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Cortina vuole passare all’Alto Adige? Kompatscher: «Porte aperte ai ladini storici» #adessonews

BELLUNO – La Provincia autonoma di Bolzano è pronta ad accogliere i ladini bellunesi che facevano parte del Tirolo storico. Al netto della conclusione di eventuali iter referendari e parlamentari. Ad affermarlo il presidente Arno Kompatscher. Insomma potrebbero pensare di preparare le valigie e salire sul treno del passaggio di regione soltanto Cortina, Livinallongo del Col di Lana e Colle Santa Lucia, che hanno rispolverato, in questi giorni, il progetto mai dimenticato di andarsene dal Bellunese per riabbracciare i vicini, con cui condividono un lungo percorso storico-culturale comune. Perché, come nel caso di Sappada, i soldi vengono dipinti soltanto come un corollario di tutto il resto.

APPROFONDIMENTI

Presidente, cosa pensate della volontà di alcuni Comuni di riprendere in mano l’iter per il passaggio alla Provincia di Bolzano?
«La nostra posizione rimane invariata. Innanzitutto va chiarito che non avanziamo alcuna pretesa o proposta. Non siamo intenzionati a fare acquisti. Siamo, però, pronti ad accogliere chi concluderà le procedure previste, cioè i passaggi attraverso il referendum e in Parlamento».

La vostra disponibilità implica l’accoglienza di tutti gli interessati?
«Non proprio. La nostra apertura riguarda i Comuni la cui posizione trova una giustificazione documentata, cioè Cortina, Livinallongo del Col di Lana e Colle Santa Lucia, cioè le realtà che co-costituivano il Tirolo storico».
Un aspetto importante nella volontà delle realtà di trasferirsi di regione riguarda i finanziamenti e il divario di opportunità, che il Fondo per i comuni di confine cerca di mitigare, come sostegno alla marginalità territoriale.

Secondo lei questo strumento, che realizza progetti in 48 comuni di confine con le province di Trento e Bolzano, ha raggiunto i suoi obiettivi?
«Sicuramente è servito. In alcuni casi non si sono visti subito gli effetti, perché tanti progetti sono a lungo termine e non hanno una visibilità immediata. L’importante è che queste progettualità abbiano esiti duraturi. Con questi fondi sono state previste, per esempio, piste ciclabili ed impianti di risalita, che apportano benefici per la popolazione e per il turismo, creando inoltre un importante indotto».

Il Fondo può essere migliorato e potenziato?
«Credo si possa fare molto di più, anche per aree più vaste, i cui territori, attraverso i Comuni e le Regioni, sono i proponenti dei progetti con interventi di varia natura, dalle infrastrutture allo sviluppo locale, dai servizi alla persona al marketing territoriale, agli aiuti alle imprese. In questo senso il Fondo può essere potenziato, di certo non dal punto di vista economico da parte nostra, anche perché la quota è frutto di un accordo con il governo».

Spesso venite considerati come coloro che non contribuiscono alla solidarietà nazionale, trattenendo tutta la fiscalità sul vostro territorio. Per molti questo sarebbe uno dei fattori dei vostri risultati, da tutti riconosciuti ed indicati come esempio di ottima gestione politico-amministrativa. Qual è, invece, il vostro contributo in termini economici?

«Il Fondo destina ai progetti dei territori di confine 80 milioni di euro all’anno, provenienti, in parti uguali, dai bilanci delle Province autonome di Trento e di Bolzano. Oltre a questi 40 milioni annui, ciascuna delle due Province destina al bilancio dello Stato oltre un miliardo di residuo fiscale».

Il Fondo suddivide le zone in fasce, premiando i Comuni di prima e seconda fascia, mentre non assegna nulla a quelli di terza, che non confinano né direttamente né indirettamente. È possibile pensare ad una diversa suddivisione per aree poco estese?
«Questo non dipende da noi, ma eventualmente da accordi tra il governo e le Regioni Veneto e Lombardia».
 

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