pensiero troia?” Una banana viene introdotta nella mia vagina senza neppure prepararmi, sono talmente bagnata che è scivolata dentro come se niente fosse “E’ troppo piccola per lei proviamo con questo” Le pareti vaginali appena rilassate per l’uscita della banana prendono a tendersi stanno cercando di penetrarmi con quell’enorme cetriolo che lentamente si stà facendo posto in me Mi liberano dalla gogna “Infilatelo da sola puttana” Prendo il cetriolo nelle mani e inizio a spingere con forza. Stà entrando inizio a muovere il bacino per facilitare l’introduzione “Mhggggg””Spingitelo tutto dentro” “Siiiiiiii””Facci vedere come sei piena

troia, cammina per la stanza” Mi muovo ancheggiando cercando di mostrare ai tre la mia vagina ricolma Il salumiere si distende su un letto ginecologico “Vieni a succhiarmi” Gli altri due mi sospingono verso di lui. Sono al suo fianco apro la bocca subito riempita dal cazzo eccitato dell’uomo “Succhia maiala lo voglio sentire in fondo alla tua gola” Qualcuno sta muovendo sempre più velocemente il cetriolo facendomi contorcere dal piacere “Adesso ti metto un dito nel culo troia” è la voce di Luigi “Mhggggg” “Ancora un altro” “Mhggggggg”Il cetriolo sembra voglia sfondarmi sento che arriva a toccarmi molto in alto mentre inizio a ricevere dei sonori sculaccioni. Sono divisa fra le varie sensazioni che mi stanno donando e credo di arrivare ad impazzire quando sento il cetriolo abbandonare la mia fica per lasciar posto ad un cazzo fremente. Lascio per una attimo la presa del cazzo che ospito in bocca “Siiii prendetemiiiiiii” “Vuoi che tolga le dita dal culo puttana?””Nooooo ti pregoooo noooo” “Allora te ne prenderai altre due” Uno schizzo sul viso mi avverte del godimento del salumiere. “Non ti fermareeee scooopamiiiiii” “Prendilo è tutto tuo” anche il giardiniere sta godendo in me mentre Luigi si masturba con la mano rimastagli libera. Mentre ancora assaporo il godimento appena raggiunto vedo i tre rivestirsi. “Ce ne andiamo troia abbiamo deciso di lasciarti con la voglia in corpo”.Oggi è stata veramente una giornata negativa non sono riuscita a provare nessuna sensazione di quelle che piacciono a me, delusa mi vado a coricare. Settembre 1997

Eros Italia: 21 Giugno

21 Giugno Un altro giorno è trascorso con la consueta calma di quelle giornate che non hanno niente da offrirti. Sono le 21:00 quando in perfetto orario arrivo di fronte all’indirizzo che mi hanno dato i miei amici di colore. E’ un piano bar “Black jazz” vi è scritto sull’insegna. Entro, come indicato nel foglio sono vestita con un abito lungo con uno spacco laterale molto alto e dallo scollo molto profondo Le calze autoreggenti hanno come ordinatomi una cucitura sul dietro e inoltre calzo delle scarpe dal tacco 12 cm su cui muoversi senza ancheggiare vistosamente è pressochè imposibile. Il locale è semideserto solo alcuni uomini stanno conversando al bancone del bar, appena mi vedono smettono di parlare e sento i loro sguardi seguirmi nel percorso che mi hanno indicato. Devo andare nei bagni ed è quello che faccio, devo truccarmi ed eccomi infatti di fronte al grande specchio che do gli ultimi ritocchi al mio look attenta a tenere la gamba in modo che fuoriesca dallo spacco. Un uomo entra nel bagno mi guarda e per niente turbato dalla mia presenza si avvia di fronte a un orinatoio e standosene abbastanza distante fa uscire il cazzo dai pantaloni e inizia a pisciare “cosa c’è ti piace vedere gli uomini pisciare?”Obbedendo a quanto scritto non avevo mai abbandonato con lo sguardo il membro dell’uomo sino dall’istante in cui era uscito dai suoi pantaloni, rimango in silenzio “Se ti piace ti accontento subito vado a chiamare anche gli altri così potrai rifarti la vista” Lo vedo uscire per

fare il suo ingresso dopo pochi attimi con ben quattro altri uomini che lo seguono occupando l’intera parete di orinatoi e facendo svettare i loro cazzi quasi simultaneamente in modo che possa avere una panoramica completa “Visto che cosce? E come ci guarda la signora! Vuole vederli meglio?” Annuisco con un cenno del capo “Venga qui vicina a noi” Mi muovo verso di loro mettendomi in mezzo fra i primi due che imperterriti continuano a pisciare “Puliscimelo” fa uno di loro appena finito “Voglio averlo bello pulito stasera” “Dai bella signora bianca inginocchiati e pulisci il suo cazzo che se sarai brava ti daremo anche il nostro” Mi inginocchio prendendo il cazzo semieretto dell’uomo nelle mani e portandomelo lentamente verso la bocca, scappellandolo “Brava ed ora leccalo”Sento il suo sapore invadermi il palato. Ha un gusto gradevole.Gli altri si limitano a guardarmi mentre continuo ad assaporare il loro amico “Non voglio godere adesso, rallenta il ritmo troia, voglio solo gustarmi questo pompino” Mi limito a passare la lingua sulla sua cappella sempre sotto gli sguardi sempre più eccitati degli altri che mi diletto a guardare con voluttà. La nostra complicità viene interrotta dall’arrivo di un’altro uomo “Ecco dove eravate finiti! Stavate dando il benvenuto alla signora bianca””Sono arrivati tutti?””Si e Behir ha già chiuso il locale, siamo pronti per la festa” “Ok non facciamo aspettare gli amici” Mi ricompongo e assieme a questi uomini raggiungo la sala dove regna una calda atmosfera derivata da una luce soffusa e una dolce musica molto melodica.Il locale è pieno di fumo ed anche se la penombra non mi consente di vedere bene mi immagino che ci siano molte persone. “Puoi sederti vicino al pianista” mi dice uno degli uomini con la quale sono stata in bagno, vedo uno sgabello alto accanto al piano e mi ci siedo accavallando le gambe. La gonna scivola lasciandomi scoperta la coscia destra. Un fischio di approvazione mi fa capire che questa visione è di loro gradimento. Il pianista continua a suonare altri slow, un uomo si avvicina “Balli?” “Si grazie” Mi porta nel centro della sala dove un fascio di luce gialla disegna un cerchio nel buio. Mi stringe a se mentre una mano si posa sul sedere l’altra prende ad accarezzarmi la schiena , poi lentamente, inizia a scendere sino a trovare l’orlo dello spacco. La mano penetra nello spacco ed inizia aa aprirlo spostandosi verso l’alto. Sento che la mie gambe sono messe sempre più in mostra “Adesso ti lascio sola, continua da te, vogliamo vederti, sappiamo che la cosa piace anche a te quindi datti da fare” Inizio a ballare da sola facendo in modo che lo spacco mostri il più possibile delle mie gambe. Una voce proviene dalla penombra “Fai salire quella gonna” Le mie mani obbediscono a quel comando. Oramai le mie gambe sono completamente scoperte “Siediti così” Ritorno al mio posto. Di colpo viene fatto buio in sala, sento delle mani armeggiare con la mia gonna che viene sfilata, rimango con il solo pezzo superiore un top molto scollato.Torna la luce tutti sono al loro posto, senza che nessuno me lo chieda riprendo a passeggiare affinchweè possanovedermi bene tutti quanti, ma quanti saranno? Il non sapere il numero dei miei spettatori mi turba come pure mi turba non sapere cosa avrenno programmato per il resto della serata. Passo vicina al bancone del bar dove noto che tutti gli sgabelli sono occupati “Un couantreau per favore” e mi appoggio al bancone in modo da sporgere in fuori il fondoschiena. Sono fra due uomini “Ce lo stai facwendo venir duro””Sono felice di piacervi” “Facci vedere meglio il culo troia, tira su quelle mutandine, falle entrare nel

solco” “Come?Così?””Esatto!”Prendo il bicchiere e continuo la mia passeggiata arrivando a dei tavoli. Delle mani sfiorano il mio corpo che prontamente tolgo dalla loro portata “La signora fa la preziosa””Vedrai che dopo sarà molto più brava”Inizio a togliermi il top, ora ho solo la biancheria intima. Sento gli occhi di tutti i presenti posarsi sulla pelle. Mi fletto sulle ginocchia iniziando a slacciare il reggiseno. I seni finalmente liberi possono essere accarezzati dalle mie mani che stringendoli stretti fra loro li porgono agli sguardi dei presenti “E’ una grandissima troia, avevano ragione” “Quanto dobbiamo aspettare ancora? Voglio scoparmela” “Divertiamoci, non capita spesso di avere fra le mani una troia come questa”Dietro di me scende una specie di sipario: una tela bianca su cui poco dopo vengono proiettate delle diapositive. Riconosco subito le foto che mi hanno scattato quei tre meravigliosi porci durante il nostro incontro.”Commentale puttana” E’ la voce di Mo che mi incita a fare da commento sonoro a quelle immagini oscene che sono mostrate a tutti i presenti “Qui sono nuda a cosce aperte, mi avevano scopata divinamente, ero distrutta” “stasera lo sarai ancora di più” Un coro di risate sottolinea questo commento.Quando viene proiettata la foto che mi vede ricevere la loro pioggia dorata i commenti si sprecano e non devo neppure dire una parola “Ora vogliamo vederti nuda” Mi tolgo le mutandine iniziando a carezzarmi “Passa fra i tavoli fatti vedere e non rifiutare niente” “Ho capito” Torno verso il bar. Appena arrivo un uomo prende i miei capezzoli fra le dita e inizia a torcerli strappandomi un lamento “Ti piace vero?” “Mhhhssiii” “Devo tirarli?” “MHHHdaiiiii” “Chiedilo per favore” “Ti prego stringimi i capezzoli tirali fammi sentire che puoi farci ciò che vuoi” Inizia a giocarci torturandomeli sempre più energicamente, alzando il mio livello di eccitazione “Vai da lui adesso” mi sospinge verso il suo vicino “Voltati” “Come desideri” “Allarga le cosce” Non faccio a tempo ad esaudire il suo desiderio che sento due dita penetrare con estrema facilità nella mia vagina supereccitata “Flettiti in avanti” Alla fine di questo movimento mi trovo davanti alla bocca un cazzo in erezione, senza farmelo ordinare inizio a succhiarlo, ma è troppo eccitato e non faccio a tempo neppure ad assaporarlo che già mi scarica il suo nettare in bocca. Un getto violento mi investe fuoriuscendo dalla mia bocca. Spalmo sul viso lo sperma uscito mentre l’uomo si allontana.Le dita abbandonano la vagina ma al loro posto sento entrare un grosso cazzo che mi riempie completamente “Ahhhh siiiiii spingi….looooooo” Le sue bordate sono violente mentre con le meni afferra i capelli obbligandomi ad inarcare la schiena: In questa posizione sento profondamente la penetrazione a cui sono sottoposta “Muoviti puttana muoviti” “Siiiii voglio un cazzo in boccccaaaaaa” Non si fanno ripetere l’invito ed ecco che la mia bocca ospita di nuovo una bellissima erezione. “Accendete la luce” Non riesco a vedere niente sono troppo presa da quei due mebri che mi stanno facendo godere moltissimo. Anche loro raggiungono l’orgasmo e quando si staccano da me posso finalmente vedere quanti sono gli uomini che si divertiranno con me sono 12 meravigliosi uomini di colore.Tre hanno già goduto ma credo che non si accontenteranno di questo. “Sarai la nostra cameriera stasera” Il barman mi chiama “Vieni ci sono da portare delle ordinazioni” Con lo sperma che mi bagna le cosce e il viso mi avvicino al bancone “Porta queste birre a quel tavolo” Mi avvio ma durante il mio cammino molte mani si divertono a giocare con il mio corpo. Arrivo

finalmente a destinazione “Poggia pure sul tavolo” Lo faccio “Ed ora siediti sulle mie ginocchia” Vedo il suo pene uscire dai pantaloni e sedendomi faccio in modo che mi penetri “lo vuoi sempre dentro vero?” “Siiiii” Mi muovo su quel cazzo freneticamente godendone la possenza. “Alzati e mettiti su quel tavolo” Mi scopano tutti, sono solo un buco su cui scaricare le loro voglie e la cosa non mi eccita molto. Quando la serata volge al termine rimaniamo noi quattro John Bill Mo ed io “non mi sono divertita, ho goduto più con voi tre soli, vorrei rifarlo” “Volevamo far divertire anche i nostri amici Sei stata brava, ti sei guadagnata un’altro trattamento speciale” Mi danno un impermeabile, il vestito me lo riporteranno loro e chiamato un taxi mi accompagnano all’uscita. Prima dell’arrivo del taxi con un coltello fanno saltare tutti i bottoni, prontamente prendo i lembi dell’impermeabile facendo in modo che non si apra lasciandomi nuda in mezzo di strada.”Così anche il povero taxista avrà la sua razione di piacere” “Porci” Arriva l’auto i tre mi salutano “Ci sentiamo domani” Nel salire i lembi dell’impermeabile si aprono facendo vedere al taxista che era voltato verso di me il mio corpo nudo. “Buonasera” “Buonasera” “Dove la porto?” Gli do l’indirizzo di casa. Partiamo, vedo i suoi occhi nello specchietto cercare di sbirciare dietro. E’ difficile rimanere coperta, come mi muovo metto a nudo una parte del mio corpo. Decido di non farci caso e dopo poco i lembi dell’impermeabile ricadono ai lati lasciando completamente scoperte le gambe. L’uomo guarda sempre più frequentemente dietro “Belle calze” “Hemhhhh grazie” Vedo che prende strade traverse per allungare il tragitto continuando sempre a prestare attenzione a ciò che ha dietro le spalle.Mi ricordo che ho lasciato assieme al vestito e alla biancheria anche la borsa, fortunatamente le chiavi me le aveva date Mo e le tenevo strette in mano dentro la tasca dell’impermeabile. “Quando arriviamo la prego di attendermi ho i soldi in casa” “Vuol dire che l’accompagnerò, non è per sfiducia ma delle volte i clienti entrano e non si vedono più riuscire” “va bene” “Deve essere uscita proprio di fretta stasera” “Perchè?””Vedo che oltre ai soldi ha dimenticato molte altre cose” dice sorridendo. Mi accorgo che può scorgere i seni fuoriuscire dall’impermeabile, decido quindi di metterlo al corrente “No è che sono stata con quei miei amici e ho dovuto pagare pegno rimanendo in questo modo” “Sono davvero fortunati i suoi amici” “Beh anche lei ne trae i suoi vantaggi o sbaglio” “Certo ma solo da dietro uno specchietto” Mi avvicino al sedile anteriore “Bisogna sapersi accontentare” “Già a chi troppo e a chi poco” Siamo oramai vicini a casa, dobbiamo solo attraversare un parco dove normalmente si trovano le prostitute e poi dopo un breve viale siamo arrivati. Lungo il viale l’uomo rallenta per guardare le prostitute “Certo che a lei le donne non sono indifferenti””No stavo solo pensando che se lei scendesse vestita così le altre smetterebbero di lavorare” Mi aveva dato elegantemente della puttana. “Anche se questo è un posto abbastanza pericoloso, è frequentato da un sacco di guardoni””Lo so abito vicina” Non so perchè ma la cosa che ci fossero dei guardoni in attesa di prede mi stuzzica “Si potrebbe fermare dopo lo slargo nel viale che porta all’anfiteatro?” “Veramente dovremmo girare prima””Si lo so ma faccia come le ho detto” Al punto in cui dovremmo lasciare il parco prosegue dirigendosi dove gli ho indicato, un altro viale alberato che porta sino all’ippodromo per poi proseguire solo come pista ciclabile sino all’anfiteatro. Di fronte all’ippodromo

deve fare la rotonda e tornare indietro “Si fermi un attimo” “Qui?” “Si devo fare una cosa” Apro la portiera “Ehi ma dove va” “Devo uscire solo un attimo” “mi dispiace ma la seguo” Scende e dopo aver chiuso la macchina mi segue. Entro nel viale ciclabile e dopo poco devio per un sentierino che porta addentrandosi nel parco, sino all’anfiteatro. Qui mi fermo “Ehm ….. dovrei…..fare pipi” “Ahh e non poteva aspettare di arrivare a casa siamo quasi arrivati” “Non resistevo” “E proprio qui nel regno dei guardoni, bohhhh ” Si mette appoggiato ad un albero “Faccia pure” Mi fletto sulle gambe, in questo modo l’impermeabile si apre completamente: sono nuda e inizio a dare sfogo al mio bisogno sotto gli occhi del taxista: Sulla destra sento dei rumori come dei passi che si avvicinano lentamente, continuo a far pipi incurante di chi può essere e dopo poco sento nell’oscurità il respiro di una o due persone, anche il taxista se ne deve essere accorto “Allora ha finito? Andiamocene” Una voce da un cespuglio “Aspetta faccela guardare ancora un po” Il taxista mi guarda come per sondare la mia reazione, io mi alzo e senza cercare minimamente di coprirmi passo di fronte al punto da dove proveniva la voce mostrandomi per poi correre verso il taxista “Andiamo può essere pericoloso” “Ok” ritorniamo verso l’auto seguiti a distanza da tre uomini “Ti piace davvero fatti guardare” “Si” “Allora quando siamo vicini alla macchina alza l’impermebile, mostragli il culo e poi entra di corsa dentro che ce la filiamo” “Va bene” Mentre stridono le gomme il taxista ride divertito nel guardare le facce fra l’eccitato e il deluso dei tre uomini. “Sei una rizzacazzi” “Non sempre a volte li metto anche K.O.” Arriviamo a casa. Col telecomando apro il cancello entriamo e una volta davanti alla porta d’ingresso togliendomi l’impermeabile “Vieni vado a prendere i soldi” “Che ne dici di un bel pagamento in natura? Sono curioso di vedere che tecnica usi per mettere a K.O.” Entriamo in casa. Accendo la luce “Allora che ne dici?” Mi volto e vedo che l’uomo si è già aperta la zip dei pantaloni mettendo fuori il suo pene che seppur non ancora eretto è di notevoli dimensioni “Vale la pena di provarlo?” Senza rispondergli mi dirigo verso il seminterrato nella stanza ove i tre uomini di colore si erano trattenuti con me: voglio schoccarlo. “Entra” Appena vede i vari strumenti che vi sono i suoi occhi si accendono di una luce radiosa “Non dirmi che oltre a trovare piacere nell’esibirti sei anche masochista?””Amo tutto del sesso e cerco piacere nell’essere sottomessa al mio partner” “Ho sempre desiderato di trovare una come te e stasera così senza che neppure lo pensassi ecco che la trovo, credimi sono spiazzato” Mi dirigo verso un tavolo da dove sporgono dei legacci “Legami e prendimi” Mi piego sul tavolo offrendo i miei polsi e le mie caviglie alle corde che iniziano a serrarsi intorno impedendomi ogni movimento “Ed ora scopamiiii” “Non ti sono bastati quei tre negri?””Non erano solo tre ma molti di più però io voglio provare sensazioni forti” “Come questa?” Inizia a frustarmi con un gatto a nove code “Mhggg siiiii” “Ti accontento subito” Le strisce di cuoio iniziano a carezzarmi la pelle, finalmente sento tornare in me quel piacere perverso di cui oramai sono diventata schiava. “Muovi quel culo puttana fammi vedere che ti piace questo trattamento” Inizio a sculettare invocando i suoi colpi. Colpi che crescono in intensità sino a farmi urlare.Sento il suo pene farsi strada in me mentre la frusta ora si abbatte sulla mia schiena al ritmo delle sue bordate. Ma non vuol godere subito infatti si ritrae e si avvicina all’armadio “Vediamo quali sorprese

ci sono qua dentro” Non so cosa prenderà, dalla mia posizione non posso vedere niente di ciò che stà facendo. “Vediamo come te la cavi con questo” Il mio ano viene aperto da un grosso dildo mi sembra di riconoscere quello nero, è enorme lo sento farsi strada dentro di me anche se con delicatezza ma con fermezza. Lo fa uscire “Leccalo troia lecca il succo del tuo culo, ci deve essere ancora il succo di coloro che ti hanno goduto” Lecco avidamente quel grosso cazzo finto dal sapore dolciastro inebriandomene. Ancora pochi attimi e il vibratore è di nuovo dentro il mio ano, stavolta inizia a stantuffare dentro penetrando sempre più a fondo “Adesso ti dò anche il mio cazzo tanto sono sicuro che una troia come te è abituata a farsi prendere in tutti e due i buchi contemporaneamente” “Daiii siiiii” “Incitami troia o smetto” “Noo ti prego fottimi, fotti questa puttana che senza neppure conoscerti si farà fare da te ciò che desideri. Sono una cagna in calore e poer il cazzo farei di tutto Dammelo dammelo più forteeeeee non fermartiiii ti pregooo” Ancora una volta la frusta si abbatte sul mio corpo stò per arrivare all’orgasmo che mi appresto a vivere con il massimo del piacere finalmente usata come piace a me. Sento il suo cazzo gonfiarsi dentro la mia vagina anche lui stà per godere. Raggiungiamo assieme l’orgasmo. “Sei favolosa, devo rivederti” “Sono qui oramai sai dove abito puoi venire a trovarmi quando vuoi” Liberata dai legacci lo accompagno alla porta salutandolo con un lungo bacio, grazie a lui la serata ha avuto un buon epilogo. Settembre 1997

Eros Italia: 25 giugno

25 giugno Stamane mi sono alzata presto, devo andare dal dottore per la consueta visita di controllo. Quell’uomo ha un grande carisma su di me e si diverte moltissimo a mettermi in imbarazzo. Ha fissato questo appuntamento di sabato giorno in cui solitamente il suo ambulatorio rimane chiuso. Mi preparo vestendomi in maniera molto elegante e preso un taxi mi dirigo verso il centro. Arrivo in perfetto orario. Il portone è chiuso. Suono.”Chi è?” “Sono Giovanna dottore avevamo appuntamento per stamani” “Salga” Arrivo nella sala d’attesa che visto il giorno di chiusura è deserta “Si accomodi” Mi fa entrare nel suo studio “Allora come andiamo ?” “Bene mi sento in perfetta forma” “Questo si vede, ma sessualmente si sottopone sempre a le solite prove?” “Si ed è per questo che vengo regolarmente da lei per verificare che non ci siano danni” “Si accomodi” Mi siedo di fronte alla scrivania dove inizia ad annotare le mie risposte “Mi dica, ha praticato sodomia ultimamente?” “Si” “Spesso?” “Abbastanza frequentemente” “Beh sinceramente devo convenire che il suo culo attira indubbiamente una grande attrazione” Intanto i suoi occhi cadono sulle cosce lasciate volutamente scoperte, mi piace il modo in cui mi guarda. Mi fa sentire orgogliosa del mio corpo “Trazioni?” “No ultimamente non molte per non dire quasi niente, solo dilatazioni sia vaginali che anali” “Ho capito” Prende il telefono “Venite qua per cortesia” poi rivolgendosi a me “Ho invitato alcuni miei colleghi per fare un consulto accurato” Me lo

aveva promesso la scorsa volta che mi avrebbe messa al centro dell’attenzione di alcuni suoi colleghi ed ora manteneva la sua promessa. Entrano tre uomini nella stanza “Le presento i dottori Carli, Benedetti e Savelli” un coro di buongiorno mi saluta “Questa è la signora di cui vi avevo parlato, ama praticare il sesso estremo e non pone limiti alla sua sessualità, dovremmo controllare il suo stato fisico” “Beh credo proprio che la cosa sia alquanto piacevole visto il soggetto” fa uno di loro. Poi Giorgio il mio dottore rivolgendosi a me “Giovanna se vuole prepararsi per la visita” Anche stavolta aveva tolto il paravento costringendomi a spogliarmi di fronte a tutti. Mi alzo e inizio a togliermi la Esce dalla bocca lasciandomela piena del suo seme che degusto con piacere.Abbassano le coscie facendo defluire l’acqua dell’ampolla in un catino “Sei oscenamente aperta troia” “Vi piaccio?””E lo domandi?” “adesso alzati” Obbedisco mentre vedo due di loro che si mettono in terra sdraiati con le gambe a forbice in modo da far quasi combaciare i loro cazzi “Vieni a sedertici sopra” Mi calo lentamente su quei due cazzi eretti che puntano alla mia fica vogliosi, li sento entrare facilmente in me, mi sento piena, meravigliosamente piena, ma c’è ancora uno di loro che non ha goduto ed eccolo infatti che si piazza di fronte a me e inizia a masturbarsi guardandomi mentre mi impalo sui suoi amici. Il quarto colui che ha guduto nella mia bocca lo vedo andare dietro di me “Voglio gustarmi questa scopata da vicino” Si stende infatti al fianco del suo amico poi, dopo poco sento un suo dito forzarmi l’ano “Siiiiii siete dei porciiii mi state facendooooo godereeeeee” “Cavalca troia cavalca questi cazzi puttana””Siiii li voglio sino in fondoooooooo alla mia ficaaaaa” L’uomo che mi sta di fronte mi inonda il viso del suo sperma mentre raggiungo un altro orgasmo, gli altri due godono quasi simultaneamente allagandomi la fica.Mi alzo per permettere ai due uomini di uscire dalla mia vagina “NOn abbiamo onorato il tuo culo” “Provvederemo subito” “Aspetta, hai impegni per oggi?” “no””Perfetto oggi apparterrai a noi per tutto il giorno””Come desiderate” Iniziano a rivestirsi lasciandomi nuda in mezzo alla stanza si siedono e iniziano a parlare “Abbiamo ancora mezza mattinata l’intero pomeriggio e tutta la notte per divertirci con lei” “Guardate come cola sperma dalla fica” In effetti il seme che mi avevano riversato dentro i due uomini stava scorrendo sulle cosce “Vieni qua vicina a noi” Mi avvio verso di loro “Prendi quello sperma che esce dalla fica e leccalo voglio vederlo finire tutto dentro la tua bocca””Aspetta prima sali sulla scivania così possiamo vederti meglio” Mi aiutano ad issarmi sopra la scrivania dove in piedi, dopo aver oscenamente aperto le cosce prendo a raccogliere con la mano lo sperma che continua a uscire fuori portandomelo verso la bocca dove lo assaporo con voluttà.”Ed ora piegati in avanti facci vedere il culo” Mi fletto lentamente aprendomi il sedere con le mani “Mi vedete…. bene?” “No inginochiati” Lo faccio “Perfetto muovi quel culo” “Vi piace il mio culo vero maiali? Volete che mi penetri con un dito volete che mi masturbi il culo per voi?””Fallo puttana” “Brava così continua” “Vuoi qualcosa da metterci dentro troia?””Mhhsssssiiiuiiii” “qualcuno prenda l’ampolla” Dopo poco mi masturbo lo sfintere con l’ampolla sotto lo sguardo eccitato dei dottori “voglio vederla ballare” dice il dottor Savelli e avvicinatosi ad armadietto contenente dei farmaci estrae un tubetto di pomata che preme su un dito e poi si avvicina per poi spalmarla sull’ano dopo aver tolto l’ampolla. Un bruciore terribile si

impossessa di me obbligandomi a scendere dalla scrivania e a muovermi senza sosta per la stanza “Ferma e mettiti a quattro zampe” “Bruciaaaaaa” “Lo so ma voglio vederti scodinzolare avanti o non ti darò la poomata per farti cessare il bruciore” Obbedisco dimenando il sedere come mi ha richiesto e solo dopo che si è divertito lo sento passare di nuovo il dito sul mio ano facendo placare il bruciore.”Siediti” “Grazie” “Che ne dici di andare a pranzo?” “Per me va bene”Vestiti che usciamo” Mi rivesto e mi unisco a loro che si avviano verso l’uscita per andare a mangiare.Dopo aver pranzato mi invitano ad andare con loro. Salgo in macchina sedendomi sul sedile posteriore accanto al dottor Carli e al dottor Savelli “Tira un po su la gonna facci vedere le gambe” “Va bene””Visto che ti piace tanto esibirti adesso sai dove ti portiamo?””Dove?” “Abbiamo deciso di portarti dai vecchietti di Carli devi farti guardare e farli divertire” “Dei vecchi?””Una puttana non può scegliere” Ci avviamo con la macchina verso l’ospizio che raggiungiamo dopo alcuni minuti in cui le mani di Carli e Savelli non sono state certo inoperose. Entriamo in un bellissimo parco dove in fondo si staglia un grande edificio “Come vedi sono vecchietti di lusso” “E a detta delle infermiere anche molto porci” “Ci sarà da divertirsi con la nostra Giovanna allora” “Speriamo, tu Giovanna scendi qui e inizia a camminare nel parco che ti mando gli spettatori” Fermano la macchina, scendo “Dove devo andare?””Vai per il boschetto prendi il vialetto di sinistra ti porterà verso una fontana, rimani in quei paraggi” “Va bene” Vedo la macchina allontanarsi, inizio ad avviarmi verso la fontana. Vi arrivo facilmente e mi metto seduta su una panchina in attesa. Una attesa che non dura molto, infatti, dopo solo pochi minuti nei quali mi sono fumata una sigaretta vedo avanzare per un vialetto due persone sui sessanta anni che vengono verso la fontana. Mi alzo e mi dirigo verso il boschetto seguita dai due. Mi fermo in mezzo ad uno stretto vialetto con la scusa di riassettarmi una calza dando così loro modo di sbirciarmi le gambe, per poi ritornare verso la panchina passando per un altro vialetto. Una volta seduta vedo nuovamente i due farsi vicini e sedersi su una panchina vicinissima alla mia “Finalmente una donna giovane in questo mortorio vero Giovanni?””Verissimo Andrea e che gambe!!!” poi rivolgendosi a me che nel frattempo ho preso una sigaretta “Permette?” e mi si avvicina con un accendino “Grazie molto gentile” Si siede vicino a me “Allora signorina come mai in questo posto?” “Niente solo per prendere un po di fresco” “Andrea vieni qua anche tu” Andrea si viene a sedere accanto a me: sono in mezzo ai due uomini.”Giovanni, che ne diresti di invitare la signorina a visitare il parco e perchè no anche la villa potremmo presentarla ai nostri amici””Se la signorina vuole, io da parte mia ne sarei più che felice” Questi complimenti questo modo di essere trattata che è completamente diverso da come sono abituata mi lusinga, inoltre fa parte del gioco dover eccitare i residenti di questo ospizio e quindi accetto.Ci avviamo verso il boschetto, sono al centro di continue galanterie “Che voglia di salire su quel vecchio tronco” “Non è mica proibito, può farlo” “Beh, non mi sembra di essere vestita nel modo adatto” “Non si formalizzi” Cerco di salire sul tronco reciso che si distende lungo il vialetto ma la gonna me lo impedisce “E’ impossibile ho la gonna troppo stretta” “E per colpa della gonna vuol privarsi di un piacere?””Già è vero, mi scusate vero?” e senza aspettare la loro risposta tiro su i lembi della gonna facendoli risalire di molto sulle gambe e

salgo sul tronco cimentandomi in una prova di equilibrio “Brava visto che non era poi così difficile?” “Che bello mi sembra di essere tornata ragazzina” Mi fermo ad osservarli, vedo i loro sguardi fissare le gambe “Ehi ma voi ne state approfittando per guardarmi” “Non sembra che la cosa le dispiaccia vero?””No, beh…insomma””Prima la abbiamo vista mentre si metteva a posto le calze e non sembrava curarsi molto di essere vista da qualcuno” “Semplicemente non ci avevo pensato” “Comunque sia ha dalle bellissime gambe e la cosa non guasta di certo anche visto che qui raramente capita di potersi rifare gli occhi” “Su questo ci credo” “Venga che proseguiamo il nostro giro” “Aiutatemi a scendere” Nel farlo ne approfittano per posare le mani sul sedere, cosa che mostro di gradire “E’ un vero piacere fare una passeggiata con una ragazza spigliata come lei mi sembra di ringiovanire” “Grazie anche se oramai ragazza mi sembra un po esagerato non credete?” “Allora diciamo con una donna simpatica e senza tanti tabù” “Adesso va meglio” Andrea mi prende sottobraccio “Vede laggiù c’è una grotta, vogliamo andare a visitarla?””Non sarà mica pericoloso?””Ci siamo stati migliaia di volte a nasconderci per vedere di sorprendere qualche coppietta a passeggio che si scambiasse effusioni un po spinte ma raramente siamo stati soddisfatti nei nostri desideri””Vi piace spiare allora” “Alla nostra età bisogna saperci accontentare” Ci avviciniamo alla grotta, per entrare bisogna piegarci verso il basso, mi fanno entrare per prima “Prego” mi sospingono per il sedere, sento le loro mani prolungare al massimo il contatto ed io per facilitarli entro molto lentamente “Oltre che a farsi guardare le piace anche farsi toccare vedo” “Ma …. cosa dite?” “Ecco questo è il nostro nascondiglio là in fondo c’è un’apertura che da luce dall’alto venga a vedere” Una volta giunti al punto indicato da Giovanni decido di essere nel luogo adatto per iniziare ad eccitare i due uomini. Salgo sopra un masso come per vedere meglio l’apertura che vi è nel soffitto della grotta “Sembra di essere in un film” “Le piace davvero questo posto?” “Moltissimo ed è da qui che spiate le coppiette?” “No venga a vedere il nostro punto di osservazione” Mi conducono verso un’altra apertura della grotta, davavanti vi è un grosso cespuglio dal quale però si riesce a vedere uno scorcio di uno stretto vialetto “A volte di qui passano delle coppiette ma più di un bacio appassionato non riusciamo a vedere, non è un posto ideale per abbandonarsi a pratiche più spinte” “Beh io lo troverei molto discreto, riparato da sguardi indiscreti” “Magari qualche volta passasse una bella donna come lei e chissà si mettesse a posto le calze come ha fatto prima nel boschetto” “Vi è davvero piaciuto tanto guardarmi mentre mi riassetavo?””Qui non è da tutti i giorni vedere un bel paio di gambe””Vi capisco””Specie se chi le mostra lo fa trovando piacere in egual misura di chi guarda””Andrea di la verità piacerebbe anche a te rivederle quelle gambe vero?””E me lodomandi anche?” “Come si fa per arrivare a quel vialetto?””Vorrebbe dire che?””Si voglio che almeno una volta dal vostro osservatorio abbiate una visione diciamo vicina alle vostre immaginazioni””Deve uscire da dove siamo entrati e prendere il sentiero a sinistra quando avrà superato una statua di non so bene chi, sarà già nel nostro raggio visivo poi magari possiamo guidarla noi” “Va bene aspettatemi” Esco dalla grotta vedo i dottori accompagnati da altri pensionanti che si stanno avvicinando facendo finta di non vederemi, stò al loro gioco e percorro la strada che mi hanno indicato “Vieni più avanti

ecco adesso ti vediamo benissimo” “Bene mi allontano e torno subito, preparatevi a gustarvi lo spettacolo” dopo poco sono di nuovo nel luogo esatto in cui so che possono vedermi “Oh accidenti a queste calze mi cadono sempre” dico a voce alta e posando a terra la borsetta inizio a tirarle su non tralasciando di alzare la gonna. Una volta che è abbastanza alta da mostrare anche le mutandine mi metto a posto anche quelle girandomi in modo che possano vedere il sedere “Ehi porcellina” “Ma… chi parla?” “Due che ti stanno guardando””Ma…..” faccio per coprirmi “No non farlo, rimani così” Rimango immobile facendo finta di cercare il punto da dove provengono le voci e come se fosse un movimento casuale mi avvicino verso il loro punto di osservazione con la gonna sempre ben alzata. “Ecco ora si che ti vediamo bene, sai che hai delle gambe da favola?” Sorrido “Lo sai vero di essere bella, dai fatti vedere meglio” “Ma che diavolo volete da me””Solo guardarti””Dai girati come prima, facci di nuovo vedere quel culo” Mi volto ancora una volta “Ti piace farti vedere dai allora fallo, non hai nulla da temere””Mi promettete che mi guarderete solamente?””Promesso ma dai non farci aspettare ancora””Vabbene” Sbottono la giacca sino a mostrare il reggiseno “Vieni vicina al cespuglio fatti vedere meglio…. brava così……. ed ora continua a sbottonare quella giacca….. perfetto….. fai uscire il seno adesso….. hai dei seni fantastici…. carezzateli…. brava così continua….” mi piace sapere che dietro quel cespuglio si stanno eccitando per il mio corpo che si stan man mano rivelando ai loro occhi. “Che ne dici di togliere anche le mutandine?””Ma….. se passa qualcuno?””Vuoi venire qua dentro? Qui sarai al sicuro ci saremo solo noi” “Mi guarderete solamente lo stesso vero?””Certo” “Vabbene” Il cespuglio si apre dandomi modo di passare, una volta dentro vedo i due uomini con le cerniere aperte e i loro membri semieretti che spuntano fuori. Cerco con lo sguardo anche gli altri uomini ma non riesco a vederli, saranno nascosti in qualche anfratto della grotta “Allora queste mutandine le vuoi togliere” “Si….. eccole” faccio lanciandole nella direzione dei due uomini “Qui è troppo buio vai la sotto quell’apertura potremmo vederti meglio” ……. “Qui va bene?” “Si sei bellissima, ma ci piacerebbe vederti ancora più spogliata” “Ma…. an..coraaa?” “Non dirci che ti vergogni” “No …ma””Togli la giacca dai” “E anche la gonna” “Ecco….. va bene adesso? O volete che tolga anche il reggiseno?” “Brava togli anche quello” “Siete contenti adesso? Sono completamente nuda””E ti piace da matti””Beh… si…. è vero””Magari sei anche bagnata” “Senti se sei bagnata avanti carezzati””Questo non era nei patti””Se non vuoi non farlo non sei obbligata, ma ci farebbe molto piacere vedere una bella donna come te mentre si accarezza da sola” La mia mano sembra dotata di una propria volontà ed ancor prima che il pensiero le comandi di farlo stà già scivolando sul mio corpo alla ricerca del piacere che già bagna la vagina “Ti piace proprio, sei una gran porca sai? Era una vita che non ci eccitavamo in questo modo””Volete che continui?””Solo se va a te””Guardatemi ditemi che mi state guardando mentre mi accarezzo””Certo che ti stiamo guardando: guardiamo la tua mano che ti accarezza, guardiamo il tuo seno che freme dal desiderio che stai provando, continua che vogliamo vedeti godere””Porci siete due vecchi porci, guardate cosa mi state facendo fareee” “E magari non sei soddisfatta vero? Vorresti che ci fossero altri a guardarti” So benissimo che ci sono “Siii lo vorrreiii tannntooo”””Guarda dietro di te”Mi giro ed

assieme ai dottori sgorgo altri sei vecchietti sono dodici uomini che mi stanno guardando “Venitemi viciniii vi voglio tutti quanti vicini a meeeee””Eccoci” Si avvicinano “Cosa vorreste farmi?””Innanzitutto toccarti, cosa vuoi che accarezziamo porca” “I seni, i seni vi prego carezzatemi i seni” Alcune mani si protendono verso i seni e iniziano a carezzarli dolcemente, carezze leggere delicate a cui la mia pelle non era quasi più abituata questo sommato alla libidine di far eccitare delle persone anziane mi eccita da morire, allungo la mia mano verso il cazzo di uno dei dottori e inizio a masturbarlo. “Allontaniamoci, dai facci vedere come ti fai un uomo, facci vedere come sei troia” Rivolgendomi al dott Savelli “Ti piace come ti accarezzo?” “Si ma ora bacialo””Si mi piace baciarlo sentire il suo sapore nella mia bocca, sentirlo duro sotto la mia lingua, fammelo baciare” Lo succhio avidamente, poi rialzandomi inizio a baciarlo sul petto villoso che nel frattempo ha liberato dalla camicia “Toccami dai fammi sentire le tue mani su di me”Mi accarezza su tutto il corpo sino a iniziare a masturbarmi lentamente, molto lentamente “Non resisto piùùùùùù scopamiiiii” MI volto offrendogli il sedere e piegandomi in avanti apro il mio sesso pronta alla penetrazione “cosa aspetti?””Voglio che tu lo desideri ancora di più””Ti pregoooo ti supplicoooo non resisto piùùùù dammmeeelooooooo””Devi essere più porca se lo vuoi oggi voglio scopare una vera puttana””Dammi il tuo cazzo ho la fica bagnataaaaa mi stà bruciando dal desiderio Prendimiiiii scopamiiiiii scopa questa troia dimmi che mi vuoi dimmi che vuoi scoparmi che mi infilerai dentro il tuo cazzo fino a farmi urlareeeee dal piacere dimmelooooo daiiii” Gli altri si fanno vicini “Eccomi troia eccomi stò per prenderti” “Siiiiiii” lo sento è vicinissimo alla vagina ma ancora non entra. Arretro sino a impalarmi da sola su quel palo di carne “Che puttana visto come se lo è preso tutto dentro, scopala vogliamo sentirla urlare” Vedo le mani degli uomini muoversi sempre più velocemente intorno a quelle erezioni che io con la mia sensualità ho reso sempre più virili “Dai spingi ancoraaaa. Più forteee daiiiiiiii””Sei una troiaaaaaaaa” e gode in me Subito il suo posto è preso da un altro che non so chi sia ma è troppo eccitato e bastano pochi attimi prima che il suo sperma si spanda sulla mia schiena, privandomi di un ulteriore orgasmo “Alzati guarda come hai ridotto questi vecchietti” Li guardo con desiderio mentre continuano a masturbarsi, mi avvicino e preso in mano un membro in semierezione continuo a masturabarlo sinchè non mi ritrovo la mano piena del suo piacere “Anche a me puttana”mi dice un altro mentre alcune mani vanno a cercare ulteriore ecccitazione palpando il mio corpo fremente.”Ed ora che hanno goduto tutti andiamo a casa mia fa il dott Carli”Mi fanno rivestire e dopo poco sono di nuovo sulla macchina in viaggio verso una serata e una notte che si preannuncia priva di noia. La serata prosegue con loro che mi fanno delle foto mentre mi aggiro nuda per la casa e mentre vengo ripetutamente scopata da tutti loro. Sono oramai le 21 quando torno in casa felicemente appagata da questa bella giornata. Settembre 1997

Eros Italia: 27 Giugno

27 Giugno Sono le 20,00 la serata con le mie amiche è stata noiosissima decido quindi di entrare in questo cinema dove stanno proiettando un film di cui mi sono piaciute moltissimo i promo Entro, la sala è quasi deserta, mi siedo nelle ultime file mentre in sala si abbassa lentamente la luce per dare inizio allo spettacolo. Non sono ancora terminati di sfilare i titoli che vedo un uomo sedersi a due poltroncine di distanza da me. Mi volto e vedo che mi fissa costantemente. Mi sembra anche che mi sorrida ma non ne sono sicura e quindi rivolgo la mia attenzione al film che stà per iniziare. L’uomo si avvicina di una poltroncina, continuando a fissarmi, almeno così mi pare da ciò che intravedo con la coda dell’occhio “Ma allora è proprio vero che il mondo è piccolo, anche tu qui”Mi volto nuovamente verso di lui mentre si siede al mio fianco: solo adesso riconosco il taxista che pochi giorni fa mi ha accompagnata a casa facendomi trascorrere un fine serata veramente entusiasmante. “Scusa ma non ti avevo riconosciuto” “A me sembrava di averti riconosciuta sin da quando sei entrata ma poi si è fatto buio e prima di sbagliarmi di persona ho voluto sincerarmi che fossi veramente tu. Cosa ci fai qui porca?Non dirmi che sei a caccia di avventure” “Veramente ero entrata per vedere il film” “Tu guarda pure il film, ma intanto a me fa vedere le cosce” Accavallo le gambe ma sembra che a lui non basti infatti dopo aver afferrato il lembo inferiore della gonna lo tira verso l’alto facendo in modo che le mie gambe restino completamente scoperte “Adesso va meglio” Sento la sua mano posarsi sulla mia coscia e iniziare a carezzarla lentamente verso l’alto. Rimango impassibile, vorei veramente vedere questo film anche se credo che mi sarà ben difficile portare a fine questo mio desiderio. “Senti che effetto mi fanno le tue cosce” mentre parla prende la mia mano e la posa sui suoi pantaloni all’altezza di una prepotente erezione “Te lo ricordi? Sembrava che alcune sere fà ne andassi matta” “Me lo ricordo, ricordo sempre gli amici che sanno come farmi godere”Incuriosito dai nostri movimenti si avvicina a noi un uomo che non smette neppure per un attimo di sbirciarmi le gambe “Che ne dici allora di andarcene fuori””Va bene” Ne ero sicura non riesco più a rinunciare ad un uomo specie se questo si confà perfettamente ai miei gusti, e quest’uomo era riuscito a farmi godere prorio come piaceva a me. Usciamo dal cinema “Sei in macchina?””Si” “Prendila ti aspetto davanti a quel distributore, poi seguimi””D’accordo” Si avvia per le strade della città sino ad arrivare nei pressi della stazione centrale per entrare nel parcheggio dei taxi, lo vedo confabulare con alcuni uomini che stavano parlando fra di loro, ne prende un paio in disparte li fa salire sulla sua auto e continua a parlare con loro, poi riparte avviandosi verso una piazza dove ripete gli stessi gesti di prima con altri suoi colleghi, ripartiamo nuovamente stavolta ci dirigiamo fuori città, arriviamo in un piccolo paesino siu ferma scende avvicinandosi alla mia auto “Adesso va avanti tu finito il paese vedrai un ponte e poi subito sulla destra una strada sterrata, prosegui sinchè non metterò gli abbaglianti, lì fermati e inizia a passeggiare, ci sono anche qui dei guardoni ma il posto è molto meno pericoloso di quello dove volevi esibirti la scorsa sera” Faccio come dice mentre lo vedo seguirmi. Entro nella strada sterrata e procedo lentamente sino ad uno slargo dove vedo il segnale convenuto. Scendo e dopo aver

chiuso la macchina mi avio a piedi per il sentiero che deve costeggiare un ruscello almeno dal rumore che sento alla mia sinistra. La luna piena rende chiaro il paesaggio e penso che mi renderà ben visibile agli eventuali guardoni presenti. Poco dopo vengo abbagliata da dei fari di due auto mi volto per darmi alla fuga tornandomene alla mia macchina ma una terza auto mi abbaglia alle spalle: sono circondata dalle due macchine che ho di fronte a me scendono due uomini uno per auto “Cosa sei venuta a fare da queste parti” “Niente volevo solo fare quattro passi” “Davvero? Ma senti senti Noi invece siamo qui ad aspettare qualcuno che ama la perversione Lo sanno che qui ci siamo noi guardoni e vengono a posta a farsi vedere mentre scopano e a volte ci offrono anche le loro donne” “Volevi fare quattro passi bene allora vai pure il sentiero è tutto tuo” Impaurita mi allontano seguendo ancora il sentiero. Mi trovo in una radura circondata da un boschetto decido di aspettare qui un po di tempo prima di tornarmene alla macchina. Sento dei passi nel boschetto dietro a me e inizio a camminare svelta sempre seguita da dei rumori che denunciano la presenza di qualcuno La cosa si prolunga sino a che mi accorgo di essermi smarita nel bosco.La paura mi impedisce di andare oltre. I rumori si fanno vicinissimi oramai sono proprio dietro di me. “Fatti i quattro passi?”Sono sempre loro quelli delle auto di poc’anzi “Si e ora vorrei tornarmene a casa” “Sai siamo stati sfotunati stanotte non si è visto nessuno,……..maaaaa potremmo rimediare con te” Di colpo vengo illuminata da alcune torce Non vedo più niente sono di nuovo abbagliata sento dei passi avvicinarsi sino al mio fianco, un uomo con una calzamaglia sul volto mi accarezza “E tu sarai così gentile da farci divertire vero?” Ho paura e al tempo stesso sono eccitata “Non è davvero male sapete?” dice rivolgendosi ai suoi compari e poi stringendomi i seni “Ed è anche bella soda che ne dici bellezza di farti vedere?” “Non vogliooo” Una mano colpisce violentemente il mio volto “Sicura?” mi domanda mentre inizia a far salire la gonna Mi divincolo cercando inutilmente di liberarmi “Lasciami porco” La gonna mi viene strappata di dosso liberandomi della sua presa ne approfitto per scappare, mi rincorrono “Prendiamola” Mi ritrovo nuovamente nelle sue mani stavolta è la camicetta a finire a brandeli in terra prima che possa riprendere la mia fuga “Toglile il reggiseno dai vogliamo vederle le tette” infatti dopo avermi di nuovo raggiunta e fatta bersaglio di una nuova sonora sberla che mi fa capire quanto sia inutile ribellarmi lo sento armeggiare con la chiusura del reggiseno sinchè anche questo indumento non abbandona il mio corpo “Lasciala andare vediamo se è così brava da sfuggirci” Mi lascia libera di riprendere la mia corsa “Guarda come le balano le tetrte mentre corre ” Poi di colpo i fasci di luce delle torce si spengono smettendo di rivelarmi la loro presenza Adesso camminoi piano per non far rumore mi piace questo gioco anche se ho sempre un po di paura Ad un tratto da un cespuglio sbucano due mani che si impossessano del mio seno “Belle tette fammele sentire” Mi libero repentinamente ma così facendo cado nelle braccia di un’altro dei miei inseguitori Vedo luccicare nel buio la lama di un coltelo “Ferma ” La lama taglia l’elastico delle mutandine Nuda riprendo a correre ma la cosa dura molto poco il mio fuggire viene bloccato da due giganti che si piazzano davanti a me “Noi invece vogliamo sentire il culo” e mi danno una sonora pacca. La paura invece di crescere stà svanendo ho sempre più voglia di sentirmi nelle mani di uno di loro

per provare l’ebbrezza di quel tocco fugace e violento prima di riprendermi una pausa di libertà nel tentare la fuga di cui anch’io comincio a non volere il successo Di nuovo delle torce si accendono su di me seguite da tutte le altre “Fatti vedere adesso che sei nuda” l’uomo col coltello si fa vicino le punta della lama viene a contatto con uno dei miei capezzoli eretto dall’eccitazione sin quasi a perforarlo “Mhggggg” mi scappa un gemito “Inizia a piacerti vero, lo avevo visto subito che eri una troia” la lama accarezza tutto il mio corpo donandomi dei forti brividi che sconfinano in contrazioni nella zona del mio ventre dove si stà lentamente avvicinando la punta del coltelo sino a andare a carezzare il clitoride Rimango immobile “Vuoi che ti faccia un ditalino con questo'””Noooooooo” “Allora fallo da sola ma attenta a non fare la furba altrimenti” e come per sottolineare la minaccia mi fa sentire il coltello che ha raggiunto il mio sedere ed è alla ricerca del forellino contratto.Ecco lo ha trovato sento che mi grafia “Muoviti o ti apro in due” Inizio a masturbarmi di fronte alle torce che mi illuminano “così puttana muovi bener quella mano” “Forza facci vedere come ti tocchi” “Dai porca voglio sentirti godere” “ahhgggggg” stò provando un piacere smisurato alimentato anche dalle loro parole. Il coltelo si allontana dal mio culo oramai sanno che mi piace e si divertono ad inveire su di me “Mhggggggg” esterno il mio godimento fra le loro facce compiaciute. Muovo il bacino ancheggiando notevolmente e questo deve piacere loro moltissimo “Continua a muoverti dai così” “Gooooddoooooo” mi abbandono completamente al piacere che si impossessa di me. Appagata guardo verso di loro ma le torce mi impediscono di scorgere i loro volti. “Lasciamola libera di muoversi vediamo cosa fa” Il coltello abbandona il mio culo,inizio a camminare cercando di ritrovare la strada che porta allla macchina “Guarda come muove il culo””Ehi signora ha perso i vestiti”mi volto “Lo so ma va bene così non credete?””Certo che va bene””vi piace così tanto guardarmi?””Ci puoi giurare ” Riprendo a camminare ancheggiando ancora di più. Mi si avvicinano due e prendendomi con le loro mani sulle chiappe “Posiamo accompagnarla?””Si grazie””Senti come muove queste chiappe””E come sono sode. Aiutiamo la sdignora a camminare” Le loro dita si introducono nel mio culo e cercando di sollevarmi da terra le fanno penetrare sempre di più. Il mio passo si fa più lento per poter godere di questa nuova penetrazione, anzi mi soffermo e mi fletto in avanti per favorire l’avanzamento delle dita.”Spingi maiala inculati da sola” Lo faccio mugolando dal piacere ma loro sono svelti a togliere le dita prima che possa raggiungere l’orgasmo, adesso prendono a sculacciarmi in maniera decisa. Resto col busto flesso in avanti godendomi quei colpi in tutta la loro possenza. “Stai da sola?””Si” “Bene che ne dici di invitarci a casa tua?”……. un colpo ancora più forte degli altri sollecita la mia risposta “Va…. be…ne” “Torniamo alle macchine ragazzi la signora ci ha invitati a casa sua” arriviamo allo spiazzato dove ho fermato la mia auto “Tu vai dietro con lui io guido indicami la strada” Dalla borsetta prendo le chiavi apro e le passo al conducente mentre le altre auto sono già in moto pronte a seguirci “Accomodati troia” Mi siedo a fianco dell’uomo che ha un calzamaglia identica a quello che mi minacciava col coltello “Allarga le cosce e tienile ben aperte” Inizia a divertirsi con la mia vagina completamente bagnata soffermandosi sul clitoride che prende a stringere fra pollice e indice in maniera violenta per poi iniziare a

tirarlo ad intervalli più o meno regolari facendomi sobbalzare sul sedile. Indico la strada all’autista e dopo avermi fatta godere almeno un paio di volte arriviamo al cancello di casa. Apro col telecomando ed entriamo seguiti dalle altre auto che ci seguono, arrivati al portone l’auto si ferma ed io ne discendo completamente nuda avviandomi ad aprire. Passo fra gli uomini delle altre auto e riconosco il taxista cosicchè in me svanisce anche quel residuo di paura che mi era rimasta. Arrivo al portone ma, visto da chi sono stati portati e anche forte delle esperienze che mi hanno fatto vivere nel bosco capisco che ciò che può attirare la loro attenzione è nel seminterrato e quindi è lì che mi dirigo “Vi faccio strada” Apro la porta che conduce al seminterrato e li guido verso la stanza in cui il taxista mi fece godere moltissimo. Una volta che la stanza si presenta ai loro occhi sento uno di loro esclamare “Credo che non ci sarà occasione di annoiarsi con questa troia, guardate come è organizzata” “ve lo avevo detto no?” e’ il taxista che parla e fattosi vicino a me “Ed ora preparati a soddisfare ogni nostro desiderio” “Come desidera” “Mettetela alla gogna” Mi sento afferrare da alcune mani molto forti che mi portano allo strumento di tortura imprigionandomici “Chi si vuol servire per primo di questa fica vogliosa?” Le mie reni vengono strette da due mani grosse e possenti che mi tirano indietro sino quasi a farmi strangolare col legno che mi serra il collo poi il cazzo dell’uomo si fa strada nella mia vagina prima lentamente poi aumentando progressivamente il ritmo dei suoi colpi. Non rimango insensibile e inizio a partecipare al coito dimenando i fianchi per consentire una migliore penetrazione di cui mi stò godendo gli effetti. Uno di loro si piazza di fronte a me e mi da da baciare due dita tenute strette fra loro “Ti piacerebbe avere un bel cazzo al posto delle dita vero puttana?””Siiiiii” “Chiedilo, supplicalo troia” “Dammi il tuo cazzo ho voglia di succhiarlo” Lo vedo estrarre il suo cazzo gonfio di desiderio dai pantaloni e avvicinarlo alla mia bocca pronta per assaporarlo. Il suo sapore funziona da afrodisiaco aumentando il livello del mio piacere. “Gooooodooooooo” l’uomo che stà dietro a me con un urlo rivela il momento fatidico in cui mi riempie del suo seme caldo. “Anche iooooo” anche la mia bocca ora è colpma di sperma. Vedo che alcuni di loro stanno preparando delle corde che sono ancorate al soffitto, mi liberano dalla gogna e mi legano i polsi alle corde tirandomi in alto, rimango quasi sospesa, riesco a toccare il terreno solo con le punte dei piedi “Allarga le cosce maiala” Infilano un cono sotto alla mia fica: è un grosso cono di legno che mi obbliga a tenere molto divaricate le gambe. Debbo tenermi saldamente sulle punte dei piedi o verrei infilzata da quel terribile arnese che si allarga sempre di più: non immagino pensare cosa potrebbe succedere se mi impalassi sopra. Da dietro iniziano a frustarmi sulla schiena e sulle natiche mentre le corde vegono allentate, ora debbo tenermi solo con la forza delle gambe e le frustate non è che mi aiutino molto a mantenere la concentrazione necessaria per rimanere in equilibrio. Sento le gambe cedere e infatti la punta del cono inizia a penetrarmi, non è doloroso ma è appena l’inizio. “Vediamo quanto resisti prima di impalarti su questo cono” “Mi farete spaccare tuttaaaaaaaa” Un dito si diverte a gioicare col mio sedere percorrendone il solco alla ricerca del mio ano che presuppongo si accinga a penetrare. “Viiiiii preeeee…..goooooooo” Sento le loro risate echeggiare nella stanza. Non ce la faccio più a tenermi sulle gambe e cedo

di altri millimetri facendo penetrare ulteriormente in me il cono “Ahgggggggg” mi sta entrando sempre più in profondità annullando le mie capacità di resistenza che sono oramai quasi nulle, infatti sento che stò calando ancora di più permettendo alla estremità del cono di avanzare in me “Ahgggggggg” le mie urla divertono gli uomini che mi si fanno vicini per godersi al massimo lo spettacolo che stò loro offrendo.Mi stò dilatando in maniera impressionante ma il dolore inizia a offrire il passo al piacere che mi prende sempre di più, mi piace questa sensazione che mi da il sentirmi così oscenamente dilaniata nella mia intimità “Facciamole il culo rosso a questa porca” Le loro mani si abbattono sul fondo schiena che mi guardo bene dal sottrarre ai loro colpi per non peggiorare la mia già precaria situazione. “Noooooonnn ……..resiiiiii….ssssstooooo ……..piùùùùùùùù li…be…raaaaa.temiiiiiii” Mi sento spaccare in due darei non so che cosa pur di liberarmi da questa posizione. “Fa…rò ciò….. che vorrrr.rete …ma …..li…be…ratemi” “Hai detto tutto vero?” “Siiiiii””Bene liberatela” Mi alzano di peso sfilandomi dal cono la cui sommità vedo luccicare delle mie secrezioni “Lecca il cono maiala lecca la tua sborra troia” Obbedisco flettendomi verso il cono con tutti gli uomini che si posizionano dietro di me per guardare quanto sia dilatata la mia fica “Guardate che fogna” “Ci entrerebbe un braccio” “Proviamo” Una mano entra quasi senza difficoltà, la sento risalire nella mia vagina “Guardate come entra bene” “Ti piace vero?””Siiii” Effettivamente stò godendo “Muoviti cagna facci vedere come apprezzi le nostre attenzioni” “Si guardatemi maiali guardate come godo guardate come mi piaceeeeee ho una mano che mi sta sfondando e godo immensamenteeee sono una puttaaaanaaaaaa mi piaceeee essere usata farvi divertire vedere che avete il cazzo duro per meeeee” Uno di loro arriva con un vibromassaggiatore grossissimo “Adesso per farci felici te lo prenderai tutto nel culo mentre ti scoperemo a turno” Vedo che lo lubrificano poi mentre la mano sparisce dalla mia fica sento il cazzo di gomma iniziare ad aprire il mio culo “Umhgggg è grosso” ma intanto spingo per aiutare il suo ingresso “Tutto devi prendertelo tutto dentro” “Poooorciiiiii” Lo sento penetrare sempre più profondamente “Scopatemiiiii chiavetemiiiiii non ne possso piùùùùùùùù” “Toccati maiala facci vedere quante dita ti metti dentro” La mia mano si dirige verso la vagina fradicia di umori e inizia a penetrarla con due tre quattro dita entrando ed uscendo con sempre maggior velocità sino a che non vengo travolta da un terribile orgasmo. Il cazzo di gomma prende a vibrare con forza portandomi vicina ad un nuovo orgasmo che mi prende con una violenza inaudita lasciandomi priva di sensi. Al mio risveglio sento un cazzo nella fica che mi sta fottendo con maestria mentre gli altri uomini in cerchio si masturbano di fronte a me. Il suo sperma mi colpisce l’utero strappandomi un urlo di piacere, piacere mantenuto vivo da una nuova introduzione di un cazzo duro come il marmo nella mia ospitale fica. I miei gemiti i miei spasimi di piacere riecheggiano nella stanza sino a che tutti gli uomini non hanno depositato il loro contributo di sperma nelle mie viscere, solo allora mi lasciano sfinita sul pavimento E’ una tregua di breve durata “Vieni qua da noi puttana” Si sono seduti su un divano su cui il mio padrone si siede normalmente per rimirare il mio corpo tenuto prigioniero dai sui strumenti Mi alzo con difficoltà e inizio ad avanzare verso di loro mentre sento lo sperma iniziare a scendermi lungo le cosce “Guardate la troia come cola”

“Allarga bene le gambe puttana vogliamo vedere colare tutto la nostra sborra sulle tue cosce” Mi fermo immobile di fronte a loro e allargo le gambe in modo che lo sperma abbia via libera al suo defluire verso il basso bagnandomi le cosce al suo passaggio. Lo sento scendere lentamente sotto gli sguardi rapiti degli uomini che si eccitano per questa mia ulteriore esibizione. Il sentirmi i loro occhi puntati sul mio corpo fa salire ancora di più la mia eccitazione semprechè ciò sia possibile visto lo stato in cui sono. Il rigagnolo di sperma arriva al polpaccio mi guardo ho le cosce interamente solcate da un segno argenteo che disegna le curve delle gambe. Mi fletto in avanti e con le mani accarezzo le gambe cercando di raccogliere quel liquido semidenso del cui odore mi inebrio. Lo posso raccogliere nel palmo delle mani che tenendo a mo di coppa porto verso il viso annusando voluttuosamente prima di assaggiarlo. “Sei una porca avanti facci vedere come ti piace” Lo degusto lentamente cercando di assaporarlo nelle minime sfumature di sapore che hanno generato quell’inusuale cocktail. L’eccitazione riprende ad essere altissima, il mio comportamento ha avuto l’effetto di ridare vitalità ai membri esausti di tutti gli uomini presenti che fanno a gara per incitarmi nel continuare in questo mio atteggiamento che dimostrano di gradire moltissimo. Mi avvicino al divano fermandomi vicinissima a loro. Mi volto donando la visione del mio lato posteriore e mi fletto di nuovo per dar loro modo di guardare la fonte da cui sgorga il liquido che loro stessi hanno riversato in me. Non riesco a capire quante siano le mani che mi accarezzano le chiappe in modo tenero e violento, so solo che generano nuove ondate di piacere che non oso neppure per un istante cercare di reprimere anzi do libero sfogo ai mugolii che salgono alla mia gola. Non riesco neppure a stare ferma e inizio a scodinzolare come un cagnolino felice per le attenzioni a cui è sottoposto “Che ne dite di farcela ancora questa porca?” “E’ quello che chiede non vedi come ci stà invitando a chiavarla?” “Apriti con le mani puttana che ti mettiamo dentro i nostri cazzi” “Uhmmm siiiii eccomi tutta aperta per voi guardatemi porci vi piace la vostra troia ditemelo che vi piaccio avanti, fatemi sentire dentro alla fica come vi ho fatto diventare duri i vostri cazzi, cosa aspettate a scoparmi”Il mio invito non viene ignorato e infatti vedo uno di loro che alzatosi dal divano si pone dietro a me toccandosi il suo membro già pronto per la penetrazione che non si fa attendere ed è molto brutale e violenta, proprio come piace a me. Ma non è il solo a voler soddisfare il mio desiderio infatti a poco a poco anche tutti gli altri si alzano venendo vicini a me formando un cerchio e dandomi le loro erezioni da baciare seguendo una specie di rituale che li vede tutti egualmente al centro della mia attenzione. Nella mia bocca il sapore dello sperma solidificato su quelle cappelle congestionate dal desiderio si confonde con il sapore altrettanto eccitante dei miei umori vaginali che hanno impregato quel meraviglioso tratto di epidermide. Sento i loro cazzi turgidi farsi strada nella bocca, le loro mani prendermi per la nuca e iniziare a pomparmi con sempre maggior foga sino a riversare nuovo sperma nella mia gola assetata. Non sempre riesco a contenere in me il loro seme che uscendo dalla bocca si sparge sul mio viso.”Fatti accarezzare piccola vieni qua con quel viso da porca che voglio vederlo tutto pieno di sperma!” Mi avvicino e lui inizia subito a spandere quel liquido bianco sul mio viso. Lecco lo sperma che sento posarsi sulle labbra “Continua così puttana” Il cazzo che mi lavorava sapientemente la

fica stà per esplodere, tendo tutti i miei sensi nella speranza di godere appieno del suo piacere. Godiamo assieme con dei gemiti che formano un coro di estasi. “Ci hai sfiniti puttana, ma scommetto che ne hai ancora voglia vero?” “Siiii non mi bastaaaaaaaa” “Freddiamole la fica a questa troia, guarda nel freezer ci deve essere del ghiaccio mettiamoglielo dentro a questo forno” Sento dei passi avviarsi verso il frigo per ritornare verso di me. Mi allargano le gambe e sento che mi introducono un cubetto di ghiaccio dentro alla fica. Il freddo del ghiaccio ha un’effetto devastante su di me. Mi sembra che mille spilli mi siano stati conficcati nelle grandi labbra “Fredda i bollenti spiriti adesso perchè dobbiamo andarcene” “Nooooooo” Mi sentivo così bene in loro potere che non vorrei mai arrivare al momento del distacco. Invece poco dopo devo accompagnarli alla porta, alcuni di loro devono riprendere il servizio altri devono tornare alle loro case dove delle perfette mogli sono pronte ad attendere i loro mariti esemplari di cui non conoscono la vera indole che hanno scaricato su di me stasera. Rimango sola, sfinita. Mi getto di peso sul divano e, prima di andarmene a letto mi metto a sentire la segreteria telefonica. Fra le tante chiamate mi fa piacere ascoltare la voce del figlio del portiere che mi annuncia una sua visita nei prossimi giorni. Felice di questa notizia mi avvio appagata nei sensi verso il meritato riposo. Settembre 1997

Eros Italia: 29 giugno

29 giugno Finalmente ieri è stata una giornata dedicata interamente al riposo. Mi sono immersa nella lettura di un buon libro cullata da un’ottima musica per tutto il giorno. Il mio fisico ed anche la mia mente ne avevano bisogno tutte le emozioni accumulate in questi ultimi tempi mi avevano veramente sfinita. Stamani infatti mi sento molto riposata e pronta ad affrontare la giornata con il massimo dell’entusiasmo. Dopo poco che mi sono alzata ecco suonare il campanello a suonarlo è stato Mo “Ciao bella signora vuoi vedere le foto che ti abbiamo scattato?” “Ciao Mo accomodati” Lo faccio entrare e dopo esserci seduti comodamente in sala estrae dalla sua borsa un pacco di foto che mi ritraggono nuda in varie posizioni intenta a soddisfare i desideri degli uomini che mi circondano. “Belle vero?” “Si sono venute veramente bene” “Ho un mio amico fotografo che ti vorrebbe come modella, anche se non sa niente di queste. Mi ha detto che gli occorrerebbe una donna per delle foto pubblicitarie, ed io ho pensato subito a te” “Grazie Mo ma non penso proprio di essere adatta” “Peccato mi sarebbe piaciuto vederti posare davanti al mio amico ma non è detta ancora l’ultima parola Vedo che sei molto vestita oggi come mai?” “Mi andava di stare così” “Peccato con questi vestiti non riesco a scorgere neppure le tue gambe.” “Non dirmi che le vorresti vedere, non credo che le mie gambe ti eccitino più di tanto sei abituato a vedermi completamente nuda ed in pose molto oscene, le foto che mi hai appena mostrato ne sono la prova” “Si è vero ma non per questo non mi piacerebbe vederle. Sai come fare

eccitare un uomo solo mostrando quelle e lo sai bene” Accavallo le gambe cercando di fare in modo che la gonna lasci vedere una generosa porzione della mia coscia. “Finalmente!” Mi guarda con desiderio e continuiamo a parlare sino al momento in cui mi dice di dovermi salutare: è atteso da alcuni suoi amici e mi lascia promettendomi di tornare a farmi visita. La mattinata trascorre tranquilla. Dopo pranzo mi rimetto a leggere quando sento suonare il telefono. “Ciao” “Chi sei?” “Non importa chi sono vieni al cinema Astro alle 21,00 ti aspetto. Vestiti come quando vai ai tuoi soliti appuntamenti e siediti nella terza fila di fondo della galleria” Riappende senza darmi modo di chiedere altre spiegazioni. Incuriosita dal tono della voce e dal contenuto , continuo a chiedermi chi fosse lo sconosciuto autore della telefonata. Inizio a vestirmi nel modo che mi ha richiesto lo sconosciuto. Alle 21,00 precise scendo dal taxi per entrare nel cinema: ho una minigonna blu pastello che modella molto arditamente le forme del sedere una camicetta rosa non molto scollata calze blu e scarpe tacco 11 anch’esse blu. Non devo essere molto male in quanto nel breve tragitto dal taxi al cinema sento addosso gli occhi di due uomini che smettono di parlare delle loro cose per farmi centro delle loro attenzioni visive, incoraggiata da questa dimostrazione di assenso nei confronti del mio fisico faccio il mio ingresso nel cinema con aria quasi trionfante, sospinta dalla curiosità di sapere cosa mi aspetterà una volta dentro. “Un biglietto per la galleria, grazie” “Ecco a lei” Salgo verso la galleria apro le tende e dopo essermi abituata all’oscurità della sala conto le file guardando chi occupi la terza fila: vuota interamente vuota, mi siedo nel mezzo guardando il film di cui mi accorgo solo adesso, non conosco neppure il titolo. Non è il tipo di film che prediligo, sullo schermo si susseguono scene di guerra ed inizio quasi ad annoiarmi. Dietro a me sento un rumore faccio per vedere ma “Non voltarti” Continuo a guardare il film, chi mi ha dato questo appuntamento è arrivato, ora vediamo cosa succede. “Togliti le mutandine e dammele” Non riconosco questa voce ma certo lui deve conoscere bene i miei gusti se usa questo tono autoritario nei miei confronti. Inizio a muovermi cercando di non attirare molto l’attenzione mentre sfilo le mutandine e poi, con gesto naturale le passo all’uomo che sta dietro di me “Adesso sbottona un po quella camicetta” Due bottoni abbandonano le asole “Perfetto, adesso sei pronta per seguirmi” Sento che si alza ed anche io faccio lo stesso pensando che la cosa non eccelle in fantasia, mi condurrà verso i soliti gabinetti per poter fare all’amore con me, beh perlomeno speriamo che sia in grado di farmi godere. Le mie supposizioni vengono tradite, il tipo di cui vedo solo le larghe spalle esce dalla galleria e inizia a percorrere un corridoio dirigendosi verso la direzione opposta all’uscita, in fondo al corridoio delle scale che si appresta a salire, un’altro corridoio che va nel senso inverso del primo e una porta, la apre entrando, mi guardo intorno, non ci segue nessuno ed anche io apro la porta. Dietro mi attende la più completa oscurità rischiarata solo dalla luce proveniente dal corridoio “Chiudi” Adesso il buio è completo, si accende una piccola luce abbastanza lontana “Avvicinati” Cammino lentamente per la paura di inciampare in qualche ostacolo. La luce si avvicina vedo le forme di tre uomini stagliarsi sul muro mentre avverto la presenza di qualcuno alle mie spalle, infatti sento chiudere la porta da cui sono entrata. Arrivo di fronte alla luce, è poggiata su una scrivania con tre uomini dietro: uno al centro seduto gli

altri due in piedi ai lati ma stavolta non sono loro a parlare “Bene Giovanna questi sono dei miei amici ai quali ho parlato molto bene di te, spero che non deluderai le loro attese, è tanto che non ti vedevo, purtroppo gli impegni scolastici mi impediscono di essere disponibile in misura maggiore anche se credimi dedicarsi a te e sempre un vero piacere” Era la voce del figlio del portiere ora mi sentivo più sicura. “I miei amici” riprende dopo una breve pausa ” come ti ho detto sanno già tutto di te ed ora vorrebbero verificare se ciò che ho loro raccontato corrisponde alla realtà” “Cosa dovrei fare?” Mi puntano la luce contro, rimango abbagliata. “Per cominciare che ne diresti di spogliarti” Credo sia il caso di giocare un po’ forse servirà a rendere tutto più divertente “Ma veramente…..” Uno degli uomini ai lati della scrivania si avvicina verso di me e fattosi di fronte inizia con sicurezza a sbottonare i pochi bottoni della camicetta che sono ancora allacciati “Togligliela!” Con fare deciso mi priva della camicetta “Vuoi continuare da sola o vuoi che prosegua lui” “Pre..ferisco fare da…. sola” “Allora datti da fare” Pochi istanti dopo anche la gonna ha abbandonato il mio corpo. Mi fermo in attesa di ulteriori ordini che non tardano ad arrivare “Continua avanti!!!” Mi volto e slaccio il reggiseno proseguendo poi il mio spogliarello . Girandomi cerco di coprirmi con le braccia sia i seni che il pube. Adesso gli uomini sono tutti di fronte a me posso scorgerli oltre il chiarore della luce sono ben cinque. “Allora che ve ne pare?” “Non male, davvero! Abbassa quelle braccia” “Nooooo””Fa come ti dico!””Non voglioooo!!!” Uno schiaffo mi colpisce in pieno viso “Ti merita obbedire!!” Abbasso le braccia adesso sono completamente esposta ai loro sguardi. “Hai delle belle tette ai miei amici vien voglia di giocarci, possono vero?” “Nooo non voglioooo”Ignorando la mia protesta sento delle mani che premdono possesso dei miei seni stringendoli “Sono belli sodi””Sentile anche la fica scommetto che è già bagnata” Dopo poco una mano esplora la mia intimità “Bagnatissima” “Voleva farci credere che si vergognava la puttana”La luce mi illumina completamente mentre vengo lasciata libera e tutti gli uomini vanno dietro la scrivania “Mani sopra la testa” Obbedisco Adesso la luce punta direttamente sul mio pube “Siediti e apri bene le gambe Brava così fatti vedere bene” Ancora una volta esaudisco i loro desideri mani sulla testa e gambe completamente aperte “Comincia a carezzarti quella fica, troia” Ho veramente voglia di farlo e poi il sapere che ho gli sguardi di tutti puntati sulla mia vagina illuminata dal fascio di luce aumenta in me la libidine di fare questo gesto che mi appresto ad eseguire con languidità “Brava cerca di riscaldarti che fra poco finirà il film e scenderemo giù per una bella proiezione privata”Mi sento pervadere dal piacere l’essere osservata decuplica le sensazioni che provo. “Ti piace farti guardare vero?””Siiiiii mi piace, mi piace da impazzire” “Bene continua allora che poi Lucio ti accompagnerà di sotto”Detto questo gli uomini si allontanano lasciandomi sola con il figlio del portiere “Ti piace tanto fare la puttana vero?” “Lo sai che non sono una puttana, quando mai hai dovuto pagare per avermi?””Hai ragione sei solo una grandissima troia””Hai finalmente detto la parola giusta” “Ed ora vedremo come te la cavi””In cosa” “Mettiti questa spolverina da maschera che ci divertiremo con te” “Come vuoi” Indosso la vestaglia molto corta che mi lascia scoperte le gambe in quasi tutta la loro totalità “Perfetta ti sta a pennello, ricordati che sei al

servizio degli spettatori” Si va a sedere in una fila distante dagli altri mentre alcuni si alzano chi in direzione del bar chi dei bagni Rimango in piedi in fondo alla sala che dopo poco viene avvolta dall’oscurità “Signorina per favore può farmi luce””Prego mi segua” Accendo la torcia e mi dirigo fra le file Sento la mano dell’uomo che mi segue toccare il mio sedere Gli indico una fila vuota e lui diligentemente si siede Torno verso il fondo della sala passando vicina ad una fila dove vedo un uomo che ha il cazzo fuori e si stà masturbando appena sono vicina a lui questo mi fa segno di andargli accanto “Ma cosa stà facendo” “Guarda porca come mi hai ridotto solo per averti visto le cosce” e continua a masturbarsi “Tira più su quel vestito” alzo un po la vestaglietta “Sei nuda sotto illuminati bene” La luce colpisce di nuovo la mia vagina “Siediti al mio fianco” lo faccio e appena seduta l’uomo inizia a carezzarmi le cosce. Finalmente ero troppo eccitata e questo contatto fisico mi da un po di soddisfazione Mentre l’uomo continua ad accarezzarmi sento dei movimenti nella sala e vedo che un uomo si viene a sedere proprio dietro a noi due mentre un altro si sta avvicinando al mio fianco “allora era vero che la maschera del cinema è troia””Guarda quanti bei cazzi che ci sono bellezza” Intanto una mano dal dietro inizia a carezzarmi i seni Rimango ferma “Su piccola muovi quelle manine datti da fare” Inizio a carezzare il cazzo dell’uomo che ho a fianco “Così brava facci vedere quanto ti piacciono i cazzi” L’uomo che mi sta dietro smette di carezzarmi il seno sento che si sta alzando in piedi e..pochi attimi dopo sento strusciare il suo cazzo sul mio collo mi volto, ha un cazzo enorme asinino “Ti piace vero maiala?” Inizio ad eccitarmi sempre di più e prendo a masturbare con vigore il cazzo che ho in mano facendo smaniare il suo possessore Mi sbatte quel grosso cazzo contro il viso schiaffeggiandomi con quello “Vuoi rispondere troia? Ti piace o no il mio cazzo?””Siiiii mi piace maiale lo sapete bene tutti che amo il cazzo, ora mi avete fatta eccitare stronzi ho voglia voglia dei vostri cazzi,datemeli” “Devi guadagnarteli””Cosa debbo fare””Sali sul palco che ti abbiamo preparato una bella sorpresa. Spogliati, alzati e piano piano sculettando come la gran troia che sei vai sul palco” Obbedisco il mio lento incedere fa in modo che gli uomini mi precedano nelle file davanti al palco e durante il mio passaggio mi elargiscano carezze oscene obbligandomi talvolta a fermare il mio passo. Salgo sul palco accolta da un applauso “Ed ora presentati a tutti vediamo quanto sai farci eccitare solo con le parole” Vado nel centro del palco mi avvicino al bordo “Buonasera il mio nome è Giovanna e se siete stati invitati qui sapete già bene quanto io ami il sesso non ponendo ad esso nessun limite. Mi piece essere troia e trattata da tale, con me potrete togliervi ogni desiderio basta che non mi facciate mai mancare il cazzo” Una voce grida “Facci vedere la fica” Mi apro le grandi labbra mentre sento fischi di ammirazione che mi raggiungano.Mi piace essere fatta centro delle loro attenzioni e senza che me lo chiedano mi volto e abbassandomi mostro loro anche il sedere. “Ed ora la sorpresa!!!” Entra sul palco un uomo con un cane al guinzaglio “Non volevi il cazzo cagna? Eccotelo tutto per te Facci vedere come sei brava a succhiarlo” Non ho mai fatto una cosa del genere ma sono troppo eccitata per tirarmi indietro. Mi distendo sul palco mentre vedo gli uomini avvicinarsi per potersi godere meglio lo spettacolo che sto per offrir loro. L’uomo fa avvicinare il cane inizio ad accarezzarlo sotto la pancia avvicinandomi sempre di più alla

sua virilità. E’ un bellissimo esemplare di pastore tedesco dalla figura davvero imponente. Afferro il suo membro che inizia a fuoriuscire dalla guaina ed inizio a carezzarlo. Avvicino il mio volto crecando di baciarlo ma uno scarto improvviso allontana il cane da me. Il suo padrone lo rimette in posizione e stavolta riesco nel mio intento Ha un sapore diverso leggermente acidulo inizio a leccarlo mentre i commenti si sprecano. Ecco lo prendo dentro la mia bocca è duro veramente virile, mi fa scordare che appartenga ad un animale e inizio a succhiarlo godendo di questo contatto.Gli uomini sono saliti sul palco mettendosi in cerchio attorno a me ed al cane mi incitano a prenderlo tutto nella bocca cosa che io stò già facendo con immenso piacere “Mettiti a quattro zampe porca” Sempre tenendo il membro del cane saldo nella mia bocca mi metto nella posizione che hanno chiesto. Delle mani mi allargano le chiappe scoprendomi completamente gli orefizi “Sei bagnata maiala” “Vediamo se la tua fica piace anche a lui” Mi separano dal cazzo del cane che viene portato dietro le mie spalle, sento il suo muso avvicinarsi alla mia vagina per poi iniziare a leccarla con quella lingua ruvida e dolce al tempo stesso. Non riesco a reprimere un gemito di piacere, gli uomini si stanno divertendo allo spettacolo che il cane ed io stiamo loro offrendo “Scodinzola cagna fagli capire che gradisci le sue attenzioni” “Cosa mi state facendo fare? Siete dei depravati, non ho mai fatto queste cose” “Avanti facci vedere come sei brava!!” “Vi prego portatelo via vi prometto che farò tutto quello che vorrete””Quello lo farai sicuramente dopo ora vogliamo divertirci a depravarti ancora di più di quanto tu non lo sia già” “Nooo” “Su non farti pregare” Una mano si abbatte sul mio sedere facendo allontanare il cane e al tempo stesso facendomi sobbalzare per il colpo inatteso. “Allora vuoi scodinzolare?” “Va bene farò come volete ma siete dei veri maiali” Inizio a muovere il sedere di fronte al cane che frattanto hanno riportato dietro di me Il cane riprende a leccarmi la vagina poi poggia le sue zampe sulla mia schiena graffiandomi e cercando di arrivare col suo cazzo all’altezza della mia vagina “Fatelo smettere vuole penetrarmi” “E noi lo vogliamo vedere mentre ti scopa” “Ti sei arrapata è inutile che cerchi di far finta di aver paura si vede benissimo che lo vuoi anche tu” In effetti sono combattuta dalla paura di questa cosa per me sconosciuta e dalla voglia di sentirlo dentro di me “Vuoi che lo aiutiamo cagna?” Rimango in silenzio mentre delle mani guidano il cane all’apertura della mia fica. Entra con un poderoso colpo di reni Lo sento anche se la sua grossezza molto ridotta rispetto al membro di un uomo non mi da dolore anzi riesce a farmi provare piacere che non intendo assolutamente dissimulare Inizia a muoversi dentro con movimenti sempre più veloci “E’ bello belllllooooooooo” “Sei veramente una cagna””Si sono una cagna una puttana una maiala mi piace farmi fare tutto Che belllooooo”Il cane continua il suo amplesso portandomi vicinissima all’orgasmo che arriva travolgendomi. Il sapermi posseduta da un animale mentre degli uomini mi guardano mi riempie di piacere.Dopo poco anche il cane gode dentro di me raggiungendo delle dimensioni tali da impedire che esca. Il sentirmi piena di quel cazzo e vedermi osservata da tanti occhi carichi di piacere mi rende euforica. Quando il cazzo del cane finalmente esce da me “Alzati troia ” Le loro mani prendono ad accarezzare il mio corpo disponibile e voglioso di carezze “Siii accarezzatemi voglio sentire le vostre mani su di me” I seni i fianchi la vagina il sedere il viso

tutto è al centro delle loro attenzioni e ciò mi fa sentire bella e desiderata aumentando l’eccitazione che stà già facendomi fremere “Ora vai nei bagni c’è una doccia, lavati, vestiti e aspettaci lì dovrai soddisfarci tutti in ogni nostro desiderio” “Come volete” Mi allontano ancheggiando e una volta sulla porta do uno sguardo a quel palco dove ho scoperto un nuovo modo di fare all’amore: la mia perversione aumenta ogni giorno. Ho appena finito di fare la doccia e sto indossando la veste quando il primo uomo entra “Vai nel cesso maiala e siediti” obbedisco alzando la veste per sedermi sulla tazza e lasciando la porta socchiusa che lui appena pochi istanti dopo spalanca “Cosa ci fa una donna nel cesso degli uomini” “Niente mi sono sbagliata” “O volevi spiare mentre pisciamo?” Questa finzione mi piace “No le giuro ho solo sbagliato bagno” e lui aprendosi i pantaloni” “Allora vorresti farmi credere che questo non ti interessa” Fa uscire un cazzo di notevoli dimensioni non posso fare a meno di guardarlo “bene se non ti interessa allora mi farò una sega ma tu devi guardarmi capito troia” “Si ho capito” Inizia a masturbarsi di fronte a me “Fatti guardare anche te apri le cosce” “Va bene così?” “Ottimamente maiala ed ora toccati la fica” “Siii ecco mi sta eccitando” “Dove lo vorresti porca” “Nella fi…..caaaaa” sento la porta aprirsi entra un giovane “Guarda guarda che spettacolino” “Questa maiala era qui per farsi scopare ed io ne approfitto” “Possiamo farlo in due non credi?””Certo la signora sarà senz’altro contenta. Il mio lo vuole nella fica e tu dove lo vuoi mettere” “Per cominciare voglio un bel bocchino” “Alzati troia” Mi alzo mentre il giovane prende il mio posto sedendosi sulla tazza “Vieni a succhiarlo puttana mentre il signore ti scopa” GLi apro i pantaloni da dove esce un cazzo congestionato dal desiderio, guardo il giovane negli occhi “Sai che hai un bel cazzo?””Succhiatelo tutto allora” “Uhmmmm siiii” e lo prendo fra le labbra mentre l’uomo dietro di me inizia a scoparmi con sapiente lentezza. Il giovane è troppo eccitato per sapersi controllare e gode fra le mie labbra quasi subito inondandomi la bocca del suo seme. Si alza facendomi drizzare e facendomi sentire ancora di più il cazzo dell’uomo che mi sta penetrando “Appoggiati alla tazza che voglio fartelo sentire tutto” Lo sento che mi penetra sino in fondo per poi sfilarlo con una estenuante lentezza “Dammelo ancora ti pregoooo” Sento la porta che si apre di nuovo “DEvi guadagnartelo troia voglio che tu faccia la guardona. Vediamo chi è entrato” fa lui socchiudendo la porta. Sono entrati due uomini che parlando si dirigono verso gli orinatoi “perfetto” fa l’uomo che è con me “Vai da loro e guarda i loro cazzi mentre pisciano maiala” Mi aggiusto la veste ed esco dal bagno Uno dei due vedendomi fa all’altro “Guarda che bella sorpresa che abbiamo nel bagno degli uomini” “Ehi che fica” Mi dirigo verso di loro e una volta arrivata agli orinatoi mi metto di lato per poter scorgere i loro cazzi a riposo che stanno pisciando “Buonasera” “Buonasera” “Cosa ci fa qui?” “Sono la maschera del cinema sono venuta a controllare che tutto sia in ordine” L’uomo continua a pisciare di fronte a me “Ti piace molto guardare vero?” “Si moltissimo” “Allora avvicinati, vieni in mezzo a noi così ci puoi vedere entrambi” Lo faccio e una volta fra di loro vedo i loro membri che iniziano a svegliarsi “Che ne dici di tenerceli tu mentre pisciamo così noi abbiamo le mani libere per contraccambiarti il favore e goderci il tuo corpo” La mie mani si impossessano di quelle due aste di carne che sento iniziare a pulsare “Sentito che bel culo sodo?” “Niente male e tu che ne dici di

muovere un po le mani” Anche l’uomo che mi impalava nel bagno si fa vicino “questa maiala è affamata di cazzo vero porca?” “Si ho vogliaaa” “Vediamo cosa sei disposta a fare per farti sfondare la fica” “Tuto potete chiedermi tutto” “Per cominciare appoggiati al pisciatoio e metti bene in mostra il tuo bel culo” Appena sono nella posizione che hanno richiesto mi tirano su la veste scoprendo completamente il mio culo “Bene molto bene lo vorresti adesso un dito dentro a quel tuo bel culo?” “Ohhhhhh siiiiiiii” “Allora chiedici di mettertelo” “Vi pre…..goooooo infila….temiiii un dito ……. nel ….cuuuu….looooooo” “Allargatelo porca” Ecco sento entrare un dito dentro che si mette a rovistare in me facendomi ancheggiare dal piacere “Ti piace vero troia?” “Siiiiii” Gli altri due si avvicinano ai miei lati “guarda che cazzi che ci hai fatto venire maiala, avanti toccali porca facci godere” Inizio a masturbarli con forza “Come sono gonfi, belli, duri. Siiiii muovi quel dito porco fammi godere, fatemi godere maialiiiiii”Uno dei due si libera dalla stretta della mia mano e inizia a schiaffeggiarmi sul viso col suo cazzo “Avanti prendilo al volo in quella bocca da pompini” Cerco di prenderlo senza riuscirci e questo gli eccita ancora di più”Sei un incapace” e tenendo il cazzo puntato verso il mio viso inizia a pisciare “Sei un cesso di donna e come cesso ti meriti solo questo” Il suo liquido scorre sulla mia faccia mentre un altro dito entra nella mia vagina “Adesso ti scopo” “Siiiiiii falllo non resistooooooo daiiiiii prendimiiiiii”Un cazzo prepotente inizia a penetrarmi facendomi rantolare dal piacere mentre apro la bocca per assaporare quel caldo liquido che continua a cadere su di me.Il piacere si stà impossessando di me in maniera prepotente e sfacciata, oramai abbandonata alla lussuria lascio cadere ogni freno inibitore e mi dedico alla sola ricerca del godimento assoluto.Entrano altri due uomini, adesso sono in sei nel bagno: uno mi stà scopando sotto gli sguardi eccitati dei suoi compari, questo gli deve piacere moltissimo perchè con dei gemiti fortissimi irrora la mia vagina oramai bollente dei suoi più reconditi liquidi. “Che troia ragazzi!!”è il suo commento mentre pulisce il suo cazzo sul mio sedere “Ehi stà per iniziare il film che ci avevano promesso andiamo” “Tu lavati e vieni cosi con solo le calze e le scarpe ti aspettiamo in sala”Mi vado a lavare e dopo poco entro nella sala oramai buia. Sullo schermo vedo proiettata la mia immagine col cane, quei porci hanno filmato tutto: resto come impietrita da quelle immagini mentre sento una mano che inizia a carezzarmi il sedere “Adesso stai buona che mi voglio divertire anche io” Un dito penetra nella mia vagina iniziando a prendere un movimento rotatorio molto regolare “Ti stai bagnando” “E’ tutta la sera che mi state facendo bagnare” Sullo schermo continuano a scorrere le mie immagini mentre l’uomo che mi stà masturbando mi prende la mano “Adesso vieni con me” Non è facile camminare con un dito dentro la vagina specialmente se dalle file del cinema scopri che il tuo passaggio non resta certo inosservato.Vedo gli sguardi interessati degli uomini che mi seguono.Mi conduce di nuovo sul palco “Bene a ognuno di voi daremo una copia del filmato e tutti potrete divertirvi come vorrete con lei e se si rifiuterà potrete rendere pubblico il filmato Tu adesso va a vestirti ti accompagnerà Antonio” Vedo un uomo anziano farsi sotto al palco “Sono io il tuo accompagnatore” Andiamo nella stanza ove ci sono i miei abiti e sono costretta a vestirmi di fronte a lui “No le mutandine non metterle e neppure il reggiseno, la camicetta tienila più aperta.Bene finalmente sei

pronta” “Dove andiamo” “Tu vieni con me” Usciamo fuori è già buio mi fa salire su di un auto di lusso e mi porta fuolri città “Sai bellezza io sono un guardone, godo moltissimo a vederti fare la troia e qui ci sono molti miei amici,promettimi che farai la brava con loro” “Daccordo” Scendiamo e sento la sua mano armeggiare con l’orlo della mia gonna sino a scoprirmi del tutto il sedere “Avanti cammina” dalle stradine laterali che fiancheggiano questa strada di campagna completamente isolata vedo uscire degli uomini “Buonasera” rispondo ai loro saluti sinchè un uomo anch’esso anziano come il mio accompagnatore non mi si para davanti “Hai da accendere” “Doveri avere dei Settembre 1997

Eros Italia: Luglio

Luglio E’ passata una settimana dalla mia ultima avventura sono in casa quando sento suonare E’ di nuovo Mo lo faccio accomodare “Ciao bella signora” “ciao Mo” “Che gonna lunga che hai” “Devo toglierla?””Si” “ecco fatto” “Masturbati mentre ti dico una cosa molto interessante” Inizio a carezzarmi “Bene ti ricordi quelle foto? Il mio amico ha detto che se anche tu non vuoi lui ha bisogno di una modella per fare un servizio e quindi devi accettare””Ma non voglio” “Ricordi la tua promessa?” “Siete degli stronzi” “Dai non facciamolo aspettare” Dopo circa un’ora sono in uno studio fotografico “E’ questa la puttana di cui mi hai parlato?””Si è lei” “Bene ascolta bella devo fare un servizio molto particolare e quindi preparati a non farci perdere tempo. Spogliati e mettiti quella roba la sul tavolo” Poco dopo sono vestita come una vera puttana Minigonna con una parte completamente aperta da uno spacco, calze a rete autoreggenti ed un top apertissimo che lascia intravedere quasi tutto il seno. Le scarpe poi sono di un’altezza impressionante “Bene fatti vedere” “Eccomi” “Ora siediti su quello sgabello con le gambe accavallate…..bene ferma cosi, alzati metti in risalto la coscia falla uscire bene dallo spacco ok vai verso quella scenografia adesso sei in strada ed ecco tre uomini che si avvicinano” Escono tre colossi di colore da dietro la scenografia “Due di loro ti afferrano e ti portano in una cantina ecco bravi cosi e tu alza quelle gambe che voglio fotografarti le cosce ed il culo, ora spostatevi la dove c’è la scena della cantina è li che faremo il resto del servizio” Mentre l’amico di Mo sposta la sua attrezzatura mi guardo attorno sembra quasi di essere veramente in una cantina L’arredamento è ridotto al minimo: un tavolo tre sedie un’armadietto è tutto quello che c’è “Bene siete arrivati e la mettete sul tavolo, adagiatela e tenetela ferma, bravi tu vai a prendere le corde dentro l’armadietto fermo ecco fermo così con le corde in mano ed ora legatela al tavolo. Perfetto adesso tira fuori di tasca il coltello e inizia a tagliarle i vestiti. Benissimo ricordatevi che dovete essere pesanti con lei. ve la affido io scatterò di continuo poi sceglieremo le migliori.” “Allora dicono che sei una gran troia ma noi abbiamo i gusti molto difficili vediamo se sei brava anche con noi” La lama del coltello percorre tutto il mio corpo sino a fermarsi all’altezza

della vagina, con la punta cerca di trovare il clitoride ci riesce, sento una fitta lancinante “Ti lasceremo dei bei ricordi vedrai””Voi siete pazzi””Joe prendi i guanti” L’uomo torna dall’armadietto con dei guanti pieni di chiodi “Le nostre carezze non te le scorderai” Una volta indossati i guanti inizia a carezzarmi rigando la mia pelle. Il respiro mi si fa affannoso ho paura specialmente adesso che vedo le sue mani soffermarsi sui seni “Ahhhhhhggggggg”ha premuto i palmi delle mani sul mio seno facendo affondare in esso le punte dei chiodi “Lo sai cosa sei vero?” “Cosa sono” rispondo atterrita “Sei una sporca puttana avanti diccelo””mhhhhsi sono una puttanaaaa” “Ti piace vero quello che ti facciamo” “Ho paura, aghhhhhhh” ancora una volta le mani hanno premuto sui seni “Siiii sono una puttana fatemi quello che vo….leteeee” “che ne dici di un bel ditalino” Sento la punta di un chiodo sollecitare il clitoride “facci vedere come balli troia” in effetti le fitte di dolore che sto provando mi rendono diffile lo star ferma “brava balla ancora un po” Appare una frusta iniziano a farla cadere sul mio corpo sto iniziando a provare piacere “Siii ancoraaaaa vi preeegoooo” “La troia si diverte sleghiamola” Sono libera uno dei compari mette un vibratore con ventosa su una sedia “Sei stata brava ti puoi riposare siediti” Lo sento entrare lentamente dentro di me mentre l’uomo mi offre il suo cazzo da succhiare “Muoviti fammi vedere che ti piace il regalino che ti abbiamo fatto trovare” Nel fratempo anche gli altri due si mettono di fronte a me per farsi succhiare a turno Staccandomi da uno per prendere un altro mi sorprendo a dire “Avete dei cazzi bellissimi ma vi prego prima fatemeli desiderare” ” Settembre 1997

Eros Italia: Il mio primo padrone (1° episodio)

Il mio primo padrone (1° episodio) Quella sera in auto ero tesissimo, stavo andando al mio primo appuntamento con il mio padrone e mentre guidavo in autostrada ripensavo a quanti mesi prima era iniziata questa storia. Ero (e sono) un ragazzo di 29 anni alto poco più della media con un bel fisico anche perché frequentavo assiduamente palestre e piscine, e con un bel cazzo sempre in tiro con misure nella media, con le ragazze avevo un discreto successo, ma mi incuriosiva molto il sadomaso e di tanto in tanto noleggiavo qualche videocassetta e mi eccitavo molto vedere quei ragazzi e ragazze resi schiavi da padroni o padrone più o meno esigenti, vedere corde e catene intorno a quei corpi e vederli frustati e seviziati faceva volare la mia fantasia, cosi decisi che anch’io volevo essere protagonista di una storia come quelle che avevo visto. Misi un annuncio su un giornale specializzato, passarono dei mesi per la pubblicazione ma poi finalmente arrivò il giorno di andare in posta a prendere le risposte, ed ecco finalmente una lettera, era di un padrone della mia zona che mi diede subito il suo numero di telefono, ci mettemmo d’accordo e finalmente ora stavo andando da lui. Bussai il campanello e lui mi venne ad aprire, era un bell’uomo sui 36/38

anni (non gli ho mai chiesto la sua età) alto bel fisico, si vedeva che anche lui praticava sport, indossava una vestaglia da camera, mi fece accomodare scambiammo quattro chiacchiere, io ero sempre molto teso si trattava pur sempre di una prima esperienza per me, lui mi fece delle domande un po’ per scoprire che tipo ero e se ero veramente deciso come gli avevo assicurato per telefono, stabilimmo dei limiti al gioco poi iniziammo. Il tono della sua voce da cordiale che era stato si fece più duro mi ordinò subito di spogliarmi, tolsi i jeans e la maglietta e rimasi solo con gli slip, lui mi afferrò mi portò al centro della stanza e mi esaminò mi fece girare in tondo mi disse che avevo un bel corpo e soprattutto un bel culo, poi prese da un armadio delle buste che contenevano il suo armamentario ne estrasse delle manette che subito mi applicò sui polsi che mi legò dietro la schiena poi mi disse di guardare sempre in basso perché un vero schiavo non doveva mai guardare in faccia il suo padrone si tolse la vestaglia e vidi che sotto era completamente nudo ed aveva un cazzo in tiro molto grosso saranno stati un 20cm più o meno. Per iniziare mi fece inginocchiare prese una frusta di quelle fatte di tanti fili intrecciati insieme e cominciò a colpirmi forte, dopo i primi colpi io caddi steso per terra ed ad ogni sua sferzata mi contorcevo dal dolore e più lo facevo e lui più colpiva con forza compiaciuto della mia sofferenza, ma con mia sorpresa ciò non mi provocava l’eccitamento che immaginavo il mio cazzo che prima era semirigido ora si era ammosciato del tutto ma i colpi continuavano ad arrivare sulla schiena sul culo sulle gambe ed in mezzo alle cosce, ogni tanto si fermava e mi accarezzava il cazzo e soprattutto il culo che a lui piaceva molto, mi passava le sue mani fin dentro il solco tra le natiche e giocava col dito vicino al mio buco del culo, sentirmi quel dito che tentava di forzarmi mi provocava molta eccitazione, lui si accorse di ciò e disse che era arrivato il momento di lavorare il mio bel culo vergine. Sempre con le mani legate dietro la schiena con le manette, che tra l’altro cominciavano a farmi male sui polsi, mi fece stendere su di un tappeto a pancia sotto, mi tolse gli slip, mi allargò le gambe e ne legò una all’armadio e l’altra al piede del letto matrimoniale, poi prese un foulard e mi bendò gli occhi in modo che non potessi vedere ciò che faceva potevo solo immaginarmelo dai rumori che sentivo, ora ero completamente immobilizzato in sua balia completamente nudo e cieco e confesso che la cosa un po’ mi spaventava. Passarono alcuni minuti senza che succedesse niente sentivo solo il mio padrone che camminava per la stanza evidentemente stava ammirando il suo capolavoro poi all’improvviso lo sentii chinarsi su di me, sentii le sue mani che mi accarezzavano la schiena poi sempre più in basso fino a sfiorarmi il culo poi più giù fino ad andare ad accarezzarmi le palle, che essendo io con le gambe completamente spalancate erano allo scoperto mentre il cazzo, che nel frattempo era diventato di marmo era schiacciato tra il tappeto e il mio corpo, pian piano risalì con la mano fino ad entrare nel solco del mio culo e solleticarmi il mio buco, poi sentii il suo dito che mi spalmava qualcosa sul mio buco, qualcosa di viscido poi capii che si trattava di qualche crema lubrificante disse “Bene vediamo se riusciamo a dilatare questo bel buchetto ” detto ciò mi infilò il suo dito diritto nel culo prima piano poi sempre con maggior

decisione, io sentivo quel dito entrare ed uscire ed ogni volta che rientrava dentro di me sentivo una strana sensazione di piacere mista a dolore, all’improvviso si fermo sentii il rumore del sacchetto e capii che stava prendendo qualche altro attrezzo sentii di nuovo che si chinava su di me e mi sentii ancora qualcosa che tentava di entrarmi nel culo, ma stavolta era qualcosa di più grosso di un dito, sentivo che faceva molta forza per entrare e il dolore saliva sempre più di intensità fino a farmi gridare, questo faceva rallentare la velocità con cui il mio padrone cercava di penetrarmi con quell’oggetto che poi scoprii essere un vibratore gonfiabile di quelli che servono proprio a dilatare gli orifizi, spingeva e mi accarezzava il culo in modo da farmi rilassare, poi finalmente con molti sforzi riuscì a farmelo entrare tutto, mi disse che ci era voluto un po’ perché avevo un buco molto stretto, ora avevo il vibrodilatatore completamente nel culo e ciò mi eccitava terribilmente anche perché una volta entrato il dolore si era calmato, il mio padrone mi accarezzava le spalle ed il culo, si era seduto tra le mie gambe aperte mettendo le sue su di me in modo che i suoi piedi mi arrivavano all’altezza delle spalle in modo da potermi lavorare il culo con comodità, continuava ad accarezzarmi il culo che era sempre riempito dal vibrodilatatore e le palle, poi infilò la mano sotto il mio corpo fino a trovare il cazzo che notò essere duro disse “Vedo che ti piace il trattamento che ti ho riservato ma forse non sai che siamo solo all’inizio ” queste parole mi rabbrividirono, era solo l’inizio cos’altro mi sarei dovuto aspettare? ( CONTINUA ) L’autore: [email protected]

Luglio 1998

Eros Italia Racconti erotici: Il mio primo padrone (2° episodio)

Il mio primo padrone (2° episodio) Ero sempre li legato a gambe completamente aperte, con quel vibratore nel culo che mi faceva un po’ male, bendato e all’oscuro di ciò che avrebbe fatto il mio padrone che ad un tratto si sedette sulle mie spalle facendomi sentire cosi tutto il suo peso che mi schiacciava perché, cosi diceva lui, avrei sentito il suo dominio su di me. Poi lo sentii alzarsi e uscire dalla stanza, ritorno dopo un po’ sentivo lo strofinare di un accendino e capii che stava accendendo qualcosa poi mi disse “adesso ti faccio contorcere un po’” cosi dicendo cominciò a farmi colare del liquido bollente sul corpo capii che era cera doveva aver acceso una candela. La cera mi cadeva sul culo e sulla schiena facendomi sobbalzare e contorcere dal dolore, più mi contorcevo più il mio padrone sembrava eccitarsi, ero sempre legato ma riuscivo comunque a girarmi un po’ e questo faceva si che lui potesse farmi colare la cera anche sul cazzo e

sullo stomaco quando ebbe finito avevo tutto il corpo pieno di cera e respiravo affannosamente. Mi slegò mi fece alzare e mi mise su un divano in ginocchio di spalle con le braccia penzoloni sulla spalliera e le gambe sempre ben divaricate, dopo un pò mi sentii applicare delle pinzette sui coglioni che avevano dei pesi agganciati, mi sentivo tirare le palle verso il basso e avevo sempre il vibratore nel culo che ora mai mi ero abituato a tenere, sentii il mio padrone che mi girava intorno in silenzio e capivo che mi stava contemplando, poi d’improvviso sentii un colpo di frusta proprio sotto le palle dove le pinzette erano applicate facendomi sobbalzare dal dolore poi un altro ancora e ancora finche non crollai sul divano chiedendo pietà solo allora si fermò dicendomi che si era fermato solo perché io ero uno schiavo novizio ma che in seguito non ci sarebbe stata pietà. Mi legò le mani dietro la schiena mi fece alzare dal divano ero in piedi davanti a lui con i pesi che mi penzolavano dai coglioni e il vibratore sempre nel culo, ma lui non era ancora contento disse che mancava qualcosa, infatti dopo un po’ mi sentii applicare delle piccole pinzette proprio sui capezzoli, dovevano essere molto forti perché facevano un male boia, anche alle pinzette dei capezzoli applicò dei pesi che accrescevano il mio dolore costringendomi a piegarmi su me stesso, ma il mio padrone mi face rialzare e non contento mi costrinse a saltellare sui piedi, in questo modo i pesi che erano applicati ai coglioni e ai capezzoli accentuavano la loro pressione verso il basso facendomi quasi gridare dal dolore, poi mi prese il cazzo tra le pensavo che volesse darmi piacere, ma non era cosi, infatti muoveva la sua mano sul mio cazzo come se volesse farmi una sega ma siccome alle mie palle erano applicati i pesi che tendevano la pelle, questo movimento non faceva altro che scuoterli, altro che piacere era una nuova tortura, comunque nonostante il dolore il mio cazzo semirigido si indurì del tutto nelle sue mani, ero eccitatissimo e stavo quasi sul punto di esplodere quando si fermò, mi slegò le mani che mi fece mettere dietro la testa e mi fece divaricare le gambe sempre stando in piedi davanti a lui poi riprendette la frusta e cominciò a vibrare colpi sempre molto precisi diretti sulle pinzette dei capezzoli e delle palle, ogni volta che arrivava una frustata io mi scomponevo per il dolore e lui mi sgridava dicendomi che non dovevo muovermi altrimenti non avrebbe smesso. Finalmente riuscii con grande sforzo a rimanere fermo alle sue frustate che come ho già detto non erano potenti ma estremamente precise dirette proprio nei punti dove le pinzette erano applicate la dove la mia pelle era diventata ultrasensibile. Smise di frustarmi mi fece girare e mi fece piegare in avanti in modo che i pesi applicati ai capezzoli rimanessero penzoloni e mi costringessero a piegarmi ancora più in basso, mi estrasse il vibratore dal culo, non senza dolore per il fatto che era rimasto infilato per cosi tanto tempo, notò che il mio buco era rimasto abbastanza largo e che mi avrebbe inculato con piacere, ma questo non faceva parte dei suoi piani almeno per la prima volta (anche perché ci eravamo messi d’accordo prima) poi mi stacco le pinzette dalle palle cosa che non fu indolore, infatti ogni volte che staccava una pinzetta mi dava un forte dolore che mi passava quasi subito anche per effetto dei suoi massaggi sulle palle che fecero di nuovo indurire il mio cazzo che si era smosciato per effetto delle frustate, si

accorse della mia eccitazione e mi costrinse a masturbarmi davanti a lui in piedi e sempre con i pesi attaccati ai capezzoli, mi stavo menando lentamente quando lo sentii dietro di me (ero ancora bendato) cominciò ad accarezzarmi le natiche spingendosi fin dentro il solco ed intorno al mio buco, questo mi faceva eccitare da morire, accelerai il ritmo e mi stavo avvicinando al punto di non ritorno quando sentii il suo dito che mi penetrava, inarcai istintivamente la schiena e stinsi i muscoli del mio sfintere intorno a quel dito che cominciava ad andare avanti e dietro, questo mi fece letteralmente andare in estasi e venni con una sborrata favolosa che mi fece contrarre i muscoli dell’addome in maniera spasmodica. Quando ebbi finito il mio padrone mi stacco le pinzette dai capezzoli e mi sbendò mi accompagnò in bagno dove feci una doccia e mi rivestii, si complimentò con me perché, disse, per essere la prima volta mi ero comportato bene infatti aveva “svezzato” altri schiavi che avevano causato molti problemi, io invece ero andato benissimo, poi ci salutammo con la promessa di rivederci presto per stare ancora insieme e per spingerci oltre nel nostro gioco. Ripresi la strada di casa soddisfatto anche se un po’ dolorante mi sarei presto rivisto con il mio padrone, ma questa è un’altra storia. L’autore: [email protected]

Settembre 1998

Eros Italia: In profumeria

In profumeria Avevo notato una ragazza in un bar, carina ma dall’aria un po’ strana. Avevo chiesto al cameriere, mio amico, chi fosse. Mi interessava. Si chiamava Enrica e, con la sorella Elda, lavorava in una profumeria centro estetico. Decisi di fare il romantico. Il giorno dopo entrai in profumeria con un mazzo di fiori. Enrica era dietro il banco, insieme alla madre, una donna alta, bionda, elegante, sui cinquanta, che era la padrona del negozio. Io ero pure “in tiro”, in giacca e cravatta,. Lei era carina, minuta, i capelli biondi e lunghi, gli occhi azzurri, e l’aria timida. La madre si fece un po’ in disparte, e parlammo. Riuscii a invitarla al cinema per quella sera. Ma la serata fu troppo “aerea”. Qualche bacetto e nulla più. Lei mi parlò anche della madre, divorziata da tempo, e che vivevano da sole con un uomo, il compagno della madre. Però la cosa continuava a interessarmi, per cui presi un appuntamento per una pulizia del viso, al centro estetico. La settimana dopo tornai in negozio.

Trovai solo Enrica, che mi baciò con dolcezza, e mi disse di andare al piano di sopra, dalla Elda. Mi stesi sul lettino, e comparve Elda. Erano gemelle, quasi identiche. Solo Elda portava I capelli a caschetto, ed era molto più espansiva della sorella. “Ciao, sei il ragazzo di mia sorella ?” mi chiese avvicinandosi con un batufolo di cotone. Portava un camice bianco, aperto sul davanti. Le vidi le tettine, piccole e sode. “Siamo usciti una sera assieme” risposi “Enrica ha dei bei gusti” mi disse., e la cosa mi fece piacere, mettendomi a mio agio. Aveva un tocco molto leggero e delicato sul mio viso. Improvvisamente, mi eccitai. Era estate, portavo un paio di pantaloni stretti, e il mio bel cazzone duro faceva fatica a rimanere dentro i pantaloni. Improvvisamente ebbe l’impressione che Elda si fosse accorta dell’erezione, perché aveva abbassato lo sguardo, lentamente. Non sapevo cosa fare, poi lei mi disse. “Aspetta un momento” e mi lasciò solo. Sentii da basso la voce di Enrica “Maurizio, come va?” “Bene” risposi un po’ timidamente “sto aspettando tua sorella”. “Allora vengo su a farti un po’ compagnia”. Io ero eccitatissimo, e deciso a fare qualcosa. La vidi entrare con la sua solita aria timida, il suo sorriso strano. “Che cos’hai, sei tutto rosso!” mi disse Basta, decisi di rompere gli indugi. “Ecco che cos’ho!” mi tirai giù i pantaloni di colpo, mostrando il mio bel uccellone in pieno tiro. Enrica si avvicinò, mi guardò intensamente, prese ad accarezzarmelo. Io le tirai giù la testa, brutale, e lei si trovò il mio cazzo in gola, e cominciò a succhiarlo, anche se con timidezza. Mentre Enrica mi stava spompinando, mi accorsi che , entrando in estetica, aveva lasciato la porta a soffietto completamente spalancata. E vidi che, sdraiata su un divanetto dell’atrio, Elda si stava menando la fighetta, a gambe aperte, senza ritegno. Ero eccitatissimo, non capivo più niente, e feci segno a Elda di avvicinarsi. Lei prima si sfilò il camice e, togliendosi le mutandine, senza neppure guardare la sorella che mi spompinava, mi presentò la sua fighetta bagnata da leccare. Enrica finalmente, alzando lo sguardo, si accorse di sua sorella, staccò bruscamente la bocca dal mio cazzo e fuggì via, al piano di sotto. Io rimasi un po’ bloccato, e smisi di leccare la figa di Elda. “Cosa fai, stronzo ?” mi disse Elda, con un’aria incazzata. “Sei porco come tutti gli uomini, altro che uscire con mia sorella. Scopami!” Mi salì a cavalcioni, prese il mio cazzo tra le mani e se lo infilò nella figa, cavalcandomi come una forsennata. Io godevo come un porco, e sentivo Enrica piangere, giù di sotto, in negozio. Più la sentivo piangere, più godevo.

Girai Elda, e glielo infilai nel culo, di colpo. Sentivo la sua schiena magra sudata. Lei cominciò a gemere a voce alta, senza ritegno. Sentii che nel negozio entrava qualcuno. Enrica ricominciò a piangere più forte. Io smisi di pompare nel culo di Elda, esitavo. Poi, giù di sotto, qualcuno la calmò. Intanto Elda, per tutta risposta, si mise a farmi un bocchino. Enrica smise di piangere proprio mentre inondavo di sborra il viso e la gola di Elda. “Ora dovrò pulirmi io il viso” rise Elda. Prese uno scottex, si pulì il viso, poi cominciò amorevolmente, con un tocco delicato, a pulirmi il cazzo con una tale dolcezza che mi tornò subito duro. Elda se ne accorse, mi baciò, teneramente, con le labbra che sapevano ancora del suo culo. “Sei proprio un bel stallone. Aspetta” mi bisbigliò all’orecchio. Scese giù di sotto, e si mise a parlare con qualcuno. ERA LA MADRE!, che aveva consolato Enrica giù in negozio. Allora sentii che abbassare la saracinesca. “Marca male” pensai, e feci per rivestirmi in fretta. Ma vidi Elda tornare su di corsa, nuda, che mi bloccò “Cazzo fai? Vieni subito giù!”. E, come risposta alla mia esitazione, mi prese per il cazzo, come un cane al guinzaglio, facendomi male e mi portò giù di sotto. Enrica era sdraiata, nuda, sul bancone dei profumi. Elda, sempre con il mio cazzo tra le mani, mi disse “Scopala, dai!”, e mi guidò fino alla figa della sorella. Io presi a stantuffarla, con violenza, penetrandola a fondo, con i suoi piedi appoggiati alle mie spalle, mentre Elda sfregava il suo corpo contro la mia schiena. E girando lo sguardo, prima di godere, vidi un paio di cosce stupende, nel retrobottega, fasciate da un paio di calze velate,. Capii che presto, mi sarei scopato anche la madre.

Marzo 1998

Eros Italia: In profumeria (2° episodio)

In profumeria (2° episodio) Dopo quel pomeriggio infuocato , passai tutte le sere in profumeria, vicino all’orario di chiusura. Purtroppo Elda, la sorella tutto pepe, era in ferie. Vi trovavo Enrica e la mamma, tutta sorrisi. La mamma ci salutava, usciva prima del negozio, e noi giù a trombare tra i profumi, con la saracinesca chiusa. Enrica piano piano si sbloccava, e rifioriva. Mi invitò a pranzo dai suoi, per la domenica successiva.

Andai in una bella casa, in riva al mare. Passammo due ore a tavola, e conobbi il compagno della mamma, un vecchio signore calvo dall’aria rispettabile, con una vestaglia elegante. Enrica era tutta sorrisi, e io accarezzavo l’idea di accasarmi. Mangiammo e bevemmo parecchio. Le lasagne al pesto erano eccezzionali. L’uomo raccontava storie spiritose, ridevamo tutti. Enrica si alzava ogni tanto dalla tavola, e andava ad accarezzare il suo testone pelato “Dai, papà” rideva ” Smettila di dire cazzate!!” Sembrava la classica tavolata in famiglia, e io mi sentivo ormai “fidanzato”. Ma la mamma mi attizzava. Stava in accappatoio, che ogni tanto quasi si apriva, e un bel seno florido occhieggiava. Finalmente ci alzammo da tavola, e io e Enrica ci isolammo un po’, in camera sua. Sentivamo lo stereo, e ruscavamo. Seduti sul divano, io le avevo infilato un dito nella fica, e lei mi strizzava l’uccello. “Mi fai godere, Mauri, sono un lago” sospirava lei, per non farsi sentire. “Piano” le dissi “se mi fai godere tu, io mi sporco tutti i pantaloni” dissi. E per prendere un po’ di respiro, dissi. “Vado in cucina a bere qualcosa, aspettami”. Avevo una gran voglia di scopare. Mentre ero nel corridoio, sentii la TV accesa, in salotto, e la voce del patrigno “Enrica, per favore, vieni un attimo qua”. Vidi Enrica uscire dalla stanza, e io andai in cucina. La mamma stava finendo di lavare i piatti. Era uno spettacolo di carne bianca, un monumento. “Mi scusi signora, vorrei un po’ d’acqua. Ho sete”. Lei si girò, con un bel sorriso. “Dai, un fusto come te beve almeno una birra” Prese una bottiglia dal frigo. Io mi ero seduto, e la guardavo. Forse avevo un’aria un po’ da pesce bollito, e le puntavo il seno, tanto che lei si mise a ridere. “Allora, come la vuoi questa birra?” mi chiese sempre ridendo. “Beh..nel bicchiere” dissi, balbettando un po’. “Sei proprio un bel tipo” disse. Si slacciò l’accappatoio, mettendo in mostra un paio di zinne monumentali. Si mise la bottiglia in mezzo alle tette, mi si avvicinò, si chinò facendomele penzolare davanti. Io presi la bottiglia, la posai sul tavolo, e cominciai a smaneggiarmi quelle gran belle tette. Lei si sfilò di colpo l’accappatoio, e mi si sedette sull’uccello, che era in tiro più che mai. Io tuffai la testa nella sua carne, mentre sentivo le sue mani armeggiare tra i bottoni della patta.

“Dai, fammelo vedere”. mi disse porca. Il cazzo schizzò fuori dai pantaloni. Lei lo afferrò subito, come se dovesse scappar via. Si inginocchiò ai piedi della sedia, e se lo ingoiò di colpo. Io a dir poco godevo, ma chissà perché mi andava di fare un po’ lo stronzo. Così la lasciai fare per un po’, e cazzo se ci sapeva fare, doveva essere stata una gran bella troia, da giovane. Poi le alzai la testa, cercai il mio tono di voce più serio, e dissi “Signora, ci sono sua figlia e suo marito, di là” dissi. Lei allora si alzò in piedi, con una strana aria di sfida, mi guardò negli occhi e mi disse. “Non credo che ci possano sentire. Vieni a vedere”. Mi tirai su le braghe, e la seguii lungo il corridoio, fino al salotto. Ci fermammo sulla soglia, con la porta socchiusa. “Guarda, mi disse” Io vidi l’uomo sdraiato sul divano, bello rilassato, che guardava “Domenica in”. Enrica era inginocchiata ai suoi piedi, indaffarata a menare un uccello rugoso e avvizzito, da vecchio, che non voleva saperne di diventar duro. La sua faccia era una comica! Era tutta concentrata sul quel vecchio cazzo, Ogni tanto se lo meteva tutto in bocca, e lo ciucciava come un palloncino mezzo sgonfio. Gli ciucciava anche le palle molle, muoveva la testa di scatto, e continuamente si scostava i capelli biondi dal viso, sputando e ingoiando capelli suoi e peli del cazzo di “suo padre”. Mi scappava da ridere, a vedere quella scena. “In che cazzo di famiglia sono capitato!” pensai . Ma poi, di colpo sentii il mio cazzo di fuoco, e che dovevo assolutamente cacciarlo nel primo buco scopabile.. Mi girai di scatto, vidi la madre nuda accanto a me, la feci abbassare di schiena. Lei appoggiò i gomiti sulla mesola del telefono. Le dissi “Dai, beccatelo in corpo, gran troia!” Le ficcai la mia asta rovente in corpo, e presi a darle dei colpi tali che rischiavamo di cadere tutti e due lunghi nel corridoio. Lei mugolava piano. Dopo pochi colpi forsennati la innondai di sperma e glielo buttai tutto su. Quando si rialzò, sentii la sua fica rumoreggiare di piacere. Lei si passò le mani tra i capelli, si girò sorridendomi, e mi disse “Dai, andiamo a berci la birra in cucina.” Mentre bevevamo, sentii la porta del salotto cigolare. Mi alzai di scatto. La mamma mi afferrò per un attimo il polso “Non fare lo stronzo” mi squadrò seria. Io feci finta di niente, e chiamai Enrica, che stava andando in bagno. “Che c’è” mi chiese girandosi un po’ nervosa. “Ah, no, niente” Le risposi. “Mi chiedo se usciamo a fare quattro passi”.

“OK. Dammi tempo di darmi una lavata e di cambiarmi” mi rispose sorridendo. “Eh sì. ” dissi, guardandola “di una lavata hai proprio bisogno” e le passai una mano sulla guancia, dove si vedeva una goccia di sperma del vecchio. C’era riuscita, a far venire il vecchio. Lei si girò di scatto, e si infilò nel bagno. Dopo un po’ salutammo, e uscimmo di casa. Per quella sera non parlammo che di cazzate, mentre io pensavo che ne avrei visto ancora delle belle.. (continua) L’autore: (Maurizio) [email protected]

Aprile 1998

Eros Italia: In profumeria (3° episodio)

In profumeria (3° episodio) Da quella giornata “in famiglia”, conclusa così bene in negozio, Enrica diventò di fuoco. Toccò alla mamma assentarsi per una settimana, per andare a trovare una parente, al Sud. Le lasciò in gestione il negozio per una settimana. Enrica cominciò a trattare le altre commesse con autorità. La prima sera, dopo l’orario di chiusura del negozio, abbassata la saracinesca, si spogliò completamente, mi guardò con aria di sfida e mi disse “Siccome non mi basti più, mi sono fatta un bel regalino” . Da un cassetto del bancone tirò fuori un vibratore. Si sdraiò per terra. Inarcava la schiena e si passava il vibratore lungo la fichetta. Io la guardavo esterrefatto, mi ero tirato giù le brache e mi stavo facendo un segone, accanto a lei. Si allargò il buco del culetto, e dopo si infilò il vibratore nel culo. Mugolava. Io mi avvicinai. Mi prese il cazzo fra le mani. “La mia massima libidine” mi disse guardandomi intensamente, con i suoi occhi azzurri di ghiaccio “Spompinarti e prenderlo nel culo”. Mi ingoiò il cazzo, e mi fece un bocchino magistrale. La mattina dopo, un sabato, nella pausa di mezzogiorno, mi sentii salutare con una voce fresca e simpatica “Ciao. Tutto bene?” Era Elda, rientrata abbronzatissima dalle ferie. “Ehi, come sei abbronzata” le dissi, mentre Enrica stava servendo una cliente.

“Se vieni di là, ti faccio vedere come sono scura in tutto il corpo” mi disse piano, prendendomi per mano verso il retrobottega. Appena nello stanzino, si tolse il camice bianco e lo slip. Si girò di culo, portandosi le mani alla nuca e sculettando mi chiese “Allora, che ne pensi, come sto?” Era nera, tranne una piccola strisciolina bianca in mezzo alle chiappette. Restammo un attimo interminabile così, con lei che mi sculettava davanti. Poi le saltai addosso, le attaccai il mio cazzo, ancora dentro i pantaloni, al culo, la afferrai per le tette, cominciai a darle dei colpi. Poi mi ricordai dei pantaloni. Me li sfilai tirandoli dal fondo, strappai qualcosa, una cucitura, avevo il cazzo in tiro come non mai. Finalmente la penetrai. Facevamo fatica a non farci sentire. Cominciammo entrambi a sudare come bestie. “Aspetti, signora” sentimmo la voce di Enrica “le prendo la tinta nel retrobottega”. Non potevo farci nulla, ormai. Non c’era il tempo materiale per ricomporci. Enrica entrò nel retrobottega, ci girammo tutti e due verso di lei, io la guardai e presi a dare dei colpi ancora più violenti. “Ma che bel trenino” commentò Enrica ironica. Con la mano mi scompligliò i capelli, e mi sussurrò “Stronzo. Te la farò pagare presto.” Finito di scopare, Elda andò a mangiare. Enrica mi disse, gelida “Domani ho da fare in casa. Mio padre invita degli amici, e io devo fare la padrona di casa. Vieni a prendermi domani sera, dopo le otto”. L’indomani mi passai una domenica da single, tranquilla. Era una splendida giornata, me ne andai in giro con la macchina fotografica, in riviera. Feci un bel po’ di foto al mattino, poi mi rilassai in spiaggia al pomeriggio. Mi addormentai, e venne presto l’ora di andare a prendere Enrica. Arrivai con la macchina sotto il portone. Passai accanto alle finestre del suo appartamento, e vidi che erano tutte spalancate, e che da dentro veniva una musica, e si sentivano voci e risate. Suonai al citofono. Mi rispose lei: “Aspettami un po’ di fuori” mi disse “Ho da fare ancora un po’ e devo ancora vestirmi” “Sbrigati” le risposi. “Certo. Però tu intanto rilassati.. anzi, già che ci sei mettiti comodo” Il suo tono di voce era strano. Tornai verso la macchina. Poi, incuriosito, prestai attenzione alle finestre del giardino. Vidi che il cancelletto del giardino era aperto. Entrai, e mi avvicinai al davanzale della finestra di cucina. Mi sporsi con attenzione, e cercando di non farmi vedere gettai un’occhiata in cucina. Vidi la cucina in disordine, sentii una puzza di fumo e di alcool. Il papà

era sdraiato in mutande e cannottiera sul divanetto. Era ubriaco, completamente. Due uomini giocavano a carte, accanto al tavolo. Erano tutti girati di schiena, così che nessuno poteva guardarmi. A un tratto uno dei due, un uomo imponente, con i baffi, si rivolse al patrigno “Ehi, dov’è andata quell’angioletto di tua figlia? Ha cucinato proprio bene, oggi.” “Ha suonato alla porta il suo ragazzo. Sta preparandosi per uscire” “Peccato” disse ridendo l’uomo, e diede di gomito al suo amico. Sentii dei rumori di tacchi nel corridoio. Enrica entrò in cucina, io mi abbassai d’istinto, per non farmi vedere. Non sentivo più parlare nessuno. Dopo un po’ sentii la sua voce “Allora, come sto vestita così?” Rialzai la testa. Vidi che i due uomini avevano smesso di giocare a carte, e guardavano fissi Enrica che mostrava al suo patrigno un miniabito nero, attillatissimo e cortissimo. Aveva messo le scarpe con i tacchi alti, e il culetto le sporgeva in fuori, fasciato stretto da scoppiare. Poi si girò, vide che i due uomini erano rimasti incantati a guardarla, e cominciò a camminare ancheggiando per tutta la cucina, attirando lo sguardo di tutti e tre (nonché del mio). “Queste ragazze moderne” disse il patrigno ridacchiando, un po’ forse per sciogliere la tensione. Ma gli altri due uomini sembravano ormai troppo eccitati. Uno dei due, quello senza baffi, un tipo rotondetto e grassottello, azzardò la domanda “E sotto come sei?” “Vuoi proprio vedere?” le rispose Enrica “Uffah..mi spettinerò tutta!” Si sfilò l’abito dalla testa. Dal basso verso l’alto: tacchi a spillo, calze nere con la riga, reggicalze e mutandine di pizzo sexy, che lasciavano scoperti i due buchetti. Pensai subito “che troia!” L’uomo coi baffi si alzò di colpo dal tavolo, e afferrò Enrica di peso, buttandola sul tavolo. Sentii un timido “lasciami”. Enrica finì sul tavolo, e i due uomini presero a toccarla dappertutto. Il tipo grassottello cominciò a leccarle le tette, mentre il tipo coi baffi cominciò ad accarezzarle le gambe. Il papà era rimasto senza parole, sul divano, a guardare la scena. Ad un tratto ebbi un’idea. Tornai verso la macchina, e presi la mia reflex. Dalla borsa dell’attrezzatura (ero sempre fornitissimo) tirai fuori un rullino in B/N, alta sensibilità. Caricai in fretta il rullino, e tornai alla finestra, in tempo per gustarmi lo spettacolo. Enrica era sempre sul tavolo, inginocchiata. Il tipo coi baffi, da dietro, le leccava il primo e il secondo canale.

Lei sporgeva la testa dall’altra parte del tavolo, aveva afferrato l’uccello del tipo grassottello, glielo menava furiosamente e cercava di allungarsi, sporgendosi sempre più, per arrivare a leccarglielo. Allora il tipo, che era alto, come si dice, un metro e un cazzo, ebbe l’idea di salire in piedi su una sedia. Finalmente Enrica, tirandosi su, con il suo bel visino da troietta, riuscì ad ingoiarsi dritto l’uccello. Il tipo coi baffi, si alzò in piedi, era molto alto, massiccio, si calò le brache e tirò fuori un uccello di dimensioni mostruose. “Dove lo vuoi?” le chiese. Io che ricordavo la scena in negozio del giorno prima non avevo dubbi. “Hmmm.. in.. culo” la sentii rispondere, con la bocca piena. Il tipo grosso non se lo fece ripetere due volte, prese per le cosce Enrica, la attirò a sé. Prontamente il suo cazzo enorme sparì tra le chiappette di Enrica. Lei aggrottava la fronte, metà soffriva e metà godeva, sudata, sembrava che gli occhi le dovessero schizzar fuori. Cazzo, quel tipo la stava sventrando! Io scattavo foto a ripetizione, tutti erano coinvolti e non avevo nessun timore di essere visto. Dopo un po’ il tipo da dietro prese a darci dentro con un po’ più di dolcezza, tanto che Enrica potè dedicarsi con un po’ più di fantasia al bocchino. Ogni tanto girava la testolina verso il divano, e guardava il patrigno. Il tipo coi baffi se ne accorse, e disse ridendo “Dai, Giò, non vedi che tua figlia ti chiama?” Il patrigno si alzò, rosso in viso. “Dai, Giò, dalle un po’ di affetto” sghignazzava volgarmente il baffone. Il patrigno si avvicinò a Enrica, le accarezzò la fronte e il viso mentre lei ciucciava il tronchetto del grassoccio. Enrica, con la mano libera, tirò giù le mutande del patrigno. Il cazzo di Giò faceva una miglior figura della volta precedente. Enrica prese a leccare i due cazzi contemporaneamente. Il tavolo cominciava a diventare scomodo. Il baffone le tirò fuori l’uccello dal culo. Enrica scese dal tavolo e i tre uomini, tutti con l’uccello in tiro, la seguirono sul divano. Papà si sdraiò lungo sul divano, Enrica fece segno al tipo grassottello di sdraiarsi anche lui. Enrica andò sopra a cavalcioni sul cazzo di papà, che cominciò a chiavarla. Nel frattempo, il tipo grassottello, che era piccolo e agile, riuscì, seduto sul bordo del divano, a infilarle il cazzo nel culo. Restava il baffone in piedi, ma Enrica gli afferrò subito l’uccello, che le aveva appena sfondato l’intestino, per ingoiarselo con gusto. Quello spettacolo non durò molto, giusto in tempo per finire il rullino sulla venuta del papà e del tipo grassottello. Il baffone era di un’altra pasta. Enrica si alzò dal divano, lo abbracciò e lo baciò sulla bocca, alzandosi sui tacchi. Lui la afferrò per le chiappette. Enrica gli disse, prendendolo per mano “Andiamo di là, a letto. Voglio scopare con te tutta la sera.” “E il tuo ragazzo?” le chiese il tipo, sorridendo.

“Se ne va a fan culo” gli rispose Enrica. Sparirono dalla cucina, lasciando gli altri due, spompati, sul divano. Il tipo grassottello si alzò per primo. Cercava le mutande per terra, con l’uccello mollo che gli penzolava. Dopo poco, la scena si ripeté col patrigno. Il grassoccio si rivolse al patrigno “Che culo che hai. Gran pezzo di gnocca la mamma e che troietta la figlia!” Io ne avevo abbastanza. Tornai alla macchina, tolsi il rullino dalla macchina fotografica. Non sapevo cosa farne, delle foto. Era una situazione che non avevo mai affrontato, e la decisione di scattare delle foto era stata istintiva. Poi pensai che la vendetta è un piatto che si gusta freddo, e decisi di andarmene a casa a dormirci su. (continua)

Aprile 1998

Eros Italia: ITALIA-FRANCIA (1° parte)

ITALIA-FRANCIA (1° parte) Era una sera caldissima di questa estate, io e mia moglie ci stavamo godendo la piscina dell’hotel tutta per noi, c’era ancora molta luce ma gli altri ospiti erano a cena e noi giocavamo in acqua tra nuotate e palpate. A un certo punto vedemmo che una coppia si era sistemata in due lettini in un angolo tra un muro e il bordo, li conoscevamo di vista li avevamo sentiti parlare ed erano francesi, lei era bionda piccola con gli occhi ravvicinati, lui moro con un fisico che denotava un passato da atleta entrambi sui 40 anni come noi. Mentre aiutavo mia moglie a nuotare toccandola dovunque, lei mi disse: “ma guarda che coppia, lui così piacente, lei invece.. insignificante, cosa ci troverà… ?” Fu solo una battuta ma credo che l’udito e l’italiano dei francesi fossero migliori di quello che credevamo. Dopo un po’ la signora disse qualcosa al marito che si allontanò e lei con noncuranza si tolse il vestito rimanendo con il costume. Subito si sfilò il reggiseno, quando si girò verso di noi, dalla bocca di mia moglie uscì un piccolo ohhh di meraviglia; sempre mascherate da ampie camicette, nei giorni precedenti, la signora aveva nascosto delle tette da primato, un po’ allungate, naturali, no-silicone ma, almeno il doppio di quelle già belle della mia lei . Le esibiva con orgoglio come per rispondere alla provocazione verbale di mia moglie e si spalmò con calma l’olio solare sul seno bianco con un lungo,e avvolgente massaggio erotico quasi spremendo le tette. Smettemmo di nuotare e restammo a fissarla immersi in acqua, perchè era chiaro che alle 20,30 di sera, il filtro solare era solo una scusa per

esibire quel seno portentoso. Iniziai a pensare che quella sarebbe stata la volta buona per combinare qualcosa a 3 o a 4 e mi si rizzò l’uccello, la mia lei se ne accorse e mi sibilò “porco” ma restava come ipnotizzata da quelle mani che unte di olio scorrevano su quelle tette gonfie massaggiandole fino a far diventare i capezzoli durissimi e lunghi. Continuammo a muoverci un po’ in acqua ma, i nostri sguardi erano tutti per quelle tettone e il sorriso compiaciuto della signora francese la diceva lunga sulla sua vendetta. Penso che il marito si fosse messo in qualche luogo alle nostre spalle perchè dopo quei palpeggiamenti arrivò accanto alla moglie distesa e si sedette sul lettino girato verso il muro. Ormai l’ombra della sera aveva raggiunto quell’angolo di prato e le forme si confondevano tra lettini sdraio e ombrelloni. La signora si adagiò con la testa sul bacino del marito che ci dava le spalle e, anche dai soli movimenti, capimmo che era in corso un bel pompino. Un movimento incontrollato della testa di lui ci fece capire che aveva goduto e lei si tirò a sedere. Quando andarono via uscimmo ala piscina e dopo la doccia andammo a cena e nel salone, (per puro caso) ci ritrovammo a 2 tavoli vicini con un certo imbarazzo. Mia moglie cercava l’aceto e la signora le passò l’ampolla con gentilezza, un ringraziamento e una parola tira l’altra, un po’ in italiano, un po’ in francese, un po’ in inglese ci dissero che erano dispiaciuti perchè quella sera non potevano vedere bene la partita della Francia in quanto il maxischermo dell’hotel si vedeva male e non c’erano più televisori disponibili per le camere. Colsi la palla al balzo proponendo di vederla da noi che avevamo in camera la tv, piccola ma efficiente. Accettarono, il mio cuore batteva forte era la volta buona? Mentre salivamo in ascensore i miei pantaloncini mostravano l’uccello in erezione. Arrivati in camera accesi l’apparecchio ma quando mi girai la coppia di francesi Marcel e Cecil erano già seduti sul divano con lei sulle ginocchia di lui. Mia moglie andò in bagno e tornò con indosso una fresca e ampia camicia senza reggiseno, sedendosi accanto a me sul letto. Le azioni si susseguiva in campo ma, complici alcune birre gli occhi di Cecil si inumidivano e le sue cosce si muovevano in maniera sempre più nervosa aprendosi e chiudendosi e mostrando delle mutandine lucide color grigio perla. Appoggiai una mano sul sedere di mia moglie che si era sdraiata a pancia sotto, mi misi accanto a lei e sentii la sua mano che mi toccava nascosta dai nostri corpi. Nell’intervallo offrimmo ancora da bere alla coppia. Anche se non ci capivamo perfettamente i discorsi caddero sul sesso e l’inizio del secondo tempo ci trovò tutti e 4 eccitati e molto vicini. Ci dissero che per loro era l’ultima sera di vacanze e che sarebbero partiti la mattina successiva. Questa fu la chiave di volta per sbloccare mia moglie che accentuò il

movimento sul mio pene rendendolo evidente, non temeva più coinvolgimenti o imbarazzi nei giorni successivi. Cecil capì e chinandosi sul marito con il seno iniziò a strusciare sull’uccello ancora prigioniero nei pantaloncini. Mi girai abbracciando mia moglie e le appoggiai una mano sul pube che era gonfio, la palpai da fuori sentendo le labbra turgide e lei mi ricambiò infilandomi una mano dentro le mutande e facendomi sentire le sue dita sul cazzo. Intanto in TV continuava la partita e il telecronista copriva i nostri sospiri, quando mi girai vidi che anche i nostri ospiti si erano dati da fare e Marcel ricambiava ciò che aveva ricevuto in piscina, era chinato in ginocchio tra le cosce di Cecil e lei a sedere sul divano con la bocca aperta e la testa reclinata guardava nella nostra direzione respirando pesantemente. Sempre senza scambiare una parola scesi a baciare anch’io mia moglie che come le succede spesso era tutta bagnata. L’autore: ITAITA

Luglio 1998

Eros Italia: Italia Francia (2° parte)

Italia Francia (2° parte) L’odore della fica bagnata di mia moglie e la situazione mi eccitavano da morire e avevo paura di venire in 10 minuti come le prime volte da ragazzo, così continuai a leccare il taglio e le grandi labbra passando come per sbaglio sul grilletto. Il naso, dato che Maria era distesa a pancia sotto, batteva sul buchino che sentivo contrarsi e per dimostrare ai francesi quanto fosse porcella, lasciai la fica e mi concentrai sull’ano che leccai a fondo, come sempre mi ritrovai a leccare un culetto che la faceva saltare dal piacere e mugolare in continuazione. Quando alzai la testa per respirare vidi che Cecil aveva accolto tra le cosce il pene del marito sempre stando seduta sul divano ma ora il respiro pesante era divenuto affanno e gli occhi erano chiusi. Eccitatissimo infilai la fica fradicia di Maria che rimanendo sdraiata si guardava la scopata davanti a se, quando il marito accelerò il ritmo ormai vicino all’orgasmo Cecil iniziò a masturbarsi e pregava Marcel di resistere ma, di solito quelle richieste hanno l’effetto contrario, e lui si irrigidì tutto vuotandosi dentro di lei che smaniava ma non riusciva a godere, era tutta in affanno sull’orlo di una sborrata ed incavolatissima, Marcel si alzò scuro in volto per andare al bagno e per quello che capii la frase che lo seguì era uno scherzoso invito ad affogarsi nel cesso. Per seguire la scena avevo un po’ perso il ritmo e Maria mi incitò con uno dei suoi soliti movimenti di bacino che mi fece affondare in lei fino alle palle, Maria iniziò a smaniare e volle girarsi, mi avvinghiò con le gambe e dette dei colpi sempre più veloci e forti, si stava però innervosendo, la presenza di una donna nella stanza la eccitava ma non riusciva a

sbloccarsi per godere, Cecil intuì e si avvicinò, si inginocchiò accanto a lei e le sussurrò qualcosa all’orecchio, le appoggiò una mano sul pancino e con pochi movimenti la aiutò a godere, incitandola poi apertamente a venire tutta, sentii una serie di colpi ritmici del suo bacino e la fica che si stringeva tutta mentre serrava i pugni e ansimava a bocca aperta un bel “dai dammelo tutto TUTTOOOOO” e si accasciò inerte. Sarà stato l’orgasmo fortissimo o un accordo tra donne, Maria mi chiese di prendere un preservativo dal cassetto per far godere Cecil che accanto a noi aveva degli occhi umidi come una cavalla, mentre la penetravo alla pecorina il Marcel rientrò dal bagno dove era rimasto a fare il guardone e si mise seduto a masturbarsi, Cecil era di fuoco, il pene era inguainato ma sulle palle sentivo colare le sue secrezioni ad ogni affondo e davanti al marito si scatenava masturbandosi apertamente. Temevo fingesse un po’ ma, quando la tensione si ruppe, lei venne con una scena indimenticabile, il suo culo si muoveva a cento all’ora e la sua mano frullava rapida sul grilletto. Maria mi riportò alla realtà mi tolse il preservativo e si infilò il cazzo in bocca, giusto in tempo per accogliere i miei schizzi di sborra. Quando uscii dalla doccia Cecil era sopra al marito con il cazzo dentro la fica in cerca del secondo orgasmo e stavolta fu in grado di venire , con quei seni enormi che ballavano al ritmo del suo piacere. L’autore: ITAITA

Luglio 1998

Eros Italia: Janine, vita da spogliarellista (1° episodio)

Janine, vita da spogliarellista (1° episodio) Janine era una puttana. Una vera, autentica, grandissima puttana. Una puttana per vocazione, intendo. Nessuno infatti l’aveva mai costretta a prostituirsi. Il punto è che a lei piaceva immensamente il cazzo. Se poi vi erano attaccati degli uomini belli e ricchi, le piaceva ancora di più. Così si era trovata a fare la spogliarellista, ma l’attività che l’aveva resa famosa in città era quella che svolgeva tra le lenzuola. O dovunque altro ne avesse occasione. Di giorno lavorava in un vecchio teatro che alternava spettacoli di strip-tease a pellicole porno. Di notte si esibiva in un night club e spesso poi arrotondava con qualche straordinario ben pagato. In tutti gli alberghi più lussuosi della città era assai ben conosciuta. In questo ambiente erano gli autisti che le procuravano i clienti, e lei li ricompensava parte in danaro e parte in natura. Superfluo aggiungere che preferiva farlo in natura. Né, naturalmente, disdegnava qualche facoltoso cliente del night. Inoltre le capitava talvolta di essere in debito con qualcuno e il modo di mostrare la sua riconoscenza era, più o meno, sempre lo stesso. Infine non si negava certo il piacere di qualche avventuretta ogni tanto, così per divertirsi. Insomma, la ragazza si dava decisamente da fare e nel giro di qualche mese si era costruita una solida fama da

gran troia. Un’ultima cosa devo aggiungere su di lei: a dispetto della vita che faceva, amava darsi molte arie e atteggiarsi a gran signora. Questo aspetto del suo carattere la rendeva antipatica a molti che, se potevano dir male di lei, non ne perdevano l’occasione. Tra coloro che la detestavano c’era un certo Sandro, un bulletto di quartiere con un bel pò di soldi, fuoriserie d’ordinanza e un fisico niente male. Un giorno era capitato al teatro e lei, che a un certo punto dei suoi spettacoli coinvolgeva sempre qualche spettatore, lo invitò a salire sul palco. Lui sale e lei comincia a fargli capire di essere piuttosto interessata a lui. Naturalmente fece le stesse cose che faceva con tutti: mimare una fellatio, strofinarglisi un pò addosso, sedersi in braccio a lui, ecc. Ma con Sandro attuò qualche piccola, ma esplicita, modifica. Invece di mimare semplicemente un rapporto orale, gli poggiò realmente le labbra sulla patta dei pantaloni e vi indugiò alcuni secondi, ritraendosi poi con uno sguardo di quelli che solo una zoccola in calore è capace di fare. Così accettò tranquillamente che lui allungasse le mani sul suo corpo, senza scostarle come faceva di solito. Uscito dal teatro, Sandro si fermò a parlare con alcuni ragazzi che ne erano frequentatori abituali, e che lui aveva conosciuto in una precedente occasione. Tutti gli chiesero se aveva capito che Janine “ci stava”. Lui rispose di sì, ma che non gli interessava: “di donne ne ho tante e quella è solo una mignotta. Dopo è capace che si vuole mettere con me e io non mi spreco certo con una come lei.” “Ma come, una bellissima troiona del genere te la darebbe gratis e tu non ci vai!”, fece uno dei ragazzi. “Te la devi fare per noi” – intervenne un altro – “fattela per noi che non ce la possiamo permettere. Sbattitela da puttana come si merita, umiliala, falle passare tutte quelle arie che si dà, e dopo raccontaci tutto!” Sandro ci pensò su un attimo, poi disse: “okay, me la sbatterò anche per voi. E poi la soddisfazione di farla sbavare non me la voglio negare. Ci vediamo nei prossimi giorni”, e andò via. Due giorni dopo era di nuovo lì e, più o meno, si ripeté la stessa situazione, con Janine che lo porta sul palco e si comporta, se possibile, in maniera ancora più spinta. All’uscita lui si fece trovare appoggiato alla propria fuoriserie e lei gli chiese se poteva darle un passaggio. Allontanatisi di pochi metri gli disse: “dopo quello che ho fatto non mi offri neanche un gelato?” “Certo”, rispose lui continuando a guidare. Arrivati in una strada meno trafficata parcheggiò, tirò fuori l’attrezzo già piuttosto in tiro e disse: “ecco il gelato. Datti da fare.” Lei si inginocchiò nel posto accanto al guidatore e cominciò a leccarlo. Prima esternamente, poi indugiò con la lingua sulla punta, quindi prese a succhiarlo. Lui con una mano le teneva la testa abbassata, spingendoglielo fino in gola. Con l’altra le strofinava il sedere, assestandole di quando in quando un bello sculaccione. Il tutto accompagnato da una sequela d’insulti che aumentava di pari passo con la sua eccitazione. Le venne in bocca facendole bere il suo succo fino all’ultima goccia. Solo allora le lasciò la testa e, richiuso l’uccello in gabbia, rimise in moto. Durante il tragitto si limitò si limitò a dirle: “sei proprio quella gran troia che dicono”, tanto per mettere in chiaro che non si facesse delle illusioni.

Arrivati davanti al teatro scesero e trovarono ad aspettarli gli amici di lui. “Missione compiuta” – disse Sandro cingendole i fianchi – “la signorina mi ha appena pompato il cazzo da vera bocchinara.” Quindi portò tutti al bar, trascinando anche Janine, e raccontò, lei presente, come si erano svolti i fatti. La ragazza era palesemente imbarazzata, ma anche straordinariamente eccitata. Quell’uomo aveva ottenuto gratis ciò che molti pagavano, l’aveva trattata peggio di tanti clienti e adesso si prendeva anche il lusso di sputtanarla (mai termine fu più appropriato) in pubblico, senza che lei potesse farci niente. Decisamente il tipo d’uomo che le era sempre piaciuto. Usciti dal bar, trattolo da parte, prima di tornare in teatro, Janine gli si avvinghiò al collo e gli stampò un lungo bacio in bocca; quindi gli disse: “voglio essere la tua donna, la tua schiava, la tua puttana. Farò tutto quello che vuoi. Mi fai impazzire:” Sandro non le fece finire la frase che chiamò a raccolta i tre amici e annunciò: “domani la bambola è tutta nostra, ce la sbattiamo in quattro per tutta la notte.” I ragazzi esultarono e Janine accettò di buon grado (in fondo la cosa non le dispiaceva neanche). Appena la ragazza fu tornata dentro, Sandro avvertì gli amici che a quell’appuntamento non sarebbe andato, ma aveva voluto dare anche a loro la possibilità di spassarsela. Così la sera successiva , uno dei tre andò ad aspettare Janine all’uscita del teatro e si fece seguire in macchina fino all’appartamento dove avevano organizzato il festino. Sandro non c’era, ma lei non poteva certo tirarsi indietro. Prima la obbligarono a improvvisare uno spogliarello solo per loro, poi le saltarono addosso come lupi affamati e, nel giro di un’ora, le erano venuti dentro tre volte ciascuno, una volta per ogni buco. Quando la cosa sembrò conclusa lei fece per rimettersi i vestiti, ma uno dei tre, il più esaltato dalla situazione, le ordinò di inginocchiarsi e baciare i loro piedi. Janine si rifiutò e lui le saltò addosso immobilizzandola. La tenne piegata in due, suggerendo agli amici di darle un paio di cinghiate sul bel culo. Detto fatto, gliene assestarono una ciascuno, ma ponendo attenzione a non farle troppo male. Quindi le ordinarono di nuovo di prostrarsi e stavolta la ragazza ubbidì. Ma non ancora soddisfatti le dissero di rimanere distesa per terra a faccia in giù. La tennero lì ancora un poco, come uno zerbino, parlando e fumando tra loro e ogni tanto gratificandola di un insulto o di una pedata. Janine, così sdraiata, sentiva ancora una volta la sottomissione trasformarsi in piacere. Quando furono sazi di tutto le permisero di andare, non senza aver trattenuto, a mò di trofeo, il reggiseno e la minigonna, così che dovette uscire con indosso solo una camicetta trasparente, le mutandine, le calze autoreggenti e le scarpe col tacco. Da quel giorno i ragazzi tornarono al teatro solo un altro paio di volte, tanto per vantarsi in giro della loro bravata. Sandro invece non vi tornò mai più, ma a Janine non mancarono altri cazzi. L’autore: [email protected]

Dicembre 1977

Eros Italia: Janine, vita da spogliarellista (2° episodio)

Janine, vita da spogliarellista (2° episodio) Quel giorno Janine non era andata a lavorare. Si era data malata, perché la sera aveva uno spettacolo extra in una famosa discoteca e la direttrice del teatro non le avrebbe consentito di andarvi se lei non le avesse dato la regolare percentuale che spetta all’agente dell’artista. Così, per tenersi tutto l’ingaggio aveva preferito darsi ammalata. Il caso volle che quella sera nella discoteca in questione capitasse Mario, una “testa di legno” del teatro dove lavorava Janine. Sessant’anni passati tra imbrogli e traffici di ogni tipo e l’aria da vecchio gangster da far west, Mario non aveva mai avuto gran simpatia per Janine. Quando voleva essere gentile la definiva “troia montata”, figuriamoci quando non voleva. Vedendolo tra il pubblico la zoccola impallidì. Pensò che Lolly, questo il nome della direttrice, avesse mangiato la foglia e lo avesse inviato a controllare. Così non era, ma poco importa. Fatto sta che il pubblico era talmente numeroso che non ebbe neanche modo di avvicinarlo durante la sua esibizione. Né poté farlo dopo visto che era attesa da due uomini, padre e figlio, che per la modica cifra di un milione e mezzo se l’erano aggiudicata per il resto della notte. (Per la cronaca: se la sbatterono alla grande, irrorandola di sborra tre volte ciascuno, e alla fine ebbero anche la soddisfazione di sentirla squittire che s’era divertita ed era disponibile a ripetere l’esperienza). Il giorno dopo la mignottona andò al teatro temendo che Mario avesse parlato e questo potesse costarle il lavoro o quantomeno una bella multa. Arrivando lo trovò proprio sull’ingresso. – Ciao, Mario – disse, sfoderando il più falso dei sorrisi. – Ciao – rispose lui guardandola divertito. – Hai detto qualcosa a Lolly? – Non è ancora arrivata. – Glielo dirai? – Certo. Perché non dovrei? – Ti prego, non lo fare – gli disse cercando di assumere un’aria dolce. In quel mentre si vide Lolly sbucare in fondo al viale, così Janine si affrettò ad entrare dicendogli che ne avrebbero riparlato dopo lo spettacolo. Durante il suo numero non riuscì a distogliere lo sguardo da Mario, che a sua volta la guardava con un beffardo sorriso sotto i baffi. Quindi poco prima che lei finisse di esibirsi, lui uscì dalla sala e andò ad aspettarla in camerino. Quando lei rientrò, con addosso solo le scarpe e un cinturino nero attorno alla vita, fu molto sorpresa di trovarlo lì. – Che fai qua? – Non avevi detto che dovevamo parlare dopo lo spettacolo? – Sì, ma non qui. Di fuori. Dai! – Invece voglio parlarne qui.

Così dicendo abbassò la lampo e tirò fuori un cazzo già abbastanza in tiro. – E adesso, se non vuoi essere licenziata, inginocchiati e datti da fare! – le ordinò. Janine chiuse a chiave la porta del camerino ed eseguì. Conosceva assai bene quel genere di situazioni per sapere che non aveva altra scelta. Aveva da poco cominciato a pompare che bussarono alla porta: “Janine, apri, sono Marta!”. Mario, che in quel momento le teneva il cazzo in gola comprimendole la testa contro il suo corpo, fu lesto a rispondere: “Ha la bocca piena, non può parlare!”. La ragazza dietro la porta ebbe un attimo di stupore, poi compresa la situazione, si allontanò con una leggera risata. Appena poté respirare la bocchinara sbottò: – Perché le hai detto cosi? Adesso andrà a dirlo a tutti. – E allora? Hai succhiato il cazzo a mezza Roma… che ti vergogni a succhiare il mio? – Ma mica devono saperlo tutti. – Guarda, scema, che appena hai finito sarò comunque io a raccontarlo a tutti. Ci mancherebbe che mi faccio scappare un’occasione simile! – E se ti chiedono perché, che gli dici? Che mi hai pagata? – Sì, figurati! Mo’ davo i soldi a una come te. Gli dico semplicemente che dovevi guadagnarti un favore, punto e basta. Così dicendo le sbatté nuovamente l’attrezzo in bocca e lo tirò fuori solo dopo averle fatto ingoiare fino all’ultimo una grandiosa sborrata, come non gli veniva da anni. Uscendo, prima ancora che lei si rialzasse, le ringhiò un “ciao, zoccola” e corse a vantarsi della sua “impresa”. Per tutto il pomeriggio Janine non uscì dal teatro.

Gennaio 1998

Eros Italia: Janine, vita da spogliarellista (3° episodio)

Janine, vita da spogliarellista (3° episodio) Tra coloro che bazzicavano abitualmente il teatro dove lavorava Janine c’era un certo Massimo, detto il “fruttarolo” perché gestiva un negozietto di frutta e verdura lì vicino. Ma la sua vera attività era quella del pappone. Sfruttava un gruppetto di puttane da marciapiede, per lo più delle povere extracomunitarie. Aveva anche una certa fama da duro: pare che quando qualcuna sgarrava in qualcosa le convocava tutte e frustava la “colpevole” davanti alle altre, tanto per mettere in chiaro cosa si rischiava a disubbidirgli. Janine, che faceva marchette in ambienti decisamente più ricchi, non lavorava per lui. A lei i clienti li procurava Roberto, l’autista di un

albergo di lusso. Massimo però avrebbe voluto che lavorasse per lui e, soprattutto, avrebbe voluto sbattersela. Gratis, naturalmente. Ci mancherebbe che proprio lui, che le puttane le sfruttava, avesse dovuto pagare la puttana più puttana di tutte. Così da tempo aspettava un’occasione per ottenere almeno una delle due cose. Dovette aspettare a lungo, ma alla fine l’opportunità che attendeva si presentò. Capitò che tra i clienti delle sue prostitute avesse conosciuto un funzionario di polizia disponibile a farsi corrompere in cambio di favori sessuali. Così quando un giorno a Janine venne ritirata la patente perché andava a 150 in città (erano le due del pomeriggio e il traffico era scarso), per di più guidando senza cinture di sicurezza, Massimo le propose di aiutarla tramite questo suo amico. Quel che pretesero in cambio lo avete già capito tutti. Così due giorni dopo, alle tre del pomeriggio, Janine si presentava a casa di Massimo, dove l’amico poliziotto, Gino, era già arrivato da pochi minuti. Fecero spogliare la vacca e si svestirono anche loro. Seduti in mezzo al letto cominciarono col farselo succhiare fino a che non l’ebbero ben duro. Quindi Massimo si distese facendola sedere sul suo cazzo, mentre Gino glielo metteva nel culo. In questa posizione a “sandwich” la sfondarono a dovere, alternando i loro colpi e facendola urlare di autentico piacere. Il primo a venire fu Gino, e la troia non riuscì a nascondere un fremito di godimento che le costò una razione supplementare d’insulti da parte dei due stalloni. Poi, nel giro di un paio di minuti, anche Massimo le irrigò la fica di sperma. Appena il tempo di fumare una sigaretta, e subito la fecero inginocchiare ai piedi del letto e glielo misero in bocca. Finalmente Massimo vedeva realizzarsi una sua fantasia: avere quella zoccola inginocchiata davanti al suo cazzo e obbligata a soddisfare ogni sua voglia. Janine, eccitata e intimorita dall’arrogante potenza di quei due uomini, cominciò a sbaciucchiare i loro membri, poi prese a leccarli, quindi passò a leccar loro le palle e finalmente cominciò a pompare. “Pompa, schiava, pompa”, le ordinò Massimo eccitatissimo, anche se la sgualdrina non aveva certo bisogno d’incitamenti per succhiare con avidità. Riuscirono ad arrivare al culmine contemporaneamente, quindi le fecero spalancare la bocca e la riempirono simultaneamente della loro sborra. La mignotta stava ancora deglutendo quando il poliziotto le disse: “e adesso, una di queste sere, ti porto in caserma a far divertire un po’ d’amici!” – Cosa?- fece lei, che non s’aspettava un supplemento di prestazioni non retribuite. – Perché, hai qualcosa in contrario? – intervenne Massimo, con aria minacciosa. Lei avrebbe voluto obiettare qualcosa, ma nelle condizioni in cui si trovava, inginocchiata ai piedi di due uomini che le avevano appena sborrato in bocca dopo averla sfondata a piacimento, capì che non era il caso. Anzi, doveva pure sperare che dopo essersela fatta non la mandassero a quel paese, senza nemmeno farle riavere la patente. Così, disse solo “va bene, quando volete”. Poi, senza che nessuno glielo ordinasse, si avvinghiò a un polpaccio di

Gino baciandolo con foga fino ad arrivare a leccargli il bordo del piede. Una vera cagna – disse Massimo, stizzito che quell’atto di volontaria sottomissione non fosse diretto a lui. Intanto, la soddisfazione di vedere quella splendida puttanella ridotta in proprio potere illuminava il volto di Gino.

Gennaio 1998

Eros Italia: Janine, vita da spogliarellista (4° episodio)

Janine, vita da spogliarellista (4° episodio) Quella notte, come quasi sempre, Janine si esibiva al night-club “La Boite”. Esordiva con un nuovo numero nel quale entrava in scena vestita da sciantosa e pian piano si spogliava, mentre le musiche si facevano gradatamente più soft. Era verso la metà della sua esibizione, quando Andrea rivolgendosi al suo amico Gianni esclamò ammirato: “è proprio una favola, bella da svenire”. “Una gran mignottona” rispose Gianni, che di storie sul conto di quella ragazza ne aveva sentite parecchie. “Adesso ci divertiamo”, aggiunse poco dopo con un beffardo sorriso. Quindi trasse di tasca un pacco di banconote da centomila e cominciò a posarle lentamente, una alla volta, sul tavolino, guardando fisso in direzione di Janine. Lei era seduta in mezzo alla pedana e si accingeva a cambiare gli stivaletti con cui aveva cominciato lo show con delle scarpe col tacco. Appena si avvide di quel bel gruzzolo di banconote si illuminò, sfoderò il suo più puttanesco sorriso e, lasciando lì le scarpe, si diresse al tavolo dei due amici. Incurante di avere addosso tutti gli sguardi della sala, saltò in braccio a Gianni e cingendogli il collo si strinse a lui, lasciando che questi allungasse le mani sul suo sedere. Poi, appena sentì indurirsi il membro di quell’uomo, scese e si inginocchiò davanti a lui posando le labbra sul cazzo in tiro da sotto i pantaloni. Dedicata un’analoga attenzione anche ad Andrea, tornò a finire il suo spettacolo. Appena lei fu rientrata in camerino, Gianni propose all’amico: – Quella, con una milionata la portiamo in qualche albergo e ce la sbattiamo per tutta la notte. – Ricordati che ho mia moglie a casa, non posso mica fare l’alba. – Vero. Allora vedremo se si può fare qualcosa qui. Appena rivestita (si fa per dire, vista la lunghezza della minigonna e la generosità della scollatura) Janine andò subito al loro tavolo e, sedendosi in mezzo, chiese se volevano un po’ di compagnia. Ordinato da bere, i due cominciarono a infilarle le mani sotto la gonna e la camicetta in attesa che, svuotadosi un po’ la sala, potessero fare qualcosa di più. Dovettero aspettare una mezz’oretta nella quale, mentre loro continuavano a palpeggiarla (né lei, del resto, cercava di impedirglielo), Janine notò che avevano entrambi un Rolex d’oro al polso e indossavano abiti

firmati:tutti particolari che immancabilmente avevano su di lei un forte effetto afrodisiaco. Appena il locale fu meno affollato, Gianni tirò giù la patta dei pantaloni e le spinse la testa verso il suo cazzo. Mentre anche Andrea provvedeva a tirarlo fuori, lei scivolò sotto il tavolino, sfilò le scarpe per non rovinarne la punta, e prese a succhiare golosamente quei due membri turgidi. Li baciò, li leccò, ne titillò la punta con la lingua, li succhiò facendoseli arrivare fino in gola e, nel giro di dieci minuti, bevve due copiose sborrate. Riemersa in superficie, mandò giù un sorso di spumante e si rese contò di aver commesso un errore: non si era fatta pagare in anticipo e non aveva neanche stabilito il compenso. S’era talmente eccitata da dimenticarsene. Provò a rimediare dicendo: – Allora, me lo merito un bel regalino? – Perché, non ti bastano questi due “regalini” che ti abbiamo appena dato? – rispose Gianni. – Ma come, con tutti quei soldi che avevi… – Senti, se volevi dei soldi dovevi dirlo prima, come fanno tutte le puttane di questo mondo. – Ma io non sono una puttana – ebbe la sfacciataggine di rispondere volevo solo un regalino, così per simpatia. – Certo, magari in banconote da centomila! Dammi retta – concluse Gianni – invece di dire stronzate, la bocca usala per altre cose che ti riescono meglio. Quindi si alzarono, pagarono le consumazioni e andarono via. Lei, rimasta sola, accese una sigaretta e avvertì la netta sensazione d’averlo preso non solo in bocca ma anche nel culo. Pieffe

Febbraio 1998

Eros Italia: Janine, vita da spogliarellista (5° episodio)

Janine, vita da spogliarellista (5° episodio) Vi ho più volte accennato che c’era un ragazzo, Roberto, che procurava a Janine lussuose marchette nel giro dei grandi alberghi. Naturalmente Roberto, oltre a prendersi una piccola percentuale sui compensi che le procurava, se la sbatteva ogni volta che ne aveva voglia e, di tanto in tanto, la passava gratuitamente a qualche suo amico. Janine accettava la situazione un po’ perché comunque le conveniva, ma anche perché spesso nemmeno le dispiaceva. Tornata da una settimana di vacanza a casa della madre – settimana nella quale, cosa che non le accadeva da molto tempo, non aveva visto neanche un cazzo – Janine fu subito contattata da Roberto. Era il compleanno di Marco, uno dei pochi amici di Roberto che ancora non avevano avuto occasione di spupazzarsi la troietta e avevano deciso che

era venuto il momento colmare questa lacuna. Così avevano organizzato una seratina per gli amici più intimi, otto in tutto, alla quale Janine avrebbe partecipato (unica donna) in veste di regalo per il festeggiato. Che poi anche gli altri amici (molti dei quali l’avevano già assaggiata in passato) avrebbero potuto approfittarne, nessuno poteva escluderlo. La sera in questione Roberto andò a prenderla a casa e le fece indossare un abito trasparente con ampi spacchi laterali. Sotto non le fece mettere il reggiseno e solo un minuscolo tanga. Infine delle scarpe aperte col tacco alto e niente calze. Il tutto completato da un rossetto molto carico sulle labbra e un altrettanto vivace smalto rosso sulle dita delle mani e dei piedi. Così acconciata, già uscendo da casa si attirò i commenti dei vicini e dei passanti, molti dei quali, del resto, ben sapevano che genere di donna fosse e non perdevano occasione per ricordarglielo. Tra gli invitati di quella sera c’era anche Luca, uno degli amici di Roberto verso il quale Janine aveva sempre manifestato una forte attrazione. Una prima volta lui se l’era fatta su gentile concessione di Roberto. Poi, era stata lei a cercarlo più volte. In un’occasione gli si era presentata sul lavoro e, durante la pausa pranzo, gli aveva fatto un pompino da sotto la scrivania. In un’altra circostanza era andata a trovarlo al circolo del golf e lui se l’era scopata di straforo negli spogliatoi. Fatto divenuto poi celebre tra i soci del circolo, perché mentre lei usciva ancora seminuda ne incontrò alcuni che rientravano negli spogliatoi. Naturalmente Luca raccontò loro tutta la vicenda, rammaricandosi che non fossero entrati un minuto prima: avrebbe volentieri fatto divertire anche loro. Tutte quelle volte lei era sempre stata particolarmente scivolosa, facendo chiaramente intendere che avrebbe desiderato essere, a qualunque titolo, la sua donna. Bello, abbronzato, atletico, ricco e arrogante: Luca era decisamente il tipo d’uomo per il quale Janine si era sempre liquefatta. Dal canto suo, lui le aveva sempre esplicitamente mostrato di considerarla soltanto una puttana con cui divertirsi e nulla di più. Così, capendo di non avere speranze, lei aveva smesso di cercarlo, ma non di desiderarlo. Ora, in previsione di questo nuovo incontro, lei era particolarmente eccitata, mentre lui provava solo una divertita indifferenza. Quando Roberto e Janine giunsero a casa di Marco, gli invitati erano già in salotto e attendevano chiacchierando il clou della serata. Roberto, poggiandole una mano sul sedere, la portò al centro della stanza e presentandola a Marco, disse: “Questa è Janine, il tuo regalo di compleanno. Gli altri già la conoscono, ora tocca a te”, quindi, con una bella pacca sul culo la sospinse verso di lui. Marco cominciò subito a palparla e lei si tolse alla svelta il vestito, prima che si rovinasse. Dopo essersi un po’ dimenata su di lui, come faceva durante i suoi

spettacoli, si inginocchiò, tirò giù la lampo e cominciò a succhiargli il cazzo, con evidente golosità dopo una settimana di forzata astinenza. L’atmosfera cominciava a scaldarsi e l’attrezzo di Marco ad indurirsi. Quando fu al punto giusto, la fece alzare, le tirò giù il tanga e la fece mettere a pecorina sulla sua poltrona. Quindi, mentre gli altri si avvicinavano per godersi meglio lo spettacolo, le penetrò la fica e poi il culo, con colpi sempre più forti, fino ad inondarglielo con un’abbondante sborrata. Il tutto, naturalmente, in un crescendo di eccitazione collettiva che sfociò in un tifo da stadio al momento conclusivo. – E adesso un bel pompino a tutti gli amici – le ordinò Marco accompagnando la frase con una sonora sberla sul quel bel culo tatuato. La troia scese dalla poltrona, sfilò le scarpe per stare più comoda, e prese a darsi da fare. Spompinò in sequenza Mario, Giorgio, Alberto, Pino e Franco, in un clima di generale eccitazione che si faceva sempre più rovente. Ormai le rimanevano da soddisfare Roberto e Luca e non sapeva da chi andare prima. Fu Roberto a toglierla dall’imbarazzo chiamandola da lui: “L’amore tuo te lo lascio per ultimo, non ti preoccupare”. – Quanto m’attizza vedere la schiava che lo succhia al padrone – disse uno dei ragazzi. – Proprio troia fino al midollo – rincarò un altro. – Sì, proprio la mia schiavetta – aggiunse Roberto, eccitato da quell’immagine e, tenendola per i capelli, glielo spinse fino in gola. Quando anche lui le ebbe fatto bere il suo succo, prima di lasciarla andare da Luca, la bloccò posandole una gamba sulla schiena. “Allora, sei ancora innamorata di Luca? Sei contenta di prendere un’altra volta il suo cazzo? Dai, che in macchina mi hai detto che ti fa impazzire!”. Così, continuando a metterla in mezzo, qualcuno chiese a Luca di ricordare quella volta che se l’era sbattuta negli spogliatoi del circolo. Luca, che fino ad allora aveva seguito in silenzio lo svolgersi della serata, non si fece pregare e raccontò quell’episodio senza lesinare epiteti del tipo “questa gran troia” “la zoccola qui presente” e simili; così come non mancò di mettere in ridicolo le sue velleità di avere una storia con lui. Quando Luca terminò il racconto, Roberto la lasciò andare verso di lui sospingendola con un piccolo calcio e aggiungendo “prova a fargli una dichiarazione in pubblico, magari si commuove”. Anche gli altri cominciarono a scandire “dichiarazione, dichiarazione”, e lei, per togliersi dall’imbarazzo, non trovò di meglio da dire che “tanto è inutile, lo so che mi considera solo una puttana”. Frase che dette la stura ad ulteriori battute del tipo “ma come, una così brava ragazza. Una che sta nuda in mezzo a otto uomini e succhia il cazzo a tutti, tu hai il coraggio di chiamarla puttana?”, “dai, non l’abbiamo neanche pagata” aggiunse un altro “non possiamo chiamarla puttana: chiamiamola vacca”.

Mentre battute e insulti sul suo conto infuriavano, Janine – col suo tipico sguardo da troia in calore – sbottonò la camicia a Luca e cominciò a sbaciucchiargli il petto. “Guardate: la puttana innamorata. Gli dà pure i bacetti” “Eh sì, anche le mignotte hanno un cuore…” “Solo che batte per il conto in banca” ecc., furono i commenti che accompagnarono quella sua performance. Stanco di bacetti, alla fine Luca glielo infilò in bocca e lo tirò fuori solo dopo averle fatto ingoiare fino all’ultima goccia di sborra. Lei, eccitatissima, ben comprese che questo, cioè succhiargli il cazzo in pubblico derisa e insultata da tutti, era più o meno il massimo che poteva ottenere da lui e si ripromise che ogni volta che ne fosse capitata l’occasione lo avrebbe rifatto volentieri. L’autore: (Pieffe) [email protected]

Aprile 1998

Eros Italia: John e Emily (1° episodio)

John e Emily (1° episodio) John era arrivato negli States per imparare la lingua. Aveva trovato, tramite una zia, una stanza in affitto presso la casa di Mrs Brown. La camera era pulita e sobria. Il bagno era nel corridoio. Mrs. Brown non si era mai sposata. Emily, sua figlia. Era una ragazzina seria. Studiava e frequentava la parrocchia. Mrs. Brown si era decisa ad affittare la stanza non per soldi ma per fare un piacere alla zia di John che era sua amica fin dai tempi del collegio. La campagna è bella ma è anche tanto monotona per una donna sola di quarant’anni! E l’arrivo di un ragazzo in casa era un motivo di eccitazione. Il giorno che John doveva arrivare c’era un po’ di tensione in casa e sia Emily che sua madre si adoperarono fino all’ultimo perché tutto risultasse pulito e ordinato. John era un bel ragazzo di diciott’anni con lo sguardo sfuggente. Anche se timido parlava con voce ferma e chiara facendo cadere lo sguardo negli occhi dell’interlocutore solo brevemente e nei momenti più importanti del discorso. L’impressione che ebbe John entrando in casa Brown fu molto buona. La casa aveva quel non so cosa che lo faceva sentire subito a suo agio. Come il nido per l’uccello. L’odore di quel focolare domestico era dolce. Emily era contenta di questa nuova presenza. John le aveva fatto un’ottima impressione anche se appariva molto riservato. Dopo aver preso un te tutti insieme, Mrs Brown accompagnò John nella sua nuova stanza. era in cima alle scale sulla destra. Al centro c’era il bagno. A sinistra la camera di Mrs. Brown. Emily dormiva di sotto. Rimasto solo si tolse camicia e pantaloni e cominciò a svuotare la valigia. La stanza era molto accogliente. Si sentiva a suo agio; unica cosa la porta non scattava. Rimaneva socchiusa, a meno che non la si chiudesse a chiave. Mrs Brown salì le scale con un plaid e un cuscino per John Intravide dalla porta socchiusa che il ragazzo era in mutande e così prima di entrare bussò.

John arrossì leggermente ma non fece niente per coprirsi. Dopotutto era nella sua camera. Mrs. Brown rimase un po’ sorpresa non tanto dal vedere un ragazzo in mutande ma dall’effetto che questa situazione le faceva. Si sentì un forte calore salire dai lombi. Diede a John la coperta e si ritirò subito nella sua camera. Si lasciò cadere sul letto. Aveva il cuore a mille e faticava a respirare. In effetti, si disse, sono anni che non vedo un uomo mezzo nudo. Si accorse di essere bagnata. Reagì, si riprese e scese le scale senza sbirciare nella camera di John. Restavano gli asciugamani da portare in bagno ma incaricò Emily. John nel frattempo entrò nel bagno. La porta non aveva chiave. Si tolse le mutande. Versò il primo secchio nella vasca. Si chinò per prendere il secondo quando la porta si spalancò. Era Emily che dapprima sgranò gli occhi vedendo il membro del ragazzo che dava i primi segni di reazione.Emily si riprese immediatamente e, scusandosi, appoggiò gli asciugamani sullo sgabello. John non fece niente per nascondere la sua erezione. Emily uscì dal bagno come se niente fosse guardando negli occhi John chiedendo di nuovo scusa con un sorriso. A cena la conversazione fu piacevole. La notte John dormì profondamente. La mattina, era sabato, faceva molto caldo. John si affacciò alla finestra e vide Mrs.Brown che si allontanava verso il lago con un’altra signora. Si lavò e si vestì e scese in cucina. Emily, che arrossì leggermente appena lo vide spiegò a John che la madre era andata al lago con l’amica Jennie a prendere il sole. John propose a Emily di raggiungere la madre e la sua amica. Emily disse che sua madre preferiva starsene sola con Jennie. John decise di andare lo stesso e Emily si rassegnò a seguirlo. Giunti sulla riva del lago il caldo era opprimente. John si tolse gli abiti restando in pantaloncini e si tuffò subito in acqua. Emily restò in slip e maglietta e indugiò un momento prima di tuffarsi. I capezzoli duri che spiccavano dalla maglietta attirarono l’attenzione di John che guardò per la prima volta Emily con occhi maliziosi. In effetti era fatta molto bene. Aveva un bel sederino tondo, gambe lunghe sottili, tette piccole. Usciti dall’acqua si misero a camminare sulla riva alla ricerca della mamma di Emily e dell’amica. La riva alternava spiaggette a macchie di cespugli. Stavano superando una di queste macchie quando improvvisamente John si arrestò e fece segno a Emily di stare zitta. Avevano trovato sua madre e l’emica Jennie. Erano sdraiate al sole completamente nude! I due ragazzi si accucciarono a spiare le donne. Se ne stavano tranquille supine col triangolo di pelo in piena vista. Emily fissò John con un’espressione divertita e complice. John era ancora scioccato da quanto stava vedendo e non si accorse che l’uccello ormai più che barzotto gli spuntava fuori dagli short. Emily indicò il membro e sorrise; questo fu sufficiente perché il cazzo diventasse completamente duro. Emily era eccitatissima da quella situazione e propose a John di mettersi anche loro a prendere il sole completamente nudi. John accettò a condizione di starsene al di qua dei cespugli dove le due donne non potevano vederli. La prima a denudarsi fu Emily che si stese tranquilla a riva colla sua piccola topina al sole. Quando lei si fu sistemata anche John si tolse gli short restando con il fallo barzotto all’aria. Si stese a pancia in su, chiuse gli occhi al sole e si mise ad ascoltare il suo cuore pompare adrenalina. Emily lo guardò per un po’ finché non resistette e fece la

prima mossa: glielo prese in bocca facendolo tornare tosto. John restò immobile e si lasciò pompare da questa ragazzina arrapata. La sentiva succhiare a grandi boccate. Era inesperta e ogni tanto gli faceva un po’ male. Con la mano lo scappellava violentemente e poi se lo infilava in bocca più che poteva. John la lasciò fare non intervenendo neanche a correggere il ritmo. sentiva l’orgasmo arrivare inesorabile. Quando venne produsse tanto di quello sperma che Emily sorpresa mollò l’uccello che continuò a schizzare sporcandole i capelli e la faccia. Era il primo bocchino che faceva, Si buttarono in acqua per sciacquarsi. Cominciarono a baciarsi e finalmente John poté accarezzare il corpo di quella ragazzina che gli aveva dato tanto piacere. La fighetta era fradicia e stretta. Il sederino morbido e sodo così come le piccole tettine. Si lasciarono cullare dall’acqua tenendosi per mano. finché non sentirono la voce di Mrs. Brown che dalla riva gli aveva visti e riconosciuti. La madre di Emily era ora in piedi avvolta in un asciugamano e li invitava a raggiungerla. I due ragazzi erano nel panico. Erano entrambi nudi. Date le insistenze non poterono fare a meno di uscire dal lago. La prima ad uscire fu Emily. Gli occhi della madre apparvero molto sorpresi. Quando John emerse dall’acqua coll’uccello barzotto penzolante Mrs Brown e la sua amica, che se ne stava ancora nuda seduta sulla riva, non seppero trattenere un urletto d’eccitazione. Mrs. Brown era indecisa sul da farsi. Fece per rimproverare la figlia ma non era certo nella condizione giusta per farlo. Li invitò allora a stendersi accanto a loro ad asciugarsi al sole. Emily si sdraiò accanto a Jennie mentre John prese posto accanto a Mrs Brown che intanto si era tolta l’asciugamano svelando una bella abbronzatura integrale. Mrs Brown spiegò ai ragazzi che era solita passare i sabati e le domeniche a prendere il sole senza niente indosso. Spiegò che non c’era nulla di male e che ci si sentiva a completo contatto con la natura. Jennie chiese alla piccola Emily di spalmarle la crema protettiva. Questa accettò di buon grado. John era molto imbarazzato ed eccitato al tempo stesso. Se ne stava a pancia in giù e non osava guardare nella direzione delle donne nude che aveva lì di fianco. Piano piano si rilassò e prese sonno. Quando si svegliò vide che le tre donne erano in acqua. Si mise seduto ad osservarle e decise che quando fossero uscite dall’acqua le avrebbe salutate e se ne sarebbe tornato a casa. Lo spettacolo della loro uscita dall’acqua fu insuperabile. Dapprima vide le tette di Jeannie che erano grosse con dei capezzoli scuri che anche da lontano si capiva che erano eretti. Poi Mrs.Brown; anche lei non scherzava. Aveva i capezzoli più larghi. Le tettine sode di Emily poi erano veramente arrapanti. Ma ora John era concentrato sulle donne e sui loro larghi fianchi che uscivano dall’acqua mettendo in mostra il pelo luccicante della fica. (Mhmm…che bella invenzione la passera! n.d.a.) Il corpo non ancora del tutto maturo di Emily faceva tenerezza. Le due donne si girarono per chiamare Emily che ancora esitava ad uscire dal lago e mostrarono i loro bei sederi ampi allo sguardo di John. Il suo cazzo riprese a gonfiarsi. Gridò un saluto alle donne e corse a riprendersi i vestiti al di là dei cespugli e torno a casa. Appena arrivato in camera sua si spogliò; andò in bagno e mentre preparava l’acqua nella vasca cominciò a toccarsi l’uccello ripensando a tutte le scene che i suoi occhi avevano visto quel giorno.Se lo menò sempre più forte non accorgendosi che Emily lo stava osservando dalla porta

socchiusa. Quando raggiunse l’orgasmo partì un getto di sperma che arrivò ad inzozzare lo specchio sopra il lavandino. Emily entrò nel bagno sorridendo col suo solito fare malizioso e passò un dito sulla sborrata di John mettendoselo poi in bocca. Si sedette sul bordo della vasca e tirò a se John. Glielo prese in bocca e glielo ripulì a colpi di lingua. John si inginocchiò e sfilò gli slip alla ragazzina. Era fradicia. Si avvicinò con la bocca a quella fighettina profumata di sesso e cominciò a saettarla con la lingua. Si aiutò poi con un dito. Sentiva i suoi gemiti farsi più intensi fino a diventare dei singulti incontrollati. Quando sentì le unghie di lei conficcarsi nella pelle delle sue spalle capì che l’orgasmo era all’apice. L’autore: Giorgio Luiz [email protected]

Ottobre 1997

Eros Italia: John e Emily (2° episodio)

John e Emily (2° episodio) Dopo cena John si ritirò nella sua camera. Si stese sul letto e ripensò alla giornata intensa appena trascorsa: Emily gli aveva fatto un pompino e si era fatta leccare la fighetta. Come se non bastasse aveva visto Mrs.Brown, la madre di Emily, e la sua amica Jennie prendere il sole tutte nude. Gli era rimasta impressa l’esclamazione delle due donne quando lo avevano visto uscire dall’acqua coll’uccello al vento. Nonostante le fatiche della giornata il suo cazzo era in costante erezione. Gli passavano per la mente delle sensazioni e delle immagini terribilmente arrapanti: il sederone ampio della mamma di Emily; le grosse tette abbronzate di Jennie; il sapore del sesso di Emily. Galleggiando tra questi pensieri si addormentò. Risvegliatosi a notte fonda si alzò per andare in bagno e notò che da sotto la porta di Mrs.Brown filtrava della luce. A tavola aveva detto che aveva l’abitudine di leggere fino a tardi. Non poté resistere alla tentazione di dare un’occhiata dal buco della serratura. In silenzio si mise in ginocchio. Il cuore cominciò a pulsargli tanto che ne sentiva il rumore. Il respiro divenne affannoso. Appoggiò l’occhio alla toppa ed individuò Mrs.Brown in camicia da notte sdraiata sul fianco intenta a leggere qualcosa, forse una rivista. Una mano serviva da sostegno alla sua tempia mentre l’altra dopo aver voltato pagina si infilava sotto al lenzuolo. All’improvviso Mrs.Brown si alzò di scatto dal letto. John si spaventò e corse nella sua camera col cuore in gola. Trascorsi cinque minuti John decise di tornare al posto d’osservazione. Appoggiato di nuovo l’occhio al buco della serratura restò sconvolto. Il suo cazzo si indurì immediatamente. Mrs. Brown era seduta sul bordo del letto con la camicia da notte sollevata e si accarezzava la figa. Con tre dita della mano sinistra si penetrava ritmicamente, con l’indice e il medio della destra si gingillava il clitoride. John restò a bocca aperta. Le sue esperienze a diciannove anni erano

ancora limitate. Non aveva ma visto così nel dettaglio un sesso di donna. Rimase impressionato dalle dimensioni della grandi labbra. Attraverso il buco della serratura però non poteva vedere l’espressione del viso di Mrs.Brown. Dopo qualche minuto Mrs.Brown si sfilò la camicia da notte mettendo in vista anche il suo grande seno impreziosito da due larghe areole. Si lasciò cadere all’indietro sul letto e prese sul comodino un oggetto che poteva essere un grosso cetriolo. Se lo puntò fra le cosce spalancate e piano piano se lo infilò completamente nella vagina. Per poi sfilarlo fuori lentamente e per rispingerlo dentro sempre con maggior vigore. John aveva il respiro affannoso e l’occhio spalancato che teneva incollato al buco della serratura cominciava a dolergli. Il suo equilibrio sulle ginocchia anchilosate era ormai precario. Quando si accorse dell’espressione di Mrs.Brown che guardava proprio verso la porta umettandosi le labbra stava per cadere. cosa che fece quando improvvisamente il fragore di un tuono annunciò un temporalone estivo. Essendo già teso come una corda di violino, il tuono ebbe su di lui un effetto terribile; corse nella sua stanza, e si buttò sotto le coperte cercando di calmare il suo respiro affannoso Mentre ascoltava il rumore della pioggia la porta si aprì ed una figura entrò in silenzio e si avvicinò. Era Emily e gli raccomandava di stare zitto. John le raccontò tutto quello che aveva visto; la ragazzina gli spiegò che sua madre non stava con un uomo da troppo tempo e che in qualche modo doveva pur soddisfarsi. Emily gli raccontò poi come il suo uccello fosse il fulcro dei discorsi che aveva sentito fare da sua madre e da Jennie durante il bagno nel lago. Intanto Emily si era infilata sotto il lenzuolo e gli accarezzava dolcemente il pene duro come un sasso. Intanto il temporale sembrava diventare una vera tempesta. Le imposte cominciarono a sbattere. Il vento sibilava da paura. John e Emily corsero da basso a controllare che tutto fosse chiuso. Anche Mrs.Brown scese. Voleva ritirare gli asciugamani che erano rimasti fuori stesi. Si propose di farlo John. Corse verso lo stenditoio, strappò le spugne e rientrò. Era fradicio. La tempesta intanto continuava tra saette e folate di vento. John tornò di sopra e andò in bagno ad asciugarsi. Uscì dal bagno con un asciugamano legato intorno alla vita. La camera di Mrs.Brown era aperta e la luce accesa. Madre e figlia se ne stavano sotto le coperte nel lettone. John si fermò a guardarle tremando per il freddo. Mrs.Brown lo ringraziò di essere uscito lui sotto quell’acquazzone e gli disse di coprirsi per evitare un raffreddore. Emily istintivamente alzò le coperte del letto invitandolo ad entrare. John nonostante un certo imbarazzo non se lo fece ripetere. Emily si spostò al centro del letto vicino alla madre e fece spazio a John che, tenendo l’asciugamano legato in vita, si infilò di fianco a lei. Spensero la luce e cominciarono a chiacchierare e Mrs.Brown raccontò come Emily fin da bambina aveva paura dei tuoni ed era solita rifugiarsi nel lettone in nottate come quella. Intanto Emily con la sua manina aveva sciolto il nodo all’asciugamano di John e lentamente raggiunse il sesso del ragazzo; lo strinse tra indice e pollice scappellandolo piano. Era bello starsene li in tre nel lettone sotto le coperte ad ascoltare la pioggia e il vento lasciandosi prendere dal sonno. John aprì gli occhi; aveva smesso di piovere e cominciava a filtrare un po’ di luce dalle persiane. Il tempo di realizzare dov’era che

già il cazzo s’indurì. Era in quella situazione in cui l’unico pensiero è come raggiungere l’orgasmo. Si girò ed allungò la mano verso il corpo rannicchiato accanto a lui; era sul fianco e gli dava le spalle. Si insinuò sotto la camicia da notte e raggiunse le natiche. Palpandole si rese conto che non era il culetto sodo di Emily: era il bel sederone di Mrs.Brown. Si eccitò ancora di più. Si avvicinò sentendo un calore riempirgli i lombi. Sollevò la camicia in modo da scoprire completamente il sedere di Mrs.Brown. Con la mano si infilò tra le cosce. Fu a questo punto che Mrs.Brown si svegliò emettendo dei dolci gemiti; strinse forte le cosce bloccando la mano del ragazzo; poi le allargò consentendo a John di iniziare la sua esplorazione. Com’era bagnata! A quel punto John puntò il suo membro assolutamente rigido e con una spinta irresistibile la penetrò. Restò qualche istante immobile e poi cominciò a muoversi con ritmo regolare. Ad ogni colpo Mrs.Brown gemeva e John si esaltava prendendo sempre più sicurezza. Con le mani intanto aveva cominciato ad accarezzarle il seno e a stringerle i capezzoli irti che al tatto sembravano ancora più grossi di quanto avesse potuto vedere in altre occasioni. Rallentò il ritmo facendo scorrere il membro nella vagina calda. Con le dita andò ora a raschiare la lanugine del pube. Riprese a pompare con vigore sbattendo il suo ventre contro le grosse natiche di Mrs.Brown. I gemiti della donna erano ormai degli urletti che lo invitavano a spingere sempre con maggiore potenza. Sentì l’orgasmo che si avvicinava lento ma inesorabile. Le prese i fianchi per dettare il ritmo. Mrs.Brown urlò per tutto il suo lungo orgasmo e finalmente anche John venne in un modo travolgente che mai aveva provato. Quando Emily tornò in camera sua madre e John se ne stavano sdraiati esausti apparentemente addormentati. Spostò il lenzuolo e prese tra le dita l’uccello semibarzotto del ragazzo. Era ancora viscido. Si avvicinò con la bocca, lo leccò con delicatezza e, scappellatolo per bene, cominciò a succhiarlo. Con la mano intanto massaggiava i grossi testicoli. Il cazzo tornò presto duro ed Emily prese a muovere la lingua intorno al glande soffermandosi sul filetto. Mrs.Brown intanto si era girata ed aveva aperto gli occhi; Emily incontrò col suo sguardo quello di sua mamma e lo sostenne mentre con la testa andava su e giù sull’asta di John. fine seconda parte

Ottobre 1997

Eros Italia: karin (1° episodio)

karin (1° episodio) Ho una piccola azienda commerciale, in cui lavoro con mia moglie Barbara. Mia moglie è una donna molto gelosa e quando si tratta di assumere il personale vuole poter decidere senza interferenze. Per quieto vivere, ma anche e soprattutto perchè mia moglie è quasi infallibile nel scegliere le persone, ho sempre lasciato a lei la scelta, senza oppormi. Quando la nostra anziana ed efficentissima segretaria, andò in pensione, Barbara si prodigò per assumerne una nuova, e lo fece in gran segreto,

senza coinvolgermi minimamente. Restai veramente sorpreso, quando mi presentò Karin la nuova segretaria: io mi ero immaginato un’altra donna anziana, efficiente, preparata ma brutta come la fame… Karin era invece una ragazza stupenda, 25 anni, una lunga chioma rossa come il fuoco che ricadeva su due tette che non stavano dentro la camicetta, alta e slanciata sprizzava sesso da tutti i pori… nascosi la mia sorpresa, le strinsi la mano mostrando indifferenza e pensai “speriamo che sia anche brava”. Nei primi giorni di lavoro Karin si dimostrò molto professionale ed efficiente, scherzava spesso con mia moglie, ma con me era molto rispettosa, gentile ma fredda. Mi ero convinto, che se Barbara aveva scelto Karin, era sicura che con Lei non avrebbe corso pericoli. Ero partito in macchina per un viaggio di lavoro che doveva durare due giorni, in cui speravo di concludere un importante accordo di esclusiva con una notissima azienda di Bologna, erano giˆ le otto di sera, quando suonò il telefono cellulare; il titolare dell’azienda bolognese aveva avuto un infarto, era gravissimo in rianimazione e l’incontro era rimandato a data da stabilirsi. Girai la macchina e provai a telefonare a Barbara per avvertirla, ma a casa non rispondeva nessuno; provai anche in ufficio con lo stesso risultato. Decisi allora di passare in ufficio per collegarmi in santa pace su Trucci Trucci Cavallucci BBS e vedere le novitˆ che c’erano. Quando arrivai, era giˆ buio, notai dalla porta a vetri del mio ufficio che il mio Pc era rimasto acceso. Entrai e ….. vidi Karin seduta dietro la mia scrivania, con gli occhi chiusi, la camicetta completamente sbottonata, che si accarezzava il seno prosperoso e marmoreo, ansimava e non si accorse minimamente della mia presenza; mi avvicinai silenziosamente, sul monitor la DL “Backdoor in Usa” … la mia sorpresa fu ancora più grande quando mi accorsi, che sotto la scrivania c’era mia moglie, con la faccia infilata tra le cosce nude di Karin. Karin apr gli occhi e mi vide, ebbe un lieve sussulto e disse quasi sottovoce: “Tuo marito…”. Accesi la luce e mi avvicinai alla poltrona su cui stava Karin, mia moglie alzò gli occhi per incontrare il mio sguardo e sempre senza smettere di passare la lingua su e giù per la figa di Karin, spinse la poltrona fuori dalla scrivania in modo da farmi vedere meglio la scena. Avevo l’uccello che spingeva nei pantaloni all’impazzata, ma ero cos sorpreso che restai fermo senza dire una parola. Lo spettacolo era incredibile, Karin gemeva e mi guardava, dimenandosi sulla poltrona, era una bellezza selvaggia, mentre Barbara, completamente nuda, succhiava, leccava, mordicchiava quella figa completamente depilata. Dopo qualche secondo, che mi sembrò un’eternitˆ, Barbara, alzando il viso lucido e bagnato, mi chiese candidamente: “Vuoi assaggiare?”, incapace di dire una parola, feci cenno di si con la testa e mi inginocchiai davanti alle gambe spalancate di Karin. Mia moglie, mi prese il viso tra le mani e mi infilò in bocca la lingua ancora bagnata degli umori di Karin, mi baciò per qualche secondo e disse: “leccala, leccala!” Sprofondai la faccia in quella figa lucida e pelata, assaporando fino in fondo quel profumo di femmina in calore; Karin sospirava e gemeva; non riusciva a stare ferma, la poltrona era tutta

bagnata del suo piacere e le sue gambe mi circondarono il collo spingendomi con forza la faccia contro il suo sesso. Mentre Barbara mi slacciava da dietro la cintura dei pantaloni, infilai il medio nel l’ano di Karin e le leccai la figa bagnata lungo tutta l’apertura, sentivo il suo ano contrarsi sul mio dito e bastarono poche leccate per farla venire; ebbe un orgasmo lunghissimo, o forse più orgasmi uno dietro l’altro e la cosa mi eccitò talmente che dovetti togliere la mano di Barbara dal mio uccello per non venire subito. Mi misi in piedi e mi spogliai velocemente, mentre Barbara ripuliva con la lingua la passera di Karin e rimasi in attesa con il cazzo svettante. Barbara si alzò e si sdraiò di schiena sulla scrivania e rivolta a Karin disse: “Adesso tocca a te!”. Mi accorsi che anche mia moglie si era completamente depilata il sesso, dopo almeno un anno che non lo faceva più per me. Rimasi a guardare un po’ in disparte Karin che chinata con la lingua stuzzicava il clitoride di Barbara, mentre con le dita le teneva spalancata la figa, la mia indecisione fu presto risolta da Barbara che mi disse: “Infilaglielo nel culo, falle sentire quant’è duro il tuo uccello, inculala!” Senza esitazioni mi misi dietro Karin che si mise a dimenare il culo come per provocarmi, mi chinai su di lei e le bagnai lo sfintere con la lingua, poi le infilai due dita nella vagina e poi nel culo per prepararlo al mio cazzo, quindi senza esitazioni infilai tutto l’uccello in quel buchino meraviglioso; Karin ebbe un sussulto, fece un lieve lamento e iniziò a dimenarsi come una assatanata mentre i suoi ansimi si mescolavano a quelli di Barbara, avrei potuto stare anche fermo tanto si dimenava di eccitazione Karin. Stavo per venire quando Karin saltò via e girando intorno alla scrivania si posizionò su mia moglie a “69”. Prima di permetterle di riprendere con la figa fradicia di mia moglie, l’afferrai saldamente per i capelli e le avvicinai il fallo alla bocca, spingendoglielo lentamente tra le labbra carnose e rosse, non aspettava altro, lo prese tutto fino il gola, mentre la figa di Barbara, paonazza dall’eccitazione, ma abbandonata, andava su e giù ritmicamente. Le lasciai dare solo qualche succhiata, poi girai dietro la scrivania e rinfilai l’uccello nel culo di Karin. La lingua di Barbara non aveva mai smesso con la figa di Karin e i suoi occhi non mollavano un momento il mio uccello che stantuffava nello sfintere della ragazza nemmeno quando entrambe vennero conporaneamente. Durante l’orgasmo il culo di Karin si contraeva ritmicamente e anch’io non resistetti e le sborrai dentro tutto il mio piacere. Appena estrassi l’uccello Barbara si mise a leccare voracemente tutto lo sperma che fuoriusciva dal culo e colava lungo la vagina di Karin e quando ebbe finito, ripulì anche il mio cazzo con la lingua..

Dicembre 1977

Eros Italia: Karin (2° episodio)

Karin (2° episodio) Tornando a casa, senza che io facessi domande, Barbara mi raccontò come

era iniziata la storia con Karin e perchè l’aveva assunta… “Quando Karin si è presentata all’appuntamento per ottenere il posto, ho deciso subito di non assumerla” raccontò mia moglie, “era troppo bella e tu sai quanto sono gelosa; comunque per non essere maleducata, ho ascoltato le sue referenze, le ho fatto compilare il modulo dei dati e le ho spiegato che cosa avrebbe dovuto fare; prima di andare Karin mi disse che aveva frequentato un corso di pubbliche relazioni e mi diede una videocassetta che secondo Lei avrebbe dimostrato le sue capacità. Infilai subito la cassetta nel videoregistratore e iniziai a guardare la cassetta in sua presenza… Sul video apparve il volto di Karin, più bella che mai, che si presentava: ” Mi chiamo Karin Exe, sono nata a Brunico il 14 gennaio 1965..” Dopo pochi secondi di visione, Karin spalancò la bocca e sussurrò disperata: “Oh no! Ho sbagliato cassetta…” Sul momento non capii e guardai avanti.. “Ho venticinque anni, sono alta un metro e settancinque, peso sessanta chili, le mie misure sono: Seno 98, vita 60 e fianchi 86..” Non capivo bene cosa centrassero le misure corporee con le pubbliche relazioni. Guardai Karin e mi accorsi che era diventata rossa come un pomodoro. Intanto sul video l’inquadratura si allargava fino a mostrare l’intero corpo di Karin completamente nudo, era seduta su di un tavolo di cristallo, le gambe spalancate, con una mano si massaggiva delicatamente la figa, mentre con l’altra accarezzava un grosso fallo di cristallo con all’interno una piccola lampadina accesa.. Sul primo momento pensai: “ma quarda questa quant’è troia” e mi venne l’istinto di cacciarla fuori. Non so perchè non lo feci e rimasi a guardare come ipnotizzata, quel cazzo luminoso che si faceva strada tra le labbra rosa della figa di Karin. Non mi era mai capitato di eccitarmi per una donna, ma in pochi secondi di visione avevo giˆ tutte le mutandine bagnate e non riuscivo a staccare gli occhi da quel sesso che venina spalancato e illuminato fino in fondo da quel fallo grosso come un braccio. Rimasi immobile e zitta per alcuni minuti e altrettanto fece Karin, mentre il ritmo della masturbazione della ragazza sul video si faceva sempre più veloce. Karin probabilmente intì che mi ero eccitata, mi si avvicinò sinuosa, mi prese la mano e appoggiandosela su di in seno duro come il sasso, mi chiese con un sospiro: “L’hai mai fatto con una donna?”. Non risposi e rimasi immobile, anche se tremavo leggermente dalla paura e dall’eccitazione; Karin continuò: “Vedrai, è un’esperiena meravigliosa!”. Cosi dicendo mi infilo la mano sotto la gonna, abbassò le mutandine e infilò due dita nella mia fessura agitata muovendole ritmicamente. Poi disse con un sorriso malizioso: “Però, sei giˆ tutta bagnata” e si portò alla bocca le dita lucide del mio umore, succhiandole delicatamente, quindi in pochi istanti si spogliò completamente. Le chiesi con voce roca di chiudere a chiave la porta e staccai il ricevitore del telefono, poi rimasi immobile senza sapere cosa fare. Ero completamente bloccata dalla paura e dalla vergogna, ma non riuscivo a controllare l’eccitazione che mi aveva preso. Karin era veramente bellissima, molto più che in video, si muoveva come una leonessa, e mi guardava come chi sa di averti in pugno. Non capivo più nulla, avevo scordato tutto e tutti, la fedeltˆ, i miei principi, me stessa, sentivo solo la mia figa pulsare, vedevo solo quel corpo nudo e sensuale, volevo solo toccare ed essere toccata, presa,

accarezzata, baciata… Si avvicinò e mi spoglio lentamente, troppo lentamente, come per farmi sospirare ogni indumento e quando fui completamente nuda, iniziò a strofinarsi contro di me con tutto il corpo, pelle contro pelle, come un gatto che fa le fusa. Mi appoggiò il palmo della mano sulla figa e disse: “Fammi sentire come la muovi, fammi sentire quanto ti può eccitare una donna!” non aveva bisogno di dirlo perchè il mio sesso si contraeva a ritmo forsennato, lasciandole cadere qualche goccia sulla mano ad ogni contrazione. Non capivo più niente, avevo quel seno tondo che spingeva il mio, capezzoli contro capezzoli e quando Karin mi portò la mano bagnata sul viso, cospargendomi il viso di quel caldo nettare, tirai fuori la lingua e leccai come una forsennata il palmo della sua mano assaporando l’odore fresco della mia figa. Senza dire niente Karin si stacco da me, e si sedette sul bordo della scrivania, spalancò le gambe, mi prese la testa tra le mani e mi spinse la faccia contro il suo sesso implume. “guardala” disse “annusala” aveva un profumo tanto inebraiante che ci infilai dentro il naso. Karin ebbe un fremito, e mi ordinò di leccarlgliela, di farle sentire la lingua. Affondai la lingua più in fondo possibile, e per la prima volta assaggiai il sapore di una donna. La leccai dappertutto, soffermandomi sul clitoride, per poi tornare verso il basso; Karin si sdraiò sulla scrivania e alzò le gambe in modo da permettermi di leccarle anche l’ano, dove spinsi la lingua più dentro possibile, avanti e indietro, avanti indietro.. lei intanto sospirava come un mantice, tanto che avevo paura che qualcuno ci potesse sentire. Tornai sul clitoride, lo presi tra le labbra come se fosse un piccolo fallo e lo succhiai fino che quando ebbe l’orgasmo mi sborrò letteralmente in faccia come se fosse stata un uomo. Continuai a leccare come una forsennata, mi eccitava da morire sentire quel liquido denso e viscido che colava sulla faccia e non avrei mai smesso se Karin prendendomi per i capelli, non mi avesse tirato su fino a portare il mio viso all’altezza del suo; mi baciò sulla bocca, prima delicatamente, poi sempre più intensamente, fino ad infilarmi la lingua in bocca, succhiando la mia con voluttˆ. Intanto con le mani mi allargava le chiappe con forza, mentre i nostri sessi si strifinavano uno contro l’altro. Non resistevo più volevo assulutamente godere, ma ero completamente nelle mani di quella donna e aspettavo la sua iniziativa. Infatti dopo qualche minuto, Karin mi fece mettere a carponi sulla scrivania, si mise dietro di me e iniziò a leccarmi l’ano. Sentivo la punta della lingua farsi strada nel mio orifizio, mentre le dita di Karin iniziarono a penetrarmi la figa, prima una, poi due, avanti e indietro ritmicamente, fino a quando con delicatezza Karin mi infilò tutta la mano e le sue dita mi solleticarono il collo dell’utero. Karin ha delle mani estremamente affusolate per cui mentre mi penetrava in quel modo, non ho provato alcun dolore e tu sai quanto sono stretta” prosegu Barbara; “lo so” dissi, “finisci di raccontare!” L’uccello mi si era nuovamente indurito e premeva nei pantaloni, anche se mi scoprii un po’ geloso di quel rapporto, l’eccitazione era però molto maggiore e restai in silenzio ad ascoltare il racconto della prima esperienza lesbica di mia mogile. Barbara continuò: “Ero impazzita, non ero cos eccitata da molto tempo, dalle prime scopate con te: avevo la lingua di Karin che si infilava nel buco del mio culo, la sua mano che mi stantuffava la figa e due dita dell’altra mano che mi sgrilletavano il clitoride; in men che non

si dica venni, tre volte consecutive, sempre più forte e quando lei estrasse la mano mi girai per prenderle la mano e gliela leccai e succhai tutta, fino a quando non rimase traccia del mio liquido. Rimasi seduta sulla poltroncina, completamente nuda, con le gambe spalancate, senza un briciolo di forze, a guardare quella donna che si rivestiva. Quando fu completamente rivestita, si avvicinò, mi bacio languidamente e teneramente sulla bocca e mi disse: “Per l’assunzione, pensaci, ma non sentirti obbilgata; fammi sapere qualcosa…” e se ne andò. Quando mi ripresi, decisi di dimenticare tutto e di non assumerla, ma non riuscivo a togliermela dalla mente, finchè dopo due giorni andai a casa sua per dirle che non l’avrei assunta… Fin con un’altra scopata incredibile… e l’assunsi.” Non sapevo cosa dire e Barbara mi anticipò mettendomi una mano sulla patta mi disse: “Brutto porco, lo sapevo che ti saresti eccitato.. invece di essere geloso!” poi continuò: “Non ti illudere di scopartela senza di me! Adesso sono gelosa di te e di lei!” Quella notte non dormimmo niente… sembrava di essere tornati ai bei tempi, quelli in cui ci eravamo conosciuti. Il giorno dopo, rividi Karin in ufficio, puntuale ed efficiente come al solito, sembrava che nulla fosse successo. Anche con mia moglie, i rapporti erano professionali, per cui decisi di comportarmi nella stessa maniera pensando che in fin dei conti per il lavoro era meglio cos. In realtˆ per parecchio tempo, tutte le volte che la vedevo, mi si rizzava immancabilmente l’uccello e la paura che qualcuno se ne accorgesse mi metteva un po’ in imbarazzo. Dopo alcuni giorni, Barbara mi informò che aveva invitato Karin a cena per quella sera e aggiunse: “Non ti fare illusioni però, si tratta solo di una cena!”, dissi che per me andava bene e cercai per tutto il giorno di immaginare cosa sarebbe successo. Finalmente venne la sera e puntuale, alle otto, Karin si presentò a casa nostra; era bellissima, con un vestito che la fasciava completamente ed una scollatura vertiginosa da cui il seno prorompeva imperioso. Cenammo, chiacchierando del più e del meno, bevendo Champagne, in un’atmosfera estremamente piacevole e rilassante. Quando fummo al dolce, il discorso scivolò sull’argomento sesso, prima in modo velato e poi sempre più nei dettagli della nostra vita intima, Barbara raccontava la nostra prima scopata, senza omettere alcun dettaglio e quando andò a prendere gli autoscatti delle nostre peripezie erotiche, l’atmosfera era giˆ rovente; Karin ansimava leggermente, mentre Barbara le si strusciava contro come una gatta… “Hai la figa più bella che abbia visto in vita mia” disse Karin a Barbara, mentre le infilava in bocca un bignè di cioccolata, “anche la tua è meravigliosa” rispose Barbara, si alzò in piedi e con un gesto rapido si slacciò la gonna, lasciandola cadere in terra; era senza mutandine e disse, “lasciamo decidere ad un uomo chi ce l’ha più bella” dicendo ciò, prese Karin per mano, la fece alzare, le sfilò il vestito, lasciandola completamente nuda, e si spogliò completamente, rimanendo in piedi accanto a lei. Barbara, piccolina, mora, due tette tonde che mi avevano sempre fatto impazzire; Karin alta una testa più di lei, rossa come il fuoco una accanto all’altra, completamente nude, con le fighe pelate, mi stavano chiedendo di decidere chi avesse la

figa più arrapante… Non dissi nulla, avevo il cazzo che non stava più nei pantaloni… Le due donne si misero sul divano, sedute sul bordo dei cuscini, una fianco all’altra, con le gambe completamente spalancate e dissero in coro: “Devi decidere!” Mi avvicinai e rimasi sorpreso di come Karin riusciva a contrarre ritmicamente il sesso, si apriva e si chiudeva, diventando sempre più lucido ad ogni contrazione. Di natura non dò mai giudizi e sono molto contrario alle classifiche e dissi di conseguenza: “Non posso decidere cos, devo controllare bene…” mi inginocchiai davanti a Karin e annusai il profumo della sua vagina aperta, senza toccarla, era inebriante, fresco, eccitante… poi feci lo stesso con mia moglie e per la prima volta notai quanta differenza ci potesse essere tra una donna e un’altra pure tutte e due cos arrapanti; affondai la faccia nella figa di Barbara e la leccai con cura, per sentirne il sapore, dall’ano al clitoride, quindi feci la stessa cosa con Karin, infilandole la lingua più dentro possibile, riuscivo a sentire le contrazioni di quel sesso che stringeva la mia lingua, Barbara che intanto aveva iniziato a leccarle le tette, con una mano mi prese per i capelli e mi spinse la faccia con forza contro quel sesso fradicio e bollente, fino a farmi quasi soffocare; Karin gemeva ed ansimava come un mantice inarcando avanti il bacino; quando raggiunse l’orgasmo, mi innaffiò letteralmente la faccia di umori viscidi e caldi e gridò a squarciagola: “Siii…godo, godo come una porca…godo…”. Mi alzai, le presi il viso con le mani e la bacia con la lingua in bocca, facendole sentire il suo sapore; mi leccò la faccia come un cane mentre continuava ad ansimare. Barbara intanto mi slacciò i pantaloni, tirò fuori l’uccello e iniziò a succhiarlo con foga, anche lei era eccitatissima e voleva partecipare attivamente; stavo per venire, tirai fuori l’uccello dalla bocca di mia moglie e mi tolsi cravatta e camicia. Anche Karin si alzò, andò verso il tavolo ancora imbandito e prese la bottiglia di Champagne, quindi fece mettere Barbara carponi sulla moquette e le versò lentamente il Moet sull’ano, bevendolo mentre colava lungo la figa, anche lei si era messa a carponi dietro mia moglie, per cui ne approfittai subito, impalandola alla pecorina. Mentre la stantuffavo, le allargai le chiappe con la mano, infilando un pollice nell’ano. Karin intanto dopo aver leccato per bene la passera di Barbara, spingeva la bottiglia dentro la sua figa infilandole dentro tutto il collo, lo spumante colava usciva dal sesso di mia moglie e le colava lungo le gambe spumeggiando. Poi Barbara si sdraiò sulla schiena, alzò le gambe fino a portare i piedi all’altezza della faccia, in modo da offrire a Karin, figa e culo e disse, “infilami la bottiglia nel culo, sodomizzami e intanto leccami la figa!” Karin non se lo fece ripetere due volte, appoggiò la punta della bottiglia contro lo sfintere di mia moglie e spinse con decisione. Barbara lanciò un urlo ma subito disse con voce rotta: “non fermarti, non fermarti! … Leccamela leccamela!” Nel frattempo io con l’uccello che non ce la faceva più, estrassi il cazzo dalla figa e li infilai lentamente nell’ano. Karin smettendo un attimo di leccare disse: “Tuo marito mi sta inculando, è enorme, ed io intanto inculo te!”. Appena riprese a passare la lingua sul clitoride di Barbara, lei venne gemendo anch’io non resistetti più e sborrai tutto lo sperma che avevo dentro il culo della bella segretaria. Ma Karin non era ancora contenta, si alzò, si piazzò a gambe larghe sulla

faccia di mia moglie, si accucciò e le fece colare in faccia tutto il mio sperma, contraendo ritmicamente il culo; Barbara non si fece pregare le leccò per bene l’ano, poi Karin, girandosi le pul la faccia con la lingua, poi si mise sopra di lei e fecero un sessantanove di fuoco, finchè vennero entrambe. Dopo aver goduto, a lungo, sospirando e gemendo, Karin e Barbara si alzarono barcollando e tornarono a sedersi al tavolo nude come mamma le aveva fatte. Chissˆ perchè, dopo aver scopato, noi uomini sembriamo dei pesci lessi, (almeno io), mentre le donne, anche se scompigliate e sbattute diventano ancora più belle? Rimasi a guardare quei due corpi nudi, ammirandone la bellezza, quasi con distacco, e mi resi conto di quanto Barbara mi piaceva anche se messa a confronto con una stangona come Karin; a 29 anni era più bella di quando dieci anni prima l’avevo sposata, forse non era soda come allora, ma aveva raggiunto una femminilitˆ estremamente sensuale e calda. Siciliana di origine aveva il fuoco del sud nelle vene, in tutti i sensi, buoni e cattivi. Ero ancora sorpreso di come la sua gelosia le avesse permesso di far accadere tutto quello che era successo con Karin. Barbara stava spiluccando dei cioccolatini, ma non smetteva di guardare un momento la bella tedesca; era decisamente infatuata di quella ragazza! Evidentemente aveva ragione quel sociologo che affermava che l’omosessualitˆ per una donna è una cosa normale, che ogni donna è potenzialmente lesbica. Le due donne, confabulavano sottovoce, ed il seno di Karin sussultava ad ogni risatina… io ero rimasto seduto per terra, con la schiena appoggiata al divano e guardavo senza parlare due donne, di cui di una credevo di conoscere tutto, mentre sapevo di non sapere quasi nulla dell’altra. Barbara si girò verso di me e disse: “Non ci hai ancora detto chi di noi due ha la figa più bella…”. Non sapevo cosa rispondere, non solo perchè non volevo fare torti, ma perchè non potevo giudicare, erano tutte e due cos belle ed eccitanti. Bofonchiai qualcosa prendendo tempo, poi Karin mi salvò dicendo: “Con tutte le schifezze che ci sono in giro, come si fa a fare un confronto tra due meraviglie come le nostre?” “Giusto!” dissi “come si fa?” Intanto il cazzo mi era iniziato a risalire e Barbara che se ne accorse subito disse: “Non sei ancora sazio eh? e pensare che fino a qualche tempo fa, per fare un bis bisognava aspettare che morisse un papa…” Ciò detto, si alzò, andò nel ripostiglio e tornò con un grande telo di nylon di quelli che si usano per coprire i pavimenti quando si tinteggia la casa. Lo stese per bene sulla moquette e disse: “Adesso tu stai a guardare…”, prese Karin per una mano e la fece sdraiare sopra il telo, completamente distesa, con le gambe leggermente allargate ed i piedi rivolti verso di me. Tornò verso il tavolo e prese la bottiglia dell’olio di oliva, quello buono che viene dalla Puglia, gli tolse il tappo e dall’alto fece cadere un filo d’olio su tutto il corpo di Karin, partendo dal viso, soffermandosi sul seno e sul pube, fino ad arrivare alla punta dei piedi; quindi dopo aver fatto girare Karin, risal il corpo in senso contrario; quando arrivò sul sedere, Karin inarquò le chiappe in su in modo da aprirle bene e mostrare il buchino paonazzo del suo culo. Terminato con Karin, Barbara si fece colare l’olio lungo il corpo, mise via la bottiglia e si sdraiò sopra Karin, strofinando le tette lucide

contro le chiappe della tirolesina. I loro corpi si avvinghiaro, si strusciarono in una carezza viscida, tette contro tette, figa contro figa, labbra contro labbra, era lo spettacolo più eccitante che avessi visto in vita mia. Corsi a prendere la telecamera per immortalare per sempre quello spettacolo. Barbara, a cavallo di Karin, la massaggiava con il pube, con le tette, con le mani, con il viso, scorreva e scivolava su di lei come un serpente; dalle semisfere dei seni, lucidi e unti, i capezzoli di Karin erano ritti come dei piccoli falli e Barbara si portò con la figa su di uno di questi e prese a masturabarsi con quel capezzolo; zoommai sul capezzolo che appariva e scompariva tra le labbra della vagina di Barbara, che con gli occhi chiusi era in estasi. Karin intanto con le cosce spalancate si era infilata un dito nel culo, e lo muoveva a velocitˆ vertiginosa, mentre con l’altra mano si pizzicava il clitoride. Io con l’uccello puntato verso l’alto che pulsava ritmicamente, continuavo a riprendere, girando intorno alle ragazze e passando dai primi piani ai campi larghi. Volevo intervenire, ma appena appoggiai la telecamera, Barbara apr gli occhi e mi disse categorica: “Tu devi solo guardare!” Ubbidii a malincuore e continuai a riprendere. Barbara intanto si era sdraiata, e Karin, inginocchiata tra le sue gambe, stava infilando tue dita tra le labbra della figa… “Sfondami, sfondami la figa, infilami tutta la mano!” sospirò Barbara e Karin, con delicatezza spinse tutte le dita all’interno di quel sesso bramoso, fino a far scomparire tutta la mano. Non resistevo più, cominciai a masturabarmi allo stesso ritmo con cui la mano di Karin entrava ed usciva nella figa di mia moglie. Mollai la telecamera, mi avvicinai a Barbara che mugolava ritmicamente e prendendola per i capelli le infilai il cazzo in bocca, lei accennò una protesta ma con la bocca occupata non potè dire nulla e iniziò a succhiare con foga. Karin, intanto continuava a penetrare Barbara con la mano, masturbandosi con l’altra. Dopo un po’, estrasse la mano, mi si avvicinò scivolando su mia moglie e mi portò alle labbra la mano fradicia di secrezioni e di olio d’oliva, le leccai le dita e la cosa eccitò moltissimo Barbara che aumentò il ritmo del pompino. Continuavamo a cambiare posizioni, finchè mi ritrovai sdraiato sulla schiena, anch’io tutto unto con le due donne che mi facevano il massaggio thailandese con il pube, ognuna su di una gamba, salivano verso l’uccello. Karin arrivò per prima e si infilo il cazzo nella figa, mentre Barbara si posizionò con il sesso fradicio sulla mia faccia rivolta verso Karin. Mentre leccavo mia moglie e sentivo i suoi umori colarmi sulla faccia, Karin galoppava sul mio cazzo e conporaneamente baciava in bocca Barbara e le palpava le tette. Venimmo tutti e tre cotemporaneamente rimanendo avvinghiati per parecchio tempo, quando Karin si alzò, tirandosi fuori l’uccello ormai moscio, un filo di sperma rimase attaccato tra il cazzo e la figa e lei prontamente, lo prese con la mano e se lo portò sulla lingua, succhiandolo con gusto; poi disse: “Non ne sprechiamo niente!!!” Ci lavammo insieme sotto la doccia poi Karin si rivest, salutò e andò via. La mattina dopo, ne io ne Barbara sentimmo la sveglia, alle 11 Karin telefonò e disse: “Fatto bagordi ieri?”

Dicembre 1977

Eros Italia: Katia – L’inizio

Katia – L’inizio Era un pomeriggio come tanti altri per Katia. La madre era al lavoro e suo padre era partito per un viaggio d’affari giorni prima e lei, una ragazza assetata di sesso, aveva chiamato il ragazzo di turno per farsi una bella scopata. “Dai Max continua così, sii … sfondami tutta, fammi godere, dai chiavami forte, fino in fondo lo voglio sentire tutto dentro fino ai coglioni, … siii dai che vengo… ” “Sei proprio una troia, vuoi solo essere chiavata e allora prenditelo tutto dentro, puttana, ora ti spacco la figa, ti sfondo…” “Si così continua … più forte… mi stai spaccando tutta… si fammi venire…fammi maleee… fammi godereee.” “Vuoi che ti faccia male e allora ti scopo nel culo… ti piace vero prenderlo in culo troia ?!” “Sii scopami nel culo… spaccamelo tutto…sono la tua troia e tu puoi fare di me ciò che vuoi…” I due amanti erano così presi nella loro goduria che non si accorsero che qualcuno era entrato in casa. Il signor Giovanni, il padre di Katia, era tornato prima del previsto a casa e sperava solo di potersi riposare un po’ dopo il lungo viaggio invece appena entrato in casa, rimase turbato nel sentire ciò che i due porci stavano dicendo. Il suo primo pensiero fu che la moglie si fosse trovata un amante ma dovette ricredersi quando si accorse che quelle voci giungevano dalla camera della figlia. La porta era socchiusa e quando fu abbastanza vicino poté vedere cosa la figlia diciannovenne stava facendo. I due porci nel frattempo avevano cambiato posizione ed ora formavano un bel 69. Il signor Gianni infatti poté vedere la figlia che stava succhiando il cazzo di un ragazzo e che questi nel frattempo al stava sodomizzando con un doppio fallo di lattice. Per lui, un uomo di sani principi, appartenente ad una famiglia in cui il rigore e la disciplina erano d’obbligo fu un vero colpo. Come una furia spalancò la porta e urlò ai due di fermarsi. I due si separarono di colpo ma mentre Max cercava in tutti i modi di coprirsi Katia rimase impassibile a guardare il padre che la fissava con rabbia e delusione. “Chiunque tu sia rivestiti immediatamente e vattene da questa casa. Katia rivestiti anche tu immediatamente, quando ti chiamo vieni subito di la nel mio studio. Io telefono a tua madre e quando sarà qui discuteremo del tuo futuro. Oggi hai superato ogni limite !” “Senti papa non mi devi rompere….” Non riuscì a terminare la frase che il padre la colpì in viso con un forte

ceffone “Ti conviene fare ciò che ti ho detto subito e senza lamentarti, fino ad ora ho lasciato correre tutte le tue trasgressioni ma quello che ho visto oggi è veramente disgustoso e imperdonabile. Ora muoviti e vedi di non aprire più la bocca fino a quando non ti darò il permesso di farlo, oggi ti ho picchiato per la prima volta e vedi che sia l’ultima !” Max intanto si era rivestito in tutta fretta e senza salutare nessuno aveva lasciato la casa. Una mezz’ora dopo Katia era seduta nella poltrona dello studio e di fronte a se c’erano i suoi genitori. “Io non so proprio dove abbiamo sbagliato caro, proprio a noi doveva capitare una cosa del genere. Nostra figlia che si comporta come la peggiore delle prostitute e lo fa proprio in questa casa. Che vergogna !” “Ormai, se anche in passato abbiamo sbagliato nell’educarla ora è arrivato il momento di prendere in mano la situazione. Ho preso una decisione importante cara e spero che tu sia d’accordo con me inoltre è già tutto deciso. La signorina non vuole più continuare a studiare e non vuole neanche trovarsi un lavoro ma preferisce farsi mantenere dai genitori bene dopo ciò che è successo oggi la cosa non sarà possibile. D’altronde non possiamo neanche sbatterla fuori di casa quindi domani tu partirai per Champlitte. Sarai ospite di mio fratello. Come tu sai André è un docente di storia e un ricercatore. Prima mentre aspettavo l’arrivo di tua madre gli ho telefonato è gli ho parlato del problema, lui ha deciso che ti ospiterà a casa sua. Ti educherà affinché tu impari a comportarti da signora anziché da prostituta ed inoltre dovrai lavorare per lui per poterti mantenere. Ora puoi andartene in camera tua e restaci fino all’ora di cena.” “Posso rimanerci anche fino alla partenza tanto per quello che mi interessa !” “Katia..” “Cara non merita affatto la tua preoccupazione, se non vuole mangiare che faccia pure a meno! E tu fila in camera tua, ti verrò a chiamare domani mattina presto vedi di essere pronta per le sei. Il treno non aspetta i tuoi comodi. Cara se puoi vai con lei ed aiutala a preparare le valigie stando ben attenta a quello che deve metterci dentro. Non penso che tutte le sue minigonne o altre cose del genere le saranno necessarie.” “Posso farmela da sola la valigia !” “La signorina forse non ha capito che non le sto facendo un piacere ma che ciò era un ordine. E ora prima che torni a perdere la pazienza e che come prima ti molli un ceffone e meglio che tu esca di qui e che fino a domani non ti faccia più sentire !” La mattina dopo il signor Gianni chiamo la figlia e la accompagnò alla stazione e durante il tragitto nessuno dei due parlò. Quando ormai il treno stava per partire Katia provò a chiedere scusa al padre sperando che cambiasse idea ma non fu così e dovette arrendersi e partire. Sapeva che tipo era lo zio. Quelle poche volte che era stato a casa loro l’aveva subito catalogato come un vecchio pignolo e noioso anche se in realtà sapeva che era più giovane del padre.

Il tragitto fino a Champlitte era lungo e Katia si addormentò. Quando il treno arrivò a destinazione ad attenderla Katia trovo proprio lo zio che la aspettava. Se mai era possibile vestito com’era appariva ancora più noioso di come se lo ricordava. Lo zio dopo averla salutata l’aiutò con il bagaglio e saliti in macchina partirono. La casa dello zio era un po’ distante dalla cittadina isolata nella campagna. Quando arrivarono la cosa che più colpì Katia fu il più completo isolamento, anche se qualcuno avesse urlato con un megafono nessuno l’avrebbe sentito. Arrivati André indicò alla nipote la stanza che sarebbe stata sua per i prossimi mesi, l’aiutò coi bagagli. Mentre aspettava che si rinfrescasse e lo raggiungesse si accomodò in salotto fantasticando su di lei. La bella nipote aveva un seno bello e generoso, delle gambe stupende e un sedere di tutto rispetto. Dal discorso fatto dal fratello non aveva capito molto bene cosa la nipote avesse combinato per farlo infuriare tanto ma sperava che la situazione potesse tornare a suo vantaggio. Convivere con una bella donna come la nipote, se non avesse potuto scoparsela sarebbe stato un bel problema senza contare che alle riunioni settimanali con il gruppo di amici a casa sua non voleva rinunciare. Ma, se non aveva interpretato male il soggetto, era quasi certo che la piccola Katia sarebbe diventata la schiava prediletta sua e dei suoi amici nei loro incontri. Come avrete capito il caro zio André non era proprio ciò che il fratello e Katia stessa immaginavano. Era certamente un ricercatore storico e un docente ma questo lo era di giorno ed in presenza di altri ma quando era solo in casa o, meglio ancora, nel week-end, quando si incontrava con il gruppo di amici diventava un altra persona : un padrone esigente, un uomo che sapeva molto bene che il vero ruolo di una donna era quello di una schiava. E si, al caro zio André piaceva molto il sesso sfrenato con la sodomizzazione della donna. E in quel momento la donna che voleva sodomizzare era la nipote ed era sicuro che gli amici avrebbero approvato. Ma ecco che la donna dei suoi desideri era arrivata. “Katia, accomodati, vuoi bere qualcosa ?” “Grazie un gin-tonic andrebbe bene !” rispose l’interpellata con voluta provocazione “Bene vedo che Gianni non aveva esagerato nel definirti una vera e propria sfrontata. Comunque ti posso assicurare che qui con me capirai finalmente come devi comportarti o con le buone o con le cattive !” mentre diceva questo André prese da un cassetto li vicino un piccolo frustino e lo mostrò alla nipote “ora starai pensando che forse non oserò picchiarti con questa o che se lo facessi potresti dirlo a tuo padre o ad altri, ma voglio farti riflettere sul fatto che con tutta probabilità nessuno ti crederebbe ! Qui io sono a comandare, io sono il padrone e tu un ospite, una donna che

deve imparare il proprio ruolo di schiava e null’altro, Capito?…” “Si !” “Devi rispondermi con più rispetto ! Riprova.” “Si, signore ho capito.” “Così va meglio, ora voglio che tu mi racconti cosa hai combinato per farti spedire qui ! Ed è meglio per te che tu mi dica la verità o che almeno ti inventi una storia che mi paia credibile altrimenti assaggerai questa frusta !” “Mio padre mi ha scoperto mentre facendo un pompino al mio ragazzo lui mi scopava la figa e il culo con un doppio fallo di plastica signore !” “E tu credi veramente che io possa credere ad una cosa del genere ! ? Che a solo 19 anni tu sia già una troia !” “Lo giuro signore lo chieda a mio padre se non mi crede !” “Non sarà necessario me ne accerterò di persona ! Alzati e seguimi immediatamente !” A quell’ordine Katia balzò in piedi e seguì lo zio attraverso il corridoio lo vide superare una porta e poi lo seguì giù per le scale. Lo vide aprire una delle due porte che c’erano e poi entrare. Aveva una grande paura di ciò che André avrebbe potuto fargli ma entrò ugualmente nella stanza anziché tentare di scappare perché l’atteggiamento dello zio, il fatto di avergli parlato così apertamente di ciò che aveva combinato e anche il fatto di venire sottomessa l’avevano un po’ eccitata. Forse le sarebbe piaciuto assoggettare a tutti i desideri, anche erotici e sadici, dello zio. Appena entrata si trovò in una stanza che, se non fosse stato per le pareti tutte formate da specchi, assomigliava ad uno studio medico. “Spogliati completamente e butta i vestiti sul lettino !” “Non…” una frustata la colpi sul seno prima che lei potesse continuare. “Spogliati da sola o lo farò io a colpi di frusta !” Katia questa volta eseguì l’ordine senza tentare di opporsi. Lo zio intanto si era avvicinato ad una delle pareti di specchi e aveva azionato il meccanismo di apertura di una porta nascosta. Poi si volse verso di lei che ormai era quasi completamente nuda, aspettò che finisse di svestirsi poi le ordinò di entrare nell’altra stanza. Questa stanza era molto grande e conteneva le attrezzature più varie e strane e Katia non riusciva a capire il loro utilizzo. “Vai verso quel cavalletto la in fondo, simile alla cavallina che si usa a ginnastica.” Katia fece come le aveva ordinato, quando fu vicino la fece salire sopra all’attrezzo come se dovesse salire su un cavallo. La fece stendere completamente sopra poi la fece scivolare un po’ indietro fino a che la fighetta e l’ano della ragazza furono ben visibili ed accessibili. Quindi le lego mani e piedi all’attrezzo, prese un grosso cinturone da sotto all’attrezzo e la bloccò anche in vita. Ora non poteva più muoversi. “Vado a prendere un paio di cose che serviranno a verificare se tu prima hai mentito, tu intanto, per quel poco che puoi guardare, osservati un po’ in giro se tutto va come dico io molto presto proverai personalmente ogni attrezzo, di cui ora non comprendi l’utilizzo, di questa stanza.”

Poi si allontanò, Katia lo vide aprire uno dei grossi armadi che c’erano nella stanza che era li vicino. Lo vide raccogliere una grossa scatola poi appoggiarla su un carrello, molto simile a quello per gli attrezzi che si vedono nelle officine. Lo vide poi prendere un barattolo e con tutto il materiale tornò da lei. Quando le fu di fronte aprì la scatola e Katia poté vederne il contenuto. Essa conteneva una serie svariata di doppi falli delle più svariate dimensioni da piccoli ad enormi, questa vista la eccitò molto. “Allora signorina a quale di questi assomigliava quello che dici di aver provato !” “Al terzo a partire da destra.” “Bene se hai detto la verità sei già sulla buona strada per diventare una vera troia. Il terzo hai detto e il terzo sia !” Detto questo lo prese e si portò dietro alla giovane. “Prima di fare la prova forse è meglio verificare se necessiti di un po’ di lubrificazione non vorrei farti troppo male, per ora….Mmm, da ciò che sento alla troietta non serve molto per eccitarla…sei già molto bagnata nella fighetta ora sentiamo la condizione del tuo ano….” André allontanò le dita che stavano penetrando nella figa per infilarne il medio nell’ano. “Qui un po’ di lubrificazione servirebbe, vediamo ecco un po’ de vaselina…” Katia si stava eccitando sempre di più, sentiva colare ora abbondantemente gli umori dalla figa mentre lo zio le lubrificava l’ano adesso c’erano già due dita dentro. “Penso che possa bastare ora passiamo alla verifica…” e così dicendo, dopo aver posizionato il primo fallo sull’apertura della figa e l’altro sull’ano, diede una bella spinta e li conficcò dentro. “Ahgggggghhh” “Ti ho fatto male troia ?” “Un po’, ma mi piace !” “Ti piace e allora facciamoli entrare ancora di più…” poi spinse nuovamente. Ora i due falli erano completamente penetrati. “Ssssiii, mi piace, muovili…fammi godere… !” Un forte ceffone la colpi sulle chiappe. “Non osare darmi mai più del tu! Tu sei solamente una troia e come troia devi essere trattata, se voglio farti godere lo farò se voglio farti soffrire lo farò, tu devi solo obbedire e servirmi, capito ?” “Si signore ho capito. Io sono la sua troia e lei può fare di me ciò che vuole !” “Così va meglio ora possiamo continuare” ed inizio a muovere fuori e dentro il doppio fallo “Voglio sentire come godi, e voglio che tu mi ringrazi del piacere che ti do !” “Si signore, grazie signore. Siii, mi faccia godere signore, lo muova…. siiiiii goooodoooo….mi spacchi….. tuttaaaa….mi fottaaaa….sono ….una troia….sssiii cosiii…vengooo venngooo….” André continuava a scopala con il doppio fallo a ritmo vertiginoso e sempre con violenza ; in lei dolore e piacere si alternavano facendola godere.

Quando la sentì raggiungere il secondo orgasmo le tolse il doppio fallo. La figa e l’ano rimanevano oscenamente aperti. Si allontano per prendere due vibratori dall’armadio, un po’ più grandi come misura e dopo averli accesi li infilò con un colpo solo fino in fondo ai due buchi. Quando la senti che cominciava a godere di nuovo si tirò giù la cerniera dei calzoni e tirò fuori il membro eccitato. Le dimensioni del fallo erano notevoli e lui lo sapeva, ora era giunto il momento di fare ciò che per prima cosa gli era venuto in mente quando aveva visto la nipote. La voleva vedere mentre godeva con il suo cazzo tutto in gola. Si mise davanti a lei e le ordino di prenderselo in bocca. “Avanti troia, succhiatelo tutto, ciucciamelo bene che voglio sborrarti in bocca.” La nipote era veramente brava, lo prendeva quasi tutto dentro e lo succhiava alla meraviglia. Quando si sentì vicino all’orgasmo la afferrò per i capelli e cominciò a scoparla in bocca. “Ecco è così che una troia deve essere scopata…sto per sborrarti in bocca… devi bere tutto e non lasciare niente….ssiii sbooorrrooo.” I getti di sperma le colpirono in gola e lei un po’ per non soffocare un po’ per non far infuriare lo zio ma soprattutto perché le piaceva da matti ingoiò tutto. Quando André estrasse il cazzo dalla sua bocca lo leccò tutto per bene poi abbandonò il lavoro travolta dal terzo orgasmo. André si rivestì, poi le tolse i vibratori. Katia pensò che ora l’avrebbe liberata invece…. (continua)

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Giugno 1998

Eros Italia: Katia: Le prime lezioni

Katia: Le prime lezioni Mentre si rivestiva André osservava la nipote, da dove si trovava poteva benissimo vedere i suoi due buchi che restavano oscenamente aperti. A quella vista sentì nuovamente crescere il desiderio. Da come si era comportata era più che sicuro che Katia avrebbe accettato tutto ciò che gli avesse proposto. La nipote era proprio la puttana che aveva creduto, un po’ di lezioni e sarebbe diventata la schiava che doveva e probabilmente che voleva essere. “Bene, noto con piacere che non hai mentito! Soprattutto noto anche quanto ti sia piaciuto farti sottomettere. Con un po’ di lezioni tu imparerai ad essere una schiava perfetta che esegue tutti gli ordini che le sono impartiti!

Ora hai una scelta, vuoi seguire le mie lezioni con interesse o preferisci che te le impartisca con la frusta?” Katia rifletté un momento sulla risposta da dare, prima le era piaciuto, anche quando lo zio l’aveva colpita, ma era meglio per il momento dimostrare interesse. “Io vorrei molto che lei m’insegnasse tutto ciò che desidera!” “Hai fatto la scelta giusta. Imparare a soffrire è molto meglio con un insegnante paziente e premuroso. Bene poiché è ancora presto per la cena iniziamo ora. Per prima cosa ti mostrerò un paio di videocassette che abbiamo girato io e alcuni miei amici. In questi filmati le donne che vedrai erano delle schiave professioniste, tu non ti devi preoccupare presto sarai come loro. Osserva bene ciò che subiscono perché lo farai anche tu.” Nel frattempo diceva questo André aveva tolto da un armadio lo schermo di un proiettore e poi lo aveva aperto davanti a Katia, il proiettore e il primo filmato. Andò poi verso l’interruttore delle luci e, dopo aver spento quelle a bianche, accese quelle a luce rossa; infine fece partire il filmato. Katia vide sullo schermo una donna circondata da cinque uomini, un sesto filmava la scena che si svolgeva nel salotto dello zio. Alla donna fu chiesto di spogliarsi completamente ma lei rifiutò. Appena lo fece l’uomo, che le aveva impartito l’ordine, prese il frustino che aveva in mano e la colpì con forza. Il vestito si lacerò e la donna sussultò per il colpo improvviso. Un altro colpo la investì prima che lei si decidesse a chiedere pietà ed a spogliarsi. Quando fu completamente nuda le ordinarono di sedersi a gambe aperte sul tavolo vicino e di masturbarsi. La scena della masturbazione fu ripresa da più punti e durò fino a quando la donna non venne. Nel frattempo i sei uomini avevano estratto i loro falli e si stavano masturbando. Uno di loro chiese alla donna se non preferisse qualcosa di più lungo anziché le dita da infilare nella figa. Anche se aveva già goduto lei rispose di sì. E si senti infilare nella fregna una delle candele del candelabro che le stava in fianco. Non contenti i padroni continuarono ad infilarne, allargandogliela in maniera mostruosa, fino a quando non ne entrarono più; erano quattro. A quel punto presero a muoverle imitando il movimento delle penetrazioni. Dalle smorfie e dai suoni che la donna emetteva si capiva che il piacere che provava era accompagnato anche da un certo dolore. Alle candele dopo un po’ si sostituì la mano di uno degli uomini la donna venne nuovamente. Gli uomini la fecero alzare poi a turno la scoparono in bocca e le fecero ingoiare tutta la sborra. André a quel punto fermò il filmato e si avvicinò a Katia. Le mise un dito nella figa che era già grondante d’umori. “Vedo che lo spettacolo ti è piaciuto, ora sono curioso di vedere quante candele riesco a fare entrare nella tua di figa. Ti va l’idea?” Fra un gemito e l’altro, sì perché André non aveva smesso di masturbarla

con la mano, rispose di si. Quando la mano lasciò la sua figa per raccogliere l’occorrente Katia si sentì mancare, il desiderio era forte e doveva assolutamente godere. André ritornò e dopo aver lubrificato una delle candele con un po’ di vaselina la infilò nella figa vogliosa, la mosse per un po’ poi ne preparò un’altra i iniziò a spingerla dentro. La figa era stretta ma dopo un po’ non senza che Katia ne soffrisse riuscì a farla entrare. Iniziò quindi a muoverle entrambe facendola venire. Katia pensò che tutto fosse finito invece dopo un po’ sentì che un’altra candela era spinta dentro. Urlò per il dolore ma la sua avanzata non si fermò. “No, basta, mi fai maleee, noooo!” “Quante volte ti devo ricordare che non puoi rivolgerti a me dandomi del tu! Ora ti insegno io!” detto questo spinse violentemente la candela dentro. “Aaaaaahhhh!” “Ti piace ora, hai la figa bella piena, ora dimmi vuoi che ti scopi con queste belle candele che la riempiono?!” “No, per pietà no! Me le tolga la prego signore mi stanno fondando la figa, mi fanno male!” “No, penso che te le lascerò ancora dentro per un bel po’ in fondo devi imparare ad accogliere cose ben più grandi di queste. Ora io vado a cenare tu goditi questa tortura” Diede ancora una spinta alle candele facendole entrare quasi completamente e se ne andò. (continua) L’autore: [email protected]

Luglio 1998

Eros Italia: Katia

Katia Katia impotente vide lo zio andarsene dalla stanza incurante delle sue suppliche. Le tre candele che le riempivano la figa la stavano sfondando e le facevano un male terribile. Dopo un po’ però il dolore passo e fu sostituito da una sensazione sempre più forte di piacere; la figa si stava abituando a quella dilatazione. Ora sentiva solo la sensazione di essere riempita completamente. Avrebbe volentieri desiderato che lo zio fosse lì con lei per supplicarlo di muovere quelle tre candele per sentirsi completamente scoparla. Piano, per quanto le corde le permettevano, cercò di aumentare il piacere muovendo il corpo. La cosa un po’ funzionò ma crescendo il piacere cresceva anche il desiderio.

Si sarebbe fatta scopare da chiunque o con qualsiasi cosa pur di riuscire a godere. Gli umori scendevano copiosamente dalla figa lubrificandola e dilatandola ancora. I suoi movimenti si facevano sempre più veloci e bruschi ma non riusciva in ogni caso ad acquietare la sua fame; più si muoveva più le tre candele scivolavano, in qualche modo, sempre più verso l’esterno. Ad un certo punto, con una mossa ancora più brusca delle altre uscirono completamente e caddero a terra. Era disperata, non sapeva se lo zio la poteva sentire ma cominciò ad invocarlo disperatamente. Doveva assolutamente godere. “Signore lo prego, non ne posso più. Devo godere! La supplico se mi ascolta venga qua e mi scopi con qualunque cosa ma non mi lasci qui insoddisfatta e con questa voglia! Per favore farò qualsiasi cosa!..” Dalla cucina André non avrebbe potuto sentire il richiamo disperato della donna. Ma, in precedenza, quando aveva deciso di praticare quel tipo d’attività nello scantinato aveva fatto installare una specie di trasmittente in ogni stanza comunicante con la sala “torture”. Prima di iniziare a cenare aveva acceso quello della cucina. Quando senti la nipote sorrise compiaciuto, la bella Katia era propri la troia che sperava. “Sbaglio o la piccola ha detto qualunque cosa?! Bene dopo la lezione mi verrà in mente cosa farle fare. La farò saltare dal dolore e dal piacere ma prima finisco di cenare, lei può aspettare!” Dopo aver cenato sparecchiò la tavola, poi prese gli avanzi e usci in giardino. In un recinto lì vicino c’erano i suoi due cani che aspettavano la pappa. Ed ecco che gli venne un’idea. “Qualunque cosa?! Chissà se le piacerà farsi scopare dai miei due tesori! Ecco piccoli la pappa, mangiate tutto che poi vi faccio divertire!” Detto questo si diresse verso la sua vittima che nel frattempo aveva continuato a supplicarlo. Quando la raggiunse vide con piacere che le tre candele erano cadute in terra, segno inconfondibile che la fighetta si era abituata a quella dilatazione. Le raccolse erano tutte umide di vaselina unita ad alcune gocce di sangue ma soprattutto alle abbondanti secrezioni della donna. Mentre le posava momentaneamente sul ripiano con una mano, con l’altra prese a stuzzicare la figa della giovane. Era terribilmente bagnata. Piano piano iniziò a penetrarla prima con un dito poi con due, con tre. “Ti piace è!…ti piace farti scopare!…” “Siii, siii, così mi scopi, m’infili tutta la mano dentro, mi sfondi, non ne posso piùùù. Siii gooodoo, oooohhh siiii cosiii…” “Ah, la nostra troietta vuole che la scopi con tutta la mano.. e sia. Un

po’ di vaselina, non tanta perché sei già bagnata ed ora ecco quattro dita …” “Siiiiii…” “Spingo di più?” “Siiii.. aaaaahhhh mi sta sfondandooo…” “Sono dentro fino alle nocche, ti piace vero?” “Siii…” “E allora continuiamo!” “Aaaahhhhhh….” “Ti faccio male! Vuoi che il tuo padrone smetta?” “Nooooo padrone continui…” “Molto bene ecco che c’infilo anche il pollice.” “Aaaaahhh …. Siiiii…” “Fuori, dentro, fuori dentro….” “Siiiiii ….. cosiiii…mi fottttaaa, mi fotttttaaaa” “Ecco una piccola spinta.” “Aaaaahhhhh…” “Dentro fino al polso. È uscito un po’ di sangue ma nessun problema. Hai la figa da vera troia. Ora ti scopo per bene ti va?” “Siiiii…. Gooodoooo….” L’autore: [email protected]

Luglio 1998

Eros Italia: La carriera (1° episodio)

La carriera (1° episodio) Giovanna rimase vedova molti anni prima, sola, poco più che ventenne, con un figlio piccolo da mantenere, si dedicò integralmente a lui. Solo lei conosce esattamente i sacrifici che ha dovuto compiere ma, si sa l’amore di una madre è sconfinato, e lei li affrontò sempre con un sorriso. Riuscì nell’impresa, Luigi crebbe, frequentò la scuola poi l’università, ripagando la madre con grandi soddisfazioni, finalmente iniziò a lavorare e Giovanna, potè concedersi un poco di meritato riposo, a 52 anni andò in pensione, dedicandosi, però come sempre a seguire il figlio in ogni suo passo. Luigi era stato assunto in una piccola industria, uno dei collaboratori del responsabile della contabilità, era un buon posto, con la prospettiva di li a pochi anni di subentrare al responsabile, quando questi fosse andato in pensione. Giovanna ne era sicura, quel posto sarebbe stato suo, suo figlio era il più bravo, il più volenteroso. Come in ogni piccola azienda, l’ambiente di lavoro era molto familiare, tutti conoscevano tutti, nelle occasioni in cui urgenze lavorative obbligavano Luigi ad un impegno straordinario, Giovanna gli portava da mangiare in ufficio, e dal momento che capitava abbastanza spesso, fu presto di casa. Circa un anno dopo l’assunzione di Luigi, una sera Giovanna stava uscendo dalla ditta dopo aver portato da mangiare a Luigi, impegnato nei soliti

straordinari, Era ottobre, faceva freddo ed aveva incominciato a cadere una fitta ma sottile pioggerella, Giovanna non aveva l’ombrello e si mise un foulard sulla testa, cercando di ripararsi, quando una macchina l’affiancò abbassando il finestrino. Con sorpresa, vide Piero Guzzanti, il giovane proprietario dell’azienda in cui lavorava Luigi, “Signora Giovanna, non vede come piove, salga che le do un passaggio” disse il giovane e Giovanna, dopo un attimo d’esitazione salì “Grazie, non pensavo piovesse e non ho preso l’ombrello” disse lei richiudendo la porta. L’auto ripartì “In giornate come queste, dovrebbe prendere l’auto” disse lui “Certò, dovrei farlo, ma purtroppo non ho la patente. In passato non avevo i soldi, ed ora sono troppo vecchia” rispose lei ridacchiando. “Una così bella donna, tanto giovanile, non dovrebbe assolutamente sentirsi vecchia” le rispose lui voltandosi a sorriderle amabilmente. Giovanna fu molto sorpresa da quelle parole, non si era mai ritenuta una bella donna, e tanto meno riteneva di esserlo ora, passati i 50 anni. Anzi la mattina guardandosi allo specchio guardava con orrore quel corpo arrotondato dall’età. Non che fosse grassa, ma i seni, già grandi in gioventù si erano ulteriormente appesantiti, i fianchi si erano allargati, ed agli occhi di Giuliana non bastava il viso ancora fresco e senza eccessive righe a compensare il resto. Abbassò lo sguardo senza rispondere, e Piero cambiò discorso “Debbo dirle che siamo veramente soddisfatti di suo figlio. Ha dei numeri il ragazzo” disse e Giovanna sentendolo dimenticò l’imbarazzo per i precedenti complimenti “La ringrazio, per una madre è un grosso piacere sentire simili parole” rispose sorridendogli a sua volta. Si, le assicuro che il ragazzo ha la possibilità di fare carriere” proseguì lui “Certo la concorrenza è agguerrita, e vi sono altre persone che possono aspirare al pari di Luigi, ma lui potrebbe contare su appoggi importanti, al momento che conta” disse poi fece una pausa “Sa al momento per me tutti sono sullo stesso piano, ma in futuro, potrebbe non essere coì e Luigi potrebbe contare su alcuni vantaggi” le disse e la guardò sorridendo. Giovanna s’irrigidì quando la mano di lui le scostò l’impermeabile e si appoggiò sul suo ginocchio, sollevandole leggermente la gonna. Era paralizzata dalla sorpresa, incapace di muoversi e di proferire parola, tanto la situazione le sembrava assurda. Lui rimosse la mano e riprese a parlare “Cara giovanna, ho saputo che lei in passato ha fatto tanti sacrifici per suo figlio, ora tutto le sembra incredibile e magari orribile, ma posso assicurarle che quest’ultimo sacrifico potrebbe rivelarsi al contrario molto molto piacevole anche per lei” , poi tacque, mentre Giovanna sprofondava ancor di più nella costernazione più completa. Erano arrivati a casa di Giovanna, e lui accostò la macchina “Io non ho fretta Giovanna, ci pensi, ci pensi bene, avremo altre occasioni per discuterne” le disse mentre Giovanna si affrettava ad aprire la porta ed a scendere dalla macchina. I giorni successivi furono molto difficili per Giovanna. Non sapeva cosa fare, come comportarsi, era furibonda per l’affronto, si sentiva trattata come una puttana, da quel giovane ricco e viziato. Poi piano piano alla rabbia si sostituì la paura, incominciò a pensare a cosa sarebbe potuto accadere se lei non avesse accettato le oscene proposte di Piero. Infine, si sorprese più volte a cercare di ricordare l’ultima volta che un uomo

l’aveva toccata. Il pensiero l’eccitò per la prima volta dopo molti anni, e lei subito se ne vergognò. La goccia che fece traboccare il vaso venne alcune settimane più tardi, da Luigi, che una sera, a cena, raccontò un poco contrariato, che il responsabile della contabilità aveva scelto un suo collega per un’importante corso di formazione. Luigi le spiegò che aveva sperato di essere lui il prescelto, perché il corso rappresentava un vantaggio sugli altri in vista della futura successione, quando il capo fosse andato in pensione. Quella notte Giovanna non dormì, pensando che stava irrimediabilmente compromettendo la carriera del figlio, per i suoi stupidi pregiudizi. La mattina dopo aveva preso la sua decisione, avrebbe concesso a Piero Guzzanti, quello che voleva. Attese che il figlio andasse a lavorare, poi a metà mattinata, telefonò in ditta e chiese di Piero “Buon giorno Giovanna che piacere sentirla” esordì appena gliela passarono “Avevamo un discorso aperto ed ho pensato che potremmo riparlarne” disse lei molto imbarazzata “Con molto piacere, potrei essere da lei nel primo pomeriggio” disse lui “Benissimo, la attendo” concluse lei. Quando riattaccò aveva la mano tremante. Iniziò a prepararsi, scelse il vestito più sexy che aveva, ma il risultato non la soddisfaceva, si ripropose di comprarne uno in seguito, si lavò, profumò, cercò di farsi bella, ma più faceva e meno era soddisfatta. Ad un certo punto era quasi decisa a lasciar perdere, a dire a Piero che ci aveva ripensato. Si fece forza e continuò. Lui arrivò verso le due, era tranquillo e sorridente, lo fece accomodare , gli offrì da bere e lui accettò poi incapace di trattenersi sbottò “Allora, mi spiega che cosa realmente vuole da me ?”, lui la guardò con aria sorpresa “Non si rende conto di essere tremendamente attraente vero, eppure lo è, almeno per me.” Fece una pausa “Voglio lei, voglio godere del suo meraviglioso corpo, voglio insegnarle ogni più segreto risvolto del piacere, vedrà che i prossimi mesi saranno piacevolissimi anche per lei”. Giovanna si sentì mancare, e si abbandonò accasciandosi sulla poltrona “Credevo si sarebbe trattato di una volta sola” gemette “No Giovanna, nessun uomo si accontenterebbe di una sola volta con te, io voglio molto molto di più, ma vedrai, ne varrà la pena”. “Spogliati” le disse dopo una breve pausa “Andiamo in camera, qui c’è troppa luce” implorò lei, ma lui scosse la testa, no, qui, voglio vederti bene” le disse con decisione. Giovanna si alzò ed imbarazzatissima prese a spogliarsi senza guardarlo. “Guardami Giovanna voglio che mi guardi” le disse e le si fece forza guardandolo. Un gemito uscì dalla sua bocca, lui la fissava, ma si era abbassato i pantaloni, aveva il cazzo teso ed eccitato e si stava masturbando mentre la guardava. Si tolse il vestito, slacciò il reggicalze e si tolse le calze, quando si tolse il reggiseno ed i grossi seni traboccarono sobbalzando, lui accellerò il ritmo della mano e sussurrò “Bellissime, proprio come avevo immaginato” lei esitò a sfilarsi le mutandine, ma lui continuava a fissarla in attesa, ed alla fine si decise. “Vieni qui le disse Piero, e lei timida si avvicinò cercando di coprirsi il pube con le mani, lui la fece stendere sul divano “Adesso te la leccherò tutta, vedrai sarà bellissimo”, con dolcezza la forzò ad aprire le gambe, le scostò le mani ammirandola oscenamente aperta al suo sguardo,

poi si chinò su di lei. La sua lingua la sfiorò e Giovanna s’irrigidì, poi iniziò a scorrere abile su di lei, tormentandola nei punti più sensibili. Una tempesta d’emozioni la sconvolse, si sentiva umiliata, frustrata, ma allo stesso tempo, anche se cercava di nasconderlo anche a se stessa, qualche cosa si stava muovendo in lei. Era troppo abile, Giovanna non aveva mai provato nulla di simile, ben presto non potè resistere, ed un gemito di piacere le proruppe in gola, lui se ne accorse ed aumentò la pressione della lingua sul clitoride di lei che prese ad inturgidirsi, mentre i primi umori iniziavano a bagnarle la vagina. Lui alla lingua aggiunse le dite, esperte delicate presero a giocare con lei, accarezzandola, penetrandola, dapprima timidamente, poi con sempre maggior vigore. Giovanna si aspettava che da un momento all’altro la penetrasse, la lui continuò tranquillo e sicuro, mentre la sua eccitazione cresceva, sentì una mano di lui salire sul suo ventre sino ai seni, afferrarne un capezzolo, ormai teso per l’eccitazione e strizzarlo dolcemente. Un nuovo gemito le salì alla gola, il respiro si fece sempre più frequente, sconvolta, si rese conto che stava approssimandosi all’orgasmo, lottò, assalita dai sensi di colpa. Ma il piacere era troppo forte, ad un tratto la diga si ruppe e lei si ritrovò incredula, scossa da un violentissimo orgasmo, contorcendosi e gemendo sotto la sua lingua, inondandogli la bocca ed il viso con i propri copiosissimi umori. L’orgasmo proseguì incessante, con ondate successive, sempre ugualmente forti, che le scuotevano il corpo con fremiti incontrollati. A Giovanna parve di svenire, poi finalmente incominciò a rilassarsi. Lui si rialzò staccandosi da lei “E` il mio turno ora, veni e succhiamelo” disse sorridendole, “Non l’ho mai fatto” disse lei spaventata “E` facile vedrai” le sorrise. Giovanna lo raggiunse, lui la fece accucciare ai suoi piedi, lei impugnò il cazzo duro del giovane, masturbandolo timidamente, mentre lo guardava intimidita. “Inizia a leccarlo, devi leccarmelo tutto, dalla punta sino ai coglioni” le disse. Giovanna si spinse in avanti, protese la lingua ed iniziò a lambirlo. Dapprima lo fece timidamente, poi lui la incitò e prese a farlo con maggior decisione, seguendo le sue istruzioni. Lambiva il glande, scorreva lungo l’asta, solleticava con la punta le dure palle del maschio. Lui dimostrava calorosamente il suo apprezzamento, e lei si accorse di provare eccitazione. Dopo un po di quel gioco, lui le chiese di prenderlo in bocca. Risalì con la lingua sino al glande, vi appoggiò le morbide labbra le dischiuse. Lui con dolcezza le pose una mano sulla nuca e lentamente la spinse ad ingoiarne sempre di più. Incominciava a temere che lui non si fermasse, il cazzo le affondava ormai sin quasi alla gola, “Per oggi può bastare così, ma dovrai arrivare ad ingoiarlo tutto” le disse “ora incomincia a muoverti avanti ed indietro, mentre continuerai a lavorare con quella bella lingua.” la istruì e Giovanna obbedì. Lui la riempiva tutta, il gusto di maschio le piaceva, inizò involontariamente a succhiare e lui non tardò a farle i suoi complimenti. L’eccitazione di Giovanna cresceva e con lei il ritmo del pompino. Lui gemeva e le accarezzava i capelli, le diceva parole oscene, ma con molta gentilezza, sentiva il cazzo contrarsi per il piacere e quei guizzi le davano gioia. “Sin dal primo momento, che ti ho vista ho sognato questo”

le sussurrò lui, “Voglio che continui, voglio che tu lo tenga in bocca mentre godo. Voglio riempirti la bocca con il mio sperma, e voglio sentirti berlo tutto” disse lui con voce roca per l’eccitazione. Avrebbe voluto sottrarsi, ma le mani di lui la trattennero dolcemente, mentre lui iniziava a muovere il bacino a ritmo crescente. Dopo un poco il ritmo divenne frenetico, lei era ormai passiva, e lui la chiavava letteralmente in bocca. Con orrore, Giovanna si accorse che stava per venire, ma con altrettanto orrore, si accorse di desiderare di sentire il suo caldo sperma inondarle la bocca. “Ecco adesso, sto venendo, bevi, bevi tutto” ruggì lui con voce roca, accentuando la pressione delle mani sulla sua nuca. Lo sperma eruttò dal glande riempendole la bocca, stampandosi sulla lingua e sul palato. Una nuova bordata caldissima seguì la prima, e poi ancora. La bocca di Giovanna si riempì e lei fu costretta ad ingoiare la prima boccata. Un fremito le risalì dal ventre, profondo, ma intensissimo, e mentre continuava ad ingoiare Giovanna si accorse del nuovo orgasmo che la sconvolgeva. Più nascosto, meno evidente, ma piacevole quasi quanto il primo. Lui ri rilassò, ma lei continuò a succhiarlo sin che l’orgasmo allentò lasciandola esausta. Lui la fece salire sul divano, stendere sul suo corpo, l’abbracciò teneramente, e la baciò sulle labbra. Dopo un po, le prese una mano e se la portò al cazzo. Lei prese ad accarezzarlo e con sua sorpresa, il membro reagì prontamente iniziando a gonfiarsi nuovamente “Sei irresistibile Giovanna, vuoi che adesso ti scopi ?” le domandò e lei annuì. “Voglio sentirtelo dire, dimmi che vuoi che ti scopi” le intimò lui . Lei esitante sussurrò “Scopami Piero te ne prego” “Coraggio piccola, mi hai appena succhiato, hai bevuto la mia sborra, ed ora hai paura di chiedermi di scoparti, non ti sembra un controsenso” le disse lui. Lei prese a masturbarlo con più decisione, era nuovamente duro, si decise “Mi piace il tuo cazzo, è bello duro instancabile, Dio come lo voglio dentro, scopami Piero, voglio sentire il tuo cazzo dentro di me” disse con decisione, leccandosi perversamente le labbra. Lui eccitato la prese, lei non capì cosa stesse succedendo, la voltò e la mise carponi sul divano, si portò alle sue spalle, il cazzo si fece largo tra le sue cosce e le affondò nella vagina ancora madida d’umori. Lei, da tanti anni non veniva penetrata, provò un’iniziale bruciore, un fastidio, ma allo stesso tempo riassaporò antiche sensazioni e lo accolse con un roco gemito. Lui affondò completamente in lei e prese a strusciarle il pube contro le chiappe mentre gliele palpava a piene mani “Il tuo culo è stupendo Giovanna, non finirei mai di guardarlo e di accarezzarlo” le disse, lei voltò la testa sorridendogli “Non parlare, scopami” gli disse e lui eccitato iniziò a stantufarle nel ventre. Giovanna si abbandonò a sensazioni da troppo tempo dimenticate, assaporò le piacevoli fitte che le provenivano dalla vagina sotto i poderosi colpi di Piero, sentì lui stendersi sulla sua schiena, le mani di lui accarezzarle i seni che sobbalzavano nell’aria mentre tutto il suo corpo ondeggiava ad ogni colpo del pube del maschio contro le sue natiche. I colpi si fecero più decisi e frequenti, le sue chiappe incominciarono a risuonare, mentre la vagina le si allagava d’umori, l’osceno sciacquio le riempì le orecchie e si eccitò ancor di più. Le abili mani di Piero si

portarono sul suo ventre, presero a solleticarle il clitoride, ed inaspettatamente Giovanna venne travolta dal terzo orgasmo della giornata. Distrutta dal piacere, si accasciò sul divano mentre lui continuava a scoparla “Prendi la pillola” lo sentì domandare “No” gemette lei quasi incosciente “Allora sarò meglio finire fuori” concluse lui, lo sentì uscire da lei, le sue forti mani la rovesciarono sulla schiena. Lui le fu sopra, ed il cazzo madido dei suoi umori sprofondò nel solco dei grossi seni. Le mani del giovane strinsero le morbide carni intorno all’asta, e lui prese a muoversi avanti ed indietro il ritmo si fece frenetico ed ad un tratto Giovanna lo sentì gemere e contrarsi tra i suoi seni. Il primo copioso getto di sperma le piovve in viso sorprendendola, poi altri seguirono. I getti divennero sempre meno violenti e lui scaricò la maggior parte del suo sperma tra i morbidi seni. Usò il cazzo per spalmarglielo sulla pelle poi risalì e fece lo stesso con le gocce che le imperlavano oscenamente il viso, poi le affondò il cazzo in bocca con un gemito, e lei lo succhiò e lo leccò ripulendolo. Giacquero esausti alcuni minuti, poi lui si rialzò ed incominciò a rivestirsi “Purtroppo devo andare, ma stati tranquilla, ci rivedremo presto, molto presto” le disse e lei si sorprese, sentendosi pronunciare un “Lo spero”. Ed in effetti si rividero presto, ed i loro incontri clandestini si ripeterono con sempre maggiore frequenza nelle settimane successive. Giovanna era sempre più sorpresa di se stessa, ma anche di lui, che sembrava non averne mai abbastanza. Circa un mese dopo, lui le telefonò a casa “Sto organizzando qualche cosa di particolare, tieniti libera la prossima settimana, tutte le sere” le disse “Certo, con piacere” disse lei, poi ad un tratto un pensiero le attraversò la testa “Come ho fatto a non pensarci, mi dispiace Piero, ma non posso, sai mio figlio, come farei a spiegargli che esco la sera, non l’ho mai fatto” disse con tono disperato “Non ti preoccupare , a questo ho pensato io, tuo figlio parte per un corso di formazione, sarà via tutta la settimana” le disse “Tu fai solo in modo che lui non ti chiami la sera”. Quando il figlio se ne andò lei le raccomandò di stare attento, lo pregò di chiamarla tutti i giorni, ma aggiunse “Chiamami presto, verso le sette, sai a casa da sola, andrò a dormire molto presto” lui acconsentì, come se quella fosse la cosa più normale del mondo. La sera stessa Piero la venne a prendere, andarono a cenare fuori, passarono una stupenda serata, e lui le annunciò che avrebbe passato la notte con lei. Giovanna ne fu felice, e si abbracciò a lui mentre guidava per tornare a casa. “Se fai così, non posso resistere” le disse e lei ridacchiò allungando una mano e trovandolo eccitato, “Succhiamelo, succhiamelo adesso, mentre guido” le disse. Inorridita Giovanna lo guardò, ma poi si accorse che la sua mano autonomamente aveva preso a slacciargli i pantaloni. Poco dopo stava sdraiata intenta a succhiarglielo. Era diventata abilissima, in grado di controllarlo perfettamente, di regolarne i tempi. Di tanto in tanto guardava dove fossero, fu un pompino lento, estenuante, ma alla fine lei gli concesse di godere nella sua bocca e bevve il suo sperma, come oramai aveva imparato a fare regolarmente. Giovanna era eccitatissima e quando salirono, stando attenti a non essere visti dai vicini, lo assalì letteralmente, lo rovesciò sul letto, lo spogliò freneticamente. Come al solito lui era già duro, lei lo insalivò e

poi gli salì a cavallo, cavalcandolo freneticamente, mentre lui la spogliava, le palpava le tette ondeggianti, le accarezzava le chiappe opulente. Venne più volte prima che lui la inondasse con il suo travolgente orgasmo. Il giorno successivo, lui volle trascorrere una tranquilla serata, lei preparò la cena, mangiarono, e poi andarono in salotto, e per la prima volta guardarono la televisione assieme, lui le posò una mano sulle cosce, iniziando ad accarezzarla, le sollevò la gonna, e la sua mano si appoggiò sul suo pube, e Giovanna incominciò a scaldarsi. “Faresti qualche cosa di speciale per me ?” le domandò lui dopo un po “Certo, ma cosa intendi, mi sembra di averti fatto molte cose speciali ultimamente” rispose lei facendo la maliziosa, “Si è vero, ma quello che ho in mente è un poco diverso” rispose lui con un sorriso “Vedremo” rispose lei, mantenendo sempre l’atteggiamento malizioso “Cosa sta meditando quel tuo cervellino perverso ?” domandò. “Voglio vederti fare all’amore con una donna, e poi scoparvi tutte e due” le disse lui, e Giovanna non era preparata a quella sorpresa, arrossì violentemente e si staccò da lui sconvolta, ma lui la incalzò “Ti ho mai tradita, c’è stato mai nulla che ti ho fatto fare che non ti piacesse” iniziò a sussurrarle in un’orecchio mentre la sua mano le accarezzava il seno. “No, ma questo è diverso, è contro natura” rispose lei, cercando di sottrarsi alle sue carezze “Sarà bellissimo te lo prometto” continuò lui incurante “Mai io non conosco nessuna che.. ” lei cercò disperatamente divagare “Non ti preoccupare, conosco una ragazza, una squillo, disposta a farlo anche con coppie, io e lei ti daremo un piacere immenso vedrai” continuò lui. Giovanna non rispondeva, ma le sue difese stavano lentamente cedendo. La sua mano scese dal seno al clitoride di lei che gemette “Vigliacco…”, lui non rispose, ma le sue dita accentuarono il massaggio “Se la chiamo gliela leccherai tutta ?” le domandò, lei non rispose, le sue dita giocarono ancora con lei, “Si…” gemette Giovanna. Lui si staccò, ed andò a telefonare. Circa mezz’ora dopo, suonavano alla porta. Piero la mandò ad aprire “Ciao, sono Marika” disse la bellissima bionda che si ritrovò davanti, la fece accomodare. La bionda si tolse il lungo cappotto, sotto portava una camicetta trasparente, che lasciava perfettamente ammirare gli plendidi seni, una gonna cortissima e calze a rete, dal bordo della gonna s’intravvedeva il reggicalze. “Ciao Marika” disse Piero “Ciao” rispose lei con un sorriso “Giovanna, la mia amica, muore dalla voglia di leccarti tutta, ed io fremo al pensiero di vedervi ” la bionda si voltò verso Giovanna che era arrossita violentemente “Accontentiamolo allora” disse e la prese per mano. Era molto più alta, Giovanna, e camminava agilmente su dei vertiginosi tacchi. La condusse sino al divano dove stava Piero, la fece sedere e davanti ai suoi occhi sbarrati sollevò la corta gonna. Non portava mutandine, e il suo sesso era perfettamente rasato. Si fece avanti spingendo il pube a pochi millimetri dal volto di Giovanna “Ti piace” le disse dilatandosi oscenamente le grandi labbra, poi le pose una mano sulla nuca e la attirò a se e Giovanna si ritrovò ad aspirare il suo profumo “Leccala Giovanna” le disse Piero, e riluttante lei iniziò.

Piero prese a spogliarla, mentre lei leccava, le tolse la camicetta, le slacciò il reggiseno, prese a giocare con i suoi seni, poi cambiarono posizione, Fece sedere Marika oscenamente scosciata e dopo aver completamente spogliato Giovanna la fece accovacciare tra le lunghe gambe, spingendola a leccarla. Da parte sua sfoderò, cazzo eccitato ed andò ad affondarlo nella bocca della bionda che iniziò a succhiarlo. Giovanna non si trattenne e prese a guardare Piero che si faceva succhiare, mentre non smetteva di leccare il sesso depilato della donna. Piero slacciò la camicetta di Marika prendendo a palparle le sodissime tette, poi volle che le due si scambiassero di ruolo, Marika si spogliò rimanendo con calze e reggicalze, e si chinò a leccare Giovanna che a sua volta si ritrovò alle prese con il cazzo di Piero che la chiavava in bocca e le palpava le grosse tette. La lingua della bionda era diabolicamente abile, ancor più abile di quella di Piero, e lei, suo malgrado, si ritrovò a goderne. La sua bocca divenne più vorace, le sue mani presero ad accarezzare le palle di Piero che a sua volta si era spogliato. “E` pronta, vieni e scopala” disse Marika quando la sentì completamente bagnata, Piero si portò tra le potenti cosce di Giovanna ed affondò con un gemito nel suo caldo ventre iniziando a scoparla. Marika e Piero presero a contendersi i seni di Giovanna succhiandone avidamente i grossi capezzoli, palpandoli con abilità, e Giovanna si scaldò sempre più, così quando Marika tornò ad offrirle la vagina da leccare, Giovanna la ricambiò con entusiasmo, impegnandosi per farla godere. La giovane bionda era appoggiata allo schienale del divano, ed offriva l’osceno spettacolo del suo culetto ondeggiante a Piero che poteva chiaramente vedere la lingua di Giovanna scorrerle tra le grandi labbra, penetrarla o lambirle teneramente il clitoride. Il ritmo dell’amplesso cresceva, lui prese ad accarezzarle il clitoride mentre la scopava e come al solito, Giovanna seguì quei tocchi e rapidamente venne scossa dal più violento orgasmo della sua vita. La lasciò sfogare, mentre lei gemeva e si contorceva, lasciò che le ondate di piacere l’abbandonassero, poi si staccò da le, avanzò ed affondò il cazzo nella vagina di Marika. Giovanna continuò a leccare i loro sessi uniti, mentre lui scopava con vigore la bella bionda. Ormai Giovanna aveva perso ogni inibizione e quando lui si arrestava per strusciare il pube contro le sode e giovani chiappe della bionda, lei gli succhiava dolcemente i coglioni provocando i suoi mugolii d’approvazione. “Adesso stai bene attenta ed impara” sentì dire da Piero. Il cazzo di lui si sfilò dalla vagina di Marika, lo vide sollevarsi e dapprima non capì, la mano di lui lo guidò leggermente più in alto, lo vide spingere e solo allora capì che il cazzo stava lentamente affondando nel culo di Marika. Lui spinse lentamente ma costantemente ed il cazzo, scomparve completamente nel culo della bionda, per poi prendere a scorrere avanti ed indietro a ritmo lento ma profondo “Leccami mentre lui m’incula” sentì gemere Marika, ed automaticamente riprese a lavorare di lingua, mentre guardava ipnotizzata quel potente cazzo sfondare il giovane culetto della bionda. Ben presto riconobbe il ritmo eccitato di Piero, quel ritmo che inevitabilmente lo portava in breve tempo all’orgasmo, lo vide arrestarsi e contrarsi mentre iniziava a scaricare torrenti di sperma nell’intestino

di Marika, poi lui si accasciò sulla schiena di lei e qualche istante dopo si staccò con un’osceno rumore e si abbandonò esausto sul divano. Pochi minuti dopo Marika si era rivestita, lui la pagò e lei se ne andò. Piero se ne andò in bagno a ripulirsi. Poi ritornò e la baciò appassionatamente “Sei stata magnifica” le sussurrò “Andiamo a letto, ho ancora voglia di te”. Andarono in camera, e lui la scopò a lungo, la fece godere più volte prima di venire a sua volta. Erano abbracciati, quando lei si decise a parlare “Cosa intendevi dicendomi guarda ed impara ?” domandò “Tu cosa pensi ?” rispose lui “Che vorresti fare la stessa cosa a me” rispose lei a voce bassa “Me lo lascerai fare ?” domandò lui lei tacque a lungo, poi si decise “Certo, tutto quello che vuoi”.

Ottobre 1997

Eros Italia: La carriera (2° episodio)

La carriera (2° episodio) L’indomani, lui la portò fuori a cena, poi a teatro, al ritorno non prese la solita strada, ma fece una deviazione e poi si fermò in un’angolo bui, si voltò e la baciò, poi scese dalla macchina ed andò ad aprirle la porta, la fece scendere, l’aria era frizzante, ma non faceva freddo, lui le aprì il cappotto, le sue mani armeggiarono con il vestito scodellandone i seni,, si chinò a baciarli, ne succhiò avidamente i capezzoli, già turgidi per l’eccitazione della sera. Prese a strusciare il suo pube contro quello di lei e Giovanna percepì il suo duro sesso premere sul suo ventre. Piero la spinse in basso, costringendola ad accosciarsi davanti a lui. Le sue mani frenetiche slacciarono i pantaloni, liberarono il cazzo e glielo infilarono in bocca. “Sta sera voglio che tu sia la mia puttana personale” le disse lui mentre la lingua di Giovanna lavorava abilmente sul glande eccitato “Ti tratterò come tale” aggiunse “Succhia, puttana, succhiami le palle” le intimò e lei scese a succhiargli le palle. Giovanna era eccitata da quella situazione strana, si guardava in giro ogni qualvolta in lontananza i fari delle auto fendevano la notte, ma continuava a succhiare ed a lavorare con foga sul cazzo di Piero. Quando imboccò nuovamente il cazzo, lui la afferrò con la nuca, e la attirò con decisione a se, facendole affondare il glande in gola. Non si era mai spinto a tanto, Giovanna aspettò che si fermasse, ma lui non si arrestò ed il cazzo le scomparve tutto in bocca. Le sue labbra giunsero a lambire il pube ed i coglioni, mentre lui eccitatissimo cercava di penetrarla ancor più profondamente. Incominciava a sentirsi soffocare ma lui la rilasciò e lei riprese il normale lavoro “Adesso fallo tu, ingoiamelo tutto” le intimò e fu lei stessa ad affondarsi completamente il cazzo in gola, mentre le mani stropicciavano dolcemente i duri coglioni. Ad un tratto, lui la sollevò, e la voltò, facendola appoggiare al cofano della macchina. I capezzoli a contatto della fredda lamiera le diedero una dolce fitta e lei rabbrividì. Lui le stava sollevando la gonna, rimboccandola sopra i fianchi. Le sue

mani le palparono rudemente il culo, poi le sfilò le mutande. Le sue mani vogliose presero a palparle rudemente le natiche, divaricandole oscenamente., lei voltò la testa a guardarlo, lo vide infilare una mano in tasca ed estrarne un tubetto. Ostentatamente si versò il contenuto sulle dita, poi giovanna sentì le dita affondare tra le sue natiche e lubrificarle lo sfintere. Gemette “Stai calma, mia dolce puttana, tra poco ti accontento e te lo metto tutto in culo” le disse lui con voce roca per l’eccitazione. Le sue dita continuarono a lubrificarla, poi lei lo sentì penetrala, con un dito, poi con due, lavorarla in profondità aggiungendo sempre nuova crema. Poi lui si spostò, lei percepii il calore del suo glande eccitato premere contro lo stretto sfintere “Non ti contrarre, spingi invece” lo sentì dire. Giovanna non capiva più nulla, per la paura ma anche per l’eccitazione. Lui spingeva e lei si contraeva, opponendosi, lui con calma le parlava, e lei si rilassava. Dopo qualche tentativo, lei riuscì a non contrarsi e lui scivolò in lei, violando con il glande lo sfintere. Giovanna lanciò un urlo di dolore. Piero si arrestò, si chinò su di lei e prese a parlarle dolcemente, la sua mano prese a titillarle il clitoride. Lentamente, con pazienza lui affondò in lei, poi prese a stantufare. Lentamente il dolore scemò, e lei incominciò a trovare sopportabile la penetrazione. Quando lo sentì eccitarsi, non potè fare a meno di fare altrettanto, anche se lui aumentava la potenza dei colpi ed il dolore tornava ad aumentare. Con una mano le accarezzava il clitoride, con l’altra, le stropicciava i capezzoli, Giovanna ben presto ansimava sotto i suoi colpi. Lui la incitava oscenamente, “Lo vuoi il mio sperma puttana ?” le domandò lui e lei gemette, “Si, si” “Dove lo vuoi , grandissima troia?” l’incalzò accelerando il ritmo “Nel culo Piero, riempimi il culo con il tuo spermaaa….” lo incitò lei, e lui la accontentò e venne urlando tutto il suo piacere. Le calde bordate le zampillarono nell’intestino, sentì il caldo liquido riempirla ed a sua volta esplose fremendo sotto di lui. Poche settimane dopo, Luigi una sera tornò a casa entusiasta, aveva ottenuto il suo primo aumento di merito, ed ormai confidava di poter essere il prescelto, Giovanna si complimentò e gioì con lui, ma allo stesso tempo sentì il familiare calore che le riscaldava il ventre…….

Ottobre 1997

Eros Italia: La cognata (1° episodio)

La cognata (1° episodio) A volte anche i sogni diventano realtà Quella che sto per raccontare è una storia vera. Solo i nomi dei personaggi ed i luoghi sono di fantasia. Mi chiamo Joker, ho 30 anni e da quattro sono felicemente sposato con Fanny; di pochi mesi più giovane di me. Fanny l’ho conosciuta più di dieci anni fa in un paesino della Toscana dove, come tutti gli anni, i miei genitori mi avevano portato a trascorrere le vacanze estive.

Quell’anno avevo cominciato a trascurare gli amici per frequentare mia sorella e soprattutto le sue amiche. Mi sentivo più attratto da loro che dalla solita partita di pallone. Fanny era appunto una delle amiche di mia sorella. Abbiamo cominciato a frequentarci sempre più spesso e con lei ho avuto le mie prime, anzi nostre, esperienze sessuali. Ci baciavamo e toccavamo ad ogni occasione utile ma, tra noi, c’era un ostacolo. Sua sorella Lisa. Lisa era di due anni più giovane della sorella Fanny. Nonostante ciò Lisa era più alta e soprattutto aveva già un seno molto sviluppato. Tra noi comunque regnava un odio reciproco. Io non la sopportavo perché i suoi genitori ce la mandavano sempre dietro per controllarci. Lei, a sua volta, non poteva vedermi perché era costretta a passare le giornate a correre dietro a me e a Fanny che eravamo insaziabili di baci, tenerezze e soprattutto di sesso. Sono passati gli anni; siamo cresciuti, io e Fanny ci siamo liberati della presenza di Lisa e, col tempo, anche l’odio che ci divideva è svanito. Quando ho sposato Fanny, la più felice era proprio lei, Lisa. Mi sono ritrovato così, alla soglia dei 30 anni, sposato e con una cognata a cui pensavo spesso fantasticando su improbabili rapporti sessuali. Lisa con gli anni si era fatta veramente bella e di lei mi attraeva tantissimo il suo seno. Una quarta misura da capogiro. Si trattava però solo di sogni che io stesso ritenevo irrealizzabili. Le cose però sono improvvisamente cambiate l’estate scorsa. Io e Fanny, dopo il matrimonio, ci eravamo trasferiti nella riviera ligure ed abitavamo in un appartamento non lontano dalla casa dei genitori di lei con i quali, Lisa, viveva ancora. Quell’estate appunto, i miei suoceri, decisero di ristrutturare il loro appartamento e per far ciò, Lisa, fu costretta a venire ad abitare da noi per il tempo necessario ai lavori. Il contatto quotidiano con Lisa fece aumentare il mio desiderio per lei e la frequenza dei sogni erotici in cui lei era la protagonista. La convivenza comunque sembrava allontanarla da me: cercava di evitare di restare sola in casa con me; aspettava sempre la sorella per fare la doccia e comunque i suoi atteggiamenti apparivano più freddi del solito. Una mattina eravamo soli in casa. Io ero ancora nel mio letto mentre lei, come tutti i giorni stava studiando in cucina. Non so come e perché ma decisi di provocarla. Inserii nel videoregistratore una cassetta hard ed accesi la TV in camera mia. Abbassai il volume ma non al minimo e, come in fondo speravo, i mugolii di piacere giunsero sino a Lisa. Dopo quasi un quarto d’ora Lisa, evidentemente attratta da quei suoni, si è sporta dalla porta della camera, che avevo lasciata aperta, chiedendomi cosa stessi guardando. Prima che potessi rispondere era già entrata in camera quel tanto da poter constatare da sole quale fosse il programma. Ricordo che quella mattina indossava lo stesso mini abito da lei indossato, un paio di anni prima, in un occasione sino allora

indimenticabile per me. Si trattava di una sorta di lunga maglietta di cotone con stampato un enorme “Titti”, il canarino giallo di Gatto Silvestro. Quella volta eravamo tutti ospiti da uno zio e Lisa, dopo essersi fatta una doccia, aveva messo la maglietta ed era venuta in cucina ad aiutarmi mentre preparavo un aperitivo. Era davanti a me, ancora con i capelli bagnati, e quando si è sporta in avanti mi sono ritrovato di fronte uno spettacolo stupendo: i suoi due seni enormi lì, davanti a me, a pochi centimetri dal mio viso. Ricordo ancora, come fosse oggi, la sensazione che provai nel vedere quei seni caratterizzati da due capezzoli circondati da un aureola di dimensioni mai viste sino ad allora. Ma ritorniamo a quella fatidica mattina. Mi aspettavo che Lisa si irritasse andandosene, magari facendo una scenata, ed invece si sedette sul letto con gli occhi spalancati ed incollati al video. Rimanemmo in silenzio per diversi minuti. Nel film intanto una giovane donna si stava godendo, con evidente piacere, due enormi cazzi che la penetravano contemporaneamente. Anche il mio cazzo era ovviamente in piena erezione. In parte per ciò che vedevo in TV ma in gran parte per la presenza di mia cognata, Lisa. Terminata la scena, con i consueti schizzi di sperma che hanno inondato il culo e la fica della protagonista, Lisa si è girata verso di me chiedendomi come potevo guardare un simile film. Con la gola arsa ho trovato il coraggio di rispondergli che quando ero da solo sapevo come saziare la mia eccitazione e contestualmente ho allungato una mano accarezzandole il viso. Lisa non si è sottratta alla carezza, si è nuovamente girata verso la TV per seguire una nuova scena di sesso. Con la mano le ho accarezzato delicatamente la nuca sino a quando Lisa si è nuovamente girata verso di me. I nostri sguardi si sono incrociati per un breve ma infinito istante e poi l’ho tirata verso di me baciandola appassionatamente. Lisa non si è affatto tirata indietro, anzi. E’ stata lei a fare il passo successivo. Mentre ci baciavamo, con lei che appoggiava i suoi seni sul mio petto, Lisa a cominciato ad accarezzarmi con la mano destra. Dalle spalle e dal petto è passata sotto le coperte raggiungendo il mio uccello fremente. Con la bocca ha continuato a baciarmi scendendo lentamente verso il basso sino a raggiungere la cappella gonfia che, in un attimo, è sparita nella sua gola. Ha iniziato un pompino con fare chiaramente inesperto ma, comunque, piacevole tant’è che, per evitare di godere, l’ho interrotta ricambiandole il servizio. Ho quindi iniziato ad esplorare le sue cosce con la mia lingua, gli ho sfilato gli slip e mi sono ritrovato di fronte una selva di peli. Quando però gli ho allargato le gambe sono apparse le labbra della sua fica, rosee e grondanti di umori, perfettamente depilate. E stato quindi un piacere succhiare il suo nettare e sentirla fremere ad ogni colpo di lingua. Ho continuato così a lungo, delicatamente, sollecitandole il clitoride alternativamente con un dito e con la lingua. Poi sono sceso più giù seguendo il rivolo dei suoi umori sino al buco del suo culo che mi appariva come un bocciolo di rosa. Ho avvicinato l’altra mano ed ho spinto dentro il dito indice. Lisa ha inarcato la schiena, il suo respiro si è

fatto affannoso e quando ho infilato nel suo ano anche il dito medio ha cominciato a fremere e mugolare sino all’orgasmo. A quel punto avrei voluto possederla immediatamente ma ero talmente eccitato che solo avvicinare il mio cazzo alla sua fica mi avrebbe fatto raggiungere l’orgasmo. Avrei anche dovuto fare uso del preservativo, sapevo infatti che Lisa non usava la pillola, e la cosa non mi andava a genio. Mi sono ricordato la scena vista poco prima in TV ed ho risolto il mio problema. Sono andato in cucina e, dal frigorifero, ho prelevato un cetriolo. Io e Fanny ne tenevamo sempre per i nostri giochi di sesso. In bagno, poi, ho passato il cetriolo sotto l’acqua calda per alcuni minuti. Non era molto lungo ma forse un po’ troppo tozzo per quelle che erano le mie intenzioni. Sono quindi tornato verso la camera con l’uccello che finalmente non era più teso come in precedenza quando l’erezione era tale che quasi provavo dolore. Appena entrato in camera il mio cazzo ha subito avuto un sussulto. Lisa era lì, seduta sul letto appoggiata alla testata con le gambe larghe e piegate. Stava guardando ancora la TV e, mentre la pornodiva (Selen) stava terminando un magnifico pompino facendosi schizzare di sperma la faccia ed i seni giocherellando poi con lo sperma misto alla sua saliva che, spregiudicatamente le colava dalla bocca per scendere sino sui capezzoli, Lisa, si stava masturbando la fica con la mano destra mentre un dito dell’altra mano timidamente si insinuava nel suo ano. Sono rimasto un attimo a guardarla, lì sul letto, ancora con la maglietta con sopra “Titti” che sembrava guardarmi e sorridere. Ho raggiunto Lisa sul letto nascondendo sotto un cuscino il cetriolo. L’ho fatta sdraiare sopra di me ed abbiamo iniziato un magnifico 69. Eravamo entrambi più rilassati ed ho trovato il modo di chiederle se le sarebbe piaciuto sentirsi prendere contemporaneamente avanti e dietro come aveva visto fare poco prima in TV. La sua risposta non è stata negativa ma temeva di provare dolore dietro perché il suo culetto era ancora vergine. La cosa mi ha eccitato ancora di più ed ho cominciato a dedicarmi particolarmente proprio a quel buchetto delizioso che ora costituiva la mia meta. Lo leccavo, lo toccavo con le dita, penetravo dolcemente dentro ed ogni volta Lisa emetteva un gemito di piacere. Ho quindi estratto il cetriolo da sotto il cuscino ed ho cominciato a strusciarlo tra le labbra della fica di Lisa per lubrificarlo bene. Lei ha interrotto il pompino che mi stava facendo per chiedermi cos’era ma io mi sono limitato a tranquillizzarla e l’ho invitata a continuare. Il cetriolo era ormai pronto, ben lubrificato, duro e non più freddo come quando, poco prima, lo avevo estratto dal frigo. Ho avvicinato la punta del cetriolo al buchetto del culo ed ho cominciato a spingere piano piano. Lisa ha smesso di succhiarmi l’uccello ma non ha proferito parola. Ho continuato a spingere e con la lingua ho ripreso a leccarle la fica. Poco dopo Lisa aveva già alcuni centimetri di cetriolo nel culo ma continuavo a spingere con molta delicatezza perché le dimensioni in effetti erano un po’ esagerate per una vergine. Quando Lisa ha ripreso a succhiarmi il cazzo ho capito che ormai non provava più il dolore

iniziale. Ho cominciato a muovere il cetriolo avanti ed indietro sempre più velocemente ora leccando la fica di Lisa, ora leccando i bordi del suo ano trafitto per lubrificarlo il più possibile. Lisa non ha resistito ancora tanto, ha accelerato il movimento della sua mano sul mio cazzo, ha nuovamente smesso di succhiarmelo ed ha raggiunto un orgasmo ancora più forte e violento del prece Ora era il mio turno. Lisa aveva goduto e provato sensazioni stupende che, come mi ha detto in seguito, non aveva mai provato prima. Il mio cazzo invece fremeva ancora di desiderio. Dopo aver finalmente tolto l’abitino ed il reggiseno a Lisa l’ho fatta sdraiare con le gambe fuori dal letto. Le ho posto due cuscini sotto la schiena per fare in modo che i suoi due buchi d’amore fossero giusto all’altezza del mio cazzo. Ho preso nuovamente il cetriolo e, questa volta, l’ho infilato nella sua fica che lo ha accolto con estrema facilità tanto era bagnata e ben lubrificata. Per un po’ ho fatto divertire Lisa con il cetriolo, che stava diventando il suo miglior amico, poi mi sono deciso. Le ho alzato le gambe appoggiandole sulle mie spalle ed ho avvicinato la mia cappella all’unico buco ancora libero. Per quello non c’era bisogno di profilattico. Il cetriolo era quasi completamente dentro la fica di Lisa ma, quando ho cominciato a penetrare nel suo culo, ha cominciato ad uscire. Pochi centimetri però perché quando a raggiunto il mio pube si è fermato e, man mano che il mio uccello penetrava nel culo di Lisa il cetriolo avanzava nella sua fica. Lisa inizialmente cercava di rallentare la penetrazione ma quando il piacere a cominciato a salire ed a pervadere tutto il suo corpo i suoi movimenti sono diventati sempre più frenetici di pari passo con miei. I suoi seni intanto ballonzolavano sempre più velocemente e Lisa stessa, pervasa dal piacere, non riusciva più a trattenerli. L’eccitazione era altissima per entrambi. Io stavo chiavando mia cognata come avevo a lungo sognato. Lei stava godendo contemporaneamente di culo e di fica. Quando ho sentito che l’orgasmo saliva, ho sfilato il cazzo da Lisa e l’ho fatta mettere in ginocchio davanti a me. Lei ha ubbidito docilmente trattenendo comunque dentro di se il cetriolo che ora lei stessa muoveva velocemente. L’altra mano di Lisa teneva ben stretto il mio uccello che spariva nella sua calda bocca. Pochi minuti e sia io che Lisa abbiamo raggiunto l’orgasmo. Fiotti di sperma hanno riempito la bocca di Lisa che ha estratto l’uccello dalla bocca per farsi schizzare sul volto e sul seno come poco prima aveva visto fare da Selen. E, sempre come aveva visto fare a Selen, ha fatto fuoriuscire dalla bocca lo sperma misto alla saliva che, poi, si è spalmata con piacere sui seni mentre, con la lingua, continuava a giocherellare sulla mia cappella. Siamo rimasti così a lungo. Io le accarezzavo i seni mentre lei succhiava e baciava, il glande ed i coglioni del mio uccello che grazie a quel trattamento stava dando segni di una nuova erezione. Ormai, però, era tardi. Dovevo farmi una doccia e prepararmi per andare al lavoro. Ero completamente soddisfatto. Quello che a lungo era stato un mio sogno era

diventato realtà. A volte succede.

Gennaio 1998

Eros Italia: La cognata (2° episodio)

La cognata (2° episodio) Ancora incredulo per ciò che mi era successo mi stavo rilassando sotto la doccia. Avevo appena realizzato quello che sino a poche ore prima era solo un sogno. Avevo accarezzato, baciato e posseduto mia cognata. Proprio quest’ultima mi raggiunse sotto la doccia. Fu il classico pizzicotto per una persona ancora incredula. Era davvero lì con me ed il suo volto, i suoi seni, erano ancora impiastricciati dal mio sperma. Ci siamo vicendevolmente insaponati e massaggiati a lungo. Con particolare cura mi sono dedicato ai suoi seni che mi avevano sempre attratto ma che in precedenza avevo quasi finito per trascurare. Quando toccò alla sua fica le feci presente che mi sarebbe piaciuto vederla completamente depilata perché la cosa mi eccitava tantissimo. Dopo poco sono uscito dal box doccia, mi sono cambiato, e sono partito per recarmi al lavoro mentre, Lisa, era ancora sotto l’acqua. Il giorno seguente, al rientro dal lavoro, notai l’assenza di Lisa ma non chiesi niente. Fu proprio mia moglie Fanny ad avvisarmi che Lisa avrebbe trascorso il fine settimana da una sua amica. La cosa in fondo non mi dispiaceva. Avevo passato i due giorni di assenza da casa, per il lavoro, a pensare alle nostre reazioni in presenza di Fanny, dopo ciò che era successo. Lisa comunque non fece ritorno neppure il lunedì facendo sapere che si sarebbe trattenuta, per l’intera settimana, con l’amica, nella casa di montagna di quest’ultima. Il lunedì successivo, al rientro dal lavoro, Fanny mi avvisò che sua sorella Lisa era tornata e che, trascorsa la serata a casa dei genitori, sarebbe venuta a dormire da noi ed infatti poco dopo mezzanotte, quando sia io che Fanny eravamo già a letto, sentii Lisa rientrare. Il mattino seguente Fanny usci presto per recarsi a lavoro ed io, dopo un fugace saluto, ripresi a dormire. Dopo pochi minuti però fui svegliato da lei, Lisa. Era sulla porta della camera; indossava scarpe con tacchi vertiginosi che la rendevano ancora più alta, calze bianche sostenute da un reggicalze di ugual colore, slip ridottissimi ed un reggiseno a balconcino da cui i suoi seni sembravano straripare. Spalancai gli occhi e fui subito sveglio. Lei, sorridendo, si avvicino al letto portandosi alla bocca un cetriolo ed

anch’io scoppiai a ridere. Dopo avermi baciato Lisa mi avvisò che aveva due sorprese per me. Appresi così che nelle due settimane in cui era stata dall’amica aveva avuto le sue cose, era stata dal ginecologo ed aveva iniziato a far uso della pillola e, cosa ancor più piacevole, si era completamente depilata la passerina. Non mi sottrassi a quello che era un mio dovere vista la situazione. Mi gettai a capofitto tra le sue cosce leccandola a lungo, facendola godere non solo con la mia lingua ma anche con le mie mani e con il cetriolo di cui sembrava non poter più fare a meno. Nei giorni seguenti le cose non cambiarono. Anzi in effetti fui costretto a diminuire il numero dei miei rapporti con Lisa per riuscire a soddisfare anche mia moglie Fanny che, ignara di tutto, pretendeva la sua dose di cazzo. Io e Lisa trascorremmo così delle mattine a parlare ed a confidarci i nostri segreti ed i desideri più nascosti. Venni così a sapere che il primo orgasmo Lisa lo aveva raggiunto in un rapporto saffico con la sorella quando ancora erano bambine. Le due avevano continuato ad avere rapporti sempre più saltuari sino a pochi mesi prima del matrimonio. La cosa mi eccitò non poco e da quel momento cercai di convincerla a fare in modo di portare sua sorella Fanny, mia moglie, a letto con noi. Lisa capovolse la proposta chiedendomi di avere un rapporto a tre con un altro uomo escludendo però il suo ragazzo che riteneva del tutto inadatto. Ne nacque una sorta di scommessa. Lisa si impegno ad esaudire il mio desiderio se io, prima, avessi realizzato il suo. Da quel momento tutti i miei pensieri erano rivolti alla realizzazione del mio scopo. In fondo poi mi eccitava anche la richiesta di Lisa. Pensai subito a Gianni. Il mio miglior amico che però viveva in un’altra città, Lucca. Lo contattai telefonicamente chiedendogli se era disposto ad un rapporto a tre con una bella ragazza, senza dirgli che si trattava di mia cognata, e lui, come prevedevo, fu entusiasta della proposta. Risolse anche il problema del luogo dell’incontro dandomi la disponibilità di una casa di campagna poco distante dalla sua città. Con Lisa trovammo anche una scusa per poterci allontanare insieme. Lisa una sera, durante la cena, fece presente che doveva recarsi presso l’università di Pisa per acquisire della documentazione utile per la sua tesi. Io subito mi offrii di accompagnarla con la scusa di far visita all’amico. La cosa non destò sospetti in Fanny la quale, anzi, mi ringraziò per la disponibilità. La settimana seguente io e Lisa partimmo per Pisa. Senza perdere molto tempo ritirammo alcuni documenti che Gianni aveva già fatto predisporre e raggiungemmo la villetta dove lui ci aspettava. In effetti sino a quel momento avevo tenuto Lisa all’oscuro circa l’identità dell’uomo che avrebbe completato il nostro terzetto.

Per rendere la cosa ancora più eccitante, una volta all’interno del giardino, bendai con un foulard gli occhi di Lisa la quale si adeguò senza protestare. Guidai Lisa all’interno della villetta e da qui nella camera da letto. Gianni riconobbe mia cognata facendomi un segno di approvazione mentre, come d’accordo, rimaneva in silenzio. Comincia a spogliare Lisa la quale, sotto il tailleur grigio, indossava un provocantissimo completo intimo di colore bianco. Cominciai a baciarla sulla bocca, sul collo, sui seni e poi sempre più giù sino al “monte di venere” ancora completamente depilato. Quando, con la lingua, penetrai tra le labbra della sua fica ne assaporai gli umori di cui era impregnata. Dopo pochi minuti mi sono fatto sostituire da Gianni e, mentre mi stavo spogliando, Lisa ha raggiunto il suo primo orgasmo della giornata. Ora era Gianni che si spogliava mentre io e Lisa davamo inizio ad un 69. Lisa, sdraiata sopra di me, mi lavorava la cappella con la lingua ed io le ricambiavo il piacere dedicandomi con passione ora al suo clitoride ora al buchetto di quel culo delizioso di cui Lisa è dotata. Ricordandomi poi delle dimensioni del pene di Gianni, veramente sconsiderate, cominciai a preparare l’ano di Lisa alla penetrazione introducendo prima una, poi due ed infine tre dita ben insalivate. Lisa apprezzava molto il trattamento ingoiando con sempre maggior foga il mio uccello ormai durissimo. La feci quindi rialzare e, dopo averla posizionata a “quattrozampe”, la penetrai energicamente da dietro. Il mio cazzo sparì nella profonda fica di Lisa la quale, ancora bendata, urlava dal piacere. Gianni che si trovava seduto davanti a lei si è alzato e tenendo in mano il suo uccello, si è avvicinato a Lisa e, dopo averla presa per i capelli, la costretta ad ingoiare quanto più cazzo poteva. Lisa faceva chiaramente fatica a contenere il cazzo di Gianni il quale, del tutto indifferente a ciò, ha afferrato la testa di Lisa tra le sue mani cominciando a muoversi come se la stesse fottendo. Io dietro ho accelerato il ritmo e poco dopo, tutti abbiamo raggiunto l’orgasmo e Lisa si è ritrovata: il volto completamente impiastricciato dello sperma di Gianni e la fica che grondava dei suoi umori misti al mio seme. Lisa non si è persa d’animo. Si è sdraiata ed ha cominciato a ripulirsi portandosi, con le dita, lo sperma alla bocca, per ingoiarlo in modo osceno. Ha continuato così sino a che non si è sentita ben ripulita poi si è rimessa a “quattrozampe” ed ha iniziato a masturbarsi con una mano la fica e con l’altra il culo. Per un po’ sia io che Gianni ci siamo tenuti alle sue spalle per goderci la scena poi entrambi ci siamo portati di fronte a Lisa e gli abbiamo offerto i nostri cazzi da succhiare. Pochi minuti ed entrambi eravamo pronti. Sono quindi salito sul letto, mi sono portato dietro Lisa e piegandomi sulle gambe ho avvicinato la mia cappella al suo culo. Spingendo lentamente sono penetrato dentro di lei che, per evitare di

dover ingoiare il super cazzo di Gianni, si stava dedicando ai suoi coglioni. Quando Gianni si è stufato di quel trattamento ha fatto girare Lisa e dopo pochi colpi di lingua per assicurarsi che fosse ancora ben lubrificata è sprofondato nella sua passera. Io intanto mi godevo un pompino misto ad una spagnola per la quale Lisa era particolarmente portata grazie anche ai suoi seni generosi. Prima di raggiungere un nuovo orgasmo Gianni si è sdraiato sul letto ed ha fatto salire Lisa sopra di lui. Io per un po’ sono rimasto in piedi a farmi sponpinare poi ho fatto piegare Lisa in avanti e mi sono portato dietro di lei. Lisa sapeva cosa l’aspettava. Ero quello che voleva infondo. Lei stessa si è allargata il culo con entrambe le mani. Io ho accostato il glande paonazzo e, prendendo il ritmo di Gianni, l’ho inculata. Sono bastati pochi colpi e Lisa ha cominciato ad agitarsi sempre più freneticamente raggiungendo un nuovo orgasmo che, dalla gioia, l’ha indotta a ricoprire di baci il volto di quello sconosciuto che, sotto di lei, aveva contribuito al suo piacere. Quando Lisa si è calmata l’abbiamo fatta alzare per poi invertire le posizioni. Lisa si è resa conto che ora ero io che sguazzavo nella sua fica dilatata e si è preoccupata delle dimensioni di quel cazzone che si stava preparando a sfondarle l’ano. Quando Gianni ha accostato la sua cappella all’unico buco ancora libero ed ha cominciato a spingere, Lisa ha cercato inutilmente di sottrarsi alla sodomizzazione. Lentamente Gianni è penetrato dentro di lei mentre io per distrarla la baciavo con foga mordendole spesso il labbro inferiore. Dopo poco Gianni ha cominciato a muoversi dentro Lisa ed anch’io ho ripreso il mio ritmo. Lisa intanto continuava a lamentarsi ma, mentre prima si trattava di lamenti di dolore, ora erano solo mugolii di piacere. Lisa si dimenava sempre più, si strizzava i seni e mi offriva i capezzoli da leccare e baciare. Pervasa dall’eccitazione ci invitava a muoverci più forte a sfondarla tutta sino a quando, abbandonandosi su di me ha raggiunto l’orgasmo rendendoci partecipi del suo piacere con un urlo che deve essere stato sentito anche sulla strada provinciale. Lisa era ora esausta ma ancora trafitta dal mio cazzo e da quello di Gianni. Entrambi eravamo prossimi all’orgasmo. Ho chiesto a Gianni di alzarsi ed ho fatto alzare anche Lisa che, dopo essersi massaggiata l’ano indolenzito, si è seduta sul bordo del letto. L’ho fatta inginocchiare posizionandomi davanti a lei che, capendo le mie intenzioni, con le mani ha cominciato a cercare i nostri cazzi. Quando li ha afferrati ha cominciato a spompinarli alternativamente e, quando sentiva che uno di noi stava per raggiungere l’orgasmo, si fermava per dedicarsi all’altro. Ha continuato così per alcuni minuti sino a che, prima io e poi Gianni, le abbiamo riempito la bocca di sperma con cui Lisa ha cominciato a giocare mischiandolo alla sua saliva e facendolo colare,

dalla bocca, sui suoi seni. Sia io che Gianni avevamo esaurito le nostre energie. Ho quindi cominciato a togliere la benda dagli occhi di Lisa che, con le mani si stava ancora spalmando il nostro sperma sui seni. Quando alzando gli occhi ha finalmente visto il volto del suo amante segreto gli ha sorriso e poi gli ha baciato il cazzo, ormai moscio, sulla cappella. Durante il viaggio di ritorno apparve subito evidente che Lisa non poteva fare rientro a casa con me. Le sue labbra infatti erano livide ha causa dei baci, dei morsi e dello strofinarsi dei cazzi che aveva avuto il piacere di spompinare. Lasciai quindi Lisa in centro e feci ritorno a casa da solo. A Fanny dissi che Lisa era dalla sua amica e che avrebbe fatto rientro solo per dormire. Così avvenne. La mattina seguente i segni dell’amplesso erano ancora evidenti sul volto di Lisa che, con un’abbondante trucco, riusciva comunque a nasconderli. Prima di partire per il lavoro ho ricordato a Lisa la nostra scommessa. Ora era lei che doveva convincere Fanny ad un rapporto a tre. Dopo quasi una settimana, rientrando a casa, Lisa mi informava, prendendomi in disparte, di aver avuto un rapporto con Fanny e che, in breve, sarebbe riuscita a convincerla ad un rapporto a tre. La sera, a letto, ho preso Fanny con energia dedicandomi esclusivamente al suo culo. Lei ha accolto con piacere il trattamento rispondendo colpo su colpo favorendo quanto più possibile la penetrazione. Mentre le sfondavo il culo con entrambi le mani mi dedicavo alla sua fica grondante di umori. Dopo il primo orgasmo ho cominciato a pronunciare frasi ingiuriose nei confronti di Fanny. Troia, maiala, puttana erano solo l’inizio. Alle offese ho fatto seguire una serie di proposte oscene tipo “ti piacerebbe farti leccare la fica mentre ti rompo il culo”, “vorresti avere un cazzo od una fica da leccare” ecc. Fanny, in uno stato d’estasi, accettava tutte le mie proposte che, probabilmente, riteneva come una sorta di gioco erotico e, alla fine dell’amplesso si è dimenticata delle mie parole. Altrettanto non è successo a me che, nonostante l’orgasmo continuavo ad avere il cazzo in tiro al pensiero di Fanny e Lisa abbracciate in un magnifico 69. Ancora pochi giorni e la mia trepidante attesa terminò. Tornando a casa al solito orario trovai quella che per me era una graditissima sorpresa. Aperta la porta udii, dalla camera da letto, dei mugolii inconfondibili. Giunto sulla porta mi trovai di fronte proprio ciò che mi aspettavo e forse anche di più. Lisa era sdraiata a gambe aperte con sopra di lei Fanny. Entrambe si stavano leccando con piacere la fica e, quando mi hanno visto, si sono limitate a salutarmi, dicendomi che mi stavano aspettando, riprendendo immediatamente ciò in cui erano impegnate. Per alcuni minuti, durante i quali mi sono spogliato, sono rimasto a guardarle,

Era chiaramente Fanny che conduceva il gioco. La cosa certo non dispiaceva a Lisa che presto, inarcando la schiena raggiunse il suo primo orgasmo della giornata. Fanny si è quindi alzata e, dal cassetto del comodino ha estratto ben tre cetrioli. Due piccoli, il terzo enorme, lungo e tozzo. Si è quindi sdraiata ed ha affidato i cetrioli a Lisa che, senza perdere tempo ha preso uno dei piccoli e glielo ha ficcato nella fica. Fanny era ben lubrificata dal 69 precedente ed ha accolto facilmente il cetriolo godendosi il trattamento. Lisa intanto le succhiava e mordicchiava il clitoride. Fanny tardava però a raggiungere l’orgasmo perciò Lisa ha sfilato il cetriolo e lo ha sostituito con il proprio dito. Le dita sono diventate due, poi tre ed infine ha cercato di penetrare la fica di Fanny con l’intera mano. Non è riuscita nel suo intento ma, la cosa ha eccitato Fanny tanto da farle raggiungere l’orgasmo. A questo punto Fanny mi si è avvicinata e, dopo essersi inginocchiata ha ingoiato la mia cappella. Lisa si è portata alle sue spalle e, sorridendomi, le ha afferato i seni ed ha cominciato a strusciarsi sul suo corpo. Quando Fanny ha fatto uscire il mio uccello dalla sua bocca lo ha offerto alla sorella che, non si è tirata indietro ed ha leccato con passione quell’asta, quella cappella e quelle palle che ormai conosceva bene. Le due hanno continuato per alcuni minuti a succhiarmi l’uccello passandoselo di bocca in bocca. Quando si sono rese conto che ero ormai prossimo all’orgasmo hanno interrotto il pompino-duplex e Fanny, prendendo l’iniziativa, ha fatto sdraiare la sorella, si è posizionata sopra di lei dando inizio ad un nuovo 69 ordinandomi, nel contempo, di incularla. Non mi sono fatto ripetere la cosa. Ho avvicinato la cappella al suo ano e, spingendo lentamente, l’ho penetrata fino ai coglioni che, Lisa, leccava alternativamente alla fica di Fanny grondante di umori. Il trattamento ha portato Fanny ad un rapido orgasmo dopodichè, contrariamente alle mie intenzioni, ha preteso che continuassi ad incularla impedendomi di penetrare anche la sorella che si stava godendo una doppia penetrazioni con i due cetrioli. Quando anche Lisa ha raggiunto l’orgasmo Fanny, con il culo indolenzito, ha dovuto cedere alle mie richieste concedendomi di penetrare Lisa. Ha però preteso che quest’ultima contemporaneamente si dedicasse alla sua passera. Mentre io scopavo Lisa, in posizione a quattro zampe, alternativamente nella fica e nel culo, Fanny, stando sdraiata di fronte a Lisa si faceva leccare la passera che veniva penetrata dai cetrioli più piccoli. La fica di Fanny era ormai un vero e proprio lago di umori e saliva per cui Lisa ha deciso di passare al cetriolo più grande. Lo ha lubrificato con la propria saliva, ha appoggiato la punta al centro ed ha cominciato ha spingere.

Non senza difficoltà il cetriolo è penetrato per alcuni centimetri dentro Fanny. Mia moglie per favorire la penetrazione ha inarcato la schiena e ha cominciato ad incitare sia me che la sorella. Entrambi non ci siamo fatti pregare, abbiamo accelerato il ritmo e poco dopo, uno dietro l’altro, abbiamo raggiunto l’orgasmo. Esausto pensavo che, come prima volta a tre con mia moglie, potessi ritenermi soddisfatto ma, i giochi, non erano ancora finiti. Fanny infatti si è subito rialzata sfilandosi il cetriolo che, per le dimensioni le aveva slabbrato la fica. Si è spostata dietro la sorella e lo ha posizionato sull’ano di Lisa da cui colava ancora il mio sperma. Mi ha fatto spostare davanti a Lisa sia per consentirle di succhiarmi l’uccello sia per impedirle di sottrarsi alla penetrazione e, a questo punto, ha iniziato a spingere. Nel penetrare il culo della sorella non ha usato nessun riguardo anzi, incurante delle dimensioni del cetriolo e dei lamenti di Lisa, con una serie continua di colpi decisi l’ha penetrata con oltre metà cetriolo per poi cominciare a muoverlo avanti ed indietro. La violenza usata da Fanny nei confronti della sorella mostrava un certo risentimento nei suoi confronti e lo si capiva anche dal fatto che nonostante i lamenti di Lisa e le richieste di far piano Fanny non rallentava il ritmo. Superato comunque lo choc iniziale Lisa ha cominciato ha provare piacere per il trattamento riservatole tant’è che le attenzioni nei confronti del mio uccello, ancora moscio, aumentarono progressivamente tanto che dopo alcuni minuti ero nuovamente in piena erezione. Mi sono quindi portato alle spalle di Fanny per leccarle la fica e ciò l’ha, almeno in parte, distratta dal culo della sorella. I suoi movimenti sono diventati più lenti e delicati e, conseguentemente è aumentato il piacere provato da Lisa. Piacere che si è trasformato in vero e proprio orgasmo quando Fanny, su mia richiesta, ha iniziato a leccarle la fica. La richiesta era stata accolta da Fanny con piacere dato che avevo iniziato a fotterla da dietro. Formavamo a quel punto una sorta di trenino. Dopo aver raggiunto l’orgasmo Lisa, approfittando del fatto che la sorella era distratta dal mio cazzo che sguazzava nella sua fica, si è sottratta alla sodomizzazione sfilandosi il grosso cetriolo dall’ano. Si è quindi girata verso Fanny baciandola sulla bocca prima e sui seni poi. Piano piano Lisa è riuscita a portarsi sotto a Fanny sino a raggiungere con la bocca il clitoride. La sua lingua a quindi cominciato ad alternarsi tra il clito, le mie palle e quel poco di uccello che usciva dalla passera. Quando Lisa ha avvicinato uno dei cetrioli più piccoli ho capito le sue intenzioni e ho spostato il mio cazzo nel culo di Fanny senza incontrare difficoltà nella penetrazione in quanto era ancora slabbrato dalla precedente ripassata. Liberatasi la fica Lisa l’ha immediatamente riempita con il cetriolo provocando in Fanny un brivido di piacere. La doppia penetrazione è piaciuta tantissimo a Fanny che ha preso ad

agitarsi sempre più sino a ragiungere l’ennesimo orgasmo. A quel punto anch’io ho accelerato il ritmo svuotando le mie ultime gocce di sperma nelle sue viscere. Dopo il primo incontro a tre Lisa è diventata una frequentatrice abituale del nostro letto ravvivando la nostra unione e rendendo Fanny sempre più spregiudicata. L’autore (JOKER): [email protected]

Marzo 1998

Eros Italia: La ripetizione (2^ parte)

La ripetizione (2^ parte) Seduta in terra, ai piedi del mio nuovo giovane amante, ammiravo il suo pene che, dopo le fatiche dell’amplesso, si adagiava sulla stessa coscia su cui appoggiavo la testa. Era fantastico. Ora avevo però un problema da risolvere. Luca aveva raccontato, almeno al suo amico, cosa c’era stato tra di noi e per ciò volevo punirlo. Dovevo poi impedire che la cosa si ripetesse con Filippo. Non mi dilungherò su come sia riuscita nei miei propositi se non per confermarvi di averli realizzati a pieno, grazie anche all’aiuto di alcuni conoscenti, e di aver fatto di Filippo un amante abituale e riservato. Nelle settimane successive al primo incontro Filippo, nonostante non ne avesse bisogno, ha continuato a prendere ripetizioni d’inglese. In realtà ero io che mi prendevo delle belle ripassate di cazzo. Joker aveva accettato di buon grado la mia relazione anzi, dopo il primo incontro, si era divertito per come erano state ridotte le mie parti intime, e poi, data l’impossibilità di sfogare su di me la sua eccitazione, ha chiamato mia sorella Lisa spassandosela con lei per l’intera serata mentre io continuavo a farmi impacchi. Sia Joker che Lisa, visto il perdurare dei miei rapporti con Filippo, si mostravano sempre più interessati a lui. Ma fu Joker a forzarmi la mano dato che io mi opponevo ad un loro eventuale coinvolgimento. Un giovedì pomeriggio, giorno di ripetizione, Joker ha anticipato il rientro dal lavoro e, silenziosamente, è entrato in casa. Ha quindi raggiunto la camera da letto sorprendendo me e Filippo mentre stavamo scopando. Ricordo che Filippo era sdraiato di schiena ed io mi ero seduta sopra il suo uccello teso verso il cielo. All’arrivo di Joker, Filippo, non si è minimamente scomposto. Io inizialmente mi sono spaventata nel vedere una sagoma riflessa nel vetro della finestra ma poi, resami conto che si trattava di Joker, mi

sono rilassata restando ferma nella mia posizione con tutto l’uccello piantato in pancia. Joker, per niente sorpreso, ci ha invitato a continuare ed ha cominciato a spogliarsi. Lentamente l’uccello di Filippo ha ripreso a muoversi dentro di me e, poco dopo, Joker, in piedi sul letto completamente nudo, mi offriva il suo cazzo, già duro, da succhiare. Era la prima volta che avevo due cazzi a mia completa disposizione. Il solo pensiero mi eccitava da matti tant’è che la mia fica ha cominciato a bagnarsi sempre più. Conseguentemente ogni affondo nella mia passera produceva un rumore simile a quello prodotto quando si agita dell’acqua in una vasca. Così con un cazzo in pancia e l’altro in gola ho goduto nuovamente. In preda all’estasi ho espresso quello che era un mio grande desiderio sino ad allora realizzato solo mediante l’ausilio dei miei fidati amici, i cetrioli. Joker non si è fatto pregare. Si è portato alle mie spalle e mi ha lubrificato l’ano con la sua saliva. Poi mi a fatto piegare in avanti e, mentre baciavo Filippo, ha iniziato a penetrami. Il suo cazzo non ha avuto problemi ad introdursi nel mio ano e subito ho provato piacere. Ero piena. I due cazzi si muovevano dentro di me. Le mani giocavano con i miei seni. Le lingue con il mio collo, le mie orecchie, le mie labbra, la mia bocca. Il movimento man mano aumentava di frequenza. All’inizio i due si alternavano; quando uno affondava l’uccello l’altro si ritraeva. Poi il movimento è diventato simultaneo, potente e fantastico come l’orgasmo da me provato quando, prima Joker nel mio culo e poi Filippo nella fica, hanno schizzato tutto il loro sperma.

E’ stato solo l’inizio del nuovo rapporto a tre. Quasi ogni settimana Filippo mi deliziava con il suo cazzone e, di tanto in tanto Joker partecipava all’incontro. Periodicamente, quindi, si riformava il trio che mi dava modo di godere, contemporaneamente, dei miei adorati cazzi. Chi risentiva della situazione era Lisa. Si era lasciata con il suo ragazzo. Con l’avvento di Filippo inevitabilmente erano diminuiti i suoi rapporti con me e Joker e, la sua fame di sesso aumentava di giorno in giorno. Io e Joker ci siamo resi conto che dovevamo fare qualcosa un sabato notte quando, alle tre del mattino, al ritorno dalla discoteca, si è presentata a casa nostra e ci ha praticamente violentati. Dato che ormai era estate ed il compleanno di Lisa era prossimo abbiamo deciso di farle un regalo appropriato. Un sabato di metà giugno abbiamo invitato Alex, l’amico di Joker, con la sua ragazza, per trascorrere una giornata nei prati. Oltre a noi alla scampagnata partecipava anche Lisa e Filippo. Lisa ha accettato volentieri l’invito contenta di rivedere Alex e di

conoscere Filippo. Ancora più felice era quest’ultimo, da me informato anticipatamente dei nostri propositi così come Joker aveva fatto con Alex. Il venerdì precedente Alex e la ragazza sono arrivati ospiti a casa nostra. La mattina successiva Lisa si è unita a noi e con la nostra auto abbiamo raggiunto il luogo del picnic. Un vecchio podere di campagna con casolare di proprietà dei genitori di Joker. Giunti sul posto, dopo pochi minuti, siamo stati raggiunti da Filippo. Fatte le presentazioni ho avvertito gli altri che avevo dimenticato a casa (volutamente) la carne per il barbecue. Avevo così la scusa per lasciare il casolare e portare con me la ragazza di Alex la quale si è offerta di farmi compagnia nel tragitto di andata e ritorno che avrebbe richiesto almeno un’ora e che avrei cercato di prolungare per quanto possibile. Una volta partite Lisa è rimasta da sola con i tre uomini, ufficialmente per preparare la tavola e quant’altro, in realtà per gustarsi il suo regalo di compleanno a sorpresa: Joker, Filippo ed Alex. Posso continuare a raccontarvi cosa è successo in seguito perché quel porco di Joker, per l’occasione, si era portato dietro la telecamera, registrando il tutto. Appena mi sono allontanata Joker si è avvicinato a Lisa e, palpandole il seno, l’ha invitata a seguirlo in camera dove gli avrebbe consegnato il regalo di compleanno. Lisa, vista l’audacia di Joker, si è preoccupata degli altri ma, rassicurata da Joker l’ha seguito nella camera da letto. Prima di entrare nella camera Joker gli ha proposto di bendarle gli occhi come avevano fatto in occasione dell’incontro a tre con Alex. Lisa, che si stava eccitando al solo ricordo, ha accettato e così, bendata, è entrata nella camera da letto. Fatta sedere Lisa sul bordo del letto Joker ha attivato la telecamera già posizionata in precedenza su di un treppiede. Silenziosamente sono poi entrati anche Alex e Filippo. Su invito di Joker Lisa lentamente ha cominciato a spogliarsi. A tolto la maglietta, i pantaloncini, il reggiseno ed infine le mutandine. Ora era nuda e la sua eccitazione traspariva dai suoi capezzoli duri e tesi. Joker si è avvicinato a lei e l’ha baciata sulla bocca. Poi è sceso verso il basso. Le ha brevemente succhiato e leccato i grossi seni per poi scendere ancora più giù. Gli ha quindi allargato le gambe scoprendo la passera completamente depilata. Mentre Lisa si è spostata più sul bordo, Joker con la lingua, partendo dalle ginocchia, ha cominciato a risalire le cosce sino a raggiungere le labbra carnose della fica già schiuse e impiastricciate degli abbondanti secrezioni di Lisa. Quando Lisa ha cominciato a mugolare per il piacere Joker si è staccato da lei. Ha quindi preso la telecamera riprendendo nei minimi particolari il corpo

di Lisa, le sue mani che strizzavano i seni ed i capezzoli, e poi le dita che penetravano nella fica nel tentativo di raggiungere quel piacere che Joker le aveva solo fatto assaporare. Lisa continuava ad infilarsi le dita nella vagina ed a giocherellare con il clitoride mentre con voce roca implorava Joker di possederla. Ma sia Joker, che gli altri, hanno resistito alla tentazione attendendo che Lisa raggiungesse da sola l’orgasmo. Solo dopo, con Lisa sudata ed ancora tremante per il piacere, Joker ha ripreso l’iniziativa. Ha riposizionato la telecamera ed ha fatto sdraiare Lisa ancora bendata. Delicatamente accarezzava il suo corpo, lo baciava, lo leccava. Trascorsi alcuni minuti ha fatto avvicinare Alex che è subentrato al posto di Joker. A sua volta Alex è stato sostituito da Filippo. Era evidente che, seppure lentamente, l’eccitazione aveva ripreso a salire in Lisa. E’ stato a questo punto che Joker ha nuovamente baciato Lisa sulla bocca e poi è sceso a leccarle i seni. Subito Alex ha ripreso il bacio interrotto da Joker e la sua lingua è stata accolta nella bocca di Lisa con un sussulto. Le mani di Lisa hanno abbracciato Alex ed hanno cominciato ad esplorare il suo corpo ancora vestito nell’evidente tentativo di identificarlo. Joker nel frattempo aveva raggiunto con la bocca la fica di Lisa ed Alex si è spostato sui seni. Lisa ha fatto appena in tempo ha pronunciare, in modo interrogativo, il nome di Alex, che già la lingua di Filippo si intrecciava alla sua. Ha questo punto Lisa era certa che tutti e tre gli uomini si stavano dedicando al suo corpo. Si è tolta la benda dagli occhi ed ha cominciato ad incitarli supplicandoli di farla godere. Ha turno i tre si sono spogliati. Per primo Joker che si è poi posizionato con il cazzo davanti alla bocca di Lisa la quale lo ha accolto voracemente. Anche Filippo si è avvicinato a Lisa e le ha offerto il cazzo da succhiare. Alla vista dell’arnese di Filippo Lisa ha avuto un’esclamazione di piacere poi ha cercato l’uccello di Alex, che sapeva non essere da meno in quanto a dimensioni, e ha cominciato a giocherellare con entrambi. La sua bocca si alternava sulle cappelle turgide e violacee mentre le mani scorrevano lente sulle aste. Joker per un po’ ha filmato il tutto poi ha afferrato Lisa per le gambe facendola scivolare sul bordo del letto. Ha quindi allargato le gambe sollevandole verso l’alto ed in quella posizione sono state trattenute da Filippo ed Alex. Ora Joker aveva di fronte a se entrambi i buchi di Lisa ma con decisione a puntato subito al secondo canale. Ha appoggiato la cappella all’ano ed ha spinto con decisione penetrando in Lisa. Joker sapeva ormai che la mia sorellina gradiva i trattamenti rudi ed ha continuato a pomparla con forza di tanto in tanto estraendo il cazzo per poi riaffondare il lei con più forza ancora. Quando Filippo ha visto i seni di Lisa sobbalzare per gli affondi di Joker

non ha resistito e si è portato sopra Lisa posizionando il suo cazzo in mezzo alle tette. Lisa si è piazzata in bocca la cappella di Alex. Con le mani ha stretto i seni sull’asta di Filippo cominciando l’inevitabile spagnola il cui ritmo frenetico era dettato dal vai e vieni di Joker. Prima di raggiungere l’orgasmo Joker ha estratto il cazzo dal culo di Lisa e menandoselo ha schizzato il suo sperma sulla fica già impiastricciata e poi utilizzando il cazzo stesso lo ha cosparso ulteriormente. Il quartetto si è momentaneamente sciolto. Joker si è fatto ripulire il cazzo dalla vorace lingua di mia sorella e poi è tornato ad impugnare la telecamera invitando Lisa a ripulirsi la passera per prepararla, parole testuali, “ai grossi calibri”. Lisa ha obbedito volentieri. Con le mani prelevava quanto più sperma possibile dalla fica e poi le ripuliva oscenamente introducendosi più dita in bocca mentre Alex e Filippo si accordavano su cosa fare. Ormai Lisa si era ben ripulita e contestualmente si era ben lubrificata la fregna che ora teneva ben aperta con entrambe le mani allargandosi le labbra gonfie e lisce. Filippo si è quindi portato davanti a lei a giocherellato per alcuni secondi con la cappella sul clitoride e poi ha affondato l’uccello dentro di lei accolto da un sospirato e prolungato “siiiiiii!!!”. Filippo si muoveva lento spingendo sempre più a fondo dentro Lisa che, inarcando la schiena favoriva la penetrazione nella sua calda, accogliente ed elastica fica che, io stessa avevo contribuito a dilatare, in occasioni precedenti, entrando in lei anche con l’intera mano. Alex prima di subentrare a Filippo si è fatto insalivare ben bene il cazzo. I due hanno quindi cominciato una sorta di girotondo sostituendosi a vicenda nella fica e nella bocca di Lisa sino a che questa non ha raggiunto un nuovo orgasmo proprio mentre Alex la sbatteva ed anche Joker le offriva il cazzo, nuovamente in erezione, da succhiare. Quando Lisa si è ripresa dall’ultimo orgasmo Alex la fatta rialzare e girare verso il letto. Piegata a novanta gradi Lisa succhiava ora il cazzo di Filippo mentre Alex si apprestava ad incularla. Questa volta la penetrazione non è stata indolore per le dimensioni ben più considerevoli del cazzo di Alex ma Lisa non poteva sottrarsi alla sodomizzazione perché avanzando era costretta ad ingoiare il cazzo di Filippo, forse leggermente più corto di un paio di centimetri, rispetto a quello di Alex, ma molto più tozzo. Lentamente comunque Alex le ha dilatato l’ano ed ha cominciato a stantuffarle il culo. Lisa ha superato il dolore dedicandosi con ardore al cazzo di Filippo mentre Joker, in ginocchio sotto di lei, martoriava i suoi seni ed i capezzoli turgidi che, data la posizione a novanta gradi e le considerevoli dimensioni oscillavano ritmicamente come un pendolo. E’ stato quindi il turno di Filippo che portatosi dietro a Lisa ha accostato la cappella al buco del culo ancora dilatato e palpitante. Ha spinto leggermente per fare entrare il glande poi ha afferrato Lisa per i fianchi e con un solo colpo è affondato dentro di lei che non ha potuto

trattenere un grido di dolore subito soffocato dal cazzo di Alex. Filippo ha continuato a fottere con decisione il culo di Lisa estraendo di tanto in tanto il cazzo per una veloce passata nella fica dove Lisa faceva giocherellare le sue dita. Quando Filippo ha definitivamente estratto il pene dal culo di Lisa questo appariva completamente dilatato e lo sfintere, gonfio e livido, ha impiegato svariati secondi prima di richiudersi. Tutte i buchi di Lisa erano ormai slabbrati e ben lubrificati. Alex e Filippo vi penetravano con facilità godendo e facendo godere Lisa. Quest’ultima però era ormai impaziente di assaporare il loro caldo sperma. Ha quindi deciso di accelerare i tempi per godersi a pieno quei due cazzoni. Alex, ubbidendo alle richieste di Lisa si è sdraiato sul letto con l’uccello che svettava verso il soffitto. Lisa si è portata in piedi sopra di lui si è quindi piegata sulle gambe e, dopo aver afferrato l’uccello con la mano destra lo ha indirizzato verso il suo buchino (si fa per dire) posteriore. Si è quindi seduta sul cazzo di Alex che lentamente è penetrato sino in fondo all’intestino di Lisa. Qualche colpo di assestamento poi Lisa si è adagiata sul ventre di Alex portando le mani alla fica. Ha allargato le grandi labbra offrendo alla telecamera impugnata da Joker, l’immagine dell’interno della sua passera livida e fradicia di umori. Pochi colpi con l’indice sul clitoride poi ha invitato Filippo ha penetrarla. Il ragazzo non si è fatto attendere. In ginocchio davanti a Lisa ha fatto scivolare la cappella verso il buco che a causa della presenza del cazzo di Alex nel culo appariva ristretto ma pur sempre accogliente. Ha spinto ed è penetrato nella fica di mia sorella che lo ha accolto con vere e proprie grida di piacere. I due hanno trovato subito il ritmo giusto muovendosi con veemenza nel corpo di Lisa la quale, in preda all’estasi gli incitava a sfondarla tutta e supplicava Joker di darle il cazzo da succhiare. Joker ha però continuato a filmare da vicino la penetrazione di quei due uccelloni nella fica e nel culo sino ha quando Lisa ha raggiunto un nuovo travolgente orgasmo in seguito al quale si è adagiata inerme, immobile e silenziosa. Joker ha quindi nuovamente posizionato la telecamera sul treppiede centrando l’inquadratura sul sottile strato di pelle che divideva i due cazzi. Si è quindi posizionato sopra Lisa e con l’aiuto di Filippo, l’ha sollevata per i fianchi. L’uccello di Alex lentamente si è sfilato dal culo di Lisa ed infine anche la cappella è fuoriuscita emettendo un suono sordo. Su indicazione di Joker, Alex ha indirizzato il cazzo verso la passera da cui, a malincuore, Filippo aveva estratto il proprio pene. Lisa è stata quindi fatta abbassare e conseguentemente si è ritrovata il lungo pene di Alex piantato ben affondo nella sua fica. Joker ha subito lubrificato con la propria saliva la parte superiore della fica inserendo prima l’indice della mano destra, poi quello della mano sinistra, tra il cazzo di Alex e le pareti della vagina. Lentamente ha creato un pertugio ben lubrificato sormontato dall’ormai

sensibilissimo clitoride. Quando ha ritenuto la passera di Lisa pronta, ha invitato Filippo ha lubrificarsi bene l’uccello e a puntare verso la stretta apertura a sua disposizione. Lisa nel frattempo rimaneva inerme emettendo di tanto in tanto dei mugolii. Con il cazzo ben in tiro e gocciolante di saliva Filippo ha avvicinato la cappella posizionandola sopra il cazzo di Alex a contatto con le dita di Joker. Man mano che Filippo spingeva Joker a ritratto le dita cercando comunque di dilatare il più possibile l’ormai stretto buco. Spingendo lentamente ma con forza Filippo è riuscito a far penetrare il glande mentre Lisa si lamentava debolmente per il dolore. I suoi lamenti sono stati prontamente soffocati da Joker che gli ha posizionato il cazzo in gola impedendole di parlare. Filippo ha continuato a spingere ma il cazzo faticava ad entrare. Non si è però perso d’animo ed aiutato da brevi movimenti avanti ed indietro del pene di Alex ha nuovamente spinto. Le unghie di Lisa sono penetrate nelle cosce di Joker che la stava scopando in bocca e quando Filippo ha impresso l’ultima e decisiva spinta, nonostante il cazzo di Joker ha urlato di dolore mentre le lacrime le rigavano il volto. Nessuno dei tre si è comunque preoccupato. Joker ha afferrato la testa di Lisa ed ha continuato ad affondare il cazzo nella sua bocca mentre Filippo ed Alex si muovevano sempre più decisi, entrambi con l’uccello piantato nella fica di Lisa. Mia sorella si dimenava, agitava le braccia, perdeva sangue da due piccole lacerazioni nella parte superiore ed inferiore della vagina, ma non riusciva, o meglio non voleva, sottrarsi a quel trattamento. Poco dopo Alex e Filippo, grugnendo, hanno raggiunto, quasi simultaneamente, l’apice del piacere ed hanno scaricato il loro sperma dentro Lisa. I due ancora si muovevano in Lisa che anche Joker ha schizzato il suo seme direttamente in gola alla cognata. La quale, tossendo, ha deglutito più volte ingoiandone una parte mentre il resto le è colato lateralmente lungo una guancia. Joker è stato il primo a scendere dal letto seguito da Filippo. Con l’aiuto di Joker, Alex, è scivolato da sotto Lisa che appariva distrutta. Lo sperma dei due, misto agli umori ed al sangue di Lisa ha cominciato a defluire dalla vagina rimasta dilatata sino ha quando Lisa non ha portato le mani a chiudere quella che appariva come una vera e propria falla. Mentre i tre si rivestivano Lisa ha recuperato un minimo d’energia. Il dolore era ormai svanito ma restava forte il bruciore all’ano, e soprattutto alla vagina, a ricordarle il trattamento subito, ma anche l’enorme piacere provato. Il suo corpo era percorso da brividi; i suoi capezzoli erano nuovamente turgidi, quando Lisa, sorprendendo i suoi tre amanti, scossa da un ultimo fremito di piacere, li ha ringraziati portandosi una mano, sporca di quel misto liquido che le fuoriusciva dalla fica, alla bocca per ripulirla libidinosamente.

L’autore (JOKER): [email protected] dello stesso autore: – La cognata I^ (a volte anche i sogni diventano realtà); – La cognata II^ (tre per tre); – La ripetizione I^ (la vendetta di Fanny).

Luglio 1998

Eros Italia: La Donna nell’ombra (1° episodio)

La Donna nell’ombra (1° episodio) Nella sera in cui rientrava definitivamente in città, Francesco compiva trent’anni. Faceva caldo, ma c’era una discreta brezza marina e il traffico gli sembrava di minuto in minuto sempre più insopportabile. Aveva passato gli ultimi quindici anni in Spagna, a Fuentevejuna, dai parenti di suo padre, aveva studiato e lavorato tra Madrid e Siviglia, era stato spesso, se non felice, almeno spensierato e aveva maturato la decisione di tornare in Italia, nella città che era stata di sua madre. Il taxi, che lo portava nella casa che Francesco aveva preparato per sé nei mesi precedenti, avanzava a fatica tra ingorghi indisciplinatissimi ed irritanti. Francesco avrebbe voluto possedere la pistola dell’oblio, quella cosa che ti permette di far svanire all’istante l’automobilista cafone cancellandolo dal consesso umano come se non fosse mai esistito. Per quindici anni esatti della sua vita Francesco aveva vissuto a Napoli. Per quindici anni aveva desiderato andare via da Napoli. Per quindici anni aveva odiato il traffico, l’insofferenza verso le regole, la sporcizia. Per quindici anni aveva desiderato un mondo che non aveva mai vissuto, qualcosa che avesse giardini pubblici, autobus, nettezza urbana. Una città vivibile. Il tassista lo depose sotto casa, lo aiutò a scaricare le ultime valigie, pretese, senza ottenerla, una mancia opzionale. Per tutto il viaggio, lo aveva trattato come un turista. Francesco aveva perduto il suo accento, ma non aveva acquisito la cadenza spagnola. Lo tradiva a volte la costruzione poco italiana delle frasi, l’uso sottilmente inappropriato di certi vocaboli che in spagnolo sarebbe suonati adatti, ma che in italiano suonavano esotici. La segreteria telefonica funzionava già. Dentro c’erano dei messaggi di benvenuto di amici, quelli che erano sopravvissuti alla lontananza con le sole visite estive e occasionali. I suoi vecchi compagni di interail. Silvia lo invitava a una festa per l’indomani, ma dimenticava di fargli gli auguri di compleanno. Era la prima volta. La festa era in una villa ai piedi del Vesuvio. Fiaccole silenziose illuminavano il cammino verso il buffet attraverso il giardino -un agrumeto profumatissimo- . Silvia era passato a prenderlo mezz’ora prima,

non si vedevano da un paio di anni, Francesco l’aveva trovata un po’ invecchiata. Attraversavano il giardino guidati dal brusio della festa e dalle luci tenui. Francesco si chiedeva cosa pensasse Silvia di lui -era invecchiato? Aveva trent’anni ormai…-. Silvia era più grande. Aveva tre o quattro anni in più. Erano cresciuti praticamente insieme, avevano giocato e si erano pestati da piccoli, finché lei non aveva cominciato a diventare adolescente e si era dimenticata di lui. Poi, negli anni della Spagna, erano ricominciate delle telefonate puntuali e premurose, da sorella maggiore. Silvia era stata una presenza rara ma costante nella sua vita, aveva accolto le sue confessioni di adolescente e poi di giovane uomo, i suoi dubbi, le sue scelte. Non era per caso che l’aveva invitato lì, nella sua prima sera a Napoli. Era una specie di silenzioso bentornato, qualcosa come un rito beneaugurale. Francesco pensò che Silvia era un po’ invecchiata, ma probabilmente più interessante. I capelli biondo cenere, piuttosto mossi, le labbra piene, un fisico un po’ abbondante ma piacevole. Una volta l’aveva spiata nel bagno dal buco della serratura (aveva una dozzina d’anni, non di più). Si erano trovati nella zona del giardino dove c’era la festa vera e propria. Faceva caldo. A tratti folate di vento rinfrescavano l’aria. In lontananza il Vesuvio spadroneggiava sull’orizzonte. Silvia lo riempiva di feste, gli chiedeva dei suoi ultimi due anni, delle donne, del lavoro. Era visibilmente contenta di vederlo. Francesco era tornato a Napoli per lavorare come correttore presso una casa editrice. In realtà la sua mansione ufficiale era di traduttore e revisore per lo spagnolo. Di fatto avrebbe corretto bozze. Nel tempo libero avrebbe lavorato ad un romanzo che aveva cominciato a scrivere e che sperava di pubblicare. Napoli si risvegliava, in quel periodo, c’era un discreto fermento culturale, c’era gente che pensava e che faceva pensare e in qualche modo Francesco aveva sentito il bisogno di essere lì. Sentiva di dover cogliere il momento. Silvia lo ascoltava parlare delle sue velleità letterarie con atteggiamento protettivo. Era stata lei a procurargli quel lavoro. Accanto a loro passò un uomo piuttosto alto, ben vestito, dall’aria vaga e distratta. Silvia prese Francesco per il polso e sorrise: · Ti faccio una confessione piccante Conoscevano piuttosto bene le rispettive vite sentimentali. – E’ quello che hai lasciato? – chiese Francesco. – No – sorrise maliziosa – E’ quello che sto cercando… – Mi hai portato qui per farti da complice in un abbordaggio !? – Perché, io non l’ho mai fatto per te? Naturalmente l’aveva fatto. In qualche estate in Spagna o in giro per l’Europa. Aveva anche finto di essere sua sorella, qualche volta, per non scoraggiare eventuali pretendenti. Cominciò un lento. – Andiamo a ballare – fece lei. Mentre ballavano gli disse chi era. Era arrivato da poco come lettore in università, nel dipartimento in cui Silvia era ricercatrice. Si chiamava Davide. Non si erano scambiati mai ancora nemmeno un buongiorno, ma questo

significava poco. La tattica di Silvia consisteva nell’osservare per qualche tempo l’oggetto del suo desiderio e poi calare all’improvviso nella sua vita, inesorabile e a volte dolorosa. – Tu dici che posso ancora essere interessante per uno così? – chiese lei. – Effettivamente sei piuttosto invecchiata e messa male – rise Francesco. Silvia lo colpì con una ginocchiata impercettibile alla vista, ma molto meno ai genitali. – Stronza – bisbigliò lui. Lei gli dette un piccolo bacio di scuse sulla guancia. – Approfitti di me – disse. – Lo farei volentieri – rise di nuovo lui – ma per te non esisto – Scherzi, non fosse che ti considero quasi un fratello… – Ma se hai anche dimenticato che ho fatto trent’anni Lei smise di ballare. – Dio mio! Ieri era il tuo compleanno! E sono trent’anni…! E’ colpa di quell’uomo che mi ha rincretinito. Mi perdonerai? Lui scosse la testa: – Mai! – Troverò il modo di farmi perdonare, vedrai. Prima di sera. – gli dette un altro bacio sulla guancia – Auguri per ieri Il fantomatico Davide passò di nuovo accanto a loro e Francesco ebbe modo di guardarlo con più attenzione. Silvia fece qualche commento sulle sue piacevolezze estetiche. A Francesco non parve particolarmente eccezionale, ma era comunque una persona che non passava inosservata. A volte, Francesco temeva di essere poco obbiettivo nel giudicare gli uomini di Silvia. Provava una sottile gelosia nei confronti di quella donna un po’ più grande, che era stata adolescente quando lui era bambino e donna quando era adolescente. Sempre un po’ il suo sogno segreto, al punto che se gli avessero chiesto di dire se Silvia fosse una bella donna o meno non avrebbe saputo rispondere. Era Silvia e basta. Qualcosa che aveva la consuetudine degli anni. Qualcosa di più vicino a un simbolo che a una donna. Al passaggio di Davide, Silvia scomparve. Francesco si ritrovò solo. Cominciò a vagare un po’ spaesato per la festa, godendosi la brezza che si andava rinforzando, un paio di drink preparati con discreta sapienza, un paio di fugaci visioni di belle donne… Trovò qualcuno con cui chiacchierare per un po’, poi cominciò a sentire la stanchezza della giornata precedente. Verso mezzanotte si sentì toccare su una spalla. Si voltò. Silvia lo guardava raggiante. – La tua missione è andata bene? – chiese lui. – Non del tutto. E’ ancora presto per dirlo – rispose lei – Ma ho il tuo regalo di compleanno Francesco sorrise: – Una sorpresa? Lei non rispose. Gli fece cenno di seguirla nella villa e lui la seguì incuriosito. Dentro era molto bello. Lei lo portò in un labirinto di

stanze che sembrava conoscere bene. Erano tutte affrescate e ben conservate. Una sognante penombra dominava, l’unica luce proveniva del giardino esterno, illuminato con le fiaccole. Francesco era sempre più curioso. Cominciava a pensare che la dimenticanza di Silvia fosse stata una finzione, un modo per sorprenderlo. Arrivati alla fine di un corridoio lei aprì una porta, prese Francesco per mano e lo portò dentro con sé. Nel buio.… – Qui dentro c’è il tuo regalo – disse lei. Francesco si guardò intorno, ma non riusciva a distinguere nulla. La stanza era completamente buia. – Posso accendere la luce? – chiese. – Non credo che tu ne abbia bisogno. Conosci bene il tuo regalo… (No, non poteva crederci). -… Da quasi trent’anni…Le dita di lei si posarono sulle sue labbra e luì trasalì. Gli sembrava una fantasia proibita. Sentì le labbra di Silvia posarsi sulle sue (gli sembrarono incredibilmente morbide), sentì la lingua di lei cercare la sua e poi la sua mano scendere delicatamente sul suo corpo fino a scivolargli sui pantaloni, a cercare il pene e a sfiorarlo per sentirne l’eccitazione. La strinse tra le braccia e lei si svincolò: – E’ solo il tuo regalo di compleanno, ricorda. Lui la tirò a sé e stavolta la strinse in modo che non potesse sfuggirgli. – D’altra parte non avevo altro sotto mano – continuò lei sorridendo. Gli parlava sulla bocca, ma senza toccargli le labbra. Gli sfiorava il cazzo con la mano e poi lo lasciava all’improvviso. – Vuol dire che se è un regalo posso fare di te quello che voglio…- disse lui. – E cosa vuoi? Lui la spinse contro la parete e le sbatté violentemente il cazzo tra le gambe. Le posò le braccia sotto il sedere e la sollevò di qualche centimetro. Lei gli avvolse le gambe intorno alla schiena e si strofinò contro di lui. – Sei sicuro che è già questo quello che vuoi? Non sprecare desideri… Continuò a parlargli sulla bocca, ma stavolta lui fu più rapido. Raggiunse le sue labbra prima che lei potesse ritrarsi. Cercò avidamente le labbra di lei e poi la lingua di lei e la baciò con foga, stringendola tra le braccia, cercando di tenerla ancora sollevata da terra. Questa volta lei lo accettò, ricambiò i suoi baci mentre gli accarezzava il collo e la schiena, mentre si strofinava contro il cazzo ormai di pietra. – Fammi scendere – gli sussurrò. – Perché? – Per consegnarti quella parte di regalo che non hai ancora il coraggio di chiedere Lui la lasciò libera. Lei lo baciò sul collo e poi sul petto, mentre gli

sbottonava piano la camicia, continuando a parlagli, a sussurrargli piano: – Dimmi solo quante volte lo hai sognato. Quante volte te lo sei toccato pensando a me Lui le posò una mano sulla testa e la accompagnò verso il basso, mentre lei trovava finalmente i pantaloni, si inginocchiava ai suoi piedi e gli tirava giù, con lentezza esasperante la cerniera. Alla fine a lui sembrò di scoppiare. Le prese la testa con una mano e tirò fuori il cazzo con l’altra. Glielo spinse in bocca come se da questo dipendesse la sua vita e cominciò a scoparla riempendole la bocca., cercando di immaginare quelle labbra che nel buio non vedeva strette intorno al suo cazzo che sembrava scoppiare. Dopo il primo assalto le permise di rallentare. Lei lo lasciò uscire un po’ e prese a leccarlo per tutta la lunghezza, mentre gli accarezzava le palle con le mani, mentre leggermente dischiudeva le labbra per accogliere solo la punta nella sua bocca e carezzarla con la lingua. – Parlami ogni tanto – le chiese – mi sembra impossibile che sia tu, qui nel buio – Dovresti lasciarmi la bocca libera per parlare – rise lei -Te la senti? Appena disse questo riprese il suo cazzo in bocca, fino in fondo, quasi a ingoiarlo, godendo del potere che aveva su di lui in quel momento. Quando si accorse di stare per venire, Francesco la tirò su verso di sé, le sollevò il vestito e tirò giù i suoi slip, cercò con il solco della fica e lo infilò dentro, senza preamboli. Lei si strinse a lui per sentirlo più dentro, persero l’equilibrio e caddero a terra, senza smettere neanche per un istante, mentre lei gli si aggrappava con tutte le sue forze e lui cercava di raggiungerla dove non poteva essere raggiunta. Vennero quasi insieme, mentre lui la aiutava toccandole il clitoride con le dita e contemporaneamente scopandola col cazzo dentro di lei. Restarono stesi a terra ancora per un po’, immobili, scambiandosi qualche silenzioso bacio a fior di pelle, finché lei non si mosse. Si alzò e si rivestì alla meno peggio. – Ti aspetto fuori – disse – Ma dammi un po’ di vantaggio, non mi va che ci vedano uscire insieme da una stanza buia – Chissà cosa penserebbero – sorrise lui. – Buon Compleanno Quando Silvia uscì, Francesco si concesse ancora qualche secondo di riposo, più per riprendersi dalla sorpresa che dalla fatica. Si asciugò con un fazzoletto e si ricompose in silenzio, guardandosi intorno. Poi vide l’ombra muoversi in fondo alla stanza. Trasalì spaventato, per un attimo, reso suggestionabile dall’ondata di emozioni che aveva provato sino a quel momento. Si rintanò immobile nell’angolo in cui avevano fatto l’amore e cercò di guardare meglio nell’ombra. La cosa si mosse di nuovo. Era una figura seduta su una poltrona in fondo alla stanza ed era sempre

stata là. – Chi c’è? – disse Francesco. L’ombra non rispose. Francesco cercò con gli occhi la porta, furioso con se stesso per essersi lasciato spaventare come un bambino. Poi l’ombra parlò: – Vieni avanti Era una voce di donna. Senza sapere perché Francesco fece un passo avanti. – Vieni fin qui – ripeté la voce. Un’età indefinibile. Un tono pacato e pieno di autorevolezza. Una voce suadente e ferma. Francesco fece ancora qualche passo verso la poltrona sulla quale era seduta la donna. – Inginocchiati qui davanti – disse la voce. Senza sapere perché Francesco si inginocchiò ai suoi piedi. Come ipnotizzato. Affascinato dal controllo che quella voce emanava. Esorcizzando l’infantile paura che aveva provato qualche attimo prima nell’unico modo possibile: accettando il potere di quella voce. Si inginocchiò ai piedi della poltrona e pronunciò delle parole che gli suonarono strane e contemporaneamente naturali: – Sì, Signora – Bravo, mio schiavo. Mi piace che tu sia obbediente Si sentiva soggiogato e prigioniero e contemporaneamente felice e sollevato e terribilmente eccitato all’idea di essere lo schivo di quella donna senza volto. Accostò la fronte verso il pavimento e cercò con le labbra i suoi piedi. Lei lo aiutò. Le porse un piede inguainato in una scarpa da sera e lasciò che lui glielo baciasse. Poi, gli posò un piede sulla testa e lo costrinse a chinarsi a baciare anche l’altro. Era la prima volta nella sua vita e Francesco lo fece con voluttà. Lei si sporse verso di lui. Gli prese la testa tra le mani e si sollevò il vestito fino a scoprirsi tutte le gambe ed il bacino. Lui le baciò le gambe (portava un paio di calze autoreggenti), lei gli schiacciò la testa sulla fica, ripetendo il gesto che lui aveva fatto con Silvia poco prima. Lui affondò tra le labbra morbide come se fosse stato l’unico desiderio della sua vita, come se non avesse mai aspettato altro e riconobbe definitivamente il controllo di quella donna su se stesso, per tutta la vita, in ogni istante della sua vita. Le affondò le lingua tra le labbra della fica e gli sembrò che niente potesse essere più eccitante, mentre

sentiva le parole di lei, nell’ombra: – Non avrai mai il permesso di guardarmi in faccia, schiavo. Sarai mio in ogni momento io lo desideri e farò di te ciò che voglio. Mi chiamerai Signora o Padrone ed ogni tuo errore sarà punito. Accetti, schiavo? Mugolò in qualche modo il suo assenso e lei lo schiacciò ancora di più con la faccia sul suo sesso, finché non venne. Poi gli ordinò di uscire e tornare immediatamente a casa. Gli fece scrivere il suo numero di telefono su un foglietto che lasciò accanto alla poltrona. Fu il suo primo giorno. (Scrivetemi cosa ne pensate. Volete che questo racconto venga continuato? [email protected])

Gennaio 1998

Eros Italia: La donna nell’ombra (2° episodio)

La donna nell’ombra (2° episodio) Sabato mattina, Davide si svegliò piuttosto presto. Lara, sua moglie, dormiva ancora accoccolata accanto a lui. Lara era una donna sulla quarantina, piuttosto piacevole nell’aspetto. Il volto era di quelli che con l’età si valorizzano, diventano più interessanti, più invitanti. Lavorava per una compagnia aerea, da qualche anno nel personale di terra. Lara cominciò a svegliarsi. Lui scese dal letto e andò silenziosamente in cucina a preparare un caffè. Gli piaceva avere qualche momento di solitudine al mattino. Aspettò che il caffè uscisse godendosi l’odore che si diffondeva nell’aria. Ne versò due tazze, una per lui e l’altra per Lara. Tornò dentro, lasciò la tazza di Lara sul comodino e andò a infilarsi sotto la doccia. Spesso, quando erano in viaggio, si alzava presto al mattino e andava a fare un giro da solo nella città che stavano visitando. Gli piacevano le città deserte poco dopo l’alba, con i rumori ancora soffusi, le luci ancora accese dalla notte e le finestre che lentamente cominciavano a dare segni di vita. Viaggiava spesso con Lara, il lavoro di lei li metteva in grado di spostarsi piuttosto economicamente in aereo e ne erano piuttosto contenti. Sotto la doccia pensò alla ragazza che aveva conosciuto alla festa della sera prima. Cazzo, quindici anni fa non avrei mai chiamato ragazza una con più di trent’anni. Invecchiare significa aumentare l’elasticità con cui usi i termini “ragazzo/ragazza”. Aveva i capelli mossi, biondo cenere, i fianchi non sottili ma gradevoli. Un bel seno. Uno sguardo di una decisione disarmante. Era andato da solo alla festa, Lara era uscita con

degli altri amici. Aveva scoperto che la “ragazza” lavorava nel suo dipartimento in università -metà dei presenti alla festa aveva qualcosa a che fare con l’università- , che si chiamava Silvia e che forse l’aveva abbordato. Sì, aveva un po’ avuto l’impressione di essere stato abbordato, cioè, qualcuno per la verità li aveva presentati ed erano stati un bel po’ a chiacchierare, ma la sensazione di Davide era che lei avesse deciso di parlare con lui quella sera, proprio con lui e con nessun altro. Non montarti la testa… Era difficile pensare che una con quello sguardo potesse fare qualcosa per caso. Avevano chiacchierato, molto di arte, lei sembrava intelligente, anche sensibile probabilmente, e di sicuro acuta. Però in certi momenti era difficile parlarle senza soffermare lo sguardo sul suo seno. Sentì il vetro della doccia aprirsi e Lara si infilò dentro. Le sorrise e la baciò sulle labbra. Lei gli prese il cazzo in una mano senza neanche restituirgli il bacio e gli sussurrò all’orecchio: – Hai un pezzo di tubatura tra le gambe o eri solo ansioso di vedermi? Lui rise. Era una citazione che si scambiavano spesso (-Hai una pistola nei pantaloni o sei solo felice di vedermi? – aveva detto Mae West, ma poi era stato riciclato mille volte; anche Jessica Rabbit aveva abusato della battuta). – Ero solo pensieroso… – sorrise lui. – Spero per te che tu fossi pensieroso per me… o i prossimi pensieri saranno a salve Lara glielo strinse con forza, fin quasi a fargli male, mentre gli posava le labbra sulla labbra. Davide la strinse a sé. Lei comincio a sfiorargli le labbra con lingua, mentre con la mano stringeva il suo cazzo andando su è giù, con lentezza esasperante. -E se non fossi stato pensieroso per te? La mano di lei scivolò sulle sue palle. Cominciò ad accarezzarle con delicatezza, a far scorrere un dito alla base. Poi il dito divenne un’unghia, che si muoveva lenta e pericolosa dalla base del pene fino all’ano, mentre Lara gli mordicchiava il collo. Davide cominciò a sentire dei brividi di eccitazione lungo tutta la schiena. Lei gli prese all’improvviso le palle in una mano. Davide si irrigidì quasi spaventato. – Hai conosciuto qualcuna ieri sera? Continuando a tenerlo in pugno gli posò un bacio dietro l’orecchio. – Ti racconterò… – fece lui. Le posò le mani sul sedere, la tirò a sé e le spinse il pene contro il pube. – Dio mio – fece lei – deve averti eccitato davvero questa donna. Devo essere gelosa? Lui le carezzò il culo con delicatezza. – Come si chiama? – chiese lei. Davide raccolse del bagnoschiuma con la punta delle dita e cominciò a sfiorarle l’ano, girando con le dita intorno al buchino, penetrandola leggermente, all’improvviso, con tocchi piccoli, delicati e fugaci. – Silvia – le sussurrò – E’ una mia collega – Sarà una vecchia strega – sorrise Lara. – Quella l’ho sposata – . Ormai le sue dita si infilavano a turno nell’ano di lei, ancora con delicatezza, sfiorandola in una specie di danza lenta e

tormentosa, che allentava le difese di lei e la rendeva sempre più docile ed eccitata. A volte giocavano con i reciproci desideri. Si raccontavano le cose che li avevano eccitati in momenti particolari, i sogni che li avevano turbati, inventavano racconti da scambiarsi durante il sesso. Erano sempre stati fedeli l’uno con l’altra e avevano sempre usato i loro desideri come un gioco, uno strumento di passione, qualcosa che li univa ancora di più. Lara si voltò offrendogli interamente il culo. Davide aveva sempre avuto un debole per il culo di Lara. L’aveva sempre trovato eccitante, amava scoparla da dietro per sentirle il culo contro di sé, su quel culo amava da morire posare le mani, strofinare il cazzo, venire sopra. A volte lei si affacciava alla finestra della cucina, soprattutto d’estate, indossando un vestitino leggero e niente altro. Si appoggiava alla finestra guardando in strada, sollevava il vestito e gli lasciava vedere il culo nudo. Lui si avvicinava, si appoggiava a lei con disinvoltura come se la stesse semplicemente, affettuosamente, abbracciando e glielo infilava dentro, a volte direttamente nel culo. Poi cominciava a scoparla impercettibilmente, mentre la gente in strada li vedeva ignara, una qualunque coppia immersa in qualche istante di relax in un pomeriggio estivo. Ormai Davide aveva due dita nel culo di Lara e lei si muoveva al suo ritmo aiutandolo a penetrarla, voltata di spalle, cercando con le mani il suo cazzo, sussurrandogli di aggiungere un po’ di bagnoschiuma per non farle male. Toccandola, Davide continuava a parlarle di Silvia, gliela descriveva minuziosamente, soffermandosi sui particolari che l’avevano eccitato, su quello che avrebbe desiderato farle e la cosa li rendeva entrambi pazzi, un misto di gelosia ed eccitazione, finché Lara non strinse il cazzo di Davide tra le mani e se lo puntò contro l’ano, se lo lasciò scivolare dentro, nel buco ormai così pieno di bagnoschiuma da rendere incredibilmente facile la penetrazione. Lo aiutò ad entrare spingendosi contro di lui, facendosi riempire fino al limite estremo, mentre lui cominciava a sbatterla con forza. E mentre lui le riempiva il culo, eccitato come un adolescente (era eccitata da morire anche lei, comunque), l’immagine della donna fantasma che aveva – Chi stai scopando? – gli chiese. – E’ un segreto – rispose lui spingendoglielo più in fondo dentro il culo. A Lara scappò un urlo di dolore, ma gli disse subito di continuare, continua a riempirmi, stronzo, anche se stai pensando a lei, anche se pensi che io sia lei, che questo che stai sbattendo e riempendo di cazzo sia il suo culo e non il mio, perché adesso io sono lei, ed è lei che stai inculando, traditore bastardo, ora fottimi, forza, sbattimi perché non avrai più questa occasione… -Voglio proporti un patto, anzi una sfida – ansimò lui. Le strinse i seni cercando un appoggio per infilarglielo ancora più a fondo, ma più a fondo non era possibile. -Continua a incularmi mentre parli… -Dammi una mano a sedurla. Voglio che tu sia mia complice, in questo… – Non voglio che tu ci faccia niente – rispose lei. Lui cominciò a sfiorarle la clitoride con le dita e lei represse un mugolio di piacere per non dargli la soddisfazione della resa. – Non ho detto questo. Ho detto solo che voglio sedurla. Che voglia sapere che lei potrebbe essere mia, se solo lo volessi, che potrei averla e

scoparla, se volessi. E voglio soprattutto che tu sia con me, complice in tutto questo. Quando avremo la certezza di averla vinta, mi tirerò indietro. Sarà un gioco tra me e te. Ti va? Stava continuando a toccarla e ormai Lara mugolava di piacere, sull’orlo frenetico dell’orgasmo. Lui lasciò che anche il suo orgasmo cominciasse a liberarsi, continuando a riempirla e a sfiorarla. – E se non ce la farai? – Vorrà dire che sto invecchiando… – cominciò a venire, quasi nello stesso istante in cui veniva lei. – Vorrà dire che potrò tradirti per una notte, quando e con chi voglio… – cominciò a urlare e lui con lei – O così o niente. – il cazzo di lui si svuotava nel suo culo, lo riempiva di liquido denso e bianco, mentre le sue mani si dibattevano frenetiche nella sua figa – Hai capito? Ti aiuterò, e sarò tua complice, ma non sarai in grado di farcela, per la prima volta nella mia vita, ti tradirò. Accetti o hai troppa paura? Con un’ultima spinta dei reni, lui le affondò il cazzo nel culo e lasciò le ultime gocce di sperma. – Non ho paura, amore mio – mormorò – non credere che io abbia paura… lasciò scivolare il cazzo fuori dal culo e cominciò a baciarla sul collo mentre l’acqua della doccia gli scendeva addosso – Come potrei aver paura se tu sei con me? Sei con me, vero? – Certo che sono con te – sorrise lei – E sarò una complice fedele. Ma non credere che tutto sia così facile – Si voltò e gli posò un bacio sulla bocca. Poi, dolcemente, cominciò a lavarlo con un sorriso sulle labbra. L’autore : [email protected]

Gennaio 1998

Eros Italia: La signora nell’ombra (3° episodio)

La signora nell’ombra (3° episodio) ——-riassunto——-Nel giorno del suo trentesimo compleanno, dopo quindici anni in Spagna, Francesco -madre napoletana e padre spagnolo- torna a vivere a Napoli., per lavorare come traduttore e correttore in una piccola casa editrice. Ritrova Silvia, un’amica di infanzia, un po’ più grande di lui, un po’ complice, un po’ sorella maggiore. Silvia è ormai ricercatrice universitaria. E’ una donna libera da impegni sentimentali e ha una discreta cotta per un nuovo collega, Davide. La sera dopo il suo ritorno, Silvia porta Francesco ad una festa in una villa alle pendici del Vesuvio, dove offre a Francesco uno strano regalo di compleanno: se stessa. Durante la stessa festa, in una camera buia, Francesco incontra una donna che sembra avere su di lui un potere indecifrabile. Senza mai vederla in volto, e senza capire perché, Francesco accetta di appartenerle. Il mattino dopo, Davide, l’uomo desiderato da Silvia, ripensa a Silvia,

che ha conosciuto la sera prima nella stessa festa e che ha scoperto essere una sua collega. Giocando sul forte rapporto di complicità che lo lega a sua moglie Lara, le propone un malizioso gioco. Lara sarà complice di Davide nel sedurre Silvia. Il patto vuole che Davide non si spinga oltre la “constatazione del suo successo”. Nel caso fallisca, Lara avrà diritto ad una notte “quando vuole, con chi vuole”. ____________ Sabato pomeriggio la giornata era splendida a Napoli e Francesco sorseggiava un caffè sul balcone. Da casa sua vedeva il mare (gli era mancato da morire a Madrid). Dopo una settimana la nuova macchinetta da caffè cominciava finalmente a tirar fuori una bevanda decente e tutto insieme -il sole, il sabato pomeriggio, il mare e il caffè- contribuivano a renderlo di ottimo umore. L’inizio a Napoli era stato spumeggiante. Il lavoro sembrava interessante e il tempo libero… pure. Non poteva certo lamentarsi di come stavano andando le cose. Aveva fatto l’amore con Silvia (se glielo avessero detto prima, non ci avrebbe creduto, non perché avesse mai avuto particolari problemi con le donne, ma semplicemente perché Silvia era una specie di “cugina” più grande, qualcosa di simbolicamente irraggiungibile per lui). E poi c’era stata la donna nel buio… Più tardi si era chiesto se davvero Silvia non sapesse della presenza della donna nella stanza… Possibile che non se ne fosse accorta uscendo? E poi sembrava tutto piuttosto premeditato. Silvia aveva scelto proprio quella stanza e non era sembrata una scelta casuale. Lo aveva guidato in un dedalo di corridoi per portarlo lì. E cosa ci faceva la donna su una poltrona in una camera buia se non aspettare loro due? Gli era venuto il dubbio che il vero regalo di compleanno non fosse stato Si Silvia sapeva tutto questo? E che rapporti c’erano tra le due donne? E perché avevano scelto proprio lui? Possibile che Silvia sapeva ben prima di lui, che appartenere a quella Donna gli sarebbe piaciuto? Non avrebbe mai avuto il coraggio di parlarne a Silvia, lo sapeva benissimo. Come sapeva benissimo di desiderarla ancora. Di desiderarle entrambe, Silvia e la sua Padrona. Aveva nella mente due immagini indelebili: le labbra di Silvia socchiuse intorno al suo membro e i piedi della Padrona sul suo volto. Il solo pensarci lo rendeva eccitato come un liceale alla sua prima volta. La prima volta. Sorrise ripensando alla sua prima volta. No, non era alla prima volta che stava pensando, per la verità, ma ad una delle prime volte veramente interessanti. Anche lì ricordava delle immagini nitide, precise. Aveva diciannove anni, andava verso i venti, aveva già avuto diverse esperienze, piuttosto saltuarie certo, ma quanto bastava per non dirsi proprio alle prime armi. Tuttavia era un periodo in cui, per dirla con Woody Allen, la maggior parte della sua attività sessuale, consisteva in un coscienzioso allenamento da solo (per non trovarsi impreparato davanti alla vita). Ricordava che, per una parte consistente dei suoi allenamenti, aveva in mente una donna molto più grande di lui, doveva essere intorno ai quaranta, forse giusto uno o due meno. Era il suo sogno erotico. Doveva essere intorno al metro e settanta, i capelli erano biondi e il volto di una bellezza poco usuale, con qualcosa di infantile nell’espressione de “Francesco, ascolta, non mi va che tu dorma a terra per colpa mia.

Cerchiamo di entrarci in due sul letto, se vuoi…”. Lui si alzava in piedi, non vedeva molto nella stanza, muoveva un passo verso la porta e all’improvviso si trovava contro i due seni di lei puntati sul petto. Lei si ritraeva di scatto imbarazzata per un attimo e lui faceva lo stesso. “Be’, se dobbiamo passare la notte sullo stesso letto ad una piazza e mezzo è dobbiamo abituarci a questi scontri fortuiti” sorrideva lei. Lui faceva di nuovo un passo avanti, col cuore in gola, presupponendo che lei si fosse scostata, ma continuando a non vederla nell’angolo buio vicino alla porta in cui erano. Lei non si era spostata. Francesco si ritrovava di nuovo coi seni di lei puntati contro il petto e questa volta non si ritraeva imbarazzato. Non si ritraeva neanche lei. Francesco poteva sentire il respiro di Eleonora nel buio e poteva sentire che quel respiro le gonfiava il petto e spingeva i suoi seni sul suo petto. Lei continuava a restare lì, immobile, premendosi contro di lui impercettibilmente. Francesco era senza respiro, il cuore in gola che batteva impazzito e un cazzo eretto contro gli slip (che portava solo perché c’era lei in casa). Allora lui prendeva il coraggio a due mani, reclinava la testa sul petto di lei e cominciava a sfiorarle la pelle con un bacio impercettibile, nell’incavo tra i seni che finalmente riusciva a indovinare col tatto se non con le labbra…. Il suono del telefono in casa risvegliò Francesco dai suoi ricordi. Si alzò, tornò dentro dal balcone, posò la tazzina di caffè sul tavolo e sollevò la cornetta. – Voglio che stasera alle dieci tu sia da me – era Lei – Mi hai capito Schiavo? Il cuore di Francesco sobbalzò. Le disse di sì -Signora- e lei gli dettò l’indirizzo. Poi riattaccò. Francesco guardò il foglietto su cui aveva segnato l’indirizzo e se lo mise in tasca. Continuava a pensare ai piedi della sua Padrona e ne era eccitatissimo. Desiderava essere posseduto da lei ed era sorpreso dai suoi sentimenti. Per distrarsi cercò di continuare a pensare alla donna a cui stava pensando prima, a Eleonora. Cercò di richiamare alla mente le immagini che aveva di lei, il sapore delle sue labbra, la forma dei suoi seni… Una mattina al mare gli era sembrato di impazzire. Ormai viveva da solo a Madrid. I suoi erano in vacanza con Sergio e Eleonora sulla costa e lui si era fermato da loro per un paio di giorni prima di partire per Praga con degli amici. La mattina in cui arrivò al mare, corse in spiaggia dopo aver salutato i suoi. “C’è già Eleonora” gli aveva detto sua madre e a lui era venuto naturale trovare la scusa di una voglia irresistibile di fare subito un bagno. Era corso in spiaggia e si era sentito mozzare il fiato. Lei era a seno nudo. Non era certo la prima volta che vedeva una donna a seno nudo, ma lei era Eleonora. Lo salutò calorosamente, abbracciandolo e baciandolo. Suo marito non c’era. Lui sentì i capezzoli di lei sfiorargli il petto e dovette fare uno sforzo eroico per non far fuggire il suo sguardo lontano dalla faccia di lei. Fecero il bagno insieme, Francesco angosciato dall’idea che presto sarebbero venuti i suoi o Sergio. Chiacchierarono e lei lo st “Mi sembri troppo asciutto” rise lei” e lo schizzò in faccia con l’acqua che aveva sui capelli.

“Sei gelata” rispose lui, per darsi un contegno. Ma gli era tornata l’erezione e lei se ne accorse. Non successe nient’altro, perché un istante dopo arrivarono i suoi e il giorno dopo lei tornò a casa. Successe però a settembre. Lui era di nuovo a Madrid, da solo. Aveva ripreso a studiare e i suoi compagni di appartamento non erano ancora rientrati dalle ferie. Il clima era ancora piuttosto estivo e lui preparava un esame abbastanza controvoglia. Una sera sua madre gli accennò distrattamente al telefono che Eleonora era a Madrid, dove avrebbe passato qualche giorno per lavoro (lavorava per una ditta farmaceutica) e gli disse anche il nome dell’hotel, nel caso lui avesse avuto voglia e tempo di andare a salutarla (sarebbe stata una cosa educata, pensava sua madre). Lui fece di più. Smise immediatamente di studiare -era troppo eccitatocercò l’indirizzo dell’hotel, si fece una doccia e si rivestì, corse a cercare dei fiori prima che i fiorai chiudessero e corse all’albergo. Arrivò all’ora di cena. Si informò presso la reception e seppe che il gruppo dell’azienda era a cena, poi lasciò un bigliettino per Eleonora: “sono fuori con amic – Va malissimo. Avevo un appuntamento, ma non è venuto nessuno – e mostrò i fiori che aveva in mano. – Allora questi non sono per me? – sorrise lei -Ed io che mi ero illusa…Francesco le offerse candidamente i fiori, fingendo di fingere: – Certo – sorrise sornione – questi erano per te, mica regalo fiori a chiunque io Lei la prese per una bugia data dalla prontezza di spirito e rise: – Sei una canaglia e un bugiardo – Poi si guardò intorno – Senti questi qui sono più noiosi di tuo padre e di Sergio. Visto che hai perso il tuo appuntamento, se non hai niente di meglio da fare, perché non vieni con me a fare un giro turistico? – Con una vecchietta? – fece lui. – Visto che ormai solo le vecchiette accettano fiori e appuntamenti da te… Eleonora chiamò un taxi e si fecero portare in centro. Lei era vestita con una giacca leggera e una gonna al ginocchio. Fortunatamente non portava nessun maglione abbondante. Lui desiderò che il tassista pensasse che fra loro ci fosse qualcosa. La portò in un locale fumoso e intimo, dove suonavano bene e l’atmosfera era calda. – Penseranno che siamo amanti – rise Eleonora -mentre sorseggiavano una paio di Irish Coffee. Francesco si rese conto di sperare che qualcuno dei suoi amici lo vedesse. Forse era anche il desiderio di trovare qualcuno che l’indomani potesse confermargli che lei era lì con lui, in quella sera, a bere Irish Coffee e a dire frasi del tipo “penseranno che siamo amanti”. “Mi insegni a ballare?” le chiese (stavano suonando una salsa). Lei si alzò e gli fece cenno di seguirla: “mi verrà l’artrite, sono vecchia” “Se ti viene un infarto deporrò quei fiori sulla tua tomba” fece Francesco. Lei lo pizzicò sui fianchi e lui le prese le mani per renderla inoffensiva. Ma continuò a tenerle le mani anche dopo. E lei non le ritirò. Sempre tenendogli le

mani, Eleonora gli mostrò il passo base. Gli disse come tenerla tra le braccia in modo corretto e abbozzarono qualche passo. “Sei un disastro” rise lei. Lui fece finta di offendersi e si allontanò leggermente da lei. Lei lo tirò a sé fino a fargli sentire la punta dei seni s Lei sollevò la testa. Lentamente. Lentamente sollevò le labbra. Lentamente portò le sue labbra sulle labbra di lui. Dischiuse le labbra. Cercò, con la lingua, la lingua di Francesco. Lo strinse a sé e sentì il suo calore contro il corpo e gli sussurrò all’orecchio: “portami a casa tua”. Lo disse con un tono da donna che si abbandona ad un uomo, ma in realtà era lei a controllare la situazione, a stabilire i tempi, a prevedere ciò che lui avrebbe fatto. Però gli regalò l’illusione in quell’istante di poterla guidare nel suo letto. Sul taxi, al ritorno, lei gli passava la mano sulla patta dei suoi calzoni. Lui aveva tentato di toccarle in seno, ma lei glielo aveva impedito. Lo aveva costretto a subire immobile quell’assalto sensuale al suo cazzo. Appena entrarono in ascensore, gli prese la testa tra le mani e gli permise di affondare il volto nell’incavo tra i seni. Per lui si scatenò una tempesta.. Si fece largo con le mani sotto la giacca e le sollevò i lembi della camicetta dalla gonna. Scivolò sotto la camicia fino a sentire la base del reggiseno tra le dita, soppesò le coppe dei seni con le mani e poi le strinse le tette con foga, continuando ad affondarvi la faccia in mezzo e mormorando “Eleonora, Eleonora”. Quando l’ascensore si fermò, fuggirono in fretta fino alla porta di ingresso, lui cercò le chiavi in tasca mentre lei continuava a stuzzicargli la patta, trovò le chiavi, le infilò nella toppa ed entrarono. Non accesero neanche la luce. Lui portò – Non mi piace prenderlo in bocca, Francesco – Scusami -fece lui -Non volevo… mi spiace Lei avvicinò di nuovo la bocca al glande, sorridendo stavolta: – Non ho detto che non ti farò un pompino, Francesco – prese la punta del cazzo tra le labbra e lo leccò – Posso farti fare con la mia bocca tutto quello che vuoi. Ma per farlo voglio molto da te – si lasciò affondare il cazzo nella bocca, lo avvolse con la lingua, lo succhiò – Te la senti? – Cosa vuoi ? – ansimò lui. -Un giorno ti chiederò qualcosa e tu lo farai. Ma non ho intenzione di dirti adesso cosa. Se vuoi puoi accettare al buio e potrai infilarmelo in bocca, venirmi in bocca, fare qualunque cosa tu desideri con le mie labbra. Altrimenti potrai fare solo tutto il resto. Potrai scoparmi per tutta la notte, incularmi, ma non avere la mia bocca. Scegli Eleonora continuò a prendergli il cazzo in bocca, a leccarlo e baciarlo per tutta la sua lunghezza. – Va bene accetto – Io non sto scherzando Francesco. Potrebbe non farti piacere…- Ho detto che lo farò – fece lui e la spinse sul suo cazzo fino a farglielo prendere tutto fino in gola. Sembrava che potesse non finire mai. La bocca di Eleonora era infaticabile. Le sue labbra continuavano a far entrare e uscire il cazzo dalla sua bocca, a volte per pochi centimetri, altre giungendo fino in fondo. Per un tempo che sembrava

infinito, Eleonora continuò a prenderglielo in bocca. Si inginocchiò davanti a lui e si infilò il suo cazzo tra i seni, mentre continuava a leccarlo con la punta della lingua. Lo lasciava arrivare sull’orlo dell’orgasmo e poi lo riportava indietro, con un’abilità diabolica. Se ancora Francesco avesse potuto ricordare la sua strana promessa, di sicuro non l’avrebbe rimpianta. Quando lui venne, Eleonora si lasciò inondare la faccia e le tette e prese in bocca quello che gli rimaneva sul cazzo. Poi gli disse “adesso voglio sentire le tue di labbra”. Francesco affondò il volto tra le sue gambe e cominciò a leccarla. Era la prima volta che leccava una donna. Non ci volle molto perché gli tornasse duro. Quando se ne accorse, lei lo fece sdraiare sulla schiena, allargò le gambe e si sistemò su di lui. Il cazzo di lui la riempiva bene e le sue mani non smettevano mai di assalire i suoi seni. Quando lei venne fu come il passaggio di un treno. Una tirata che sembrava interminabile, un crescendo senza fine, un urlo liberatorio… Per tutto il resto della notte e anche per le due notti successive, non fecero altro che scopare. Poi Eleonora tornò a casa. Non accadde mai più niente tra loro. Di tutto quello, non rimasero che ricordi nella mente di Francesco. [email protected] (sono graditi commenti)

Febbraio 1998

Eros Italia: Mia moglie esibizionista (1° episodio)

Mia moglie esibizionista (1° episodio) Io e mia moglie siamo stati sempre molto uniti fin da fidanzati pur avendo avuto, come tutti, normali alti e bassi. Ci siamo trovati a scuola e lei era la più carina della classe. Io, molto intraprendente e molto geloso, spesso la controllavo. In me, come in lei, esisteva già una velatissima tendenza all’esibizionismo. Mentre io manifestavo questa tendenza apertamente, con il mio temperamento espansivo, lei veniva spesso trascinata da me in questa voglia di distinguersi ed emergere sugli altri. Già allora, pur essendo gelosissimo, mi piaceva mettermi in mostra e mostrare la mia stupenda ragazza agli altri. Una volta, appena diciottenni, spesso passavamo ai giardini pubblici le nostre pause-pranzo scolastiche. Ci sistemavamo sopra una piccola collinetta immersa nel verde. Da lì si poteva ammirare il panorama con un fiumiciattolo attraversato da un piccolo ponte di legno e, nelle vicinanze, un rigoglioso canneto verde. Quel canneto sapevo che era meta di coppiette e segaioli e vi era un vero e proprio camminamento interno con tanto di fogli di giornali porno sparsi qua e la.

La mia ragazza aveva una camicetta che, tenuta leggermente aperta davanti, faceva intravedere parte dei graziosi seni, e una gonna a coste un po’ larga, che arrivava al ginocchio. Seduti vicini sulla collinetta guardavamo il paesaggio e parlavamo dell’estate in arrivo e della voglia di far bagni e prendere il sole. Dalla stradina sotto vedo un uomo sulla trentina che cammina cercando di nascondersi fra i rami di un salice. Si ferma, forse credendosi non visto, e comincia a toccarsi la patta sui pantaloni, poi capisco immediatamente perché. La mia ragazza era seduta con le ginocchia alzate e le braccia ed il viso poggiate su di esse per meglio godersi il panorama. La gonna copriva le gambe sopra ma lasciava un magnifico panorama che io, seduto di fianco, non potevo vedere. La sotto, ad una ventina di metri, l’uomo si godeva letteralmente il panorama delle mini mutandine della mia ragazza. Quando me ne accorsi fui dapprima geloso poi, senza avere il tempo di pensare, il mio cazzo si ingrossò nei pantaloni e scoprii di essere eccitatissimo da quella situazione. Era primavera e “sentivo la primavera”. Mi buttai nella prima esperienza “strana” mia e della mia ragazza. Cominciai a baciarla e le toccai le gambe prima dalla parte coperta dalla gonna poi, pian piano, la mia mano si posò sulle gambe nude, all’interno delle cosce, per cercare le parti più intime scoperte dalla gonna. Intanto, con l’altra mano, le scostai la camicetta in modo tale che si potesse intravedere uno dei seni sodi. Vidi, la sotto, che l’uomo si toccava il cazzo sempre tenendo la mano fuori dai pantaloni, intonando un principio di sega. La mia ragazza sembrava riuscisse ad intravedere l’uomo la sotto, che nel frattempo si avvicinò un pò e cercò di nascondersi fra le piante del canneto, forse volutamente semiscoperto. Lei, in questo modo, ne poteva godere la sua presenza e la sua masturbazione. La mia mano venne a contatto con le mutandine della mia ragazza. Percepii il calore e la sua eccitazione. Delicatamente le scostai da un lato le mutandine cercando di non toccarle il sesso ma lasciandolo scoperto ed alla visione dell’uomo nascosto sotto di noi. Le sussurrai all’orecchio “mi sembra di vedere qualcuno nel canneto che ci sta spiando”. Lei rispose: “dove, io non vedo nessuno”. Le stavo toccando la figa bagnatissima e le massaggiavo il clitoride. Il “tipo” la sotto sfoderava il suo cazzo ormai fuori dai pantaloni intento in una masturbazione furiosa. La troia della mia ragazza sapeva di essere vista, era impossibile non vedere il “tipo” la sotto anche se appena nascosto. Continuai a sditalinarla fino a quando la sentii gemere quasi impercettibilmente in uno stupendo orgasmo mentre lei aveva gli occhi puntati la sotto, verso quell’uomo che, con il cazzo di fuori, stava riversando quintali della sua sborra per terra al nostro indirizzo e verso la figa bagnata di quella troia della mia ragazza. Immediatamente dopo arrivò gente ed abbiamo dovuto ricomporci.

La sera stessa scopammo intensamente e più volte e, da quel momento, scoprii l’eccitazione dell’esibizionismo con altri episodi eccitanti. Ma questi fanno parte di altra storia. L’autore: [email protected]

Maggio 1998

Eros Italia: La mia ragazza esibizionista? (2° episodio)

La mia ragazza esibizionista? (2° episodio) Pur vivendo una vita sessuale “normale”, a me e mia moglie, di tanto in tanto, capitavano momenti intensi e diversi dal solito. Oggi, trentacinquenni con piccoli bimbi che ci girano intorno, cerchiamo di uscire dallo stress quotidiano e dai costumi imposti dall’educazione ricevuta e dai puritani attuali che, nella maggioranza dei casi in realtà, si rivelano persone false e bigotte. Come la maggior parte delle coppie che si amano tante fantasie erotiche sono rimaste tali e spesso conservate in ognuno di noi. Il passaggio dal dire al fare, dal pensare al realizzare ci pone di fronte a scelte che devono essere equilibrate. Ci si scontra con i nostri tabù, con le nostre repressioni, con i nostri istinti sadomasochistici e dobbiamo stare attenti ai mali del secolo, e tener conto, purtroppo, della salute psicofisica di quelle persone con cui avremmo a che fare nel caso in cui fossimo interessati a rapporti particolari “del terzo tipo”. In Germania sono sicuramente molto più avanti di noi e si può parlare serenamente e liberamente di tanti argomenti di costume senza averne vergogna. Basta guardare le TV tedesche per rendersi conto. A casa nostra vive il Papa il quale, pur portando tante cose buone e tenti valori e principi che servono e fanno parte della nostra cultura, ci inibisce terribilmente. Così noi siamo inibiti, ma quando ci capitano cose come quella che vi racconto ora, ne gustiamo meglio le sensazioni che esse trasmettono. Era estate e durante una breve pausa-caffè decisi di fare “quattro passi” in centro città. Il mio lavoro autonomo lo permette anche se poi sicuramente lavoro di più di chi ha orari fissi. Io amo chiamarlo, infatti, “orario fesso”. Quel venerdì mattino era una giornata asciutta, nitida e soleggiata con una leggera brezza appena fresca. Ogni stagione ha i suoi profumi. Solo in alcuni giorni se ne percepisce di più la presenza che esalta il periodo particolare dell’anno. Si stava proprio bene fuori dall’ufficio e sentivo i sensi come se fossero rigenerati. Mentre camminavo, in un negozio sportivo, vidi dei costumi da bagno all’ultima moda. C’era un due pezzi che mi è piaciuto subito tantissimo immaginato addosso a mia moglie. Giallo e bianco, sgambato con un piccolo fiorellino lavorato su un fianco e col reggiseno che, unitamente al soggetto ed ai colori, provocava una fasciatura che creava un look nuovo ed esaltava le curve anche da quelle

parti. Non resistetti. Entrai e lo acquistai insieme ad un costume anche per me molto colorato a boxer. Il giorno successivo e domenica io e la mia dolce metà saremo andati a prendere il sole in riva al Garda e l’atmosfera che si prospettava aveva premesse elettrizzanti. La sera, a casa, le portai il regalo. “Sveva, …tesoro, ..ti ho portato qualcosa di nuovo per il Garda di domani”. Lei capiva che i miei occhi brillavano ed anche lei sentiva la stanchezza per la pesante routine della settimana appena trascorsa. Aveva voglia di distrarsi un po’. Accettò di buon grado il costume, anche perché, effettivamente, era molto carino. Mi guardò negli occhi dal basso all’alto e leggermente di traverso e con le labbra unite e leggermente a sinistra mi fece capire ….cosa stai macchinando birichino….. Prima di addormentarci, nel letto verso mezzanotte, la presi vicino a me. Si era messa un abbigliamento intimo che a me piace molto e mi disse: “domani sfoggerò il tuo regalo. Sarò provocante. Ti dovrai preoccupare. Dimmi….mi terrai sott’occhio? Non si sa mai chi si possa incontrare da quelle parti”. Cominciai a baciarla e le dissi: “Va bene,…domani niente gelosie. Se incontro qualche bella “tipa” non si faranno scenate. … vale anche per te, naturalmente. ….Troverò sicuramente qualche bella “passera”, la abbordo e la porto a fare un bagno con me e….”, gli appoggiai il pene già duro contro il suo pube, “….e non potrai nemmeno immaginare quello che succederà la sotto…”. Con sfida mi rispose allargando le gambe per meglio far aderire il suo sesso contro il mio e mi disse: “se però capita un bel fusto a me, il tuo costume..”, spinse ancora strusciandosi al mio cazzo durissimo, “..mi toccherà “sfoggiarlo” con un altro..”, pensai tra me ..che troia.., ma in quel momento non valutavo il fatto che anche lei di me pensava …che maiale.. . La baciai, e quasi le strappai le mutande di dosso, mi tolsi violentemente maglietta e mutande e glielo infilai dentro. Lei era tutta bagnata e godevamo alla grande. Controllai quasi subito la foga iniziale, rallentando molto il ritmo. La guardavo negli occhi ed il mio pene durissimo entrava fino in fondo e poi usciva tutto completamente, più lentamente e continuativamente cosicchè lei potesse sentirlo tutto centimetro per centimetro e goderne completamente durezza ed estensione. Le dissi: “..Ahh …Sveva… guarda che non scherzo…domani io ..mi trovo una ragazza per un bagno… di sesso… e tu… libera di farti un altro uomo… ok?…”. Senttii lei sussultare e con un gemito rispondermi: “..Siiii..”, L’indomani ci siamo alzati presto e non vedevamo l’ora di andare a rilassarci un po’. Si sa, capita che a letto si dicano o pensino certe cose che poi le stesse non si realizzeranno mai perché fanno parte della fantasia erotica. Eravamo appagati per i rapporti avuti la sera prima. Ma viste le premesse e promesse fatte la sera prima, avevamo ancora voglia di ripetere il buon sesso fatto ed eravamo trasportati nell’immaginare realizzate le nostre fantasie. Sapevamo che sarebbe stato difficile, se non quasi impossibile, dare corso pratico alla fantasia, anche perché nessuno di noi due era deciso e determinato nel fare qualcosa al di fuori degli schemi normali della vita di coppia quotidiana. I rischi sarebbero stati alti e la volontà di associare il piacere al farsi anche male a

vicenda trattiene spesso ii bollenti spiriti. Quando partimmo lei indossava un paio di bermuda e uno spolverino bianco allacciato con la sua cintura di tessuto alla vita con sotto una maglietta. Anchi avevo un paio di bermuda ed una maglietta da canoista che lasciava le mie spalle ed i muscoli, non esagerati ma nemmeno invisibili, alla dolce vista dell’eventuale pubblico femminile. Devo dire che, all’occhio, mi difendevo bene anch’io. Le dissi: “togliti quella maglietta, col caldo che fa”, e aggiunsi a sottolineare i patti della sera prima e a farle capire che erano ancora validi, “ti devono vedere i maschietti al lago, altrimenti mi tocca fare tutto da solo e lasciarti in disparte come un’allocca”. Lei non se lo fece ripetere e disse togliendosi prima lo spolverino e poi la maglietta lasciando scoperti i seni che solitamente non mi mostrava con una simile disinvoltura: “ecco, così non avrò caldo, ma però si vede tutto”, ed io, “ma chettefrega, .. andiamo che è tardi”. Al lago ci sistemammo in un posto non molto facile da raggiungere, semi alberato quasi fino alla riva, nascosto agli occhi dei normali villeggianti ma visibile a “quelli indiscreti”, sul Garda ce ne sono parecchi. Posizionammo provviste, borse e asciugamani e lei si cambiò e si mise il costume nuovo, che le stava veramente bene. Facendo questa operazione aveva messo in bella vista il seno, offrendolo, come premessa, al pubblico vicino, lasciando “di stucco” anche me. Ci sdraiammo al sole del mattino. Poco lontano, a bordo d’acqua, c’erano due ragazzi con un piccolo gommone e una coppia come noi poco distante. Accarezzai e massaggiai con l’olio solare Sveva e, facendolo, le sollevai il costume appena sopra un capezzolo e sotto le lasciai scoperto una piccola parte del pube. Lei sembrava non si fosse accorta e lasciava fare. Le diedi un bacio e le dissi che andavo a fare un giretto. Mi avviai sulla riva e percorsi qualche centinaio di metri. Non c’era tanta gente e niente che potesse interessare i miei gusti se non la ragazza della coppia che era sistemata dalle nostre parti. Non c’era alcuna possibilità per me di tentare qualche approccio e far vedere a mia moglie che io avrei potuto sviluppare il patto della sera prima. Così rientrai quasi subito ed, in prossimità del nostro posto mi accorsi che i due ragazzi erano girati verso mia moglie seminascosta nella boscaglia. Seppur da lontano notai che uno di loro era girato a pancia in giù e sembrava stesse “cercando il petrolio”, l’altro quasi su un fianco esibiva un principio di erezione. E pensai “vuoi cedere che…”. Mi introdussi nella boscaglia senza farmi vedere e piano piano mi avvicinai da una posizione quasi sicuro di non essere visto. Lei era distesa al sole con la testa girata a destra verso il lago dove vi erano anche i ragazzi. Il ginocchio sinistro su e la gamba destra leggermente divaricata. Tutto era rimasto come prima. Il seno scoperto e.. la sua mano destra si accarezzava partendo dalla base del seno scoperto fino a giù delicatamente. Bellissima. La sorpresa fu che il pezzo sotto del costume non era più come l’avevo lasciato io (mi ricordavo perfettamente). Era maggiormente spostato a sinistra e lasciava intravedere quel centimetro in più, rispetto a prima, evidenziando parte del suo sesso che sembrava scoppiasse. Quando la sua mano arrivava giù, la sua gamba destra si apriva leggermente ancora di più e, quasi impercettibilmente, il dito medio della sua mano, per un attimo, si appoggiava sul suo sesso dandogli un colpettino che immagino la facesse

fremere e che sicuramente ha avuto un effetto dirompente sia sul mio cazzo, sia su quelli dei due ragazzi. Poi la mano tornava su si fermava un attimo vicino al seno, lo toccava nudo, ed ancora giù. Ogni volta che si accarezzava giù, automaticamente davo un leggero colpo di reni quasi la stessi scopando e lo stesso facevano i ragazzi la sotto. Pensai che stavo facendo io la figura dell’allocco piuttosto che lei e che la fortuna e le circostanze avevano aiutato più lei a mettere in pratica la sfida della sera prima. Questo mi convinse a lasciar perdere le mie ambizioni e a dichiarare momentaneamente persa la partita e, quindi, a sfruttare la situazione che si stava creando anche per trarne un piacere personale per me e la mia insolita moglie. Io non venni allo scoperto subito anche se un velo di gelosia mi spingeva ad andar fuori. Stavo pensando a come fare a non spaventare lei ed a far godere tutti di quella situazione, magari cercando un coinvolgimento dei ragazzi. Non volevo che me la scopassero altri ma il sangue ribolliva e il piacere di vederla godere era un piacere anche per me in quel momento. Decisi di buttarmi e battere il chiodo adesso che era caldo, forse la birra appena bevuta contribuì alla mia disinibizione. Andai dai ragazzi e gli dissi: “Ciao ragazzi”, cercarono di ricomporsi un po’, “volevo chiedervi un favore. A me e mia moglie piacerebbe fare un giretto in mezzo al lago. D quelle parti il sole si prende meglio e visto che avete un gommone mi chiedevo se si poteva fare un giretto breve tutti insieme”. Rispose uno dei due: “perché no. Noi non abbiamo programmi. Devono venire giù delle nostre amiche, ma nel pomeriggio. Veniamo volentieri”, io risposi, “chiedo a mia moglie se gli va e poi vi raggiungiamo”. Lei mi aveva già visto e quando andai da lei era tutta ricomposta con il costume perfettamente a posto. Gli feci la proposta dell’uscita in gommone e aggiunsi per tenere riscaldato l’ambiente: “visto che non ho trovato nessuna da abbordare provaci almeno tu con quei due “ganzi””, lei rispose, “tu devi stare qui, però. Se no che gusto c’è”, disse scherzando quasi gli avessi fatto una proposta inaccettabile. Gli risposi: “il gusto c’è lo stesso ed io ti ho promesso che sono disposto a tutto, oggi, e non sarò geloso. Però da sola non ti ci mando con quei due. Complici per questa volta”, e lei disse, “tu sei matto”. L’avevo beccata mentre si toccava ed il godimento per lei era ancora a metà, interrotto bruscamente dal mio intervento. La mia disponibilità le aveva riacceso immediatamente i sensi. Andammo dai ragazzi salimmo sul gommone e gli spazi disponibili erano ridottissimi in quattro. Così io ero a prua, lei seduta davanti a me e i ragazzi di fianco a lei. Uno dei ragazzi remò fino al largo e non le staccava gli occhi di dosso. Nel frattempo ci presentammo ed approfondimmo la nuova amicizia. Al largo dissi di fermarci. Bevemmo delle birre e ci tonificammo un momento. Io cominciai a massaggiare mia moglie sulle spalle e sulla pancia e le dissi di rilassarsi. Delicatamente cercavo di avvicinare le mani sempre più verso le parti intime per vedere la sua reazione. Quando vidi che vi era una certa disponibilità mi buttai. Lei sentiva il mio cazzo duro sulla sua schiena e capiva che ero anch’io profondamente eccitato da quella situazione. Proposi: “ragazzi, dato che non arrivo davanti, fatemi un piacere. Date l’olio solare a Sveva sulle gambe. Altrimenti ti bruci, tesoro”. Non se lo fecero ripetere due volte e Sveva era come ubriaca con

la testa leggermente reclinata sulla mia spalla. Con un guizzo le slacciai il reggiseno e le dissi che così stava più comoda. Lei non disse nulla e divaricò leggermente le gambe per permettere che i ragazzi lavorassero meglio sulle sue gambe. Le tolsi il reggiseno e i ragazzi mostravano stupende erezioni sotto i costumi. Ad uno di essi gli uscì per metà ma non i ricompose offrendolo alla vista di mia moglie. Ormai eravamo tutti inebriati. Io spingevo sulla schiena di Sveva e le toccavo i seni turgidi. I ragazzi massaggiando le gambe si soffermavano all’interno delle cosce e le toccavano il sesso per un attimo. Mentre la baciavo dissi ai ragazzi: “toglietele il costume”. Uno dei due gli tolse il costume mentre l’altro ormai fece uscire tutto il suo cazzo e cominciò a masturbarsi. Lei allargò bene le gambe e offrì tutto il suo sesso ai ragazzi. Io non capivo più niente preso dal turbine della gelosia e di quello più forte del godimento della particolare situazione. Uno di loro cominciò a leccarle la figa. Lei era completamente persa e muoveva il bacino a tutto spiano godendo come una troia. Io mi spostai per togliermi il costume. Non feci in tempo a muovermi che l’altro ragazzo la prese per le gambe e le infilò il suo cazzo nella figa bagnatissima di mia moglie. Io non volevo questo ma fu tutto così rapido che non riuscii a protestare e, dopo tutto, me l’ero cercata. Sborrai una prima volta sul suo seno non appena il ragazzo glielo ficcò dentro. Il godimento che provava lei era per me decuplicato. Il suo piacere era il mio e non feci in tempo a godere che mi rivenne duro immediatamente. Lei mi chiamava ed ansimava dal piacere: Il ragazzo venne dentro e l’altro sulla sua bocca. Dissi di rientrare. Durante il tragitto sia lei che io non avevamo placato il fuoco che avevamo addosso e scopammo a godemmo in presenza dei ragazzi come se fossimo in un altro pianeta. L’intensità di quello che avevamo provato annullava il rimorso per ciò che avevamo fatto. Sapevo che eventualmente anch’io avrei potuto godere in futuro della disponibilità complice di mia moglie con altre donne e i risentimenti inconsci per la bella storia accaduta venivano leniti da quel pensiero. Eravamo stati troppo bene tutti e due. Sulla strada del ritorno siamo stati in macchina vicini per tutto il tragitto, stanchi ma contenti. Lei mi disse: “mi perdonerai?”, io risposi, “e tu mi perdonerai”. Eravamo felici. By Marcualen

Maggio 1998

Eros Italia: La mia ragazza esibizionista? (3° episodio)

La mia ragazza esibizionista? (3° episodio) Tutto l’inverno ci eravamo frequentati. Io e mia moglie Sveva e i nostri due amici coniugi Paolo e Patrizia andavamo fuori a mangiare la pizza quasi tutti i sabati. Poi si andava al piano bar o in qualche birreria e la domenica in compagnia a casa di uno o dell’altro. Ci si vedeva, qualche volta, anche tra la settimana per una cena o per un

caffè, a chiacchierare del più e del meno o per vedere qualche film in videocassetta insieme. Insomma, un’amicizia stretta, quasi morbosa. Spesso le discussioni diventavano accese ma le differenti opinioni, gli scontri, erano salutari ed il confronto portava buoni frutti utili per tutti e buone valvole di sfogo dalla routine e dagli stress quotidiani. Decidemmo, quindi, di passare le ferie insieme, quell’anno. Prenotammo due stanze in un albergo di Milano Marittima, posto tranquillo ma, sicuramente, non morto. Quando ci trovavamo, qualche volta, scherzavamo sulla ragazza di uno o dell’altro, o sulle capacità di questo o di quello. Normale rapporto di amicizia. Forse fu tutta colpa mia quella sera di preestate che scherzai più del solito e avviai una storia pericolosa. La serata era molto calda, gli abbigliamenti succinti. Si scherzava e Paolo diceva che mia moglie, o prima o poi, me l’avrebbe “fatta fuori” qualcuno. Io gli rispondevo che la sua gliela facevo fuori io la sera stessa. Era una giornata particolare. Si festeggiava il compleanno di Sveva ed il giorno prima le avevo detto di mettersi in abbigliamento molto elegante ed invitante come non faceva da tanto. Su mia richiesta si mise in autoreggenti nere, minigonna con lo spacchetto, camicetta trasparente con reggiseno a balconcino. Forse casualmente anche Patrizia non portava le calze ed aveva una camicetta che metteva in risalto i seni prosperosi e che faceva intravedere i capezzoli, visto che sotto non portava nulla. Paolo propose spaghetti aglio, olio e peperoncino e un film hard-soft dalla videoteca. Poche volte ci era capitato di stare insieme e guardare film erotici ed alla fine della serata si beveva qualcosa e poi tutti di fretta a letto per sfogare l’eccitazione accumulata. Quella sera era cominciata male già dal cibo e dal vino. Tutti ne avevano bevuto un po’, anche le ragazze, solitamente astemie. Questo fu come un invito per due lupi di mare come me e Paolo. Si discuteva di sesso e di gelosie e ognuno di noi metteva alla prova l’altro. Alla fine della cena Sveva era andata di là a sbrigare alcune piccole faccende ed io rimasi in cucina con Paolo e Patrizia. Patrizia, più che Sveva la quale stava sulle sue ma sempre sorridendo, era disponibile a scherzare su certi argomenti. Così presi la palla al balzo e colsi Patrizia in un momento in cui era in piedi appoggiata al bordo della cucina e suo marito seduto al tavolo. Dissi a Paolo: “se non sei geloso come dici allora sei disposto a sopportare qualsiasi cosa” e lui con aria di sfida mi rispose “certo, tanto le corna sono relative e se loro vogliono te le fanno senza che tu te ne accorga, il che sarebbe peggio. Meglio la sincerità e la complicità”. Gli risposi, “quindi se tua moglie è disponibile ora”, mi avvicinai a lei e la strinsi

fra me e la cucina, “tu non reagiresti”, “no di sicuro”, disse Paolo, “poi non mi preoccupo della tua cretinisia, vedo che scherzi”, sussurrai piano nell’orecchio a Patrizia stringendola a me, “Patty fallo morire un po’, lasciati andare e tieni il mio gioco”, dissi a Paolo, “allora lasciami scherzare un po’”. Presi Patrizia, la sollevai e la feci sedere sul bordo della cucina e, divaricandole le gambe appoggiai la mia patta con il pene già ben duro contro la sua pancia e la strinsi a me cominciandola a baciare sul collo. Lei disse ansimante: “dai,…non fare lo stupido”. Così come al momento lo diceva così il suo corpo smentiva quello che aveva detto. Infatti lei si strusciava a me e sotto gli occhi di Paolo traendone un godimento nuovo. Paolo, come inebetito, disse: “dai vediamo se te la fai fuori. Io però vado a trovare tua moglie di là”. Alzandosi dalla sedia si avvicinò a noi. Toccò con una mano sua moglie sulla schiena e cominciò a baciarla sulla guancia appoggiando la sua patta alla sua gamba e le disse sussurrando: “visto che non sono geloso. ….mi pare che ti piaccia un po’ troppo avere vicino questo qua”, e mi diede una piccola spinta. Dissi: “Mmmh….le piace eccome”. Avevo la mano sinistra sotto la sua camicetta e le stavo sfiorando il fianco del suo seno e spingevo il mio cazzo contro di lei la quale rispondeva volentieri. Era una sensazione strana perché io la baciavo sul collo a sinistra, Paolo sull’orecchio a destra e poi sentivo il contatto di Paolo, il quale si strusciava all’esterno della gamba di sua moglie. Patrizia era ormai in estasi, abbandonata fra di noi. Durò poco perché sentimmo Sveva che stava tornando e Paolo staccandosi gli disse: “guarda Sveva che questi due stanno facendo i porci”. Quando poi ci trasferimmo in salotto per vedere il film ci sedemmo sui due divani disposti ad elle e fu Paolo a venire da noi dicendo: “adesso la tocco io la tua mogliettina. Fai vedere qui…..hai le autoreggenti??”, disse stupito sollevandole la gonna. “Propongo, per stasera, di stare seduti vicino scambiati” disse Paolo tirandosi addosso Sveva. “Per me…”, dissi io, “purchè non si faccia troppo i porci”. Patrizia era una bella ragazza, ma Sveva era davvero stupenda e, seppur qualche volta avevamo scherzato nella nostra intimità sul fatto di fare cose strane con i nostri amici, non avevamo mai considerata l’ipotesi di mettere in pratica pratiche erotiche dal vivo. Ne Sveva, ne Patrizia protestarono. Si lasciarono trascinare da noi. Dopo tutto l’atmosfera era davvero carica: Ci sdraiammo io alle spalle di Patrizia e Paolo a quelle di Sveva.

Il film era già iniziato la luce spenta. Cominciai a toccare Patrizia, prima sulla schiena poi, sotto la camicietta, davanti, vicino ai seni. Nel frattempo spingevo contro di lei il mio cazzo durissimo. Le sollevai un po’ la gonna, mi abbassai la cerniera e a fatica il mio pene uscì dai pantaloni. Nel fare questi movimenti stavo attento a non farmi vedere da Sveva. Patrizia mi sussurrò se ero matto. Io gli risposi appoggiandogli il cazzo sulle mutande e lei favorì sistemandosi meglio. Il film era molto arrapante, quel sexy hard non troppo eccessivo e con almeno un po’ di trama. Ogni tanto, nella penombra, guardavo verso Sveva sdraiata anche lei di fianco e vedevo che aveva la gonna completamente sul bacino. Le autoreggenti in bella vista, le mutande di pizzo nere leggermente abbassate, le mani di Paolo che frugavano i seni sotto la sua camicetta e sotto il reggiseno ormai slacciato. Vedevo le mutande che davanti scoprivano appena i peli e che sui fianchi scendevano sempre più. Non si vedeva, però se dietro era coperta o scoperta, se le mutande si abbassavano fino a giù. Il suo bacino si muoveva piano sotto i colpi del cazzo di Paolo. Ma non si capiva se stava penetrandola o se, come me, si stava solo appoggiando. A un certo punto vidi che Sveva girò la testa e si baciarono intensamente mentre Paolo le teneva un fianco con la mano e il movimento si faceva più accentuato e più veloce. Altri due o tre colpi, non scoprii se dentro o fuori, si levò un gemito impercettibile ed anch’io venni sulle mutande di Patrizia. Dopo poco finì il film e ci salutammo sempre scherzando e dicendo che non avevamo fatto niente nessuno dei quattro ma che comunque ci eravamo “riposati” bene. A letto scopai Sveva con il cazzo durissimo e ancora bagnato di sperma. La sua figa era bagnatissima forse dello sperma di Paolo e comunque non ebbi difficoltà a penetrarla. Non mi disse se fu penetrata da Paolo ed anch’io lasciai quello che era successo aperto all’immaginazione. Lei si lasciava andare e godemmo tutti e due pensando a quello che ci era appena capitato. Dopo pochi giorni partimmo per le ferie. L’autore: (Marcualen)

Giugno 1998

Eros Italia Racconti erotici: La mia ragazza esibizionista? (4^ puntata)

La mia ragazza esibizionista? (4^ puntata)

Avevamo preparato tutti i bagagli per Milano Marittima. Dopo la famosa serata passata insieme io, Sveva, Paolo e Patrizia non ci eravamo praticamente più trovati insieme da almeno una settimana. Avevamo proprio voglia di riposarci e divertirci un po’ al mare. Del lavoro e dello stress non se ne poteva più. Andammo a prenderli a casa loro e partimmo di buonora. Non vedevamo l’ora di sentire il profumo del mare. Ci sistemammo in un albergo sul mare. Noi avevamo una stanza al 3° piano, loro al 4°. I primi giorni furono di completo riposo al sole come lucertole e la sera seduti fuori a gustarci l’animazione preparata per i turisti dell’albergo. Il terzo giorno decidemmo di andare in discoteca. Abiti estivi da sera e salti e balli ed una grande eccitazione addosso. Il giorno dopo in spiaggia, a mangiare e poi tutti in camera per un riposino. La sera prima era stata molto elettrizzante e proposi a Paolo di venire nella mia stanza per farmi un massaggio alla schiena che mi faceva un po’ male. Lui è un autodidatta esperto in massaggi ed accettò volentieri. Patrizia andò a riposarsi nella sua stanza. Sveva si cambiò e si mise una maglietta con le spalline che lasciava intravedere il seno dai lati. Io ero sdraiato sul letto, Paolo sopra di me mi massaggiava la schiena, Sveva al mio fianco supina si riposava. Il massaggio era davvero come un ricostituente e mi stava eccitando terribilmente, anche perché vedevo le tette di Sveva che traboccavano dalla maglietta e Paolo se le stava godendo anche lui. Notavo che Sveva era molto distinta nel modo di fare, probabilmente si ricordava della seratina diversa passata di recente a casa e, seppur fosse stato un episodio “innocente”, aveva sicuramente provocato maggiori confidenze tra di noi. Io, solito porco, non mi lasciavo sfuggire nulla e, quel pomeriggio, anche se con un pizzico di gelosia, volevo fermamente che Sveva si lasciasse andare ad un rapporto il più possibile aperto. Fu Paolo per primo a dire: “Adesso farei un massaggio anche a Sveva. Cosa ne dite?”, ed io, “ma certo, a Sveva piace quando gli massaggio la schiena”, e lei girandosi di spalle, “sii dai un bel massaggio rilassante”. Paolo si staccò da me e si mise sopra Sveva iniziando a massaggiarle la schiena. Lei era estasiata e si lasciò andare alle nostre attenzioni. I o le tirai su la maglietta sul collo per poterla meglio massaggiare. Lei rimase con un paio di mutandine rosa molto sexy e trasparenti. Paolo era a cavallo di Sveva, anche lui in mutande. Mentre la massaggiava vedevo che il suo cazzo era diventato duro come anche il mio e non stava più nelle mutande. Sveva aveva quattro mani addosso che la toccavano quasi dappertutto. Paolo massaggiava la schiena e cercava di insinuarsi nei fianchi per toccare i seni. Io le toccavo i seni e il fondo schiena.

Ero eccitatissimo e decisi di poggiare la mia mano sulla schiena di Paolo premendola verso il sedere di mia moglie, per dare il via libera, in questo modo, al suo cazzo. Lui si strusciava contro Sveva, lei divaricò leggermente le gambe. Lo spostai un po’ per poter togliere le mutande a Sveva. Lei non disse niente e si lasciò fare. Era tutta bagnata la troia. Presi in mano il cazzo di Paolo e lo indirizzai verso la figa di mia moglie. Sentii con la mano quando gli entrò dentro fino in fondo. Lasciai la mano per un po’ sulla figa di mia moglie e sul cazzo di Paolo per godermi la stantuffata. Lei mugolava ed apriva le gambe e si contorceva per favorire la scopata. Paolo non resisté molto e gli venne nella figa. Stavo divertendomi e godendo davvero troppo. La girai e lei ancora vogliosa voleva essere scopata di nuovo. Infilai il mio cazzone nella sua passera. Sentivo che dentro era piena della sborra di Paolo. Gli dissi “troia, puttana, vacca” e più glielo dicevo più lei godeva mentre Paolo la leccava dappertutto. Lei se ne venne per l’ennesima volta ed anch’io le sborrai copiosamente dentro. Subito dopo eravamo tutti e tre sdraiati sul letto. Sveva era in mezzo. Una volta si girava verso di me con la lingua fuori mi baciava, poi verso Paolo a baciarlo. Intanto la toccavamo dappertutto e lei mise la mano destra sul cazzo di Paolo e quella sinistra sul mio. Ci volle poco per provocare un’altra erezione. Paolo le divaricò le gambe e gli infilò di nuovo il suo cazzo dentro. Lei gemeva. Sentii aprirsi e poi richiudersi la porta. Era Patrizia che attese un attimo prima di entrare nella stanza, proprio mentre Paolo si stava fottendo Sveva. Disse: “cosa stai facendo” un po’ arrabbiata. Lui non si staccò da Sveva e continuava a stantuffarla e rispose “..dai vieni qui”. Io la presi e la gettai sul letto e cominciai a baciarla. Lei fece finta di divincolarsi un po’ poi cedette e si lasciò andare. La spogliai delle poche cose che aveva addosso. Intanto lei diceva a Paolo: “porco adesso ti rendo tutto con gli interessi. Mi scopo tutti i tuoi amici”. Mentre diceva così gli infilai il cazzo dentro e lei mi strinse e mugolò intensamente. Venimmo tutti e quattro e godemmo come mai fino ad allora. L’autore (By Marcualen): [email protected]

Agosto 1998

Eros Italia: La nuova segretaria (1° episodio)

La nuova segretaria (1° episodio) Cercasi segretaria giovane, buona presenza, buona conoscenza dell’uso del computer, ragioniera. Era la locandina inserita nel giornale locale per la ricerca della mia nuova segretaria. Ingegnere, 40 anni una buona presenza e molto conosciuto in città, un matrimonio d’amore, niente figli. In 15 anni di attività in proprio avevo sempre scelto le persone collaboratrici guardando molto al loro aspetto fisico, alla preparazione culturale, ma anche alla moralità. Volevo persone realmente di fiducia. Molte ragazze si fecero avanti, tutte giovani, carine, intelligenti, poi venne Paola che mi colpì moltissimo oltre che per il suo aspetto ed alla sua preparazione, ma anche per i suoi modi in contempo decisi, ma dolci. Grandi occhi neri, capelli neri lunghi, un fisico da favola, giovanissima – appena 19 manni, scelsi lei. Paola rispettò tutte le premesse: in 2 mesi di lavoro aveva di gran lunga superato la prepoarazione delle mie precedenti segretarie, anche gli altri collaboratori non potevano aver nulla da dire. Precisissima in tutte le cose da rasentare la fobia. La vedevo circolare nell’ufficio sempre ben vestita, con le sue cose ben in vista, gioiosa e felice, ma molto garbata e poco propensa a parlare di cose che non fossero lavoro. A me un comportamento del genere non potera che far piacere. Lei riusciva ad appassionare i clienti che frequentavano l’ufficio e tutti ne parlavano bene. Una sera mi ritrovai molto stanco e nervoso per alcune traversie della giornata , lei mi raggiunse nella mia stanza e mi disse “Ingegnere, sta bene?, vuole che le prepari un caffè?” “Si!” risposi io con molta meraviglia e gioia che lei si interessasse a me. In effetti io ero molto duro nel lavoro, qualche precedente segretaria si era lamentata del ritmo sostenuto nel fare le cose e della mia durezza nell’imporre il modo di lavorare, lei no! Lei era sempre pronta al sorriso, mai una risposta fuori luogo…era impressionante come non perdeva mai le staffe. Era impeccabile nel comportamento come era impeccabile il suo modo do vestire o di muoversi. Sorseggiai il caffè caldo con soddisfazione, lei mi venne dietro e prese delicatamente a massaggiarmi la nuca:”va meglio così?” quasi non ebbi la forza di rispondere, quelle manine delicate che mi massaggiavano mi fecero venire strani pensieri, il mio cazzo già iniziava a gonfiare i pantaloni “Grazie, Paola, se vuole può andare” “Senza fretta” ribadì lei “ora è meglio se rimango quì”. A quel punto capii che lei si era accorta della mia eccitazione ed iniziava uno strato gioco di dita sulla mia nuca che avevano come risultato l’aumento della mia voluttuosità. “Vuole che la faccia realmente sentire meglio? Allora si spogli, io vado un attimo in bagno. Mi raccomando, completamente nudo !” Il suo tono fù perentorio ed io, come un automa, ubbidii, facendomi trovare, al suo ritorno, completamente nudo come aveva chiesto. Lei, invece, era completamente vestita, aveva in mano i suoi slip che si era tolta in bagno. “Bene, bene,

il mio caro ingegnere che ha voglia di stare meglio. Ti piace la tua Paoletta vero?” e mi afferrò per il cazzo che era diventato di pietra, ebbi una scossa elettrica quando lei mi tirò verso di se e mi baciò. La mia condizione era veramente strana, ero completamente nudo davanti alla mia segretaria che nel frattempo si era sedura al mio posto. “Vuoi che ti faccia godere?” chiese lei “Si!” laconicamente risposi io “Allora me lo devi chiedere per bene, in ginocchio adorandomi come una dea…facciamo un patto, di giorno io sono la tua segretaria, la sera divento la tua Signora, va bene?”. Con un filo di voce risposi di si e mi inginocchiai davanti a lei. Aveva una minigonna, delle calze nere autoreggenti, delle scarpe nere con tacco alto e, dalla posizionc eh ero, potevo vedere la sua vulva rosea completamente ricoperta da ricciolini neri. Le tolsi le scarpe ed iniziai a baciarle i piedi. Aveva dei piedi bellissimi, che emanavano un profumo di bagnoschiuma unito al profumo del suo sudore, era qualcosaa di molto eccitante. Il mio cazzo aumentava di dimensioni a dismisura, lei aprì le cosce ed ordinò “Leccami quì, ora!” iniziai a leccarle il sesso con ardore, lei godeva moltissimo. Aveva messo entrambe le cosce sulle mie spalle e con i piedi spingeva il mio tronco verso la sedia emettendo gridolini di piacere. Quando ebbe goduto ben bene dischiuse le gambe liberandomi dalla stretta, mi afferrò per il cazzo costringendomi ad alzarmi ed iniziò a dedicarsi a me. La sua bocca era abbastanza grande, con delle labbra rosse splendendi, iniziò a leccarmi il glande, lentamente, per prolungare la mia tortura. Con le unghie delle mani mi stuzzicava i testicoli mentre avidamente aveva preso a succhiarmi il cazzo. Io non capivo più nulla, l’unica realtà era quella che avevo sotto gli occhi. Lei mi stava facendo godere in un modo mai visto per me. Il mio orgasmo non tardò, ma lei, al momento cruciale, lasciò il pene. Gli schizzi di sperma caddero tutti sulla scivania ed a terra. Lei accavallò le gambe e mi disse: “procurati qalcosa per pulire, e fai presto” Mi recai in bagno, presi della carta e tornai per asciugare lo sperma dalla scrivania e dal pavimento eseguii: prima la scivania, poi mi inginocchiai ed asciugai il pavimento “E quì?” chiese lei mostrandomi la sua scarpa. Un poco di liquido era finito sulla punta della sua scarpina, feci per asciugarglielo con la carta quando lei disse “No, devi leccarlo!” . Non me lo feci riperete 2 volte, lei mi offrì il suo piede con la scarpa e le ripulii tutto. “Ora puoi rivestirti, ma prima portami un drink” concluse lei. Mentre le versavo il drink la guardai da lontano, era bellissima, ma non immaginavo ancora dove mi avrebbe portato questa storia. L’autore: [email protected]

Dicembre 1977

Eros Italia: La nuova segretaria (2° episodio)

La nuova segretaria (2° episodio) Ormai erano settimane che costantemente io e Paola filavamo nel modo

inconsueto. La sera, quando tutti erano andati via, lei diventava la mia padrona ed io il suo schiavetto sottomesso. L’accontentavo in tutto. Ormai era arrivata ad una dominazione celebrale tale che non potevo più fare a meno di lei. L’adoravo, ero pronto a tutto per non perderla. Un giorno mia moglie partì con il padre che doveva operarsi in un ospedale fuori città per cui rimasi solo. Sapevo che lei sarebbe rimasta via per 15 giorni, l’intervento non era importante per cui non mi preoccupai di seguirla. Avendolo saputo Paola mi disse:”Ingegnere, per il fine settimana perchè non viene da noi? Mia madre sarebbe contentissima di averla a pranzo domenica. … e poi sabato sera potremmo….” . Non me lo lasciai dire due volte, accettai. Sapevo che la madre era vedova, non ne conoscevo l’età, ma l’immaginavo giovane visto che Paola aveva appena 19 anni ed era figlia unica. Per il week-end loro andavano in campagna dove avevano una villetta immersa nel verde, vicino ad un laghetto. Il posto era splendido, mentre mi avvicinavo, im macchina, pensavo a PAola ed a cosa sarebbero stati quei due giorni insieme a lei, risentivo il suo profumo, la sua voce, le sue mani su di me e mi eccitai. Quando fui arrivato ancora l’eccitazione persisteva tanto che Paola, venendomi incontro gioiosa, se ne accorse e mi schernì molto. “Ora lo dico a mia madre” e rideva, io mi vergognavo, ma mi piaceva molto essere preso da lei in giro, mi eccitava ancora di più. Prima di entrare in casa chiesi del bagno e lei mi guidò verso una piccola stalla che era vicina alla casa, da sola mi sbottonò i pantaloni, ne estrasse il membro ed iniziò a masturbarmi prima lentamente e poi sempre più veloce, sempre di più….”guarda, guarda che accoglienza che Paola dà al suo capo” una voce di donna mi riportò alla realtà, era la mamma di paola che era entrata nella stalla e che, sorridendo, apprezzava quello che stava facendo la figlia. “Ti presento l’ingegnere, mamma” disse PAola lasciandomi il membro che si erse in tutta la sua bellezza e splendore. “Piacere”, disse la mamma che nel frattempo si era avvicinata e mi aveva afferrato il membro. “MA non perdiamo tempo quì” disse “entriamo”. Con fatica rimisi a posto il cazzo durissimo e seguii le due donne. La casa era fantastica, splendidamente arredata. Ebbi modo di vedere meglio la mamma di Paola, era giovane ed assomigliava in modo incredibile alla figlia, era una bellissima donna. Mi accompagnarono in camera mia dove, posata la borsa da viaggio e rinfrancato da una bella doccia, mi raggiunse Paola. “Allora, ti piace mia madre?” mi chiese lei “E’ una bellissima donna” risposi “Lo sai, abbiamo gli stessi gusti, tu le piaci molto ” disse Paola “ed anche il tuo pisellino le piace, credo che staremo bene insieme se…” “Se! che cosa?” chiesi io, “Se tu farai il bravo schiavetto e ci ubbidirai, ora hai ben due padroncine che vogliono solo essere adorate dal loro schiavetto”. Sembrava tutto un gioco assurdo, ma mi piaceva. Quando lei mi lasciò dalla stanza mi rivestii in fretta e sognavo cosa sarebbe successo dopo. Pranzammo in allegria, l’ambiente che si era creato era splendido. Paola durante il pranzo mi aveva continuamente stuzzicato con i suoi piedini sotto il tavolo, più volte aveva poggiato i suoi piedi sulla patta dei pantaloni accarezzandomi meravigliosamente il cazzo già duro. Dopo pranzo iniziò la farsa. Ci accomodammo in salotto, Paola e la mamma fumavano mentre bevevamo un drink e si davano occhiate complici. “Perchè non ti spogli?” disse Paola “e facciamo vedere alla mamma cosa facciamo ogni sera?”. Ubbidii. Rimasi totalmente nudo davanti a loro che già

famelicamente ammiravano il mio cazzo. Mi inginocchiai davanti a Paola e presi a leccarle i piedini, poi passai alla mamma. Quindi iniziai a leccare le loro fiche, prima l’una e poi l’altra, infine la mamma, allo stremo, mi butto a terra, e si sedette sulla mia faccia. Il sapore della fica della mamma era uguale a quello di Paola, sentii che Paola si era sedura sulle mie gambe, mi accarezzava il cazzo e poi lo prese in bocca. Le sborrai in bocca mentre la mamma aveva un orgasmo dolcissimo nella mia bocca. Durante tutto il pomeriggio del sabato più volte dovetti farle godere con la lingua e dovetti penetrarle. Ero il loro giocattolo di fine settimana. La sera, stremato, andai a letto sognando quello che avevamo fatto durante il giorno. Ma non sapevo ancora quello che sarebbe successo il giorno dopo. L’autore: [email protected]

Dicembre 1977

Eros Italia: La nuova segretaria (3° episodio)

La nuova segretaria (3° episodio) Durante la cena Paola mi aveva stuzzicato costantemente con i suoi piedini, ero molto eccitato e…si vedeva. I miei pantaloni scoppiavano, il cazzo era durissimo e mi doleva. Ci accomodammo in salotto a bere un drink ed ascoltare un pò di musica. Mentre le due donne, che erano sedute in maniera molto seducente, bevevano io iniziai, inspiegabilmente, a spogliarmi seguendo il ritmo della musica. Paola e la madre avevano l’eccitazione negli occhi. Con le mani davano il tempo al mio spogliarello, rimasi solo con il boxer, Paola disse “Nudo!” ed io lo tirai giù. Rimasi nudo davanti a loro che mi mangiavano con gli occhi. Paola disse “Perchè non ripeti quello che facciamo ogni sera?”. Io, senza rispondere, mi inginocchiai davanti a loro, tolsi loro le scarpe ed iniziai ad adorarle, prima Paola e poi la mamma. Poi risalii le cosce di Paola con la lingua e presi a leccarle il sesso che era bagnatissimo. Il suo sapore era bellissimo. Mentre la leccavo mi sentii toccare il membro, era la mamma che veniva a godere della mia erezione. “Ora la mamma” ordinò Paola ed io presi a leccare la vulva della mamma. Il sapore era lo stesso della figlia. La leccai per molto tempo ed ebbe un orgasmo fortissimo, tanto che mi fece male stringendomi la testa tra le gambe. Mi trascinarono a terra e mi furono sopra: Paola si sedette sul mio viso e la mamma prese a leccarli il cazzo. LA sua lingua era gentile, ma ruvida. Il risucchio delle sue labbra era soave. Mi sentivo in paradiso. Paola venne, il suo sapore era eccezionale. Io venni in bocca alla mamma che mi succhiò fino alle ossa. Per tutta la serata più volte dovetti farle godere e lo feci con molta passione ed amore. Loro mi usavano come un giocattolo ed io ero molto eccitato di ciò.

Al termine andammo a dormire. Mi feci una doccia calda e mi misi a letto sognando quello che avevo fatto durante la giornata. L’autore: [email protected]

Dicembre 1977

Eros Italia: La nuova segretaria (4° episodio)

La nuova segretaria (4° episodio) Dormii come un ghiro. Sognai Paola e la mamma. Le loro mani sul mio corpo, i loro sessi, i loro seni, le loro gambe ed i loro bellissimi piedini che tanto avevo adorato. Mi svegliai di soprassalto sentendo dei rumori, non riuscivo a muovermi, avevo le mani legate, Paola e la mamma erano sedute ai lati del letto in vestaglia, mi avevano abbassato il pigiama ed il boxer e mi massaggiavano il sesso ed i testicoli. “Buongiorno!” disse la mamma di Paola, “Come và, tesoro?” disse Paola, “vedi ti abbiamo dato un dolce risveglio”. Le salutai, ma non riuscivo a capire perchè mi avevano legato, lo capii poco dopo quando la mamma di Paola prese un pennello da barba insaponato ed un rasoio da barbiere “Veda, ingegnere, io faccio l’infermiera e spesso faccio la BARBA al basso ventre di persone che devono operarsi di varicocele, quando lo faccio ai giovanotti mi diverto molto” ed iniziò ad insaponarmi l’inguine mentre Paola mi teneva il cazzo fermo. “Cosa volete fare?” dissi io divincolandomi. “Stia fermo o si potrà fare male” rispose la mamma di Paola facendomi vedere bene il rasoio. Iniziò a radermi l’inguine. In effetti era molto brava e decisa nel farlo, ma a me non andava molto. Tentai di convincerla a non farlo, ma non ci furono ragioni. “Come sei bello” disse Paola quando la mamma finì. In effetti il mio pube sembrava quello di un bambino. Il mio cazzo si ergeva come un grattacielo nel deserto. “Ora sei completamente in nostra mercè” disse Paola mentre mi fissava del materiale sulle gambe e sulle cosce: era ceretta per depilare. Mi depilarono totalmente le gambe e le cosce, sembravo una femminuccia. Ora ti sleghiamo, tu ti rivesti con quegli abiti che sono sul letto e ci raggiungi in salotto. Erano abiti femminili: calze, corpetto, mutandine di pizzo e gonna. Feci fatica a mettere il mio pisello duro negli slip di pizzo. Le raggiunsi in salotto con molta difficoltà grazie anche alle scarpe con il tacco ed ebbi una grossa sorpresa: Paola e la mamma erano vestite da uomo, entrambe. “Vieni bella” disse Paola. Mi avvicinai a lei, che aveva messo dei baffi finti, e lei mi baciò

introducendomi la lingua quasi fino in gola. La mia eccitazione era massima. “Oggi sarai la nostra cameriera-puttana” disse Paola dandomi una grossa manata sul culo. La mamma leggeva il giornale, servii loro del caffè, durante il servizio ricevetti numerose manate sul culo e sotto la gonna. Quando ebbero finito disse Paola “vieni, ho voglia di godere”, si sbottonò i pantaloni e ne estrasse un grosso membro di gomma, era enorme, “leccamelo, dai, serva”. Mi inginocchiai ed iniziai a leccare quel membro di gomma, ad un certo punto uno schizzo di roba bianca, che poi capii essere panna, mi raggiunse il viso. Paola e la mamma scoppiarono a ridere. “Io invece voglio metterglielo nel culo” disse la mamma estraendo il suo membro finto che sembrava essere ancora più grande del precedente. Fu dolorosissimo, fui inculato più volte dalla mamma e dalla figlia. Quand’ebbero finito mi fecero spogliare, mi presero costantemente in giro per la mia depilazione, poi Paola mi disse: “Ora inginocchiati quì davanti a noi e masturbati, vogliamo guardarti godere”. Iniziai a toccarmi il membro, sembrava la prima volta che lo facevo. Sborrai furiosamente, loro mi applaudirono, si alzarono ed andarono a cambiarsi in camera. Io stramazzai a terra stanco e mi riaddormentai sul pavimento. Dicembre 1977

Eros Italia: La nuova segretaria (5° episodio)

La nuova segretaria (5° episodio) Non mi era mai successo, ero completamente nelle mani di due donne sfrenate. Realmente mi era capitata una cosa bellissima, ma era molto preoccupante ciò che stava succedendo in me: mi stavo innamorando di Paola. Dopo quell’esperienza a casa loro continuarono gli incontri serali con lei presso il mio ufficio. Paola, giorno dopo giorno, diventava sempre più calda e dominatrice, mi proponeva sempre giochi nuovi e molto divertenti. Una sera, mentre lei era seduta sul divano della mia stanza e beveva un drink, io mi ero denudato e mi apprestavo ad iniziare il rito di adorazione (Il rito era sempre lo stesso, ma sembrava sempre nuovo, a Paola piaceva moltissimo, consisteva sostanzialmente nell’adorazione dei suoi splendidi piedini, lo avrei fatto per ore intere senza mai stancarmi) lei mi disse: “Stasera ti voglio toccare il pisello solo con i piedi, voglio farti sborrare così” Ero già pronto alla dolce toccata quando entrò, senza bussare, la signora delle pulizie Maria. “Cosa succede, ingegnere?” mi disse Maria e scoppiò a ridere. Paola e Maria si guardarono negli occhi e si capirono.

“Alzati” disse Paola. Io mi vergognavo molto ma lo feci. Mi alzai e rimasi nudo in piedi davanti a loro due. “Che dici, Maria, ti vuoi togliere qualche sfizio?.Ora puoi, vedi lui fa tutto quello che gli dico io, vero?”. Non ebbi il coraggio di rispondere, nè di guardarle in faccia, ma annuii con il capo. Maria si avvicinò, mi prese il cazzo in mano ed iniziò a menarmelo “Però, è proprio un bel tipo questo nostro capo, vero Paola?” “non lo dire a me” rispose Paola “che me lo faccio ogni giorno”. Maria era una bella donna quarantacinquenne, capelli rossi e trasandati, le mani non molto morbide, ma aveva un bel fisico, forse un poco tenuto male, vista l’attività, ma mi piaceva. Mi lasciò il cazzo, si tolse le mutande, mentre Paola mi faceva sdraiare sul divano, e mi venne sopra cavalcandomi. “Hmmm, bellissimo cazzo, ohoo!” diceva mentre si dimenava sopra di me. Paola si sedette al mio posto e ci guardava eccitata. Maria ebbe un forte orgasmo mentre si stropicciava i capezzoli dei possenti seni che, nel frattempo, erano venuti fuori dal camice da lavoro. Dopo che terminò la cavalcata Maria si alzò, ma notò che il mio cazzo non aveva avuto nessuna reazione negativa, in effetti non ero arrivato, Paola me lo aveva vietato con lo sguardo. Mi alzai dal divano, mi avvicinai a Paola e mi ringinocchiai ai suoi piedi, lei tirò fuori un piede da una scarpa e me lo porse ed io ripresi a leccarglielo, non aveva le calze, se le era levate nel mentre. Dalla posizione in cui mi trovavo vedevo la sua rosa purpurea che emanava un odore di sesso intenso. Maria si avvicinò ed iniziò a toccare il seno di Paola mettendolo a nudo. La sua bocca succhiava i capezzoli di Paola che si dimenava sulla sedia. “Basta, voglio godere” disse Paola, mi distesi a terra, il pavimento era freddo ma contrastava benissimo con il calore del corpo di Paola che mi venne sopra ed iniziò a cavalcarmi. Venimmo insieme all’unisono. Le sborrai dentro e lei mi riempì le cosce e la pancia della sua linfa. Maria si era seduta ed aveva seguito tutta la scena masturbandosi, era venuta anche lei.

Dicembre 1977

Eros Italia: La nuova segretaria (6° episodio)

La nuova segretaria (6° episodio) Un giorno Paola venne in ufficio investita di una strana allegria. “Che è successo?” le chiesi e lei, baciandomi, mi disse

“oggi ho incontrato una mia amica di scuola che non vedevo da tempo e questo mi ha portato allegria. Pensa che, quando eravamo all’ultimo anno di scuola, una volta abbiamo incastrato nel bagno un ragazzo della nostra classe e ce lo siamo fatte entrambe”. La cosa mi scosse molto, pensavo che per lei fossi stato il primo uomo, invece…ma dovevo immaginarlo, era troppo esperta! “Che gli avete fatto?” chiesi mentre il cuore andava in tempesta. “Lo abbiamo richiamato nel bagno delle donne con una scusa, lo abbiamo denudato e ci siamo fatte leccare la pelosetta entrambe, poi alla mia amica glielo ha ficcato nel culetto, lei voleva rimanere vergine, io invece l’ho fatto godere con la bocca, la sua sborra era speciale, sapeva di dolce”. Questa storia mi eccitò molto e lei se ne accorse “vedo che ti eccita, vero?” arrossii “Si!” risposi, “allora ti racconterò altre storie che io e la mia amica Clara abbiamo vissuto…che risate e che godute”. Nel frattempo Paola aveva tirato fuori il mio pisello e lo stava massaggiando. Sbottonò completamente i miei pantaloni e, dopo aver tirato giù i boxer, iniziò a solleticarmi le palle. “Sei molto delicato qui sotto” disse “pensa che potrei farti molto male se te li schiacciassi” e fece una breve stretta ai testicoli. Io rabbrividii ed emisi un breve suono con la bocca. “No, ti prego, non farmi male”. In effetti era strano che, durante le ore di lavoro Paola volesse fare l’amore, evidentemente la sua amica l’aveva caricata. “Qualche sera ti devo far conoscere Clara, anzi ora la chiamo sul cellulare e la faccio venire stasera, che dici?” non ebbi neanche il tempo per risponderle (chiaramente non volevo) che lei già era a telefono. “Viene stasera alla chiusura, ora riabbottonati che dobbiamo lavorare” mi lasciò così conciato e se ne andò nella sua stanza dopo avermi schioccato un bacio sulle labbra. Era tremende, ma affascinante, non potevo dirle di no. Anticipatamente alla chiusura venne Clara. Era bellissima, biondina, piccoletta, ma ben fatta. Paola forse già le aveva detto di noi per cui quando vennero nella mia stanza Clara mi guardò con occhi interessati. “Spogliati, dai” ordinò Paola. Lei e l’amica iniziavano a toccarsi tra loro. Quando fui nudo Clara esclamò “Per la miseria!” si riferiva ai miei 20cm di cazzo scappellato e duro che si ergeva verso di loro. “Ora ti faccio vedere come si usa” rise Paola ed iniziò a toccarmi ed a menarmelo. “Fammelo mettere nel culo” disse Clara che si girò, si curvò sulla scrivania e si alzò la gonna . Aveva un culetto roseo con un buco abbastanza usato. Paola tirò il mio cazzo verso il buco di Clara, poi si mise dietro di me e mi diede una

grande spinta. Il mio pisellone si inserì totalmente nel culo di Clara che emise un grosso urlo. Il dolore misto a piacere di entrambi era bellissimo. Paola aveva preso a massaggiarmi, da dietro, i testicoli ed ogni tanto andava con il dito nel buco del mio culo. “Sborrale dentro” mi ordinò ed io eseguii. Fu una sborrata clamorosa! Paola e Clara si liberarono dei vestiti, entrambe avevano un bel seno, medio, sodo e con bei capezzoli scuri. “Leccaci i seni” disse Paola. Io mi avvicinai a loro due che si erano sedute sul divano ed, iniziando da Paola, iniziai a leccare i loro capezzoli che si indurivano pian piano sotto la mia lingua. “Ti ricordi di Alberto?” rise Clara “Chi? quello che facemmo strisciare a terra prima di farci leccare entrambe il culo?” disse Paola “Si, proprio lui, l’ho rivisto l’altro giorno in treno, c’era gente, mi sono avvicinata a lui ed ho preso a toccargli il pisello, avesti visto che faccia quando mi sono recata al bagno e l’ho chiamato! l’ho fatto godere lì, in piedi mentre io mi sono seduta sul wc . Che gioia fare quello che si desidera, sempre”. Le due ragazze erano felici dei loro racconti, poi si accorsero che il mio pisello era ridiventato duro. “Bene, ora lo voglio assaggiare nella fica” disse Clara. Mi stesero a terra e, come al solito, entrambe mi salirono addosso:PAola sulla mia bocca e clara mi cavalcò. “Così si fa” disse Clara “sottomettiamoli questi maschietti, così potremo godere come vogliamo” “Si” disse Paola “noi puntiamo ad una società a predominanza femminile, siamo noi le padrone, vero?”. Non riuscivo a rispondere percè inindato dal liquido di Paola, ma emisi un “Sii” dalle sue cosce. Entrambe risero. Venni nella fica di Clara e lei ebbe, insieme a Paola, un grande orgasmo, rimasi a terra abbattuto e stanco. Loro si alzarono, si rinfrescarono nel bagno, poi le sentii avvicinare e sentii in piedino di Paola sul mio membro “Dai, alzati, altrimenti facciamo giorno” a quel tocco il mio pene ebbe un sussulto. “Gli piace vero?” disse Clara “si, adora i miei piedini ed a me piace che lui lo faccia” Anche Clara prese a toccarmi con un piede, sembravano averne molto piacere. La toccata mi provocò un’altra sborrata su un piede di Paola. “Ora leccamelo per bene e fai presto”. Eseguii mentre Clara continuava a toccarmi con il suo piedino. Alla fine dovetti leccare anche il piede di Clara. Poi ci salutammo e loro partirono per il week-end e per altre avventure.

Dicembre 1977

Eros Italia: La ragazza del mio amico (1° episodio)

La ragazza del mio amico (1° episodio) La storia inizio’ quando nel 1996 si sposo’ un mio amico Luigi che era piccolo e esile con Sonia una ragazza bionda occhi azzurri con due tette da far paura finita la cerimonia Sonia disse a Luigi che due amici Marco e Alberto le avevano riservato una sorpresa allora si diressero tutti e tre verso la macchina di Marco e andarono via io li segui perche’ sapevo quanto era puttana Sonia allora si fermarono in mezzo alla campagna scesero dalla macchina e Sonia inizio’ uno di quegli streap tease da mozzafiato e i due cominciarono a menarselo allora eccitata com’era e tutta nuda Sonia comincio’ a far dei bocchini a destra e a manca dopo esserseli succhiati bene si fece infilare da tutti e due come l’ultima delle zoccole allora comincio’ a gridare di piacere e vennero tutti e due nella bocca di lei vogliosa di sentire lo sperma caldo. Si rivestirono tutti e ritornarono al ristorante dopo aver mangiato allora Sonia comincio’ a toccare Luigi e non sentiva niente nel pisello allora lo porto’ di sopra per cominciare la prima notte di nozze allora comincio’ a spogliarlo e Luigi novello verginello si vergognava di far vedere il pisello a Lei e cerco’ di tirare alle lunghe allora Sonia gli strappo letteralmente le mutande e vide quel cosino chee sembrava piu’ un clitoride troppo sviluppato che un pisello comincio’ a ridere senza finire allora dato che Sonia aveva un po’ bevuto ando’ in bagno e cosa fece lo sposo? Si addormento’ come un sasso. Sonia uscita dal bagno aveva voglia tento’ di svegliarlo ma niente allora deecise di scendere a prendere una boccata d’aria vide che eravamo rimasti noi 3 io Alberto e Marco che eravamo ubriachi fradici, appena vista chi chiesi ma hai gia’ finito con il maritino? Sonia rispose no prova te a godere con un cazzo come un clitoride allora tutti e tre ci siamo messi a ridere e presa una camera vicino a quella dove dormiva Luigi ci siamo scopiati per lungo e largo Sonia che con bocchini e infilzate dentro sara’ venuta un casino di volte alla fine si alzo che era coperta di sperma si fece una docci a e torno’ dal maritino. Tornati dal viaggio di nozze tutti e due Luigi torno al suo lavoro e Sonia a casa a fare la casalinga una mattina sono andato a casa loro verso mezzogiorno Luigi si presento’ alla porta compreso di grembiale e mestolo stava cucinando mentre Sonia era con una vestaglia trasparente e le mutandine subito’ comincio’ ad alzarsi il mio uccello allora salutata Sonia con un bacio mi misi vicino a lei e lei urlo “Coglione portaci da bere” rimasi di sasso nel vedere Luigi obbedire come un cagnolino a Sonia, cominciammo il discorso e cadde nelle discoteche e allora invitai Sonia e Luigi a venire con me in una discoteca furi citta’ nel bosco all’aperto Sonia rispose subito di si e Luigi acconsenti subito. Il chivas che mi porto me lo’ rovescio’ tutto addosso e Sonia si alzo’ di scatto diede uno schiaffo a Luigi che cadde per terra allora Sonia disse a Luigi di leccargli i piedi per punirlo di cio che aveva fatto lui comincio’ e lei gli diede un calcio in faccia e lo chiuse in una stanza buia quando Sonia ritorno’ mi invito’ in camera sua e io cominciai a spogliarmi e rimasi in boxer Sonia allungo’ una mano sul mio uccello per sentire se i boxer fossero bagnati ed esclamo’ “Cazzo che bel uccello che hai proviamo a sentirne il sapore” mi tiro’ giu’ i boxer e comincio’ a succhiarlo finito

di succhiarlo bene bene mi disse vieni con me ci mettemmo davanti alla porta dove era rinchiuso il marito e lei urlo “Stronzo senti come mi sbatte” si mise alla pacorina e io glielo misi dentro tutto d’un botto piu’ sbattevo forte piu’ lei gridava dopo circa cinque minuti si giro’ di scatto e mi disse “ora mi devi sborrare in bocca” e da li a poco spluff venni che sembravo un lago di sperma e lei lecco fino all’ultima goccia. Siamo andati in discoteca il sabato dopo allora io e Luigi ci sedevamo a bere mentre Sonia ballava di fronte a noi coperta si fa per dire di una mini cortissima e di una maglia trasparente con reggiseno altrettanto trasparente allora comincio’ a dimenarsi e facendo cosi’ comincio’ ad eccitarmi come non mai allora gli si avvicinarono due uomini e cominciarono a ballarle vicino io incontrai una mia amica e cominciammo a parlare mentre con la coda dell’occhio guardavo Sonia che ormai si scopava i due maschioni con gli occhi, comincio’ a strofinarsi su di loro che a vedere dalle loro patte si erano eccitati di brutto allora Luigi si alzo e con gli occhi gonfi di rabbia disse a Sonia che se ne voleva andare allora Sonia gli disse “VAI A FARE IN CULO STRONZO” allora Luigi la porto’ via a forza e i due uomini li seguirono usciti dalla disco dissi alla mia amica che volevo andare fuori per vedere cosa sucede i due uomini avevano picchiato Luigi che era steso a terra sanguinante Sonia si avvicino’ a lui e gli disse “Non mi devi rompere i coglioni quando devo scopare” capito pisellino e tirando fuori i due cazzoni duri comincio’ a succhiarli come non mai io dissi alla mia amica “Cate sai ho voglia di scopare con te” e lei mi disse va bene e comincio’ a succhiarmi l’uccello e io godevo come un porco allora mi avvicinai a Sonia e le dissi “bella maiala che sei” e lei alzo’ gli occhi e mi disse “no maiala ma troia succhiacazzi” bene allora vidi Sonia che si fece inculare e poi uno anche nella fica e comincio a godere come una maiala e fini’ con una super sborrata in bocca.

Ottobre 1997

Eros Italia: La ragazza del mio amico (2° episodio)

La ragazza del mio amico (2° episodio) Ritorna Sonia con tante porcate, stanca di starsene a casa Sonia decise di trovarsi un lavoro come assistente in una casa di cura per anziani come aiutante allora comincio’ il suo primo giorno di lavoro accompagnata dal marito Luigi e vide che c’erano tanti bei maschioni che potevano scoparsela tranquillamente e farla godere come una troia, una sera si riunirono lei altre colleghe e colleghi a mangiare a casa di alcuni ragazzi che lavoravano li’ cominciarono a mangiare e a bere di brutto cosi’ alla fine erano tutti ubriachi fradici allora tutte le donne andarono via e rimase solo Sonia con Francesco e Andrea e io che ero arrivato, erano appena le 23.00 e Sonia aveva detto a Luigi di andarla a prendere solo verso l’ una di notte i tre uomini erano per la verita’ falsamente ubriachi mentre Sonia era

molto alticcia allora i tre uomini pensarono di far trovare a Sonia una cassetta porno la misero nel divano e loro cominciarono a mettere a posto poi Andrea disse a Sonia se gli dava una mano a spostare il divano che era stato messo male e Sonia vide il film porno incastrato nel sedile del divano allora comincio’ incuriosita a guardarlo e chiese ai tre uomini se volevano guardarlo assieme tutti e quattro si misero sul divano e cominciarono a guardare Andrea disse che dovevano andare in camera da letto a vederlo perche’ il video era la’ cominciarono la visione del film era abbastanza eccitante allora Sonia comincia a guardare attenta il film e io comincio piano a toccarle le cosce poi su su mi trovo davanti un lago e comincio a masturbarla infilandole prima due dita poi tutte e cinque lei si alza di scatto e dice “Ragazzi perche’ non tirate fuori i vostri begli uccelli che comincio a succhiarveli tutti” detto fatto ci ritrovammo tutti nudi sul letto a fare porcate Sonia aveva un cazzo in bocca uno nella passera e uno in mano da sbattere violentemente comincio’ ad andare su e giu’ in quel cazzo duro che la spacco’ violentemente poi si alzo’ tranquilla e si mise alla pecorina e disse forza chi e’ il primo che me lo sbatte nel culo? comincio’ Andrea gli e lo infilo tutto d’un colpo Sonia fece un urlo allucinante come se l’avessero squartata Andrea chiese ” Ti ho fatto male?” e lei “Cosa fai scherzi? Era solo un urlo di piacere allora io mi misi sotto di lei e facemmo un bel poker culo bocca e fica proprio quattro veri porci, in quel mentre suona il citofono Sonia in un misto di godimento e discorso disse”Sara’ quel cornuto di mio marito” aspettate facciamo aspettare un po’ fuori al freddo intanto perche’ non mi sborrate tutti addosso e detto fatto pochi secondi dopo Sonia era coperta di una coltre bianca direi quasi spermatica. Ci rivestimmo tutti e finalmente facciamo salire Luigi ovviando con la scusa che il campanello non funzionava e avevamo aperto solo perche’ data l’ora facevano scendere Sonia. Arrivati giu’ l’unica cosa che Sonia mi ha detto e’ “Grazie per la splendida scopata e sicuramente alla prossima cena faro’ venire anche Luigi cosi’ mi sbattete davanti a lui.” L’autore: [email protected]

Ottobre 1997

Eros Italia: La signora (1° episodio)

La signora (1° episodio) Io non mi ero mai interessato alle signore, preferivo sempre le ragazze della mia eta… e molto spesso andavo in bianco…. Un mio amico “Lupo” come lo chiamiamo noi… diceva che le uniche persone con cui si va a colpo sicuro sono le signore sposate, non mi sarei mai aspettato che anche io mi sarei mollato sulle vecchiette….. Qualche mese fa ho conosciuto una signora… 35 anni la moglie di un amico di famiglia, bella, molto attraente, sempre elegante e simpatica. Mi attirava sempre più… quel suo visino dolce, timido… ma non sapevo come fare a provarci.

Finalmente l’ho convinta a venire in palestra, così abbiamo continuato ad approfondire sempre più l’amicizia. L’ultima domenica del mese come tutti i mesi, alcuni soci ci siamo riuniti per andare a cena tutti assieme, lei approfittando della mancanza del marito decise di venire. Venne in macchina con me, e al ristorante ci sedemmo vicino, a un certo punto non riuscendomi piu a controllarmi gli misi una mano sulla coscia, lei divenne tutta rossa ma non poteva controbattere per non creare un casino infernale, provo’ con la forza ma non poteva certo riuscire a togliermi la mano… la differenza fisica era troppa.. io allora iniziai a spingere la mano verso la sua fica… lentamente lentamente… fino ad arrivare alle sue mutandine, con l’indice le spostai di lato e inizia a carezzarle le grandi labbra… dolcemente poi gli passai la punta dell’indice nella spacca… sentivo che iniziava a bagnarsi… ad eccitarsi tutta, lo spinsi un po dentro… fino a metà dito, ma poi arrivo’ la frutta e dovetti togliere la mano. Alla fine della frutta ci alzammo e ci avviammo verso la macchina, all’inizio del viaggio di ritorno non parlammo affatto, poi lei scoppio’ tutto in una volta, dicendo che mi ero comportato come uno stronzo che l’avevo eccitata tutta, e che per me era facile, tanto trovavo qualche puttanella che mi faceva scaricare, ma lei era vecchia per questi giochi. Io gli dissi che mi attraeva più di tante ragazze e che glielo potevo dimostrare. Mi fermai scesi dalla macchina (tanto eravamo in campagna) la feci scendere, le misi una mano tra le cosce di prepotenza e la baciai, la sentivo bloccata, ma le mie dita la sentivano tutta eccitata allora la girai le alzai la gonna, e spostandole le mutandine di lato iniziai a leccarle la fica… lei era tutta umida… e mi incitava a continuare, dicendo che quel frocio del marito non lo faceva mai. Allora mi alzai e inizia a passarle il mio cazzo tra le cosce… strofinandolo su e giù lentamente, lei diceva che la faceva morire di voglia pensare a un ragazzo 10 anni piu giovane di lei che la scopava. Gli puntai il mio cazzo sulla sia fica aperta e tutta umida e con forza lo spingei dentro, e iniziai a pomparla con vigore, quasi animalesco. Continuammo cosi’ per qualche minuto poi io non ce la feci piu e le venni nella fica, con un bel getto caldo ed abbondante. Lei era venuta qualche momento prima e si era accasciata sul cofano aspettando con passività finissi io. Dopo qualche minuto passato a baciarci risalimmo in macchina e tornammo verso casa. Appena arrivati sotto casa sua, lei scese e mi dissi di aspettare che vedeva se c’era la figlia in casa, non essendoci il suo scooter mi disse di scendere qualche momento. Salimmo in salotto e iniziammo a parlare di sesso, le chiesi cosa le piaceva di piu, e lei mi rispose che non lo sapeva, perchè il marito la scopava da 18 anni sempre nella stessa posizione, lei sotto e lui sopra, le chiesi se le piacevano i pompini, e lei mi rispose che non ne aveva mai fatti.. sempre per lo stesso motivo. Allora me lo cacciai di fuori e le dissi di farmi un pompino… e di ingoiare lo sperma, lei disse che non sapeva se le piaceva… e di rimandare a poi io risposi che se non si sbrigava poteva tornare la

figlia. Lei con passività inizio a prenderlo in bocca, in modo tutto scoordinato ma molto piacevole… toccando mentre lo faceva, pompava con calma, cercando di ripetere i gesti che aveva visto spesso nei film. Gli sborrai tutto in bocca, e mi accasciai sul divano, lei ingoio lo sperma e poi mi ripuli il cazzo, mi chiuse la cerniera e si sedette di fronte, tutta rossa in faccia e con lo sguardo abbassato. Dopo qualche minuto entro’ la figlia, le salutai come se niente fosse e me ne tornai a casa. Il giorno dopo passai dal suo negozio….

Giugno 1998

Eros Italia: La signora (2° episodio)

La signora (2° episodio) Il giorno dopo come mi aveva chiesto sono passato dal suo negozio, siccome dal mio lavoro stacco molto presto, mi ero messo a fare qualcosina in giardino, per non farla aspettare arrivai all’appuntamento con i vestiti tutti sporchi di cemento e terra. Appena entrato ci appartammo subito nel deposito dove inizio a spompinarmi in un modo splendido, dedicandosi anche ad ingoiare tutto lo sperma, mentre mi leccava il cazzo in un modo splendido (per essere la seconda volta che lo faceva) si sditalinava da sotto la gonna. Appena finito tornammo nell’esposizione, stavo già per andare via quando arrivo’ la sua commessa, una ventenne molto carina, fisico da brasiliana, molto sexi. Una cosa non mi andava di lei… il suo atteggiamento altezzoso, appena entrata gli notai subito sul viso un’espressione di schifo, forse perchè pensava che gli sporcassi la moquette. Disse a D. che doveva chiamare subito un tecnico perchè il computer si era bloccato e non riusciva a farlo partire. Io mi offriì subito di sistemarlo, ma lei con un tono ironico disse che sistemare computer non era come impastare un sacco di cemento…. (Forse anche io vedendomi tutto sporco di cemento, terra, parlare con dei modi burberi da muratore non avrei mai detto che sono un tecnico informatico…) Io gli dissi che potevo provare…. e che se voleva potevamo pure scommettere che ci sarei riuscito, lei accettò. Accesi il computer… la soluzione era semplice….si era azzerato il bios e non riconosceva l’hard disk…. feci finta di non sapere dove mettere le mani, e di girovagare a caso…. Lei inizio a sfottere.. e io gli chiesi se voleva aumentare la posta in palio… lei accetto’ ed arrivammo a scommettere il suo stipendio, con D. da fare da garanzia. 30 secondi ed il computer era di nuovo in funzione; lei disse che era stata imbrogliata e che non avrebbe mai pagato il debito… D. disse che non la pagava ed avrebbe dato i soldi a me.

Gli proposi allora un patto…. lei si concedeva a me per un giorno intero e noi annullavamo la scommessa; per non avere problemi piu grossi accetto’. Tornammo subito nel retro, ed iniziai a leccarli il seno piccolo ma sodo, mordicchiandogli il capezzolo, la sentivo gemere sommessamente, allora gli alzai la minigonna ed iniziai a carezzarle le grandi labbra lentamente, con la punta dell’indice, era bagnata in un modo unico. La misi allora a 90 gradi, le alzai la gonna e iniziai a leccarle la fica, mentre lo facevo la penetravo con 2 dita, stava godendo come una porca. Mi alzai allora, e presi a passargli il cazzo tra le cosce… poi mi soffermai sulla sua fichetta grondante e con dei colpi secchi e vigorosi iniziai a scoparla con vigore, appena la sentii venire lo tolsi dalla fica e glielo puntai al culo, stavo per spingerlo dentro quando si alzo’ e mi disse che di culo era vergine e non poteva riceverlo cosi…. glielo misi in bocca e gli sborrai tutto dentro, gli dissi di non perdere nemmeno una goccia e lei brava brava lo ingoio’ tutto…. Chiamai allora D. e gli dissi di portare un po di lubrificante… grasso… borotalco… qualsiasi cosa che lo facesse scivolare…lei cerco’ di vestirsi… disse che non voleva che la vedesse in quelle condizioni. Io allora gli presi i vestiti e li buttai in esposizione… gli dissi che doveva aspettare cosi.. tutta nuda e sporca di sperma. Entro’ D. e rimase fissa sulla porta a guardarla mentre cercava di coprirsi alla meglio, gli dissi di avvicinarsi e di carezzargli un capezzolo. lei lo fece… e vidi G. rabbrividire, gli dissi allora di continuare a toccarsi e baciarsi fino a quando non venivo masturbandomi e loro anche se timidamente iniziarono a toccarsi anche la fica e i seni…… Alla prossima il rapporto conclusivo 🙂 L’autore: Attila

Luglio 1998

Eros Italia: La signora Cristina

La signora Cristina Mi chiamo Giorgio, sono un imprenditore e, durante la giornata di lavoro nel mio ufficio, vengo allietato dalla “presenza” della mia segretaria. Bella, bionda, ben messa, circa 35 anni, ma con un sol difetto: io per lei sono solo il suo capufficio. Spesso sogno di fare l’amore con lei, di sbatterla sulla mia scrivania e violentarla, poi la sua voce seria e decisa, il suo sguardo tenero, ma sempre basso, mi riportano alla dura realtà. L’altro giorno l’ho chiamata nella mia stanza per scrivere una lettera, lei ha bussato, ha atteso una conferma, è entrata e si è seduta davanti alla mia scrivania. Non potevo vedere, ma sicuramente aveva accavallato le gambe. Era vestita come al solito: con un completino gonna-giacca grigio chiaro, le calze chiare, le scarpe nere, ben truccata e ben pettinata: Che meravigliosa donna! Mentre dettavo la lettera mi è caduta a terra la penna, quando l’ho

raccolta ho potuto ammirare la perfezione delle sue gambe, anzi lei mi aveva ancor più allietato cambiando posizione di accavallamento, avevo potuto notare anche il suo slip nero. Quell’immagine mi aveva eccitato tanto che , dopo la dettatura, non avendo altro sfogo possibile, mi sono recato al bagno ed ho iniziato a masturbarmi. Pensavo a lei, alla rotondità del suo sedere, alle sue gambe, alla bella prominenza (non esagerata) dei suoi seni. Avevo chiuso gli occhi e la mia mano menava ….Ad un tratto sentii un improvviso rumore che mi riportò nell’immediata realtà, Cristina aveva aperto la porta del bagno che io non avevo, inavvertitamente, chiuso a chiave. “Dottore, cosa sta’ facendo?” mi chiese lei sbigottita. I suoi occhi erano spalancati e davano tutta l’impressione di voler schizzare fuori dall’orbita. Io mi sentii un verme, ero lì davanti a lei che mi guardava mentre mi facevo una sega. “Mi scusi” fu l’unica cosa che mi venne da dire, e scappai via, verso la mia stanza. Ero veramente fuori di me! Non sapevo cosa avevo fatto, mi sentivo male, mi veniva da rimettere…Che figura! Nel mentre pensavo alla brutta figura la porta della mia stanza si aprì ed entrò Cristina, “strano” pensai io, “come mai non ha bussato”. “Caro dottore, io lo so che ti stavi masturbando pensando a me, me li sento i tuoi occhi addosso durante la giornata, è meglio chiarire subito: io sono sposata e non voglio rogne, se proprio vuoi posso finire io ciò che tu hai lasciato incompiuto” disse lei molto duramente. Io rimasi di stucco, mi aveva dato del tu e, soprattutto, era la prima volta che non parlavamo di lavoro. “Dai, vieni” disse lei dopo essersi seduta ed aver accavallato le gambe “vieni qui che finisco io”. Mi avvicinai come un automa, lei mi tirò giù la cerniera, infilò la mano, estrasse il membro (pietrificato) ed iniziò a menarmelo. “Si, Cristina dai…” mormorai io, ma lei subito mi riprese: “senti, se vuoi continuare con me mi devi dare del lei e devi fare solo quello che io ti dico, ok?”, “si” risposi io timoroso. In effetti temevo che lei smettesse la masturbazione, era troppo bello e non mi andava. Si fermò e tirò giù i pantaloni ed i boxer, rimasi mezzo nudo, poi riprese a toccarmi e questa volta con due mani, l’una il membro e l’altra i testicoli. “Non venire subito” disse lei e prese a leccarmi il glande . Vedevo la sua bocca rosea che si avvinghiava sul mio cazzo e non potevo crederci. Poi , improvvisamente, si fermò, si tolse gli slip, alzò la gonna, mi costrinse ad inginocchiarmi e mi disse: “Dai, leccami la passerotta, non vedi che è tutta grondante”. In effetti era tutta bagnata. Affondavo la mia lingua in quel ben di Dio e continuavo a non poterci credere. Con il cazzo toccavo la sua gamba, cercai di masturbarmi, ma lei con un piede mi spinse a terra e fu sopra di me. Mi cavalcava come una vera cavallerizza. Vedevo i suoi seni, coperti ancora dal vestito, sobbalzare ad ogni calata che faceva su di me. Sentivo lo schiocco che emetteva la sua fica nel movimento; venimmo insieme urlando dal piacere. Rimanemmo a terra, lei su di me, ad ansimare per qualche minuto, per smaltire la fatica, poi lei si alzò. Io rimasi ancora a terra e lei con un piede prese a stuzzicarmi di nuovo il cazzo che ridivenne duro. “Povero il mio caro dottore, riesce ad eccitarsi anche se lo tocco con un piedino” mi disse “dai, rivestiamoci…” ed andò via. Quando mi fui ripreso e rivestito andai nella sua stanza e non la trovai, trovai solo un biglietto sulla sua scrivania “io cambio lavoro, si cerchi un’altra segretaria. Domani mattina le spedirò la lettera di dimissioni.

La prego di spedirmi i documenti al mio indirizzo. Ossequi.”. L’autore: [email protected]

Gennaio 1998

Eros Italia: La signora Cristina (2° episodio)

La signora Cristina (2° episodio) Dopo aver letto quelle poche e fredde righe rimasi sconcertato. Perchè Cristina aveva voluto quel rapporto? E poi perchè non voleva più rivedermi? Come sono strane le donne! Forse è proprio questo che le rende amabili ed adorabili. Forse è questo che le fa sembrare irraggiungibili e che ci mette sempre in una condizione di inferiorità psicologica nei loro confronti. Noi uomini sembriamo molto più vulnerabili di loro in fatto di amore e, soprattutto, di sesso. Mentre pensavo e ripensavo a questi argomenti lo squillo del telefono mi riportò nella realtà, risposi, era il marito di Cristina che la cercava, quando seppe che la moglie non era in ufficio si incavolò, poi mi salutò con rispetto ed attaccò. Che strano, pensai, il marito si è incavolato per così poco! Eppure sembravano una coppia molto affiatata, da quello che a volte, le pochissime volte, lei mi aveva detto. Tornai nella mia stanza e, stranamente, mi lasciai andare sul divano. Mi addormentai. Mi risvegliai il mattino dopo con un forte dolor di testa dovuto sicuramente alla posizione tenuta sul divano, il telefono squillava, risposi: era mia moglie che si chiedeva come mai non ero rientrato. Trovai una scusa e le dissi che sarei sicuramente rientrato a pranzo. Pensai a Cristina: che peccato averla persa, avrei fatto qualunque cosa per farla ritornare, pensai di chiamarla a casa, composi il numero: “Pronto” rispose lei. “Signora Cristina, sono io” le dissi. “Buongiorno, dottore, come mai mi ha chiamata?”. “Veda, Cristina, io …io…” blaterai, “No, non dica nulla, lasciamo le cose così come sono, le conviene” affermò lei. “Senta, Cristina, io vorrei … insomma…desidererei che lei continuasse a lavorare per me, mi faccia questo regalo” le dissi con voce quasi rauca. “Guardi, dottore, lasciamo stare…le conviene…” affermò lei, ma io intervenni subito “perchè non facciamo colazione insieme e ne parliamo?”. “D’accordo, vengo lì e ne parliamo”. Cristina venne all’ufficio dopo circa un’ora, sempre elegante e ben truccata, era bellissima!. Nel frattempo io avevo chiamato il bar per la colazione ed avevo preparato il tutto nella mia stanza. Tra un caffè ed un cornetto Cristina mi disse: “ma veramente vuole che io torni?”, “certamente, ne sarei felice” risposi. “Ora non sarebbe più la stessa cosa” disse lei con fare altero

“ora lei , anzi tu dovresti sopportare le mie manie che sono veramente insopportabili per un uomo abituato a comandare, dovresti sottometterti ai miei voleri. Se vuoi allora possiamo pensarci”. “Io farò tutto quello che tu, anzi lei mi chiederà” risposi io mentre il cuore mi arrivava alla gola. “Proprio tutto?” rispose lei, “Si” dissi deciso. “Allora ti metterò alla prova, ora riinizio il lavoro, poi, quando ne avrò voglia, ti chiamerò”. La chiamata non si fece attendere: “ho i piedi freddi, vieni a riscaldarmeli” disse lei decisa. Mi recai nella sua stanza, la trovai con i piedi poggiati sulla scrivania, le si vedevano le gambe che erano quasi totalmente scoperte, ed era una gioia guardarle. Iniziai a scaldarle i piedi con le mani e con l’aiuto della bocca, riempendoli di baci, soffiandoci sopra aria calda, lei sembrava compiecersene molto, in effetti mi aveva messo alla prova, ora poteva osare! “Perchè non tiri fuori l’uccello, dal gonfiore che hai quì sotto (mi toccò con un piede) mi sembra che è diventato bello grande” mi ordinò lei. Immediatamente mi sbottonai i pantaloni, li tirai giù insieme ai boxer e rimasi scoperto nelle parti intime. Lei iniziò a palparmi i testicoli, ci giocava come si può giocare con due biglie di vetro, poi tirò fuori la lingua e, dolcemente, iniziò a lapparmi il glande. La lingua leccava e roteava ed il glande diventava sempre più paonazzo. Poi, improvvisamente, lei risucchiò nella sua bocca tutto il cazzo. La cappella arrivò alla sua gola. Con un risucchio della gola lei mi afferrava la cappella stingendo e rilasciando, più volte. Furiosamente le venni nella gola, quasi soffocò. Il desiderio aveva richiamato una grande quantità di sperma. Lo ingoiò tutto, poi leccò ancora il cazzo. Quando alzò la testa si leccò le labbra: gli occhi le brillavano dal desiderio, la sua mano stringeva sempre i miei testicoli. “Così mi piace” disse lei “voglio poter usare un uomo per il mio piacere”. Si tolse gli slip ed iniziò a gingillarsi il grilletto, non esitai ad inginocchiarmi per sostituire il suo dito con la mia lingua. Era bagnatissima, il suo odore era soave. La mia lingua lambiva le labbra della sua passerotta entrando ed uscendo come un piccolo pene. La leccai finchè lei non emise un grosso gemito stringendomi la testa con le gambe, poi mi rialzai. Lei rimase a guardarmi, il cazzo si stava risvegliando ed iniziava a fare capolino, lo afferrò e mi disse : “Ora basta, dobbiamo lavorare, più tardi, forse…!”. L’autore: [email protected]

Gennaio 1998

Eros Italia: La soglia

La soglia

(introduzione) L’eccitazione che puoi provare nell’esibire il tuo corpo nudo nelle situazioni piu’ stravaganti e’ senz’altro un’emozione che non ha uguali e se fatto sapientemente ti puo’ far godere immensamente, meglio di qualsiasi altra cosa, ancor meglio della piu’ sconvolgente delle scopate. Ma anche questa sensazione fortissima puo’ portare all’assuefazione, proprio come una droga. E giunti a quel punto, esiste una sola cosa che ti puo’ saziare: trovare il modo ed il coraggio di oltrepassare la soglia. Riuscire a ricreare delle situazioni per metterti in mostra, trasgredire, dar sfogo alla tua libidine e far vedere che sei porca, non e’ facile ma e’ estremamente eccitante. Ed lo e’ ancora di piu’ se, invece di farlo tra dei perfetti sconosciuti spettatori occasionali, lo fai in compagnia di amici, amiche, persone che ti conoscono bene. Per riuscirci ci sono due modi. Il primo e’ quello di trovare di volta in volta una scusa, un alibi, un opportunita’, come ad esempio fingere di aver bevuto, o di doverlo fare per stare al gioco, o ancora perdere apposta una scommessa, ecc. L’altro sistema, molto piu’ efficace ma anche meno semplice, e’ quello di riuscire a dichiararti per quello che sei ed ammettere chiaramente e senza alcun pudore che a te, certe cose, piace farle e basta! Ti piace godere, ti piace provare forti emozioni, ti piace mostrarti senza pudori, ti piace esser porca… cosa c’e’ di male? Non e’ facile, lo so, ma l’importante e’ metterlo in chiaro il prima possibile. Ed ora, prova ad immaginare fino a dove riusciresti a spingerti dopo averlo fatto. Prova ad immaginare di infrangere in un colpo solo di tutti i limiti e i timori che finora hai sempre avuto. Prova ad immaginarti senza piu’ alcun freno inibitore. Immagina di poter realizzare tutti, e dico tutti, i sogni erotici che hai sempre desiderato. Se sei porca e chi ti sta accanto lo sa, allora puoi fare tutto questo e molto di piu’. Questa e’ la soglia. (continua) L’autore: (Adamo F.) [email protected] Dello stesso autore: – La gita (3 episodi) – Ferragosto – Caramelle

Aprile 1998

Eros Italia: La soglia (2° episodio)

La soglia (2° episodio)

Il tuo amico, quello carino, prende lo zaino, estrae la telecamera ed inizia a riprenderti aspettandosi da un momento all’altro i tuoi rimproveri. Tu invece, prendi il barattolino di crema solare, ti posizioni in piedi davanti a lui cosi’ che ti possa filmare meglio ed inizi a far cadere il liquido denso e bianco su tutto il tuo seno e piu’ giu’… Della numerosa gente che hai intorno e che ti guarda, non t’importa granche’. Quello che ti eccita e’ lo stare li’, nuda, in compagnia di tutti i tuoi amici! I ragazzi hanno tutti i loro bei boxer “ascellari” e tra le ragazze una sola e’ in due pezzi… le altre sono in costume intero e due hanno addirittura i pantaloncini per ovvi motivi di natura femminile. E tu invece sei li’, in piedi, a gambe divaricate, tutta nuda, mentre spalmi generosamente la crema in tutto il corpo contorcendoti in pose provocantissime davanti alla telecamera del tuo amico che, tremolante per l’emozione, ti sta’ avidamente immortalando. Massaggi bene i seni piegandoti un po’ in avanti per esaltarli meglio e facendoli sgusciare tra le mani. Poi, giunta intorno alla fica, non risparmi di toccartela piu’ volte sfacciatamente accompagnando la scena con un lento ruotare del bacino. Cospargi poi generosamente le cosce ed i polpacci e ne approfitti per allargare le gambe ancora un po’. Quindi, riprendi il barattolo, spruzzi un po’ di crema sul palmo della mano, ti giri in modo da offrire al tuo amico uno splendido primo piano del sedere, allarghi bene le gambe ed inizi a massaggiare le natiche. E man mano che le cospargi di crema ti pieghi in avanti, sempre di piu’, sempre piu’ giu’, fino a vedere al rovescio il tuo amico e la telecamera. Le labbra della fica, grosse ed abbondantemente bagnate, si aprono sfacciatamente davanti all’obbiettivo senza il minimo ritegno tanto che un abbondante filo di bava che sgorga copiosa ormai da alcuni minuti, cade giu’ fino a bagnare l’asciugamano. Il tuo amico per poco non viene. Gli altri sono ancora ammutoliti ed increduli. Piano piano ti tiri su’ e gli chiedi se lo show gli e’ bastato. Lui si riprende dalla suggestione e ti confessa esterrefatto che mai ti avrebbe immaginato cosi’… cosi’… cosi’ porca! Tu sorridi. Infondo, detta cosi’, e’ piu’ che un complimento. Gli rispondi che avrai modo di stupirlo ancor di piu’ e di tenere la telecamera sempre a portata di mano. Sara’ fatto! E siccome la crema solare non si e’ ancora asciugata, approfitti per andare fino in riva al mare a sentire la temperatura dell’acqua. Giunta sul bagnasciuga, non puoi fare a meno di notare il confabulare di tutti i tuoi amici. Speri che l’abbiano presa bene… o chissa’ quali malignita’ staranno dicendo. Forse hai esagerato un po’ troppo. O forse no. Ma che importanza ha? Adesso sei libera da ogni tabu’ e felice di esserti dichiarata.

Adesso ti puoi sbizzarrire e puoi dare libero sfogo alla tua libidine. Ad occhi chiusi, allarghi le braccia e le gambe per meglio sentire la brezza del mare asciugare la crema solare e la bava che ancora sgorga dalla tua fica insaziabile. Una fresca brezza che accarezza meticolosamente ogni centimetro del tuo corpo nudo fino quasi a penetrarti. Una sensazione di liberta’ e di erotico piacere si impossessa dei tuoi sensi. Ed il mondo intorno a te si ferma. Tiri un bel respiro profondo per meglio assaporare quell’istante, riapri lentamente gli occhi e guardando l’orizzonte sciogli i capelli. Senti i tuoi amici avvicinarsi. Forse anche loro vogliono sentire l’acqua o forse sono incapaci di distogliere gli occhi dalle curve del tuo corpo. Ma e’ ancora presto per tuffarsi: l’abbondante colazione si fa ancora sentire. Cosi’, senza che nessuno l’abbia deciso, iniziate a passeggiare in riva al mare costeggiando la parte di spiaggia delimitata dalle piccole dune dove qua’ e la’ c’e’ qualche altra persona che come te e’ senza costume. Questo particolare, ti mette ancor piu’ a tuo agio, come a dimostrare ai tuoi amici che non sei tu la pecora nera… Nel frattempo, il tuo amico mostra di aver seguito il tuo consiglio e di essersi portato dietro la telecamera, accesa e pronta all’uso. Tu ti congratuli, e non perdi l’occasione per regalargli un paio di pose. Tornando indietro, una volta risuperato il punto dove avete lasciato le vostre cose, ti accorgi che nella zona dove state camminando, quella delimitata dalla strada, la spiaggia e’ sempre meno profonda e si stringe sempre di piu’ fino a terminare a ridosso del lungomare. E non noti questa cosa casualmente! Man mano che cammini, oltre a non esserci piu’ nessuno senza costume, sei sempre piu’ vicina alla strada… La situazione non manca di eccitarti, tantopiu’ che nessuno se n’e’ ancora accorto tranne forse il tuo amico. Ancora pochi metri ed inizi a notare che a poca distanza, piu’ di qualcuno che sta’ passeggiando sul lungomare si e’ accorto della tua presenza. Continui a camminare, davanti a tutti, senza fermarti. Il tuo amico, a fianco a te, continua a riprendere. La strada e’ sempre piu’ vicina e davanti a te vedi chiaramente che a pochi metri la spiaggia finisce incrociando definitivamente il lungomare per imboccarlo. Il fiato si fa pesante ed un nodo alla gola ti attanaglia al sol pensiero che se a nessuno verra’ in mente di voltarsi e tornare indietro, tu andrai avanti tranquilla. E ci speri! Ancora pochi passi… e ci sei! Mio Dio… Sali sul lungomare e continui a camminare lentamente a passi ben distesi. La sabbia che prima era sotto i tuoi piedi, ora e’ un marciapiede lastricato. Le persone che prima erano in costume a prendere il sole, ora sono turisti vestiti da testa a piedi.

E tu ti ritrovi li’, quasi in pieno centro, a passeggiare, tutta nuda! Il cuore ti batte fortissimo e l’emozione ti fa tremare come una foglia. Stai godendo come non hai mai goduto. Ti senti guardata, osservata, spiata. La gente che ti passa vicino, allibita ed incredula, ti squadra da testa a piedi, ti spoglia con gli occhi, ti scruta avidamente memorizzando ogni tuo minimo dettaglio. I capezzoli si inturgidiscono fino a quasi farti male, le labbra della fica si gonfiano ancor di piu’ e la bava ormai si e’ cosparsa generosamente sulle tue gambe scendendo fino ai polpacci. E ad un certo punto, quando avevate ormai percorso una cinquantina di metri di lungomare, qualcuno propone di tornare indietro, verso la spiaggia. Tu ti fermi, incapace di intendere e di volere, vittima consapevole dell’eccitazione che ti elettrizza fino quasi a paralizzarti. Il tuo amico, che ha capito il tuo stato d’animo ed e’ eccitato quasi quanto te, prende in mano la situazione e se ne esce con una scusa banale ma efficace: deve comprarsi le sigarette. Si prosegue a camminare. E piu’ ti allontani dalla spiaggia piu’ l’eccitazione sale tanto da far fatica a trattenere l’orgasmo. Un centinaio di interminabili metri dopo, giungete in prossimita’ di una rivendita, che pero’ e’ ovviamente al di la’ della strada. Guardi il tuo amico, lui guarda te e dopo un istante di esitazione ti prende per mano ed insieme attraversate la strada tra macchine e pedoni. Gli altri rimango sul lungomare a guardarti esterrefatti ed ancora increduli. Il tuo amico entra in tabaccheria, tu no. E ti ritrovi li’, per alcuni interminabili minuti, davanti ad un negozio del centro, tra i raccoglitori di cartoline ed i giornali, in mezzo a tutta quella gente, sola e completamente nuda! (continua) ADAMO Dello stesso autore: – La gita (3 episodi) – Ferragosto – Caramelle

Maggio 1998

Eros Italia: La soglia (3° episodio)

La soglia (3° episodio) Sorridi, con soddisfazione, come se avessi realizzato un sogno. E non ti sembra vero.

Tutti ti guardano, alcuni addirittura ti fotografano, i tuoi amici al di la’ della strada riprendono la scena con la telecamera che il tuo amico ha lasciato loro. Tu ti gusti avidamente quei pochi istanti passeggiando lentamente tra gli espositori di riviste, cartoline e vari oggetti. Il tuo amico esce dal negozio, ti si avvicina da dietro e ti prende per i fianchi. Il tocco delle sue mani sul tuo corpo gia’ eccitato al massimo ha lo stesso effetto di una fortissima scossa elettrica! Senti una goccia di bava dalla fica cadere dritta dritta su una caviglia e scendere lentamente sul tallone. Stringi i denti e trattieni a fatica il respiro nel vano tentativo di contenere l’orgasmo. Ma e’ troppo forte ed impetuoso! Ti volti verso il tuo amico sgusciando tra le sue mani e lo abbracci gemendo di piacere, un piacere che pervade il tuo corpo nudo dalla testa ai piedi. E sospiri ancora, senza fermarti, spremendo l’orgasmo fino in fondo, fino all’ultimo gemito, stringendoti al tuo amico che quasi ti sorregge. Lui aspetta pazientemente che tu finisca di assaporare quell’istante, poi ti sorride e con lo sguardo ti ringrazia di esistere. Tu lo ricambi con un bacio breve ma passionale, senza risparmiare un solo centimetro di lingua. Prendi fiato e dopo qualche istante, tornate verso la strada ma senza attraversare. Mentre gli altri tornano verso la spiaggia ripercorrendo il lungomare, tu con lui passeggi tranquillamente nuda sul lato opposto della strada, quello dove vi sono negozi, bar, ecc. Metri e metri di piacere, godendo sfacciatamente nel mettere in mostra il tuo corpo nudo passo dopo passo, tra tutta quella gente che continua a guardarti allibita. Giunti all’altezza della spiaggia, riattraversate la strada e raggiungete il resto del gruppo. I ragazzi non hanno parole, le ragazze ti chiedono se sei pazza… Rispondi di si. Rispondi che ti e’ piaciuto cosi’ tanto che di sicuro lo rifarai… o ne farai di peggio. Provare per credere! E con queste frasi, lasci senza parole anche loro. Appena riguadagnata la spiaggia, ancora in prossimita’ della strada, ti tuffi in mare con il tuo amico; giusto il tempo di approfittare per una bella sciacquata. Tornando su’, il luccicare del sole sulle gocce d’acqua che per effetto del fresco inturgidiscono la tua pelle, esalta ancor di piu’ ogni curva del tuo corpo nudo. E per la strada, che e’ li’ a pochi metri, la gente si ferma incantata ad ammirarti mentre piano piano, passo dopo passo, esci sinuosamente dall’acqua come una Venere. Raggiunta la compagnia, ti distendi sull’asciugamano abbandonando il tuo corpo alla calda carezza del sole, ancora esausta dall’orgasmo consumato poco fa’ ma abbondantemente sazia di libidinoso piacere.

Ti addormenti ed inizi a sognare. Sogni di non vestirti piu’, di restartene nuda per tutta la durata della vacanza, dalla mattina alla sera, dalla sera alla notte e dalla notte al mattino seguente. Ti immagini nuda ovunque ed in qualsiasi situazione cercando di volta in volta nuove idee per godere sfacciatamente. Un sogno reso ancor piu’ eccitante dalla consapevolezza di poterlo realizzare… quando… un botto d’improvviso ti sveglia! Apri gli occhi e vedi davanti a te un pallone, quello che una delle tue amiche aveva portato con se e che il tuo amico, il solito, ti ha lanciato vicino per svegliarti. Ti alzi in ginochio stiracchiandoti, ancora intorpidita dal sonnellino mentre gradualmente la tua pelle si risveglia lasciandosi accarezzare dalla brezza che esalta quella tipica sensazione di piacere che provi nello startene tutta nuda. L’idea e’ quella di giocare a pallavolo… La rete e’ proprio al centro della spiaggia, a meta’ tra la parte delle dune e quella del lungomare, ed il campo confina per meta’ con il parcheggio. Ti alzi in piedi ed accarezzi con le mani tutto il tuo corpo per spolverarti dai granelli di sabbia ed approfittando per toccarti e godere un po’. Tutti si aspettano che prima di venire a giocare ti infili almeno un perizoma… che peraltro non hai. Ma tu, pur consapevole, prendi in mano il pallone e ti dirigi verso di loro cosi’ come sei, in tutto il tuo splendore. Non finisci di stupirli. Le squadre son presto fatte, ragazzi contro ragazze, ed iniziate a giocare. Prima della partita, qualcuno si e’ anche infilato una maglietta. Tu invece, ti godi quell’irripetibile momento, esaltando ogni curva del tuo corpo nudo e non perdendo occasione di esibirti in pose ed atteggiamenti provocanti fino a cadere spesso a terra a gambe all’aria. Non passa molto tempo perche’ intorno al campo di gioco si formi una certa folla di spettatori, sia dalla parte della spiaggia che dalla parte del parcheggio. Attratti non certo dalla passione sportiva ma da quel meraviglioso spettacolo che stai offrendo personalmente, non mancando di sottolineare ogni tuo gesto con generosi applausi e complimenti. E piu’ gente c’e’, piu’ godi. E piu’ godi, piu’ osi. Sei protagonista. Ti muovi libera e leggera come in una danza, in un armonia di pose studiata ad arte perche’ nulla del tuo corpo resti nascosto agli avidi ed increduli sguardi della gente che ti osserva, che ti spia, che ti stupra con gli occhi. Molti non perdono l’occasione per immortalarti con le loro macchine fotografiche e per filmare il tuo show con le loro telecamere. Ma dopo una mezz’ora di “gioco”, la stanchezza ha il sopravvento e la

partita finisce con una schiacciante vittoria delle ragazze… I ragazzi si difendono ammettendo che erano irrimediabilmente distratti da te e tu ne approfitti promettendo che d’ora in poi, pur di vincere, giocherai sempre nuda! Tornati agli asciugamani, qualcuno estrae dalla propria borsa qualche bibita e qualche panino. Qualcun’altro, invece, propone di recarsi al chiosco della spiaggia per cercare di mangiar qualcosa la’. L’idea non ti dispiace: e’ un’ulteriore occasione della quale puoi approfittare! In tre, tu e due ragazzi, vi dirigete verso il chiosco che si trova non lontano, a ridosso del lungomare. Ti siedi su un alto sgabello intorno ad uno dei piccoli tavolini a lato del chisco ed ordini un frullato. La gente intorno a te inizia ad osservarti. Alla tua sinistra vi e’ quella meta’ di spiaggia dove hanno tutti il costume… nemmeno un topless! Alla tua destra, a meno due metri, il lungomare, la strada ed i passanti che si fermano a guardarti. Arrivano le ordinazioni ed nemmeno il cameriere riesce a nascondere il suo imbarazzo e la sua incapacita’ di staccare gl’occhi dal tuo corpo. I tuoi due amici, entambe in boxer e maglietta, non si siedono: rimangono in piedi in fianco a te, un po’ indietro, quasi come due guardie del corpo, consapevoli di essere invidiati da almeno la meta’ di tutti gli altri uomini che in quel momento ti osservano e che vorrebbero essere al loro posto per avventarsi su di te. Tu allora ti giri verso di loro, appoggiando i gomiti e la schiena sul piccolo tavolino e li fissi negl’occhi con lo sgurdo di chi cerca complicita’, lasciando loro intendere di tenersi pronti perche’ li stai per stupire di nuovo. Finisci con calma la bibita e pensi che quello che stai per fare, forse e’ troppo! Anzi, e’ sicuramente troppo! Ma ormai la soglia e’ abbondantemente superata! Loro sanno che sei porca e tu sai che a loro piace… E allora fallo! (continua) L’autore (Adamo): [email protected] Dello stesso autore: – La gita (3 episodi) – Ferragosto – Caramelle

Maggio 1998

Eros Italia: La soglia (4° parte)

La soglia (4° parte) Lasci cadere a terra il bicchiere di plastica ormai vuoto, attirando cosi’ ancor piu’ l’attenzione di chi ti sta’ intorno. Pieghi verso di te la gamba destra fino ad appoggiare il tallone sullo sgabello e scivoli silenziosamente verso il tavolino sedendotici sopra. Lentamente, inizi ad aprire le coscie e ad alzare l’altra gamba fino ad appoggiare il piede sinistro sullo sgabello a fianco. Poi, afferri con le mani il bordo del tavolo dietro il tuo sedere inarcando cosi’ all’indietro la schiena e le spalle, ed esibendo il seno in tutta la sua rotondita’. I capezzoli, turgidi fino quasi a farti male, spuntano dalle tue tette come due tappi di sughero. La tua fica si apre come un fiore e dalle labbra grosse e succose inizia a scendere copiosamente la bava. E tu la senti scendere e spargersi calda sul tavolino. Un brivido di piacere pervade il tuo corpo e piu’ godi, piu’ allarghi le coscie. Sei li, davanti ai tuoi amici, tra la spiaggia e la strada affollata, tutta nuda, seduta su un tavolino, con i piedi appoggiati su due sgabelli diversi cosi’ da poter tenere le gambe ben divaricate e con la fica aperta e grondante di bava. Inerme ed indifesa, ti stai dando generosamente in pasto alla curiosita’ di tutta quella gente che ti guarda, che ti scruta, che ti giudica, che si impossessa con lo sguardo di ogni singola fessura del tuo corpo e della tua anima. Terminate a fatica le consumazioni, i tuoi due amici restano imbambolati a guardarti, come se ipnotizzati. Tu scendi dal tuo “trono”, ti avvicini a loro ed in mezzo a tutta quella gente che vi guarda li carezzi tutti e due tra i capelli, stringendoli a te, contemporaneamente, come ad ostentare il fatto che e’ roba tua. Poi, te li baci appassionatamente entrambe. Loro due si stringono a te, come in un sandwich, dando sfogo alla loro passione e palpando avidamente ogni centimetro del tuo corpo. Senti le loro mani perdersi tra i tuoi seni e tra le natiche, immergendosi poi inevitabilmente nella fica colma di bava fino a penetrarla prepotentemente. Nemmeno riesci a distinguere di chi sia una mano piuttosto che un’altra, e questo ti eccita ancora di piu’. Ma questa volta, malgrado il piacere sia enorme, non opponi alcuna resistenza… e ti lasci travolgere in pieno dall’orgasmo! Un’overdose di orgasmo, che ti scuote e ti pervade prepotentemente fino a farti urlare di piacere! Stringi con forza tra le mani un ciuffo di capelli di uno dei due fino quasi a strapparli ed arrivi a godere cosi’ tanto da scoppiare in un vero e proprio pianto di gioia cosi’ passionale e liberatorio da amplificare il piacere che in quel momento ti devasta prolungandolo ancora per alcuni interminabili istanti! Poi, sudata e stanca, tra gli sguardi increduli ed inorriditi della gente

che vi circonda, baci teneramente i tuoi due amici quasi a ringraziarli per averti regalato quell’inestimabile emozione. E mano nella mano, tornate dagli altri che, ancora impietriri, da poco lontano hanno assistito a tutta la scena. Ti lasci cadere sull’asciugamano, sfinita, mentre i tuoi amici son costretti a tuffarsi in acqua per sciacquare i loro boxer… Nel vortice del piacere, non ti eri nemmeno accorta che hai fatto venire anche loro! E ti addormenti nuovamente. Te ne resti li’ quasi tutto il pomeriggio, a meta’ tra il sonno ed il semplice relax, intervallando brevi pisolini ad altrettanto brevi momenti di veglia. Questa notte andrete molto probabilmete a ballare e tu ne approfitti per rilassarti e riposare. Ed ogni volta che ci pensi, ti senti riconquistare dell’eccitazione… non sai ancora cosa succedera’ stanotte, ma sicuramente troverai il modo migliore per divertirti e per godere ancora. Nel tardo pomeriggio, quando ormai la spiaggia inizia a liberarsi di tutta qualla gente che l’affollava, ti risvegli da quel mezzo sonno e per schiarirti meglio le idee ti tuffi in acqua. Dopo una breve nuotata, ritorni verso la spiaggia e passeggi un po’ su e giu’ per la riva lasciando che la brezza del mare asciughi dolcemente il tuo corpo. Alcuni tuoi amici sono gia’ tornati in appartamento e chi e’ rimato inizia a raccogliere le proprie cose per andarsene. Ti avvicini a loro e noti con piacere che la sacca nella quale avevi riposto i tuoi vestiti, non c’e’ piu’. La tua amica se n’e’ andata in appartamento portando con se anche le tue cose. Inoltre, l’asciugamano da spiaggia dov’eri distesa non e’ tuo, e’ del tuo amico, quello con la telecamera, che ha gia’ provveduto a raccoglierlo. E proprio lui ti guarda quasi con aria di sfida, mentre ti rendi conto che non e’ rimasto fuori nulla che tu possa indossare… Iniziano a muoversi, andando verso l’accesso che dalla spiaggia porta alla strada senza nemmeno chiederti se ti serve qualcosa da metterti addosso… quasi come per sfidarti e per metterti nuovamente alla prova! Tu, meravigliata ed incredula per questo inaspettato “regalo” non ti lasci sfuggire l’occasione. Senza far trasparire la minima indecisione, te ne vai con loro, tranquillamente, fuori dalla spiaggia. E dopo pochi metri ti ritrovi nuovamente insieme ai tuoi amici in mezzo ad una strada affollata a passeggiare disinvolta tra la gente completamente nuda! Di nuovo, quella sensazione elettrizzante si impossessa di ogni centimetro del tuo corpo, facendoti godere immensamente di piu’ ad ogni passo che fai, ad ogni metro percorso, ad ogni sguardo ricevuto. E piu’ ti allontani dalla spiaggia e ti inoltri per la strada, piu’ l’eccitazione sale. Il fiato si fa’ nuovamente pesante, il cuore torna a batterti forte, fortissimo, fino a farti tremare come una foglia, la fica ti si apre di nuovo, incontrollata,

la bava vaginale ricomincia a sgorgare e cadendo ti cosparge le coscie. Dopo alcune interminabili centinaia di metri di strada percorsi a piedi scalzi e sfacciatamente nuda, arrivi al residence dove avete gli appartamenti ed incurante della gente che continua a guardarti, entri nel giardino antistante, percorri tranquilla il vialetto d’ingresso che costeggia la piscina ed imbocchi la scala esterna che porta alla terrazza del primo piano dalla quale si accede alle camere. E godi immensamente, sempre di piu’, tanto che a fatica riesci a soffocare sul nascere un’altro orgasmo, il terzo, che ormai e’ in agguato! Li’, in direzione della tua stanza, ma ancora all’aperto sul terrazzo “condominiale”, incroci la tua amica, quella che si era portata via i tuoi vestiti, che stava uscendo per venirti incontro con la tua roba, o almeno fingeva di farlo temendo una tua reazione. I vostri sguardi si incrociano… Lei, stupita, non proferisce parola e tu nemmeno, devastata come sei dall’eccitazione di quella passeggiata senza veli e dal quel continuo esibire il tuo corpo nudo! Ti porge i jeans, ma tu, quasi per non cadere a terra, ti aggrappi a lei abbracciandola e trattenendo il respiro nel tentativo di non godere… No, non puoi venire ancora! Sarebbe la terza volta nel giro di poche ore! A godere cosi’ sfacciatamente, quasi ti senti una ladra! Ma proprio nel momento in cui cerchi di concentrare i tuoi pensieri su qualcosa che ti distragga dall’eccitazione, la tua amica risponde al tuo abbraccio stringendoti forte a se accarezzandoti dolcemente… troppo dolcemente! Tu, incapace di qualsiasi resistenza, ti lasci toccare senza nascondere i brividi di piacere che provi ad ogni sua carezza. E quando la sua mano cade proprio dove la tua fica e’ piu’ bagnata, solleticando il clitoride, ti arrendi… e lasci esplodere un orgasmo incontenibile che trapassa come un treno tutto il tuo corpo nudo, impossessandoti di te come una seconda anima e scuotendo ogni centimetro della tua pelle ancora calda dal sole! Ed un grido disperato di piacere, che inevitabilmente non sei riuscita a trattenere, sottolinea l’erotismo e la preziosa dolcezza di quell’indimenticabile momento. (continua) l’AUTORE: ADAMO F. Dello stesso autore: – La gita (3 episodi) – Ferragosto – Caramelle

Giugno 1998

Eros Italia: La soglia (5° episodio)

La soglia (5° episodio) La tua amica ti stringe forte a se, godendo pure lei fino a quasi venire. E tu, terminato di assaporare gli ultimi spasmi dell’orgasmo appena gustato, prendi i suo viso tra mani, accarezzando le sue guance. Lei fa quasi la stessa cosa, cercando pure di asciugarti le lacrime con le dita. Poi vi guardate negl’occhi, scambiandovi i pensieri. E l’emozione di entrambe diventa cosi’ una cosa sola tanto che, come quasi seguendo un copione, vi lasciate andare ad un bacio passionale ed intenso. Un lungo bacio erotico, emozionante e forte ma al tempo stesso tenero e delicato, che esprime tutta l’estasi di quel momento. Uno di quei baci, insomma, che solo due donne si sanno scambiare. Poi, stravolta dall’emozione almeno quanto te, la tua amica appoggia il mento sulla tua spalla ed avvicinate le labbra al tuo orecchio, trova a stento la forza di sussurrare “anch’io…”. Dopo un primo istante di incredulita’, la stringi ancor di piu’ a te, al tuo corpo esausto e ancora nudo, e, sussurrando pure tu, le rispondi dolcemente di si. Vi siete capite. Si, anche lei e’ come te! Anche lei vuole dare libero sfogo alla sua libidine, alle sue fantasie erotiche, al suo esibizionismo! Ma non trova il coraggio di farlo ed ha bisogno del tuo aiuto. E la consapevolezza di iniziare con la lei questa nuova avventura, torna ad eccitarti nuovamente, malgrado sul tuo corpo siano gia’ passati prepotentemente ben tre orgasmi nel giro di poche ore. Cosi’, mano nella mano, entrate in casa, nel vostro appartamento, quello “delle ragazze”. Le altre tre vi guardano stupite ed imbarazzate al punto da non riuscire nemmeno a commentare tra loro l’accatuto. Tu entri un istante in bagno, il tempo si aprire il rubinetto della doccia per far uscire l’acqua calda ed appena esci, ti trovi davanti la tua amica anche lei completamente nuda. Stupita, la prendi per mano ed insieme tonate nel bagno ed entrate in doccia lasciando dietro di voi la porta spalancata. Sotto l’acqua tiepida i vostri corpi insaponati iniziano a strusciarsi teneramente tra loro e voi vi lasciate andare ad una irresistibile masturbazione reciproca. Una masturbazione davvero dolcissima, che solo due donne tra loro sanno fare, che non risparmia nulla, proprio nulla, sincera, generosa e spontanea proprio come voi due… Le carezze, le effusioni, i baci che vi scambiate, amplificano il gia’ enorme godere di entrambe e le vostre mani penetrano avidamente nella fica l’una dell’altra in una dolce armonia di movimenti che vi porta insieme al culmine del piacere. E dopo alcuni eterni minuti di estasi, all’unisono i due orgasmi vi trapassano l’anima fondendo i vostri corpi nudi in un tenerissimo

abbraccio ed i vostro gemiti in un unico grande urlo di piacere, cosi’ forte da essere udito fino alla stanza accanto, quella dei ragazzi, che incuriositi ed increduli si precipitano ad ammirare l’accaduto. Ed uscendo dal bagno, nuda ed ancora bagnata, tra gli sgardi impietriti di tutti i tuoi amici, ti chiedi, dopo questo quarto orgasmo, quanti altri ancora il tuo giovane cuore ne potra’ sopportare prima di scoppiare per il troppo godere… La tua amica esce dal bagno avvolta in un morbido asciugamano bianco. L’attenzione e’ rivolta ora soprattutto a lei che rappresenta un po’ la piacevole novita’ dell’ultimo minuto. Lei, imbarazzatissima, viene a sedersi vicino a te sul divano letto quasi a cercare protezione. Ma l’imbarazzo le passera’. Tu hai scoperto che quella strana sensazione scomoda, quasi di vergogna, che normalmente segue l’orgasmo, infondo non dura molto. La si puo’ tranquillamente superare in pochi minuti per lasciarsi poi riconquistare dall’eccitazione il prima possibile… l’hai sperimentato su te stessa proprio oggi in piu’ occasioni, compresa questa. Ma la tua amica non lo ha ancora imparato e cosi’ stringe forte a se’ l’asciugamano cercando di coprirsi il piu’ possibile. I ragazzi, a “spettacolo finito”, escono sul grande terrazzo per accendersi una sigaretta. Tu, con un piccolo asciugamano asciughi i suoi capelli accarezzandoli dolcemente, con aria rassicurante ed esperta. Poi ti alzi, finisci di asciugare i tuoi, infili una mano nel tuo borsone e tiri fuori un barattolo di borotalco. Lei ti sorride. Tu ti avvicini a lei senza dire nulla… vuoi che sia lei a capire e a trovare il coraggio di farlo. Il suo sorriso lascia il posto ad un’espressione di stupore ed emozione, proprio quella sensazione che precede l’immensa eccitazione della quale ormai non sai piu’ fare a meno… proprio come una droga! Le sue mani sciolgono il nodo all’altezza del seno che teneva su’ l’asciugamano, lasciandolo cadere sul divano letto. Poi si alza in piedi, nuda, ad un centimetro da te, come una schiava a tua disposizione. Tu, sorridente e tranquilla, volti per un istante lo sguardo verso la vetrata che da’ sul grande terrazzo come per farle capire le tue intenzioni. E lei, dopo un breve istante di esitazione, ti precede ed esce sul terrazzo camminando quasi al rallentatore, attanagliata com’e’ da un’eccitazione che quasi le blocca le gambe. Tu la lasci andare avanti un istante, quanto basta perche’ si ritrovi li’, all’aperto, in mezzo a tutti gli amici, tutta nuda! La raggiungi immediatamente e tra l’ormai costante stupore di tutti, inizi a girarle lentamente intorno, spruzzando ad intervalli regolari sul suo corpo abbondanti nuvole di borotalco. Lei, ancora in piedi, allarga bene le gambe ed alza le mani in alto, quasi proprio in atto di totale resa, rimanendo poi cosi’, immobile e statuaria, quasi in apnea, con lo sguardo vitreo e perso nel vuoto e con il mento tremolante per l’emozione.

Tu continui a girarle intorno e a spruzzare di tanto in tanto cosi’ da coprire meticolosamente ogni centimetro del suo corpo nudo. Il riflesso dell’imbrunire dona alla nuvola di borotalco che si alza intorno a lei una luce celestiale e poetica che sottolinea ancor piu’ la tenerezza e l’erotismo di quei momenti. Appoggi delicatamente a terra il barattolo e ti avvicini a lei, guardandola dolcemente negl’occhi e cercando di rapire su di te il suo sguardo ancora perduto. Ma lei, immobile, sembra esanime, paralizzata com’e’ dall’eccitazione. Inizi a carezzarla dolcemente partendo dalle braccia ancora alzate, scendendo poi lungo le ascelle per soffermarti sul suo seno. Da li, muovendo sapientemente le mani come per un massaggio, parti ad accarezzarle tutto il corpo senza risparmiare nulla e girandole intorno di tanto in tanto. La bava che cade copiosa dalla sua fica ha ormai raggiunto il pavimento del terrazzo formando in mezzo alle sue gambe ben divaricate una piccola ma ben visibile macchia fluida. Tu continui spietatamente a farla godere accarezzando dolcemente la sua pelle resa ancor piu’ liscia e morbida dall’abbondante borotalco. Poi ti fermi dietro di lei e l’abbracci stringedola teneramente a te. E mentre con una mano continui a palparle il seno, con l’altra inizi a massaggiarle dolcemente il monte di Venere. In pochi istanti, un incontenibile grande orgasmo si impossessa di lei. Un orgasmo talmente profondo che sei costretta a sorreggerla per non farla stramazzare a suolo, spasimante. Il forte urlo di piacere che esce prepotente ed incontrollabile dal suo petto, si fa’ sentire fino giu’ in giardino e fino alla strada antistante suscitando l’attenzione della gente… anzi… di quei pochi che ancora non s’erano ancora accorti di voi. Un grido cosi’ esplicito ed inequivocabile da mettere addirittura in imbarazzo tutti gli altri amici che si trovano li’ con voi su quel grande terrazzo, facendoli lentamente ritornare al coperto. Tenendola abbracciata a te, le lasci consumare gli ultimi istanti di quell’enorme piacere. Poi rientrate anche voi due, lei sazia ed appagata e tu, ovviamente, piu’ eccitata che mai! (continua) ADAMO F. Dello stesso autore: – La gita (3 episodi) – Ferragosto – Caramelle

Giugno 1998

Eros Italia: La soglia (6° episodio)

La soglia (6° episodio) Cosi’, mentre lei se ne torna in camera, ti siedi sul divano letto, ancora nuda. Mentre le altre tre ragazze provano una strana sensazione ibrida a meta’ tra il disagio e l’eccitazione, i cinque ragazzi sono inequivocabilmente eccitati e basta, anzi, temono che si tratti solo un bellissimo sogno erotico dal quale domani mattina dovranno amaramente svegliarsi e non dell’inizio di una vera e propria trasformazione della vostra amicizia verso queste appassionanti avventure erotiche. Cosi’, vi incoraggiano calorosamente sprecandosi di complimenti anche troppo ruffiani e lasciando trasparire il timore che tutto cio’ finisca in un fuoco di paglia. Li rassicuri e li ringrazi, baciandoli teneramente sulla bocca uno ad uno e sussurrando loro alcune “anticipazioni” su quello che hai intenzione di fare di li’ a poco. Intanto sono giunte le sette della sera ed e’ ora di uscire per la cena. Finalmente, anzi “purtroppo”, ti dovrai vestire. Che peccato! Sei ancora cosi’ eccitata… Conti mentalmente quante ore sei riuscita a trascorrere completamente nuda… nove! Eh, si! Dalle dieci di questa mattina… Un vero e proprio record! Daresti qualsiasi cosa per poter continuare a stare nuda, ma dovete andare fuori a cena e quando e’ troppo, e’ troppo! La tua amica, che per essere alla sua prima esperienza di quel tipo ha retto anche troppo bene, esce dalla camera vestita con un bel paio di jeans cortissimi ed attillati ed una maglietta anch’essa molto corta tanto da lasciare scoperto l’ombelico e, a tratti, la parte inferiore del seno. Tiene in mano un bellissimo e leggerissimo telo color verde a sfumature esotiche, di finissima seta trasparente e grande pressappoco come un asciugamano da spiaggia. Lo cinge intorno a se e scherzando ti dice che avrebbe voluto uscire vestita (si fa per dire) solamente di quel sottile velo trasparente. In meno di un istante, quel breve momento di depressione che attraversava la tua anima viene smorzato come da un fulmine! Ti alzi in piedi piu’ seria che mai, ti avvicini a lei, nuda, prendi delicatamente in mano il suo telo di seta e te lo cingi intorno. Lei stupefatta perde il sorriso ed afferra al volo le tue intenzioni… lei non ce l’ha ancora il coraggio di fare una cosa simile, ma tu si! Tu si che la puoi fare! Ancora incredula, fa’ un passo indietro per guardarti meglio. In controluce, il telo sembra ancora piu’ trasparente e la perfetta aderenza della seta alle tue curve esalta ancor piu’ le sfumature esotiche di color verde facendole sembrare, piu’ che un indumento, un tatuaggio sulla pelle. E se chi ti vede avesse ancora qualche dubbio, l’enorme spacco che parte vicino seno per aprirsi generosamente lungo tutto il fianco, non lascia assolutamente alcuna incertezza sul fatto che sotto sei completamente nuda! Davanti allo specchio, sistemi ancor meglio il leggerissimo telo e noti che malgrado la crema protettiva, il sole che oggi hai preso si fa’ gia’

vedere donandoti sul viso uno stupendo colorito. Non perdi quindi nemmeno il tempo per truccarti… ti basta appena un po’ di crema idratante ed una bella pettinata ai capelli. Anche le altre ragazze sono quasi pronte. Tu, prima di uscire, ti chini verso le scarpette di tela per infilarle ma l’istinto ti suggerisce di non farlo… Vuoi toglierti anche questo sfizio e decidi di uscire scalza. I ragazzi, che nel frattempo vi aspettano in giardino vicino alla piscina, scherzano facendo fantasiose ipotesi sul tuo possibile abbigliamento di stasera. E tu non manchi si stupirli nuovamente: vedendoti cosi’, scalza e vestita (si fa per dire) solo di quel telo corto e trasparente, rimangono esterrefatti ad ammirarti… quasi in adorazione. Passeggiando verso i centro non perdi occasione di strusciarti con ognuno di loro facendoti toccare un po’ ovunque. La delicata carezza della seta a diretto contatto con la pelle ed il continuo aprirsi del telo ad ogni tuo passo, aumentano la gia’ abbondante eccitazione che ti accompagna ormai da ore. Dopo un po’, giungete ad una piazzetta del piccolo centro turistico dove e’ gia’ iniziato il consueto mercatino serale. Gironzolando tra le bancarelle la compagnia si disgrega un po’ in vari gruppetti e tu ti ritrovi con il tuo amico, quello carino, sapientemente armato di telecamera. Vedendoti particolarmente interessata ad una grossa collana artigianale, ti lancia una specie di “proposta indecente”… offrendosi generosamente di regalartela in cambio del tuo telo di seta… A prescindere dal fatto che tu stessa pagheresti oro per poterlo fare, ammetti che a gironzolare tutta nuda alle otto della sera in pieno centro ed in mezzo al mercato pieno di gente, si rischia un po’ troppo… Che peccato! Rimanete entrambe contrariati: lui vorrebbe regalarti la collana ma ha bisogno di un pretesto e tu vorresti dar sfogo alla tua eccitazione… Ma fortunatamente, le idee non ti mancano! Il tuo amico si accorge che qualcosa ti frulla in testa e questo gia’ gli basta per arraparsi. L’eccitazione sale… Slacci il telo aprendolo generosamente davanti a lui e scoprendo per qualche istante il tuo corpo desideroso di esibirsi, poi te lo togli del tutto restando tutta nuda, facendo cosi’ esattamente quello che avevi appena detto di non poter mai fare e destando l’attenzione di mezzo mercato… L’eccitazione e’ al massimo! Cosi’, nuda e scalza in mezzo a tutta quella gente, ti sembra quasi di non udire nulla e che il tempo in quel momento si sia fermato ad aspettarti. Pieghi con calma e disinvoltura il telo il due parti lungo la sua diagonale e te lo cingi alla vita fissandolo con un bel nodo all’altezza del fianco destro. Rimani cosi’ a seno scoperto e con quel mezzo teletto sbiego e striminzito, molto piu’ succinto della piu’ corta delle minigonne e che non basta nemmeno per coprirti il sedere.

Inarchi le spalle e porti un po’ indietro la testa scrollando la chioma di capelli ed inevitabilmente anche il prorompente seno, quindi indossi la collana. Il tuo amico ti guarda esterrefatto ed eccitato al punto da non ricordarsi nemmeno come si usa la telecamera… La splendida grossa collana, quasi dello stesso colore della tua pelle, scende perfetta lungo il tuo petto fino ad insinuarsi tra le curve del seno facendole risaltare ancor di piu’. Lui dopo aver pagato, cosa che per poco non si dimentica di fare, ti prende per mano, fiero, e ti accompagna fuori dalle bancarelle per cercare il resto della compagnia, ansioso di renderli partecipi di tanta bellezza. Tu ti lasci trasportare dolcemente da lui, tra gli sguardi stralunati della folla, quasi come una bambina. Non sei nuda… ma quasi! All’incontro con il resto del gruppo, non manchi di suscitare anche in loro la medesima eccitazione che gia’ attanagliava te ed il tuo amico. E nuovamente in preda a questa sorta di libidine collettiva, vi incamminate alla ricerca di un posto dove poter cenare. Giunti davanti ad un locale tipico, giusto ai bordi della piazzetta del mercato, prendete posto all’aperto tra tavoli antistanti. La decisione non e’ facile: effettivamente sederti a cenare cosi’, piu’ nuda che vestita, e’ davvero un po’ troppo… pero’ l’eccitazione e’ sempre piu’ forte e non ti lascia tregua! Dopo un attimo di esitazione (indovina…) decidi di fregartene! Ti siedi e rinvii la decisione di rivestirti, anzi, di coprirti il seno, ad un’eventuale protesta del gestore… protesta che pero’ non e’ mai giunta! Cosi’ ceni tranquilla, mezza nuda, ridendo e scherzando con i tuoi amici e non mancando di suscitare l’eccitazione anche degli altri clienti del locale e degli stessi camerieri che sfacciatamente non riescono a distogliere lo sguardo dal tuo corpo, nemmeno con la forza. Terminata la cena, ancora una volta e’ la tua fantasia a regalarti un’altra eccitante idea! Ti bagni le labbra con la lingua in un’espressione piu’ vogliosa che mai e fissi con lo sguardo la tua amica, quella del borotalco, che e’ seduta di fronte a te. Poi, dopo averle fatto l’occhiolino, fai il gesto di passarle qualcosa sotto il tavolo. Lei, ignara delle tue intenzioni, si abbassa ed allunga la mano. Ancora con il braccio piegato in avanti il suo sorriso lascia il posto ad un improvviso stupore… non appena si rende conto che di nascosto le stai passando l’unica cosa che avevi addosso… il telo di seta! E sei di nuovo tutta nuda! (continua) L’autore: (ADAMO F.) [email protected] Dello stesso autore: – La gita (3 episodi) – Ferragosto – Caramelle

Luglio 19987

Eros Italia: La sorpresa (1° episodio)

La sorpresa (1° episodio) Da qualche anno convivevo con Cristina, quaranta anni mora snella piacevole con poco seno ma bel fisico.Il nostro rapporto pero’ era destinato a terminare. Ognuno di noi era sempre indaffarato ed assorto nei propri pensieri. Lei era una donna-in carriera, io un rappresentante di prodotti alimentari. Anche sul piano sessuale la nostra intesa stava lentamente scemando. Avevo pochi amici con cui parlare, e gli unici con cui sfogarmi erano sempre irraggiungibili. Lei aveva una amica, Anna, con la quale stava ore ed ore al telefono. Subito pensai che Cristina avesse allacciato un rapporto sentimentale con Anna, ma non trovai mai le prove. In casa tenevo la mia piccola collezione di video s/m, che tenevo diligentemente nascosti. Il s/m e’ stato sempre il mio piccolo mondo dove rifugiarmi nei momenti liberi. A poco a poco la mia relazione con Cristina stava naufragando, forse anche per la sua amicizia con Anna , che io odiavo, per il suo carattere autoritario, Lei era un tipo di donna abbastanza piacevole sui 45 anni bionda molto alta e snella. Cristina doveva spesso recarsi all’estero per lavoro, quindi qualche volta la accompagnavo all’aeroporto. Capito che lei parti’ per la Germania e dopo vari giorni di assenza ricevetti una sua telefonata con la quale mi preannuncia il ritorno. Capii ma dalla sua voce che c’era qualche cosa che non quadrava. Mi recai all’aeroporto e la vidi uscire dalla zona passeggeri ben vestita, indossava un vestito scuro, stretto, con una ampia scollatura e calzava delle scarpe nere lucide con tacco vertiginoso. ( Non avevo mai visto Cristina vestita cosi’, sempre si lamentava di un piccolo tacchettino che le faceva girare la testa e odiava i vestiti stretti). Appena la vidi ebbi una immediataerezione, quelle scarpe erano fantastiche. Ad ogni suo passo udivo il ticchettio dei tacchi che penetrava nella mia mente facendomi sognare. Mi sarei voluto inginocchiare per baciare i suoi piedi. Ritornato alla realta’ incominciai a chiedermi cosa stesse succedendo. Anche Cristina era strana, quasi non mi rivolgeva la parola . Salii nella mia auto e ci dirigemmo verso casa. Durante il tragitto Cristina resto sempre muta, quasi indignata con me. Io . alla guida, ero eccitatissimo, cercavo con la coda dell’occhio destro di guardare le sue gambe. (Non capivo cosa stesse succedendo Cristina non si era mai vestita cosi’ per me). Ad un certopunto lei si tolse un scarpa riferendomi che aveva voglia di arrivare presto a casa. Quel lento movimento della sua mano nello sfilare la scarpa, mi fece sobbalzare il cuore, vidi la calza che cingeva il piede e mi spostai verso destra per sperare di assaporare un po’ di odore, che non tardo’ ad arrivare. Speravo che il viaggio durasse all’infinito, ma subito fui riportato alla realta’

dalle parole, decise, di Cristina che mi parlo’ del nostro rapporto oramai alla fine. Arrivammo a casa, salimmo le scale ed aprii la porta di casa. Appena dentro notai che le persiane erano chiuse, io le avevo lasciate aperte. Ebbi il terrore che un ladro avesse visitato casa. Dopo qualche secondo di imbarazzo ricevetti una spinta, non da Cristina che era rimasta indietro nelle scale. Scivolai a terra. Di scatto mi voltai per reagire, ma un individuo bendato ,che intravedevo nella luce delle scale mi puntava un’arma. Volevo urlare, ma avevo la lingua inchiodata nella gola. L’individuo chiuse la porta ed accese le luci, speravo che Cristina non aprisse la porta, o quanto meno avesse intuito e fosse andata a chiedere aiuto.Una volta soli l’individuo mi getto’ delle manette e senza parlare mi fece segno di metterle. Obbedii’ e le strinsi dietro la schiena. Ero completamente pietrificato. Con grande meraviglia l’individuo aprii la porta ed entro’ Cristina. In quei secondi mi sentivo come un drogato che non ha piu’ la dimensione della realta’.L’individuo armato si svesti’ ed era Anna che bacio’ Cristina.Anna era vestita con una gonna nera attillata, aveva un reggiseno a balconcinoi lucido che a fatica conteneva i suoi grossi seni. reggicalze rosso e calze a rete con scarpe nere con piccole borchie d’orate con tacco altissimo e sottile, nelle caviglie avevad ei braccialetti d’oro che abbellivano le sue sensuali gambe. Anna e Cristina mi rivolsero la parola dicendo che visto che amavo segretamente il s/m dovevo essere contento di improvvisarmi schiavo. Capii’ che Anna e Cristina avevano una relazione e che avevano voglia di farmela pagare. Anna mi prese per i capelli dicendoche mi sarei dovuto occupare dei piedi stanchi di Cristina. Veramente non aspettavo altro. Mi avvicinai rapidamente, da quello posizione potei constatare che Cristina indossava dei reggicalze con calze lavorate e dopo aver sfilato la scarpa con i piedi, iniziai a leccare avidamente tutto il piede, che emanava un forteodore di cuoio e sudore. Tutto cio’ mi eccitava da morire, avevo il membro duro da far male. Quell’odore pungente di sudore era un aroma inebriante. Anna e Cristina non mi degnavano di uno sguardo e parlavano di altre cose, mentre io lappavo centimetro per centimetro del piede in fretta per non perdermi ingurgitarne tutto l’odore. Anna appena noto’ la mia contentezza mi guardo’ e disse che uno schiavo deve soffrire e mai deve godere. Prese allora il piede di Cristina ci sputo’ e mi costrinse a leccarlo. Con una certa riluttanza lo feci, ma sentivo che mi piaceva enormemente lappare un piede sporco e con la saliva di Anna. Improvvisamente mentre mi dedicavo al piede di Cristina, Anna mi disse di fermarmi e di rimanere dritto in ginocchio. Veramente non capivo cosa volesse, ma lei si alzo’ in piedi si alzo’ leggermente la gonna e mentre mi avvicinava il suo divino sedere in faccia e mise un peto tremendo, interminabile putrido e scoppio’ in una risata. Ebbi quasi subito un piccolo conato di vomito, ma riuscii’ a contenerlo. Cristina si alzo’ e spingendo la mia faccia contro il sedere di Anna mi dissedi leccare in profondita’. Con riluttanza iniziai a leccare, anche perche non potevo far altro cosi’ legato. Il buco del sedere di Anna era largo ma la era aspro e putrido dal peto. Dopo alcuni minuti di pulizia Anna si sedette dicendomi che tutto cio’ non era che l’inizio della punizione e che avrei dovuto impararea gioire delle loro costrizioni. Io un po meno convinto dell’inizio annui e mi rimisi a

leccare i piedi di Cristina. Stralunato dalla situazione chiesi dell’acqua, avevo la gola secca.Anna allora prese una sua scarpa la poso’ in terra e piegandosi con il bacino ci piscio’ dentro. Fu’ breve, ma allago’ la scarpa. Si avvicino’alla mia bocca e mi invito’ a berla al posto dell’acqua. In quel momento capii che ra meglio soffrire la sete e non chiedere mai piu’ nulla. Bevvi mal volentieri, ma alla fine Anna lascio’ un po’ di liquido nella scarpa, la calzo’ di nuovo , la sfilo’ e mi ordino’ di leccare iul piede ben bagnato…tanto per gradire……questo non fu che l’inizio di ua serie di situazioni nelle quali fui coinvolto dalle due donne. L’autore:[email protected]

Ottobre 1997

Eros Italia: La sorpresa (2° episodio)

La sorpresa (2° episodio) Dopo aver dimostrato ai piedi di Anna , intrisi di pioggia d’orata, tutta la mia devozione, fui rinchiuso da Cristina nello sgabuzzino. Mi furono tolte le manette per potermi sgranchire le braccia. In quei minuti che passai nello sgabuzzino pensai a tutto cio’ che si era verificato in non piu’ di un’ora, e capii chiaramenteche tra me e Cristina si era di nuovo instaurato un nuovo rapporto, pericoloso, esasperante, ma divinamente eccitante .Avevo ancora il membro in erezione e volevo sfogarmi. Mentre pensavo tutto cio’ udivo le due mie padrone che ridevano a crepapelle proprio dietro la porta dello sgabuzzino. Improvvisamente la porta siapri’ ed Anna con la solita strafottenza si avvicino’ dicendomi “Ti e’ piaciuto stronzo?”…”Questo non e’ che l’inizio, stasera ti abbiamo preparato una seratina particolare”. E mentre parlava si sfilò’ una scarpa che mise subito nella mia bocca, poi si sfilo’ dolcemente una calza, quella intrisa di pipi’. Poi mi disse“ Adesso sfogati un po’ bello, fammi vedere come godi sulla mia calza”. Le riconsegnai la scarpetta ,presi la sua calza ed iniziai ad avvolgerla attorno al mio membro che stava gia’ esplodendo. Iniziai a , con vergogna, a masturbarmi . Giunse anche Cristina che forse impietosita dalla mia situazione di schiavo devoto mifermo’e mi fece sdraiare a terra dicendo “ Questa sera sarà’ dura per te, adesso voglio farti felice”. Si sedette in uno sgabello , si tolse una scarpa e con il piede inizio’ a massaggiare il mio membro oramai pietrificato. Alla visione di tutto cio’ Anna si appoggio’ al muro si sollevo’ la gonna iniziando a masturbarsi,eccitandosi anche nel proferirmi delle volgarita’.Sentivo le dita del piede di Cristina avvolgere il membro sempre piu’ stretto fino a farlo esplodere in una sborrata epica. Inondai tutto il piede di Cristina ed Anna ebbe l’orgasmo urlando “ Adesso la pulisci tutta cane”. Anna prese di forza il piede di Cristina e melo infilo’ in bocca ordinandomi di pulire tutta la mia padrona. Ancora eccitato dalla situazione, ebbi una immediata erezione mentre pulivo servilmente il piede della mia padrona. … Anna mi prese per i capelli, mi porto’ in camera dove notai subito degli abiti femminili sul letto.

Cristina mi disse che in serata sarebberogiunti degli ospiti ed io dovevo apparire presentabile. Il gioco si faceva sempre piu’ intrigante. Ho un fisico asciutto e snello, non sono molto alto, quindi sicuramente potevo vestirmi con quegli abiti senza problema. Mi diedero delle mini mutandine che infilai subito cercando di nascondere il membro, infilai un reggicalzenero, delle calze nere velate sottili con dei disegni che scendevano dalle cosce al tallone ed indossai una specie di mini vestitino da cameriera. Tutto cio’ era imbarazzante, ma tremendamente eccitante. Vedevo Cristina toccarsi freneticamente mentre Anna mi aiutava a vestire. Mi diedero una parrucca bionda che mi si adatto’perfettamente. Cristina mi diede delle scarpe bianche con tacco altissimo che calzai senza alcun problema. Chiaramente subito non riuscii a reggermi bene in equilibrio, ma non mi era cosi’ difficile. Mi sentivo eccitato alla follia cosi’ vestito da troia. Anna mi condusse in bagno dove volle finire l’opera d’arte. Mitrucco’ pesantemente mettendo anche molto rossetto color rosso acceso. Ero una vera troia splendida, se avessi potuto mi sarei scopata da solo. Mi fu’ ordinato di andare in sala per camminare un po’ mentre Anna e Cristina iniziarono a lesbicare. Camminai senza difficolta’ sui tacchi alti, e sculettavo vedendo le mie due padrone eccitarsi da matti. Ad un certo punto Anna mi prese, era eccitatissima, mi spinse in bagno. Lei si sedette nella tazza e mi ordino’ di inginocchiarmi davanti a lei. Udii’ tutti i rumori della situazione e dopo aver pisciato , prese la mia testa e la avvicino’ al suo ventre dicendo “ Pulisci tutto e lascia tutto il tuo rossetto sulla mia fica”.Avidamente leccai tutto, mentre Anna iniziava a godere, ma lei non si era del tutto scaricata in quanto schizzo’ un po’ di pioggia d’orata nella mia bocca, che ingurgitai subito. Ero diventato la puttanella delle due donne, e cio’ mi eccitava da morire…..l’unico mio pensiero era diretto a cosa mi sarebbe aspettato inserata…. L’autore:[email protected]

Ottobre 1997

Eros Italia: La telefonista (1° episodio)

La telefonista (1° episodio) Era da tempo che sognavo un incontro di questo tipo; avevo fatto di tutto per everne, ma nulla mai avevo raccolto. Strano il destino: il mio lavoro mi aveva portato a contattare telefonicamente una Azienda ormai da tantissimo tempo. Al telefono rispondeva sempre la stessa signorina: bella voce, gentile e via via che passava il tempo sempre con piu’ confidenza. Quel pomeriggio, quasi per scherzo, le dissi che ero curioso di incontrarla, lei non disse nulla; continuai la discussione finendo per invitarla a prendere una pizza: sembrava poco convinta ma accetto’. Andai a prenderla nell’ora prefissata, ma con tanti dubbi e angosce: mi sentivo banale, quasi pentito per la mia azione. Aspettai in auto per quasi 10 minuti: interminabili. Ero li per li per andare via, quando mi senti bussare al finestrino: era

lei. Aveva capelli neri lunghi, la intravidi poco e male poiche’ al quasi buio di quella strada poco illuminata; la feci salire, sembrava avesse un bel corpo…. partimmo. Nell’imbarazzo totale cominciai ad aprire la bocca facendo uscire tutte le piu’ stupide frasi e comuni affermazioni del caso. Arrivammo, comunque, al locale che eravamo un po’ piu’ sciolti. Finalmente la vidi alla luce: aveva un bel corpo, snello un paio di panta-collant neri, stivali e sopra una giacca di pelle marro’ scuro. Aveva anche dei bei capelli neri e lunghi, ma non era molto bella in viso ed il trucco, ben fatto, riusciva a renderla “sufficiente”. Tolse la giacca, aveva un bel lupetto nero, aderente che faceva trasparire un bel seno, sicuramente una 4^. Cominciammo a squadrarci e cominciammo a parlare come amici; finalmente l’atmosfera si era normalizzata; mi parve contenta di avermi conosciuto, le dissi che la sua voce al telefono non le rendeva giustizia. Presi del vino, che sapevo forte, lei era astemia (buon per me), cioe’ stavo cominciando ad organizzarmi la serata e miravo a qualcosa di….erotico. Non le facevo mancare mai il vino nel bicchiere, lei ci casco’ e verso fine serata la vedevo brilla, ma con contegno. Uscimmo, la tenni per il braccio, come una fidanzata, di tanto in tanto un suo passo mal fermo mi avvicinava il suo seno al mio braccio, la situazione cominciava ad eccitarmi. In macchina, mi confesso’ di essere brilla e di avere paura dei suoi comportamenti, la misi a suo agio le chiesi di abbassarsi, se voleva, il sedile; lo fece parzialmente. Mentre parlavo, mi resi conto che si era appisolata, ne approfittai per recarmi in un bel posto isolato ed alto e con un panorama da brividi. Mi girai verso di lei: mi piaceva tantissimo, le toccai il seno poi la accarrezzai tutta, lei non si sveglio’. Come avrei potuto iniziare? Mi tormentavo, quando ebbi una idea: le presi la mano e la misi sulla mia patta, quindi feci di tutto per svegliarla ed in quel caso avrei dovuto far finta io di dormire. In effetti lei si sveglio, appena vide dove fosse la sua mano si discosto di scatto; avevo gli occhi chiusi quindi non riuscivo a vedere, ma dopo qualche secondo risentii la sua mano sulla mia patta, mi sembrava vogliosa…..mi manco’ il respiro, quando senti che abbasso’ la cerniera. Entro’la mano dentro, il mio pene stava scoppiando. A questo punto mi voltai sorpreso, incrociammo gli sguardi, lei si blocco’. Le presi la testa con la mano e le diedi un bacio che duro almeno un paio di minuti; alla fine tutti e due eravamo sciolti e ci toccavamo con bramasia, come amanti consumati. L’autore: [email protected]

Marzo 1998

Eros Italia: La telefonista (2° episodio)

La telefonista (2° episodio) Certo non avrei mai immaginato che potesse finire cosi’! Travolti da una passione irresistibile, eravamo in balia dei nostri corpi ormai semi-nudi…….. Ci baciavamo e toccavamo ovunque; lei si fermo’ e disse >. Accettai senza colpo ferire; allungare quel momento cosi’ “proibito” mi eccitava ancora di piu’. Partii senza mettermi in ordine; dopo qualche secondo vidi che lei si stava spogliando del tutto: rimase nuda. Era bellissima, nella penombra vidi due seni stupendi, i capezzoli turgidi; il mio pene era ormai tutto un sussulto, quando lei si abbasso su di me > mormoro’ con un sorriso malizioso; si abbasso’ ed avvicino la sua bocca al mio cazzo. Comincio’ a baciarmelo e leccarmelo con “gusto”, quel tanto basta per tenermi in allerta (nel caso ci fosse bisogno!). Attraversai innumerevoli incroci ma nessuno si accorse di nulla….. di tanto in tanto mi indicava la strada. Finalmente arrivammo: il posto sembrava assolutamente deserto, imboccammo una stradina in mezzo agli alberi e dopo un po’ arrivammo in uno slargo “naturale”. Spensi le luci e fu il buio piu’ pesto; fui preso un po’ dalla paura…… il mio pene si “allento” un po’. Lei nel frattempo abbasso tutto il sedile all’indietro e fece lo stesso con quello mio; ormai era lei la padrona della situazione. Il mio occhio si stava abituando all’oscurita’, e cominciavo ad eccitarmi di nuovo, soprattutto quando lei lo prese di nuovo in bocca. Dimenticai subito tutto, cominciai a palpeggiarla ovunque; incontrando i suoi seni, le stuzzicai i capezzoli pizzicandoli: lei sussulto’. La fermai; volendo essere ora io a condurre il gioco, le dissi di distendersi; le salii di sopra e cominciai a baciarla dappertutto, in quella distesa di pelle profumata e morbida; lei con la mano mi cercava il pene, lo trovava, ma io le rendevo la vita difficile spostandomi in continuazione. Ero giunto ai piedi, quando lei alzandosi e facendomi perdere l’equilibrio, si rimise su’; sembrava una lotta all’ultima carezza: in quei momenti saremmo potuti essere ovunque, eravamo cosi’ presi da noi stessi che nulla ci avrebbe distolto. Eravamo un unico corpo in fibrillazione. Ci ritrovammo a fare un 69: finalmente venivo in contatto con la sua vagina. Cominciai, in quella posizione, a mordicchiarle le grandi labbra, a volte succhiandole; lei non era da meno, gustava il mio glande con passione e con la mano saliva e scendeva sul mio pene, si fermo’. Disse >.

Si giro’, e con fare esperto introdusse il mio pene dentro di se; comincio’ a cavalcare sempre piu’ forte…..la fermai > le dissi. Lei usci, si mise a pancia in su’ e mi invito tra i suoi seni. Erano belli grossi, dopo qualche colpo venni subito, inondandole il viso e tutti il collo. Lei con fare sapiente, mi avvicino’ alla sua bocca e comincio’ accarezzarlo di nuovo con la sua lingua. Be, il mio cazzo fermo’ la sua abdicazione e comincio’ una nuova erezione. Con le dita stuzzicai il suo clitoride finche’ sentii che venne; comincio’ a muoversi a scatti quasi presa da raptus, si ma di sesso. Mi chiese di penetrarla di nuovo; ero prontissimo. Fui subito dentro di lei a chiavarla con piu’ ardore, lei era in estasi, mi chiedeva di continuare e di non smettere; questa volta avrei potuto controllarmi meglio. le palpeggiavo il seno e la chiavavo quasi con violenza; dopo un po’ mi fermo’. Stette un po’ rigida per qualche minuto; apri i suoi occhi e mi fisso’. Ero sempre dentro di lei, mi abbassai con tenerezza e cominciai a baciarla delicatamente; nel frattempo mi muovevo con altrettanta delicatezza dentro la sua vagina. Sentivo che stava per essere ripresa da una nuova ondata di “passione”. Il suo bacio si faceva sempre piu’ “avido” delle mie labbra. Cominciammo di nuovo a muoverci come forsennati, e ci ritrovammo a fare un 69, poi lateralmente, poi semplicemente accanto a masturbarci vicendevolmente……. Cominciai a toccarle il buchetto piu’ segreto…. lei dopo un po’ mi allontano’ le dita e mi disse > Mi allontanai senza dir niente, lei per scusarsi si rimise sopra e ricomincio’ a cavalcarmi, dopo un po’ la fermai e la misi alla “pecorina”; cominciai ora si a penetrarla con violenza, sentivo che le sbattevo la fronte contro la carrozzeria, lei mi disse di non smettere, io la accompagnavo con frasi sempre piu’ pesanti, lei urlava di piacere…….venni in lei urlando. I nostri corpi finalmente si fermarono, cascammo l’uno sull’altro, nudi, umidi…sfiniti. Ci addormentammo. L’autore: [email protected]

Marzo 1998

Eros Italia: La Tettona (1° episodio)

La Tettona (1° episodio) Lavoro in uno studio di consulenza del lavoro. Il mio luogo di lavoro sta diventando negli ultimi tempi insopportabile. I maschi che lavorano con me sembrano presi da una strana frenesia nei

miei confronti tale da farmi perdere la concentrazione. Tutto ciò è dovuto ad un episodio di un mese fà. Mi descrivo sono una ragazza carina un corpo normale anche se un pò cicciottella. Quello che colpisce è però il mio seno le mie mammelle sono infatti molto grosse anche se un pò cadenti. Ero appena arrivata in ufficio per il caldo tolsi la maglietta e rimasi con una canottiera scollata anche se non indecente. Mi accorsi che non ero sola nonostante l’ora. Un collega Carlo era arrivato anche presto anche lui senza maglietta per il caldo. Appena mi vide mi saluto e si mise subito la maglietta. Lo invitai a rimanere in libertà altrimenti mi avrebbe costretta a fare altrettanto. Mi accorsi, ormai ci sono abituata che indugiava sul mio seno. Se ti crea problemi, gli dissi, posso rimettermi a posto. Lui rosso in viso si scusò e andò in un’altra stanza. Dispiaciuta lo segui, mi chinai su di lui, gli presi la mano e la posai sul mio cuore: “scusa è un piccolo premio per la mia gaffe”. Lui mi stringe la mammella mi fa male poi mi bacia e mi palpeggia tutta noto un membro enorme sotto i suoi pantaloni. Stop Vacca suonano al campanello sono gli altri colleghi…. per oggi e finita. Ma poco dopo si ripresentò un occasione il capo ci mando fuori per una commissione. Restammo in ascensore lui mi palpò le tette e mi strinse il sedere mentre mi baciava. Io mi abbassai i pantaloni e le mutandine lui altrettanto. Qualcosa di caldo entro dentro di me: attento non prendo la pillola…… Lui esce, mi rigira appoggia il suo coso al mio buchino ma……. per l’eccitazione viene non riesce a penetrarmi. Ci baciamo e ricomponiamo al lavoro. L’autore: [email protected]

Luglio 1998

Eros Italia: La tettona (2° episodio)

La tettona (2° episodio) Sono Carlo il protagonista dell’episodio precedente con la tettona il suo nome, fittizio si capisce, è Francesca. Si nell’ascensore non riuscii a penetrarla analmente ma… immaginate: io con le mani aggrappate a due mammellone da sogno, che spingo il mio membro in un culo fantastico, la prima volta…. Pochi assuefatti avrebbero resistito senza svuotarsi nelle dune fantastiche… L’occasione per completare l’impresa mi si presentò alcuni giorni dopo.

Sabato pomeriggio convinsi Francesca a passare la serata a casa mia. Preparai tutto con cura: rose rosse, luci soffuse, musica dolce, pranzetto invitante champagne (non esageriamo era spumante ottimo e italiano). Francesca mi raggiunge in un abito da sogno: attillato e abbottonato sul davanti da tante cordicelle. Dopo chiacchiere, cena, musica eccoci al dunque. Baci appassionati….. carezze…….comincio naturalmente a toccare le sue rotondità e a slacciare qualche cordicella… Siamo al culmine lei mi sfila tutti i vestiti.. sono nudo con il mio membro rivolto verso i due globi universali. Slaccio i laccetti ))))))) boommmmm escono due mammelle fantastiche che ringraziano a modo loro di averle liberate da stretti fardelli. Sono impazzito: palpo, stringo, succhio… Le sfilo le mutandine e le succhio il suo sesso…. Preservativo e……. primo amplesso (è preoccupata anche con la protezione) minuti dolcissimi…… viene….. vengo…. Distesi assieme ed esausti ci baciamo dolcemente…… Poi ancora lui… ricomincia a dare segni di vita… la gravità dei due pianeti lo fa rizzare verso l’alto. Sono pazzo di lei la giro e appoggio il mio membro al suo buchino dopo averla lubrificata con saliva e con i suoi abbondanti umori. Spingo….. non entra e troppo stretto. Forzo aiutandomi con una mano entro….. sono già a metà.. Mi fermano le sue grida di dolore mi chiede di smettere. Esco proverò un’alta volta….. Ci baciamo mi masturba mentre io le palpo le tette dopo qualche minuto e l’estasi di nuovo…. L’autore: [email protected]

Luglio 1998

Eros Italia Racconti erotici: La tettona (3° episodio)

La tettona (3° episodio) Vi racconterò una avventura che ho avuto con un ragazzo di diciotto anni. Ero appena uscita dall’ufficio, stavo per entrare in macchina quando riconobbi il figlio dei miei vicini di casa. Gli offrii un passaggio in macchina… Lui accettò con entusiasmo. In macchina parlando del più e del meno mi accorsi che sbirciava le mie tette. Avevo un abito scollato che lasciava intravedere qualcosa.. Ti piace il mio seno? Marco annui rimanendo senza parole… Mi fermai in uno spiazzo isolato e, constatata la sua erezione, decisi di farlo soffrire un pochino. Gli chiesi se gli piacevano le ragazze con le grosse Tette. Lui mi confidò che sbirciava spesso la cognata famosa in paese per la sua

“latteria”. Punta nell’orgoglio allargai il mio vestito facendo esplodere le mie tettone…. Marco rimase paralizzato… Toccale se vuoi… La sua mano destra strinse forte la mia tetta… poi cominciò un palpeggiare continuo…. Era impazzito.. come un bambino mi succhiava tutta. Persa la timidezza infilò le mani tra le mie coscione infilandosi tra le mutandine…. Non volevo farlo andare più avanti… Per calmarlo estrassi il suo pisellino e cominciai a masturbarlo. Fammi una Spagnola disse.. Calma ragazzo non ti allargare.. accontentati di questo.. le spagnole sono a Madrid… Venne sporcandomi tutta…. Per ora basta…. e cominciai a rimettere le mammelle nel reggiseno rimasto ancora abbottonato… Ma lui era ancora in tiro… Impazzito, mi rovescio sul sedile, mi rigirò e alzo la gonna. Calmati, implorai, ma… era più forte di me. Mi strappo le mutandine e penetrò nella mia fica calda col suo piccolo arnesino… provai piacere. Aggrappato alle mie tette, dopo poche stantuffate esplose dentro di me.. lo strappai troppo tardi c’era pericolo di rimanere incinta…. Proprio in quel momento, Carlo il mio compagno vedendo la mia macchina ferma sul viale si affiancò… La scena che si presentava non era per niente piacevole: io seminuda con le mutandine strappate…. non vi erano equivoci.. Carlo mi schiffeggiò e andò via… Poi nei giorni seguenti si vendicò.. ma questa è un’altra storia. L’autore: [email protected] PS. Scrivetemi se vi piacciono le mie storie e se è il caso di continuare.

Agosto 1998

Eros Italia: La zuppa del casale

La zuppa del casale Vi parlerò di zucchini, carote, cipolle e varie. Mi trovavo in una piccola trattoriola di provincia a causa del mio lavoro son costretto spesso a viaggiare nella provincia romana. La trattoria era gestita da due sorelle Carla e Luigia molto avvenenti e dopo avrei scoperto anche molto disponibili. Mi consigliarono la zuppa del casale, la loro specialità. d’improvviso Carla la rossa fece scivolare

tutta la zuppa sui miei pantaloni e con mia sorpresa trovai le sue mano e le sue labbra attorcigliate al mio bigolo, dopo il primo attimo di smarrimento son riuscito a riprendere in mano la situazione! Capovolta la rossa sul tavolino strappate le mutandine di pizzo nero mi apparve la rosea fica colante di calda ciprigna e cominciai a stanttuffarla dignitosamente, i suoi mugolii risvegliarono i miei istinti sfilai l’asta dalla calda caverna oramai allagata e la puntellai sul piccolo buchetto roseo e con una poderosa spinta lo violai in tutta la sua interezza. La rossa lancio un urlo di dolore e comincio a dimenarsi sul tavolino invocando solo del caldo sperma nello sfintere, non resistetti molto a i suoi ululati scaricandole tutta la sborra nell’ano, si sfilo l’asta sporca di sangue e feci e me la ripulì tutta con la sua calda lingua… mi girai e vidi Luigia la bruna che si masturbava, avrei dovuto soddisfare anche lei…ma questo ve lo racconto un’altra volta… L’autore: [email protected]

Febbraio 1998

Eros Italia: La zuppa del Casale (2° episodio)

La zuppa del Casale (2° episodio) La Luigia continuava a guardarmi con aria infoiata, cosa fare? E cosa vuoi fare.. la mia asta gia semi barzotta cominciava ad ergersi imperiosa, la Luigia mi fu addosso in un momento e comincio a sbrindellarmi l’uccello con la sua bocca lussuriosa!!!! Non aspettavo altro, le strappai lo ‘zinnale’ (dicesi zinnale un lungo vestitone a fiori)e con enorme piacere scoprii un intimo inaspettato: calze reggenti, perizoma e reggizizze a balconcino. In un secondo le strappai il perizoma e la misi a pecora sopra il bancone e da li, come si dice dalle mie parti, io a caicchio.. glielo puntellai sul buco del culo e con un abile e poderoso colpo di reni la penetrai con tutta l’asta.. la Luigia cacciò un urlo che si senti fin dalla provinciale ed io con somma goduria continuai a stantuffarla per almeno un quarto d’ora quando mi accorsi che il suo budello cominciava a fiottare di sangue fresco, mosso a compassione sfilai l’asta e gliela cacciai nell’ugola, alfine venni nella sua bocca.. al quel punto la Luigia prese un mestolo e cominciò a raccogliere il brodo dei nostri umori mi guardò e disse: ” è paer LA ZUPPA DEL CASALE.. la nostra specialità!!!!!!!!!!!!!!” L’autore: [email protected]

Aprile 1998

Eros Italia: L’appartamento (1° episodio)

L’appartamento (1° episodio) La serata si prospettava molto eccitante: Roberto aveva la casa a disposizione, io avevo raccontato una storia ai miei per poter stare fuori fino a tardi, avevo anche ottenuto in prestito la macchina e, mentre mi dirigevo ve4rso l’appartamento, pensavo con eccitazione a Roberto, al nostro rapporto, che durava da tempo ma era sempre stato un po’ fuori dagli schemi, sporadici incontri ad altissima tensione erotica. Parcheggiai e salii a casa di Roberto. Si trattava di un appartamento che lui condivideva con un altro studente universitario fuori sede; quella sera il collega era assente. L’appartamento aveva tutte le caratteristiche del pied-a-terre di due giovani scapoli. Disordine e caos un po’ dappertutto, sigarette, bottiglie, giornalini…la mia attenzione si soffermo’ su un giornale lasciato aperto sul divano. Lo sfogliai, mentre Roberto sorrideva maliziosamente. Si trattava di un giornale pornografico, con vistose foto a colori di enormi cazzi che venivano inseriti in ogni possibile anfratto dell’umana anatomia. Roberto mi incoraggio’ a sfogliare e a commentare quelle immagini; in particolare mi fece soffermare su una sequenza a tipo “fotoromanzo” che ritraeva gli amplessi di un ben dotato giovane con due disinibite fanciulle. Roberto mi chiese che cosa ne pensavo e se mi sarebbe piaciuto provare. Mentre formulavo una diplomatica e cauta risposta, suono’ il citofono dell’appartamento! “Ma chi puo’ essere?” chiesi. Roberto mi dirotto’ in cucina dicendo: “E’una mia amica…vai di la’, e’ meglio se per adesso non ti vede”. Cominciavo a capire quale piega avrebbe preso la serata. Un rapporto a tre? Si’, mi incuriosiva, ma…cosi’ a sorpresa? Non sapevo che dire, che fare…ma ormai la curiosita’ stava prendendo il sopravvento, e poi la serata non doveva essere eccitante? Sentii Roberto parlare con l’amica in salotto. Dopo qualche minuto lo vidi entrare in cucina con una ragazza giovane, dai lunghi capelli neri. Ci fissammo incuriosite per qualche istante. Anche per lei si trattava evidentemente di una sorpresa. “Claudia, ti presento Cinzia”. Sorrisi senza sapere cosa dire. Per dare un senso alla situazione, ci sedemmo a tavola. La cena era scarsa e fredda, ma annaffiata da grandi bicchieri di vino rosso. Al terzo bicchiere tutto comincio’ a sembrarmi normale, anche la vista di Roberto che slacciava la camicetta di Cinzia e le baciava i seni. Lei chiuse gli occhi e comincio’ a mugolare. Roberto mi trasse verso di loro. Anch’io cominciai a succhiare i capezzoli di Cinzia, che gemeva sempre piu’ forte. Roberto mi alzo’ la testa e mise la sua lingua nella mia bocca e poi in quella di Cinzia, stringendoci i seni con le mani.

Le nostre tre lingue si toccarono e si esplorarono a lungo. Spogliarsi a quel punto fu del tutto naturale. Il pavimento era ricoperto di moquette e Roberto fece sdraiare Cinzia per terra con le gambe aperte. Si inginocchio’ e le lecco’ la fica, mentre io mi mettevo a cavalcioni su di lei in modo che la mia fica fosse all’altezza della sua bocca. Cinzia comincio’ a leccarmela avidamente, provocandomi un intenso, particolare piacere. Roberto poi mi chiese di sdraiarmi sopra Cinzia, e cosi’ ebbe a disposizione le nostre due fiche aperte e bagnate. A lungo le scopo’ alternativamente, entrando ed uscendo a suo piacimento da una all’altra, mentre ciascuna lo supplicava di farla godere. Quando entrambe fummo soddisfatte fino allo sfinimento del suo cazzo inesauribile, fu lui a sdraiarsi e noi lo affiancammo dai due lati. Gli prendemmo il cazzo in mano e cominciammo a succhiarglielo. le nostre lingue scorrevano veloci sulla sua asta tesa, sulla cappella rigonfia, e con le dita gli solleticavamo le palle e l’interno delle cosce, mentre lui ci incitava a soddisfarlo. Quando schizzo’ un enorme getto di sperma sulle nostre labbra arrossate fu chiaro che -per quella sera- nessun fotoromanzo porno avrebbe piu’ potuto fargli tornare un’erezione. L’autore: [email protected]

Marzo 1998

Eros Italia: L’appartamento (2° episodio)

L’appartamento (2° episodio) quot;Per il tuo compleanno, domani, ho organizzato una serata speciale” mi disse Roberto martedi’ al telefono. Ero eccitata per la proposta e ci accordammo per la sera successiva, nel suo appartamento, alle 9. Quando salii le scale dell’appartamento che Roberto condivideva nel centro storico con Francesco, il suo collega di studi, Roberto era sulla porta ad aspettarmi con un sorriso malizioso. “Buon compleanno, Claudia!” Mi abbraccio’ e un brivido di piacere mi corse giu’ per la schiena mentre le sue mani mi percorrevano dal collo alle natiche. “Qual e’ la sorpresa? E dove hai mandato stasera Francesco?” chiesi, ricordandomi che il mercoledi’ sera non era solito uscire. “Oh, non preoccuparti, e’ avvertito e non ci disturbera’ affatto. Vieni di la’, voglio farti passare una serata indimenticabile” Mi condusse nella sua camera, mi spoglio’ ed inizio’ ad accarezzarmi i capezzoli con la punta delle dita, poi passo’ a succhiarmeli, mentre sentivo la fica iniziare a bagnarsi. “Ora facciamo un gioco: tu resti immobile ed io ti faro’ godere come non hai mai goduto” mi disse, mentre mi coricava sul letto. Con una delle sue cravatte di seta mi lego’ i polsi sopra la testa alla spalliera del letto. “Mi piace questo gioco!…” dissi.

Allargai le gambe e lui fisso’ con lo stesso sistema le mie caviglie alla sponda del letto. “Adesso prendimi come vuoi…sono tua!” “Aspetta un momento, non ho finito” Con una sciarpa di seta mi bendo’ gli occhi. “Ehi, che cosa hai in mente?” “Vado a prenderti la sorpresa” e lo sentii uscire dalla stanza. La posizione di totale immobilita’ e vulnerabilita’ in cui mi trovavo (una mia fantasia ricorrente di cui avevo parlato a Roberto) mi eccitava terribilmente; i miei capezzoli erano induriti e la fica aperta e pronta a ricevere in profondita’ i colpi di un cazzo duro ed instancabile. Mi passai la lingua sulle labbra. Sentii Roberto ritornare e spogliarsi a sua volta. Si mise a cavalcioni sul mio torace e mi passo’ sulle labbra la punta dell’uccello. Raccolsi l’invito, tirai fuori la lingua e cominciai a leccarglielo prima delicatamente, poi sempre piu’ velocemente, poi glielo presi completamente in bocca e lo succhiai mentre lui lo spingeva avanti e indietro. Roberto mugolava per l’eccitazione ed il piacere. Improvvisamente sentii una mano aprirmi le labbra della vagina e una lingua introdursi nell’apertura. Non erano la mano e la lingua di Cinzia, erano di un uomo; capii che era quella la sorpresa per il mio compleanno! Dalla mia posizione non potevo vedere, muovermi, ne’ parlare; potevo solo subire le libidini di due maschi vogliosi… la realta’ era ancora piu’ eccitante della fantasia! Mentre proseguivo a spompinare Roberto, lo sconosciuto mi leccava il clitoride da vero esperto e la mia eccitazione era giunta ad un livello incredibile, accresciuta dalla tensione muscolare data dall’impossibilita’ di muovermi. Quando senti’ che Roberto stava per venire, lo sconosciuto mi inseri’ profondamente due dita nella fica e, mentre venni, con un orgasmo che mi lascio’ per qualche minuto senza fiato, sentii lo sperma caldo di Roberto inondarmi la bocca. A questo punto lo sconosciuto, anche lui nudo, prese il posto di Roberto e mi mise in bocca il cazzo gia’ durissimo. Mentre con desiderio glielo succhiavo, mi sciolse la benda dagli occhi e vidi che si trattava di Francesco. Intanto Roberto mi aveva inserito un dito nella fica e uno nel culo e li muoveva avanti e indietro. Il suo cazzo non tardo’ a rianimarsi e presto comincio’ a scoparmi con furia, penetrando con qualche colpo nella fica, poi alternando qualche colpo nel culo. Francesco, grazie al mio lavoro di bocca e di lingua, venne con un fiotto di sperma direttamente nella mia gola, poi si stacco’ e si mise al mio fianco, stimolandomi i capezzoli. Il cazzo di Roberto mi penetrava con una forza tale che quando venni mi sembro’ di aprirmi in due, fui scossa a lungo da contrazioni di piacere. Infine godette anche lui con un violento orgasmo che lo lascio’ completamente svuotato e abbandonato sopra di me. Francesco mi slego’ le mani ed i piedi.

Restammo tutti e tre abbracciati per interminabili minuti nella stanza che si era fatta silenziosa. L’autore: [email protected]

Maggio 1998

Eros Italia: L’autista (1° episodio)

L’autista (1° episodio) Riccardo era andato a quel colloquio di lavoro come si era recato a tutti gli altri, senza particolari aspettative. Ormai da troppo tempo cercava un lavoro e i troppi rifiuti l’avevano demoralizzato. La villa era lussuosa con un grande parco, e quando la vide, lui imprecò con se stesso per non essersi vestito più elegantemente. Per un attimo provò la tentazione di andarsene poi rimase. Lo fecero accomodare in una stanza con una decina di altre persone, ed attese pazientemente il suo turno. Lo chiamarono ed entrò in una stanza attigua richiudendo la porta. “si accomodi prego” disse la donna che stava seduta alla scrivania di fronte a lui, indicandogli una poltroncina, Riccardo la guardò, era una donna matura, ma non riusciva a definirne l’età, lunghi capelli biondi, un viso stupendo elegantemente truccato, vestita elegantemente, e per quanto poteva vedere un corpo morbido e ricco di curve, ne rimase subito affascinato. Si sedette e lei ricominciò con la sua voce melodiosa “Le farò alcune domande, la prego di rispondere sinceramente dal momento che tutte le sue risposte verranno in seguito verificate ed eventuali discrepanze si ritorcerebbero a suo danno” disse pacata e Riccardo annuì. Lei incominciò chiedendogli i dati personali come di rito ed annotando tutto su di una scheda “Ha una ragazza fissa ?” domandò poi e Riccardo si sorprese e si mosse imbarazzato “Non si sorprenda, il lavoro richiede spesso straordinari, e dobbiamo valutare la sua disponibilità “Non, nessuna ragazza fissa” rispose lui “non le piacciono le ragazze ?” disse lei con un sorriso malizioso che imbarazzò Riccardo “No, anzi forse mi piacciono troppo per averne una sola, sono troppo giovane” rispose lui, indispettito da quella domanda maliziosa “Dove ha preso la patente ?” domandò lei riprendendo l’aria distaccata e professionale “A militare, sono stato per 10 mesi l’autista personale del Generale Firelli ” , lei annuì ! “Bene, il mio povero marito era anche lui un generale, contatterò il suo per avere delle referenze” disse e Riccardo ne fu contento, il generale si era dimostrato molto contento del suo operato, e quello che avrebbe detto poteva tornargli utile. Lei gli fece ancora poche domande e poi lo liquidò “Bene, credo che possa bastare, eventualmente la richiameremo, ha un recapito”, lui glielo diede, salutò ed uscì.

Alcuni giorni più tardi venne richiamato e si presentò nuovamente alla villa. Dopo una breve attesa, la signora lo accolse nello studio “Caro Riccardo, ho il piacere di comunicarle che le informazioni avute da Generale Firelli sono state più che soddisfacenti, lei insieme ad alcuni altri è stato scelto per ulteriori accertamenti” gli disse cordiale “Ne sono felice ” “Come se la cava con la meccanica ?” domandò poi visto lo sguardo perplesso di Riccardo “Conosce abbastanza le auto da poter effettuare piccole riparazioni in caso di panne?” spiegò meglio, Riccardo annuì “Da ragazzino facevo il garzone in un’officina ed a militare mi prendevo personalmente curo dell’auto del generale, sono in grado di effettuare riparazioni e tutta la normale manutenzione” rispose sicuro. “Bene, accetterebbe di sottoporsi ad una piccola prova pratica ?” domandò lei “Certamente” rispose lui, lei si alzò e lo condusse fuori dalla villa dove era posteggiata una fiammante BMW “Non funziona puo veder! e se riesce a ripararla ?” disse la bionda porgendogli le chiavi. Lui le prese, aprì la portiera e si sedette al posto di guida. Girò la chiave, il quadro strumenti si accese ma non accadde nulla, aprì i cofano e si mise a controllare nel vano motore. Il sole picchiava forte e Riccardo incominciò a sudare, la donna lo osservava attentamente “Se ha caldo, non si formalizzi, faccia come se io non ci fossi” disse ed a Riccardo sembrò di sentire nella voce un tono malizioso, si voltò a guardarla ma lei aveva la solita aria seria e professionale. Si tolse la maglietta e rimase a torso nudo reimmergendosi nel lavoro , dopo una decina di minuti aveva individuato il guasto “Ho bisogno di alcuni attrezzi” disse e lei indicò un fornitissimo carrello con gli attrezzi, lui si stese a terra infilandosi sotto l’auto per raggiungere il punto dove doveva lavorare. Dopo alcuni minuti sentì i passi di lei più vicini, volse lo sguardo per ammirare di sfuggita le belle e lunghe gambe della bionda che passeggiava vicino alla macchina. Da quella posizione poteva vedere molto sotto il bordo della gonna, e rimase colpito vedendo che lei in una giornata qualunque indossava calze e reggicalze in luogo degli usuali collant Il giovane provò una fitta di desiderio e poco dopo sentì il membro che incominciava ad indurirsi, distolse lo sguardo sperando che lei non se ne accorgesse. Non accadde nulla e lui continuò a lavorare, lei passeggiava sempre più vicina e Riccardo non si trattenne dal lanciare nuove occhiate a quelle splendide gambe, e le reazioni del suo membro furono inevitabili, ma la bionda parve non accorgersene. Ben presto Riccardo terminò il lavoro e con un sospiro di sollievo si sottrasse alla tentazione di guardarla. Si alzò, si diede una pulita e tornò al posto di guida, questa volta il motore rombò e si accese, prendendo poi a girare tranquillamente al minimo. Lui spense e scese dalla macchina richiudendola e porgendo le chiavi alla donna “Bravo, veramente bravo, i miei complimenti” disse lei con un sorriso, si pulisca pure” disse indicandogli un rubinetto e il necessario per lavarsi, lui lo fece e si rimise la maglietta. E si rivolse a lei con

un sorriso soddisfatto “Bene, possiamo tornare in ufficio, la prova è andata molto bene ed è stato anche molto rapido, soprattutto considerando che si è spesso distratto guardandomi le gambe.” disse lei tranquilla, e Riccardo arrossì violentemente non riuscendo a pronunciare nemmeno una parola di scuse. Tornati in ufficio, la donna lo fece accomodare nuovamente sulla poltroncina “Bene, solo poche domande prima di concludere” disse “Nell’eventualità lei venga scelto, il lavoro prevede disponibilità totale sulle 24 ore, con preavviso di un giorno, ogni ora di lavoro oltre le otto ore le verrebbe naturalmente retribuita come straordinario, avrebbe vitto e alloggio in villa, ed uno stipendio di 1.500.000 lire” fece una pausa guardando Riccardo “La potrebbe interessare ?” domandò “Certamente” rispose di slancio Riccardo “Bene, ancora una cosa, il lavoro prevede che lei mi faccia da autista personale, nelle occasioni più svariate, devo quindi poter contare sulla sua assoluta discrezione, anche e soprattutto nei confronti dei suoi familiari. Intendo dire che lei potrebbe doversi assentare per lunghi periodi senza dare alcuna spiegazione sul dove va e perché ci va. Ritiene di poterlo garantire ?” domandò “Non vi sono problemi” rispose lui “Benissimo, questo è tutto, nel caso la con! tatteremo entro 5 giorni, può restare disponibile per questo periodo ” Domandò la bionda “Attenderò cinque giorni” rispose Riccardo fingendo una calma che non provava. Lei lo congedò e lui lasciò la villa euforico e speranzoso. Tre giorni dopo lo riconvocarono e prese servizio alla villa, gli assegnarono un’alloggio pulito e spazioso, gli presero le misure per le divise, nel frattempo gliene consegnarono alcune già preparate che si adattavano abbastanza a lui. Gli mostrarono il parco macchine, indicandogli l’uso specifico di ognuna, e lo invitarono ad iniziare a provarle per prendervi confidenza. Per alcuni giorni non vide la signora, poi lo chiamarono per un servizio e lui preparò la macchina e la portò all’ingresso della villa. Lei arrivò elegantissima e bella come Riccardo la ricordava, lo salutò distaccata, ma lo osservò e prima di entrare in macchina disse “L’aspetto va bene, ma vedi di passare dal barbiere a farti sistemare i capelli, mi piacciono più corti. Puoi chiamarmi Signora Marta, d’accordo ?” e si accomodò senza attendere risposta. Partirono e lei gli disse dove portarla. Il lavoro lo teneva occupato e gli piaceva, aveva tempo per rilassarsi, per curare le macchine, cosa che amava, e la signora lo portava sempre in luoghi lussosi, trattandolo con distacco, ma con rispetto, come era logico attendersi. Dopo un paio di settimane gli capitò il primo servizio notturno, prese la lussuosa Mercedes, quando lei arrivò lui non potà fare a meno di ammirarla un po troppo apertamente. Era stupenda, con un vestitino nero di lamè molto corto ed aderente, una profonda scollatura che fasciava i seni grandi e perfetti., non si trattenne dal provare una fitta di desiderio. Lei gli passò a fianco salendo in vettura, e nel salire gli mostrò

generosamente le gambe stupende. “Riccardo, Riccardo, vedo che non hai ancora perso il vizio di guardare” ridacchiò lei e lui arrossì “Vedi di concentrarti nella guida, che non sarà facile viste le tue attuali condizioni” continuò mentre lui richiudeva la porta. Con grande imbarazzo Riccardo si accorse che il membro parzialmente eccitato premeva vistosamente contro i pantaloni. La condusse alla festa e aspettò pazientemente, verso mezzanotte Marta uscì accompagnata da un signore elegante, sulla cinquantina “Prendiamo la mia macchina” cinguettò lei stringendosi al suo braccio. Salirono e lui diede l’indirizzo a Riccardo che li portò a destinazione. Lui si predispose ad una lunga attesa, non potendo trattenersi dal fantasticare su quanto i due stavano facendo. La immaginava nuda, distesa sul letto intenta a donare raffinati piaceri al suo accompagnatore, e naturalmente si eccitò. Fu richiamato bruscamente alla realtà dal bussare contro i vetri dell’auto “Che stai facendo dormi? Aprimi e portami a casa” disse lei con voce irritata Riccardo scese di corsa, le aprì la porta e lei salì con mosse brusche” richiuse la porta e tornò al posto di guida. La macchina ripartì e lui prese a guidare velocemente “Non correre” gli disse lei e Riccardo rallentò “Che serata di merda” sbottò lei agitandosi sul sedile posteriore. Doveva aver bevuto, pensò Riccardo, continuando a guidare “Palloni gonfiati, sono solo dei palloni gonfiati, tutta apparenza e niente sostanza” continuò lei, poi dopo un breve silenzio “Riccardo fermati” disse lui arrestò la macchina, senza dargli il tempo di muoversi lei aprì la porta e scese dalla macchina richiudendola. Riccardo rimase immobile, non sapendo cosa fare, ma lei, aprì la porta del passeggero e salì al suo fianco “Riparti pure” gli disse e Riccardo ripartì “Sul sedile davanti c’è il mondo vero, dietro solo la finzione” disse e Riccardo imbarazzato tacque, non sapendo come comportarsi . Ad un tratto, la macchina sbandò leggermente, mentre Riccardo si voltava a guardarla sconcertato. Lei gli sorrideva tranquilla, mentre la sua mano si era posata deliberatamente in mezzo alle sue gambe e gli accarezzava il sesso che rapidamente s’inturgidiva. “Ecco la differenza tra finzione e mondo reale, a lui l’ho succhiato per mezz’ora senza riuscire a farglielo venire duro, a te basta una carezza per diventare duro come il ferro” ridacchiò continuando ad accarezzarlo “Ma è anche grande, veramente grande e duro, voglio vederlo” disse Marta, e la mano prese ad abbassare la zip e ben presto estrasse il cazzo dell’esterrefatto Riccardo iniziando a masturbarlo dolcemente “Veramente bello, mi è venuta una gran voglia di succhiartelo, posso” disse, ma non attese la risposta, e rapida si chinò ad imboccarlo prendendo a succhiarlo mugolando, mentre la lingua espertissima giocava con il glande eccitatissimo regalando a Riccardo sensazioni mai provate “Uhmmm buono buonissimo, è duro, grosso e duro, mi viene voglia di mangiarlo tutto” gemette, e prese a mordicchiare il glande con i piccoli dentini, poi iniziò a spingere e lo fece scomparire completamente in bocca, spingendoselo profondamente anche nella gola ed iniziando a massaggiarlo!

con le labbra carnose mentre la lingua vellicava l’asta aiutandola ad affondare. Riccardo si eccitava rapidamente ed inorridito si accorse che stava per godere, ma evidentemente anche lei se ne accorse “Quanta fretta, ma è giusto, sei tanto giovane ed i giovani hanno sempre fretta, non ti preoccupare, godi quando vuoi, sborrami in bocca, voglio sentire il sapore del tuo sperma e berlo tutto” gli disse mentre lo masturbava, poi tornò ad affondarsi in bocca il cazzo di Riccardo pompandolo con rinnovato vigore, accelerando sempre più il ritmo ed aiutandosi con la mano che masturbava freneticamente l’asta. Iniziò a fremere e mugolare ancor prima che lui si scatenasse, quando il suo pene si contrasse preparandosi all’esplosione finale. Si arrestò con il cazzo mezzo affondato in bocca e la lingua che frullava sul glande mentre la mano continuava a masturbarlo. Riccardo gemette ed iniziò a scaricarle tutto il suo piacere in bocca. I copiosi schizzi la colpirono sulla lingua e sul palato, ma lei non smise, mentre si dava da fare ad ingoiare tutto il bianco e caldo sperma che lui le riversava in gola. L’orgasmo di Riccardo fu interminabile e lui continuò a godere mentalmente, se non fisicamente, anche dopo aver terminato mentre lei continuava a succhiarlo e leccarlo ed il cazzo andava ammosciandosi. Lei ad un tratto si rialzò assumendo il suo normale atteggiamento “Accosta” disse solamente e Riccardo si arrestò al bordo della strada, iniziando a ricomporsi mentre lei scendeva e tornava a riaccomodarsi sul sedile posteriore. Riccardo ripartì e la condusse a casa. “Buona notte Riccardo” disse lei scendendo austera dalla macchina Dopo quella notte, per Riccardo fu molto difficile continuare il suo lavoro in modo professionale, era continuamente tormentato dal ricordo e dal desiderio, ma riuscì a superare il brutto momento, anche perché lei tornò a comportarsi come al solito, distaccata ma cortese. Riccardo ogni giorno la conduceva in città per shopping o lavoro, talvolta la accompagnava per viaggi più lunghi, in occasione d’incontri d’affari. Un giorno la condusse a Milano, un viaggio di alcune ore, giunsero verso l’ora di pranzo e lei lo congedò dicendogli di tornare il pomeriggio verso le 16. Riccardo ritornò puntuale, ma lei tardò, impegnata in difficili trattative. L’attesa si prolungò molto e lei arrivò solo alle 19 “E’ troppo tardi per ritornare, e sono stanca, ho prenotato un’Hotel” disse lei e gli passò una piantina. Riccardo la studiò un’attimo, poi partì e la condusse a destinazione. “Prendimi la borsa da viaggio” disse Marta, lui l’accompagnò, alla reception li accolsero con garbo estremo, consegnando loro le chiavi, lui la accompagnò in camera portandole la borsa da viaggio “Appoggiala li” disse “Non ho bisogno di autista questa sera, quindi puoi considerarti libero” disse “Grazie signora Marta” rispose lui “Sono stanca e resterò in albergo, mi farebbe piacere se tu questa sera cenassi con me”

disse lei sorprendendolo. Per qualche istante rimase paralizzato, poi si scosse “Non credo di aver un abito adatto” disse poi imbarazzato “Non ti preoccupare, qui basta pagare ed accettano qualunque abito” replicò lei sicura “Allora vuoi cenare con me o no, guarda che puoi anche rifiutare, ti ho dato la serata libera” lo incalzò lei con un leggero tono di scherno nella voce. Riccardo si decise di slancio “Certamente signora Marta” disse “Bene, ma questa sera cenando non mi chiamare Signora Marta, Marta sarà sufficiente” fece una leggera pausa “Ora vai, dobbiamo prepararci entrambi, ci vediamo al bar tra un’ora per l’aperitivo” lo liquidò allontanandosi. Riccardo uscì precipitandosi in camera sua. La attese al bar, e quando lei giunse in leggero ritardo, trattenne a stento un gemito, nel vedere che il vestito che indossava era lo stesso dell’indimenticabile notte della festa. Non potè fare a meno di pensare per quale motivo lei lo avesse portato con se, non era normale, dal momento che quello doveva essere solo un viaggio d’affari e era previsto che rientrassero quella sera stessa alla villa. ‘Non mi chiedi neanche che cosa voglio da bere ?” gli domandò lei scuotendolo “Certo che stupido, cosa desidera Marta” disse lui distogliendo a stento lo sguardo dal suo corpo meraviglioso “Un Blody Mary” Riccardo si rivolse al barman e ordinò un Blody Mary ed un Martini. Lei si sedette sullo sgabello accanto al suo, accavallando sensualmente le belle cosce e Riccardo non si trattenne dal guardarle “Allora ti piace il mio vestito ?” le domandò lei e lui distolse lo sguardo “E` veramente … ” cercò la parola giusta, poi ripiegò su un normale “Elegantissimo e lei è stupenda” si lasciò sfuggire “Grazie Riccardo” sorrise lei. Il barman portò gli aperitivi e li bevvero, poi lei lo condusse in sala da pranzo. Il maitre li fece accomodare e porse loro i menù, Riccardo era imbarazzato e affondò nella lettura. Lei venne in suo soccorso “Conosco bene la cucina di quest’Hotel, vuoi che ordini anche per te le loro specialità?” domandò cortese “Certo, grazie” rispose lui con un sorriso riconoscente “Lei ordinò al maitre che se ne andò “Grazie Marta, mi ha salvato, non conoscevo neanche uno di quei piatti, avrei scelto a caso” confessò lui “Spero che ciò che ho ordinato ti piaccia”. Mangiarono chiacchierando amabilmente, era lei che conduceva il discorso svariando sugli argomenti più disparati, Riccardo lentamente si rilassò, lei fece cadere il discorso sui loro primi incontri, all’epoca dei colloqui, e vi scherzarono assieme “Sei molto migliorato da allora, devo farti i miei complimenti” disse lei e lui ringraziò “L’unica cosa che non hai perso è il vizio di guardarmi le gambe. Ti piacciono le mie gambe Riccardo ?” disse lei, e lui si guardò intorno imbarazzato “Stai tranquillo Riccardo, non ci sente nessuno, rispondi invece, ti ho fatto una domanda”, lui imbarazzato annuì “Possibile che dopo tutti questi mesi tu riesca ancora ad eccitarti guardandole ?” lo incalzò lei, Riccardo era imbarazzatissimo, ma incalzato, decise di stare al gioco “Non credo che vi sia un solo uomo che non si ecciti guardandole, sono gambe stupende” disse

lui. Marta ridacchiò sensualmente “Ti assicuro che ne esistono molti, non immagini nemmeno quanti”, lui sentì che lei con una gamba gli sfiorava la sua “Dimmi, come ti sentiresti se ti dicessi che questa sera non ho indossato nemmeno le mutandine, e che sotto il vestito sono completamente nuda ?” riprese lei stuzzicandolo e lui provò una fitta d’eccitazione. Rimase in silenzio a riflettere, mentre lei lo osservava “Hai perso la lingua” disse divertita “No” rispose lui prontamente, “Stavo solo cercando d’immaginarmi lo spettacolo di te nuda, ma non mi riesce molto bene, mi mancano troppi dettagli” rispose lui, questa volta sicuro di se. Marta lo fissò compiaciuta”Bene, fai progressi più rapidamente di quanto credessi, e sentiamo di quali particolari avresti bisogno per completare la tua fantasia” riprese continuando il gioco. Lui pensò qualche istante “I capezzoli, come hai i capezzoli ?” domandò “Rosei, non troppo grandi, ed in questo momento deliziosamente eccitati, ma questo penso tu riesca a vederlo da solo” rispose lei finendo di mangiare “Ed il pelo, il pelo pubico intendo com’è, biondo ?” continuò lui sforzandosi di dimostrare una calma che il pene ormai eretto gli impediva di avere realmente lei ridacchiò “Sempre più deciso, bene bene” commentò lei, ma non rispose “Debbo insistere, è un particolare molto importante, non riesco a completare l’immagine ” insistette Riccardo e lei ridacchiò “Non c’è, sono completamente depilata li, riesci ad immaginarti la cosa” disse con voce roca per l’eccitazione “Deliziosa, semplicemente deliziosa”gemette “E tu riesci ad immaginarti l’effetto che fa su di mè l’imm! agine di te completamente nuda con i capezzoli eretti e il pube perfettamente depilato” rilanciò lui. Questa volta fu lei a gemere. I due rimasero alcuni minuti in silenzio, poi le ruppe l’incantesimo “Bene Riccardo, è stata una piacevolissima cena, ma ora penso che me ne andrò a letto, tu cosa pensi di fare ?” domandò lei con un sorriso malizioso. Riccardo era ormai incapace, di controllarsi, troppo eccitato e con una sola idea che gli riempiva la mente, possederla quella notte stessa. “Non so dirti cosa farò, so solo dirti cosa vorrei tanto fare, vorrei accompagnarti in camera, e li scoparti per tutto il resto della notte” disse di slancio “Una promessa dura da mantenere, forse ti metterò alla prova, accompagnami” disse lei alzandosi. Uscirono dalla sala da pranzo, e lei lo condusse sino alla porta della sua camera introdusse la chiave, ma non aprì, mentre si voltava a guardare Riccardo senza parlare. Lui attendeva senza sapere cosa aspettarsi, era stato un gioco divertente ma nulla più o lei l’avrebbe fatto veramente entrare e gli avrebbe concesso il suo corpo. La domanda gli tormentava la mente “Sono una donna molto esigente e non amo le delusioni Riccardo, sei sicuro di voler entrare ?” gli domandò e per tutta risposta lui spinse avanti il bacino, appoggiandole il cazzo teso ed eccitato contro il fianco “lui risponde per me, grazie a te è lui che comanda questa sera” rispose. Lei ridacchiò e aprì la porta, lo fece entrare e la richiuse. Si lanciò tra le sue braccia e lo baciò furiosamente iniziando a spogliarlo.

Lui ricambiò il bacio, e la sua lingua si spinse voracemente nella bocca di lei intrecciandosi con quella di Marta, le sue mani si portarono sul suo corpo, ma lei lo allontanò, facendogli segno di no con il dito “Non rovinare la sorpresa finale, lascia fare a me” disse , poi riprese a spogliarlo. Gli tolse la giacca, la camicia, accarezzò e baciò il torace, solleticando con la tumida lingua i capezzoli di Riccardo, mentre le sue mani armeggiavano con i pantaloni. Si chinò a sfilarglieli mentre lui rimaneva in mutande, con il cazzo eccitatissimo che le gonfiava. In ginocchio davanti a lui prese a passare il volto sul rigonfiamento delle mutande, le morbide labbra accarezzavano la dura asta attraverso il tessuto, sino a che con gesti decisi non gliele sfilò ed il cazzo sobbalzò rigido nell’aria. Marta prese a strusciarselo sul viso, poi ne leccò leggermente la punta. Si rialzò e lo condusse sul letto e lo fece sdraiare, poi prese una seggiola e si sedette davanti a lui “Voglio vedere mentre ti tocchi” gli disse e lui cercò di protestare e di muoversi per raggiungerla ma lei lo bloccò “Toccati” ripetè con decisione e lui sbuffando allungò una mano iniziando a masturbarsi. “E` così che fai la notte, pensando alle mie belle tette?” gli domandò lei gemendo ed accarezzandosele “Te le immaginavi così?” domandò e con un gemito allargò la scollatura elastica del vestito, scodellandole davanti agli occhi di Riccardo. Erano, grandi, sode, perfettamente modellate a coppa, con capezzoli rosei e ben proporzionati, turgidi per l’eccitazione, “Dimmi cosa ci faresti con queste tette” continuò Marta on voce roca per l’eccitazione, mentre si strizzava dolcemente i capezzoli “Li vorrei baciare tutti, palpare, solleticare quei capezzoli eretti, con le mie dita, con la mia lingua, poi succhiarteli uno ad uno, sino a sentirti urlare di piacere’ gemette lui, mentre la sua mano accelerava il ritmo “Si dai, continua” gemette lei, “Poi vorrei strusciarti il mio cazzo sopra i capezzoli, ed infilartelo nel solco per chiavarti tra le tette” continuò Riccardo abbandonando ogni inibizione. “Presto, vieni, vieni qui” gemette lei e lui la raggiunse, lei si avventò sul suo cazzo e prese a leccarglielo e succhiarglielo con incredibile avidità, poi quando l’ebbe imperlato di lucente saliva, si staccò mostrandogli le tette, “Chiavami tra le tette Riccardo” gli disse e lui la accontentò, infilando il cazzo eccitatissimo tra i meravigliosi globi di carne. Lei buttò indietro la testa, gemendo, e lui le prese le tette tra le mani stringendo le sode ed elastiche carni intorno all’asta, mentre iniziava a muovere lentamente il bacino. Continuò a lungo, scopandola tra le tette con foga, fermandosi di tanto in tanto per offrire l’asta alla sua tumida lingua che la ricopriva di nuova saliva che gli consentiva di immergesi tra le sue carni e scorrere liberamente e piacevolmente. “Vuoi vedere la mia figa Riccardo, vuoi leccarmela ?” gli disse ad un tratto Marta e lui si staccò, inginocchiandosi davanti a lei, mentre prendeva a masturbarsi lentamente. Marta sollevò lentamente il vestito,

portava calze auto reggenti, lui gemette, poi ad un tratto intravvide, la rosea e perfettamente depilata vagina e gemette nuovamente accentuando il ritmo della mano, poi si gettò tra le sue gambe ed affondò il viso nel suo pube, aspirando profondamente il suo meraviglioso profumo. Le mani di lei si posarono sulla sua testa spingendola fortemente contro di lei, mentre lui incominciava a leccarla, Marta gemette sommessamente, divaricando le cosce per facilitargli il compito. Riccardo impazzito leccava furiosamente, la sua lingua, si insinuava in lei usando la lingua come un piccolo cazzo, poi risaliva a tormentare il clitoride eccitato, e lei gemeva ad ogni colpo, sempre più forte. Lei si eccitava e si bagnava sempre più e lui impazziva per quel suo eccitarsi e per i dolci umori che lei emetteva copiosamente riempendogli la bocca ed il viso con il suo dolce profumo. Pose le labbra sul clitoride turgido e lo succhiò disperatamente e lei rispose fremendo tutta ed urlando il suo piacere in preda ad un’orgasmo travolgente. Si alzò di scatto e si liberò del vestito, corse al letto trascinando Riccardo e lo attirò a se, lui penetrò nella vagina ben lubrificata affondando subito e completamente in lei accompagnato da un gemito prolungato che scaturì dalla bocca di Marta. “Scopami, scopami forte” gli gemette in un’orecchio mentre le sue cosce l’avvolgevano attirandolo ancor più in profondità. Lui prese a scoparla furiosamente, il cazzo scorreva veloce nel suo ventre, con colpi potenti e profondi, che la facevano gemere, mentre lui chino su di lei palpava e baciava i suoi seni tormentandone i capezzoli. Lui si sollevò sulle braccia a guardarla, mentre continuava a sbatterla violentemente ed i suoi seni sobbalzavano elastici, abbassò lo sguardo a guardare il suo cazzo che scorreva nella vagina depilata e madida d’umori. Lei prese ad accarezzarsi i seni incitandolo oscenamente “Scopami, continua così, quanto mi piace il tuo cazzo”, lui si eccitava e raddoppiava gli sforzi, continuando a guardarla contorcersi dal piacere sotto di lui. Lei lo attirò a se e lo baciò selvaggiamente, le loro lingue si intrecciavano e lei prese a succhiargliela selvaggiamente, le sue mani gli accarezzavano le natiche muscolose, si spingevano in basso a solleticare i coglioni che sobbalzavano sotto i colpi potenti del pube che ritmicamente la penetrava. Lei incominciò ad approssimarsi ad un nuovo orgasmo “Che stallone, che toro selvaggio, mi spacchi tutta, ma mi piace, continuaaa…” gemeva, “Dai Riccardo, dai, voglio sentirti godere, voglio che m’inondi con il tuo sperma, riempimi tutta, riempi la tua vacca” gli urlò nelle orecchie mordicchiandogli subito dopo i lobi e Riccardo continuò furiosamente, lei si contrasse e gemette in preda ad un nuovo orgasmo, e lui non si trattenne più ed iniziò a sua volta a gemere scaricando il suo seme dentro di lei con ritmiche copiose bordate che lei accolse prolungando indefinitamente il suo orgasmo ed i suoi gemiti, sino a che giacquero entrambi esausti ed immobili, nel vano tentativo di riprendere fiato. La prima a riprendersi fu Marta che lo spinse da parte e scivolò lungo il

suo corpo, la sua lingua prese a lambire il cazzo, ancora incredibilmente eccitato, ripulendolo dello sperma e dei suoi stessi umori “Mio dio, sicuro di essere normale ??” ridacchiò lei , guardandolo “Non ti preoccupare di questo, succhiamelo ancora un poco e sarò pronto a scoparti di nuovo sino a farti urlare” le disse e con la mano le spinse la nuca in basso e lei ridacchiando tornò al lavoro, affondandosi profondamente il cazzo in gola ed iniziando a lavorarlo con la stessa diabolica abilità della notte della festa. Non ci volle molto perché Riccardo si sentisse nuovamente assalire dall’irrefrenabile desiderio di scoparla. La prese e la fece mettere carponi, si chinò a baciarle lo stupendo culo “Sei una gran vacca e ti scoperò come tale, ma prima voglio leccartela un poco” le disse e si immerse tra le sue coscie leccandola. Nella vagina di lei si mescolavano ancora gli umori di lei ed il suo stesso sperma, ma non se ne preoccupò e la leccò ugualmente, mentre le mani palpavano le splendide natiche, poi quando lei riprese a bagnarsi si alzò e portatosi alle sue spalle le affondò il cazzo nel ventre, afferrandole le chiappe ed iniziando a scoparla. Lei voltò la testa leccandosi le labbra, mentre lui la scopava lentamente. Lei chiudeva gli occhi e gemeva ad ogni colpo, e lui aumentava lentamente il ritmo, il pube incominciò a sbattere rumorosamente contro il culo di Marta, mentre le tette incominciavano a sobbalzare nell’aria, sode ed elastiche. Lui si chinò su di lei e prese ad accarezzargliele senza smettere di scoparla. Lei si stava eccitando e prese ad assecondarlo nei movimenti, spingendo indietro il bel culo mentre lui affondava i colpi, trattenendolo per qualche istante affondato in se mentre strusciava le vellutate natiche sul suo ventre. “Dio come mi piace il tuo cazzo, ho la figa in fiamme, lo senti com’è calda” gemette lei “Si Marta, è fantastica, una dolce palude senti come ci sguazza il mio cazzo, che rumore osceno faccio chiavandoti” rispose lui gemendole in un’orecchio. Rimasero in silenzio, un silenzio rotto solo dal loro respiro, dal ritmico sbattere del pube di lui sulle sue sode chiappe, dall’osceno sciacquio della sua vagina madida d’umori. Lui accelerò il ritmo e lei prese a gemere sommessamente. Abbassò il busto, appoggiandolo sul letto, ma tenendo ben alto il culo e lasciandolo liberamente stantufare in lei. Lui le passò una mano intorno alla vita e prese ad accarezzarle il clitoride e lei gemette, ben presto il suo respiro divenne affannoso, mentre l’orgasmo iniziava a montare. Ottobre 1997

Eros Italia: L’autista (2° episodio)

L’autista (2° episodio)

Pochi minuti e lei si contorse ed urlò in preda alle piacevoli fitte della nuova ondata di piacere che l’avvolgeva. Vedendola accasciarsi sotto di se , stravolta dal piacere, Riccardo esultò, euforico ed eccitato, continuando a sbatterla vigorosamente “Sto per venire, vuoi che ti riempa ancora o lo preferisci in bocca come l’altra sera, o vuoi farti una doccia con il mio sperma, dimmelo, cosa preferisci” ruggì mentre affondava impietosamente i colpi in quel corpo gemente stravolto dal piacere “Sborrami, addosso, lo voglio dappertutto, voglio il tuo sperma sui miei seni, sulla mia faccia, nella mia boccaaaa….” gemette lei. Poco dopo Riccardo si staccava da lei rovesciandola sul letto, le salì a cavallo masturbandosi, sino a che non esplose, mentre lei attendeva distesa a bocca spalancata. Le prime gocce di sperma caddero sulle tette di Marta che con le mani prese a spalmarsele sulla pelle, poi nuovi più copiosi spruzzi incalzarono piovendole sul petto, sul volto e nella bocca, persino sui capelli, e lui urlante continuò dirigendo i getti ovunque, ebbro del piacere di ricoprirla con il proprio sperma. Alla fine, continuò a masturbarsi mentre lei avida raccoglieva lo sperma con le dita per portarlo alla bocca ed ingoiarlo voluttuosamente davanti ai suoi occhi eccitati. Poi lui avanzò e le affondò il cazzo che andava finalmente ammosciandosi in bocca e lei glielo succhiò amorevolmente. Stavano da qualche minuto esausti sul letto, quando lei si scosse e guardò l’ora. “Va bene maledetto satiro, hai vinto tu, mi arrendo, puoi tornare in camera tua e riposarti, domattina dovremo partire abbastanza presto” . Riccardo annuì, si alzò e rivestì, poi se ne andò salutandola con la mano. L’indomani mattina, lui scese di buon ora fece colazione e preparò la macchina, poi la attese pazientemente, lei giunse alle dieci “Vado a fare colazione, sali a prendere la borsa da viaggio” disse e scomparve ritornando dopo mezz’ora. Andò alla reception e saldò il conto, poi si rivolse a Riccardo “Possiamo andare” disse e lui la accompagnò le aprì la porta e lei salì in macchina. Riccardo andò al volante e partì. Viaggiavano da alcuni minuti quando lei parlò “Vedo che sei un ragazzo intelligente ti sei comportato perfettamente in Hotel” disse lei “Grazie signora Marta” rispose lui soddisfatto e lei ridacchiò “Perfetto, assolutamente perfetto” pensando che quel giovane che instancabilmente l’aveva scopata per quasi tutta la notte ora si comportava come un perfetto autista “Ma non ti fossilizzare troppo, stai sempre attento ai segnali che ti manderò, io sono molto volubile e chissà in quale situazione mi verrà voglia di te la prossima volta” continuò. “Non ti preoccupare Marta, l’antenna che porto sempre tra le gambe capta perfettamente i tuoi segnali ed io non potrò fare a meno di accorgermene” ridacchiò a sua volta Riccardo. La vita riprese normalmente, con la solita routine, inframmezzata da improvvisi scoppi di furore erotico che li coinvolgeva in estenuanti

amplessi. Erano come temporali, che infuriano tremendi per ore ed ore nel cuore, ma dei quali nessuno sembra accorgersi la mattina successiva. Riccardo era pienamente soddisfatto della sua vita, e non sentiva la mancanza delle ragazzine che inseguiva furiosamente solo pochi mesi prima, Marta era più calda di qualunque ragazzina, esperta e deliziosamente fantasiosa e maliziosa . Gli intervalli di assoluta normali sembravano studiati ad arte per esaltare il suo desiderio senza snervarlo, e lui ogni volta era una bomba pronta ad esplodere e travolgerla con la sua esuberanza giovanile. Una sera Riccardo portò Marta ad una festa, e la attese pazientemente, lei arrivò prima del previsto, accompagnata da un’amica. “Riccardo, ho promesso alla mia amica Lara di accompagnarla a casa, questa festa è troppo noiosa” cinguettò lei arrivando e le due donne risero assieme. Riccardo aprì loro la porta e le due donne salirono con un gran svolazzare di gonne. Marta gli diede l’indirizzo e lui si mise al volante e partì. Guidando sbirciò le due donne intente a chiacchierare a bassa voce. Lara l’amica di Marta era più giovane di lei, 30, 35 anni al massimo, bruna decisamente più esile di Marta, dalla bella carnagione scura, abbronzata. Le due donne parlavano e ridacchiavano, mentre lui guidava senza troppa fretta. Giunsero all’indirizzo indicatogli, un lussuoso palazzo nel centro della città “Riccardo fermò la macchina e scese per aprire la porta. Lara scese seguita da Marta. “Marta tesoro, non vorrai mica far aspettare qui in strada questo povero ragazzo, fallo salire, potrà aspettarti in cucina, almeno starà al caldo” disse Lara “Hai ragione cara, Riccardo chiudi la macchina e seguici” gli ordinò. Lui obbedì poi con passo veloce raggiunse le due che si erano incamminate verso il portone. Lara aprì e li fece entrare, poi presero l’ascensore e giunsero al suo appartamento. Era tutto buoi e lei accese le luci, i tre entrarono. “Scusami cara, ma il mio appartamento non assomiglia nemmeno lontanamente alla tua reggia” scherzò Lara “L’importante è che sia tranquillo ed abbia un gran letto” rispose Marta e le due scoppiarono in una risata Riccardo incominciò ad interessarsi alla situazione “Sai Riccardo, ho conosciuto Lara alcuni anni fa, quando mio marito era ancora vivo ed all’epoca ero una moglie molto fedele” disse Marta “Questa deliziosa troietta, deliziosamente bisex mi ha iniziata ai piaceri di saffo, Hai mai visto due donne fare all’amore assieme ?” domandò Marta a Riccardo “No signora Marta, o meglio, non dal vivo, mi è capitato in qualche film” rispose lui con calma “Ti piacerebbe vederlo nella realtà ?”” domandò Marta “Potrebbe essere interessante, ma temo che potrebbero venirmi in mente strane idee” continuò lui “Lara mia cara, hai la più pallida idea di! quali strane idee potrebbero venire in mente a questo giovanotto se ci vedesse insieme nude in un letto intente a leccarci reciprocamente le nostre deliziose fichette ?” domandò Marta rivolta all’amica “Non saprei, scoparci tutte e due magari ?” rispose la deliziosa brunetta, avvicinandosi a Riccardo ed incominciando a strusciarsi contro di lui. Marta la staccò da lui “Non aver fretta, prima ti voglio tutta per me. Le due donne si allontanarono lasciando solo Riccardo, ed entrarono in quella

che lui pensò essere la camera da letto. Riccardo sentì le donne ridacchiare mentre , pensò, si spogliavano a vicenda. Poi sentì i loro gemiti, dapprima radi ed occasionali, poi sempre più frequenti. Le lasciò fare sino a che i gemiti divennero più forti, allora prese a spogliarsi e si diresse verso la camera da letto. La porta era aperta, la stanza illuminata e le due donne completamente nude erano sul letto, Lara china su Marta che giaceva sul letto oscenamente scosciata con l’amica che la leccava abilmente tra le coscie, Riccardo continuò a spogliarsi mentre le guardava. Le due donne si allacciarono in un furioso 69, e divennero un unico gemente corpo scosso da brividi di piacere, mentre Riccardo in piedi, completamente nudo si masturbava lentamente guardandole. “Marta, digli di raggiungerci, ho bisogno di quel suo bel cazzo” gemette Lara sollevando la testa dal pube della bionda” Riccardo non si mosse, sino a che Marta non lo chiamò “Riccardo vieni qui con noi” disse lei e le raggiunse e si stese sul letto. Lara e Marta si stesero ai suoi fianchi e si chinarono sul suo cazzo eccitatissimo. Le loro lingue iniziarono a vellicarlo, mentre lui spaziava con le mani sui loro perfetti corpi. Quello di Lara era snello ed incredibilmente sodo, con deliziose tettine dai piccoli ed appuntiti capezzoli, chiappe rotonde e vellutate. Le dita si spinsero nel solco giù sino a raggiungere le vagine, madide di piacere e di saliva. Le due gemettero a quel tocco e raddoppiarono l’impegno. Marta ingoiò il glande mentre Lara scese a leccargli e succhiargli i coglioni. Ben presto le due si alternarono e Riccardo gustò il pompino energico di Marta fatto di affondo che facevano scomparire interamente il cazzo nella gola della bionda e quello infinitamente più delicato ma altrettanto eccitante di Lara, che non riusciva ad ingoiare nemmeno metà del suo cazzo, ma aveva una lingua tremenda e si divertiva a mordicchiargli deliziosamente l’asta ed il glande. “Adesso la preparo e poi la scopi” disse Marta e si portò tra le coscie di Lara iniziando a leccarla mentre la brunetta si attaccava al cazzo di Riccardo succhiandolo con avidità. Marta la portò alle soglie dell’orgasmo, e quando Riccardo la penetrò, scivolò in lei con facilità affondandovi e prendendo a scoparla velocemente, con lei che fremeva, gemeva e lo incitava, e Marta che gli accarezzava dolcemente la schiena ed i coglioni. Poi Marta lo fece rialzare e lui si ritrovò a scopare la brunetta oscenamente scosciata che si accarezzava furiosamente il clitoride “Questa troietta fa un po troppo rumore, meglio zittirla” disse Marta e salì a cavallo del viso di Lara offrendole la vagina da leccare. Marta prese ad accarezzarsi i grandi seni e Riccardo si chinò a raggiungerli con la bocca iniziando a succhiarle avidamente i capezzoli mentre continuava a scopare Lara. Poi Marta lo fece rialzare e si abbassò iniziando a dividere le attenzioni della propria lingua tra il clitoride della brunetta ed il cazzo di Riccardo che le scorreva nel ventre. Lo spettacolo era deliziosamente eccitante e la lingua di Marta pure, così

Riccardo si avvicinò all’orgasmo, la bionda se ne accorse “Si Riccardo, scopala così, forza, ma vienimi in bocca, voglio che tu me la riempa con la tua sborra” lo incitò e lui accelerò il ritmo. All’ultimo momento il cazzo teso e pulsante sfuggì dalla vagina di Lara e venne accolto mentre sobbalzava in aria dall’avida bocca di Marta. La sua mano s’impossessò dell’asta e prese a masturbarlo velocemente sino a che lui non venne gemendo e scaricandole un copioso carico di sperma in bocca e nella gola. Marta lo lasciò fare mantenendo le labbra serrate intorno all’asta, poi quando lui ebbe finito, mantenendo la pressione lo fece scivolare fuori dalle labbra. Una piccola goccia di sperma le sfuggì colandole lungo le labbra sul mento, lei raggiunse Lara che a bocca spalancata gemeva di piacere masturbandosi e le sue labbra si unirono a quelle della Brunetta condividendo con lei il prezioso carico. Le due giocarono a lungo scambiandosi lo sperma di Riccardo per poi ingoiarlo e ripulirsi con un’abile lavoro di lingua. Marta si alzò ed andò a baciare Riccardo, il cui cazzo si manteneva eretto “Ora è il mio turno” gli sussurrò, e si chinò su Lara prendendo a leccarla, mentre muoveva sensualmente il bel culo maestoso. Un gemito le uscì dalla bocca quando lui con un solo potente colpo le affondò il cazzo nella vagina sbattendo rumorosamente il pube contro le chiappe. Riccardo prese a scoparla, mentre Lara godeva nella bocca di Marta, poi la brunetta, consumato un travolgente orgasmo, si portò sotto Marta, prendendo a giocare perversamente con i coglioni di Riccardo, leccandoli e facendoli strusciare sul bel volto, risucchiandoli avidamente in bocca ogniqualvolta lui si arrestava. Riccardo stese Marta sul letto senza staccarsi da lei e riprese a scoparla mentre le faceva girare il busto e le baciava i seni succhiandole i rosei capezzoli. Lara vagava tra di loro, leccando le palle di Riccardo, il clitoride di Marta, i bei seni della bionda. Poi la brunetta andò sopra a Marta “Marta ti prego, leccami il culo, voglio che Riccardo dopo me lo metta nel culetto” gemette e Marta si voltò verso Riccardo con un sorriso “Ti piacerebbe sfondarle il culetto ?” lui per tutta risposta accelerò il ritmo della scopata tempestandole le chiappe con potenti colpi del pube che produssero un rumore osceno che si fuse con il lungo gemito che le sfuggì dalla gola. Marta si voltò iniziando a leccare lo sfintere di Lara. Riccardo fissava estasiato la lingua tumida della bionda scorrere nel solco delle sode chiappe di Lara, insalivarle il roseo forellino. Poi Marta prese ad aiutarsi con le dita e pentrò l’elastico sfintere lubrificandola internamente con la saliva. Riccardo ormai la scopava con foga travolgene e la sentì fremere per un nuovo orgasmo, poi la bionda si voltò verso di lui ancora stravolta “Adesso inculala mentre io ti guardo” gli disse con voce roca per l’eccitazione. Riccardo lentamente si staccò da lei e si portò alle spalle della brunetta “Si Riccardo, fottimi nel culo, te ne prego” gemette lei e lui le appuntò il glande allo sfintere. A quel semplice contatto Lara fù scossa da un’orgasmo, lui spinse e lei non si oppose, lo sfintere si dilatò

fasciandolo elastico ed il cazzo affondò profondamente nell’intestino della brunetta. Riccardo volse lo sguardo verso Marta che stesa sul letto lo fissava, masturbandosi furiosamente. Lui spinse ed affondò ancor di più in Lara che urlò di piacere. Lui prese ad incularla lentamente e dolcemente, ma lei lo incitò a farlo con maggior forza “E` bellissimo, sfondami, sfondami tutto, lo voglio tutto in culo” proruppe la brunetta “Come è gorsso, mi spacca in due continuaaaa…” urlava impazzita, mentre Riccardo aumentava il ritmo e la forza dei colpi. Era una sensazione nuova ed incredibilmente eccitante e Riccardo si controllava a fatica. Il cazzo meravigliosamente fasciato dai muscoli sodi di Lara, sussultava desideroso di scaricarsi, mentre lui lo affondava sempre più in lei. La vista di Marta che impazzita si masturbava gemendo a bocca spalancata mentre lo fissava inculare l’amica lo condusse ben presto alle soglie dell’orgasmo e lui rallentò il ritmo “No, non ti fermare, continua, voglio sentire il tuo sperma riempirmi l’intestino, un meraviglioso clistere di sborra” gli urlò Lara e lui riprese a stantufare con foga. Marta giunse in suo aiuto, chinandosi a leccargli il culo ed i coglioni e lui esplose, trattenendo i fianchi della scatenata Lara e scaricandole un torrente di sperma nell’intestino. Riccardo e le due donne si abbandonarono esausti sul grande letto. Quella notte rincasando Marta gli rivolse nuovamente la parola “Le mie amiche non sono un tuo terreno di caccia, a meno che non sia io a volerlo d’accordo ?” domandò a bruciapelo “Certo signora” rispose lui senza esitazione “E non farti venire certe idee, non tutte le donne amano farselo mettere nel culo” aggiunse. Forse incominciava a credere di essersi sbagliata, o temeva che lui diventasse troppo esigente nei suoi confronti, Riccardo non seppe spiegarsi quelle parole ma non vi diede troppo peso comunque rispose assecondando il suo stato d’animo “Certamente signora, non si preoccupi” e lei parve soddisfatta. Come al solito tutto riprese l’indomani mattina come al solito e proseguì a lungo sino ad una nuova interruzione in occasione dell’ennesima festa. Da quella festa Marta, uscì in compagnia di un bell’uomo poco oltre i 50 anni. Si fece condurre da Riccardo a casa di lui, una lussuosa villa nelle vicinanze, ma contrariamente al solito, lo congedò dicendogli che sarebbe ritornata con altri mezzi. Dopo quella volta, Riccardo la vide molte altre volte insieme a quell’ uomo, col quale lei instaurò una relazione fissa. Questo non cambiò minimamente i rapporti tra di loro anche se logicamente le occasioni si fecero un poco meno frequenti. Un giorno, mentre stavano a letto, riposandosi tra un amplesso ed uno nuovo, lei all’improvviso gli chiese “Mi spieghi che cosa ci trovate voi uomini di tanto interessante nel culo delle donne ?”, Riccardo la guardò perplesso poi decise di risponderle “Un non so che di perversione forse ?” buttò li lui “Già voi uomini siete tutti un poco perversi” ammise lei “Anche voi vi difendete bene, e tu ne sei un magnifico esempio” ribattè

lui “Già” ridacchiò lei “Ma molti di voi sono proprio fissati con l’idea di fare il culo di una donna” continuò “Il tuo amichetto te l’ha chiesto ?” domandò lui e lei scosse la testa affermativamente “Allora se ci tieni tanto daglielo o se ne troverà un’altra. La tua amica Lara ad esempio” la stuzzicò lui. “Non fare il cretino, se avessi voluto dare il mio culo a qualcuno, l’avrei dato a te, con lui riesco a malapena a godere figuriamoci se mi viene in mente di farmelo mettere li” sbottò lei “Una soluzione ci sarebbe, io potrei farlo per lui sino a! quando tu ti sarai abituata, così potresti darglielo senza soffrirne troppo” rispose lui chinandosi a baciarle il culo per poi sorriderle “Porco, sei anche tu un porco, ma mi dispiace carino, dovrai accontentarti di questa” rispose lei facendogli una boccaccia, e spingendogli la testa tra le sue cosce. Riccardo prese a leccarla e poco dopo lei ansimava e si bagnava preparandosi alla scopata che di li a poco seguì. M

Marta trasse un gemito soffocato mentre incominciava a succhiarlo e leccarlo con la solita abilità, “Adesso tocati mentre me lo succhi sino in fondo” continuò ad istruirla Riccardo e lei automaticamente obbedì iniziando ad accarezzarsi il clitoride attraverso le delicate mutandine di seta. Il cazzo di Riccardo ormai scorreva veloce e profondo nella bocca di Marta scomparendo completamente nella gola della donna, per poi quasi sfuggire dalle morbide labbra e tornare ad affondare. Lui le pose una mano sulla nuca accentuando il ritmo “Più veloce con quella mano, voglio sentire la mia troia godere mentre mi succhia il cazzo” le disse e lei gemette d’eccitazione. “Si così brava, preparamelo bene, perché non appena avrai goduto come la troia che sei, ti affonderò il mio cazzo in quel culo sfondato” continuò lui in un crescendo d’eccitazione e volgarità che fece scatenare Marta. La testa della bionda scorreva autonomamente a velocità crescente, mentre la mano sollecitava freneticamente il clitoride. Ad un tratto la bionda s’irrigidì affondandosi completamente il cazzo in gola, e rimanendo così con le labbra che sfioravano il pube e lo scroto di Riccardo, mentre l’orgasmo la travolgeva lasciandola gemente ed in preda a fremiti eccitati. “Godi troia godi che tra poco sarà il mio turno” la incitò lui, prendendole la testa e forzandola per quanto possibile ad ingoiarlo ancora di più. Riccardo la sentì gemere più sommessamente, la testa riprese a scorrere e lei gradatamente si rilassò a mano a mano che l’orgasmo scemava. Si staccò da lei e la fece rialzare, la condusse al divanetto e la stese sul bracciolo, sollevandole la gonna sin sopra i fianchi e scoprendo il perfetto culo. Le forti mani strapparono d’un sol colpo le delicate mutandine, lei lo fissava atterrita ed eccitata, lui si leccò perversamente un dito insalivandolo, poi lo appoggiò allo sfintere e prese a giocarvi lubrificandolo. Lei continuava a fissarlo “Continua ad accarezzarti troia e lasciami fare” le disse mentre tornava ad insalivare il dito che questa volta affondò nello sfintere di Marta iniziando a lubrificarla internamente. Lei gemette “Adagio ti prego fa male”, “Zitta puttana, il tuo culo è sfondato, non puoi sentire male” le disse affondando più profondamente il dito. Le parole erano aspre, ma il suo fare delicato, il dito lavorava dolcemente lubrificandola e lasciandole il tempo di abituarsi. Poi iniziò a lavorare per dilatarla, mentre si chinava a baciarle le chiappe e a lasciar cadere sullo sfintere dilatato saliva che lo lubrificava in profondità. Marta lentamente si rilassò mentre la sua mano che accarezzava il clitoride iniziava a ravvivare la sua eccitazione. Riccardo ora si unì a lei e mentre con le dita di una mano giocava con il delicato sfintere aiutandosi con la lingua, con l’altra la accarezzava, solleticandole il clitoride, penetrando la vagina madida d’umori. La eccitò portandola alle soglie di un nuovo orgasmo, poi si staccò “Continua tu, io ho del lavoro da fare” le disse, mentre oscenamente si masturbava saggiando l’erezione

ancora solidissima. Si avvicinò a Marta porgendolo alle sue labbra “Fai un bel lavoro troia, lubrificalo bene, sarà meglio per te” le disse e Marta iniziò a vellicarlo depositandovi quanta più saliva riuscisse. Soddisfatto Riccardo si portò alle sue spalle, divaricò le stupende chiappe di Marta ed appuntò il glande allo sfintere. Lei cercò istintivamente di sottrarsi ma lui la trattenne iniziando allo stesso tempo a spingere con decisione. “Ahhh..” urlò Marta contraendosi per opporsi alla penetrazione ” “Non ti contrarre, rilassati, anzi spingi” le sussurrò lui, stendendosi sulla sua schiena e baciandole le orecchie. Interruppe la pressione, la sentì rilassarsi “Ora ci riprovo, non contrarti spingi, spingi forte” e riprese a spingere, questa volta fu assecondato da Marta , la resistenza si allentò ed il glande iniziò ad affondare nello sfintere ben lubrificato passandolo. Riccardo si arrestò mentre Marta gemeva, si stese e prese nuovamente a baciarle le orecchie, mentre la mano prendeva a solleticarle il clitoride. Rimase a lungo immobile, lasciandola abituare, mentre sentiva l’ano di lei contrarsi ritmicamente con spasmi incontrollati che andavano però rapidamente scemando. Riprese a spingere con calma, penetrando lentamente, a brevi intervalli inframmezzati da lunghe soste. Giunto a metà si arrestò iniziando a retrocedere lentamente per poi riaffondare in lei mentre tornava a lubrificare l’asta con la propria saliva. La mano instancabile lavorava sul pube e sul clitoride di Marta che continuava a gemere. Sotto l’azione delle dita esperte, i gemiti lentamente cambiarono veste, passando da soffocate esclamazioni di dolore ad ansimi d’incipiente piacere “Allora puttana, ne vuoi ancora o ti basta ?” gli sussurrò lui lei non rispose e lui accentuò il ritmo della mano “Confessa che il mio cazzo nel culo ti piace, troia…” disse lui, con voce roca ed eccitata “Siii….” gemette lei “Cosa ? Non ho sentito bene cos’hai detto ?” insistette Riccardo “Mi piace, il tuo cazzo nel mio culo, mi fa male ma mi piace, continua Riccardo” gemette lei arrendendosi, e Riccardo la accontentò “Sei una gran troia Marta, una troia perfetta, ora che anche il tuo culo è sfondato” gemette lui, penetrando più profondamente in lei “Lo senti com’è duro” le sussurrò in un’orecchio e lei gemette. Lentamente Riccardo continuò a penetrare in lei “D’ora in poi viaggerai sempre con un tubetto di crema lubrificante nella borsetta, come ogni troia che si rispetti” continuò Riccardo stantufando lentamente in lei. Ormai era quasi completamente affondato in lei e lo stretto budello lo massaggiava energicamente mettendo a dura prova la sua resistenza dal momento che continuava a contrarsi e rilasciarsi incontrollato aggiungendo piacere al piacere. “Sarai sempre tu a decidere quando dovremo scopare, ma sarò io che deciderò quando sfondare il tuo bel culetto” disse, e con un’ultima spinta portò il suo pube a contatto con le marmoree natiche di Marta. Lei gemette completamente riempita e lui fece altrettanto pronto a godere, ma riuscì a trattenersi. “Si Riccardo si, sarò la tua troia e potrai incularmi quando vorrai” rispose Marta, ormai vicinissima all’orgasmo, la mano di lui

scodellò le belle tette dal vestito mentre riprendeva a stantufarle nel culo, le dita presero i capezzoli ed iniziarono a strizzarli dolcemente. La diga si ruppe e Marta incominciò a godere, sommersa da immense ondate di piacere. “Ma da gran troia quale sei tu darai il tuo bel culetto anche al tuo futuro maritino vero ??”” domandò lui, accentuando la forza dei colpi “Non vorrei ma devo, lo sai” gemette lei “Certo lo so, ma voglio qualche cosa di mio, qualche cosa che tu non farai mai a lui” disse leccandole dolcemente le orecchie mentre continuava a palparle le tette ed a strizzarle i capezzoli. Marta sembrava completamente impazzita, “Si Riccardo, tutto quello che vuoi, solo per te” sussurrò stravolta dall’interminabile orgasmo che continuava a scuoterla. “Ora io lo sfilerò dal tuo culo e tu subito lo prenderai in bocca ed io ti verrò in bocca” le disse “Ma non posso, sarà sporco” gemette lei “Non sarà questo piccolo problema a fermare una troia come te vero” disse lui con decisione, prendendo ad incularla con foga. Lei si arrese “Si Riccardo, fammi tutto, mettimelo in bocca, sborrami in bocca” . Riccardo si staccò da lei e l’ano di Marta fece un osceno rumore quando il suo cazzo lo lasciò libero. Riccardo si sedette sbandierando il cazzo eccitatissimo “Allora troia vieni e bevimi tutto” la invitò e Marta si gettò su di lui vincendo ogni repulsione si affondò voracemente il cazzo im bocca pompandolo furiosamente, aiutandosi con le mani sino a che finalmente lui non iniziò a scaricarle in gola il suo travolgente orgasmo. Marta sentì i primi abbondanti schizzi gonfiarle la gola, rifluirle in bocca. Lui non aveva mai avuto un orgasmo così abbondante e per un attimo lei fu in difficoltà non riuscendo ad ingoiare tutto. Un sottile rivolo di sperma le sfuggì dalle labbra ma poco dopo per fortuna il flusso incominciò a scemare e lei ri riprese ad ingoiare felice portando a termine la sua opera. Lui la attirò a se ed incurante la baciò appassionatamente, e Marta venne un’ultima volta, scossa da una perversa eccitazione, fremendo e vibrando tra le sue braccia. “Adesso pensa a sedurre il tuo futuro maritino. ” le disse “Quando ti avrà sposata, te lo lavorerai a dovere. Dovrai convincerlo ad organizzare un piacevole terzetto tra di noi, dal momento che voglio incularti mentre tuo marito ti scopa. Due cazzi che ti fottono contemporaneamente, riesci ad immaginartelo” le sussurrò lui e lei fremette nuovamente “Tutto quello che vuoi Riccardo, tutto quello che vuoi” rispose con un gemito abbandonandosi tra le sue braccia. Ottobre 1997

Eros Italia: Le mutandine (1° episodio)

Le mutandine (1° episodio) “Domani non potro’ uscire con te, cara, sai, devo lavorare a quel progetto

fino a tardi” mi aveva detto Sergio sabato sera. Vista la mia delusione aveva poi aggiunto “ma mi fara’ piacere se passerai in studio a salutarmi verso sera” Che noia i fidanzati in carriera, pensavo, il giorno dopo, mentre mi vestivo per andare allo studio, da Sergio. E dire che i primi tempi era cosi’ passionale e voglioso…ma ci sara’ un modo per distrarlo dal suo lavoro, avevo pensato. E cosi’ decisi di non indossare le mutandine sotto l’abitino corto e aderente, che sottolineava la curva delle mie natiche, piuttosto ampie ma sode. Uscii. la sensazione dell’aria fresca direttamente sulla fica fu una scoperta imbarazzante ed eccitante insieme. Mentre camminavo verso la fermata della metropolitana sentivo i peli liberi contro il vestito darmi una piacevole, incredibile sensazione, come se la mano di un amante giocasse ad accarezzarmeli. Avevo l’impressione che tutti mi guardassero…anche quel bel giovane bruno che avevo di fronte sulla metropolitana. Da come mi fissava, sembrava che si fosse accorto che non portavo le mutandine. Questo pensiero aumento’ la mia eccitazione e istintivamente allargai le ginocchia, mentre mi passavo la lingua sulle labbra, che ora erano bagnate come era bagnata la mia fica. Scesi alla fermata dello studio di Sergio. Ormai la mia eccitazione era incontrollabile. Il giovane bruno era sceso e mi stava seguendo; avrei dovuto essere spaventata, invece ero eccitata. Aprii il portone con la mia copia delle chiavi. Il giovane entro’ dietro di me. Dal rigonfiamento nei suoi pantaloni si capiva benissimo quanto fosse voglioso di scoparmi. L’atrio del palazzo a quell’ora era buio e deserto. Senza dire una parola il giovane mi spinse contro il muro e mi infilo’ la lingua tra i denti, mentre si apriva i pantaloni e ne estraeva un cazzo grosso e duro come me lo ero immaginato. Dopo avermi brutalmente allargato la fica con le dita infilo’ tutto il cazzo dentro di me. Io ricevevo i suoi colpi in profondita’ nella fica e mi sentivo aperta e bagnata e senza altro desiderio che di prenderne ancora e ancora, mentre lui mi strizzava i capezzoli, mi sfondava la fica con quel suo cazzo enorme e mi diceva “Sei la piu’ gran troia che abbia mai scopato, dimmi che ti piace il cazzo, ti piace essere sfondata”. Io rispondevo di si’ e non capivo piu’ niente, ad un certo punto venni con un urlo che fu soffocato dalla sua mano e subito dopo venne anche lui inondandomi di sperma caldo e denso. Si stacco’ da me con un sussulto e spari’ mentre io cercavo di riprendere il contatto con la realta’. …(continua al prossimo episodio) L’autore: sissi39@hotmail.com

Marzo 1998

Eros Italia: Le mutandine (2° episodio)

Le mutandine (2° episodio) Chissa’ che avrebbe detto Sergio se si fosse accorto di quel che era successo…anzi, se ne sarebbe sicuramente accorto, ma ormai era troppo tardi per tornare indietro. Decisi di salire. in ascensore, davanti allo specchio, mi sistemai i capelli e il vestito come potevo. Asciugai con un kleenex lo sperma che continuava ad uscire dalla mia fica aperta e mi colava lungo le cosce. Suonai il campanello e Sergio arrivo’ alla porta con aria insolitamente arrapata. Mentre mi abbracciava mi mise le mani sulle natiche e noto’ l’assenza delle mutandine. Sentii il suo cazzo tendersi attraverso i pantaloni. “Avevo proprio voglia di te, cara”. Lo tiro’ fuori, io mi inginocchiai davanti a lui e glielo presi in bocca. Cominciai a succhiarlo e a slinguarlo con impegno, cercando di portarlo all’orgasmo rapidamente, ma proprio quando lo sentii durissimo nella mia bocca, Sergio si ritrasse, mi fece alzare e mi sospinse verso la scrivania. Mi fece voltare e mi alzo’ il vestito fino a meta’ schiena, facendomi piegare in avanti. “E cosi’ sei riuscita ad eccitarmi, lo sai che hai proprio un bel culetto”, disse, mentre si faceva strada con il cazzo, reso durissimo dal mio lavoro di lingua di poco prima, nell’unico buco che quel giorno non aveva ancora ricevuto nulla. Avvertii un breve dolore, che presto lascio’ il posto ad una sensazione di piacere veramente intensa, amplificata dal ricordo del piacere di poco prima nell’atrio. Dalla mia posizione riuscii a raggiungere il clitoride con un dito e a massaggiarlo furiosamente e venni dopo pochissimi secondi con un orgasmo totale che mi lascio’ completamente svuotata. Sergio si stacco’ da me pochi istanti prima di venire e si distese sulla scrivania. Allora ritornai a succhiargli e slinguargli il cazzo fino a che le labbra mi divennero insensibili, a questo punto anche lui venne con un getto di sperma caldo e denso che mi arrivo’ direttamente in gola e che lentamente ingoiai assaporandolo a lungo. Lo lasciai privo di forze per andare a ricompormi piu’ decorosamente nel bagno dello studio. Mentre mi sciacquavo pensavo: “Meno male che non si e’ accorto di niente” e decisi che sarei uscita ancora spesso senza mutandine. L’autore: sissi39@hotmail.com

Marzo 1998

Eros Italia: Le perle nere (1° episodio)

Le perle nere (1° episodio) Giacomo era in Arabia per lavoro la sua compagnia, un’importante società petrolifera italiana, lo aveva mandato per valutare la possibilità di instaurare nuovi contratti di fornitura. La missione stava volgendo al termine e lui non seppe resistere alla tentazione di fare un giro nel deserto per ammirarne la selvaggia bellezza. Noleggiò una Land Rover, attrezzata per ogni evenienza e la mattina molto presto si lanciò sulle strade che portavano al deserto. Ben presto le sfavillanti luci che caratterizzavano la costa sparirono, le strade incominciarono a peggiorare per lasciare il passo ad un’indefinita pista sabbiosa. Guidò per ore ed il paesaggio cambiava in continuazione, dapprima piatto e desolato, poi movimentato e cangiante con le immense dune sabbiose che ostruivano spesso la pista costringendolo a lunghe deviazioni. Il sole era ormai alto ed il caldo accresceva di minuto in minuto, stava quasi per decidere di invertire la marcia e ritornare all’accogliente frescura dell’Hotel, quando in lontananza scorse una sagoma scura risaltare nel chiarore del riverbero della sabbia. Continuò a guidare per raggiungere la sagoma. L’aria secca ed arroventata del deserto falsa spesso la valutazione delle distanze e gli ci volle molto per avvicinarsi alla sagoma, molto più lontana di quanto avesse inizialmente stimato. Finalmente si avvicinò alla sagoma e vide che si trattava di una macchina, ben presto la raggiunse arrestandosi. La macchina era apparentemente vuota, ma quando scese, improvvisamente dal lato opposto sorse una figura maschile. Era un Arabo, piuttosto anziano, vestito riccamente con una sfarzosa tunica, lo salutò con il tipico saluto arabo, al quale Giacomo rispose goffamente. “Il signore ha ascoltato le mie preghiere” disse il vecchio “Qualche problema” domandò Giacomo” l’uomo annuì “Alla mia epoca i cammelli non si guastavano mai, ma queste diavolerie moderne hanno il brutto vizio di guastarsi nei momenti più inopportuni” disse indicando la macchina e Giacomo annuì “Meno male che sono passato io, salga, la riaccompagno alla costa” disse Giacomo dirigendosi verso la Land Rover. L’uomo salì al suo fianco, “Per favore non alla costa, ma a casa mia, ti ricompenserò generosamente per il disturbo” disse il vecchio pacatamente “Non sono sicuro di avere abbastanza carburante, mi basta appena per ritornare e non vorrei fare la sua fine” disse indicando il livello del combustibile “Basterà, e baderemo a fare rifornimento” disse l’uomo

sorridendogli”. Giacomo acconsentì e nelle successive ore guidò seguendo le indicazioni del vecchio, sino a che giunsero ad un’oasi dove sorgeva un maestoso palazzo d’antica fattura. Il vecchio lo condusse lì e Giacomo capì di aver aiutato una persona molto importante. Scesero dalla macchina mentre una moltitudine di persone correva loro incontro “Sarai stanco ed accaldato, io ho alcune cose da sbrigare, consentimi di offrirti un poco di riposo, ci vedremo più tardi” disse il vecchio poi si rivolse alla folla e disse qualche cosa che Giacomo non capì. Rapidamente alcune donne gli furono attorno trascinandolo all’interno del palazzo e lui non oppose resistenza. Lo condussero in una stanza e lo lasciarono solo. Poco dopo la porta si aprì nuovamente e tre figure femminili, avvolte nei tipici costumi tradizionali entrarono, una di loro si tolse il chador, era una donna di mezza età, dai lineamenti raffinati ed eleganti. “Sarai stanco ed accaldato, mio marito mi ha incaricato di pensare al tuo riposo ed al tuo benessere, seguimi” gli disse e Giacomo piacevolmente sorpreso di sentirla parlare inglese la seguì in compagnia delle altre due donne. Entrarono in una stanza finemente piastrellata con una gran vasca a pavimento “Un bagno ti sarà gradito credo ” disse la donna, poi senza attendere risposta si rivolse alle altre due donne che subito circondarono Giacomo prendendo a spogliarlo. “Posso fare da solo” disse lui imbarazzato “Da noi le donne nascono e crescono per servire l’uomo, lasciale fare sono un segno della riconoscenza di mio marito” rispose la donna anziana con molta calma. Giacomo fu ben presto spogliato ed accompagnato alla vasca, con gran sollievo s’immerse nell’acqua fresca sentendosi più a suo agio di quando stava nudo di fronte alle tre donne. Il suo sollievo durò pochi istanti, in quando le due donne che l’avevano spogliato con gran rapidità iniziarono a spogliarsi a loro volta lanciando gridolini eccitati. Giacomo vide i loro splendidi corpi sbocciare tra i veli. Erano sicuramente giovanissime a giudicare dai loro seni sodissimi, la pelle liscia e vellutata, i culetti alti e sodi, ridendo le due entrarono nella vasca e si posero al suo fianco prendendo delle spugne ed incominciando a lavarlo. Imbarazzato Giacomo guardò nuovamente la donna anziana “Rilassati, mio marito vuole che tu ti riposi e ti diverta, queste sono le sue mogli più giovani, lascia fare a loro, tu non devi fare nulla”, Giacomo credette di notare una sottile avviso e decise di adeguarsi. Dopo gli spugnaggi, le due avevano iniziato a strusciarsi sul suo corpo e lui sentì i loro seni sodi su di lui, la pelle vellutata, i capezzoli duri per l’eccitazione e non poté fare a meno di eccitarsi. Le due ragazze risposero con un risolino complice ed eccitato al comparire del suo membro eccitato che sorgeva dall’acqua della vasca, le loro mani scesero lungo il torace per unirsi sul suo sesso accarezzandolo dolcemente, lui gemette mentre le piccole mani gli accarezzavano lo scroto, l’asta, lo

circondavano masturbandolo velocemente mentre le due gli succhiavano i capezzoli e gli strusciavano i seni sul petto e sul ventre. Poi una delle due gli salì a cavallo infilandosi il cazzo ormai durissimo tra le cosce, spingendolo a contatto con la rosea vagina quasi senza peli. La giovane strinse le cosce intorno all’asta e prese a muoversi simulando l’amplesso, mentre l’asta dura e paonazza scorreva tra le grandi labbra gustandone la morbidezza ed il calore, sentendola distintamente eccitarsi e lubrificarlo con i propri caldi umori. “Le due sono ancora vergini, e dovranno restarlo per mio marito, ma vedrai, ti divertirai ugualmente” disse la donna anziana che continuava a restare nella stanza. La seconda ragazza aveva preso ad accarezzare le dure palle di Giacomo che ormai si era abbandonato al piacevole gioco. Le due si diedero il cambio continuando a lungo e con grande perizia l’eccitante gioco, poi tornarono nuovamente ai suoi fianchi chinandosi entrambe sul suo sesso. Le giovani e vivaci lingue incominciarono a giocare con il glande paonazzo, vellicandolo contemporaneamente con gran cura, poi una delle due si dedicò all’asta mentre l’altra accoglieva il glande in bocca succhiandolo e leccandolo con energia. Giacomo chiuse gli occhi abbandonandosi completamente e sollevando il bacino per facilitare loro il compito, quella che gli leccava l’asta scese a succhiargli abilmente i coglioni. Erano incredibilmente abili nel sollecitare i suoi punti più sensibili e ben presto Giacomo si sentì sempre più eccitato correndo velocemente verso l’orgasmo. Le due se n’accorsero e si conce3ntrarono entrambe sul glande mentre le mani s’intrecciavano sull’asta masturbandolo velocemente, lui si contrasse paurosamente quindi si rilassò iniziando a scaricare il proprio piacere. Le bocche, le lingue, i visi delle due furono inondate dal suo bianco e caldo sperma e gridolini eccitati si alzarono mentre le due continuavano a leccare bevendo golosamente il suo seme, sino a che lui esausto si rilasciò e le due si ripulirono golosamente sotto i suoi occhi eccitati. La donna anziana, si alzò e batte le mani ordinando che Giacomo non comprese, lo fecero uscire dalla vasca, lo asciugarono e lo rivestirono con abiti nuovi “I tuoi li riavrai più tardi ora li stanno lavando ed asciugando” disse la donna anziana. Lo condussero in una gran sala, dove molta gente era riunita e fu fatto sedere vicino all’uomo che aveva raccolto lui disse qualche cosa e tutti festeggiarono rivolti a Giacomo. “Spero tu ti senta meglio” disse l’arabo “Grazie, ma non conosco nemmeno il tuo nome” “Sono l’emiro Kabir signore di questa regione e ti devo la vita ” disse facendogli un inchino. “Non ho fatto nulla di straordinario, solo una fortunata coincidenza ” rispose Giacomo, “Viva la fortuna allora” disse l’uomo “Mangia alla mia mensa” aggiunse porgendogli del cibo. La festa durò a lungo risultando quasi incomprensibile a Giacomo verso la fine Kabir si rivolse a lui “Spero tu voglia fermarti nella mia umile dimora per qualche giorno” disse “Purtroppo non mi è possibile, anzi, dovrei ripartire immediatamente” “Non è prudente amico mio, la strada è

lunga e non è bene attraversare il deserto di notte, meglio ripartire domani mattina, se vorrai, potrò ospitarti adeguatamente ” disse l’emiro con un sorriso pieno di sottintesi. A Giacomo era stato detto più volte di non rifiutare l’ospitalità degli indigeni per non provocare il loro risentimento, così gli parve obbligo accettare l’ultima offerta dell’emiro. Kabir sorrise soddisfatto e batte le mani dicendo qualche cosa d’incomprensibile per Giacomo, poco dopo un uomo arrivò portando uno scrigno finemente lavorato. “Nulla sarà mai sufficiente a ricambiarti per avermi salvato la vita, te ne sarò eternamente grato, ma ti prego di accettare questo piccolo segno della mia riconoscenza” disse l’uomo porgendogli lo scrigno. Giacomo imbarazzato lo prese e lo aprì, e scoprì una gigantesca e perfetta perla nera. Non sapeva valutarne il valore, certamente immenso, ma riusciva perfettamente a capire che era bellissima “Non so cosa dire Kabir” “non dire nulla, accetta” disse l’uomo poi senza dargli tempo di rispondere continuò “Non mi è stato possibile ora, ma in seguito sarà mia cura completare il dono con una seconda perla nera, ugualmente bella e forse ancor più piacevole” disse e a Giacomo sfuggì il significato di quelle parole ma sorrise ugualmente annuendo e abbracciando fraternamente Kabir tra i festeggiamenti dei presenti. La notte ricevette un altro esempio dell’ospitalità di Kabir, l’anziana moglie che lo aveva accolto nel pomeriggio, lo raggiunse in camera “Io sono la prima moglie di Kabir, l’unica non più fertile, mio marito mi manda a domandarti se preferisci una completa soddisfazione da me o desideri qualche altra moglie più giovane che però potrà solo soddisfarti parzialmente come oggi pomeriggio” disse la donna. Giacomo si rese conto dell’onore che Kabir gli stava facendo inviandogli la sua prima moglie, decise quindi di accettare il dono, e non se ne pentì minimamente quando la donna si tolse l’abito che indossava. Il viso era un poco rugoso e segnato dagli anni, ma il corpo gli dimostrò quanto si era sbagliato, la donna doveva essere ben più giovane di quanto avesse immaginato, considerati i seni floridi ma sodi, i fianchi prosperosi ma ben formati, il ventre piatto ed eccitante., la accolse nel suo letto “Mi chiamo Adiba” disse la donna e subito si chinò ad imboccare il pene di Giacomo ancora flaccido. La sua bocca era morbida e calda, la lingua calda ed esperta, ben presto il cazzo di Giacomo si erse eccitato mentre lui prendeva ad accarezzare il corpo di lei trovandola calda ed eccitata. Le labbra di Adiba scorrevano morbide sull’asta di Giacomo spingendosi sempre più in basso, affondandosi profondamente il glande nella gola mentre le mani esperte accarezzavano le palle del masch! io e la lingua massaggiava il glande. Con uno sforzo Adiba accolse completamente il cazzo di Giacomo in bocca, le sue calde labbra sfioravano le dure palle e il maschio trasse un profondo gemito di piacere, Adiba rimase così per un poco, poi invertì il movimento riprendendo quindi a pomparlo con maggior foga. La lingua di lui raggiunse il clitoride della donna questa s’irrigidì per un attimo, ma lui insistette e ben presto lei si abbandonò e lui la sentì

bagnarsi abbondantemente, la rovesciò sotto di se e s’infilò tra le cosce lunghe e snelle e la penetrò abbassandosi e prendendo a palparle ed a baciarle le splendide tette lei lo baciava dolcemente poi gli sussurrò in un orecchio “Mio signore, non godere nel mio ventre” lui la rassicurò e lei si rilassò e Giacomo la scopò accarezzandola abilmente sino a sentirla godere, poi decise di accelerare il ritmo per godere a sua volta, ma lei si staccò veloce e felina, si stese su di un fianco e con una mano si dilatò le prosperose natiche. “Deposita qui il tuo seme o mio signore” disse lei e Giacomo annuì, si stese alle sue spalle strusciandosi contro di lei con il cazzo tesissimo che s’insinuava tra le sode chiappe, La mano di Adiba lo prese e lo guidò, il glande si appoggiò allo sfintere della donna. Gli stessi umori di Adiba lo lubrificavano e quando lui spinse il glande affondò con facilità nell’elastico sfintere. Lui le concesse una pausa sentendola gemere, poi fu lei stessa a spingere in dietro il prosperoso culo affondandosi il palo di Giacomo nel culo sino a che il pube di lui non toccò le superbe natiche. Giacomo si stese su di lei con un gemito, la baciò e prese a palparle le stupende tette mentre il pube iniziava a muoversi facendo scorrere il cazzo nel culo della donna. Era stretta ma elastica ed i suoi muscoli si contraevano massaggiando il cazzo che la penetrava, Giacomo già eccitato fu condotto rapidamente all’orgasmo. Il suo pube accelerò il ritmo sbattendo sonoramente contro le chiappe di Adiba, il suo respiro si fece affannoso mentre le mani strizzavano dolcemente i grossi capezzoli della donna. Infine Giacomo gemette mentre il suo cazzo eruttava torrenti di sperma che si riversarono nell’intestino della donna. Continua…….. Ottobre 1997

Eros Italia: Le perle nere (2° episodio)

Le perle nere (2° episodio) Giacomo si addormentò, Adiba uscì dalla stanza lasciandolo riposare e tornò solo la mattina dopo per svegliarlo ed aiutarlo a prepararsi per la partenza. Kabir andò a salutarlo abbracciandolo fraternamente Giacomo risalì sulla Land Rover riempita letteralmente di provviste e doni e partì salutando con la mano. Ritornato in albergo, si riposò ed il giorno successivo fece i preparativi per il suo rientro in Italia. Rientrato in Italia Giacomo riprese la sua vita abituale, i mesi passarono ed il ricordo dell’Arabia quasi svanì nella sua mente. Un giorno era in ufficio analizzando un voluminoso dossier quando Luciano, un suo collega entrò con andatura eccitata “Ragazzi ho finalmente scoperto il perché di tutti quei lavori al secondo piano” disse trionfante e tutti alzarono lo sguardo verso di lui “Forza Luciano spiattella tutto, lo sappiamo che

muori dalla voglia” commentò uno “Stanno preparando un lussuoso ufficio per una persona molto importante” disse ed un coro di sfotto si levò dai presenti “Grande scoperta, bastava guardare per capirlo, tutta qui la grande scoperta” disse qualcuno “No certamente c’è di più” disse Luciano con sicurezza “Tra poche settimane avremo la compagnia di un Arabo, un inviato dei nostri amici Sauditi, incaricato di tenere i rapporti con i nostri vertici” “Sensazionale, veramente sensazionale” commentarono in molti sfottendolo, poi si voltarono riprendendo a lav! orare, lasciando Luciano costernato da tanta indifferenza. La scena si ripeté alcune settimane più tardi, quasi identica, almeno nelle sue fasi iniziali. “Ragazzi, l’inviato degli arabi è arrivato” disse Luciano, eccitato come al solito quando entrò nell’ufficio. Al solito tutti si voltarono “Allora chi il tipo, porta il caffettano ?” domandò qualcuno. Luciano sorrise a tutti denti “Ragazzi, altro che caffettano, porta una minigonna spettacolare, è la più gran figa che abbia mai visto” disse rimirando estasiato i volti sorpresi dei compagni di lavoro. Una grand’agitazione coinvolse quasi tutti ed i più giovani circondarono chiedendogli maggiori informazioni “E’ altissima, 1.70, forse 1.80, difficile giudicare con quei tacchi mozzafiato, capelli di media lunghezza, nerissimi occhi, ragazzi che occhi, azzurri come il mare, due tette, impossibile descriverle, una pelle di un meraviglioso colore caramello, me ne sono innamorato subito.” Tutti immediatamente corsero da Giacomo “Tu sei stato da loro dicci, come sono le arabe, che ne dici, c! i stanno facilmente ?” domandavano tutti “Ragazzi, è come con le nostre donne, tutto uguale, chi ci sa fare combina, chi no resta a bocca asciutta, come il sottoscritto” disse lui ridacchiando e tornando al suo lavoro. L’eccitazione non abbandonò l’ufficio per tutta la giornata, l’indomani mattina l’ambiente sembrava più rilassato, quando nell’ufficio comparve Barbara, la bella segretaria del capo, vi furono le solite battute “Desideri qualcosa Barbara, siamo ai tuoi ordini in qualunque momento” disse qualcuno “Grazie ragazzi ma da voi non ho bisogno di nulla, Giacomo, sei desiderato ” disse la donna rivolta a Giacomo “Il capo ?” domandò lui alzando la testa “Spero che non voglia spedirmi ancora in qualche sperduto posto del mondo ” lei scosse la testa e sorrise “Non è il capo che ti vuole, ma l’inviato dell’Arabia Saudita” disse lei il silenzio più profondo calò nell’ufficio, la donna si guardò intorno meravigliata sino a che si sentì qualcuno gemere “Che culo Giacomo” e tutti si riscossero scoppiando a ridere “Aspettate, aspettate a dirlo, non sono per niente tranquillo”. Giacomo si recò all’ufficio del l’inviato degli arabi come gli era stato detto, un’efficiente segretaria Araba lo salutò e disse qualche cosa all’interfono, Giacomo sentì una voce melodiosa rispondere qualche cosa in arabo “S’accomodi”, e lui aprì la porta dell’ufficio entrandovi. Nonostante il racconto di Luciano, non era sufficientemente preparato alla visione che gli si prospettò. Appoggiata alla gran finestra, mentre guardava fuori scostando leggermente le tendine, la più bella donna che avesse mai visto lo attendeva. Era alta, slanciata e flessuosa allo stesso

tempo, le gambe lunghissime e perfette erano di un delicato colore caramello frutto di un accurato miscuglio di razze, cosa abbastanza normale in Arabia. Sentendo la porta chiudersi lasciò le tende e si voltò, un meraviglioso sorriso le comparve sul bellissimo volto “Signor Lucarelli, che piacere incontrarla” disse lei con voce angelica ed un italiano fluente appena accentato, si avvicinò a lui porgendo la bella mano dalle dita lunghissime, Giacomo tese la sua e la strinse fissandola in volto. Incapace di spostare gli occhi da quei meravigliosi occhi azzurri che risaltavano superbamente con i nerissimi capelli e la pelle ambrata, “Il piacere è mio…” disse fermandosi dal momento che non conosceva il nome della meravigliosa creatura, lei se n’accorse “Mi chiamo Fatma, ma bando alle formalità, diamoci del tu ti va Giacomo ?” domando lei chinando leggermente la testa con fare interrogativo “Lui annuì sorpreso, mentre continuava a fissarla tenendo intrappolata la mano di lei nella sua “Non vorresti lasciare la mia mano, potremmo accomodarci sul divano e parlare più tranquillamente” sorrise dolcemente lei e Giacomo si riscosse “Mi! scusi ” “Giacomo abbiamo appena concordato di usare il più confidenziale tu ” gli rammentò Fatma, prendendolo per il braccio e portandolo al divano, lo fece accomodare, e si sedette all’estremità opposta del divano, accavallando le gambe con studiata lentezza e Giacomo non poté fare a meno di guardarla ostentatamente, ebbe un soprassalto quanto gli parve di scorgere sotto la cortissima gonna il baluginare del vellutato vello pubico. Con gran fatica spostò gli occhi, cercando di tornare a guardarla in viso, ma il suo sguardo intravide i grossi e scuri capezzoli che premevano sotto la delicata camicetta di seta e lo sforzo per continuare a risalire divenne ancora più arduo. “Cosa sei un ragazzino arrapato? ” pensò Giacomo “Datti un contegno imbecille” continuò a pensare, finalmente riuscì a guardarla nuovamente in volto, dandosi un minimo di contegno, lei sorrideva ancora. “Ti piaccio ?” domandò inaspettatamente lei e con studiata lentezza disaccavallò nuovamente le gambe, aprendole leggermente. Questa volta a Giacomo non rimase più alcun dubbio, la donna non portava le mutandine “Allora Giacomo, ti piace la tua seconda perla nera ?” domandò Fatma e lui sollevò lo sguardo fissandola senza riuscire a capire. Fatma si mosse vicino a lui “Ti porto i saluti dell’emiro Kabir” gli sussurrò con il suo volto vicino al suo “Ti aveva promesso una seconda perla nera e come vedi ha mantenuto la sua promessa” continuò mentre la sua mano si posava sul pube di lui circondando il pene già quasi completamente eccitato “Che brutto problema, risolviamolo poi parleremo ancora” gli sussurrò con voce maliziosa, mentre la mano abbassava la zip di Giacomo. Lui sentì la mano di lei infilarsi nel pantaloni e liberare il cazzo ormai tesissimo, poi la donna strisciò i suo grossi seni sul suo torace scivolando in basso e pochi secondi dopo la sua lingua vellutata giocava con il suo glande, mentre la mano sottile ed affusolata lo masturbava leggermente. La lingua di Fatma prese a scendere lungo l’asta speso risalendo rapida

per giocare nuovamente con il glande e poi tornare a scendere sino ai coglioni duri ed eccitati. La splendida donna prese a succhiarli amorevolmente, poi risalì ed imboccò il glande massaggiandolo con le morbide labbra. Giacomo gemette e lei spinse la testa in basso con decisione, il glande affondò completamente nella bocca, e poi sempre più profondamente nella gola della donna mentre la lingua massaggiava l’asta lubrificandola. La mano di lui spontaneamente discese lungo la schiena, sollevò la corta gonna e Giacomo gemette alla vista di quelle splendide e marmoree chiappe, iniziando a palparle, ed a gustare la sericità della pelle. Sentì la testa di Fatma imprimere al pompino un ritmo frenetico, mentre la mano accarezzava l’asta masturbandolo. La donna prese a succhiare con determinazione mentre Giacomo gemeva avvicinandosi rapidamente all’orgasmo, “Attenta, sto per godere” gemette lui, ma lei continuò, anzi accelerò il ritmo sino a che non lo sentì contrarsi e i primi copiosi getti di sperma le riempirono la bocca, la sentì ingoiare rumorosamente mentre la testa s’immobilizzava affidando alla sola mano ed alla lingua il compito di sollecitare il proseguimento dell’orgasmo di Giacomo. A lui parve interminabile, mentre continuava a sborrare in quella meravigliosa bocca. Alla fine si abbandonò esausto, mentre lei continuava a leccarlo e ripulirlo. Quando si fu ammosciato, lo ripose nei pantaloni richiudendo la zip. “Mio signore, purtroppo ora devi tornare a lavorare, ma questa sera sarai mio ospite all’Hotel Majestic, ed avrai tutta la notte per gustare a pieno la tua nuova perla nera. ” disse baciandolo teneramente su di una guancia. Giacomo incapace di aprire bocca si alzò e lei o accompagnò alla porta, “Questa sera all’Hotel Majestic alle 19, ti aspetto” gli disse e Giacomo uscì, voltandosi ancora una volta a guardarla. La sera si mise il suo miglior vestito e chiamò un taxi e si fece portare al Majestic si recò alla reception e chiese di Fatma “La signorina la attende al bar ” disse l’uomo dell’Hotel indicandogli la direzione, lui vi si diresse entrò nell’area Bar e la cercò con lo sguardo trovandola subito, bellissima e sorridente, le si avvicinò. Indossava un minuscolo vestitino di lame dorato, che non lasciava nulla all’immaginazione, Giacomo provò la prima fitta d’eccitazione, si sedette al suo tavolo “Ciao Fatma ” disse sorridendole “Giacomo Ciao, finalmente sei arrivato, ti dispiace ordinare al cameriere un martini? ” disse lei “Credevo che voi mussulmani non beveste alcolici” disse “Ho studiato molto all’estero ed ho preso cattive abitudini” disse lei ridacchiando lui chiamò il cameriere ed ordinò, i martini arrivarono e si misero a sorseggiarli “Come sta Kabir ?” domandò lui “Mio padre sta molto bene” disse lei e Giacomo rimase pietrificato “Tuo cosa ?” domandò riscuotendosi “Mio pad! re, io sono una delle figlie di Kabir, non tutte siamo chiuse negli Harem ?” ridacchiò nuovamente guardando la sua faccia stupita” lui tacque a lungo “Ero già venuto con l’intenzione di dirtelo, ma ora sono ancor più fermamente convinto di non poter accettare il dono di tuo padre “, questa volta fu lei a guardarlo costernata, anzi Giacomo scorse un velo di paura nel suo sguardo “Non ti piaccio forse” gemette “No non è questo,

Mi piacciono le donne e tu sei la più bella che abbia mai visto, ma non credo sia giusto accettare” rispose lui abbassando lo sguardo “Perché ?” domandò lei “Niente di particolare, solo non lo ritengo giusto ?” rispose lui, ma Fatma lo incalzò “Dimmi perché ?” lui la fissò esitante “Sei troppo bella, nessun uomo può resisterti, temo di diventare tuo schiavo, e la cosa non mi va” disse lui tenendo lo sguardo basso. Poi tacque, dopo alcuni istanti lei parlò “Mio signore, io sono la tua schiava d’amore, io realizzerò ogni tuo segreto desiderio, non hai nulla da temete” disse con voce sensuale Giacomo rialzò lo sguardo e la vide in piedi davanti a lui “Vieni non ho più fame” disse lei sorridendogli dolcemente e gli porse la mano, lui restò immobile combattendo con se stesso, poi cedette e le prese la mano alzandosi, lei lo condusse via, lo portò all’ascensore e lo condusse nel suo appartamento. Non appena entrati lo baciò appassionatamente premendogli i seni contro il petto, lui sentì i suoi capezzoli indurirsi, “Mio signore, gratifica la tua schiava con il tuo scettro” disse lei sussurrandogli in un orecchio e lo portò nella camera da letto prendendo a spogliarsi davanti ai suoi occhi. I seni erano grandi sodissimi, dai grossi e scuri capezzoli, il ventre piatto, il vello pubico sottile e vellutato, completamente nuda Fatma gli si avvicinò “Leviamoci questi ingombranti vestiti occidentali ” gli sussurrò prendendo a spogliarlo. Giacomo si riscosse la prese tra le braccia baciandola, la sollevò e la portò sul letto coricandovela, le gemette vedendolo liberarsi dei pantaloni e delle mutande, era già eccitato, si sdraiò al suo fianco e la baciò, le mani palparono le meravigliose tette, lui scese a baciarne i capezzoli mentre la mano scendeva al pube di lei, la trovò eccitata e lei gemette, scese a baciarla, solleticandole il clitoride con la lingua e lei gemette nuovamente allungò la mano e prese ad accarezzargli il sesso eccitato. Giacomo continuò sentendola gemere mentre la vagina andava bagnandosi copiosamente, poi le fremette in preda ad un orgasmo “Prendimi ora, presto” gli disse appena ripreso fiato e lui le salì sopra, le aprì dolcemente le bellissime cosce e prese a strofinare il cazzo sulla vagina bagnata lubrificandolo, poi prese a penetrarla, era deliziosamente stretta, ad un tratto si arrestò, il glande aveva urtato contro l’intatta imene di Fatma, lui la guardò stupito “Sei vergine”, lei annuì “Prendimi Giacomo prendimi” disse e gli pose le mani sulle natiche attirandolo a se, lui spinse con decisione e la sentì gemere per una fitta di dolore, mentre lui affondava completamente in lei, si arrestò baciandole lo stupendo viso, lei ben presto si rilassò e rispose ai suoi baci, Giacomo prese lentamente a muoversi in le. Scese a baciarle il collo poi più giù sui seni, succhiandone avidamente i grossi e scuri capezzoli mentre le sue mani palpavano le favolose chiappe, e lui si muoveva in lei a ritmo crescente, la sentì fremere ed ansimare, e dopo un poco urlare in preda ad un nuovo orgasmo “Vieni mio signore vienimi dentro” gemette nel suo orecchio tornando a baciarlo vorace, lui a

sua volta gemette accelerando il ritmo, sentì le sue lunghe gambe avvolgergli la vita, affondò ancor più profondamente in lei, le sue mani gli accarezzavano le natiche, eccitandolo e lui si contrasse, rallentando improvvisamente il ritmo ed iniziando a godere, scaricandole furiosi getti di sperma nel caldo ventre e lei accolse la calda pioggia, contraendosi e venendosene a suo volta. Giacomo si abbandonò stendendosi sul letto e lei gli fu subito sopra abbracciandolo e baciandolo, si scambiarono estenuanti tenerezze, poi lui sentì che lei incominciava a strusciare il vellutato pube sul suo cazzo “Sono esausto Fatma” disse lui, ma il suo cazzo, non diceva la stessa cosa incominciando ad inturgidirsi rapidamente “Rassegnati, una buona schiava deve essere assolutamente sicura di aver soddisfatto il proprio padrone” disse e scivolò su di lui andando a posare nuovamente la magnifica bocca sul cazzo ormai eccitato. Lui chiuse gli occhi godendosi quel fantastico lavoro di lingua e di labbra “Mi piace succhiartelo, mi piace quando mi scopi, lo voglio tutto, lo voglio ovunque” gemette lei affondandosi subito dopo l’asta completa in gola, poi lo abbandonò, poi strusciando su di lui raggiunse il comodino e lo aprì, prese qualche cosa, poi si staccò e si mise carponi sul letto dandogli le spalle, Giacomo la guardava eccitato, alla vista di quelle chiappe perfette, vi! de la sua mano portarsi nel perfetto solco divaricando le chiappe e toccando il tenero forellino anale, che ad un tratto brillò per la crema che lei stava ponendovi.. Lei si voltò fissandolo sorridente “Mio signore, vuoi farmi l’onore di essere il primo a prendere la mia seconda verginità ?” Giacomo si alzo ed andò a baciarla, le gemette, lui la sostituì nel lubrificarle lo sfintere, la penetrò dapprima con un dito, attese che si rilassasse, lo lavorò a lungo, mentre lei gli leccava il cazzo, mise altra crema e la penetrò questa volta con due dita, poi eccitato si portò alle sue spalle, una mano spostò le sode chiappe mentre l’altra guidava il cazzo eccitatissimo ad appuntarsi allo sfintere spinse con decisione, lei gemette quando i glande penetrò. Si fermò a lungo lasciandola rilassare, poi spinse nuovamente per arrestarsi ed attendere mentre lubrificava l’asta ancora fuori dal tenero culetto. Lentamente affondò nel suo intestino, la fece stendere ed il suo corpo aderì a quello di le prese a baciarla sul collo, a strusciarle leggermente il pube sulle natiche, poi a muoversi impercettibilmente. Lentamente il ritmo crebbe mentre lui strettamente fasciato dai giovani muscoli di Fatma si eccitava. Ormai il cazzo scorreva veloce nello stretto budello ed anche lei non gemeva più di dolore, ma ansimava eccitata, le sode e scure chiappe sobbalzavano e risuonavano per i colpi del pube di lui, lei lo sentì approssimarsi all’orgasmo, “Voglio berti, sborrami in bocca” gemette Lui mugolò di piacere e si staccò portandosi col il cazzo davanti al suo volto e masturbandosi sino a che i copiosi getti di bianco seme sgorgarono dal glande eccitato stampandosi sulla sua scura pelle, piovendo nella bocca spalancata e sulla lingua protesa, lei ingoiò frenetica mentre la pioggia continuava imperlandole oscenamente il viso ed i capelli.

Giacomo si abbandonò mentre lei si ripuliva con le mani davanti al suo sguardo eccitato leccandosi perversamente le dita gemendo di passione. Poco dopo Giacomo si addormentò con lei tra le braccia.

Ottobre 1997

Eros Italia: Le perle nere (3° episodio)

Le perle nere (3° episodio) L’indomani mattina Giacomo si svegliò al dolce tocco di Fatma “La colazione mio signore” gli sussurrò lei avvolta in una splendida vestaglia, si rialzò e gli porse un vassoio colmo di vivande. Mangiarono sul letto, poi lei si alzò “Devo prepararmi ed anche tu devi fare lo stesso, il lavoro ci attende”. Quando furono pronti, lei gli si avvicinò baciandolo e gli porse un tintinnante mazzo di chiavi “La tua nuova casa mio signore, l’indirizzo è sulla targhetta”. “Questa sera ci vedremo li e non in uno squallido Hotel”, Giacomo era incredulo e rimase immobile, ma lei si staccò rapida dirigendosi alla porta “Mi dai un passaggio sino in ufficio ?” disse e lui si scosse uscendo con lei. Si stava dirigendo verso il posteggio, dove aveva lasciato la macchina, quando lei intervenne nuovamente con un sorriso. “La tua macchina non è li Giacomo” disse e lo prese per un braccio, accompagnandolo, giunta vicina ad una fiammante e lussuosa BMW gli porse le chiavi. Giacomo si mise alla guida e giunsero a destinazione. “Lasciami le chiavi di casa tua e provvederò a far trasferire la tua roba” gli disse. Lui costernato gliele porse “Se ti va, vienimi a trovare in ufficio, quando vuoi, qualunque cosa tu voglia” disse maliziosamente e lo baciò rapida e vorace, poi si alzò e scese lasciandolo stupefatto al volante della BMW. La mattinata di Giacomo fu difficile dal momento che non riusciva a concentrarsi, che nella sua mente continuavano a scorrere le immagini del stupendo corpo di Fatma, ed il suo corpo fremeva nel ricordo delle sue mani, della sua bocca del suo sesso. In tarda mattinata non riuscì più a resistere e decise di metterla alla prova, si alzò e prese a caso dei documenti ed uscì dirigendosi da lei. Quando arrivò la segretaria si alzò di scatto avvisò Fatma e poi lo fece entrare richiudendo la porta. “Ciao Giacomo” gli sorrise. Lui sentì mancare tutta la sua sicurezza e disse, “Scusami, mi avevi detto in qualunque momento, ma se ti disturbo, posso tornare dopo “. Lei gli si avvicinò e gli pose le dita sulle labbra tacitandolo. “Sei il mio signore, sono felice che tu sia venuto, lascia che te lo dimostri”, lo prese e lo condusse al divano, lo fece sedere e prese ad armeggiare rapida con i pantaloni, mentre il pene di Giacomo s’inturgidiva.

Quando libero da costrizioni svettò dai pantaloni, era ormai completamente eccitato, lei lo accarezzò mentre lo baciava, poi rapida si chinò ed il cazzo scomparve nella sua bocca, accolto dalle morbide labbra e dal frenetico frullare della tumida lingua. Giacomo gemette di piacere, lei continuò a pomparlo con decisione crescente, affondandoselo sempre più profondamente in gola, sino a che non scomparve tutto in lei, e le sue morbide labbra lambirono i duri coglioni mentre la mano li accarezzava. Poi lentamente lo lasciò scendendo a succhiargli e leccargli lo scorto mentre la mano lo masturbava lentamente, risalì e prese a lambire teneramente il glande con la lingua. “Allora, cosa ti è piaciuto di più ieri sera, la mia fichetta o il mio culetto ?” disse fissandolo per poi riprendere a leccargli il glande mentre attendeva una risposta. Lui non rispose “Dimmelo…” disse lei e prese a mordicchiargli teneramente il glande con i piccoli ma aguzzi dentini. Giacomo cedette e si lasciò sfuggire “Il culo….., il tuo culo ò fantastico”, lei gli sorrise e tornò ad affondarsi profondamente il cazzo in gola, poi scivolò lungo il suo corpo risalendo a baciarlo. “Padrone mio sei un delizioso porco” gli sussurrò “Il mio tenero culetto è ancora dolorante dopo ieri sera, sarà meglio concedergli una breve tregua” disse lei continuando a masturbarlo ed a sorridergli. “Ma ogni desiderio del mio padrone è un ordine, quindi troveremo una soluzione” disse “Anzi, la soluzione forse sarà ancora più piacevole” terminò sfoderando il suo malizioso ed irresistibile sorriso. Lasciandolo sorpreso, Fatma si alzò e si avvicinò alla scrivania, accendendo l’interfono e disse qualche cosa alla segretaria che Giacomo ovviamente non comprese. Poi tornò da lui riprendendo a masturbarlo. Quando la porta si aprì Giacomo s’irrigidì ma lei lo baciò tranquillizzandolo. La giovane segretaria entrò richiudendo la porta, andando vicino a loro e fermandosi davanti a loro in atteggiamento umile e sottomesso “Ti piace Giacomo ?” domandò Fatma masturbandolo con maggior decisione. Giacomo la guardò, era minuta ma ben fatta, non una bellezza come Fatma, ma sicuramente carina. Annuì incapace di rispondere “Allora, lei mi sostituirà per questa volta, vedrai, ha un culetto fantastico, sarà delizioso sfondarglielo” disse Fatma con voce roca, percependo la fitta d’eccitazione che Giacomo provò a sentire le sue parolo. La donna si staccò da Giacomo, prese la giovane segretaria e la condusse vicino alla scrivania, la fece appoggiare, poi le sollevò la gonna, “Guardala Giacomo non è eccitante” disse sorridendogli mentre accarezzava il bel culetto. Lentamente le sfilò le mutandine prendendo poi a giocare con le giovani natiche della ragazza. Le lunghe dita s’infilavano tra le sode carni, si spingevano ad accarezzare la vagina coperta da una sottile peluria scura, poi s’inginocchiò e tenendo divaricate le chiappe prese a leccarla stando attenta che Giacomo potesse vederla bene. Si staccò per un attimo e tornò con in mano il tubetto di crema lubrificante che Giacomo conosceva bene. “Vieni qui” disse e quando lui le fu vicino imboccò il cazzo prendendo a

succhiarlo mentre le abili dita prendevano a lubrificare la giovane, dapprima nel solco e sul tenero sfintere, poi le sue dita presero a penetrare nell’ano della giovane che gemette sommessamente. Prima un dito, coperto di crema affondò nelle carni sotto gli occhi eccitati di Giacomo, poi due ed infine tre lunghe ed affusolate dita penetrarono l’ano della giovane lavorandolo e preparandolo per l’eccitato Giacomo. Lo sguardo di Giacomo vagava estasiato dal viso di Fatma, intenta a spompinarlo, alle giovani e marmoree chiappe della segretaria, lui sentiva l’eccitazione crescere. Fatma si affondò un’ultima volta il cazzo in gola vellicandolo tutto con la tumida lingua, poi lo sfilò perfettamente insalivato. “Ora mio signore sfondala mentre io ti guido” gli disse, la sua dolce mano lo portò ad appuntare il glande paonazzo allo sfintere della ragazza. Giacomo lo vide contrarsi mentre la giovane gemeva, Fatma le parlò e lui la vide rilassarsi, spinse lentamente ma con decisione gustandosi la vista delle giovani carni che si dilatavano offertagli da Fatma che teneva oscenamente dilatate le chiappe della segretaria. Lei prese ad incitarlo mentre la giovane gemeva sommessamente ed il cazzo affondava sempre più nello stretto budello eccitandolo all’inverosimile. Fatma prese a leccare l’asta che poco a poco affondava nella giovane e quando fu quasi completamente scomparsa prese a succhiargli i coglioni, smettendo solo per incitarlo. Giacomo prese la giovane per i fianchi inculandola con foga crescente, gemendo quando Fatma gli succhiava i coglioni. Il cazzo scorreva veloce e le chiappe della segretaria risuonavano oscenamente percosse dal pube di lui. Giacomo di tanto in tanto si soffermava completamente affondato nella giovane a gustare il ferreo abbraccio dei sodi muscoli della ragazza intorno al suo cazzo, il piacevole contatto con la serica pelle della giovane, l’abile bocca di Fatma che gli succhiava i coglioni. Poi riprendeva a stantufare più eccitato di prima avvicinandosi sempre più all’orgasmo. Fatma se n’accorse e prese ad incitarlo “Si mio signore, godi, godi incula questa piccola puttana, sfondala tutta” e lui, per risposta alle sue parole, accentuò il ritmo dei colpi. “Ma signore, ti prego, non venirle dentro, vieni nella mia bocca, riempimela del tuo sperma come hai fatto ieri sera, voglio berti tutto” mugolò. Giacomo non resistette più. Con pochi colpi raggiunse l’orgasmo, sfilando il cazzo che fu subito accolto nella splendida bocca di Fatma dove lui gemendo scaricò il suo carico. Lo sperma schizzò violento dal glande eccitato colpendo ripetutamente il palato e la lingua di Fatma che subito prese ad ingoiare gemendo sommessamente. I getti si susseguirono ai getti per un tempo che a Giacomo stravolto dal piacere parve interminabile. Infine il suo sesso smise di contrarsi, mentre Fatma ingoiava l’ultima boccata e prendeva amorevolmente a succhiare e leccare il cazzo che andava ammosciandosi. Lei si rialzò leccandosi perversamente le braccia, riabbassò la gonna della segretaria che ancora stava distesa sulla scrivania e le disse

qualche cosa, e la giovane si mosse uscendo dalla stanza. “Mio signore, hai gradito questo nuovo gioco che la tua schiava ti ha offerto ?” e Giacomo annuì baciandola leggermente sulle labbra. “Torna al tuo posto allora, o chissà cosa penseranno i tuoi colleghi” gli sussurrò e Giacomo prese a ricomporsi “Sei fantastica Fatma” disse prima di uscire. Lei gli sorrise dolcemente mentre lui apriva la porta uscendo dalla stanza senza riuscire a staccarle gli occhi di dosso. La sera Giacomo andò all’indirizzo indicatogli da Fatma, era un palazzo lussuoso, aprì il portone, prese l’ascensore e salì al 10 piano, le porte si aprirono e lui si ritrovò di fronte all’unica porta, introdusse la chiave ed aprì. L’appartamento era immenso ed arredato con straordinario lusso. Da pochi istanti stava ammirando lo straordinario ingresso, quando da una porta apparve una cameriera. “Ben arrivato signor Giacomo, la sig